Beata l'anima che può seguire il Signore Gesù

Isacco della Stella (? - ca 1171)
monaco cistercense

"Se qualcuno vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”

Carissimi fratelli, beata l'anima che può seguire il Signore Gesù in tutto “dovunque vada” (Ap.14,4). Sale nel riposo della contemplazione, serenamente occupata a vedere “che Egli è Dio”(Sal.45,11) e scende attraverso l'esercizio della carità, seguendolo fino ad abbassarsi nel servizio, amando la povertà, sopportando la fame, la sete, la fatica, il lavoro, il pianto, la preghiera, la compassione ed infine la Passione. Cristo è venuto infatti, per obbedire fino alla morte, per servire e non per essere servito, per dare non oro o argento, ma il suo insegnamento e la sua assistenza e la sua vita per molti (Mc 10,45).

Questo dunque, fratelli, sia il modello della nostra vita, perché questa è la regola della santa condotta: con Cristo, col pensiero e il desiderio, vivere nella patria eterna; per Cristo non rifiutare alcun servizio di carità in questo duro esilio terreno. 

Seguendo Cristo nell'ascesa verso il Padre, lasciamoci ridurre, semplificare, unificare nel riposo della meditazione: seguendo Cristo nella discesa verso il fratello, lasciamoci aprire agli altri per condividere, dividere,“ facendoci tutto a tutti” (1Cor 9,22). Non disprezzare nulla che riguarda Cristo, non occuparsi di nulla che non sia per Cristo: avere sete di Lui solo, dedicarsi a Lui solo, dove c'è solo Cristo; mettersi volentieri al servizio di tutti, là dove la sua presenza si moltiplica (Mt 25,35).


La mia casa si riempia

La Divina Liturgia di san Basilio (4° secolo)

“Esci per le strade e lungo le siepi, … perché la mia casa si riempia”

Santo, santo, sei veramente Santo, Signore nostro Dio, non c’è limite alla grandezza della tua santità: hai disposto ogni cosa con diritto e giustizia. Hai fatto l’uomo con la terra, l’hai onorato con l’immagine stessa di Dio, l’hai posto in un Paradiso di delizie con la promessa, se avesse osservato i tuoi comandi, dell’immortalità e della gioia dei beni eterni. 

Ma egli ha trasgredito il tuo comando, Dio Vero, e, sedotto dall’astuzia del serpente, vittima del suo peccato, si è sottoposto alla morte. Giustamente fu da te cacciato dal Paradiso nel mondo, rimandato alla terra da cui era stato tratto. Ma tu in Cristo hai disposto per essi la salvezza con una nuova nascita, poiché non hai rigettato per sempre la creatura che nella tua bontà avevi creata; in molti modi hai vegliato su di lei nella grandezza della tua misericordia. Hai inviato i profeti, hai fatto miracoli attraverso santi che ad ogni generazione ti furono cari; hai dato la Legge per venire in nostro aiuto; hai stabilito gli angeli a nostra custodia.

E quando venne la pienezza dei tempi, ci hai parlato nel tuo Figlio unigenito, per mezzo del quale hai creato l’universo; è lo splendore della tua gloria e l’immagine della tua natura; sostiene tutto con la potenza della sua parola; non ha tenuto per sé come tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma Dio da tutta l’eternità è venuto sulla terra, si è fatto uomo, ha preso carne dalla Vergine Maria, accettando la condizione di servo, assumendo il nostro corpo mortale, per darci il suo corpo glorioso (Eb 1,2-3; Fil 2,6-7; 3,21).

E come per l’uomo il peccato era entrato nel mondo, e con il peccato la morte, è piaciuto, o Padre, al tuo unico Figlio, che era dall’eternità nel tuo seno, nato da donna, condannare il peccato nella sua carne, affinché coloro che muoiono in Adamo abbiano la vita in Cristo (Rom 5,12; 8,3). Venendo nel mondo, ci ha dato la salvezza, ci ha distolti dall’errore degli idoli, guidati a conoscere te, Dio vero. Così ci ha attratti a lui come popolo eletto, sacerdozio regale, nazione santa (1Pt 2,9).



Nella Tua misericordia ci dai la vita eterna!

Santa Faustina Kowalska (1905-1938)
religiosa

Dio, che per la Tua misericordia hai degnato di chiamare il genere umano dal nulla all'esistenza, l'hai riempito della pienezza della natura e della grazia. Ma ancora pareva troppo poco alla Tua bontà. Tu Signore, nella Tua misericordia, ci dai la vita eterna. Tu ci ammetti alla Tua felicità eterna e ci fai partecipare alla Tua vita interiore e lo fai solo per via della Tua misericordia. Tu ci riempi così della Tua grazia, solo perché sei buono e pieno d'amore. Non eravamo affatto necessari alla Tua felicità, Signore, ma Tu vuoi condividere la Tua stessa felicità con noi.

Ma l'uomo non ha resistito alla prova; potresti punirlo come gli angeli, respingendolo per l'eternità, ma qui appare la Tua misericordia e le Tue viscere si sono mosse a grande pietà e hai promesso di ristabilire Tu stesso la nostra salvezza. È per l'abisso inconcepibile della Tua pietà che non ci hai puniti come meritavamo; sia lodata la Tua misericordia, o Signore; la loderemo per tutti i secoli. Gli angeli sono rimasti stupiti dalla grandezza della misericordia che hai mostrato agli uomini.


I vari gradi di perfezione

San Giovanni Cassiano (ca 360-435)
fondatore di monastero a Marsiglia

La Scrittura chiama il nostro libero arbitrio a diversi gradi di perfezione, secondo lo stato e la misura di ogni singola anima. Era impossibile infatti proporre a tutti uniformemente la stessa corona di santità, perché non tutti hanno la stessa virtù, né la stessa volontà, né lo stesso fervore. La parola divina presenta dunque, per così dire, vari gradi e misure di perfezione.

Ne abbiamo il segno evidente nella varietà delle beatitudini evangeliche. Beati, si dice, coloro a cui appartiene il regno dei cieli; beati coloro che possederanno la terra; beati coloro che saranno consolati; beati coloro che saranno saziati! 

Noi crediamo, tuttavia, che c'è differenza tra l'abitare i cieli e possedere la terra, qualunque essa sia; tra la consolazione e la pienezza e sazietà della giustizia; che la distanza è grande tra coloro che riceveranno misericordia e coloro che meritano di godere della gloriosissima visione di Dio: "Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore di un'altra stella. Così è per la risurrezione dei morti" (1 Cor 15, 41-42)

Vedete dunque, la perfezione comporta diversi gradi. "Ci sono molte dimore nella casa di mio Padre", dice il Salvatore (Gv 14,2). Tutte le stelle brillano nel cielo; tuttavia, tra lo splendore del sole, della luna, di Venere e delle altre stelle, c'è molta distanza.


Sant'Alfonso Rodriguez

Sant'Alfonso Rodriguez

Nell’isola di Palma di Maiorca, sant’Alfonso Rodríguez, che, perduti la moglie, i figli e tutti i suoi beni, fu accolto come religioso nella Compagnia di Gesù, dove svolse per molti anni la mansione di portinaio nel Collegio, divenendo un esempio di umiltà, obbedienza e costanza nel sacrificio.

Sant'Alfonso Rodriguez


Chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato

San Gregorio Magno (ca 540-604)
papa, dottore della Chiesa

Ci capita di fare uno sforzo per avanzare nella virtù e riceviamo certe grazie; ma alcune altre ci sono negate ed eccoci in una prostrazione profonda.

In effetti, nessun uomo può conseguire tutta la virtù che desidera, perché Dio onnipotente, che scruta i cuori, pone un limite anche al progresso spirituale, così che, di fronte all'incapacità di raggiungere la meta dei suoi sforzi, l'uomo non possa vantarsi di ciò che può realizzare. Ecco perché anche lui, il grande predicatore, che era stato trasportato al terzo cielo e aveva penetrato i segreti del paradiso, dopo questa rivelazione non fu in grado di vivere in pace e al riparo dalla tentazione.

Ma poiché Dio onnipotente ha stabilito per l'uomo dei limiti che non possono essere superati, se da un lato ha elevato il predicatore alla conoscenza delle cose celesti, dall'altro lo ha riportato alle sofferenze della sua debolezza. Affinché Paolo, scoprendo la misura delle sue capacità, nel momento in cui tentava senza successo di godere una serena tranquillità, non fosse trascinato dall'orgoglio fuori di sé e fosse costretto, nell'umiltà, a tornare sempre ai propri limiti.



La pace nel tormento!

Giovanni Taulero (ca 1300-1361)
domenicano a Strasburgo

"Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto!"

Gerusalemme era una città di pace, ma anche simbolo di tormento, poiché Gesù vi ha sofferto moltissimo e lì è morto fra immensi dolori. E' in questa città che gli dobbiamo essere testimoni, e non a parole, ma in verità, con la nostra vita, imitandolo per quanto possiamo. 

Molti sarebbero volentieri testimoni di Dio nella pace, a condizione che tutto vada secondo quanto desiderano. Sarebbero volentieri santi, a condizione che non ci sia nulla di difficile nell'esercizio e nell'ascesa alla santità. Vorrebbero gustare, desiderare e conoscere le dolcezze divine, senza passare in alcuna amarezza, pena e desolazione. 

Quando arrivano loro forti tentazioni, tenebre, quando non sentono più Dio e la sua vicinanza, e si sentono abbandonati dentro e fuori, allora cedono, tornano indietro e non sono pertanto veri testimoni.

Tutti cercano la pace. Dovunque, con azioni e in ogni modo, si cerca la pace. Oh! Potessimo liberarci di questa ricerca e cercare, noi, la pace nel tormento! Là solamente nasce la vera pace, quella che resta e non finisce. Cerchiamo la pace nel tormento, la gioia nella tristezza, la semplicità nella molteplicità, la consolazione nell'amarezza; è così che diventeremo testimoni di Dio.


Chiamò a sé quelli che stessero con lui


In quei giorni Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni. (Mc 3,12-13)



Essere lievito, essere utile al prossimo.

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407)
sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa

C’è nulla di peggio di un cristiano che non si cura della salvezza degli altri? 
Non puoi qui tirar fuori la povertà; infatti quella donnetta che mise le due monetine ti accuserà (Mc 12,48). Anche Pietro diceva al paralitico: Non ho né argento né oro (At 3,6). Così Paolo era talmente povero da patire spesso la fame e mancare del cibo necessario. Non puoi mettere avanti la tua umile condizione; gli apostoli infatti erano umili e di basse origini. Non puoi addurre il pretesto dell’ignoranza; anche loro erano illetterati. Anche tu fossi schiavo o fuggiasco, puoi sempre fare ciò che dipende da te. Così era la situazione di Onesimo di cui Paolo fa l’elogio (Fil; Col 4,9). Non puoi obiettare che sei debole; così era anche Timoteo. Chiunque può essere utile al prossimo, se vuole compiere la sua parte.

Non vedete gli alberi delle foreste, come sono rigogliosi, come sono belli, sviluppati, snelli e alti? Ma se avessimo un orto vorremmo avere melograni e ulivi fecondi piuttosto che quelli sterili. Così sono coloro che vedono soltanto i propri interessi.

Se il lievito mescolato alla farina non porterà tutto a fermentazione, è davvero lievito? E che dire di un profumo che non investa quanti si accostano? Lo si chiamerà ancora profumo? E non dire che è impossibile influenzare gli altri al bene, perché, se sei cristiano, è impossibile che qualcosa non si trasmetta; fa parte della natura stessa del cristiano. Dire che un cristiano non può essere utile al prossimo è come negare al sole la possibilità di illuminare e riscaldare.


Donna, sei libera dalla tua infermità

San Gregorio Magno (ca 540-604)
papa, dottore della Chiesa

Gesù insegnava in una sinagoga il giorno di sabato. C'era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Il peccatore, preoccupato delle cose della terra e non cercando quelle del cielo, è incapace di guardare verso l'alto: siccome segue i desideri che lo spingono verso il basso, la sua anima, perdendo la sua rettitudine, s'incurva, e non vede più che ciò a cui pensa continuamente. Tornate nel vostro cuore, fratelli carissimi, ed esaminate continuamente i pensieri che non cessano di girare nella vostra mente. Uno pensa agli onori, l'altro al denaro, un altro ancora ad aumentare le sue proprietà. Tutte queste cose sono basse, e quando lo spirito ne è investito, s'incurva perdendo la sua rettitudine. E poiché non si raddrizza per desiderare i beni dell'alto, egli è come la donna curva che non può assolutamente guardare verso l'alto.

Il salmista ha descritto molto bene la nostra situazione quando ha detto di se stesso, come simbolo di tutto il genere umano: "Sono curvo e accasciato, triste mi aggiro tutto il giorno" (Sal 38,7). Egli considerava che l'uomo, anche se creato per contemplare la luce dall'alto, è stato scacciato dal paradiso per colpa dei suoi peccati e, per conseguenza, le tenebre regnano nella sua anima, facendogli perdere il gusto delle cose dell'alto e portano la sua attenzione verso le cose del basso. Se l'uomo, perdendo di vista le cose del Cielo, pensasse solo alle necessità di questo mondo, sarebbe senza dubbio curvo e umiliato, ma non "all'eccesso". Però, se non solo le necessità fanno scendere i suoi pensieri, ma anche il piacere proibito lo butta a terra, egli non è solamente curvo, ma "curvo all'eccesso".


Gesù presente nel Santissimo Sacramento

Gesù presente nel Santissimo Sacramento

Gesú in mezzo a noi nel Santissimo Sacramento.

Quale gioia dovremmo provare di trovarci in una casa, in cui abita Gesú Cristo.
Eppure chi direbbe che noi stimiamo questa nostra fortuna? Lo visitiamo spesso?
Lo consultiamo nei nostri dubbi? Ricorriamo a Lui nelle nostre necessità?
Invece di lagnarci e mormorare, perché non portiamo dinanzi a Lui le nostre preoccupazioni? In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete (Gv 1, 26).

San Claudio La Colombiere.




Cercate anzitutto il regno di Dio.

Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179)
badessa benedettina e dottore della Chiesa

Con armonia, l'amore dà a ogni cosa la sua giusta misura. Per il vero amore, tutto divino, esiste un bene più prezioso, più desiderabile di ogni altra cosa. Tutti coloro che lo cercano li attira a sé, li riunisce attorno a sé. Nella sua giustizia, apprezza i meriti dei desideri celesti, quelli dei lamenti spirituali, la cui ispirazione è divina, così come le opere di chi si fortifica nell'amore di Dio. Ciò è evidente per coloro che amano Dio con amore perfetto: "Io, il Signore, scruto la mente, saggio i cuori, per dare a ciascuno secondo la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni" (Ger 17,10)

I veri innamorati di Dio non devono cercare sotto falsi pretesti nessun altro se non Lui. Essi respingono ogni suggerimento della propria concupiscenza e cupidigia che li spingerebbe verso un altro oggetto. Ahimè, troppo spesso l'uomo vecchio cerca e soddisfa i propri desideri, come ha dimostrato la tentazione di Adamo. Tuttavia, non può servire sia Dio che il diavolo, poiché il diavolo odia ciò che Dio ama e viceversa. Così è per l'uomo: la carne gioisce nel peccato mentre l'anima ha sete di giustizia; ecco perché la lotta tra di esse è così aspra. L'opera dell'uomo, in questo combattimento, si sfinisce, perché il servo è costretto a servire il suo padrone. Sia che la carne sottometta l'anima al peccato, sia che l'anima assoggetti la carne e compia il bene.

Quando l'uomo segue il desiderio della propria anima per amore di Dio, rinuncia a se stesso e vive come straniero su questa terra. Quando si è convertito al bene e le sue ferite sono lavate nel sangue dell’Agnello, le schiere angeliche, vista questa guarigione, cantano le lodi del Dio meraviglioso. L'uomo che teme Dio e lo ama presti attenzione a queste parole!


L'ascolterò, perché io sono pietoso.

io l'ascolterò, perché io sono pietoso

Es 22, 20-26
Dal libro dell'Èsodo

Così dice il Signore:
« … quando invocherà da me l'aiuto, io darò ascolto al suo grido. … Quando griderà verso di me, io l'ascolterò, perché io sono pietoso».


io sono pietoso




Beata Eugenia Ravasco

Beata Eugenia Ravasco
"Consacrarsi a fare il bene, per amore del Cuore di Gesù"

Vergine, che fondò l'Istituto delle Suore Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, alle cui cure affidò l'educazione della gioventù femminile e la dedizione alle necessità dei malati e dei bambini.

Beata Eugenia Ravasco

Bruciare del desiderio del bene altrui, specie della gioventù, e vivere abbandonata in Dio e nelle mani di Maria Immacolata.


Partecipi della risurrezione di Cristo

San Leone Magno ( - ca 461)
papa e dottore della Chiesa

"Se non vi convertite"

Dobbiamo compiere ogni sforzo per trovarci partecipi della risurrezione di Cristo, passando così dalla morte alla vita mentre siamo ancora in questo corpo. Per chiunque passi da un modo di vivere a un altro, qualunque sia la sua trasformazione, si tratta della fine di ciò che si era e dell’inizio di ciò che non si era. Fondamentale, però, è conoscere per chi si vive o si muore: perché vi è una morte che è fonte di vita, e una vita che è causa di morte.

E solo nel tempo presente si può scegliere l'una o l'altra: è dalle azioni compiute quaggiù che dipende una differente retribuzione per l'eternità. Si deve perciò morire al diavolo e vivere per Dio; venir meno al male per risorgere alla giustizia. Scompaia l'uomo vecchio, perché sorga l'uomo nuovo. E poiché, come dice la stessa Verità, nessuno può servire a due padroni (Mt 6,24), prendiamo per padrone non colui che fa cadere chi è in piedi per rovinarlo, ma piuttosto colui che fa rialzare chi è caduto per portarlo alla gloria.

Colui che fa rialzare chi è caduto, per portarlo alla gloria.


Quindici minuti con Gesù

Sant'Antonio Maria Claret

Scritto da Sant'Antonio Maria Claret.

Non è necessario, figlio mio, sapere molto per farmi piacere. Basta che tu abbia fede e che ami con fervore. Se vuoi farmi piacere ancora di più, confida in me di più, se vuoi farmi piacere immensamente, confida in me immensamente. Allora parlami come parleresti con il più intimo dei tuoi amici, come parleresti con tua madre o tuo fratello.

VUOI FARMI UNA SUPPLICA IN FAVORE DI QUALCUNO?

Dimmi il suo nome, sia quello dei tuoi genitori, dei tuoi fratelli o amici, o di qualche persona a te raccomandata… Dimmi subito cosa vuoi che faccia adesso per loro. L’ho promesso: “chiedete e vi sarà dato. Chi chiede ottiene” Chiedi molto, molto. Non esitare nel chiedere. Ma chiedi con fede perché io ho dato la mia parola: “Se aveste fede quanto un granellino di senape potreste dire al monte: levati e gettati nel mare ed esso ascolterebbe. Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato”. Mi piacciono i cuori generosi che in certi momenti sono capaci di dimenticare se stessi per pensare alle necessità degli altri. Così fece mia Madre a Cana in favore degli sposi quando nella festa dello sposalizio è venuto a mancare il vino. Mi chiese un miracolo e l’ottenne. Così fece anche quella donna cananea che mi chiese di liberare la figlia dal demonio, ed ottenne questa grazia specialissima.

Parlami dunque, con la semplicità dei poveri, di chi vuoi consolare, dei malati che vedi soffrire, dei traviati che vorresti tornassero sulla retta via, degli amici che si sono allontanati e che vorresti vedere ancora accanto a te, dei matrimoni disuniti per i quali vorresti la pace. Ricorda Marta e Maria quando mi supplicarono per il fratello Lazzaro ed ottennero la sua risurrezione. Ricorda Santa Monica che, dopo avermi pregato durante trent’anni per la conversione del figlio, grande peccatore, ottenne la sua conversione e diventò il grande Sant’Agostino. Non dimenticare Tobia e sua moglie che con le loro preghiere ottennero fosse loro inviato l‘Arcangelo Raffaele per difendere il figlio in viaggio, liberandolo dai pericoli e dal demonio, per poi farlo ritornare ricco e felice affianco dei suoi familiari. Dimmi anche una sola parola per molte persone, ma che sia una parola d’amico, una parola del cuore e fervente. Ricordami che ho promesso: “Tutto è possibile per chi crede. Il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano! Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo concederà”.

E PER TE HAI BISOGNO DI QUALCHE GRAZIA?

Se vuoi farmi una lista delle tue necessità e vieni a leggerle in mia presenza; ricorda il caso del mio servo Salomone, mi chiese la saggezza e gli fu concessa in abbondanza. Non dimenticare Giuditta che implorò grande coraggio e l’ottenne. Tieni presente Giacobbe che mi chiese prosperità (promettendomi di dare in opere buone la decima parte di quanto avesse avuto) e gli fu concesso molto, generosamente, tutto quello che desiderava e ancor di più. Sara mi pregò ed io allontanai il demonio che la tormentava. Magdalena pregò con fede e la liberai dalle brutte abitudini. Zaccheo con la preghiera si liberò dal dannoso attaccamento al denaro e si trasformò in uomo generoso.

E tu. . . cosa vuoi che ti conceda? Dimmi sinceramente se sei orgoglioso, se ami la sensualità e la pigrizia, Che sei egoista, incostante. Che trascuri i tuoi doveri. Che giudichi severamente il tuo prossimo, dimenticando la mia proibizione: “non giudicate per non essere giudicati; non con dannate e non sarete condannati”. Dimmi se parli senza carità degli altri. Che ti preoccupi di più di quello che pensano gli altri di te che di quello che “pensa Dio”. Che ti lasci dominare dalla tristezza e dal malumore. Che rifiuti la tua vita, la tua povertà, i tuoi mali, il tuo lavoro, il modo come ti trattano, dimenticando quello che dice il Libro Santo: “Dio dispone tutte le cose per il bene di quelli che lo amano”. Dimmi se hai l’abitudine di dire bugie, che non domini il tuo sguardo ne la tua immaginazione, che preghi poco senza fervore, che le tue confessioni sono fatte senza dolore e senza l’intenzione di evitare poi le occasioni di peccato, e per questo cadi sempre nelle stesse mancanze. Che la messa la segui male e le comunioni le fai senza preparazione e con poche azioni di grazia. Che sei pigro ed hai paura dell’apostolato. Che qualche volta passi alcuni giorni senza leggere neanche una pagina della Bibbia…

Ed io ti ricorderò i miei insegnamenti che porteranno una trasformazione totale nella tua vita. Ti dirò ancora: “Dio umilia gli orgogliosi ma gli umili colma di grazie…”. “Se trascuri i piccoli doveri trascurerai anche quelli grandi. Di ogni parola dannosa che uscirà dalla vostra bocca dovrete renderne conto il giorno del giudizio. Beati quelli che ascoltano la parola del Signore e la mettono in pratica”. Non ti vergognare, povera anima! Ci sono in cielo molti giusti e tanti santi di prim’ordine che hanno avuto gli stessi tuoi difetti. Ma pregarono con umiltà e poco a poco si sono liberati di essi. Perché “non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” e perché “Dio non rifiuta mai un cuore umiliato e pentito. Il miglior dono per Dio è un cuore pentito”. E non esitare neanche nel chiedermi beni spirituali e materiali, Salute, memoria, simpatia, successo nel lavoro, negli studi e negli affari. Andare d’accordo con tutte le persone. Nuove idee per i tuoi affari, amicizie che ti siano utili, buon carattere, pazienza, allegria, generosità, amore per Dio, odio al peccato… Tutto questo posso darti e ti dà, e desidero che tu mi chieda, sempre e quando favorisca ed aiuti la tua santità e non si opponga ad essa. Ma in tutto devi sempre ripetere la mia preghiera nell’orto: il Padre, non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi Tu’ Perché molte volte quel che chiede una persona non conviene per la sua salvezza, ed allora nostro Padre gli concede altri doni che gli faranno maggior bene.

E PER OGGI?

Che ti occorre? Cosa posso fare per il tuo bene? Se tu sapessi il desiderio che ho di favorirti. Ho dato da mangiare a cinquemila persone con solo cinque pani, perché ho visto che ne avevano bisogno. Ho calmato la tempesta quando gli apostoli mi svegliarono. Ho risuscitato la figlia di Giairo quando suo padre mi chiese di farlo. Anche tu dovrai ripetere col profeta: “Chi si è rivolto al Signore e non è stato ascoltato?”.

HAI ADESSO FRA LE MANI QUALCHE PROGETTO?

Raccontami nei dettagli. Cosa ti preoccupa? Cosa pensi di fare? Cosa vuoi? Come posso aiutarti? Magari ricordi sempre la frase del salmista: “Quel che ci porta al successo non sono i nostri affanni. Quel che ci porta al successo è la benedizione di Dio. Raccomandati a Dio nelle tue preoccupazioni e vedrai realizzarsi i tuoi buoni desideri” Gli israeliti desideravano occupare a terra pro messa. Mi supplicarono e lo concessi; David voleva vincere Golia, Mi pregò e l’ottenne; i miei apostoli volevano che aumentassi la loro fede, Mi chiesero questo favore e lo concessi con enorme generosità. E tu… cosa vuoi che ti conceda?

COSA POSSO FARE PER I TUOI AMICI?

Cosa posso fare per i tuoi superiori, per le persone che vivono nella tua casa, nel tuo quartiere, che trovi nel tuo cammino, per le persone delle quali dovrai rendere conto il giorno del giudizio? Geremia pregò per la città di Gerusalemme e Dio la colmò di benedizioni, Daniele pregava per i suoi connazionali ed ottenne che diminuissero molte loro pene. E tu, cosa mi chiedi per i tuoi vicini di casa, per il tuo quartiere, per la tua regione, per la tua patria.

E PER I TUOI GENITORI?

Se sono già morti ricorda che “è una opera santa e buona pregare Dio per i morti, perché riposino dalle loro pene”. E se sono ancora viventi, cosa vuoi per loro? Più pazienza nelle loro pene, nei loro problemi di salute? Un carattere piacevole? Comprensione in famiglia? Le preghiere di un figlio non possono essere respinte da chi, a Nazareth, per trent’anni è stato esempio di amore filiale.

C’È QUALCHE FAMILIARE CHE HA BISOGNO DI QUALCHE FAVORE?

Prega per lui o per lei e io farò della tua famiglia un tempio d’amore e conforto, e verserò a mani piene sui tuoi familiari le grazie e gli aiuti necessari per essere felici nel tempo e nell’eternità.

E PER ME?

Non desideri da me grazia e amicizia? Non vorresti fare del bene al tuo prossimo, ai tuoi amici, a chi ami forse molto, ma che vivono lontani dalla religione o non la praticano nel modo giusto? Sono padrone dei cuori che, rispettando la loro libertà, porto dolcemente verso la santità e l’amore di Dio. Ma ho bisogno di persone che preghino per loro. Nel Vangelo ho lasciato questa promessa: “Il Padre vostro celeste darà lo spirito santo a coloro che glielo chiedono” Chiedimi per i tuoi familiari quel buon spirito, che si ricordino dell’eternità che li aspetta, di prepararsi un buon tesoro in cielo facendo in questa vita moltissime opere buone e pregando ininterrottamente, lavorando per la salvezza della tua famiglia e degli altri non dimenticare mai la stupenda promessa del profeta: “coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre”.

SEI FORSE TRISTE O DI MALUMORE?

Raccontami. Raccontami, anima sconsolata, le tue tristezze in ogni dettaglio. Chi ti ha ferito? Chi ha ferito il tuo amor proprio? Chi ti ha disprezzato? Dimmi se ti va male nel tuo lavoro e io ti dirò le cause del tuo insuccesso. Non vorresti che mi occupassi di qualcosa per te? Avvicinati al mio cuore che ha un balsamo efficace per tutte le ferite del tuo. Raccontami tutto e in breve mi dirai che, come Me, tutto perdoni e tutto dimentichi, perché “le pene di questa vita non sono comparabili con l’immensa gioia che ci attende quale premio nell’eternità”. Senti l’indifferenza di persone che prima ti hanno voluto bene ma che ora ti dimenticano e si allontanano da te senza motivo? Prega per loro, Il mio amico Giobbe pregò per quelli che con lui sono stati ingrati, e la bontà divina li perdonò, e li fece tornare alla sua amicizia.

VUOI RACCONTARMI QUALCHE GIOIA?

Perché non mi fai partecipe di essa, come buon amico? Raccontami quello che da ieri o dalla tua ultima visita a Me ha consolato e ha fatto sorridere il tuo cuore. Forse hai avuto gradevoli sorprese. Magari sono sparite certe angosce o paure per il futuro. Hai superato qualche ostacolo, oppure, sei uscito da qualche difficoltà impellente? Tutto questo è opera mia, lo ti ho procurato tutto questo. Quanto mi rallegrano i cuori grati che, come il lebbroso guarito, tornano per ringraziare, ma molto mi rattristano gli ingrati che, come i nove lebbrosi del Vangelo, non tornano per ringraziare per i benefici ricevuti. Ricorda che “chi ringrazia per un beneficio ottiene che gli si concedano degli altri”. Dimmi sempre un “grazie” con tutto il cuore.

E POI… NON HAI QUALCHE PROMESSA DA FARMI?

Già lo sai che leggo nel fondo del tuo cuore. Gli umani si ingannano facilmente. Dio no. Parlami allora con sincerità. Hai il fermo proposito di non esporti più a quella occasione di peccato? Di privarti di quel giornale, rivista, film, programma televisivo che danneggia la tua anima? Di non leggere quel libro che ha eccitato la tua immaginazione? Di non trattare quella persona che ha turbato la pace della tua anima? Di stare in silenzio quando senti che arriva la collera? Perché “gli imprudenti dicono quello che sentono dentro di se quando sono di malumore, ma i prudenti rimangono sempre in silenzio quando sono di malumore, e sanno dissimulare le offese ricevute”. Vuoi fare il buon proposito di non parlare male di nessuno, anche quando credi che quel che dici è verità? Di non lamentarti perché è dura la vita? Di offrirmi le tue sofferenze in silenzio invece di andare in giro rinnegando le tue pene? Di lasciare ogni giorno un piccolo spazio per leggere qualche cosa che ti sia di profitto, specialmente la Bibbia? Così diranno anche dite: “ascolta la parola di Dio e la mette in pratica, sarà come una casa costruita sulla roccia, non crollerà “. Sarai ancora amabile con le persone che ti hanno trattato male? Avrai da ora in poi un volto allegro ed un sorriso amabile? Anche con quelli che non hanno molta simpatia per te? Ricorda le mie parole: “Se saluti solo quelli che ti amano, che merito ne hai? Anche i cattivi fanno così. Perdona e sarai perdonato. Un volto amabile rallegra i cuori degli altri”.

E ADESSO RITORNA ALLE TUE OCCUPAZIONI…

Ma non dimenticare questi quindici minuti di gradevole conversazione che abbiamo avuto qui nella solitudine del santuario. Conserva più che puoi il silenzio, la modestia e la carità con il prossimo. Ama mia Madre, che è anche Madre tua. Ricorda che essere buon devoto della Vergine Maria è segno di sicura salvezza.



Sant'Antonio Maria Claret

Sant'Antonio Maria Claret

Sant'Antonio Maria Claret ricevette la straordinaria grazia della conservazione delle specie sacramentali nel suo petto il 26 agosto 1861, portando così con sé Gesù Eucaristia giorno e notte. Durante la preghiera nella chiesa del Rosario a La Granja, il santo arcivescovo visse un'intensa esperienza eucaristica che gli permise di custodire la presenza reale di Gesù nel proprio petto in modo permanente.

Quetse le sue parole: «Il 26 agosto 1861, trovandomi in orazione nella Chiesa del Rosario, alla Granja, alle sette di sera, il Signore mi concesse la grazia grande della conservazione delle specie sacramentali, e avere giorno e notte il Santissimo Sacramento nel petto; ragion per cui io debbo stare sempre raccolto e interiormente devoto; in più debbo pregare e far fronte a tutti i mali della Spagna, così come mi ha detto il Signore. Glorificate et portate Deum in corpore vestro. (1 Cor. 6,20)». 

«Il 16 maggio 1862  durante la Messa, Gesù mi ha detto che mi ha concesso questa grazia di restare dentro di me sacramentalmente»

Vescovo: ordinato sacerdote, per molti anni percorse la regione della Catalogna in Spagna predicando al popolo; istituì la Società dei Missionari Figli del Cuore Immacolato della Beata Maria Vergine e, divenuto vescovo di Santiago nell’isola di Cuba, si adoperò con grande merito per la salvezza delle anime. Tornato in Spagna, sostenne ancora molte fatiche per la Chiesa, morendo infine esule tra i monaci cistercensi di Fontfroide vicino a Narbonne nella Francia meridionale.

Famoso il suo libro "Quindici minuti con Gesù"

Vi lascio la pace, vi do la mia pace

Dionigi il Certosino (1402-1471)
monaco

“Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra?” 
Come se Cristo dicesse: “Non pensate che io sia venuto a dare agli uomini la pace secondo la carne, la pace secondo questo mondo, la pace cioè senza nessuna regola, e che li farebbe vivere in accordo con il male e assicurerebbe loro la prosperità su questa terra. No, vi dico, non sono venuto a portare una pace di questo genere, ma la divisione, una buona e salutare separazione degli spiriti e anche dei corpi. 

Così, perché coloro che amano Dio e cercano la pace interiore, coloro che credono in me, si troveranno naturalmente in disaccordo con i malvagi; si separeranno da coloro che provano a distoglierli dal progresso spirituale a dalla purezza dell'amore divino, o che si sforzano di crear loro difficoltà”.

Dunque la pace spirituale, la pace interiore, la buona pace, è la tranquillità dell'anima in Dio, e la concordia secondo l'ordine giusto. Cristo è venuto a portare questa pace prima di ogni altra cosa. La pace interiore che trova la sua sorgente nell'amore. Consiste in una gioia inalterabile dell'anima che è in Dio. La chiamiamo pace del cuore. È l'inizio e un assaggio della pace dei santi che sono nella patria, della pace dell'eternità.


San Giovanni Paolo II

San Giovanni Paolo II

« Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera! Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! »

Ecco il sommo sacerdote che nella sua vita piacque a Dio. * Il Signore lo ha reso grande * in mezzo al suo popolo. (Sir 50, 1; 44, 16.22)

(Papa dal 22/10/1978 al 02/04/2005).
Primo papa polacco e primo pontefice non italiano dopo Adriano VI, portò nel suo ministero l'esperienza della Polonia oppressa prima dal nazismo e poi dal comunismo. Partecipò al Concilio Vaticano II come vescovo e ne promosse l'attuazione durante il pontificato. 

Instancabile annunciatore del Vangelo, compì numerosi viaggi apostolici nei cinque continenti, sostenendo la libertà dei popoli, la pace e la dignità della persona umana. 
Il suo magistero, espresso in importanti encicliche come 'Redemptor hominis', 'Laborem exercens', 'Veritatis splendor' ed 'Evangelium vitae', affrontò le grandi questioni spirituali, sociali e morali del mondo contemporaneo. 
Promosse il dialogo ecumenico e interreligioso, con gesti significativi come l'incontro di Assisi del 1986 e la preghiera al Muro Occidentale di Gerusalemme. Dedicò particolare attenzione ai giovani, istituendo le Giornate Mondiali della Gioventù. 

Il 13 maggio 1981 sopravvisse a un grave attentato in Piazza San Pietro. Negli ultimi anni affrontò pubblicamente una progressiva debilitazione fisica. Morì il 2 aprile 2005, dopo aver accompagnato la Chiesa nel terzo millennio. Beatificato da Benedetto XVI il 1° maggio 2011 e canonizzato da Francesco il 27 aprile 2014, riposa nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

Non siamo meritevoli delle grazie che chiediamo

       Beata Maria Candida della Eucaristia, ascoltando i tuoi colloqui con Gesù Sacramentato è essere presenti con Maria Maddalena ai piedi di Gesù, ascoltando la sua parola, il suo insegnamento.
       Ti chiedo, per carità, di impetrare per tutti l'amore ardente a Gesù Sacramentato, di compiere fedelmente la sua volontà e il nostro dovere, e di abbandonarci e uniformarci alle disposizioni della Divina Provvidenza.
       Ti raccomando tutte le necessità del nostro corpo e della nostra anima, ti raccomando la nostra famiglia e il mondo intero.
       Prega per noi per ottenere il discernimento di come comportarci in ogni circostanza in cui ci troviamo.
       
       Beata Maria Candida della Eucaristia, aiutaci a perdonare e implora perdono per noi a causa dei nostri peccati, in pensieri, parole, opere ed omissioni. 
       Prega per noi affinchè per grazia veniamo trasfigurati, uniti a Gesù penitente, diventando nuove creature a somiglianza di Dio. 
       Ottienici lo Spirito di pentimento e riparazione, ottienici lo Spirito di penitenza e di mortificazione per amore di Gesù.
       Ottienici la grazia di sempre adorare, lodare, ringraziare e benedire Gesù Sacramentato, e di servirlo per amore, e con amore, e di chiedere e desiderare di sempre ubbidirgli e stare a Lui sottomessi e uniti.  
       Anche se non siamo meritevoli delle grazie che chiediamo, qualunque cosa chiederai a Dio per noi, Egli te la concede. Grazie. Viva la Santa Trinità. Amen

Beata Maria Candida dell’Eucaristia
Beata Maria Candida dell’Eucaristia 

La Beata Maria Candida dell’Eucaristia (al secolo Maria Barba, 1884–1949) è stata una religiosa e mistica italiana dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi. Nata a Catanzaro e vissuta a lungo in Sicilia, fu priora del monastero di Ragusa e venne beatificata da papa Giovanni Paolo II il 21 marzo 2004.

Biografia e Vita
• Nascita: 16 gennaio 1884 a Catanzaro.
• Giovinezza: Cresciuta a Palermo in una famiglia profondamente credente, superò la forte opposizione dei familiari per seguire la vocazione religiosa.
• Entrata nel Carmelo: Entrò nel monastero delle Carmelitane Scalze di Ragusa il 25 settembre 1919.
• Incarichi: Fu priora del monastero dal 1924 al 1947, contribuendo alla rinascita del Carmelo in Sicilia.
• Morte: Scomparve a Ragusa il 12 giugno 1949, giorno della solennità della Santissima Trinità. Le sue reliquie sono custodite nella chiesa del monastero carmelitano di Ragusa.

Spiritualità e Opere
• Centro della vita: L'Eucaristia fu il perno di tutta la sua esperienza mistica e spirituale.
• Scritti principali: È autrice di testi spirituali molto letti, tra cui Colloqui Eucaristici, Salita: primi passi, Creatura Nuova e Nella stanza del mio cuore.
• Memoria liturgica: Si celebra il 12 giugno. È possibile invocarla ed inviare intenzioni di preghiera.



Signore aumenta la mia fede

Santa Teresa di Calcutta (1910-1997)
fondatrice delle Suore Missionarie della Carità

«Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro»

Signore amatissimo, fà ch’io possa vederti oggi e ogni giorno nella persona dei tuoi malati, e servirti curandoli. Se ti nascondi sotto la figura sgradevole del collerico, dello scontento, dell’arrogante, fà ch’io possa ancora riconoscerti e dire: “Gesù, mio paziente, quanto è dolce servirti”.

Signore, dammi questa fede che vede chiaro, e allora il mio compito non sarà mai monotono, sempre la gioia zampillerà quando mi presterò ai capricci e risponderò ai desideri di tutti i poveri sofferenti.

O Dio, poiché sei Gesù il mio paziente, degnati anche di essere per me un Gesù che ha pazienza, indulgente con i miei errori e che tiene conto dell’intenzione, perché la mia intenzione è di amarti e di servirti nella persona di ogni tuo malato. 

Signore aumenta la mia fede (Lc 17,5), benedici i miei sforzi e il mio compito, ora e sempre.


San Gaspare del Bufalo

San Gaspare del Bufalo

"Vorrei avere mille lingue per intenerire ogni cuore verso il Sangue Preziosissimo di Gesù"

Sacerdote, lottò strenuamente per la libertà della chiesa e, anche in carcere, non smise mai la sua opera di conversione dei peccatori alla retta via, in particolare attraverso la devozione al Preziosissimo Sangue di Cristo, in cui onore intitolò le Congregazioni dei Missionari e delle Suore da lui fondate

Preghiera al Sangue di Gesù di San Gaspare del Bufalo:

O sangue prezioso del mio Signore, che io ti benedica in eterno.
O amore del mio Signore divenuto piagato!
Quanto siamo lontani dalla conformità alla tua vita.

O sangue di Gesù Cristo, balsamo delle nostre anime, sorgente di misericordia, fa’ che la mia lingua, imporporata di sangue nella quotidiana celebrazione della Messa, ti benedica adesso e sempre.

O Signore, chi non ti amerà? Chi non arderà di affetto verso di te?
Le tue piaghe, il tuo sangue, le spine, la croce, il divin sangue in particolare, versato fino all’ultima stilla, con quale voce eloquente grida al mio povero cuore! Poiché tu agonizzasti e moristi per me per salvarmi, io darò, se occorre, anche la vita, perché giunga al possesso beato del cielo.

O Gesù, sei stato fatto per noi redenzione.
Dal tuo costato aperto, arca di salvezza, fornace di carità, uscì sangue ed acqua, segno dei sacramenti e della tenerezza del tuo amore, o Cristo, che ci hai amati e lavati nel tuo sangue!


Santa Maria Bertilla Boscardin

Santa Maria Bertilla Boscardin
Santa Maria Bertilla (1888-1922)

Santa Maria Bertilla (Anna Francesca) Boscardin, vergine vicentina, della Congregazione delle Suore di Santa Dorotea dei Sacri Cuori, visse nell'umiltà, e nel servizio silenzioso ai malati, come infermiera all'ospedale di Treviso, per i quali si adoperò per la salute del corpo e dello spirito, venendo canonizzata nel 1961.

Celebre la sua frase: «Tutta la gloria a Dio, tutto il sacrificio a me, tutta la gioia al prossimo».


Eravamo per natura meritevoli d'ira

Ef 2, 1-10
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ma Dio, ci ha fatto rivivere con Cristo.

Fratelli, voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste, alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle Potenze dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Anche tutti noi, come loro, un tempo siamo vissuti nelle nostre passioni carnali seguendo le voglie della carne e dei pensieri cattivi: eravamo per natura meritevoli d'ira, come gli altri.

Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.

Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.


San Pietro di Alcantara

San Pietro di Alcantara

Alcantara, Spagna, 1499
Arenas, Spagna, 18 ottobre 1562

Ad Arenas nella Castiglia in Spagna, san Pietro di Alcántara, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, che, insigne per il dono del consiglio e per la sua vita di penitenza e di austerità, rinnovò la disciplina dell’osservanza nei conventi dell’Ordine in Spagna e fu consigliere di santa Teresa di Gesù nella riforma dell’Ordine Carmelitano.

Papa Gregorio XV lo beatificò il 18 aprile 1622; mentre Clemente IX il 28 aprile 1669, lo scrisse nel numero dei Santi. In seguito alla sua canonizzazione i frati minori “Scalzi” presero il nome di “Alcantarini”.

Dei suoi scritti, celebre è il Trattato dell'Orazione e Meditazione.

San Pietro di Alcantara




Usa misericordia alle tue creature

Santa Caterina da Siena (1347-1380)
terziaria domenicana, dottore della Chiesa, compatrona d'Europa

"Di chi è questa immagine?": facendosi uomo, Dio rinnova in noi l'immagine della Trinità

Eterno Amore, ti chiedo misericordia per il tuo popolo nel nome della carità increata che mosse te medesimo a creare l'uomo a tua immagine e somiglianza (Gen 1,26).

Questo hai fatto, o Trinità eterna, perché volevi far partecipare l'uomo a tutto il tuo essere. Per questo gli hai dato la memoria, affinché ricordasse i tuoi benefici e partecipasse così alla tua potenza, o Padre eterno. Per questo gli hai dato l'intelligenza perché potesse afferrare la tua bontà e partecipasse così alla Sapienza del tuo Figlio unigenito. Per questo gli hai dato la volontà, affinché potesse amare ciò che vede e conosce della tua verità, e partecipasse così del tuo Spirito Santo. Quale fu la ragione per cui tu hai dato all'uomo tanta dignità? Certo l'amore inestimabile col quale hai guardato in te medesimo la tua creatura.

Ma poi per il peccato commesso perdette quella sublimità alla quale l'avevi elevata. Tu, mosso dal quel medesimo fuoco col quale ci hai creati, ci hai dato il Verbo, tuo unico Figlio. Egli ha compiuto la tua volontà, Padre eterno, quando l'hai rivestito della nostra umanità, a immagine e somiglianza della nostra natura. O abisso di carità! Qual cuore non si sentirà gonfio di commozione al vedere tanta altezza discesa a tanta bassezza, cioè alla condizione della nostra umanità? Noi siamo immagine tua, e tu immagine nostra per l'unione che hai stabilito fra te e l'uomo, velando la dignità eterna con la povera nube dell'umanità di Adamo (Gen 2,7).

Quale il motivo? Certo l'amore. Per questo amore ineffabile ti prego e ti sollecito a usare misericordia alle tue creature.


La gloria futura che sarà rivelata in noi

Beato Umberto di Romans (v. 1200-1277)
domenicano

"Le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi" (Rm 8,18)

Riflettiamo, e vedremo che le nostre sofferenze in questa vita non sono proporzionate alla grandezza di quelle di Cristo, alla gravità dei nostri peccati, all'orrore dei tormenti dell'inferno e alla ricompensa celeste. Anche i nostri Padri si rallegravano nei giorni di umiliazione e negli anni di prove che dava loro il Signore.

Armatevi di quella pazienza che opera meraviglie nei santi. La pazienza è un diamante: con essa l'anima resiste ad ogni avversità; è un rimedio: guarisce ogni ferita; è uno scudo: protegge da ogni attacco. Nessuno mai potrà sconfiggerci se abbiamo cominciato a dar battaglia interiormente a noi stessi.

Nella costruzione di un edificio si lavora, si taglia e si scolpisce la pietra destinata a un posto importante. Così per noi: siamo spremuti in questo mondo al fine di entrare nel tempio celeste, dove non si sente più risuonare un colpo di martello. La gioia non può venire che dopo la tristezza, resa necessaria per pagare le colpe passate, per la perfezione spirituale e per accrescere la nostra gloria eterna.

O fecondo lavoro, prezioso dolore, benedette lacrime che lo stesso Onnipotente asciugherà dagli occhi degli eletti provati! Gesù ha detto che il Regno dei cieli appartiene particolarmente ai perseguitati per la giustizia (Mt 5,10).


Sant'Ignazio di Antiochia

Sant'Ignazio di Antiochia
Sant’Ignazio, vescovo e martire.

Sant'Ignazio, vescovo e martire, discepolo di san Giovanni Apostolo, resse la Chiesa di Antiochia, terza metropoli per grandezza del mondo antico, dopo Roma e Alessandria d’Egitto. Ignazio ne diventa vescovo intorno al 69, succedendo a Sant'Evodio, ma soprattutto all'apostolo Pietro che aveva fondato la Chiesa in quella città. 

Originario di una famiglia pagana non romana, Ignazio si era convertito al cristianesimo in tarda età, grazie alla predicazione di San Giovanni Evangelista, che era giunto fino a quelle terre. Ignazio è un vescovo forte, un pastore ardente di zelo. I seguaci della sua Chiesa lo definiscono un credente “di fuoco”, proprio come suggerisce l'etimologia del suo nome. 

Durante il suo episcopato inizia la terribile persecuzione dell’imperatore Traiano. Ne resta vittima anche il vescovo Ignazio, che si rifiuta di abiurare e per questo viene condannato a essere trasportato in catene a Roma dove sarà sbranato dalle bestie feroci nel Colosseo durante le celebrazioni per l’imperatore vittorioso in Dacia. Inizia così il suo lunghissimo viaggio verso il patibolo, durante il quale sarà spesso torturato dalle guardie, fino all’arrivo a Roma e all’esecuzione della condanna, nel 107.





Santa Margherita Alacoque

Santa Margherita Alacoque

Santa Margherita Maria Alacoque, vergine, che, entrata tra le monache dell’Ordine della Visitazione della beata Maria, corse in modo mirabile lungo la via della perfezione; dotata di mistici doni e particolarmente devota al Sacratissimo Cuore di Gesù, fece molto per promuoverne il culto nella Chiesa. A Paray-le-Monial in Francia, il 17 ottobre, si addormentò nel Signore.



San Gerardo Maiella

San Gerardo Maiella

Religioso redentorista. Colpito dalla tubercolosi e deve mettersi a letto; sulla porta della sua cella ha fatto scrivere: “Qui si fa la volontà di Dio, come vuole Dio e fino a quando vuole Dio”.

A Materdomini in Campania, san Gerardo Majella, religioso della Congregazione del Santissimo Redentore, che, rapito da un intenso amore per Dio, abbracciò ovunque si trovasse un austero tenore di vita e, consumato dal suo fervore per Dio e per le anime, si addormentò piamente ancora in giovane età.

Muore  il 16 ottobre 1755: ha soltanto 29 anni.


Omelia su Caino e Abele

Severio di Gabala (?-ca 408)
vescovo in Siria

"Un sangue dell'aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele" (Eb 12,24)

Caino e Abele sembravano onorare Dio con eguale culto, ma in effetti ben diversa era la disposizione con cui presentavano le loro offerte. Quella del primo non aveva che l'apparenza del dono, quella del più giovane, invece, diceva rispetto e pietà. Da ciò nacquero sentimenti di invidia, e Abele fu ucciso (Gen 4,3ss).

Vedo nel santo Abele l'immagine di Cristo. Il Salvatore, certamente, è il Giusto per eccellenza, ma fra tutti gli uomini dell'Antica Alleanza il principe della giustizia è Abele. Del resto il Salvatore stesso ha posto Abele come primo dei giusti quando ha detto ai giudei: "Sì, vi dico, sarà chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall'inizio del mondo, dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l'altare e il santuario".

Cosa ammirabile: perché ha combattuto per primo per la giustizia, Abele ha avuto per primo l'onore di patire per la pietà. E' veramente la prefigurazione di Cristo, che è stato messo a morte a causa della verità. Il sangue di Abele annunciava il sangue di Cristo: gridava dal suolo (Gen 4,10); anche il sangue del Signore gridava. Ma il sangue di Abele era supplica, il sangue di Cristo è la riconciliazione del mondo.

Ecco perché l'apostolo Paolo, ricordando l'uno e l'altro, confessa la superiorità del sangue di Cristo. Scrive: "Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all'adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell'aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele" (Eb 12,22-24). Sì, parla questo sangue, supplica per i peccatori, intercede per il mondo. Il sangue di Cristo è veramente la purificazione del mondo; il sangue di Cristo è la redenzione dell'umanità.



Santa Teresa d'Avila (di Gesù)

Santa Teresa d'Avila (di Gesù)

Santa Teresa d'Avila (di Gesù)
Vergine e Dottore della Chiesa

Fondatrice dell'Ordine Carmelitano delle “Scalze” e degli “Scalzi”

È stata beatificata il 24 aprile 1614 da Pp Paolo V e canonizzata il 12 marzo 1622 da Pp Gregorio XV.

Gli scritti di Teresa, ad indirizzo didattico, sono :
la sua Autobiografia - il Cammino della Perfezione - il Castello Interiore - Relazioni; 
due opere minori Concetti dell'Amore ed Esclamazioni, 
oltre alle Carte, una raccolta di 342 lettere complete e 87 frammenti di altre.


Beata Alexandrina Maria da Costa

Beata Alexandrina Maria da Costa
"Amare, soffrire, riparare."

“Gesù, tu sei prigioniero nel Tabernacolo ed io nel mio letto per la tua volontà. Ci faremo compagnia”

Laica, rimasta paralizzata in tutto il corpo per sfuggire alle cattive intenzioni di un tale contro di lei, offrì tutti i suoi dolori al Signore per amore di Dio e dei fratelli bisognosi nella contemplazione dell’Eucaristia.


Purificare l'interno del nostro cuore

San Clemente di Roma
papa dal 90 al 100 circa

E' giusto e santo, fratelli, che siamo ubbidienti a Dio, piuttosto che seguire nell'arroganza e nella sedizione i capi dell'esecranda gelosia. Uniamoci, dunque, a quelli che religiosamente vivono la pace e non a quelli che la vogliono con ipocrisia. Dice infatti: "Questo popolo mi onora con le labbra e il suo cuore è lontano da me" (Is 29,13; Mc 7,6). E ancora: " Con la bocca benedicono, e maledicono nel loro cuore" (Sal 62,5). Di nuovo dice: "Lo lusingavano con la bocca e gli mentivano con la lingua, il loro cuore non era sincero con lui e non erano fedeli alla sua alleanza " (Sal 78,36-37).

Cristo è degli umili di cuore, non di chi si eleva sul suo gregge. Lo scettro della maestà di Dio (Eb 1,8), il Signore Gesù Cristo, non venne accompagnato da spavalderia e orgoglio - e l'avrebbe potuto - ma nell'umiltà di cuore, come lo Spirito Santo ebbe a dire di lui: “Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. …era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima” (Is 53, 1-3). 

Vedete, carissimi, quale modello ci è dato! Se il Signore si è umiliato a tal punto, che cosa faremo noi che, per mezzo suo, possiamo camminare sotto il giogo della sua grazia?



Avvenga di me quello che hai detto

San Massimiliano Kolbe (1894-1941)
francescano, martire

"Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica" (Lc 8,21)

Nel suo operare Dio vuole servirsi sempre di strumenti, ci ha dato la volontà libera e vuole che lo serviamo, in quanto strumenti, mediante l’accordo della nostra volontà con la sua, come lo fece sua Madre santissima quando disse: "Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". 

La parola "avvenga di me" deve sempre risuonare sulle nostre labbra, perché fra la volontà dell’Immacolata e la nostra volontà deve sempre esistere una sintonia perfetta. Allora cosa conviene fare? Lasciamoci guidare da Maria e non avremo nulla da temere.


Beata Angela Maria Truszkowska

Beata Angela Maria Truszkowska

Vergine, fondatrice della Congregazione delle Francescane sotto il titolo di San Felice da Cantalíce in aiuto dei ragazzi abbandonati, dei poveri e degli emarginati

“Amare significa dare. Dare tutto ciò che l’amore richiede. Dare immediatamente, senza rimpianti, con gioia e desiderando che ci venga chiesto ancora di più”

Angela Maria Truszkowska è stata proclamata Beata il 18 aprile 1993 da San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005). 

Al 31 dicembre 2005, la congregazione contava 1.936 religiose in 244 case. Il loro scopo è l'annuncio del Vangelo nelle forme più diverse, particolarmente attraverso l'insegnamento, la catechesi, la cura dei malati, il servizio ai poveri. Oltre che in Polonia, sono presenti in Brasile, Canada, Estonia, Kenia, Russia, Stati Uniti d'America e Ucraina; la sede generalizia è a Roma.



San Daniele Comboni

San Daniele Comboni

Vescovo, fondatore dei Missionari Comboniani
e delle Suore Missionarie Comboniane.

Nel 1854 Daniele Comboni viene ordinato sacerdote e tre anni dopo parte per l'Africa assieme ad altri 5 missionari, con la benedizione di mamma Domenica che gli dice: “Va', Daniele, e che il Signore ti benedica”.

Dopo 4 mesi di viaggio, la spedizione missionaria di cui il Comboni fa parte arriva a Khartoum, la capitale del Sudan. L'impatto con la realtà africana è enorme. Daniele si rende subito conto delle difficoltà che la sua nuova missione comporta. Fatiche, clima insopportabile, malattie, morte di numerosi e giovani compagni missionari, povertà e abbandono della gente, lo spingono sempre più ad andare avanti e a non desistere da ciò che ha iniziato con tanto entusiasmo. Dalla missione di Santa Croce scrive ai suoi genitori: “Dovremo faticare, sudare, morire, ma il pensiero che si suda e si muore per amore di Gesù Cristo e della salute delle anime più abbandonate del mondo è troppo dolce per farci desistere dalla grande impresa”.

Assistendo alla morte in Africa di un suo giovane compagno missionario, Comboni, invece di scoraggiarsi, si sente interiormente confermato nella decisione di continuare la sua missione: “O Nigrizia o morte” (o l'Africa o la morte).


San Giovanni Leonardi

San Giovanni Leonardi

Sacerdote e fondatore dell'Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio.

Patrono dei farmacisti.


 

Benedetto il Signore

Sal da Lc 1

Benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché ha visitato il suo popolo.

Ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo.

Salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza.

Del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.

Il bene supremo della preghiera

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407)
sacerdote, poi vescovo, dottore della Chiesa

Il bene supremo è la preghiera, il parlare familiarmente con Dio. E' la relazione a Dio e l'unione con lui. Come gli occhi del corpo sono illuminati alla vista della luce, così l'anima protesa verso Dio è illuminata dalla sua ineffabile luce.

La preghiera non è l'effetto di una attitudine esteriore, ma viene dal cuore. Non si limita a delle ore o a dei momenti determinati, ma, di notte come di giorno, è un'attività continua. Non basta accontentarsi di orientare il pensiero a Dio quando lo si applica unicamente alla preghiera; anche quando è assorbito da altre occupazioni - come la cura dei poveri o qualche altro impegno in vista di un'opera buona e utile, occorre aggiungervi il desiderio ed il ricordo di Dio, al fine di offrire al Signore dell'universo un cibo dolcissimo condito con il sale dell'amore di Dio.

La preghiera è la luce dell'anima, la vera conoscenza di Dio, la mediatrice fra Dio e gli uomini. Per mezzo di essa l'anima si eleva al cielo ed abbraccia il Signore con indicibile affetto. Come un neonato verso la madre, ella si volge a Dio piangendo, assetata del latte divino. Esprime i suoi intimi desideri e riceve doni superiori ad ogni natura visibile. La preghiera, con la quale ci presentiamo rispettosamente a Dio, è la gioia del cuore e il riposo dell'anima.


Marta, lo accolse nella sua casa

Sant'Agostino (354-430)
vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Nell'eternità, noi siamo destinati a stare a tavola. Non oserei dirlo, se non lo avesse promesso il Signore: «Li farà accomodare a tavola e passando si metterà a servirli» (Lc 12,37). O grande promessa, o felice suo adempimento! Operiamo in modo da meritarlo; facciamo in modo di arrivare là dove il Signore ci servirà mentre saremo adagiati a tavola.

Che cosa sarà allora l'essere adagiati a tavola se non riposare? E che cosa sarà il servire se non nutrire? Qual è quel cibo? Qual è quella bevanda? Naturalmente sarà la stessa verità... Non credi forse che Dio può nutrire così, dal momento che adesso il tuo occhio si pasce così della luce di quaggiù? Il tuo occhio si pasce della luce. Sia che la vedano molti, sia che la vedano pochi, essa brilla sempre nella stessa misura; gli occhi se ne pascono senza che essa venga meno. Perché non lo capite ancora? Perché siete occupati in molte faccende. Voi siete presi, anzi tutti noi siamo presi dalle occupazioni di Marta. In realtà chi mai è esente da questo servizio di prendersi cura degli altri?

Vi scongiuro, dunque, carissimi, vi esorto, vi prego: cerchiamo di desiderare insieme quella vita, di correre verso di essa arrivandoci insieme, affinché ci fermiamo in essa perseverando. Verrà l'ora e sarà un'ora senza fine, quando il Signore ci farà accomodare a tavola e ci servirà. Che cosa ci darà, se non se stesso? Perché cercate che cosa mangerete? Avete il Signore in persona. "Una sola cosa ho chiesto al Signore, questa cercherò: di abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della mia vita per contemplare le delizie del signore" (Sal 27,4). 

Non dobbiamo dunque avere il gusto dei cibi materiali. Questi scompariranno; si devono tollerare, non amare. Se vuoi adempiere il compito di Marta occupandoti di essi devi usare la moderazione e la misericordia. Passerà la fatica e arriverà il riposo; ma si arriverà al riposo unicamente attraverso la fatica. Passerà la nave e arriverà nella patria; ma alla patria non si arriverà se non per mezzo della nave. Io sono sicuro che non andremo a fondo poiché siamo trasportati dal legno della croce.


Il samaritano soccorritore

San Gregorio Nisseno (ca 335-395)
monaco e vescovo

“Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, o figlie di Gerusalemme” (Ct 5,16). La Sposa del Cantico mostra colui che cercava dicendo: “Ecco colui che cerco, colui che per diventare nostro fratello è salito dal paese di Giuda. E' diventato amico di colui che era caduto nelle mani dei briganti: ha guarito le sue piaghe con olio, vino e fasciature; l'ha fatto salire sulla propria cavalcatura; l'ha fatto riposare all'albergo; ha pagato due pezzi d'argento per il mantenimento; ha promesso di dare al suo ritorno quanto fosse stato speso in più per compiere i suoi ordini”. Ognuno dei particolari ha un significato evidente.

Il dottore della Legge tentava il Signore e voleva mostrarsi superiore agli altri; nel suo orgoglio si mette alla pari degli altri, dicendo: “Chi è il mio prossimo?” Il Verbo allora gli espone, sotto forma di un racconto, tutta la storia santa della misericordia: racconta la discesa dell'uomo, l'imboscata dei briganti, la perdita della veste incorruttibile, le ferite del peccato, l'appropriazione da parte della morte di metà della nostra natura (poiché la nostra anima è rimasta immortale), il passaggio inutile della Legge (poiché né il sacerdote né il levita hanno curato le piaghe di colui che era caduto nelle mani dei briganti).

“E' impossibile infatti eliminare i peccati con il sangue di tori e di capri” (Eb 10,4): solo poteva farlo colui che ha preso la natura umana – dei Giudei, dei Samaritani, dei Greci – in una parola di tutta l'umanità. Con il suo corpo, come cavalcatura, è andato là dov'è la miseria dell'uomo. Ha guarito le sue piaghe, l'ha fatto riposare su di sé ed ha fatto per lui della sua misericordia un albergo, dove tutti quelli che sono affaticati e oppressi trovano il ristoro (Mt 11.28).



Produrre frutto buono

San Massimo di Torino (? - ca 420)
vescovo

La vigna del Signore degli eserciti, dice il profeta, è la casa di Israele (Is 5,7). Ora quella casa, siamo noi, e poiché siamo Israele, siamo la vigna. Stiamo dunque attenti che non nasca dai nostri tralci, invece dell’uva della dolcezza, quella dell’ira (Ap 14,19), affinché non ci sia detto:“Mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica” (Is 5,4). 

Che terra ingrata! Mentre avrebbe dovuto offrire al suo padrone i frutti della dolcezza, l'ha invece trafitto con le sue spine aguzze. Così i nemici. Avrebbero dovuto accogliere il Salvatore con tutta la devozione della loro fede, invece l'hanno coronato delle spine della Passione. Per loro questa corona significava proprio oltraggi e ingiurie, ma agli occhi del Signore, era la corona delle virtù.

State attenti, fratelli, che non sia detto nei nostri riguardi: “Egli aspettava che producesse uva, ma essa fece rovi selvatici” (Is 5,2). Stiamo attenti che le nostre cattive azioni non feriscano il capo del Signore come dei rovi. Ci sono spine del cuore che hanno ferito persino la parola di Dio, come dice il Signore nel Vangelo, quando racconta che il seme del seminatore cadde sulle spine che crebbero e soffocarono ciò che era stato seminato (Mt 13,7). 

Badate che la vostra vigna non porti rovi invece che uva; che la vostra vendemmia non produca aceto invece che vino. Chiunque vendemmia senza distribuirne una parte ai poveri, raccoglie aceto invece che vino; e chi ripone nel granaio le sue messi senza distribuirne agli indigenti non mette da parte il frutto dell'elemosina, ma i cardi dell'avarizia.


Lo Spirito conosce bene ogni cosa

San Cirillo di Gerusalemme (313-350)
vescovo di Gerusalemme e dottore della Chiesa

Lo Spirito conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio ( 1 Cor 2,10 )

Grande, potente nei suoi doni, ammirevole: così è lo Spirito Santo. Hai visto la sua potenza estesa, estesa al mondo intero. Non restare più sulla terra, ma elevati verso il cielo. Sali con il pensiero al primo cielo e lì osserva le innumerevoli miriadi di angeli. Sforzati di elevarti con le tue riflessioni, se puoi, ancora più in alto. Osserva anche gli arcangeli, osserva anche gli spiriti; osserva le Virtù, osserva le Dominazioni. Di tutti questi spiriti, il capo, da parte di Dio, il Maestro e il santificatore, è il Paraclito.

Elia, Eliseo, Isaia, hanno bisogno di lui; gli Arcangeli Michele e Gabriele, hanno bisogno di lui. Non c’è nessuna creatura che gli sia pari in onore; perché le varie categorie di angeli e tutti i loro eserciti riuniti non reggono il confronto con lo Spirito Santo; la potenza benigna del Paraclito eclissa tutti questi esseri. Essi sono inviati per un ministero, che scruta le profondità di Dio, come dice l’Apostolo, "perché lo Spirito scruta tutte le cose, anche le profondità di Dio" (1 Cor 2,10). Chi conosce l'uomo, se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così anche nessuno conosce ciò che riguarda Dio, se non lo Spirito di Dio.


Santi Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele

Santi Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele

Arcangelo Michele
è citato nella Bibbia come primo dei principi e custode del popolo di Israele: « Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. » (Dn 12,1)
Nel Nuovo Testamento è definito come arcangelo nella Lettera di Giuda 9 : « L'arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore! » mentre nell'Apocalisse di Giovanni, Michele conduce i suoi angeli nella battaglia contro il drago, rappresentante il demonio, e lo sconfigge: « Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. » (Ap 12,7-8)

Significato del nome Michele : "chi come Dio?" (ebraico).

Arcangelo Gabriele
è l'annunciatore per eccellenza delle divine rivelazioni. Rivela a Daniele i segreti del piano di Dio:« intesi la voce di un uomo, in mezzo all'Ulai, che gridava e diceva: "Gabriele, spiega a lui la visione". » (Dn 8, 16) - « mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me: era l'ora dell'offerta della sera. Egli mi rivolse questo discorso: "Daniele, sono venuto per istruirti e farti comprendere". » (Dn 9, 21-22).

Gabriele annunzia a Zaccaria la nascita di Giovanni : « Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l'angelo gli disse: "Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni... L'angelo gli rispose: "Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a portarti questo lieto annunzio .»(Lc 1, 11-19);

Gabriele annunzia a Maria la nascita di Gesù : « Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te". A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.” »
(Lc 1, 26-31).

Significato del nome Gabriele : "uomo di Dio" (assiro), "fortezza di dio" (ebraico).

Arcangelo Raffaele,
anch'egli sta davanti al trono di Dio: « Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore. »(Tb 12, 15); - « Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe » (Ap 8,2). Accompagna e custodisce Tobia nelle peripezie del suo viaggio e gli guarisce il padre cieco.

Dei tre, Raffaele è il meno noto, e meno diffuso è il suo culto tra i fedeli. Forse ciò dipende dal fatto che egli appare soltanto nell'Antico Testamento, ma non nel Nuovo, dove figura invece Gabriele, l'Angelo dell'Annunciazione, e Michele, l'Angelo guerriero dell'Apocalisse.

Anche nell'arte Raffaele ha avuto minore abbondanza di raffigurazioni. Nell'iconografia cristiana i suoi attributi sono il pesce e il vaso dei medicamenti ma appare anche accanto al giovanetto Tobiolo, come attento compagno di viaggio, specialmente nell'episodio del pesce catturato nel Tigri.
Raffaele è invocato come protettore dei mali della carne e delle infermità del corpo. Ma più giustamente, viene considerato come esemplare Custode nei viaggi : colui al quale ogni padre, come Tobia, vorrebbe affidare il proprio figlio che affronta, solo, il lungo e sconosciuto viaggio della vita.

Significato del nome Raffaele : "Dio guarisce, ha guarito" (ebraico).


Beato Innocenzo da Berzo

Beato Innocenzo da Berzo

Il suo punto d'attrazione è il Tabernacolo, davanti al quale trascorre le notti in orante silenzio, e il Crocifisso, che lo sospinge alla meditazione continua della Via Crucis. 

Ha scritto: “Gesù è offeso da tutti nel mondo: tocca a me non lasciarlo solo nell'afflizione. L'amore di Dio non consiste in grandi sentimenti, ma in una grande nudità e pazienza per l'amato Dio. Non c'è altro mezzo migliore per custodire lo spirito che patire, fare e tacere. Avrò gran desiderio d'esser soggetto a tutti e in orrore l'essere preferito al minimo. Sono trattato anche troppo bene: meriterei di peggio io, che ho così tanti debiti con il Signore”.