Il Signore è contento di noi, lui provvederà a noi

Santa Teresa d'Avila

Non pensate, sorelle mie, che per non curarvi di piacere al mondo, dobbiate mancare del necessario: ve l’assicuro io. Guai a voi, invece, se cercaste di procurarvelo con artifizi umani! Morreste di fame, e giustamente. Tenete gli occhi sul vostro Sposo: è Lui che vi deve mantenere; e se Egli è contento di voi, vi daranno da mangiare, loro malgrado, fin coloro che vi sono meno affezionati, come l’esperienza vi ha già fatto vedere. Che se per questo dovreste morire di fame, benedette le monache di S. Giuseppe!

Non dimentichiamolo mai, per amor di Dio! Avendo rinunziato ad aver rendite, rinunziate pure a qualsiasi preoccupazione per il necessario alla vita, altrimenti andrebbe tutto perduto. Coloro che per volontà di Dio devono avere tali cure, le abbiano pure: è cosa giusta, e così vuole la loro vocazione; ma per noi, sorelle, sarebbe una pazzia.

Non è mai mancato il necessario, ma neanche quello in più del necessario, a coloro che hanno scelto di dedicare la loro vita al Signore, tenendo gli occhi su di lui e facendolo contento. Quando il Signore è contento, arriveranno anche i nemici a darvi da mangiare, dice Santa Teresa. Lei scrive: «Non dimentichiamolo mai…!».

Quindi lei dice alle monache: “Avete rinunciato alle rendite, ma non solo alle rendite, dovete rinunciare anche alla preoccupazione per il necessario della vita”. Perché? Non per una sorta di pauperismo, ma perché la vostra preoccupazione è solo Gesù. Voi siete qui - lei dice - solo per preoccuparvi di Gesù, non per altro.

Questo scritto di Santa Teresa ci dice che: va bene, chi deve preoccuparsi si preoccupi; ma non dimentichiamoci mai che vale per tutti il principio per il quale se il Signore è contento di noi, lui provvederà a noi, cioè ci aiuterà. Non mancherà il necessario!

Secondo voi, oltre che per le monache, non vale lo stesso ragionamento anche per una famiglia che segue il Signore? Vale solo per un monastero? Ma una famiglia che ama il Signore, in un certo senso, non è anche lei “un monastero”? Sì, non è fatto di monache, va bene, ma potremmo chiamarlo un “monastero laico”; tra mille virgolette, mettete tutte le virgolette che volete, però, per intenderci, anche quello è un monastero, un piccolissimo monastero fatto di tre, quattro, cinque persone.

Beh, la stessa cosa in una famiglia: uno va a lavorare, quell’altro va a scuola, quell’altro… la mamma sta a casa, se deve stare a casa, oppure lavora anche la mamma; tutto quello che devono fare, però poi ritornano alla sera, al pomeriggio, nella loro casa-monastero, chiamiamola così, dove lì dentro hanno deciso, insieme, di condurre una vita Cristo-centrata, una vita mariana, tutta dedita all’ascolto, all’amore per il Signore Gesù.

Mi viene in mente Betania — passatemi questo parallelismo, questa analogia, chiamatela come volete — la casa di Betania, dove Gesù amava tanto andare dai suoi carissimi amici Marta, Maria e Lazzaro e dove Gesù va prima di andare a morire. È l’ultimo luogo di intimità, di amicizia, di familiarità, dove lui va. Mi viene da dire: è l’ultimo “monastero” dove Gesù si ritira prima di andare a morire. Lì, tra l’altro, ci sarà l’unzione di Betania — ricordate il preziosissimo nardo che gli viene messo addosso — dove Giuda deciderà di tradire definitivamente Gesù, il Vangelo dice che sarà l’unzione di Betania a scatenare la decisione di Giuda di tradire il Signore. A Betania avverrà la resurrezione di Lazzaro. Insomma, a Betania avvengono tante cose importanti. È un po’ il suo monastero, dove Gesù si ritira e sarebbe bello che le nostre famiglie fossero delle “Betanie”, cioè dei monasteri.

Se voi pensate, Betania aveva la struttura profonda proprio di un monastero: c’era Marta, che si dedicava alle faccende pratiche, quindi preparava da mangiare e quant’altro; c’era Maria ai piedi del Maestro, che era dedicata all’ascolto di Gesù; e poi c’era Lazzaro: c’era anche questa terza figura, anche lui grande amico di Gesù, che poi Gesù fa risorgere. Per Lazzaro Gesù si commuove profondamente fino alle lacrime, quando è morto.  

Beh, è quello che accade in un monastero. Le suore e le monache non stanno lì tutte ferme in contemplazione e basta! Certo, si dedicano alla contemplazione e alla preghiera, ma poi c’è anche un momento in cui lavorano: ci sarà chi fa la cucina, chi fa la lavanderia, poi dovranno fare dei lavoretti, poi c’è da pulire la casa, tenere in ordine, preparare la Chiesa, ognuna ha il suo compito. Però, lungo la loro giornata, alternano questa diversa opera dell’essere Marta e dell’essere Maria: del fare e dello stare. Beh, e le nostre case? Non potrebbero essere esattamente questo?

Molte case, molte famiglie cristiane — magari non lo sanno e speriamo che da oggi si rendano più consapevoli - sono dei monasteri, delle Betanie, dei monasteri laici (perché dentro ci sono dei laici), sono delle Betanie che vivono esattamente così. E il Signore è certamente contento di queste Betanie sparse nel mondo. E il Signore certamente le benedice, certamente le sostiene, le protegge, provvede loro.

Chissà quante di queste famiglie possono testimoniare l’intervento costante della Provvidenza a loro riguardo; chissà quante belle prove d’amore di Dio hanno nella loro vita e come si sta bene lì dentro, dove si respira quest’aria divina, dove si respira questa dedizione per il Signore. E dove non c’è spazio per la preoccupazione, vale a dire: si danno da fare, fanno quello che devono, ma senza un’ansietà interiore, senza un’agitazione, senza una paura del domani, senza lo spavento, l’ansia, l’angoscia, l’essere travolti dalle cose da dover fare. Dentro quella casa non sembra di vedere dei criceti impazziti, ma sembra proprio di essere a Betania. In queste case si raccolgono insieme a pregare e la loro mensa è proprio questo bel luogo di comunione.

Noi dobbiamo tanto pregare perché le nostre famiglie possano crescere, possano conoscere, possano gustare questa bella vocazione di essere delle Betanie, dei monasteri laici.

Ecco perché io ho scelto questo testo di Santa Teresa; sì, certo, a uno sguardo superficiale si può dire: “Vabbè, è rivolto alle monache, padre Giorgio ha sbagliato, ha sbagliato i destinatari; pensava di fare le meditazioni alle monache e invece le fa a noi, che siamo laici”. No, non credo di aver sbagliato testo, l’ho fatto proprio coscientemente. Perché la mia speranza è proprio quella di poter usare Santa Teresa per poter parlare alle famiglie, alle vostre famiglie, a voi che siete laici, affinché possiate saper trarre profitto, il profitto maggiore, da questa esperienza di Santa Teresa. Perché anche un monastero è una famiglia, una famiglia diversa dall’essere papà, mamma e figlia, ma pur sempre una famiglia; una famiglia convocata insieme, di persone che neanche si conoscono — di persone che non si conoscevano prima e si conoscono dopo - che non si sono scelte - perché nessuno ha scelto l’altro, l’altra — però hanno scelto Gesù: è questo che le rende uniche.

E guardate, è proprio come dice Santa Teresa: non cadiamo nella pazzia di queste agitazioni, di queste paure. Il Signore, quando noi viviamo la nostra famiglia come a Betania, come monastero laico, ci insegna anche a vincere la superficialità, a vincere la banalità, ad andare oltre certi modi di essere e di fare.

Perché non diamo una bella identità alla nostra famiglia? 
Perché non la facciamo diventare Betania? 
Perché non la pensiamo come un monastero laico?

Queste meditazioni di Santa Teresa diventeranno, per chi lo vuole, un bel programma di vita da Betania.