Santa Maria Maddalena de Pazzi

Santa Maria Maddalena de Pazzi
Venite ad amare l’Amore!

Maria Maddalena, al secolo Caterina, nasce a Firenze il 2 aprile 1566.
Nel 1582 Caterina entrò in convento, vestendo l’abito carmelitano, e prendendo un nuovo nome: Maria Maddalena.

Già durante il noviziato fu colpita da una misteriosa e dolorosa malattia. Per i dottori non c’era niente da fare, loro vedevano già le porte del Paradiso aprirsi per la giovane suora. La madre superiora poi, molto premurosa, le permise di fare in anticipo la professione religiosa, per questo la portarono in cappella: era il mattino del 27 maggio 1584, festa della Santissima Trinità.

Subito dopo entrò in estasi molto profonda, che la unì spiritualmente alla Trinità, durante la quale, come lei stessa affermò, aveva offerto a Dio il proprio cuore. Si “risvegliò” tra le lacrime, di consolazione e di gioia, per quello che aveva sperimentato. Maria Maddalena guarì miracolosamente; riprese la propria formazione principalmente con lo studio della Scrittura (i Vangeli in particolare), dei Padri della Chiesa (in primis S. Agostino), e gli scritti dei Santi (con un posto d’onore per S. Caterina da Siena).

Quella prima esperienza soprannaturale non rimase isolata, infatti i fenomeni estatici continuarono in modo impressionante anche in seguito. L’8 giugno 1584 vide il dramma della Passione del Cristo; due giorni dopo scambiò il proprio cuore con quello di Gesù, il 28 giugno ricevette le stigmate e alcuni giorni dopo, il 6 luglio, la corona di spine. Nell’aprile dell’anno seguente ricevette dal Cristo un anello, simbolo delle nozze mistiche. Questi rapimenti, puro dono di Dio, avvenivano non solo durante la preghiera ma anche durante altre attività, come affermarono i testimoni.

Durante i momenti di estasi Maria Maddalena afferma di “essere sposa e non serva” di Dio, e di agire nell’alleanza sponsale con il Signore, ricca di un amore puro e senza alcuna contropartita, come quello del Figlio.

Decide di dedicarsi alla formazione delle novizie, diventandone il punto di riferimento. “Venite ad amare l’Amore!”, chiede alle consorelle, esortandole a diffondere l’annuncio dell’amore di Dio per ogni creatura. Poco dopo, però, si ammala gravemente di tubercolosi: per tre anni patisce atroci sofferenze che la costringono a ritirarsi dalla vita attiva della comunità e a immergersi totalmente nel “nudo patire”, per amore di Dio. 

La morte la coglie il 25 maggio 1607, a soli 41 anni. Ma la sua fama di santità si è già sparsa e nemmeno vent’anni dopo, nel 1626, Papa Urbano VIII la proclama Beata. Sarà poi Clemente IX a canonizzarla, il 28 aprile 1669. Oggi le sue spoglie riposano nel Monastero a lei dedicato, situato nel quartiere Careggi di Firenze.