Beata Maria Caterina Troiani

Beata Maria Caterina Troiani
Diffidenza verso se stessi, fiducia in Dio.

Giuliano di Roma, Frosinone, 19 gennaio 1813
Il Cairo, Egitto, 6 maggio 1887

Al Cairo in Egitto, beata Maria Caterina Troiani, vergine del Terz’Ordine di San Francesco, che, mandata dall’Italia in Egitto, vi fondò la nuova famiglia delle Suore Francescane Missionarie.

Chiamata dalla Provvidenza a lasciare il monastero delle Clarisse di Ferentino per recarsi con alcune consorelle in Egitto, ove attendere alla formazione umana e cristiana delle fanciulle di quella terra d’oltremare, ella accolse con piena disponibilità il disegno di Dio. Memore del voto, pronunciato nei primi anni di professione religiosa, di “vivere sempre da suddita e nell’oblio”, si dedicò con slancio missionario al nuovo servizio nella città del Cairo.

Le stava di fronte un cumulo di miserie e di sofferenze, in cui sembrava rispecchiarsi una sintesi del dolore umano: schiavitù, fame, povertà, abbandono dei neonati e degli ammalati, sfruttamento ed emarginazione. Suor Caterina come il buon samaritano della parabola evangelica, si fermò accanto a ogni fratello e sorella sofferenti nel corpo e nello spirito, porgendo amorevolmente la sua mano benefica e pagando di persona. Verso il prossimo, vittima del dolore, della malattia, della miseria, la sua carità non ebbe preclusioni: cattolici, ortodossi, musulmani trovarono in lei accoglienza e aiuto, perché in ogni persona, segnata dal dolore, suor Caterina intravedeva il volto sofferente di Cristo. 

Non per nulla la piccola suora, più che con il suo nome, era conosciuta come la “madre dei poveri”; e dalle donne del luogo, liberate dalla schiavitù, era chiamata la “mamma bianca”. Il suo zelo apostolico e la sua carità si esplicò soprattutto nelle opere missionarie e sociali del Riscatto delle Morette, e in quella dei trovatelli. Queste povere neonate ‘morette’ o fanciulle piccole abbandonate alla nascita o destinate negli ‘harem’ turchi, madre Caterina Troiani le accoglierà, dopo averle ricercate in tutti i modi, le alleverà pagando le balie, sistemerà quelle sopravvissute ai disagi; alla sua morte ne avrà salvate 1574.

Nemmeno il rischio della malattia e della stessa morte per contagio fermò l'ardire della carità di suor Caterina: due volte infierì il colera e in tali drammatiche situazioni la beata e le sue consorelle si preoccuparono soltanto di assistere i colpiti dal morbo. Qualcuna di loro pagò con la vita tale servizio di dedizione e di carità.

Quando le opere da lei istituite sembravano prosperare in serenità, sopravvenne improvvisa la guerra del 1882, che parve travolgere tutto. Anche in tale circostanza emersero la fede luminosa, la fortezza indomita, la carità ardente della beata. Con incrollabile speranza nella Provvidenza, ella continuò a comportarsi in ogni circostanza secondo il principio a lei caro: “Diffidenza verso se stessi, fiducia in Dio”.

La sua spiritualità, ebbe note devozionali al Sacro Cuore, alle feste mariane, al patrocinio di San Giuseppe, agli Angeli Custodi, a San Francesco d’Assisi stigmatizzato. Nonostante il suo costante impegno di celare i doni naturali e soprannaturali di cui era stata arricchita dal Signore, si distinse dalle altre religiose nella pratica di tutte le virtù, tanto da imporsi loro come modello.

Attualmente la famiglia religiosa fondata da Maria Caterina Troiani è diffusa in tutto il mondo, dagli USA al Brasile, dalla Cina all’Africa, all'Europa. La sua salma dal 3 novembre 1967 è nella chiesa del Cuore Immacolato di Maria, annessa alla Casa generalizia di Roma.