Beato Serafino Morazzone

Beato Serafino Morazzone

"Il consacrato deve avere u­nicamente il Signore per sua eredità"

Agli appena 185 abitanti della parrocchia a lui affidata si dedicò assiduamente per 49 anni, sostenendoli nella vita di fede e nella devozione all’Eucaristia. Fu un prete di preghiera, carità e servizio agli altri, non si risparmiava mai e a qualunque ora lo chiamassero lui correva. Per i fanciulli diede vita in casa a una scuola elementare gratuita, con la collaborazione del fratello Antonio.

Ebbe grande sollecitudine in favore dei poveri di quel territorio. Tutto ciò che riceveva era destinato ai poveri e agli ammalati, si privò anche del suo materasso per darlo ad un uomo malato e sofferente. Già da vivo ebbe fama di taumaturgo, ma da parte sua attribuiva ogni grazia e guarigione all’intercessione di San Girolamo Emiliani, il cui santuario di Somasca confinava con il territorio parrocchiale.

La morte lo coglie il 13 aprile 1822, e Alessandro Manzoni, che lo ebbe anche come confessore, scriveva commosso dalla morte di don Serafino e lo descrisse così: «Era pio in tutti i suoi pensieri, in tutte le sue parole, in tutte le sue opere: l’amore fervente di Dio e degli uomini era il suo sentimento abituale; la sua cura continua era di fare il suo dovere e la sua idea del dovere era tutto il bene possibile». Il famoso scrittore non fu l'unico fra quanti conobbero "il beato Serafino" - come lo chiamava la gente - a considerarlo un santo sacerdote, come in seguito affermerà anche il Cardinale Arcivescovo di Milano Alfredo Ildefonso Schuster, definendolo “il nostro Curato d’Ars”.