Tu sarai consacrato al Signore, tuo Dio.

Dt 26, 16-19
Dal libro del Deuteronomio.

Mosè parlò al popolo, e disse:
«Oggi il Signore, tuo Dio, ti comanda di mettere in pratica queste leggi e queste norme. Osservale e mettile in pratica con tutto il cuore e con tutta l'anima.
Tu hai sentito oggi il Signore dichiarare che egli sarà Dio per te, ma solo se tu camminerai per le sue vie e osserverai le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e ascolterai la sua voce.
Il Signore ti ha fatto dichiarare oggi che tu sarai il suo popolo particolare, come egli ti ha detto, ma solo se osserverai tutti i suoi comandi.
Egli ti metterà, per gloria, rinomanza e splendore, sopra tutte le nazioni che ha fatto e tu sarai un popolo consacrato al Signore, tuo Dio, come egli ha promesso».



La perfezione della carità

Sant'Agostino (354-430)
vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Commento alla prima lettera di S. Giovanni, 5,12 

Avete sentito, fratelli, come si raggiunge la perfezione della carità; il Signore nel Vangelo ci ha presentato il suo fine ed i suoi modi: "Nessuno ha una carità maggiore di colui che dà la vita per i suoi amici" (Gv 15, 13). Ma interrogate voi stessi e ditevi: Quando possiamo avere questa carità? Non voler disperare troppo presto di te stesso: la carità in te forse è appena nata, non ancora perfezionata; nutrila, perché non abbia a venir meno. Forse potrai dirmi: da dove traggo la conoscenza di ciò? San Giovanni ci dice: "Se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l'amore di Dio?" (1Gv 3, 17). 

Ecco da dove prende avvio la carità. Se ancora non sei disposto a morire per il fratello, [sii disposto] a dare al fratello un poco dei tuoi beni. La carità scuota il tuo cuore così che tu non rechi il soccorso per ostentazione, ma con interiore abbondanza di misericordia; allora la tua attenzione si volgerà al bisogno di tuo fratello! Se non riesci infatti a dare il superfluo al fratello, come potrai dare per lui la tua vita? (..) 

E se non abita in te l'amore del Padre, tu non sei nato da Dio. Come potrai gloriarti di essere cristiano? Ne porti il nome, ma non ne possiedi i fatti. Se invece le opere avranno fatto seguito al nome, ti chiamino pure pagano: da parte tua dimostra di essere cristiano coi fatti. Se non ti mostri cristiano coi fatti, ti chiamino pure tutti cristiano; che giovamento ti reca un nome, quando ad esso non corrisponde nulla? (...) "Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità" (1 Gv 3, 18).


Sant’Agostino Chapdelaine

Sant'Augusto Chapdelaine

Nella città di Xilinxian, nella provincia del Guangxi, in Cina, sant’Agostino Chapdelaine, sacerdote e martire. Festa il 28 febbraio (negli anni bisestili: 29 febbraio)

Nasce a La Rochelle, nella diocesi di Coutances in Francia, il 6 gennaio 1814. Fino a vent’anni lavora nei poderi di famiglia insieme ai fratelli, poi abbraccia la vita ecclesiastica. Viene ordinato sacerdote nel 1843 e inviato in parrocchia. Desideroso di portare il vangelo anche ai non credenti, nel 1851 entra nel seminario delle Missioni Estere di Parigi e il 29 aprile s’imbarca ad Anversa per la missione cinese del Kuang-Si.

Padre Augusto, portò con sè quanto serviva per celebrare messa e per fare catechesi. Tutto proseguiva per il meglio se non che un certo Pè-san, andò a denunziare al mandarino Sy-Lin-Hien – nemico dei cristiani – la presenza di padre Augusto che fu informato di una prossima retata, e si nascose presso un cristiano di nome Lo-Kong-Yè. Ma il 25 febbraio 1856 la casa fu circondata e padre Augusto venne fatto prigioniero.

Fu interrogato e accusato, e successivamente fu crudelmente torturato e condannato a morte dentro una gabbia: il collo dentro un foro del coperchio superiore e il corpo, tolto il fondo della gabbia, sospeso. Padre Augusto Chapdelaine fu beatificato il 27 maggio 1900 da papa Leone XIII e proclamato santo il 1° ottobre 2000, da papa Giovanni Paolo II.


Con il Signore è la misericordia e il perdono

Sal.129
Se consideri le colpe, Signore, chi ti può resistere?

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.

Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore.

Io spero, Signore.
Spera l'anima mia,
attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all'aurora.

Più che le sentinelle all'aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

Io non godo della morte del malvagio, * ma che il malvagio si converta dalla sua malvagità e viva. (Ez 33, 11)


Signore, vedi la mia povertà e la mia fatica

Salva, o Signore, il mio cuore angosciato, * vedi la mia povertà e la mia fatica * e perdona tutti i miei peccati. (Sal 24, 17-18)

Ez 18, 21-28
Dal libro del profeta Ezechiele.

Così dice il Signore Dio:
«Se il malvagio si allontana da tutti i peccati che ha commesso e osserva tutte le mie leggi e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà. Nessuna delle colpe commesse sarà più ricordata, ma vivrà per la giustizia che ha praticato. Forse che io ho piacere della morte del malvagio - oracolo del Signore - o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?
Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male, imitando tutte le azioni abominevoli che l'empio commette, potrà egli vivere? Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà.
Voi dite: "Non è retto il modo di agire del Signore". Ascolta dunque, casa d'Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».


Io non godo della morte del malvagio, * ma che il malvagio si converta dalla sua malvagità e viva. (Ez 33, 11)



Gesù Sacramentato - Figlie del Cuore di Gesù

Gesù Sacramentato - Figlie del Cuore di Gesù

Gesù Sacramentato, aiutaci a fare nel Tuo nome qualunque cosa ci chiederai. Tu, innamorato di noi, nostra dolce attrazione, desiderabile sopra ogni cosa, vieni e vivi in noi. Rendici come ci vuoi. Grazie perchè Ti sei fatto una sola cosa con noi, e resti nel Tabernacolo a farci compagnia e consolarci. 

Grazie per tutti i beni materiali e spirituali, e per l'aiuto che provvidenzialmente ci hai concesso con premura, prima che te lo chiediamo. Adesso sappiamo che abbiamo un Padre nei cieli, che ci aspetta, ci accoglie e fa festa per ognuno di noi che torna a Lui, nel nome di Gesù Cristo, nostro amico fedele, che per noi è morto e risorto. Ha dato la sua vita per noi.



Beata Maria di Gesù - Deluil Martiny

Beata Maria di Gesù - Deluil Martiny

A Marsiglia in Francia, Beata Maria di Gesù (Deluil Martiny), vergine, che fondò la Congregazione delle “Figlie del Cuore di Gesù” e, ferita a morte da un uomo violento, concluse con l’effusione del sangue una vita intimamente unita alla Passione di Cristo.

"Se la mia povera vita può servire a condurre al tuo Cuore le anime di cui hai sete, e a copri­re di ostie viventi i tuoi sacri altari, prendila"


Attendo l'aiuto Divino

Gesù Sacramentato e Santa Faustyna Kowalska

Nei tormenti più acuti affondo lo sguardo della mia anima in Gesù Crocifisso. Non attendo aiuto dagli uomini, ma pongo la mia fiducia in Dio; nella sua insondabile Misericordia è tutta la mia speranza. (Diario, 681)


È cosa buona e giusta

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, * rendere grazie sempre e in ogni luogo * a te, Signore, Padre santo, + Dio onnipotente ed eterno. ** Tu vuoi che ti glorifichiamo con la penitenza quaresimale, * perché la vittoria sul nostro peccato ci renda disponibili alle necessità dei poveri * a imitazione della tua bontà infinita.


Chiunque chiede riceve, e chi cerca trova.

Mt 7, 7-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.
Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».


Signore, il tuo amore è per sempre

Sal.137

Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l'opera delle tue mani.


Il Signore stesso ha pregato.

Il dovere dell'orazione. 

La preghiera dà la virtù della sopportazione ferma e paziente a chi soffre, potenzia le capacità dell'anima con la fede nella ricompensa, mostra il valore grande del dolore accettato nel nome di Dio. (...)

Tertulliano (155? - 220?) teologo.



Santa Paola di San Giuseppe Calasanzio

Santa Paola di San Giuseppe Calasanzio

Vergine, fondatrice dell’Istituto delle Figlie di Maria Religiose delle Scuole Pie.
"Salvare la famiglia, educando le bambine nel santo timore di Dio"


Beata Piedad de la Cruz

Beata Piedad de la Cruz

Vergine, che per amore di Dio si dedicò con zelo alla educazione e alla catechesi dei poveri e fondò la Congregazione delle Suore Salesiane del Sacro Cuore di Gesù. Una Congregazione dove il Cuore di Gesù desidera essere amato, servito e risarcito dalle offese ricevute dagli uomini. Amare, servire, riparare, e vedere il volto del Signore nelle bambine orfane, nella giovani operaie, negli infermi, negli anziani abbandonati ... e aiutarli a portare la croce.


Piedad de la Cruz, al secolo Tomasa Ortiz Real, figlia di José e di Tomasa, nasce a Bocairente (Valencia, Spagna) il 12 novembre 1842; era la quinta di otto fratelli.

«Quando ricevetti per la prima volta la Sacra Comunione, rimasi come annichilita e sperimentai come Gesù mi chiamava alla Vita Religiosa». Ella chiese al Signore di vedere chiaramente quale fosse la sua volontà, e la sua preghiera era questa: «Tua, Gesù mio, tua desidero essere, però dimmi dove». Il Signore rispose alla ricerca vocazionale di Tomasa facendole vivere una profonda esperienza mistica, nella quale il Cuore di Gesù, mostrandole il suo costato sinistro insanguinato, le disse: «Guarda come mi hanno ridotto gli uomini con la loro ingratitudine, tu vuoi aiutarmi a portare questa croce?». Tomasa rispose: «Signore, se hai bisogno di una vittima e mi vuoi, sono qui, Signore». Allora, il Redentore le disse: «Fonda una Congregazione, figlia mia, che su di te e sulla tua Congregazione sempre stenderò misericordia».

Ora la domanda era dove fondare, dove dare una risposta positiva all’invito di Cristo a portare la croce dei più poveri, di coloro che meno contano in questo mondo.  E ... giunse l’ora di Dio. Era l’8 settembre 1890. Nasceva nella Chiesa, dopo molte difficoltà e tribolazioni, la Congregazione delle Suore Salesiane del Sacro Cuore di Gesù.

Visse povera e morì povera, seduta su di una sedia, perché «Quello — diceva indicando il Crocifisso — morì in croce e io non devo morire sul letto, bensì sul pavimento». Spirò con il crocifisso tra le labbra e la santa pace di Dio. Era sabato 26 febbraio 1916.  Viene dichiarata beata in Roma il 21 marzo 2004.


Beata Maria Ludovica De Angelis

Beata Maria Ludovica De Angelis

Vergine, missionaria della Congregazione delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia di Savona.

L'Ospedale dei Bambini, di La Plata in Argentina, a cui è inviata e che immediatamente adotta come famiglia sua, la vede dapprima sollecita cuciniera, poi, divenuta responsabile della Comunità, infaticabile angelo custode dell'opera che attorno a lei si trasforma gradatamente in famiglia unita da un unico scopo: il bene dei bambini.

Serena, attiva, determinata, audace nelle iniziative, forte nelle prove e nella malattia, con l'inseparabile corona del Rosario tra le mani, lo sguardo e il cuore in Dio e il costante sorriso negli occhi, Suor Ludovica diviene, attraverso la sua sconfinata bontà, instancabile strumento di misericordia, perché a tutti giunga chiaro il messaggio dell'amore di Dio.

Unico programma espressamente formulato è la frase ricorrente: «Fare del bene a tutti, non importa a chi». Si realizzano così, con finanziamenti che solo il Cielo sa come Suor Ludovica riesca ad ottenere, sale operatorie, sale per i piccoli degenti, nuove attrezzature, un edificio a Mar del Plata per la convalescenza dei bimbi, una chiesa oggi parrocchia e una fiorente fattoria a City Bell, perché i suoi protetti abbiano sempre cibo genuino. Per 54 anni Suor Ludovica sarà amica e confidente, consigliera e madre, guida e conforto per centinaia e centinaia di persone di ogni condizione sociale.

Il 25 febbraio 1962 conclude il suo cammino terreno, ma chi rimane - tutto il personale medico in particolare - non dimentica, e l'Ospedale dei Bambini assume il nome di «Ospedale Superiora Ludovica».


Il Signore libera i giusti da tutte le loro angosce.

Sal.33

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.

Gridano i giusti e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.


Domandiamo in nome di Cristo

Dal trattato sul «Padre nostro» di san Cipriano, vescovo e martire.

Chi diede la vita, insegnò anche a pregare.

I precetti del Vangelo, fratelli carissimi, sono certo insegnamenti divini, fondamenti su cui si edifica la speranza, sostegni che rafforzano la fede, alimenti che ristorano il cuore, timoni che dirigono il cammino, aiuti per ottenere la salvezza. Istruiscono le menti docili dei credenti qui in terra e li conducono al regno dei cieli.

Dio volle che molte cose fossero dette e ascoltate per mezzo dei profeti, suoi servi. Ma immensamente più sublimi sono le realtà che comunica attraverso il suo Figlio. Più incomparabili le cose, che la parola di Dio, pur già presente nei profeti, proclama ora con la propria voce, e cioè non più comandando che gli si prepari la via, ma venendo egli stesso, aprendoci e mostrandoci il cammino da seguire. Così mentre prima eravamo erranti, sconsiderati e ciechi nelle tenebre della morte, ora, illuminati dalla luce della grazia, possiamo battere la via della vita con la guida e l'aiuto del Signore.

Egli fra gli altri salutari suoi ammonimenti e divini precetti, con i quali venne in aiuto al suo popolo per la salvezza, diede anche la norma della preghiera, ci suggerì e insegnò quel che dovevamo domandare. Colui che ha dato la vita, ha insegnato anche a pregare, con la stessa benevolenza con la quale s'è degnato di dare e fornire tutto il resto; e ciò perché parlando noi al Padre con la supplica e l'orazione che il Figlio insegnò, fossimo più facilmente ascoltati.

Aveva già predetto che sarebbe venuta l'ora in cui i veri adoratori avrebbero adorato il Padre in spirito e verità, ed egli adempì la promessa perché noi, ricevendo dalla sua santificazione lo spirito e la verità, adorassimo veramente e spiritualmente in grazia del suo dono.

Quale orazione infatti può essere più spirituale di quella che ci è stata data da Cristo, dal quale ci è stato mandato anche lo Spirito Santo? Quale preghiera al Padre può essere più vera di quella che è stata proferita dalla bocca del Figlio, che è verità? Pregare diversamente da quello che egli ci ha insegnato non sarebbe soltanto ignoranza ma anche colpa, avendo egli stesso affermato: Respingete il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione! (cfr. Mc 7, 9).

Preghiamo, dunque, fratelli, come Dio, nostro Maestro, ci ha insegnato. È preghiera amica e familiare pregare Dio con le sue parole, far salire ai suoi orecchi la preghiera di Cristo.

Riconosca il Padre le parole del Figlio suo quando preghiamo; egli che abita dentro il nostro cuore, sia anche nella nostra voce. E poiché è nostro avvocato presso il Padre, usiamo le parole del nostro avvocato, quando, come peccatori, supplichiamo per i nostri peccati. 

Se egli ha detto che qualunque cosa chiederemo al Padre nel suo nome ci sarà data, impetreremo più efficacemente quel che domandiamo in nome di Cristo, se lo domanderemo con la sua preghiera.

Gesù, vieni e vivi in noi

Sacro Cuore di Gesù

Gesù Sacramentato, aiutaci a fare nel Tuo nome qualunque cosa ci chiederai. Tu, innamorato di noi, nostra dolce attrazione, desiderabile sopra ogni cosa, vieni e vivi in noi. Rendici come ci vuoi. Grazie perchè Ti sei fatto una sola cosa con noi.


Gesù, Pane nostro quotidiano

Gesù, Pane nostro quotidiano
Gesù, Pane nostro quotidiano

Pane nostro, 
che sei nel Tabernacolo, nei cieli e in noi, 
sia santificato il tuo nome, in noi;
venga il tuo regno, in noi; 
sia fatta la tua volontà, in noi, 
come in cielo così in terra, per noi e per Te.

Dacci oggi Te stesso,
nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri debiti,
come noi perdoniamo ai nostri debitori,
e nelle tentazioni aiuta noi a non abbandonarTi,
e libera noi da ogni male. 

Tu, o Dio, hai scelto i poveri come tuoi intimi amici

Imitazione di Cristo
Libro III Capitolo XXII
Riconoscere i molti e vari benefici di Dio

1. Introduci, o Signore, il mio cuore nella tua legge e insegnami a camminare nei tuoi precetti. Fa' che io comprenda la tua volontà; fa' che, con grande reverenza e con attenta riflessione, io mi rammenti, uno per uno e tutti insieme, i tuoi benefici, così che sappia rendertene degne grazie. Per altro, so bene e confesso di non potere, neppure minimamente, renderti i dovuti ringraziamenti di lode. Ché io sono inferiore a tutti i beni che mi sono stati concessi. Quando penso alla tua altezza, il mio spirito viene meno di fronte a questa immensità. Tutto ciò che abbiamo, nello spirito e nel corpo, tutto ciò che possediamo, fuori di noi e dentro di noi, per natura e per grazia, tutto è tuo dono; e sta a celebrare la benevolenza, la misericordia e la bontà di colui, da cui riceviamo ogni bene. Che se uno riceve di più e un altro di meno, tutto è pur sempre tuo: senza di te, non possiamo avere neppure la più piccola cosa.

Da un lato, chi riceve di più non può vantarsene come di un suo merito, né innalzarsi sugli altri e schernire chi ha di meno. Più grande e più santo è, infatti, colui che fa minor conto di se stesso e ringrazia Dio con maggiore umiltà e devozione; più pronto a ricevere maggiormente è colui che si ritiene più disprezzabile di tutti e si giudica più indegno. D'altro lato, chi riceve di meno non deve rattristarsi, non deve indignarsi o nutrire invidia per chi ha avuto di più; deve piuttosto guardare a te e lodare grandemente la tua bontà, perché tu largisci i tuoi doni con tanta abbondanza e benevolenza, "senza guardare alle persone" (1Pt 1,17).
 
2. Tutto viene da te. Che tu sia, dunque, lodato per ogni cosa. Quello che sia giusto concedere a ciascuno, lo sai tu. Perché uno abbia di meno e un altro di più, non possiamo comprenderlo noi, ma solo tu, presso cui sono stabilmente definiti i meriti di ciascuno. Per questo, o Signore Iddio, io considero un grande dono anche il non avere molte di quelle cose, dalle quali vengono lodi e onori dall'esterno, secondo il giudizio umano. 

Così, guardando alla sua povertà, e alla nullità della sua persona, nessuno ne tragga un senso di oppressione, di tristezza e di abbattimento, ma invece ne tragga consolazione e grande serenità; perché i poveri e coloro che stanno in basso, disprezzati dal mondo, tu, o Dio, li hai scelti come tuoi intimi amici. 

Una prova di questo è data dai tuoi apostoli. Tu li hai posti come "principi su tutta la terra" (Sal 44,17); e tuttavia essi passarono in questo mondo senza un lamento: tanto umili e semplici, tanto lontani da ogni astuzia e malizia, che trovarono gioia anche nel sopportare oltraggi "a causa del tuo nome" (At 5,41), abbracciando con grande slancio quello da cui il mondo rifugge. 

Colui che ti ama, colui che apprezza i tuoi doni di nulla deve esser lieto quanto di realizzare in sé la tua volontà e il comando dei tuoi eterni decreti. Solo nel tuo volere egli deve trovare appagamento e consolazione, tanto da desiderare di essere il più piccolo, con lo stesso slancio con il quale altri può desiderare di essere il più grande. Colui che ti ama deve trovare pace e contentezza nell'ultimo posto, come nel primo; deve accettare di buon grado sia di essere disprezzato e messo in disparte, senza gloria e senza fama, sia di essere onorato al di sopra degli altri e di emergere nel mondo. Invero, il desiderio di fare la tua volontà e di rendere gloria a te deve prevalere in lui su ogni altra cosa, consolandolo e allietandolo più di tutti i doni che gli siano stati dati o gli possano essere dati.


Non manchi la nostra compagnia a Gesù

San Manuel González García
San Manuel González García
(1877-1940)

Vescovo di Palencia, promosse con sommo zelo il culto della santissima Eucaristia e fondò l’Unione Eucaristica Riparatrice e la Congregazione delle Suore Missionarie Eucaristiche di Nazareth

«Io voglio che nella mia vita di Vescovo, come prima in quella di sacerdote, l’anima mia non si affligga se non per una sola pena che è la maggiore di tutte, l'abban­dono del Tabernacolo, e che si rallegri per una sola gioia, il Taber­nacolo, a cui non manchi la compagnia».

«Chiedo di essere sepolto vicino a un Tabernacolo, perché le mie ossa dopo la mia morte, come la mia lingua e la mia penna in vita, stiano sempre ripetendo a quanti vi passeranno: “Lì sta Gesù! Gesù è lì! Non lasciatelo abbandonato!”».




 

Vivere e morire nel tuo amore

Signore Gesù, Tu sai bene che non aspiriamo ad altro che a vivere e a morire nel tuo santo amore; alimenta ora questi nostri desideri come li hai fatti nascere e dona loro quella fermezza e incrollabilità che noi, data l'incostante mutabilità del nostro cuore, non possiamo riprometterci. «Sulle tue vie tieni saldi i miei passi e i miei piedi non vacilleranno» (Sal 16, 5). Dà forza, Signore, ai miei passi perché non abbiano a vacillare o smarriscano la strada intrapresa. 

A Te, Dio Onnipotente, che tieni sospesa la terra nell'universo, che hai formato i cieli come trono della tua gloria, non sarà difficile e, oso dire meno glorioso, dare alla mia anima la stessa stabilità. Rendimi dunque resistente a tutte le tentazioni, inespugnabile a tutti gli assalti dei miei nemici. Stringimi a Te con nodi indissolubili; unisci la mia alla Tua volontà tanto saldamente che diventi una sola volontà, in modo che la mia divenga retta, santa, ma soprattutto costante e immutabile come la Tua. 

Concedimi, o Dio, di morire nel seno della tua Chiesa, fuori della quale non c'è salvezza; fa' che io possa spirare tra le braccia della Croce, dalla quale sgorga la sorgente della salvezza e siccome non posso vivere che attraverso Te, fa' che io non viva che per Te. Concedimi infine di poter morire nella tua lode e nel tuo amore e, possibilmente, d'amore per Te. Amen.

(San Claudio La Colombiere)


Santa Margherita Maria Alacoque

Santa Margherita Maria Alacoque


Preghiera a San Claudio La Colombiere

San Claudio La Colombiere

O servo fedele e perfetto amico del Signore Gesù Cristo,
San Claudio La Colombiere,
insegnami la via della fiducia;
insegnarmi l'oblio perfetto di me stesso,
insegnami a rinunciare alla ricerca di me in quello che faccio,
affinchè io possa contemplare in tutto l'amore di Dio,
stabilire la mia casa nel Sacro Cuore del Signore Dio.
Insegnami a servirlo con tutto ciò che sono,
incondizionatamente, come te,
in modo che tutto in me e attraverso me
contribuisca alla sua gloria, alla mia santificazione,
e al bene dei miei fratelli,
con la sua grazia e secondo il suo disegno.
Amen.

Atto di confidenza in Dio - San Claudio

San Claudio La Colombiere

Mio Signore e Dio, io sono così convinto che Tu hai cura di tutti quelli che sperano in Te e che niente può mancare a coloro che aspettano tutto da te, che ho deciso, per l’avvenire, di vivere senza alcuna preoccupazione e di riversare su di Te ogni mia inquietudine. 
Gli uomini possono spogliarmi di tutti i beni e del mio stesso onore; le malattie possono privarmi delle forze e dei mezzi per servirti; con il peccato posso smarrire perfino la tua grazia, ma non perderò mai e poi mai la mia fiducia in Te. La conserverò fino all’estremo della mia vita e il demonio, con tutti i suoi sforzi, non riuscirà mai a strapparmela.
Altri aspettino pure la loro felicità dalle ricchezze e dal loro ingegno; facciano anche affidamento sull'innocenza della loro vita, sui rigori delle loro penitenze, sulla quantità delle loro opere buone e sul fervore delle loro preghiere; per me tutta la mia confidenza è la mia stessa confidenza; confidenza che non ha mai ingannato nessuno. 
Ecco perché ho l’assoluta certezza di essere eternamente felice, perché ho l’incrollabile fiducia di esserlo e perché lo spero unicamente da Te. 
Per mia triste esperienza devo purtroppo riconoscere di essere debole ed incostante; so quanto le tentazioni possono contro le virtù più affermate; eppure nulla, finché conserverò questa ferma fiducia in Te, potrà spaventarmi; starò al riparo da ogni disgrazia e sarò certo di continuare a sperare, perché spero questa stessa immutabile speranza. 
Infine, mio Dio, sono intimamente persuaso che non sarà mai troppa la fiducia che ho in Te e che, ciò che otterrò da Te, sarà sempre al di sopra di ciò che avrò sperato. 
Spero anche, Signore che Tu mi sorreggerai nelle facili debolezze; mi sosterrai negli assalti più violenti; farai trionfare la mia fiacchezza sopra i miei temuti nemici. 
Ho tanta fiducia che Tu mi amerai sempre e che anche io, a mia volta, ti amerò per sempre. E per portare al più alto grado questa mia fiducia, o mio Creatore, io spero Te da Te stesso, per il tempo e per l’eternità.  (San Claudio La Colombière)

San Claudio Colombiere e Santa Margherita Alacoque


Santa Giuseppina Vannini

Santa Giuseppina Vannini

A Roma, Santa Giuseppina (Giuditta Adelaide) Vannini, vergine, fondatrice della Congregazione delle Figlie di San Camillo per l’assistenza ai malati.

"Abbiate cura dei poveri infermi con lo stesso amore, come un’amorevole madre cura il suo unico figlio infermo".


Santa Margherita da Cortona

Santa Margherita da Cortona

Santa Margherita da Cortona
protettrice delle prostitute pentite

A Cortona in Toscana, Margherita, fortemente scossa dalla morte del suo amante, lavò con una salutare vita di penitenza le macchie della sua giovinezza e, accolta nel Terz’Ordine di san Francesco, si ritirò nella mirabile contemplazione delle realtà celesti, ricolmata da Dio con superiori carismi.

Nata a Laviano in provincia di Perugia nel 1247 in una famiglia contadina di umili origini, diciottenne diviene amante di un giovane nobile di Montepulciano, che non la sposa neppure quando nasce un figlio, e che muore assassinato nove anni dopo. Allontanata dai parenti dell'uomo e dalla propria famiglia trova accoglienza a Cortona. Lavora come infermiera per le partorienti, educa il figlio, che si farà poi francescano, e si dedica agli ammalati poveri. Attratta dalla vita francescana, si converte, dedicando la sua vita ai malati. Apre il primo ospedale per i poveri di Cortona e qui muore nel 1297.
 
Il Signore le disse: “Non aver timore di tutto ciò che è avvenuto intorno a te e in te, poiché ho fatto di te lo specchio dei peccatori più ostinati, affinché essi, con il tuo esempio, vedano quanto volentieri faccio a loro misericordia, e possano così salvarsi”

Margherita diceva a Cristo: “Io sono stata l’oscurità; sono stata più buia della notte!” e Cristo le rispondeva: “Grazie al tuo amore, io benedico la piccola cella dove vivi nascosta per amor mio.”


Suore di Maria Riparatrice - Beata Maria di Gesù

Beata Maria di Gesù
(Emilia d’Oultremont d’Hooghvorst)

Madre di quattro figli, rimasta vedova, senza trascurare i suoi doveri materni, si dedicò a fondare e guidare la Congregazione delle Suore di Maria Riparatrice, confidando nell’aiuto divino.

«Nessuno meglio di Maria può meglio formarci ad amare nostro Signore, perché nessuno meglio di lei ha compreso il Cuore di Dio e il cuore dell’uomo... e lei ci domanda di essere sue “Compagne di dedizione, di riparazione, di adorazione e di amore”».





Signore, salvaci, a gloria del tuo nome

Sal.85

Signore, tendi l'orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e misero.
Custodiscimi perché sono fedele;
tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te confida.

Pietà di me, Signore,
a te grido tutto il giorno.
Rallegra la vita del tuo servo,
perché a te, Signore, rivolgo l'anima mia.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t'invoca.
Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.

Beata Speranza da Collevalenza

Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi, l'hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato, non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti. Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; dà gloria al tuo nome, Signore, fà con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia. (Dn 3, 31.29.43.42)


Io ti farò gustare l'eredità di Giacobbe

Is 58, 9-14
Dal libro del profeta Isaìa

Così dice il Signore: «Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all'affamato, se sazierai l'afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio.

Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono. La tua gente riedificherà le rovine antiche, ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni. Ti chiameranno riparatore di brecce, e restauratore di strade perché siano popolate.

Se tratterrai il piede dal violare il sabato, dallo sbrigare affari nel giorno a me sacro, se chiamerai il sabato delizia e venerabile il giorno sacro al Signore, se lo onorerai evitando di metterti in cammino, di sbrigare affari e di contrattare, allora troverai la delizia nel Signore.

Io ti farò montare sulle alture della terra, ti farò gustare l'eredità di Giacobbe, tuo padre, perché la bocca del Signore ha parlato».



Gesù e il mistero dell’Eucaristia

Beata Maria Candida dell'Eucaristia
Il Signore mi ha ascoltato, ha avuto pietà di me.
* Il Signore è venuto in mio aiuto. (Sal 29, 11)

La Beata Maria Candida dell'Eucaristia vive nello stupore sempre nuovo per il «modo così tenero che Gesù ha trovato per donarsi e per lasciarsi possedere interamente» e chiede a Gesù di «metterla a custodia di tutti i tabernacoli del mondo, fino alla fine dei tempi». Diceva di essere «rinvenuta» quando aveva trovato e scoperto il mistero dell’Eucaristia.

Così lodava il Signore: «Tu solo mi hai fatto felice; ora so dov’è la gioia, il sorriso. Vorrei additarti al mondo intero, o fonte di felicità, o paradiso. Vorrei trascorrere la vita ai tuoi piedi. Oh divina Eucaristia, vorrei vederti assediata da tanti cuori».

Allora digiuneranno

San Bernardo (1091-1153)
monaco cistercense e dottore della Chiesa

Perché il digiuno di Cristo non sarebbe comune a tutti i cristiani? Perché le membra non seguirebbero il loro Capo (Col 1,18)? Se abbiamo ricevuto i beni di quel Capo, non saremo capaci di sopportarne anche le pene? Vogliamo forse rifiutare la sua tristezza e partecipare alle sue gioie? Se fosse così, ci mostreremmo indegni della causa comune con il Capo. Infatti, tutto quello che egli ha sofferto, era per noi. Se proviamo ripugnanza a collaborare all’opera della nostra salvezza, come mostreremo di essergli di aiuto? 

Digiunare con Cristo è poca cosa per colui che sta per sedere con lui alla mensa del Padre. Beato colui che avrà aderito in tutto a quel Capo e l’avrà seguito dovunque va (Ap 14,4). Altrimenti, se dovesse esserne tolto e separato, sarebbe inevitabilmente e subito privato dell’alito di vita. (...) Per me aderire totalmente a te è un bene, o Capo glorioso e benedetto nei secoli, sul quale anche gli angeli si chinano con desidero (1 Pt 1,12). 

Ti seguirò dovunque andrai. Se passerai in mezzo al fuoco, sarò con te, e non temerò alcun male perché sarai con me (Is 43,2). Tu porti i miei dolori e soffri per me. Tu, per primo, sei passato attraverso lo stretto passaggio della sofferenza per offrire una larga entrata a coloro che ti seguono. Chi ci separerà dall’amore di Cristo? (Rm 8,35) (...) Questo amore è l’olio profumato sul capo che scende sulla barba, che scende sull’orlo della veste, per ungerne ogni filo (Sal 133,2). 

Nel Capo si trova la pienezza delle grazie, e da lui la riceviamo tutti. Nel Capo sta ogni misericordia, nel Capo il torrente dei profumi spirituali, come sta scritto: “Dio ti ha consacrato con olio di letizia” (Sal 45,8). (...) E a noi, cosa chiede il vangelo all’inizio di questa quaresima? “Tu, quando digiuni, profumati la testa” (Mt 6,17). Mirabile bontà! Lo Spirito del Signore è su di lui, egli ne è stato unto (Lc 4,18), eppure, per evangelizzare i poveri, dice loro: “Profumati il capo”.


Confidando nella Provvidenza

Santa Teresa d’Avila e la Divina Provvidenza

Signore Gesù, Tu sei il nostro migliore amico. Tu hai istituito questa Tua famiglia, a Tua gloria e per il bene nostro. Come Tu ci hai detto, così noi dobbiamo e vogliamo confidare nella Tua Provvidenza, senza affannarci a provvedere a noi stessi, e prima che noi Te lo chiediamo, Tu sai quali sono i bisogni dei nostri corpi e delle nostre anime, e le nostre necessità materiali e spirituali.
Ti supplichiamo, la Tua Provvidenza ci venga incontro subito, con abbondanza, e non con il contagocce, come è avvenuto a noi, fino ad ora. Vieni presto in nostro aiuto e rimetti a noi tutti i nostri debiti, anche quelli bancari. Tu puoi aiutarci.
Anche se noi siamo indegni della Tua accondiscendenza, Tu aiutaci a gloria del Tuo nome. Vieni presto in nostro soccorso. Esaudisci le nostre umili suppliche. Anche noi, miseri e poveri, dipendiamo in tutto da Te. Se Tu vuoi, abbi misericordia e pietà di noi, non ci lasciare tristi e sconsolati. Amen.

Il Signore mi ha ascoltato, ha avuto pietà di me. * Il Signore è venuto in mio aiuto. (Sal 29, 11)

  • Indagine sul pensiero e sull’agire di alcuni santi in materia di denaro. 
L'attenzione si concentra su Teresa di Gesù (1515 – 1582), nota anche come Teresa d’Avila, prima donna a ricevere il titolo di Dottore della Chiesa, una santa che, diceva Benedetto XVI, «rappresenta uno dei vertici della spiritualità cristiana di tutti i tempi». Paolo VI la descriveva come «donna eccezionale, (...) riformatrice e fondatrice d’uno storico e insigne Ordine religioso, scrittrice genialissima e feconda, maestra di vita spirituale, contemplativa incomparabile e indefessamente attiva». Nel pensiero e nell’esperienza di Teresa, entrata a 20 anni in un monastero carmelitano, il denaro è un elemento niente affatto marginale. Bisogna tener presente – osserva la teologa Cristiana Dobner, carmelitana scalza – che a quel tempo i monasteri avevano rendite, assicurate dai patrimoni e dai possedimenti ricevuti. E le ragazze che entravano in monastero dovevano possedere una dote, che garantiva loro il vitto e il mantenimento. Le più ricche potevano, addirittura, acquistare la cella in cui vivevano.

Era già adulta, Teresa, quando in monastero il suo cammino di fede conobbe una tappa decisiva. «Accadde… che d’improvviso mi venne un senso della presenza di Dio, che in nessun modo potevo dubitare che era dentro di me o che io ero tutta assorbita in Lui», scrisse. Insieme a questo approfondirsi del legame con Dio, Teresa iniziò a sviluppare l’idea di riforma dell’Ordine carmelitano, secondo un ritorno alla Regola primitiva, idea che la porterà a fondare diciassette nuovi monasteri in tutta la Spagna. 

«Teresa voleva propiziare una forma di vita che favorisse l’incontro personale con il Signore», prosegue madre Dobner. «Una delle ragioni della riforma da lei promossa riguardava proprio il denaro: il monastero, secondo lei, non doveva avere rendite. E ciò non perché il denaro fosse “sterco del diavolo” – esso infatti doveva e poteva essere usato – ma perché la vita di orazione, la vita spesa nell’aiuto degli altri non nella concretezza delle opere ma nella dedizione di sé e nella comunione con il Signore, doveva passare per un quotidiano abbandonarsi a Lui, per un concreto affidamento alla provvidenza divina. Le monache dovevano dipendere solo da Dio. E ancora oggi è così: i monasteri delle carmelitane e dei carmelitani scalzi non possono avere alcuna rendita. Tutte le donazioni che ricevono devono essere destinate ai poveri, attraverso strutture ed enti caritativi, e a garantire il sostentamento quotidiano e immediato della comunità. Non è permesso mettere da parte del denaro pensando a future necessità del monastero: ad esempio la riparazione del tetto che potrà rompersi. L’affidamento al Padre provvido delle monache e dei monaci, che al momento dei voti definitivi rinunciano ai loro beni personali, deve essere totale, e la cura dei poveri è prioritaria e irrinunciabile».

Teresa, che non aveva denaro proprio, si affidò al Signore per fondare i monasteri e trovò via via persone che, credendo in lei, la aiutarono economicamente. In quest’opera – racconta madre Dobner – ella trovò però anche formidabili resistenze: la fondazione del primo monastero, che volle intitolare a San Giuseppe cui era devotissima, fu contrastata anche dal suo stesso monastero di provenienza. In molti cercarono di convincerla ad avere almeno delle rendite minime ma Teresa volle che il voto di povertà fosse radicale. I problemi economici non mancavano, ma lei confidava in Dio, e gli aiuti arrivavano. In una lettera al fratello Lorenzo, nel 1561, scriveva: «Ciò che più mi stupisce sono i 40 scudi che vostra mercede ha aggiunto alla somma e che mi erano molto necessari. Fu san Giuseppe, così deve chiamarsi, a procurare che non mi mancassero e so che egli la ricompenserà».

In un’epoca come la nostra, dominata da una cultura che dice in modo martellante di essere autonomi, indipendenti, di farsi da sé, Teresa è una maestra di vita spirituale che può istruire in modo speciale anche in materia di denaro: «In particolare – sottolinea madre Dobner – può istruire religiose e religiosi a restare liberi confidando solo in Dio, a considerare il denaro ricevuto come denaro per i poveri, da usare non per sé ma secondo quanto dettato dall’obbedienza e dal voto di povertà, nell’ambito del proprio carisma. Più in generale può istruire gli uomini e le donne del nostro tempo a usare il denaro secondo giustizia. Teresa non condanna la ricchezza né chi la possiede: sollecita a condividerla sempre con chi è nel bisogno e a riconoscersi sempre creature che in tutto dipendono da Dio».



Soffrire lietamente per Cristo

Se ti fosse dato di scegliere, dovresti preferire di sopportare le avversità per amore di Cristo, piuttosto che essere allietato da molte consolazioni; giacché saresti più simile a Cristo e più conforme a tutti i santi. 

Infatti, il nostro merito e il progresso della nostra condizione non consistono nelle frequenti soavi consolazioni, ma piuttosto nelle pesanti difficoltà e nelle tribolazioni da sopportare. Ché, se ci fosse qualcosa di meglio e di più utile per la salvezza degli uomini, Cristo ce lo avrebbe certamente indicato, con la parola e con l'esempio. 

Invece egli esortò apertamente i discepoli che stavano con lui, e tutti coloro che desideravano mettersi al suo seguito, dicendo: "Se uno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt 16,24; Lc 9,23). Dunque, la conclusione finale sia questa, "che per entrare nel regno di Dio, occorre passare attraverso molte tribolazioni" (At 14,22).

Imitazione di Cristo - Libro 2, capitolo 12


La via maestra della santa croce

Imitazione di Cristo
Libro 2, capitolo 12

1. Per molti è questa una parola dura: rinnega te stesso, prendi la tua croce e segui Gesù (Mt 16,24; Lc 9,23). Ma sarà molto più duro sentire, alla fine, questa parola: "allontanatevi da me maledetti, nel fuoco eterno" (Mt 25,41). In verità coloro che ora accolgono volonterosamente la parola della croce non avranno timore di sentire, in quel momento, la condanna eterna. Ci sarà nel cielo questo segno della croce, quando il Signore verrà a giudicare. In quel momento si avvicineranno, con grande fiducia, a Cristo giudice tutti i servi della croce, quelli che in vita si conformarono al Crocefisso.

Perché, dunque, hai paura di prendere la croce, che è la via per il regno? Nella croce è la salvezza; nella croce è la vita; nella croce è la difesa dal nemico; nella croce è il dono soprannaturale delle dolcezze del cielo; nella croce sta la forza delle mente e la letizia dello spirito; nella croce si assommano le virtù e si fa perfetta la santità. Soltanto nella croce si ha la salvezza dell'anima e la speranza della vita eterna. Prendi, dunque, la tua croce, e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti ha preceduto lui stesso, portando la sua croce (Gv 19,17) ed è morto in croce per te, affinché anche tu portassi la tua croce, e desiderassi di essere anche tu crocefisso. Infatti, se sarai morto con lui, con lui e come lui vivrai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagni anche nella gloria.

2. Ecco, tutto dipende dalla croce, tutto è definito con la morte. La sola strada che porti alla vita e alla vera pace interiore, è quella della santa croce e della mortificazione quotidiana. Va' pure dove vuoi, cerca quel che ti piace, ma non troverai, di qua o di là, una strada più alta e più sicura della via della santa croce. Predisponi pure ed ordina ogni cosa, secondo il tuo piacimento e il tuo gusto; ma altro non troverai che dover sopportare qualcosa, o di buona o di cattiva voglia troverai cioè sempre la tua croce. Infatti, o sentirai qualche dolore nel corpo o soffrirai nell'anima qualche tribolazione interiore. Talvolta sarà Dio ad abbandonarti, talaltra sarà il prossimo a metterti a dura prova; di più, frequentemente, sarai tu di peso a te stesso. E non potrai trovare conforto e sollievo in alcuno modo; ma dovrai sopportare tutto ciò fino a che a Dio piacerà. Dio, infatti, vuole che tu impari a soffrire tribolazioni senza consolazione, e che ti sottometta interamente a lui, facendoti più umile per mezzo della sofferenza. Nessuno sente così profondamente la passione di Cristo, come colui al quale sia toccato di soffrire cose simili. La croce è, dunque, sempre pronta e ti aspetta dappertutto; dovunque tu corra non puoi sfuggirla, poiché, in qualsiasi luogo tu giunga, porti e trovi sempre te stesso. Volgiti verso l'alto o verso il basso, volgiti fuori o dentro di te, in ogni cosa troverai la croce. In ogni cosa devi saper soffrire, se vuoi avere la pace interiore e meritare il premio eterno.

3. Se porti la croce di buon animo, sarà essa a portarti e a condurti alla meta desiderata, dove ogni patimento avrà quella fine che quaggiù non può aversi in alcun modo. Se invece la croce tu la porti contro voglia, essa ti peserà; aggraverai te stesso, e tuttavia la dovrai portare, Se scansi una croce, ne troverai senza dubbio un'altra, e forse più grave. Credi forse di poter sfuggire a ciò che nessun mortale poté mai evitare? Quale santo stette mai in questo mondo senza croce e senza tribolazione? Neppure Gesù Cristo, nostro Signore, durante la sua vita, passò una sola ora senza il dolere della passione. "Era necessario - diceva - che il Cristo patisse, e risorgesse da morte per entrare nella sua gloria" (Lc 24,26 e 46). E perché mai tu vai cercando una via diversa da questa via maestra, che è quella della santa croce? Tutta la vita di Cristo fu croce e martirio e tu cerchi per te riposo e gioia? Sbagli, sbagli se cerchi qualcosa d'altro, che non sia il patire tribolazioni; perché tutta questa vita mortale è piena di miseria e segnata tutt'intorno da croci. Spesso, quanto più uno sarà salito in alto progredendo spiritualmente, tanto più pesanti saranno le croci che troverà, giacché la sofferenza del suo esilio su questa terra aumenta insieme con l'amore di Dio.

4. Tuttavia, costui, in mezzo a tante afflizioni, non manca di consolante sollievo, giacché, sopportando la sua croce, sente crescere in sé un frutto grandissimo; mentre si sottopone alla croce volontariamente, tutto il peso della tribolazione si trasforma in sicura fiducia di conforto divino. Quanto più la carne è prostrata da qualche afflizione, tanto più lo spirito si rafforza per la grazia interiore. Anzi, talvolta, per amore di conformarsi alla croce di Cristo, uno si rafforza talmente, nel desiderare tribolazioni e avversità, da non voler essere privato del dolore e dell'afflizione giacché si sente tanto più accetto a Dio quanto più numerosi e gravosi sono i mali che può sopportare per Cristo. Non che ciò avvenga per forza umana, ma per la grazia di Cristo; la quale tanto può e tanto fa, nella nostra fragile carne, da farle affrontare ed amare con fervore di spirito ciò che, per natura, essa fugge e abortisce. 

Non è secondo la natura umana portare e amare la croce, castigare il corpo e ridurlo in schiavitù, fuggire gli onori, sopportare lietamente le ingiurie, disprezzare se stesso e desiderare di essere disprezzato; infine, soffrire avversità e patimenti, senza desiderare, in alcun modo, che le cose vadano bene quaggiù. Se guardi alle tue forze, non potresti far nulla di tutto questo. Ma se poni la tua fiducia in Dio, ti verrà forza dal cielo, e saranno sottomessi al tuo comando il mondo e la carne. E neppure avrai a temere il diavolo nemico, se sarai armato di fede e porterai per insegna la croce di Cristo. 

Disponiti dunque, da valoroso e fedele servo di Cristo, a portare virilmente la croce del tuo Signore, crocefisso per amor tuo. Preparati a dover sopportare molte avversità e molti inconvenienti, in questa misera vita. Così sarà infatti per te, dovunque tu sia; questo, in realtà, troverai, dovunque tu ti nasconda. Ed è una necessità che le cose stiano così. Non c'è rimedio o scappatoia dalla tribolazione, dal male o dal dolore, fuor di questo, che tu li sopporti. Se vuoi essere amico del Signore ed essergli compagno, bevi avidamente il suo calice. Quanto alle consolazioni, rimettiti a Dio: faccia lui, con queste, come meglio gli piacerà. Ma, da parte tua, disponiti a sopportare le tribolazioni, considerandole come le consolazioni più grandi; giacché "i patimenti di questa nostra vita terrena", anche se tu li dovessi, da solo, sopportare tutti, "non sono nulla a confronto della conquista della gloria futura" (Rm 8,18).

5. Quando sarai giunto a questo punto, che la sofferenza ti sia dolce e saporosa per amore di Cristo, allora potrai dire di essere a posto, perché avrai trovato un paradiso in terra. Invece, fino a che il patire ti sia gravoso e tu cerchi di fuggirlo, non sarai a posto: ti terrà dietro dappertutto la serie delle tribolazioni. Ma le cose poi andranno subito meglio, e troverai pace, se ti sottoporrai a ciò che è inevitabile, e cioè a patire e a morire. Anche se tu fossi innalzato fino al terzo cielo, come Paolo, non saresti affatto sicuro, con ciò, di non dover sopportare alcuna contrarietà. "Io gli mostrerò - dice Gesù - quante cose egli debba patire per il mio nome" (At 9,16). Dunque, se vuoi davvero amare il Signore e servirlo per sempre, soltanto il patire ti rimane. E magari tu fossi degno di soffrire qualcosa per il nome di Gesù! Quale grande gloria ne trarresti; quale esultanza ne avrebbero i santi; e quanto edificazione ne riceverebbero tutti! Saper patire è cosa che tutti esaltano a parole; sono pochi però quelli che vogliono patire davvero. Giustamente dovresti preferire di patire un poco per Cristo, dal momento che molti sopportano cose più gravose per il mondo.

6. Sappi per certo di dover condurre una vita che muore; sappi che si progredisce nella vita in Dio quanto più si muore a se stessi. Nessuno infatti può comprendere le cose del cielo, se non si adatta a sopportare le avversità per Cristo. Nulla è più gradito a Dio, nulla è più utile per te, in questo mondo, che soffrire lietamente per Cristo. E se ti fosse dato di scegliere, dovresti preferire di sopportare le avversità per amore di Cristo, piuttosto che essere allietato da molte consolazioni; giacché saresti più simile a Cristo e più conforme a tutti i santi. Infatti, il nostro merito e il progresso della nostra condizione non consistono nelle frequenti soavi consolazioni, ma piuttosto nelle pesanti difficoltà e nelle tribolazioni da sopportare. Ché, se ci fosse qualcosa di meglio e di più utile per la salvezza degli uomini, Cristo ce lo avrebbe certamente indicato, con la parola e con l'esempio. Invece egli esortò apertamente i discepoli che stavano con lui, e tutti coloro che desideravano mettersi al suo seguito, dicendo: "Se uno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt 16,24; Lc 9,23). Dunque, la conclusione finale, attentamente lette e meditate tutte queste cose, sia questa, "che per entrare nel regno di Dio, occorre passare attraverso molte tribolazioni" (At 14,22).


San Corrado Confalonieri

San Corrado Confalonieri

A Noto in Sicilia, San Corrado Confalonieri da Piacenza, eremita del Terz’Ordine di San Francesco, messi da parte gli svaghi mondani, praticò un severissimo tenore di vita nell’orazione continua e nella penitenza, per circa quarant’anni.

Nato a Piacenza nel 1290, era di nobili origini. Un giorno accusò un uomo innocente di un incendio appiccato da lui stesso durante una battuta di caccia. Di fronte alla condanna a morte per l'uomo accusato ingiustamente Corrado si mosse e pietà e ammise la sua responsabilità. Dopo aver pagato i danni causati si ritrovò in povertà. 

Assieme alla moglie vendette gli averi restanti e ne diede il ricavato ai poveri. Abbracciate la regola di Francesco e Chiara decisero di diventare religiosi. Corrado quindi divenuto terziario francescano si ritirò in eremitaggio. Dopo aver vagabondato in solitudine approdò all'isola di Malta. Da qui riprese il mare e approdò in Sicilia raggiungendo Noto Antica. Giunto nella Val di Noto prese dimora in una grotta a circa 6 km da Noto dove visse una vita anacoretica, da eremita. tra la preghiera, il servizio e il romitaggio.

Corrado Confalonieri morì mentre era in preghiera, il 19 febbraio del 1351 nella grotta dei Pizzoni; verrà seppellito nella Chiesa di San Nicolò a Noto Antica, secondo le sue volontà. In seguito il corpo è traslato nella bellissima Cattedrale di Noto ove è venerato da parecchi secoli. Fu subito venerato come santo dai fedeli della zona di Noto, e gli si attribuiscono molti miracoli.

Gli è comunemente conferito il titolo di santo. Così fa pure la Bibliotheca Sanctorum. Il Martyrologium Romanum, invece, lo qualifica come "beato". San Corrado Confalonieri si festeggia il 19 febbraio, nell'anniversario della morte (“dies natalis”) e l'ultima domenica di agosto a ricordo della sua beatificazione.


Sopportate con pazienza la sofferenza

1Pt 2,19-26
Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

E' una grazia per chi conosce Dio subire afflizioni, soffrendo ingiustamente; che gloria sarebbe infatti sopportare il castigo se avete mancato? Ma se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. 

A questo infatti siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, quando era oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. 

Egli portò i nostri peccati sul suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime.



Ritornate a me con tutto il cuore

Gl 2, 12-18
Dal libro del profeta Gioele.

Così dice il Signore: «Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all'ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male». Chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione? 

Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio. Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite un'assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo. Tra il vestibolo e l'altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: «Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti». Perché si dovrebbe dire fra i popoli: «Dov'è il loro Dio?». Il Signore si mostra geloso per la sua terra e si muove a compassione del suo popolo.


Signore, sono in ansia per il mio peccato.

Salmo 37 

Salmo. Di Davide. In memoria.

Signore, non castigarmi nel tuo sdegno, non punirmi nella tua ira. Le tue frecce mi hanno trafitto, su di me è scesa la tua mano. Per il tuo sdegno non c'è in me nulla di sano, nulla è intatto nelle mie ossa per i miei peccati. 

Le mie iniquità hanno superato il mio capo, come carico pesante mi hanno oppresso. Putride e fetide sono le mie piaghe a causa della mia stoltezza. Sono curvo e accasciato, triste mi aggiro tutto il giorno. Sono torturati i miei fianchi, in me non c`è nulla di sano. Afflitto e sfinito all'estremo,  ruggisco per il fremito del mio cuore.

Signore, davanti a te ogni mio desiderio e il mio gemito a te non è nascosto. Palpita il mio cuore, la forza mi abbandona, si spegne la luce dei miei occhi. Amici e compagni si scostano dalle mie piaghe,  i miei vicini stanno a distanza. Tende lacci chi attenta alla mia vita, trama insidie chi cerca la mia rovina e tutto il giorno medita inganni.

Io, come un sordo, non ascolto e come un muto non apro la bocca; sono come un uomo che non sente e non risponde. In te spero, Signore; tu mi risponderai, Signore Dio mio. Ho detto: "Di me non godano, contro di me non si vantino quando il mio piede vacilla". Poiché io sto per cadere, ho sempre dinanzi la mia pena.

Ecco, confesso la mia colpa, sono in ansia per il mio peccato. I miei nemici sono vivi e forti, troppi mi odiano senza motivo, mi pagano il bene col male, mi accusano perché cerco il bene. Non abbandonarmi, Signore, Dio mio, da me non stare lontano; accorri in mio aiuto, Signore, mia salvezza.


Santa Geltrude - Frasi

Santa Geltrude Comensoli
Cara sorella!
Il tuo Gesù non cessa un momento di amarti: ogni istante della tua vita è un tratto d’amore; e tu avrai in cuore un istante di non pensare a Lui e non amarlo? [...] Sprofondati in quel Cuore e troverai motivi di sempre amare. (Esortazioni e consigli)

Oh come è buono il nostro Gesù; ma bisogna poi pregarlo, e con amore, con brio, con libertà, con confidenza, neh? (Epistolario)

Io non voglio che Te: Te solo nei pensieri, Te solo nelle parole, Te solo nelle opere… (Note intime)

Le grazie che mi fece il Signore nel corso della mia vita sono tante e così grandi che mi sarebbe impossibile descriverle. Egli mi ha sempre seguita[…], con particolare amore. Bambina ancora da cinque anni, mi faceva sentire al cuore un grande desiderio di amarlo tanto. (Breve autobiografia)

Tutte più di me sono impegnatissime nell’osservanza dei Santi Voti e della Regola e nell’Adorazione poi si rubano le ore. Unione, carità e pace regnano in ogni casa; pare incredibile che in un anno non ebbi mai a vedere una sorella adirata, né di malumore. Oh! Gesù Sacramentato! É Lui il Re Pacifico, è Lui che unisce i cuori nella carità! (Epistolario)

Mio Gesù deh, fatemi proprio questa grazia: che possa vedere il vostro Altare sempre contornato da anime […] Oh, sì mio amore Sacramentato. Voi sapete che non trovo altra consolazione che nel vedervi esposto sul vostro trono d’amore!!… Nessuna altra grazia vi domando che di amarvi e poter farvi amare!… (Note intime)


Santa Geltrude Comensoli

Santa Geltrude (Caterina) Comensoli

Dunque devi dire ogni giorno: Gesù nel cuore, Gesù nei pensieri. Gesù negli occhi; Gesù nella lingua; Gesù nelle mani; Gesù nei piedi. Gesù in tutte le mie operazioni, Gesù nei miei andamenti. Così facendo ti trasformerà in lui. (Esortazioni e consigli)

Nell'Augustissimo e Santissimo Sacramento poi…troverai un esemplare superiore a tutti i Santi. Come vive Egli innanzi al Suo Divin Padre? Che silenzio, quale nascondimento, che adorazione continua!… Fissati in Lui e cerca con tutte le forze di ricopiare la sua vita, le sue virtù. Qual sublime modello! Egli ti chiama ad una grande santità, Egli te ne dà i mezzi, Egli ti darà anche ciò che ti manca. Vivi dunque in Dio, di Dio, con Dio, per Dio. Fiducia e coraggio. (Epistolario)

Vedo in te un orticello che ben coltivato e lavorato, può dar grande quantità di frutti. Dunque a chi tocca lavorarlo? Rosina con Gesù; da sola non arriverebbe a far nulla, ma unita a Lui oh, quale brava ed esperta giardiniera diverrai. Con Gesù si può tutto, quando però, bada bene, lo lasci fare da padrone, e non gli ricusi nulla di ciò che ti comanda di fare, […] e t’abbandoni poi nel suo seno con la semplicità e confidenza d’una bambina, perché disponga di te ad ogni istante secondo il suo divin beneplacito. Per altro sappi che Gesù va avanti, tu non devi che seguirlo e mai ti lascerà mancare la sua grazia; tu poi la devi gelosamente conservare. T’insegnerà a chiedere e ti farà grazia di osservare ciò che gli chiedi. Rosina, è un cambio fra Gesù e te; più gliene darai più riceverai. (Epistolario)

Chi ti ha chiamata, ti può dar tutto. Siigli fedele e lascialo fare. Ama e confida; tu cerca solo di osservare la tua regola la quale Egli predilige a tutto, e per questa via vuol condurti sul monte della Santità. […] Mostrati sempre dolce, paziente, affabile e silenziosa, raccolta, assorta in Dio solo ne’ tuoi lavori fra la giornata. (Esortazioni e consigli)

La tua povera madre ti augura tante cose. La Felicità vera, proprio quella felicità che non si trova che amando Dio, obliando noi stesse. Quella pace che si gode quando l’anima non trova più altro gusto che nel fare la volontà di Dio. Quella pace che si gode quando si patisce volentieri per Dio. Gesù ti faccia grande santa. (Esortazioni e consigli)

Io non voglio che Te: Te solo nei pensieri, Te solo nelle parole, Te solo nelle opere… Te solo per mercede. Distaccami da me stessa e da tutto ciò che non è Te. E quella pace nell’anima… La intendo appena qualche volta; è una grazia stragrande eppure mi voglio sforzare ad ogni costo per ottenerla, mediante una fedeltà costante alla grazia, una corrispondenza illimitata alle grandi e più piccole ispirazioni. (Note intime)

Terrò il mio cuore sempre rivolto all’Altare ove dimora l’amante Gesù. Stanca ed oppressa, afflitta, desolata, là sarà il mio luogo di riposo, veduta solo dal mio Gesù. (Note intime)

Mio Gesù fate che tutto ciò che mi accadrà di dolce o amaro lo prenda sempre come un mezzo che mi mandate Voi, non per caso, ma direttamente da Voi disposto per la mia santificazione...  




Beata Elisabetta Sanna

Beata Elisabetta Sanna

"Vorrei pieno il Cielo, svuotato il Purgatorio, chiuso l'Inferno"

Madre di famiglia, laica, terziaria professa dell’Ordine dei Minimi di S. Francesco, del Sodalizio dell’Unione dell’Apostolato Cattolico. Rimasta vedova, si dedicò totalmente alla preghiera e al servizio degli ammalati e dei poveri.
 


Mio servo fedele e amico perfetto

San Claudio La Colombière
San Claudio La Colombière
Apostolo del Sacro Cuore

 Religioso gesuita (S.J.) e scrittore francese (1641-1682). Superiore della casa di Paray-le-Monial, fu direttore spirituale di Margherita Maria Alacoque e si fece propagatore della devozione al Sacro Cuore di Gesù. Maestro di illuminata spiritualità, che Dio stesso ha scelto per far conoscere le imperscrutabili ricchezze del Cuore di Cristo.

Nel 1675 fu nominato Rettore del Collegio di Paray-le-Monial. Non mancò chi si sorprese che un uomo così eminente fosse destinato ad una città tanto remota come Paray. La spiegazione sta nel fatto che i Superiori sapevano che qui, nel Monastero della Visitazione, un'umile religiosa, Margherita Maria Àlacoque, alla quale il Signore andava rivelando i tesori del suo Cuore, viveva in una angosciosa incertezza e aspettava che lo stesso Signore adempisse la promessa data di inviarle un suo "servo fedele e amico perfetto", che l'avrebbe aiutata a realizzare la missione alla quale la destinava: manifestare al mondo le ricchezze imperscrutabili del suo amore.


Aiutaci, Dio, per amore del tuo nome

Lamento nazionale
Salmo 79. Di Asaf.

O Dio, nella tua eredità sono entrate le nazioni, hanno profanato il tuo santo tempio, hanno ridotto in macerie Gerusalemme. Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi in pasto agli uccelli del cielo, la carne dei tuoi fedeli agli animali selvaggi. Hanno versato il loro sangue come acqua intorno a Gerusalemme, e nessuno seppelliva.

Siamo divenuti l'obbrobrio dei nostri vicini, scherno e ludibrio di chi ci sta intorno. Fino a quando, Signore, sarai adirato: per sempre? Arderà come fuoco la tua gelosia?

Riversa il tuo sdegno sui popoli che non ti riconoscono e sui regni che non invocano il tuo nome, perché hanno divorato Giacobbe, hanno devastato la sua dimora.

Non imputare a noi le colpe dei nostri padri, presto ci venga incontro la tua misericordia, poiché siamo troppo infelici. Aiutaci, Dio, nostra salvezza, per la gloria del tuo nome, salvaci e perdona i nostri peccati per amore del tuo nome.

Perché i popoli dovrebbero dire: «Dov'è il loro Dio?». Si conosca tra i popoli, sotto i nostri occhi, la vendetta per il sangue dei tuoi servi. Giunga fino a te il gemito dei prigionieri; con la potenza della tua mano salva i votati alla morte. 

Fà ricadere sui nostri vicini sette volte l'affronto con cui ti hanno insultato, Signore. E noi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo, ti renderemo grazie per sempre; di età in età proclameremo la tua lode.

San Valentino di Terni

A Roma sulla via Flaminia presso il ponte Milvio, san Valentino, martire.


San Giovanni Battista della Concezione

San Giovanni Battista della Concezione
Sacerdote Trinitario
Ciuciad Real,10 luglio 1561 - Cordova,14 febbraio 1613

Sacerdote dell’Ordine della Santissima Trinità, che avviò il rinnovamento del suo Ordine, sostenendolo con grandissimo impegno tra gravi difficoltà e aspre tribolazioni.

"Non ho mai letto un libro che parlasse di mortificazioni dei Santi senza che mi sentissi bruciare dal desiderio di fare altrettanto".


Sono io il Signore, tuo Dio: ascolta popolo mio.

Sal 80

Ascolta, popolo mio, non ci sia in mezzo a te un dio estraneo e non prostrarti a un dio straniero. Sono io il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto salire dal paese d'Egitto.

Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce, Israele non mi ha obbedito: l'ho abbandonato alla durezza del suo cuore. Seguano pure i loro progetti!

Se il mio popolo mi ascoltasse! Se Israele camminasse per le mie vie! Subito piegherei i suoi nemici e contro i suoi avversari volgerei la mia mano.



Qui c'è uno più grande di Salomone

La regina di Saba, si presentò a Salomone e gli parlò di tutto quello che aveva nel suo cuore. Salomone le chiarì tutto quanto ella gli diceva; non ci fu parola tanto nascosta al re che egli non potesse spiegarle.
E la Regina di Saba gli disse: "Beati i tuoi uomini e beati questi tuoi servi, che stanno sempre alla tua presenza e ascoltano la tua sapienza!" (1Re 10,1-10)

Ed ecco, qui, nel Santissimo Sacramento, c'è uno più grande di Salomone.
(Lc 11,31)


Il male viene dal cuore dell'uomo

San Cirillo di Gerusalemme (313-350)
vescovo di Gerusalemme e dottore della Chiesa

Il male deliberato è frutto della premeditazione; ora, senza dubbio noi pecchiamo con premeditazione, il Profeta lo afferma chiaramente: "Io ti avevo piantato come vigna pregiata, tutta di vitigni genuini; come mai ti sei mutata in tralci degeneri di vigna bastarda?" (Ger 2,21). Buona pianta, cattivi frutti: il male viene dalla premeditazione. L'agricoltore non è colpevole, ma la vigna sarà consumata dal fuoco perché, piantata per dare buon frutto, ne ha volontariamente portato cattivo. "Dio ha creato gli esseri umani retti", secondo l'Ecclesiaste, "ma essi vanno in cerca di infinite complicazioni" (Qo 7,29). "Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone" (Ef 2,10), dice l'Apostolo. 

Quindi il Creatore, che è buono, ha creato in vista delle buone opere, ma la creatura, scegliendo di fare come vuole, si è rivolta verso il male. E' dunque, come abbiamo detto, un male terribile il peccato. Tuttavia non è senza rimedio: terribile per colui che persevera, è facile guarire a colui che, con la penitenza, se ne allontana. (...) 

Ma, si dirà, cos'è il peccato? è un animale? un demonio? quale la sua origine? Non è un nemico che attacca dall'esterno, uomo, ma un prodotto cattivo che cresce a partire da te. Guarda con occhi puri e non c'è concupiscenza. Cura ciò che ti appartiene e non prendere ciò che è degli altri, ed ecco l'avarizia sconfitta. Pensa al giudizio, allora né la fornicazione, né l'adulterio, né l'omicidio, né alcuna disobbedienza prevarrà su di te. Ma se dimentichi Dio, allora ti metti a pensare al male e a commettere l'iniquità.

Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: 
  • impurità, 
  • furti, 
  • omicidi, 
  • adultèri, 
  • avidità, 
  • malvagità, 
  • inganno, 
  • dissolutezza, 
  • invidia, 
  • calunnia, 
  • superbia, 
  • stoltezza. 
Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo. (Mc 7,14-23)