O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi.

Sal.68

Per te io sopporto l'insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
sono diventato un estraneo ai miei fratelli,
uno straniero per i figli di mia madre.
Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.

Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.
O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.

Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
non disprezza i suoi che sono prigionieri.
A lui cantino lode i cieli e la terra,
i mari e quanto brùlica in essi.

Signore, difensore dei poveri, ascoltaci.


La bontà del Signore dura in eterno.

Sal 88

Ho stretto un'alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide, mio servo.
Stabilirò per sempre la tua discendenza,
di generazione in generazione edificherò il tuo trono.

Gli conserverò sempre il mio amore,
la mia alleanza gli sarà fedele.
Stabilirò per sempre la sua discendenza,
il suo trono come i giorni del cielo.

Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge
e non seguiranno i miei decreti,
se violeranno i miei statuti
e non osserveranno i miei comandi.

Punirò con la verga la loro ribellione
e con flagelli la loro colpa.
Ma non annullerò il mio amore
e alla mia fedeltà non verrò mai meno.


Gesù a Te affidiamo ogni nostra necessità

Gesù Sacramentato

Gesù Sacramentato ti supplico di intervenire tempestivamente perchè mia moglie giace a letto soffrendo terribilmente, intervieni. A Te affido tutte le necessità della nostra famiglia, che Tu hai costituito, e le necessità del mondo intero. Presto ci venga incontro la tua misericordia, perché siamo così poveri! 

Ascolta, o Signore, la mia voce: a te io grido. Sei tu il mio aiuto: non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. (Sal 26, 7.9)
Come dice Santa Bertilla Boscardin, dobbiamo avere una fede viva in Gesù che tutto può e tanto ci ama. A Lui non costa niente fare anche un miracolo se serve. 
Per intercessione di Maria Immacolata e dei Santi protettori, Gesù aiutaci. Amen.

Matteo 8,5-17 
Dal Vangelo secondo Matteo

Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: "Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente". Gesù gli rispose: "Io verrò e lo curerò". Ma il centurione riprese: "Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch'io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Và, ed egli va; e a un altro; Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fà questo, ed egli lo fa". ... All'udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse al centurione: "Và, e sia fatto secondo la tua fede". In quell'istante il servo guarì.

Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

San Giovanni Cassiano (ca 360-435)
fondatore di monastero a Marsiglia

Dacci il nostro pane!

"Dacci oggi il nostro pane supersostanziale" (Mt 6,11), secondo un altro evangelista, "il nostro pane quotidiano" (Lc 11,3). Il primo aggettivo, pane, esprime la sua nobiltà e la natura della sua sostanza, che lo elevano al di sopra di ogni altra sostanza e lo rendono superiore a tutte le creature per la sublime grandezza e santità. Il secondo aggettivo, quotidiano, esprime l'uso che se ne deve fare e la sua utilità: la parola "quotidiano" mostra che senza questo pane non possiamo vivere un solo giorno della vita spirituale.

Quanto alla parola "oggi", mostra che bisogna nutrirsene ogni giorno e che non basterebbe averla ricevuta ieri, se non ci fosse ugualmente data oggi. Che il bisogno quotidiano che ne abbiamo sia per noi un avvertimento di fare in ogni momento questa preghiera! Non c'è giorno in cui non sia necessario mangiare questo pane, per fortificare il cuore del nostro uomo interiore.

Ma "oggi" può anche riferirsi alla vita presente: "Mentre siamo in questo mondo, dacci questo pane. Sappiamo che lo darai anche nel mondo a venire a coloro che lo avranno meritato. Ma ti preghiamo di concedercelo oggi, perché chi non lo avrà ricevuto in questa vita, non potrà averne parte nell'altra".

Gesù e Santa Faustyna Kowalska.
Io sono il Pane della vita

Gesù a Santa Faustyna Kowalska.
«Sappi anche che la forza che hai per sopportare le sofferenze, la devi alla santa Comunione frequente, perciò va spesso a quella fonte di Misericordia ed attingi con il recipiente della fiducia tutto ciò che ti serve». (Diario, 1487)


Figlioli miei, amatevi gli uni gli altri

San Girolamo (347-420)
sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa

L'amore del prossimo: aiuto reciproco e benevolenza; attingere alla fonte della Bontà divina

"Poiché dunque ne abbiamo l'occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede" (Gal 6,10). Il tempo presente, quello del corso della vita è il tempo del seminare. In questa vita possiamo seminare quello che vogliamo. Finita questa vita, non potremo più agire. Ecco perché il Signore dice: "Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare" (Gv 9,4). 

Malati o sani, umili o potenti, poveri o ricchi, affamati o sazi, facciamo tutto nel nome del Signore, con pazienza e animo eguale, così si compirà in noi quanto dice la Scrittura: "Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio" (Rm 8,28). La rabbia stessa, la passione, l'oltraggio ricevuto che chiede vendetta, diventano per me altrettante occasioni di trionfo, se mi controllo, se conservo il silenzio per Dio, se ad ogni puntura che ferisce e sotto la pressione dei vizi penso a Dio che mi guarda dall'Alto. 

Non diciamo, quando distribuiamo doni: questo è un amico, quello l'ignoro; questo ha diritto a ricevere, quello deve essere disprezzato. Imitiamo nostro Padre, "che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti" (Mt 5,45). La fonte della sua Bontà è aperta per tutti. Schiavo e uomo libero, plebeo e re, ricco e povero, tutti vi bevono alla stesso modo. La lampada accesa in casa illumina tutti senza distinzione. 

San Giovanni Evangelista alla fine della vita, quando non poteva esprimere il suo pensiero con un discorso completo, non proferiva altra parola che questa: "Figlioli miei, amatevi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Alla fine i suoi discepoli gli dissero: "Maestro, perché ci dici sempre così?" Giovanni rispose con questa sentenza degna di lui: "Perché è il precetto del Signore; facciamo solo questo, e ciò basta".


Beata Maria Theresia Scherer

Beata Maria Theresia Scherer

"L’ubbidienza è la strada più diretta, per raggiungere l’apice della perfezione” 

Vergine, cofondatrice della Congregazione delle Suore di Carità della Santa Croce di Ingenbohl, con lo scopo di favorire l'istruzione primaria dei ragazzi delle zone rurali e montane e altre emergenze sociali (sostegno agli ammalati e più in generale ai poveri e bisognosi)

Alla sua morte, avvenuta ad Ingenbohl il 16 giugno 1888, le case erano 422 con più di 1500 suore. La sua tomba, posta nella chiesa della casa madre, è meta di continue peregrinazioni con attestati di grazie ricevute per sua intercessione.

Maria Theresia è stata beatificata, il 29 ottobre 1995, da San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) che, nel corso della celebrazione, concluse “l’elogio” dicendo :
« Maria Theresia rimane un esempio. La sua forza interiore cresceva grazie alla sua vita religiosa: passava molte ore davanti al Santissimo, dove il Signore trasmette il suo amore a tutti coloro che vivono in stretta unione con lui. Ma l’amore non risiede nel cuore di un uomo senza che lì si sviluppino anche le virtù. Più cresceva la sua vita interiore, più Maria Theresia diventava sensibile alle esigenze del mondo del suo tempo. Nelle difficili circostanze che l’Europa attraversò nel diciannovesimo secolo, lei aiutava i popoli dell’Europa centrale con le sue numerose fondazioni. In mezzo al suo lavoro instancabile non esitava a dire che occorreva avere “la mano al lavoro ed il cuore a Dio”. Ella impiegava molta cura in particolare nell’essere fedele agli impegni del battesimo e del voto religioso. L’impegno per l’imitazione di Cristo è il trionfo dell’amore di Dio che si impadronisce di un uomo e che esige da lui ogni sforzo possibile al servizio di quest’amore, essendo cosciente della debolezza umana. Maria Theresia aveva compreso che la garanzia per la fedeltà era l’essere consapevole dei suoi mezzi e dedicarsi incessantemente alla preghiera contemplativa ed alla vita sacramentale. »


Da' a chi ti chiede.

Mt 5, 38-42
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio" e "dente per dente". Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Sii attento, Signore, al mio lamento.

Sal 5

Al maestro del coro. Per flauti. Salmo. Di Davide.

Porgi l`orecchio, Signore, alle mie parole:
intendi il mio lamento.
Ascolta la voce del mio grido,
o mio re e mio Dio,
perché ti prego, Signore.

Al mattino ascolta la mia voce;
fin dal mattino t`invoco e sto in attesa.
Tu non sei un Dio che si compiace del male;
presso di te il malvagio non trova dimora;
gli stolti non sostengono il tuo sguardo.

Tu detesti chi fa il male,
fai perire i bugiardi.
Il Signore detesta sanguinari e ingannatori.
Ma io per la tua grande misericordia
entrerò nella tua casa;
mi prostrerò con timore
nel tuo santo tempio.

Signore, guidami con giustizia di fronte ai miei nemici;
spianami davanti il tuo cammino.
Non c`è sincerità sulla loro bocca,
è pieno di perfidia il loro cuore;
la loro gola è un sepolcro aperto,
la loro lingua è tutta adulazione.

Condannali, o Dio, soccombano alle loro trame,
per tanti loro delitti disperdili,
perché a te si sono ribellati.

Gioiscano quanti in te si rifugiano,
esultino senza fine.
Tu li proteggi e in te si allieteranno
quanti amano il tuo nome.
Signore, tu benedici il giusto:
come scudo lo copre la tua benevolenza.



A Te io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.

Beato Innocenzo da Berzo

Ascolta, o Signore, la mia voce: a te io grido.
Sei tu il mio aiuto: non lasciarmi, 
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

Salmo 26 
Di Davide.

Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore? Quando mi assalgono i malvagi per straziarmi la carne, sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere. Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me divampa la battaglia, anche allora ho fiducia.

Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario. Egli mi offre un luogo di rifugio nel giorno della sventura. Mi nasconde nel segreto della sua dimora, mi solleva sulla rupe. E ora rialzo la testa sui nemici che mi circondano; immolerò nella sua casa sacrifici d'esultanza, inni di gioia canterò al Signore.

Ascolta, Signore, la mia voce. Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi. Di te ha detto il mio cuore: "Cercate il suo volto"; il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto.

Mostrami, Signore, la tua via, guidami sul retto cammino, a causa dei miei nemici. Non espormi alla brama dei miei avversari; contro di me sono insorti falsi testimoni che spirano violenza. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.


Tu lascia anche il mantello

Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897)
carmelitana, dottore della Chiesa

Vivere d'amore, quaggiù, è un darsi smisurato, senza chiedere salario; senza fare conti io mi dò, sicura come sono che quando si ama non si fanno calcoli. Al Cuore divino che trabocca di tenerezza Io ho dato tutto e corro leggera... Non ho più nulla, la mia sola ricchezza è Vivere d'amore.

Vivere d'amore è bandire ogni paura, ogni ricordo dei passati errori. Nemmeno la traccia vedo dei miei peccati, in un istante l'amore ha tutto bruciato. Fiamma divina, dolcissima fornace, del tuo focolare faccio la mia casa. E nella tua fornace mi piace cantare (Dn 3,51): "Io vivo d'amore!"

"Vivere d'amore, che strana pazzia!" Mi dice il mondo: "Smettila di cantare! e non sprecare i tuoi profumi, la tua vita, impiegali utilmente!" Amarti, Gesù, che feconda perdita! Ogni mio profumo è tuo, per sempre. E voglio cantare, lasciando il mondo: Io muoio d'amore!

Amare, è dare tutto e dare se stesso.


San Luigi Maria Palazzolo

San Luigi Maria Palazzolo

«Mi si presentò alla mente che Gesù morì ignudo sulla croce, e perciò sentii desiderio di povertà, di abbandonare tutto»

San Luigi Maria Palazzolo, sacerdote di Bergamo, fondò le Congregazioni delle Suore delle Poverelle e dei Fratelli della Sacra Famiglia.

“Io cerco e raccolgo il rifiuto di tutti gli altri, perché dove altri provvede lo fa assai meglio di quello che io potrei fare, ma dove altri non può giungere cerco di fare qualcosa io così come posso”.

Gesù nascosto nell'Ostia, mio fedele Amico

Santa Faustyna Kowalska e Gesù Sacramentato

O Gesù nascosto nell'Ostia, mio dolce Maestro e fedele Amico, oh, quanto è felice la mia anima, perché ho un tale Amico, che mi tiene sempre compagnia. Non mi sento sola, anche se sono in isolamento. O Gesù Ostia, noi ci conosciamo, questo mi basta. (Diario, 877)


La messe è molta, gli operai sono pochi

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407)
sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa

Tutti i lavori del coltivatore hanno per fine naturalmente la messe. Come dunque Cristo ha potuto chiamare messe un'opera che era soltanto agli inizi? L'idolatria regnava sulla terra... Dappertutto la fornicazione, l'adulterio, il vizio, la cupidigia, il furto, le guerre... La terra era piena di tanti mali! Nessun seme vi era ancora stato gettato. Le spine, i cardi e le erbacce che coprivano il suolo non erano ancora stati sradicati. Nessun aratro era ancora stato tirato, nessun solco tracciato. Come dunque Gesù può dire che la messe è molta?

Gli apostoli sono probabilmente sconvolti e spiazzati: "Come potremo anche solo aprire bocca, stare in piedi davanti a tanti uomini? Noi, Undici, come potremo correggere tutti gli abitanti della terra? Noi che siamo ignoranti, disarmati, sapremo abbordare dei dotti, degli uomini armati; noi che siamo dei subordinati, avvicinare delle autorità? Conosciamo una sola lingua, riusciremo a discutere con i popoli barbari che parlano lingue straniere? Chi potrà sopportarci senza neppure capire la nostra lingua?" 

Gesù non vuole che tali ragionamenti li gettino nello smarrimento. Perciò chiama il Vangelo una messe. È come se dicesse loro: "Tutto è pronto, tutte le disposizioni sono state prese. Vi mando a raccogliere le spighe mature; potete seminare e mietere nello stesso giorno". Quando il coltivatore esce da casa per andare a mietere, il suo cuore trabocca di gioia e il suo viso risplende di felicità. Non considera né le fatiche, né le difficoltà che potrà incontrare.

Datemi in prestito la vostra lingua, dice Cristo, e vedrete il grano maturo entrare nei granai del re. Perciò li manda poi dicendo: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).


Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

“Affinché la devozione all’augustissimo Cuore di Gesù produca i più copiosi frutti nella famiglia cristiana e perfino nell’intera umanità - ha insegnato il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) nell’enciclica « Haurietis Aquas» -, i fedeli abbiano cura di unirvi strettamente la devozione al Cuore Immacolato della Madre di Dio” (§ 84).

Nella Sacra Scrittura, il vocabolo “cuore” è alla base del rapporto religioso-morale dell’uomo con Dio. Il cuore è al centro di tutta la vita spirituale dell’uomo; è principio di vita, memoria, pensiero, volontà, interiorità: il cuore è inteso come sede dell’incontro con Dio.

L’espressione “Cuore Immacolato”, applicato a Maria, è divenuta di uso corrente in seguito alla definizione del dogma dell’Immacolata Concezione (Beato Pio IX - Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878), 8 dicembre 1854, bolla “Ineffabilis Deus”, e raggiunse la massima diffusione negli anni 1942-1952, a motivo degli avvenimenti di Fatima che determinarono la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato.

L’origine storica della festa è abbastanza recente, come è ricordato nell’Esortazione apostolica “Marialis Cultus” (2 febbraio 1974) del Beato Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978 ) che annovera la memoria del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria tra le “memorie o feste che esprimono orientamenti emersi nella pietà contemporanea” (MC 8).

S. Giovanni Eudes (1601-1680) che fu padre, dottore e primo apostolo di questa devozione, come risulta dalle dichiarazioni (1903) di Papa Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) e, nel 1909, di S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914), non separava mai i due Cuori nei suoi progetti liturgici.

Con alcuni suoi discepoli, nel 1648, il santo cominciò a celebrare la festa del Cuore di Maria, componendo i testi liturgici per la Messa; ma solo nel 1805 Pp Pio VII (Barnaba Chiaramonti, 1800-1823) decise di permetterne la celebrazione a tutti quelli che ne avrebbero fatto esplicita richiesta.

Nel 1864 alcuni vescovi chiesero al Papa (Beato Pio IX) la consacrazione del mondo al Cuore di Maria. La prima nazione che si consacrò fu l’Italia, in occasione del Congresso Mariano di Torino del 1897.

Nel secolo XX nuovi avvenimenti prepararono il grande trionfo liturgico della devozione al Cuore di Maria e in particolare le apparizioni di Fatima e le rivelazioni fatte alla mistica portoghese Alessandrina de Balazar.

Il 31 ottobre 1942, nel venticinquesimo anniversario delle apparizioni di Fatima, il Venerabile Pio XII consacrava la Chiesa e il genere umano al Cuore immacolato di Maria e, con il decreto del 1944, istituiva la festa universale del Cuore di Maria, fissando la celebrazione al giorno 22 agosto, ottava dell’Assunta, per invocare la pace.

Successivamente, la celebrazione venne fissata, come memoria, il giorno dopo la solennità del Sacro Cuore di Gesù.


Sant’Antonio di Padova - “Doctor Evangelicus”

Sant’Antonio di Padova

Lisbona, Portogallo, 1195 circa - Padova, 13 giugno 1231

Sant’Antonio, sacerdote e dottore della Chiesa, nato in Portogallo, già canonico regolare, entrò nell’Ordine dei Minori da poco fondato, per attendere alla diffusione della fede tra le popolazioni dell’Africa. Esercitò con molto frutto il ministero della predicazione in Italia e in Francia, attirando molti alla vera dottrina; scrisse sermoni imbevuti di dottrina e di finezza di stile e su mandato di San Francesco insegnò la teologia ai suoi confratelli, finché a Padova fece ritorno al Signore.

Antonio ha operato miracoli quali esorcismi, profezie, guarigioni, compreso il riattaccare una gamba recisa, o il far ritrovare il cuore di un avaro in uno scrigno, rendere innocui cibi avvelenati, predicare ai pesci, costringere una mula ad inginocchiarsi davanti all’Ostia. I suoi miracoli - in vita e dopo la morte - hanno ispirato molti artisti fra cui Tiziano e Donatello. Per la mole di miracoli attribuitagli, fu canonizzato l’anno seguente la sua morte da Pp Gregorio IX.

Sant’Antonio di Padova e Gesù bambino


Elìa, disse a Elisèo: «Sai che cosa ho fatto per te».

1 Re 19, 19-21
Dal primo libro dei Re

In quei giorni, Elìa, disceso dal monte di Dio, l'Oreb, trovò Elisèo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo.
Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elìa disse: «Va' e torna, perché sai che cosa ho fatto per te».
Allontanatosi da lui, Elisèo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elìa, entrando al suo servizio.


Sacro Cuore di Gesù

Sacro Cuore di Gesù
Eccomi tutto per voi, ogni giorno.

Il Cuore divino è sempre ardente di amore per gli uomini sempre aperto a diffondere su di loro ogni tipo di grazie e di benedizioni, sempre toccato dai nostri mali, sempre desideroso di comunicarci i suoi tesori e di donare se stesso a noi, sempre disposto ad accoglierci e ad offrirci un rifugio, una dimora, un anticipo di paradiso fin da questa vita. Eppure, davanti a tanta bontà, che cosa trova mai nel cuore degli uomini? Durezza, dimenticanza, disprezzo, ingratitudine: ama e non è amato e non si conosce nemmeno il suo amore, perché non ci si degna di ricevere i doni attraverso i quali vorrebbe testimoniarlo, né di ascoltare le tenere e segrete dichiarazioni che vorrebbe fare al nostro cuore. (San Claudio la Colombiere)



Sarà grande gloria per Te la mia santificazione

San Claudio La Colombière (1641-1682) gesuita

Al Sacro Cuore di Gesù Cristo
"Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto. " (Gv 19,31-37)

San Claudio la Colombiere

Sacro Cuore di Gesù, insegnami la perfetta dimenticanza di me stesso, poiché è l’unica via per entrare in Te. Poiché tutto ciò che farò in futuro sarà tuo, fai in modo che non faccia nulla che non sia degno di Te. Insegnami cosa devo fare per ottenere la purezza del tuo amore, del quale mi hai ispirato il desiderio. 

Sento in me una grande volontà di compiacerti e una grande impotenza a riuscirci, senza una grande luce e un aiuto molto particolare che non posso aspettarmi che da Te. Fai in me la tua volontà, Signore; mi oppongo, lo sento bene; ma vorrei, almeno nel profondo, non oppormi più. 

E’ a Te che tocca fare tutto, divino Cuore di Gesù Cristo; solo Tu avrai tutta la gloria della mia santificazione, se mai diverrò santo; questo mi sembra più chiaro del giorno; ma sarà una grande gloria per Te, ed è solo per questo che voglio desiderare la perfezione. Così sia.


Beata Maria Schininà

Beata Maria Schininà

A Ragusa, beata Maria Schininà, vergine, che scelse di vivere in umiltà e semplicità dedicandosi alla cura degli infermi, degli abbandonati e dei poveri e istituì le “Suore del Sacro Cuore di Gesù” perché fossero di aiuto in ogni genere di miseria.


Esultate e rallegratevi


Se per vivere piamente incontrerai per amor mio mortificazioni, divisioni, disprezzi, ingiurie e persecuzioni, godine ed esulta, esse ti saranno caparra e passaporto per il regno dei cieli.

(San Francesco Spinelli)





Sono venuto per dare compimento

Sant'Ilario di Poitiers (ca 315-367)
vescovo, dottore della Chiesa

Cristo è il compimento delle Scritture

"Non son venuto per abolire, ma per dare compimento". 
La forza e la potenza di queste parole del Figlio di Dio contengono un grande mistero. 
La Legge, infatti, prescriveva delle opere, ma tutte queste opere ella le orientava alla fede verso le realtà che si sarebbero manifestate in Cristo: poiché l'insegnamento e la Passione del Salvatore sono il disegno grande e misterioso della volontà del Padre. 

La Legge, sotto il velo delle parole ispirate, ha annunciato la nascita di nostro Signore Gesù Cristo, la sua incarnazione, la sua Passione, la sua risurrezione; i profeti, come anche gli apostoli, ci insegnano più volte che da tutta l'eternità è stato disposto il mistero di Cristo per essere rivelato nel nostro tempo.

Cristo non ha voluto che pensassimo che le sue opere contenevano altro che le prescrizioni della Legge. Perciò ha affermato lui stesso: "Non son venuto per abolire, ma per dare compimento". Il cielo e la terra spariranno, ma neppure il minimo comandamento della Legge sparirà, poiché in Cristo tutta la Legge e i Profeti trovano il loro compimento. 

Al momento della Passione ha dichiarato: "Tutto è compiuto" (Gv 19,30). In quel momento, sono state confermate tutte le parole dei Profeti. Ecco perché Cristo afferma che anche il più piccolo dei comandamenti di Dio non può essere abolito senza offendere Dio. Nulla può essere più umile che la cosa più piccola. E la più umile di tutte è stata la Passione del Signore e la sua morte in croce.


Pietà di me, Signore, ascolta la mia preghiera.

Sal 4

Quando t'invoco, rispondimi, Dio della mia giustizia!
Nell'angoscia mi hai dato sollievo;
pietà di me, ascolta la mia preghiera.
Fino a quando, voi uomini, calpesterete il mio onore,
amerete cose vane e cercherete la menzogna?

Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele;
il Signore mi ascolta quando lo invoco.
Tremate e più non peccate,
nel silenzio, sul vostro letto, esaminate il vostro cuore.

Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene,
se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?».
Hai messo più gioia nel mio cuore
di quanta ne diano a loro grano e vino in abbondanza.


La luce della ragione

Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179)
badessa benedettina e dottore della Chiesa

L'anima è penetrata dalla luce, come il mondo è penetrato dal sole

Nell'uomo tutti gli elementi sono distinti e rispettano un ordine determinato. L'anima appare come un fuoco, e in essa, la ragione è come una luce; l'anima è penetrata dalla luce della ragione come il mondo è illuminato dal sole; così, attraverso la ragione, può prevedere e conoscere tutte le opere dell'uomo.

Il sole, oscurato da una nuvola nera, nascosto sotto i fulmini, i tuoni e le abbondanti piogge, non appare più; quando quei fenomeni cessano, diffonde di nuovo la sua luce. Lo stesso vale per l’anima dell’uomo, oppressa a tal punto dal corpo da agire secondo i desideri della carne, la luce interiore della ragione si oscura; poiché la rabbia è come il fulmine, l’avidità come il tuono, i desideri illeciti della carne come piogge torrenziali. 

Quando la penitenza l’ha ripulita dai suoi mali, risplende nella chiarezza della vera luce, illuminata dalla speranza della liberazione e della salvezza. L'anima allora sprigiona la ragione come il fuoco solare dona i suoi raggi e, attraverso di essa, distingue ciò che è celeste e ciò che è terrestre.

L'anima dell'uomo è rafforzata dal fuoco del sole dello Spirito Santo per compiere il bene, ma il freddo della pigrizia e della negligenza la rende debole. Il fuoco della perseveranza e la contrizione dello spirito, insieme, fanno produrre all'uomo buoni frutti, lo confortano e lo aiutano in tutto ciò che è utile affinché nulla possa separarlo dal servizio e dall'amore di Dio.


Per il Signore, alla cui presenza io sto.

1 Re 17, 1-6
Dal primo libro dei Re.

In quei giorni, Elìa, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d'Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io».
A lui fu rivolta questa parola del Signore: «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare».
Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente.


O Signore, la tua forza risanatrice ci guarisca

Servo di Dio Dolindo Ruotolo

O Signore, la tua forza risanatrice, + operante in questo sacramento, * ci guarisca dal male e ci guidi sulla via del bene. Per Cristo nostro Signore.


Non si addormenterà il custode d'Israele.

Sal 120

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l'aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:
egli ha fatto cielo e terra.

Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d'Israele.

Il Signore è il tuo custode,
il Signore è la tua ombra
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte.

Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre.


La grande gioia di ricevere Gesù Cristo!

San Giovanni Maria Vianney (1786-1859)
sacerdote, curato d'Ars

Chi di noi, fratelli miei, avrebbe mai potuto capire che Gesù Cristo avrebbe portato l'amore alle sue creature fino a donare il suo Corpo adorabile e il Suo Sangue prezioso per servire da cibo alle nostre anime, se non fosse stato lui stesso a dircelo? Che cosa! Fratelli miei, un’anima si nutre del suo Salvatore!... E tutte le volte che lo desidera!... 

O abisso di bontà e amore di un Dio per le sue creature!... 

San Paolo ci dice, fratelli miei, che il Salvatore, assumendo la nostra carne, ha nascosto la divinità e ha sopportato umiliazioni fino all'annientamento. Ma, istituendo l'adorabile sacramento dell'Eucaristia, ha velato anche la sua umanità, rivelando soltanto la profondità della sua misericordia. 

Oh, fratelli miei, guardate di cosa è capace l'amore di un Dio per le sue creature! No, fratelli miei, di tutti i sacramenti, non ce n'è nessuno che possa essere paragonato a quello dell'Eucaristia. 

San Giovanni ci dice che Gesù Cristo, "avendo amato i suoi sino alla fine" (Gv 13,1), trovò il modo di ascendere al cielo senza lasciare la terra: prese il pane dalle sue sante e venerabili mani, lo benedisse e lo trasformò nel suo Corpo; prese il vino e lo trasformò nel suo prezioso Sangue e diede a tutti i sacerdoti, nella persona dei suoi apostoli, il potere di compiere lo stesso miracolo ogni volta che pronunciano le stesse parole; così che, mediante questo miracolo d'amore, potesse rimanere con noi, nutrirci, consolarci e farci compagnia.

Oh, fratelli miei, quanta felicità per un cristiano aspirare a un onore così grande come quello di nutrirsi del pane degli angeli!... Ah, fratelli miei, se comprendessimo la grandezza della felicità che abbiamo nell'accogliere Gesù Cristo, non ci impegneremmo forse continuamente per meritarla?


Chi mangia questo Pane rimane in me e io in lui.

Gv 6, 51-58
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».


La mia bocca racconterà la tua giustizia.

Sal 70

Della tua lode è piena la mia bocca:
tutto il giorno canto il tuo splendore.
Non gettarmi via nel tempo della vecchiaia,
non abbandonarmi quando declinano le mie forze.

Io, invece, continuo a sperare;
moltiplicherò le tue lodi.
La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza.

Verrò a cantare le imprese del Signore Dio:
farò memoria della tua giustizia, di te solo.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie.

Allora io ti renderò grazie al suono dell'arpa,
per la tua fedeltà, o mio Dio,
a te canterò sulla cetra, o Santo d'Israele.


Ho le mani piene di grazie di ogni genere

Gesù Sacramentato e Santa Faustyna Kowalska

Quando nella santa Comunione vengo in un cuore umano, ho le mani piene di grazie di ogni genere e desidero donarle all'anima, ma le anime non Mi prestano nemmeno attenzione, Mi lasciano solo e si occupano d'altro. Oh, quanto è triste per Me che le anime non conoscano l'Amore! Si comportano con Me come con qualche cosa inerte».( Diario, 1385)


Gesù Crocifisso, abbracciami.

Gesù Crocifisso - Vago di Lavagno
Abbracciami




 

Chiedete e abbiate fede di averlo ottenuto

Madonna della Pieve - Colognola ai Colli
Madre nostra, abbi pietà di noi

Io t'invoco, o Dio, perché tu mi rispondi; * tendi a me l'orecchio, ascolta le mie parole. (Sal 16, 6)

"In verità io vi dico: * tutto quello che chiederete nella preghiera, * abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato", * dice il Signore. (Mc 11, 24)


Vigila, sopporta, compi la tua opera.

2 Tm 4, 1-8
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo.

Figlio mio, ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.
Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero.
Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.


Amerai il Signore tuo Dio, e amerai il tuo prossimo

Mc 12, 28-34
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Non c'è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».
E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.


Il Signore si confida con chi lo teme

Sal 24

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.


Sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto

2 Tm 2, 8-15
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo.

Figlio mio,
ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio Vangelo,
per il quale soffro
fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch'essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. 

Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.

Richiama alla memoria queste cose, scongiurando davanti a Dio che si evitino le vane discussioni, le quali non giovano a nulla se non alla rovina di chi le ascolta. Sfòrzati di presentarti a Dio come una persona degna, un lavoratore che non deve vergognarsi e che dispensa rettamente la parola della verità.

Rendimi forte nel tuo amore

Santa Gertrude di Helfta (1256-1301)
monaca benedettina

O dolcezza e amore, mio Dio, mia misericordia, ah, manda ora dal cielo il tuo Santo Spirito e crea in me un cuore nuovo e uno spirito nuovo (Ez 18,31). Possa la tua unzione insegnarmi ogni cosa; perché ti ho scelto tra mille (Ct 5,10) e ti amo più di ogni altro amore, più dell'amore della mia vita. La virtù della mia anima abbondi dello splendore e della bellezza di questa carità che tu desideri, perché ti desidero ardentemente. Ah, fammi comparire alla tua presenza in modo degno di te. Sì, eccomi, vengo a te che ho amato, in cui ho creduto, a cui ho donato il mio cuore. 

Mio amatissimo Gesù, desidero seguire con te la regola dell'amore, grazie alla quale potrò rinnovare la mia vita e spenderla in te. Oh, metti la mia vita sotto la cura del tuo Santo Spirito affinché in ogni momento possa essere pronta a seguire i tuoi comandamenti. Rendi la mia condotta conforme alla tua; rendimi forte nel tuo amore e nella pace. Avvolgi i miei sensi nella luce della tua carità, affinché tu solo mi insegni, mi guidi e mi formi, nel profondo del mio cuore. 

Assorbi il mio spirito nel tuo spirito, così potentemente e profondamente che io sia veramente, interamente sepolta in te e che in questa unione con te, abbandoni me stesso e che nessuno, fuorché il tuo amore, sappia che io sono sepolto in te. Lascia che l'amore mi chiuda sotto il suo sigillo e mi incateni a te con un vincolo indivisibile. Amen.


Con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.

2 Tm 1, 1-3.6-12
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo.

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l'imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.


San Juan Grande Román

San Juan Grande Román

Religioso, dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, si distinse per la sua carità verso i prigionieri, gli abbandonati e gli emarginati e morì contagiato dalla peste mentre curava i malati. Apostolo esperto dell'assistenza sanitaria.

Nato a Carmona (Spagna) nel 1546 e da giovane, dopo una breve esperienza eremitica nella quale maturò la decisione di dedicarsi al servizio del prossimo, decise di trasferirsi a Jerez e cominciò con l'assistenza ai carcerati. Ma presto focalizzò il suo interesse nel settore sanitario e gli venne affidata un'infermeria per i malati rifiutati dagli ospedali.
Ben presto gli si affiancarono dei discepoli e verso il 1574 egli decise di fondere il suo gruppo con quello sorto a Granada per iniziativa di San Giovanni di Dio. Vestito l'abito dei Fatebenefratelli, egli continuò a prodigarsi nella città andalusa di Jerez de la Frontera, dove nel 1589 ebbe anche l'incarico dalle autorità locali di riorganizzare l'intera rete ospedaliera della città. Morì assistendo gli appestati il 3 giugno 1600.


Vieni a Me, ti aspetto per riceverti

Gesù Cristo che si dona nella Comunione

Vieni, sono Colui che ti ama, Colui che ha sparso il suo sangue per te! Ho compassione della tua debolezza e ti aspetto per riceverti nelle mie braccia!

Vieni, anima di mia sposa, anima di mio sacerdote!... sono l'infinita misericordia! Non temere, non ti punirò... non ti respingerò... ma ti aprirò il mio Cuore e ti amerò con maggior tenerezza... La tua bellezza ritrovata farà l'ammirazione del cielo e il mio Cuore si riposerà in te.


Soffri per le anime e per mio amore

Prendi la mia croce e non temere. Non supererà mai le tue forze poiché l'ho misurata e pesata sulla bilancia dell'amore. Sai tu veramente quanto ti amo? E quanto amo le anime? Per esse Io mi servo di te, perché per quanto piccola tu sia e per quanto poco tu valga, voglio utilizzare la tua piccolezza conservandoti unita ai miei meriti ed al mio Cuore.


La compassione che ho per te!

«- Dopo essere stato confortato dall'Angelo inviatomi dal Padre, vidi avvicinarsi Giuda, uno dei miei dodici apostoli, e dietro a lui quelli che dovevano catturarmi. Erano armati di bastoni e di pietre ed erano carichi di catene e di corde per impossessarsi di me e legarmi.
«Mi alzai e avvicinandomi a loro dissi: Chi cercate?
« Allora Giuda, posandomi le mani sulle spalle, mi abbracciò! Che fai, Giuda? Che significa questo bacio?...
« A quante anime potrei dire: Che fate?... perché mi tradite con un bacio?
«Anima che Io amo, che vieni a ricevermi e che tante volte mi hai ripetuto di amarmi... mi hai appena lasciato e già mi consegni ai miei nemici!... Ben sai che in quella riunione che ti attira si fanno discorsi offensivi per me, e tu che mi hai ricevuto stamani e che forse mi riceverai domani... perdi in quel luogo il candore prezioso della mia grazia!...
«Ad un'altra dirò: Perché persisti in quell'affare che t'insozza le mani? Non sai che non è lecito il mezzo con cui ti procuri quel guadagno, quella posizione, quel benessere?...
«Tu mi ricevi, tu mi abbracci come Giuda... perché fra qualche istante, fra qualche ora, darai tu stessa ai miei nemici il segno dal quale mi riconosceranno per impadronirsi di me!
«Mi rivolgerò anche a te, anima cristiana, che mi tradisci con quell'amicizia pericolosa. Non solo mi incateni e mi lapidi tu, ma per causa tua anche un'altra persona mi tradisce. Perché mi consegni così... mentre mi conosci e in varie occasioni ti glori della tua pietà e della tua carità?... Senza dubbio potresti raccogliere un gran merito... ma in realtà che cosa sono se non un velo che copre la tua malizia?…

«Amico mio, perché sei venuto? Giuda, con un bacio tradisci il Figlio di Dio, il tuo Maestro e Signore! Colui che ti ama e che è pronto a perdonarti ancora!... Tu, uno dei miei dodici!... Tu, uno di quelli che sono stati a mensa con me, e a cui Io ho lavato i piedi!...

«Quante volte Io posso e devo parlare così alle anime predilette del mio Cuore!...
«Anima amata, perché ti lasci trasportare da quella passione?... perché le lasci libero corso?... Non è sempre in tuo potere liberartene: ma Io non ti domando che di combattere, di lottare, di resistere... Che sono i godimenti di pochi istanti se non i trenta denari per i quali Giuda mi tradì e che servirono unicamente alla sua rovina?
«Quante anime mi hanno venduto e mi venderanno ancora per il prezzo vilissimo di un piacere passeggero!... povere anime... chi cercate? Me?... Quel Gesù che avete conosciuto, che avete amato!... 

«Lasciate che vi dica queste parole: Vegliate e pregate! Sì, lavorate senza tregua affinché i vostri difetti e le vostre inclinazioni non diventino abitudini.

«Ogni anno, spesso anche ad ogni stagione, bisogna falciare l'erba dei campi: bisogna arare la terra per fortificarla e svellerne le erbe cattive. Così l'anima deve sorvegliare e raddrizzare con cura le sue difettose inclinazioni. Non è sempre la colpa grave quella che apre la via ai peggiori disordini. E il punto di partenza verso le cadute più gravi è spesso una piccola cosa: un piccolo godimento, un momento di debolezza, una condiscendenza, forse lecita, ma poco mortificata, un divertimento legittimo in sé, ma poco conveniente...

E mentre tutto questo cresce e si moltiplica, l'anima a poco a poco si acceca, la grazia ha sempre meno efficacia, la passione si fortifica e finisce per trionfare.

«Com'è triste per il cuore di un Dio che ama infinitamente vedere tante anime insensibilmente avviarsi all'abisso...

«Fermiamoci qui, Josefa, per oggi! Ricordati che non sono i tuoi meriti che attirano verso di te il mio Cuore, ma la tua miseria e la compassione che ho per te!»


Aspettate tutto da Colui che vi è Padre

Ritornando alla mia preghiera, mi prostrai un'altra volta, adorai il mio Padre, implorando il suo aiuto... Non dissi: «Mio Dio», ma «Padre mio». 

Quando il vostro cuore soffre di più, allora dovete chiamare anche voi Dio vostro Padre. Supplicatelo di aiutarvi, esponetegli le vostre sofferenze, i vostri timori, i vostri desideri, e con il grido della vostra angoscia ricordategli che siete sue figlie. Ditegli che il vostro corpo è sfinito... il vostro cuore oppresso fino alla morte... che l'anima sembra sperimentare il sudore di sangue. Pregatelo con fiducia filiale e aspettate tutto da Colui che vi è Padre. Egli vi consolerà e vi darà la forza necessaria per affrontare la tribolazione e la sofferenza, sia la vostra che quella delle anime a voi affidate.




E' adesso che Io ho bisogno di te.

Com'è triste, per chi ama, trovarsi solo, senza potersi confidare con i suoi cari!

«Quante volte il mio Cuore soffre lo stesso dolore... e quante volte cercando qualche sollievo presso le anime scelte le trovo addormentate!

Invano cerco di destarle e di trarle fuori da se stesse, dalle loro preoccupazioni personali, dalle loro vane ed inutili occupazioni... Troppo spesso mi rispondono, se non a parole, almeno con i fatti: Ora non posso... ho troppo da fare... sono troppo stanca... ho bisogno di pace!...

Allora - insistendo - dolcemente Io ripeto a quest'anima: Vieni un momento, vieni a pregare con me: è adesso che Io ho bisogno di te. Non aver paura di lasciare per me questo riposo, perché Io stesso sarò la tua ricompensa.... E ricevo la stessa risposta!... Povera anima sonnacchiosa che non può vegliare un'ora con me!...


Signore, tu sei per noi un rifugio, ogni giorno.

Sal 89

Prima che nascessero i monti e la terra e il mondo fossero generati, da sempre e per sempre tu sei, o Dio.

Tu fai ritornare l'uomo in polvere, quando dici: «Ritornate, figli dell'uomo». Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte.

Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, e il loro agitarsi è fatica e delusione; passano presto e noi voliamo via.

Saziaci al mattino con il tuo amore: esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni. Si manifesti ai tuoi servi la tua opera e il tuo splendore ai loro figli.



Signore, abbi pietà di me.

Signore, abbi pietà di me.

Volgiti a me e abbi pietà, perché sono povero e solo. Vedi la mia povertà e la mia fatica e perdona tutti i miei peccati. (Sal 24, 16.18)

Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, e il loro agitarsi è fatica e delusione; passano presto e noi voliamo via. Saziaci al mattino con il tuo amore: esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni. (Sal 89)




Rendete a Dio ciò che è di Dio

San Colombano (563-615)
monaco, fondatore di monasteri

"Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio". (Mc 12, 13-17)

Mosè ha scritto nella Legge: "Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza" (Gen 1, 26). Considerate, vi prego, la grandezza di questa espressione. Dio onnipotente, invisibile, incomprensibile, ineffabile, inestimabile, plasmò l’uomo dal fango della terra e lo nobilitò con la dignità della sua immagine. Che cosa vi può essere di comune tra l’uomo e Dio, tra il fango e lo spirito? "Dio infatti è spirito" (Gv 4, 24). Quale grande degnazione è stata questa, che Dio abbia dato all’uomo l’immagine della sua eternità e la somiglianza del suo divino operare! Grande dignità deriva all’uomo da questa somiglianza con Dio, purché sappia conservarla.

Se l’uomo userà rettamente di quelle facoltà che Dio ha concesso alla sua anima, allora sarà simile a Dio. Ricordiamoci che gli dobbiamo restituire tutti quei doni che egli ha depositato in noi quando eravamo nella condizione originaria. Ce ne ha insegnato il modo con i suoi comandamenti. Il primo di essi è quello di amare il Signore nostro con tutto il cuore "perché egli per primo ci ha amati" (1 Gv 4, 19) fin dall’inizio dei tempi, prima ancora che noi venissimo alla luce di questo mondo. L’amore di Dio è la rinnovazione della sua immagine. Ama veramente Dio chi osserva i suoi comandamenti.

Dobbiamo quindi restituire a Dio e Padre nostro la sua immagine non deformata, ma conservata integra mediante la santità della vita, perché egli è santo. Per questo è stato detto: "Siate santi, perché io sono santo" (Lv 11, 45). Dobbiamo restituirgliela nella carità, perché è carità, secondo quanto dice Giovanni: "Dio è carità" (1 Gv 4, 16). Dobbiamo restituirgliela nella bontà e nella verità, perché egli è buono e verace. Non siamo dunque pittori di una immagine diversa da questa. Perché non avvenga che dipingiamo nel nostro animo immagini tiranniche, intervenga Cristo stesso e tracci nel nostro spirito i lineamenti precisi di Dio.


San Felice da Nicosia

San Felice da Nicosia
Sia per amore di Dio

A Nicosia in Sicilia, dopo essere stato rifiutato per dieci anni, entrò come Religioso, nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, dove svolse i più umili servizi in semplicità e purezza di cuore.

Da giovane la vicinanza al convento dei Cappuccini gli diede la possibilità di frequentare la loro comunità, di conoscere i singoli religiosi e ammirare il loro stile di vita. Come la maggior parte dei ragazzi poveri siciliani del tempo, non andò a scuola. Nella crescente frequentazione dei frati del convento, si sentiva sempre più fortemente attirato dalla loro vita: gioia in austerità, libertà nella povertà, penitenza, preghiera, carità, spirito missionario.

A vent’anni chiese al Superiore del convento di Nicosia di intercedere presso il Padre Provinciale di Messina affinché fosse accolto nell’Ordine in qualità di laico, perché, in quanto analfabeta, non poteva essere ammesso come chierico, ma soprattutto perché tale stato maggiormente si addiceva alla sua indole umile e semplice. Ricevette risposta negativa non solo allora ma anche alle richieste ripetute nei successivi otto anni. Tuttavia il suo desiderio non venne mai meno.

Nel 1743, venuto a conoscenza che il Padre Provinciale di Messina era a Nicosia per una visita, chiese di potergli esporre il suo desiderio. Finalmente il Provinciale lo accolse nell’Ordine indirizzandolo al convento di Mistretta per l’anno del noviziato.

Il 10 ottobre 1743 iniziò il noviziato con il nome di Fra Felice. Il noviziato fu per lui un anno particolarmente intenso nell’esercizio delle virtù. A detta di tutti i biografi, Fra Felice si distinse per lo slancio nell’obbedire, per il candore angelico, per l’amore alla mortificazione, per la pazienza veramente serafica. E fu così che il 10 ottobre 1744 fece la professione. Fu destinato dai suoi superiori al convento di Nicosia.

Egli aveva già fatta propria la massima di S. Francesco che il frate deve vivere nel mondo come vero pellegrino e forestiero, reputando di non avere nulla di proprio sulla terra, né casa, né luogo, né cosa alcuna.

Gli venne assegnata la mansione di cercatore. Passava per le strade e per le case con compostezza e discrezione, ringraziando sempre, sia quando gli veniva offerta qualcosa che quando era scacciato in malo modo, dicendo con dolcezza : “Sia per amore di Dio.”

Fu devoto di Gesù crocifisso. Ogni venerdì, contemplava la passione e la morte di Gesù Cristo. Tutti i venerdì di marzo digiunava a pane ed acqua e stava in coro, con braccia aperte a forma di croce, meditando dinanzi al Crocifisso.

Ebbe un culto particolare all’Eucaristia. Passava ore dinanzi al Tabernacolo, anche dopo aver sostenuto dure fatiche giornaliere. Venerò con tenerezza la Madre di Dio.

Alleggerito da ogni incarico, col fisico ormai malato per le estreme penitenze e mortificazioni, era sempre pronto ad ogni forma di servizio, soprattutto per gli ammalati nell’infermeria del convento. Mentre le forze diminuivano, cresceva in intensità la sua concentrazione in Dio e la sua lieta e semplice obbedienza.

Alla fine del mese di maggio del 1787 fu sorpreso da febbre violenta mentre lavorava nell’orto. Il superiore, Padre Macario, lo fece coricare per obbedienza. Al medico che gli prescrisse dei medicinali, Fra Felice disse che erano inutili, perché quella era la sua ultima malattia. Concluse la vita terrena alle due di notte del 31 maggio 1787


Pregate il Padrone perché mandi operai

Sant'Annibale Maria di Francia

Sant'Annibale Maria di Francia, presbitero, fondatore delle Congregazioni dei Padri Rogazionisti del Cuore di Gesù e delle Suore del Divino Zelo, si adoperò con particolare dedizione per gli orfani distendendo a tutti i poveri le mani misericordiose di Dio.

Giovanissimo, davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto, scoprì la necessità della preghiera per le vocazioni, che, in seguito, trovò espressa nel versetto del Vangelo: «La messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9, 38; Lc 10, 2). Queste parole del Vangelo costituirono l'intuizione fondamentale alla quale egli dedicò tutta la sua esistenza.




Santa Teresa del Bambino Gesù


Dal Cielo, farò scendere una pioggia di rose.

"La santità non consiste in questa o quella pratica, consiste in una disposizione del cuore che ci rende umili e piccoli tra le braccia di Dio."

"La mia via è la via dell'infanzia spirituale, la via della fiducia e dell'abbandono totale."

"Gesù non chiede grandi azioni, ma solo l'abbandono e la gratitudine."

"La mia sola gioia sulla terra è quella di soffrire per Gesù, e questa gioia è più grande di ogni gioia umana."

"Ciò che mi piace è che Dio, in Gesù, si sia fatto così piccolo, così fragile, eppure è così potente. Mi piace pensare che il Buon Dio abbia bisogno del nostro amore."

"Io non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo... Io Lo amo! Egli non è altro che Amore e Misericordia."

Desidero essere santa, ma sento la mia impotenza

Santa Teresa di Gesù Bambino
"Voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra"

"Atto di offerta di se stessa come vittima d'olocausto all'Amore Misericordioso" 
scritta da Santa Teresa di Gesù Bambino (del Lisieux) il 9 giugno 1895.

"O mio Dio, Trinità Beata, desidero amarVi e farVi amare, lavorare per la glorificazione della Santa Chiesa, salvando le anime che sono sulla terra e liberando quelle che soffrono nel purgatorio.

Desidero compiere perfettamente la Vostra volontà e arrivare al grado di gloria che mi avete preparato nel Vostro regno. In una parola, desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e Vi domando, o mio Dio, di essere Voi stesso la mia santità."

La Promessa: "Voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra".

La "Pioggia di Rose": Promise inoltre di far cadere su chi soffre e sui piccoli una "pioggia di rose", che nella tradizione cristiana rappresenta le grazie e i miracoli ottenuti tramite la sua intercessione.
 
La Piccola Via: La sua spiritualità si basa sulla "piccola via": fare le piccole cose quotidiane con grandissimo amore, affidandosi totalmente a Dio.

Santa Teresa di Gesù Bambino ci rivolgiamo a te con fiducia.
Ottienici le grazie che ti chiediamo.


Santa Orsola Ledochowska

Santa Orsola Ledochowska

"Devo amare il prossimo come Gesù ha amato me. Mangiate le mie forze, le mie capacità, il mio talento, il mio cuore e il mio tempo: sono vostra come Gesù-Ostia è mio!"

Giulia Maria Ledochowska, Orsola in religione, nacque nel 1865 a Loosdorf, in Austria. A 21 anni entrò tra le Orsoline di Cracovia. Spese la sua vita a favore del prossimo peregrinando tra la Russia, la Svezia e la Finlandia come educatrice delle giovani, finché nel 1920 fonda la sua Congregazione, dedita alla cura di poveri, anziani e malati, le Orsoline del Sacro Cuore di Gesù agonizzante. Morì nel 1939. La canonizza Giovanni Paolo II nel 2003.

Trascorreva molte ore in adorazione davanti all'ostia consacrata, ma aveva anche grandi doti di educatrice: "Soltanto sulle ginocchia di una Santa madre si crescono i politici, i sacerdoti, gli uomini di domani" ripeteva sempre nelle conferenze che teneva a Cracovia. Alle mamme che le chiedevano consigli su come educare i propri figli, suor Orsola rispondeva: "Come i fiori hanno bisogno del sole, così i bambini hanno bisogno di serenità, di quella gioia che scaturisce dalla Fede e dall'amore di Dio". E ancora: "La famiglia è l'ambiente primo, il più importante e insostituibile, in cui l'uomo viene al mondo e si sviluppa. Il futuro dell'umanità, il futuro delle persone, sta tutto nell'educazione all'amore che hanno ricevuto dai loro genitori".

Quando nel 1903 in Polonia le donne acquisirono il diritto allo studio universitario, suor Orsola aprì, all'interno del convento di cui divenne madre superiora, il primo pensionato per studentesse, dove le ragazze potevano trovare non solo un posto sicuro per la vita e per lo studio, ma anche una solida formazione religiosa.

La sua intraprendenza si diffuse in tutta Europa: il parroco della chiesa di Santa Caterina, a San Pietroburgo, le affidò la direzione di un collegio femminile e lei, nonostante l'ambiente ostile al cattolicesimo, che la costringeva a vivere clandestinamente e a uscire in abiti borghesi per eludere la sorveglianza della polizia segreta, ne approfittò per fondare un istituto delle Orsoline. Lo stesso fece a Sortavale, in Finlandia, dove sperimentò un pensionato e una scuola all'aria aperta per ragazze cagionevoli di salute.

Alle soglie della prima guerra mondiale, Orsola, con cittadinanza polacca, di origine austriaca e di religione cattolica, divenne oggetto di persecuzione da parte della polizia russa, schierata nel conflitto sul fronte politico opposto. Orsola obbedì all'ordine giunto dal Vaticano di abbandonare la Russia, rifugiandosi prima in Svezia, a Stoccolma, dove fondò un'altra scuola, un pensionato e un giornale per i cattolici svedesi, che è pubblicato ancora, poi tre anni dopo in Danimarca, ad Aalborg, dove si occupò dei profughi polacchi finché, nel 1919, poté rientrare nel suo convento di origine.Nel 1920 suor Orsola scrisse una lettera a papa Benedetto XV, chiedendogli di potersi staccare dalla sua congregazione e fondarne un'altra. Ella scrisse :"Sua Santità, obbedendo al mio anelito interiore vi chiedo di trasformare il mio convento di cui sono superiora in un'autonoma congregazione. Pur mantenendo intatto lo spirito originario delle suore Orsoline, vorremmo che il nostro compito fosse soprattutto quello di assistere le giovani non abbienti e di prenderci cura dei poveri." Il papa approvò, scrivendole: "Vi chiamerete Suore Orsoline del Sacro Cuore di Gesù agonizzante". Nasceva così uno dei grandi rami dell'Ordine religioso fondato nel Sedicesimo secolo da sant'Angela Merici, al quale appartengono le monache chiamate Orsoline grigie in Polonia, e Suore Polacche in Italia.

Suor Orsola propose un nuovo tipo di apostolato alle consorelle, e cioè l'apostolato del sorriso. "Il sorriso dissipa le nuvole raccolte nell'animo, può infondere nuova speranza e dice che abbiamo un Padre che è sempre pronto a venire in nostro aiuto", spiegava.

La congregazione si allargò ben presto, fino a contare mille suore suddivise in cento istituti presenti ancora oggi in dodici paesi: Polonia, Italia, Francia, Finlandia, Germania, Ucraina, Bielorussia, Canada, Argentina, Brasile, Tanzania e Filippine. Nel 1928 aprì la casa madre di Roma e cominciò a girare per i poveri sobborghi della capitale, distribuendo sorrisi e aiuti materiali e spirituali, e infondendo la speranza per un futuro migliore.

Morì improvvisamente proprio a Roma, il 29 maggio 1939, a 74 anni. "Mi raccolgo in preghiera nella mia camera", aveva detto alle consorelle, con il fisico debilitato dai frequenti viaggi. Le suore, non vedendola scendere per i Vespri, bussarono alla sua porta e la trovarono morta, con la corona del Rosario in mano.


Ero la sua delizia ogni giorno


Sant'Atanasio (295-373)
vescovo d'Alessandria, dottore della Chiesa

“Chi ti ha dato questa autorità?”

La sapienza di Dio in persona, il Figlio unigenito, ha creato e fatto ogni cosa. Infatti dice il salmo: “Tutto hai fatto con saggezza” (104,24). 

Come la nostra parola umana è l'immagine della Parola che è il Figlio di Dio (Gv 1,1), così la nostra sapienza è, pure lei, l'immagine del Verbo che è la sapienza in persona. Perché abbiamo in essa la capacità di conoscere e pensare, diventiamo capaci di accogliere la Sapienza creatrice, e per essa possiamo conoscere il Padre. “Chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre” (1Gv 2,23), e ancora: “Chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato” (Mt 10,40). 

 “Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione” (1Cor 1,21). Ormai Dio non vuole più, come nei tempi antichi, essere conosciuto attraverso immagini e ombre della Sapienza: ha voluto che la vera Sapienza in persona assuma la carne, diventi uomo, subisca la morte in croce, e risusciti, affinché in futuro tutti i credenti possano essere salvati dalla fede in questa Sapienza incarnata. 

Ecco la sapienza di Dio. Prima si faceva conoscere attraverso la sua immagine nelle cose create (...) ed in questo modo faceva conoscere il Padre. Poi lei, che è il Verbo, è diventata carne, come dice san Giovanni (1,14). Dopo aver distrutto la morte (1Cor 15,26) e salvato l'umanità, si è manifestata più chiaramente e, attraverso se stessa ha manifestato il Padre. E ciò le fa dire: “Che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17,3). 

Tutta la terra è stata dunque colmata della sua conoscenza. Poiché c'è una sola conoscenza, del Padre attraverso il Figlio, e del Figlio a partire dal Padre. Il Padre pone in lui la sua gioia, e il Figlio gioisce della stessa gioia nel Padre, come afferma: “Ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante” (Pr 8,30).


Beata Maria Celina della Presentazione

Beata Maria Celina della Presentazione
Il giorno della mia morte sarà per me il più bello.

Marie-Céline della Presentazione della Beata Vergine Maria (al secolo Jeanne-Germaine Castang), monaca professa del Second'Ordine di San Francesco, nacque il 24 maggio 1878 a Nojals (Francia) e morì il 30 maggio 1897 a Bordeaux (Francia). Dichiarata “venerabile” il 22 gennaio 1957, è stato riconosciuto un miracolo attribuito alla sua intercessione in data 16 dicembre 2006. E’ stata beatificata il 16 settembre 2007 nella cattedrale di Bordeaux.

"Lasciando le vesti del mondo, pregherò Gesù di bandire ogni pensiero inutile dal mio cuore e di darmi lo spirito religioso; indossando l'abito di clarissa, pregherò lo Sposo mio di rivestirmi dello spirito della mortificazione, della rinuncia e della penitenza; cingendomi del cordone. Gli chiederò di liberarmi dalla falsa libertà e di unirmi a sé con le catene del suo santo amore; mettendomi il santo velo, Lo supplicherò di nascondermi alla vista delle creature. Io voglio vivere nascosta in Dio".

La salute della giovane novizia cominciò, però, ben presto a declinare. L'infermità, manifestatasi in una grave forma di tubercolosi, rivelò la grandezza della sua fede e la ferma volontà di voler completare nel suo fragile corpo quanto ancora manca alla Passione di Cristo, a vantaggio del suo Corpo che è la Chiesa (cfr Col 1, 24). Scriveva nel suo diario a pochi giorni dalla preziosa morte: "Non gradisci olocausto né vittima: eccomi! Sono venuta per prendere la croce. Mi offro vittima come Gesù... fino a questo momento ho sacrificato tutto: affetti, pensieri... dovrò ora essere meno generosa? Oh, no! Eccomi: tagliate bruciate amputate fate di me ciò che gradite, purché il mio amore per voi aumenti sempre più e più! Solo questo chiedo!".

Il 30 maggio 1897, dopo 190 giorni dal suo ingresso nel noviziato, emessa la Professione religiosa "in articulo mortis", Suor Maria Celina faceva il suo ingresso trionfale nell'eternità dei Santi. Nell'ultimo biglietto scritto alla sorella suora aveva confidato: "Mia piccola cara sorella, son ben contenta che presto apprenderete la notizia della mia morte, ...state ben tranquilla, ...il giorno della mia morte sarà per me il più bello..."


Quello che chiedi abbi fede di averlo ottenuto

Mc 11, 22-26
Dal Vangelo secondo Marco

Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: "Lèvati e gèttati nel mare", senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà.

Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Abbi fede di averlo ottenuto

Gesù disse: "Abbi fede in Dio!
In verità ti dico: se dici a questo monte: "Lèvati e gettati nel mare", senza dubitare in cuor tuo ma credendo che quanto dici avverrà, ciò ti sarà accordato. Per questo ti dico: tutto quello che domandi nella preghiera, abbi fede di averlo ottenuto e ti sarà accordato.

Quando ti metti a pregare, se hai qualcosa contro qualcuno, perdona, perché anche il Padre tuo che è nei cieli perdoni a te i tuoi peccati".


Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date

San Girolamo (347-420)
sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa

"Non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato" (Gv 2,16)

"Allora Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio". Alcuni si meravigliano della resurrezione di Lazzaro (Gv 11,44), si stupiscono che il figlio di una vedova sia risuscitato (Lc 7,15), altri sono colpiti da altri miracoli. Senza dubbio è incredibile ridare la vita a un corpo morto. Per quanto mi riguarda, io sono colpito da questo fatto. Quest'uomo, figlio di un falegname, un povero senza casa, senza luogo dove riposare, senza soldati, che non era né capo né giudice, quale potere l'ha autorizzato a ... cacciare una folla così numerosa da solo? Nessuno ha protestato, nessuno ha osato opporre resistenza, poiché nessuno ha osato opporsi al Figlio che riparava l'ingiuria fatta al Padre...

"Si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio". Se è stato possibile farlo agli ebrei, perché a maggior ragione non dovrebbe farlo a noi? Se ciò arriva nel quadro della Legge, perché a maggior ragione non può essere nel Vangelo?... Cristo, un povero, scaccia i compratori e i venditori, che sono ricchi. Chi vende è scacciato allo stesso titolo di chi compra. Nessuno dica: "Io offro tutto quanto possiedo, faccio offerte ai sacerdoti, come Dio ha ordinato". In un passo di Matteo, leggiamo: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8). La grazia di Dio non si vende, si dona.


Consolami. Vedi che non ti abbandono mai!

Gesù Sacramentato e Santa Faustyna Kowalska

Consolami.
Desiderami come ti desidero Io.
Amami come ti amo Io.
Cercami come ti cerco Io!
Vedi bene che non ti abbandono mai!