Gesù l’ha guardato, ed egli ha pianto amaramente

Sant'Ambrogio (ca 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa.

« Non canterà il gallo, prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte »

Pietro ha rinnegato una prima volta e non ha pianto, perché il Signore non l’aveva guardato. Ha rinnegato una seconda volta, e non ha pianto, perché il Signore ancora non l’aveva guardato. Ha rinnegato una terza volta, Gesù l’ha guardato, ed egli ha pianto amaramente (Lc 22,62). Guardaci, Signore, perché sappiamo piangere il nostro peccato. Questo ci mostra che anche la caduta dei santi può esserci utile. Il rinnegamento di Pietro non mi ha fatto torto; al contrario, al suo pentimento, ho guadagnato: ho imparato a diffidare di una cerchia infedele (...) 

Pietro ha dunque pianto, e amaramente; ha pianto per giungere a lavare la sua colpa con le sue lacrime. Anche voi, se volete ottenere il perdono, cancellate la vostra colpa con le lacrime; allo stesso momento, all’istante, Cristo vi guarda. Se vi succede qualche caduta, egli, testimone presente alla vostra vita segreta, vi guarda per farvi ricordare e confessare il vostro errore. Fate allora come Pietro che disse altrove tre volte: “Signore, sai che ti voglio bene” (Gv 21,15). Ha rinnegato tre volte, anche tre volte confessa; ma ha rinnegato nella notte, e confessa in piena luce. Tutto questo è stato scritto per farvi capire che nessuno deve gloriarsi. Se Pietro è caduto lui che aveva detto: “Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai” (Mt 26,3), chi potrebbe contare su se stesso?... 

Da dove ti richiamerò, Pietro, per insegnarmi i tuoi pensieri quando piangevi? Dal cielo dove già hai preso posto tra il coro degli angeli? o ancora dal sepolcro? La morte infatti, della quale il Signore è risuscitato, neanche a te ripugna. Insegnaci a cosa ti hanno servito le tue lacrime. Ma questo hai insegnato velocemente: essendo caduto infatti prima di piangere, a motivo delle tue lacrime sei stato scelto per condurre gli altri, tu che, prima, non avevi saputo condurre te stesso.


Non canterà il gallo prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte

San Francesco di Sales (1567-1622)
vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa

San Pietro, uno degli Apostoli, arrecò gran torto al suo Maestro, poiché rinnegò e giurò che non lo conosceva, e non contento di questo, lo maledisse e bestemmiò, protestando di non sapere chi egli fosse (Mt 26, 69s). Quale colpo questo, che trafisse il cuore di Nostro Signore! 

Eh! Povero san Pietro, cosa stai facendo? Cosa stai dicendo? Non sai forse chi egli sia, non lo conosci, proprio tu che sei stato chiamato per bocca sua all'apostolato, tu che hai confessato che proprio lui era il Figlio del Dio vivente (Mt 16, 16)? Ah! Uomo miserabile, come puoi dire che non lo conosci? Non è forse colui che, non molto tempo fa, era ai tuoi piedi per lavarli e ti ha nutrito con il suo Corpo e il suo Sangue?... 

Nessuno presuma delle proprie opere buone e pensi di non avere niente da temere, poiché san Pietro, che pur aveva ricevuto tante grazie, e promesso di accompagnare Nostro Signore in carcere, anzi fino alla morte, lo rinnegò subito dopo aver udito il fischio di un drappello di guardie. San Pietro, sentito cantare il gallo, ricordò ciò che aveva fatto e ciò che gli aveva detto il suo buon Maestro; riconosciuta la sua colpa, uscì e pianse così amaramente da ricevere la remissione di tutti i suoi peccati. O beato san Pietro che a motivo di tale contrizione ricevette il perdono generale di una così grande slealtà... 

So bene che furono gli sguardi sacri di Nostro Signore ad aver penetrato nel suo cuore per aprirgli gli occhi e fargli riconoscere il suo peccato... Da questo momento non cessò più di piangere, soprattutto quando udiva il gallo di notte e di mattina... In questo modo, da gran peccatore quale era, divenne un grande santo.




Dove giungono quelle acque, risanano

Ez 47, 1-9. 12
Dal libro del profeta Ezechiele.

In quei giorni l'angelo mi condusse all'ingresso del tempio [del Signore] e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell'acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell'altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all'esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l'acqua scaturiva dal lato destro.
Quell'uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in mano misurò mille cùbiti, poi mi fece attraversare quell'acqua: mi giungeva alla caviglia. Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare quell'acqua: mi giungeva al ginocchio. Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare l'acqua: mi giungeva ai fianchi. Ne misurò altri mille: era un torrente che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute; erano acque navigabili, un torrente che non si poteva passare a guado. Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio dell'uomo?». Poi mi fece ritornare sulla sponda del torrente; voltandomi, vidi che sulla sponda del torrente vi era una grandissima quantità di alberi da una parte e dall'altra.
Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell'Aràba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull'altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

Sal.45
RIT: Dio è per noi rifugio e fortezza.

Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare.

Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell'Altissimo.
Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell'alba.

Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra.

Gv 5, 1-3. 5-16
Dal Vangelo secondo Giovanni

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi la tua barella e cammina"». Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi e cammina"?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.


Non si ricorderà più il passato

Is 65, 17-21
Dal libro del profeta Isaia.

Così dice il Signore:
«Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra;
non si ricorderà più il passato,
non verrà più in mente,
poiché si godrà e si gioirà sempre
di quello che sto per creare,
poiché creo Gerusalemme per la gioia,
e il suo popolo per il gaudio.
Io esulterò di Gerusalemme,
godrò del mio popolo.
Non si udranno più in essa
voci di pianto, grida di angoscia.
Non ci sarà più
un bimbo che viva solo pochi giorni,
né un vecchio che dei suoi giorni
non giunga alla pienezza,
poiché il più giovane morirà a cento anni
e chi non raggiunge i cento anni
sarà considerato maledetto.
Fabbricheranno case e le abiteranno,
pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto».


Si racconterà ciò che ella ha fatto

La cena di Betania 
Dal Vangelo secondo Marco
(Mc 14,3-9)

Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: "Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri!". Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: "Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona;  i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto".





Ella ha compiuto verso di me un'opera buona

Origene (ca 185-253)
sacerdote e teologo

«Tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento»

La sposa del Cantico di Cantici dice: «Il mio nardo spande il suo profumo» (1,12)...; ma si può anche leggere «il Suo profumo»... La sposa si è avvicinata allo Sposo, l'ha unto con i suoi unguenti, e sorprendentemente, è come se il nardo non avesse sparso odore prima, finché era nelle mani della sposa, ma soltanto quando entra in contatto col corpo dello Sposo, per cui è meno probabile che questi abbia preso l'odore dal nardo, che non il nardo da lui... 

Presentiamo qui la sposa Chiesa nella persona di Maria: si dice che ella porta una libbra di nardo di grande valore, unge i piedi di Gesù, li asciuga coi suoi capelli, e riceve in qualche modo per se stessa, attraverso la sua capigliatura, un profumo impregnato della qualità e potenza del corpo di Gesù... Ella si cosparge la testa di un profumo squisito che viene meno dal nardo che da Cristo, e dice (con la sposa): «Il mio nardo, versato sul corpo di Cristo, mi ha portato in cambio il Suo profumo»... 

«E tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento». Ciò indica sicuramente che il profumo della dottrina che proviene da Cristo ed il dolce profumo dello Spirito Santo hanno riempito tutta la casa del mondo, o la casa di tutta la Chiesa. O almeno, hanno riempito tutta la casa di quell'anima che ha ricevuto di condividere il profumo di Cristo, dopo avergli offerto il dono della sua fede come nardo puro, e ricevendo in cambio la grazia dello Spirito Santo ed il dolce profumo della dottrina spirituale..., per poter dire anch'ella: «Noi siamo dinanzi a Dio il profumo di Cristo» (2 Cor 2,15). Perché quel nardo è stato riempito di fede e di un amore preziosissimo, perciò Gesù le rende questa testimonianza: «Ella ha compiuto verso di me un'opera buona» (Mc 14,6).

San Leonardo Murialdo

San Leonardo Murialdo
(1828 - 1900)
A Torino, san Leonardo Murialdo, sacerdote, che fondò la Pia Società di San Giuseppe, perché i bambini abbandonati potessero fare l’esperienza della fede e della carità cristiana.

Scrisse: “L’uomo che prega è il più potente del mondo, la preghiera è l'anima e la forza dell'uomo. Sia fatta con umiltà, confidenza, perseveranza. Non basta, però, pregare, bisogna pregare bene, cioè con il cuore”. 

Fu grande devoto della Madonna: “Maria, Madre nostra, è la più amante, la più affettuosa delle madri. È madre di Dio, quindi ottiene tutto. È madre nostra, quindi non ci nega niente. È madre di misericordia: gettiamoci nelle sue braccia”.

Li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni

Sal.Ger 31

RIT: Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge.

Ascoltate, genti, la parola del Signore,
annunciàtela alle isole più lontane e dite:
«Chi ha disperso Israele lo raduna
e lo custodisce come un pastore il suo gregge».

RIT: Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge.

Perché il Signore ha riscattato Giacobbe,
lo ha liberato dalle mani di uno più forte di lui.
Verranno e canteranno inni sull'altura di Sion,
andranno insieme verso i beni del Signore.

RIT: Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge.

La vergine allora gioirà danzando
e insieme i giovani e i vecchi.
«Cambierò il loro lutto in gioia,
li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni».


Dio è nostra Madre

"È una caratteristica di Dio far vincere il bene sul male.

Quindi Gesù Cristo, che oppose vinse anch’Egli con il bene sul male, è la nostra vera Madre: noi riceviamo il nostro "Essere" da Lui – e qui ha inizio la Sua Maternità – e con esso la dolce Protezione e Custodia dell’Amore che non cesserà mai di attorniarci. Com’è vero che Dio è nostro Padre, così è vero che Dio è nostra Madre. E questa verità Egli mi mostrò in ogni cosa, ma specialmente in quelle dolci parole in cui dice: «Io lo sono».

Vale a dire, io sono la Potenza e la Bontà del Padre; io sono la Saggezza della Madre; io sono la Luce e la Grazia che è amore beato; io sono la Trinità; io sono l’Unità; io sono la sovrana Bontà di ogni genere di cosa; io sono Colui che ti fa amare, io sono Colui che ti fa desiderare, io sono l’appagamento infinito di tutti i veri desideri. (…)

II nostro altissimo Padre, Dio onnipotente, che è l’Essere, ci conosce e ci ama da sempre: in tale conoscenza, per la Sua meravigliosa e profonda carità e per il consenso unanime di tutta la beata Trinità, Egli volle che la Seconda Persona divenisse nostra Madre, nostro Fratello, nostro Salvatore. È dunque logico che Dio, essendo Padre nostro, sia pure nostra Madre. Il Padre nostro vuole, la nostra Madre opera e il nostro buon Signore, lo Spirito Santo, conferma; quindi a noi conviene amare il nostro Dio, in cui abbiamo L’Essere, ringraziarlo reverentemente e lodarlo per averci creati, e pregare ardentemente la Madre nostra per ottenere misericordia e pietà, e pregare nostro Signore, lo Spirito Santo, per ottenere aiuto e grazia.

E vidi con completa certezza che Dio, prima di crearci, ci ha amato, e il Suo amore non è mai venuto meno, né mai lo sarà. In questo amore Egli ha fatto tutte le Sue opere, e in questo amore Egli fa volgere tutte le cose a nostro giovamento; e in questo amore la nostra vita è eterna. Nella creazione abbiamo avuto un inizio, ma l’amore con cui Egli ci ha creati era in Lui da sempre: e in questo amore noi abbiamo il nostro inizio. E tutto ciò noi lo vedremo in Dio, eternamente."

Dalle “Rivelazioni dell’amore divino” di santa Giuliana di Norwich (1342-1416), (LIX, LXXXVI).

PREGHIERA
Ti raccomando i dilettissimi miei 'figli', e ti prego, sommo ed eterno Padre, di non lasciarli orfani! Visitali con la tua grazia, perché, morti a se stessi, vivano nella vera e perfetta luce; nel dolce vincolo del tuo amore uniscili, sì che muoiano consumati dalla carità! 
(da S. Caterina da Siena, passione per la Chiesa, Scritti scelti, pag. 192)

Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio

Giuliana di Norwich (tra 1342-1430 cc)
reclusa inglese

Una volta il nostro buon Signore mi ha detto: "Tutto andrà a finire bene"; un’altra volta ha detto: "Lo vedrai tu stessa: tutto volgerà al bene". In queste due parole, la mia anima ha capito (…) che lui voleva che sapessimo che fa attenzione non solo alle cose nobili e grandi, ma anche a quelle umili, piccole, poco elevate, semplici. Questo vuol dire quando dice: "Ogni cosa, qualunque sia, finirà bene".

Vuole che capiamo che anche la più piccola cosa non sarà dimenticata. E vuole che capiamo che molte azioni sono così gravi ai nostri occhi e provocano tali grandi mali che ci sembra impossibile possano mai andare a buon fine. Perciò ci affliggiamo e ci lamentiamo a tal punto da non trovare più la pace nella beata contemplazione di Dio, come dovremmo. Infatti quaggiù ragioniamo in modo così cieco, così basso, così semplicista che ci è impossibile conoscere la alta e splendida sapienza, potenza e bontà della beata Trinità. (…) E’ come se Dio dicesse: “Abbiate cura ora di credere e di avere fiducia in me e alla fine vedrete tutto nella verità e dunque la pienezza della gioia”. (…)

C’è un’opera che la Santissima Trinità compirà l’ultimo giorno, secondo me. Quando e come quest’opera sarà fatta, nessuno al di fuori di Cristo lo sa e lo saprà prima del suo compimento. (…) Se Dio vuol farci sapere che farà quest’opera, è perché siamo più a nostro agio, più tranquilli nell’amare, e smettiamo di fissare lo sguardo su tutte le tempeste che ci impediscono di gioire veramente in lui. Tale è la grande opera ordinata da nostro Signore da tutta l’eternità, tesoro profondamente nascosto nel suo benedetto seno e conosciuto da lui solo. Per quest’opera farà in modo che tutto finisca bene, poiché, come la Santissima Trinità ha creato ogni cosa dal nulla, così renderà buone tutte le cose che non lo sono.

‘Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene…’” .

Così si capisce che allora quel “tutto sarà bene” di Giuliana di Norwich è collocato nello stesso sguardo del “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio” di San Paolo ai Romani.





Nell'angoscia t'invoco: salvami, Signore.

Sal.17

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti infernali;
già mi avvolgevano i lacci degli ínferi,
già mi stringevano agguati mortali.

Nell'angoscia invocai il Signore,
nell'angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido.


Liberato dalle mani dei malfattori

Ger 20, 10-13
Dal libro del profeta Geremia.

Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all'intorno!
Denunciàtelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori.


Nulla è impossibile a Dio

Santa Caterina da Siena (1347-1380)
terziaria domenicana, dottore della Chiesa, compatrona d'Europa

« Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente » (Lc 1,49)

Maria, tempio della Trinità, focolare del fuoco divino, Madre di misericordia, ... sei il ramo nuovo (Is 11,1) che ha prodotto il fiore che profuma il mondo, il Verbo, il Figlio unigenito di Dio. In te, terra feconda, è stato seminato il Verbo (Mt 13,3). Hai nascosto il fuoco nella cenere della nostra umanità. Vassoio di umiltà in cui arde la luce della sapienza vera..., con il fuoco del tuo amore, con la fiamma della tua umiltà, hai attirato a te e verso di noi il Padre eterno... 

Grazie a quella luce, o Maria, non sei mai stata come le vergini stolte (Mt 25,1), poiché eri colma della virtù di prudenza. Per questo hai voluto sapere come si sarebbe potuto compiere ciò che l'angelo ti stava annunziando. Sapevi che «nulla è impossibile a Dio»; non ne avevi alcun dubbio. Perché allora hai detto: «Non conosco uomo»? 

Non ti mancava la fede; ti faceva dire questo la tua umiltà profonda. Non dubitavi della potenza di Dio; guardavi te stessa come indegna di così grande prodigio. Non per il timore sei stata turbata dalla parola dell'angelo. Alla luce stessa di Dio, mi sembra che fosse piuttosto per l'ammirazione; e cosa ammiravi, o Maria, se non l'immensità della bontà di Dio? Guardando te stessa, ritenevi te stessa indegna di tale grazia, e rimanevi stupefatta. La tua domanda è la prova della tua umiltà. Non eri piena di timore, bensì soltanto di ammirazione davanti alla bontà immensa di Dio in confronto alla tua piccolezza, alla tua umile condizione (Lc 1,48).


Perchè Cristo si è lasciato crocifiggere?

Sant'Atanasio (295-373)
vescovo d'Alessandria, dottore della Chiesa

"Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono"

Qualcuno potrebbe domandare se era necessario che Cristo desse il suo corpo alla morte per il bene di tutti, e perché non l'ha fatto semplicemente come qualsiasi uomo, ma si è lasciato crocifiggere? Era più conveniente per lui offrire il suo corpo dignitosamente, piuttosto che subire una morte ignominiosa. Ma si tratta di un’obiezione troppo umana. 

Quello che ha fatto il Salvatore è veramente divino e degno della sua divinità per più ragioni. Anzitutto la morte per cui muoiono gli uomini accade per la debolezza della loro natura: non possono durare a lungo e con il tempo deperiscono, si ammalano, perdono le forze e muoiono. Ma il Signore non è debole, è la potenza di Dio, il Verbo di Dio: è la stessa Vita. Se avesse offerto il suo corpo in forma privata, su di un letto, al modo comune degli uomini, si sarebbe pensato... che egli non aveva nulla di più degli altri uomini... E poi non sarebbe stato conveniente che soccombesse a una malattia, lui che guariva le malattie degli altri... 

Perché allora non ha evitato la morte come ha evitato le malattie? Egli possedeva un corpo appunto per poter morire, e non doveva sottrarsi alla morte impedendo così la risurrezione... Qualcuno dirà: Egli avrebbe dovuto schivare il complotto dei suoi nemici, per conservare il suo corpo immortale. Costui impari dunque che neppure questo conveniva al Signore. Come non era degno del Verbo di Dio, che è la Vita, mettere a morte il suo corpo per sua iniziativa, così non era conveniente che egli sfuggisse la morte che gli veniva dagli altri... Tale atteggiamento non mostrava affatto la debolezza del Verbo, ma lo faceva conoscere come Salvatore e Vita... Il Salvatore veniva a vincere con la propria morte quella degli uomini.


Beata Maria Clara di Gesù Bambino

Beata Maria Clara di Gesù Bambino
(1843-1899)
«Nulla accade nel mondo senza il permesso di Dio».

Religiosa portoghese, fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane Ospedaliere dell’Immacolata Concezione; Una vita segnata dalla carità e dalla pietà, un cuore sempre aperto all’accoglienza dei bisognosi, confidando saldamente nella Divina Provvidenza


Beata Maria Serafina del Sacro Cuore di Gesù

Beata Maria Serafina del Sacro Cuore di Gesù
(1849-1911)

Religiosa, fondatrice dell’Istituto delle Suore degli Angeli, che ancora oggi si dedicano all'istruzione, all'educazione dell'infanzia e della gioventù, e all'assistenza agli ammalati.

Fondò l’Istituto delle Suore degli Angeli, all’età di circa quarantadue anni vestì con quattro giovani l’abito religioso e prese il nome di Suor Maria Serafina del Sacro Cuore. " O Angeli Santi, - scrisse in un suo quaderno - io voglio essere vostra imitatrice, vostra compagna, […] potessi io quaggiù veder Dio in ogni cosa, amarlo come voi ed esclamare sempre: Santo, Santo, Santo! "; "io devo essere un Angelo per quelli che mi circondano". 

In breve tempo le suore aumentarono, si aprirono diverse case e crebbe sensibilmente il lavoro a servizio degli orfani, dei poveri, dei malati e della gioventù abbandonata. Una cura particolare, un autentico «quarto voto», fu riservata all’istruzione religiosa.

Madre Serafina, non si risparmiò mai nel sostenere e incoraggiare le sue suore, sparse ormai in varie parti d’Italia. Diceva loro: “Come gli Angeli adorerete la Trinità e sarete sulla terra come essi sono nei cieli”; "Siate Angeli di luce e di carità". Precisava poi: “La religiosa diverrà un Angelo quando sarà profondamente umile”. Tracciava così il profilo spirituale delle sue suore, intessuto di intenso amore a Dio e di generoso servizio ai fratelli, specie quelli più bisognosi.

Ha lasciato scritto: “Bisogna che queste Suore siano sante”… “Che tutti i popoli della terra diano lode e gloria alla Santissima Trinità”.


Signore, ascolta la mia preghiera.

Sal.101

Signore, ascolta la mia preghiera,
a te giunga il mio grido di aiuto.
Non nascondermi il tuo volto
nel giorno in cui sono nell'angoscia.
Tendi verso di me l'orecchio,
quando t'invoco, presto, rispondimi!

Le genti temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.
Egli si volge alla preghiera dei derelitti,
non disprezza la loro preghiera.

Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo, da lui creato, darà lode al Signore:
«Il Signore si è affacciato dall'alto del suo santuario,
dal cielo ha guardato la terra,
per ascoltare il sospiro del prigioniero,
per liberare i condannati a morte».


Si affannano a provvedere a se stessi.

Ci sono alcuni che rinunciano a se stessi, ma facendo certe eccezioni: essi non confidano pienamente in Dio, e perciò si affannano a provvedere a se stessi.

Te l'ho detto tante volte, ed ora lo ripeto: lascia te stesso, abbandona te stesso e godrai di grande pace interiore. Da' il tutto per il tutto; non cercare, non richiedere nulla; sta' risolutamente soltanto in me, e mi possederai, avrai libertà di spirito, e le tenebre non ti schiacceranno.

A questo debbono tendere il tuo sforzo, la tua preghiera, il tuo desiderio: a saperti spogliare di tutto ciò che è tuo proprio, a metterti nudo al seguito di Cristo nudo, a morire a te stesso, a vivere sempre in me.

(IdC lib.3 cap. 37)


Nessun affanno nel nostro agire

O Signore, affido a te ogni cosa e mi offro senza esitare alla tua volontà. 
(IdC - L3 Cap 39)


O figlio, ogni tua faccenda affidala a me; al tempo giusto disporrò sempre io per il meglio. Attieniti al mio comando e ne sentirai vantaggio.

O Signore, di gran cuore affido a te ogni cosa; poco infatti potranno giovare i miei piani. Volesse il cielo che io non fossi tanto preso da ciò che potrà accadere in futuro, e mi offrissi, invece, senza esitare alla tua volontà. 


Sotto il dominio della carne, o dello Spirito?

Rm 8, 8-11
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.



Il Signore è bontà e misericordia

Sal.129

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.

Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore.

Io spero, Signore.
Spera l'anima mia,
attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all'aurora.

Più che le sentinelle l'aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.


L'ho detto e lo farò

Ez 37, 12-14
Dal libro del profeta Ezechièle

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d'Israele.
Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.


Tu sei il Dio della mia difesa

Fammi giustizia, o Dio, * difendi la mia causa contro gente spietata; * liberami dall'uomo perfido e perverso. * Tu sei il Dio della mia difesa. (Sal 42, 1-2)


Ascoltiamo e risorgiamo!

Sant'Agostino (354-430)
vescovo d'Ippona, dottore della Chiesa

Molti Giudei andarono da Marta e Maria per consolarle della morte del fratello. Quando Marta seppe che Gesù stava arrivando, le andò incontro, mentre Maria restò a casa. Marta disse a Gesù: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; ma so che qualunque cosa chiederai a Dio, Dio te lo darà". (...) 

Disse Gesù: "Tuo fratello risorgerà". Risposta poco chiara, poiché non disse: "Vado a risuscitare tuo fratello", ma "Tuo fratello risorgerà". Allora Marta disse: "So che risorgerà nell'ultimo giorno. Di questa risurrezione sono certa; di una risurrezione immediata non so niente". Gesù riprese: "Io sono La risurrezione". Tu dici: "Mio fratello risorgerà l'ultimo giorno". E' vero, ma per il quale risorgerà allora, può risuscitarlo ora, perché - dice - "Io sono la risurrezione e la vita". 

Ascoltate, fratelli, ascoltate ciò che dice Nostro Signore. Certo, l'attesa dei Giudei riuniti era di veder rivivere Lazzaro, morto da quattro giorni. Ascoltiamo e risorgiamo anche noi. Numerosi sono in questa assemblea quelli sotto il peso di cattive abitudini! Forse ci sono fra chi mi ascolta quelli a cui si potrebbe dire: "Non lasciatevi inebriare dal vino da cui viene la lussuria". E dicono: "Non possiamo". Forse fra chi mi ascolta ci sono persone impure, macchiate di dissolutezza e corruzione, alle quali dico: "Non fate queste cose se non volete perire"; e loro rispondono: "Non possiamo distaccarci da questa abitudine". 

O Dio, risuscitali. "Io sono, lui dice, la risurrezione e la vita". Egli è la risurrezione perché è la vita. "Chi crede in me, anche se muore vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà mai".

Beata Maria della Provvidenza

Beata Maria della Provvidenza
Beata Maria della Provvidenza 
Vergine, Fondatrice dell’Istituto Suore Ausiliatrici delle Anime del Purgatorio.

"Bisogna diventare per gli altri la Provvidenza di Dio".
Ossia provvedere ai malnutriti, ai malati, agli analfabeti... Nessuna forma di intervento è esclusa: "Bisogna aiutare qualsiasi bene".



Mi alzerò e andrò da mio Padre

Padre nostro che sei nei cieli.
Padre eterno. Padre adorabile.
Padre datore della vita.
Padre giusto e buono.

Padre che ci dai il Pane quotidiano.  
Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione.
Padre onnisciente, che sai le cose prima che avvengano.
Padre creatore onnipotente, grande nell'amore.
Padre Redentore, che ci riscatti dal male.
Padre Retributore, nostra consolazione e felicità.
Padre della Risurrezione, mite ed umile di cuore.

Padre degno di amore.
Padre degno di perpetua lode.
Padre degno di eterna venerazione.

Padre perfetto. Padre compassionevole.
Padre diletto, che in te si allieti il tuo servo.  
Padre che perdoni, trattami come uno dei tuoi servi.

Padre santo, a Te affido ogni mia faccenda.
Padre santo, ecco, io sono nelle tue mani.
Padre santo, così hai disposto, così hai voluto.
Padre santo, che tu sia sempre benedetto.
Padre santo, Tu solo sei letizia vera; tu la mia speranza e il mio premio;
Padre santo, Tu solo sei la mia gioia e la mia gloria.
Padre santo, Tu sei la mia difesa, il mio rifugio.




Nella desolazione mettersi nelle mani di Dio

1. Signore Dio, Padre santo, che tu sia, ora e sempre, benedetto, perché come tu vuoi così è stato fatto, e quello che fai è buono. Che in te si allieti il tuo servo, non in se stesso o in alcunché d'altro. Tu solo sei letizia vera; tu la mia speranza e il mio premio; tu, o Signore, la mia gioia e la mia gloria. Che cosa ha il tuo servo , se non quello che, pur senza suo merito, ha ricevuto da te? Quello che hai dato e hai fatto a me, tutto è tuo. "Povero io sono, e tribolato, fin dagli anni della mia giovinezza" (Sal 87,16); talvolta l'anima mia è triste fino alle lacrime, talvolta si turba in se stessa sotto l'incombere delle passioni. Desidero il gaudio della pace; domando la pace dei tuoi figli, da te nutriti nello splendore della consolazione. Se tu doni questa pace, se tu infondi questa santa letizia, l'anima del tuo servo sarà tutta un canto nel dar lode a te, devotamente. Se, invece, tu ti ritrai, come fai talvolta, il tuo servo non potrà percorrere lesto la "via dei tuoi comandamenti" (Sal 118,32). Di più, gli si piegheranno le ginocchia, fino a toccargli il petto; per lui non sarà più come prima, ieri o ier l'altro, quando il tuo lume gli splendeva sul capo e l'ombra delle tue ali lo proteggeva dall'irrompere delle tentazioni.

2. Padre giusto e degno di perpetua lode, giunge l'ora in cui il tuo servo deve essere provato. Padre degno di amore, è giusto che in questo momento il tuo servo patisca un poco per te. Padre degno di eterna venerazione, giunge l'ora, che da sempre sapevi sarebbe venuta, l'ora in cui il tuo servo - pur se interiormente sempre vivo in te - deve essere sopraffatto da cose esteriori, vilipeso anche ed umiliato, scomparendo dinanzi agli uomini , afflitto dalle passioni e dalla tiepidezza; e ciò per risorgere di nuovo con te, in una aurora di nuova luce, nello splendore dei cieli. Padre santo, così hai disposto, così hai voluto; e come hai voluto è stato fatto. Giacché questo è il dono che tu fai all'amico tuo, di patire e di essere tribolato in questo mondo, per amor tuo; e ciò quante volte e da chiunque permetterai che sia fatto. Nulla accade quaggiù senza che tu lo abbia provvidenzialmente disposto, e senza una ragione. "Cosa buona è per me, che tu mi abbia umiliato, per farmi conoscere la tua giustizia" (Sal 118,71) e per far sì che io abbandoni ogni orgoglio interiore e ogni temerarietà. Cosa per me vantaggiosa, che la vergogna abbia ricoperto il mio volto, così che, per essere consolato, io abbia a cercare te, piuttosto che gli uomini. In tal modo imparo a temere l'imperscrutabile tuo giudizio, con il quale tu colpisci il giusto insieme con l'empio, ma sempre con imparziale giustizia. Siano rese grazie a te, che non sei stato indulgente verso i miei peccati e mi hai invece scorticato con duri colpi, infliggendomi dolori e dandomi angustie, esterne ed interiori. Nessuno, tra tutti coloro che stanno sotto il cielo, quaggiù, mi può dare consolazione; tu solo lo puoi, o Signore mio Dio, celeste medico delle anime, che colpisci e risani, "cacci all'inferno e da esso ritogli" (Tb 13,2). La rigida tua regola stia sopra di me; essa mi ammaestrerà.

3. Padre diletto, ecco, io sono nelle tue mani; mi curvo sotto la verga, che mi corregge. Percuotimi il dorso e il collo, affinché io indirizzi la mia vita tortuosa secondo la tua volontà. Come tu suoli, e con giustizia, fa' di me un devoto e umile discepolo, pronto a camminare a ogni tuo cenno. A te affido me stesso, e tutto ciò che è mio, per la necessaria correzione. E' preferibile essere aspramente rimproverato quaggiù, che nella vita futura. Tu conosci tutte le cose, nel loro insieme e una per una; nulla rimane a te nascosto dell'animo umano. Tu conosci le cose che devono venire, prima che esse siano, e non hai bisogno che alcuno ti indichi o ti rammenti quello che accade su questa terra. Tu conosci ciò che mi aiuta a progredire, e sai quanto giova la tribolazione per togliere la ruggine dei vizi. Fa' di me quello che ti piace, e che io, appunto, desidero; e non voler giudicare severamente la mia vita di peccato, che nessuno conosce più perfettamente e chiaramente di te. Fa' che io comprenda ciò che è da comprendere; che io ami ciò che è da amare; fa' che io approvi ciò che sommamente piace a te; che io apprezzi ciò che a te pare prezioso; fa' che io disprezzi ciò che è abietto ai tuoi occhi. Non permettere che io giudichi "secondo il modo di vedere degli occhi materiali; che io non mi pronunzi secondo quel che si sente dire" da gente profana (Is 11,3). Fa' che io, invece, discerna le cose esteriori e le cose spirituali in spirito di verità; fa' che, sopra ogni cosa, io vada sempre ricercando il tuo volere. Se il giudizio umano, basato sui sensi, sovente trae in inganno, si ingannano anche coloro che sono attaccati alle cose del mondo, amando soltanto le cose visibili. Forse che uno è migliore perché è considerato qualcosa di più, nel giudizio di un altro? Quando questi lo esalta, è un uomo fallace che inganna un uomo fallace, un essere vano che inganna un essere vano, un cieco che inganna un cieco, un miserabile che inganna un miserabile; quando lo elogia a vuoto, realmente lo fa vergognare ancor più. Invero, secondo il detto dell'umile san Francesco, quanto ciascuno è ai tuoi occhi, tanto egli è; e nulla di più.


Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio.

Sal.7

Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio:
salvami da chi mi perseguita e liberami,
perché non mi sbrani come un leone,
dilaniandomi senza che alcuno mi liberi.

Giudicami, Signore, secondo la mia giustizia,
secondo l'innocenza che è in me.
Cessi la cattiveria dei malvagi.
Rendi saldo il giusto,
tu che scruti mente e cuore, o Dio giusto.

Il mio scudo è in Dio:
egli salva i retti di cuore.
Dio è giudice giusto,
Dio si sdegna ogni giorno.


Mai un uomo ha parlato come quest’uomo

San Giovanni della Croce (1542-1591)
carmelitano, dottore della Chiesa

Dio potrebbe dirci: "Mio Figlio è tutta la mia parola, tutta la mia risposta; è tutta la visione e tutta la rivelazione. Vi ho tutto risposto, tutto detto e tutto manifestato, tutto rivelato donandolo come fratello, compagno, maestro, eredità e ricompensa: … 'Questo è il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo'" (Mt 17,5)… 

"Se vuoi che Io ti dica qualche parola di conforto, guarda mio Figlio, obbediente a me e per amor mio sottomesso ed afflitto, e sentirai quante cose ti risponderà. Se desideri che io ti sveli alcune cose o avvenimenti nascosti, fissa in Lui i tuoi occhi e vi troverai i misteri più profondi, la sapienza e le meraviglie di Dio," che, secondo quanto afferma il mio Apostolo, sono in Lui contenuti: "nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza" (Col 2,3). Tesori di sapienza che saranno per te più sublimi, saporosi e utili di tutte le cose che vorresti sapere. Per questo lo stesso Apostolo si gloriava dicendo di “non sapere altro se non Gesù Cristo, e questi crocifisso” (1 Cor 2,2). 

Inoltre se tu desideri altre visioni e rivelazioni divine o corporee, guarda Cristo uomo e vi troverai più di quanto pensi, poiché S. Paolo afferma a tale proposito: "È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità" (Col 2,9). Per cui non è più il caso di interrogare Dio come prima, e non è più necessario che parli… Non c’è più materia di fede che debba essere rivelata e non ce ne sarà mai più.


Santa Benedetta Cambiagio Frassinello

Santa Benedetta Cambiagio Frassinello
"Bisogna fare tutto per amore di Dio e per piacere a lui"

Religiosa, spontaneamente rinunciò insieme al marito alla vita coniugale e fondò l’Istituto delle Suore Benedettine della Provvidenza per la formazione cristiana delle giovani povere e abbandonate.

Estese a tutte le fanciulle e giovani l'educazione, l'istruzione e la formazione cristiana, con l'inconfondibile suo spirito di illimitata fiducia e abbandono alla divina Provvidenza, di amore a Dio attraverso la povertà e la carità. 

Nel 1847 a Voghera, le Suore assumono la denominazione di “Benedettine della Divina Provvidenza” in memoria di Benedetta, loro piissima Fondatrice, e le vedrà all’opera in Italia, Spagna, Burundi, Costa d’Avorio, Perú, Brasile; impegnate a “prestarsi volentieri dove è maggiore l’urgenza di fare del bene”.





Darà la vita anche ai vostri corpi mortali

Rm 8, 8-11
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.



L'ho detto e lo farò

Ez 37, 12-14
Dal libro del profeta Ezechièle

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d'Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.


Ogni albero si riconosce dal suo frutto

San Bernardo (1091-1153)
monaco cistercense e dottore della Chiesa

Se credete in Cristo, fate dunque le opere di Cristo, affinché la vostra fede viva; l'amore animerà la vostra fede, l'azione ne darà la prova. Voi che pretendete di dimorare in Gesù Cristo, dovete camminare al suo passo. Se cercate la gloria, se invidiate i beati di questo mondo, se dite male degli assenti e se rendete il male per il male, queste sono cose che Cristo non ha fatte. Dite che conoscete Dio, ma i vostri atti lo negano... "Questo uomo mi onora con le labbra, dice la Scrittura, mentre il suo cuore è lontano da me" (Is 29, 13)... 

 Ora la fede, anche retta, non basta per fare un santo, un uomo retto, se non opera nell'amore. Chi è senza amore, è incapace di amare la Sposa, la Chiesa di Cristo. E le opere, anche compiute nella rettitudine non riescono, senza la fede, a rendere il cuore retto. Non si può attribuire la rettitudine a chi non è gradito a Dio; la lettera agli Ebrei dice: "Senza la fede, è impossibile essergli graditi" (Eb 11, 6). Se uno non piace a Dio, Dio non può piacergli. Ma colui che ama Dio, non può non piacere a Dio. E a colui al quale Dio non piace, neanche la Chiesa-Sposa può piacergli. Come dunque potrebbe essere retto, colui che non ama né Dio, né la sua Chiesa alla quale è stato detto "I giusti sanno amarti" (Ct 1,3 Vulg) 

 Al santo la fede non basta senza le opere, ma neanche le opere senza la fede, per fare la rettitudine dell'anima. Fratelli, noi che crediamo in Cristo, dobbiamo provare di seguire una via retta. Alziamo verso Dio i nostri cuori insieme alle nostre mani, affinché siamo trovati interamente retti, confermando con azioni rette la rettitudine della nostra fede, con l'amore per la Chiesa-Sposa, e amati dallo Sposo, nostro Signore Gesù Cristo, benedetto da Dio nei secoli.


Nessun affanno nel nostro agire

O figlio, ogni tua faccenda affidala a me; al tempo giusto disporrò sempre io per il meglio. Attieniti al mio comando e ne sentirai vantaggio.

O Signore, di gran cuore affido a te ogni cosa; poco infatti potranno giovare i miei piani. Volesse il cielo che io non fossi tanto preso da ciò che potrà accadere in futuro, e mi offrissi, invece, senza esitare alla tua volontà.

(Imitazione di Cristo - Libro III Capitolo XXXIX)


La vocazione di San Giuseppe

San Giuseppe, Sposo di Maria, Padre di Gesù

La vita di Gesù fu per Giuseppe una continua scoperta della propria vocazione. I suoi primi anni sono stati pieni di eventi in apparente contrasto: glorificazione e fuga, dignità dei Magi e povertà del presepio, canto di angeli e silenzio degli uomini. 

Quando giunge il momento di presentare il Bambino al tempio, Giuseppe, che porta la povera offerta di un paio di tortore, ascolta Simeone e Anna che proclamano che Gesù è il Messia. Suo padre e sua madre, ci narra san Luca, si stupivano ... (Lc 2, 33). Più tardi, quando il Bambino rimane nel tempio senza che Maria e Giuseppe se ne avvedano, ritrovandolo dopo tre giorni, essi restarono meravigliati (Lc 2, 48). 

Giuseppe resta sorpreso, si meraviglia. Dio gli ha rivelato i suoi piani ed egli cerca di capirli. Come ogni anima che vuole seguire Gesù da vicino, egli scopre subito che non è possibile camminare con passo stanco, che non si possono far le cose per abitudine. Dio, infatti, non accetta che ci si stabilizzi a un certo livello, che ci si adagi sulle posizioni raggiunte. Dio esige costantemente di più e le sue vie non sono le nostre vie terrene. 

San Giuseppe, meglio di chiunque altro, ha imparato da Gesù a essere pronto a riconoscere le meraviglie di Dio, a tenere aperti l'anima e il cuore. Ma se Giuseppe ha appreso da Gesù a vivere in modo divino, oserei dire che, nell'umano, egli ha insegnato cose al Figlio di Dio. Giuseppe si prese cura di quel Bambino che gli era stato affidato, fece di Gesù un artigiano: gli trasmise il suo mestiere. Giuseppe è stato, nell'ordine naturale, maestro di Gesù: ha avuto con Lui rapporti quotidiani delicati e affettuosi, e se n'è preso cura con lieta abnegazione. Tutto ciò non è forse un buon motivo per considerare questo uomo giusto, (Mt 1,19) questo santo Patriarca, in cui culmina la fede dell'Antica Alleanza, come Maestro di vita interiore?

San Josemaría Escrivá de Balaguer (1902-1975) sacerdote, fondatore.

San Salvatore da Horta (1520-1567)

San Salvatore da Horta
San Salvatore da Horta

Religioso dell’Ordine dei Frati Minori, che a Cagliari, si fece umile strumento di Cristo per la salvezza dei corpi e delle anime.


Vuoi guarire? (Gv 5, 1-16)

Vuoi guarire?

Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina».
E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse:«Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio».


Dio è per noi rifugio e fortezza.

Sal.45

Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare.

Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell'Altissimo.
Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell'alba.

Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra.


Beata Maria Barbara della Santissima Trinità

Beata Maria Barbara della Santissima Trinità

Beata Maria Barbara della Santissima Trinità (1818-1873)
Missionaria in Brasile e fondatrice della
Congregazione delle Suore dell'Immacolato Cuore di Maria.

“Mie amatissime, abbiate ancora un po' di pazienza e, prima che ve ne rendiate conto, Dio troverà strade e mezzi. LasciamoLo fare tranquillamente”.

Giovane coraggiosa, incrollabile nella fede e nell'amore a Dio, s'impegnò in favore del popolo, senza mai esitare. Espulsa dalla sua terra a causa della situazione politica regnante, decise di emigrare nell’America del Nord. Sennonché ad Amburgo, dopo 30 giorni di attesa, si presentò solo una nave che andava in Brasile allora questo fu preso come segno che la Provvidenza la chiamava in Brasile. Arrivò a Rio de Janeiro il 9 novembre 1848, con 21 compagne, senza denaro, senza conoscere nessuno, senza sapere la lingua, con molta fame, ma piena di fiducia in Dio e nella Madonna.

A Vienna Barbara si era interessata delle domestiche e delle giovani disoccupate, e in Brasile apre scuole e istituti per bambini orfani e abbandonati. Si interessa dell’educazione delle giovani e cura anche l’assistenza ai malati durante l’epidemia e i conflitti. La sua vita dedicata tutta a Dio ed ai fratelli, specialmente ai più bisognosi, fu segnata da molte sofferenze, malattie, povertà, lotte ed apparenti insuccessi.

Sull´esempio di Maria, abbandonata alla volontà del Padre, Barbara rispose SI alla chiamata del Signore. L´8 maggio 1849 fondò la Congregazione delle Suore dell´Immacolato Cuore di Maria.

Nella sua missione di carità, Madre Barbara incontrò molti ostacoli: incomprensioni esterne, divisioni interne, umiliazioni indicibili. Tutto, però, fu da lei superato con la sua grande fiducia nella divina Provvidenza. Alle sue figlie di Porto Alegre un giorno disse: “Mie amatissime, abbiate ancora un po' di pazienza e, prima che ve ne rendiate conto, Dio troverà strade e mezzi. LasciamoLo fare tranquillamente”.

Questa fiducia era alimentata dall’amore a Gesù e da una particolarissima devozione al Cuore di Maria. In una lettera scriveva: “Facciamo del Cuore di Maria una cassaforte per mettere tutti i dolori, le afflizioni e le fatiche, come elemosina al Santo Padre, giacché non abbiamo denaro da dare”.

Da questa grande fede, nasceva la comunione con la Chiesa e la devozione al Papa. Nelle Costituzioni del 1852, inserì il precetto dell’adorazione perpetua in comunità, con le suore che si avvicendavano giorno e notte. La sua carità si esprimeva con cordialità e delicatezza. Tratti che tornano nel suo metodo educativo nei confronti dei bambini, non sempre scontato nella sua epoca. Era umile e con umiltà amava la verità: chiamava le accuse e le calunnie “sante medicine”. Pregava moltissimo presso il tabernacolo. Per questo, una consorella la paragonava a un “girasole”, perché il suo sguardo era sempre rivolto verso Dio, verso il Cielo.


Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive»

Quell'uomo credette alla parola di Gesù * e si mise in cammino. (Gv 4, 50)

Gv 4, 43-54
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù partì dalla Samarìa per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.


Signore, vieni in mio aiuto!

Sal.29

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato
e non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera è ospite il pianto
e al mattino la gioia.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.


Professione di Fede

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.

Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.

Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.


Vivere delle stesse attrattive


Vivere strettamente unite al Tabernacolo, possedere ogni giorno Colui che avvince gli angeli e desta l'ammirazione dei cieli; sentirsi circondate d'anime che vivono delle stesse attrattive, che soffrono degli stessi dolori; e immolate con esse nel fuoco dello stesso sacrificio, con l'Ostia di amore, offrirla con esse e con esse vivere accanto all'altare. Questo è un Paradiso anticipato.

(Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny)

Soltanto in Dio va cercata la vera consolazione

1. Qualunque cosa io possa immaginare e desiderare per mia consolazione, non l'aspetto qui, ora, ma in futuro. Ché, pure se io potessi avere e godere da solo tutte le gioie e le delizie del mondo, certamente ciò non potrebbe durare a lungo. Sicché, anima mia, non potrai essere pienamente consolata e perfettamente confortata se non in Dio, che allieta i poveri e accoglie gli umili. Aspetta un poco, anima mia, aspetta ciò che Dio ha promesso e avrai in cielo la pienezza di ogni bene. Se tu brami disordinatamente i beni temporali, perderai quelli eterni del cielo: dei beni di quaggiù devi avere soltanto l'uso temporaneo, con il desiderio fisso a quelli eterni. Anima mia, nessun bene di quaggiù, ti potrà appagare perché non sei stata creata per avere soddisfazione in queste cose. Anche se tu avessi tutti i beni del mondo, non potresti essere felice e beata, perché è in Dio, creatore di tutte le cose, che consiste la tua completa beatitudine e la tua felicità. Non è una felicità quale appare nella esaltazione di coloro che amano stoltamente questo mondo, ma una felicità quale si aspettano i buoni seguaci di Cristo; quale, talora, è pregustata, fin da questo momento, da coloro che vivono dello spirito e dai puri di cuore, "il cui pensiero è già nei cieli" (Fil 3,20).

2. Vano e di breve durata è il conforto che viene dagli uomini; santo e puro è quello che la verità fa sentire dal di dentro. L'uomo pio si porta con sé, dappertutto, il suo consolatore, Gesù, e gli dice: o Signore Gesù, stammi vicino in ogni luogo e in ogni tempo. La mia consolazione sia questa, di rinunciare lietamente ad ogni conforto umano. Che se mi verrà meno la tua consolazione, sia per me di supremo conforto, appunto, questo tuo volere, questa giusta prova; poiché "non durerà per sempre la tua collera e le tue minacce non saranno eterne" (Sal 102,9).


Donami un cuore contrito e affranto (Sal.50)

Santa Maria Maddalena e Gesù Misericordioso

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro.

Tu non gradisci il sacrificio; se offro olocàusti, tu non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.

Nella tua bontà fa' grazia a Sion, ricostruisci le mura di Gerusalemme. Allora gradirai i sacrifici legittimi, l'olocàusto e l'intera oblazione.


Voglio l'amore, - dice il Signore.

Os 6, 1-6
Dal libro del profeta Osea.

«Venite, ritorniamo al Signore:
egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.
Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà.
Dopo due giorni ci ridarà la vita
e il terzo ci farà rialzare,
e noi vivremo alla sua presenza.
Affrettiamoci a conoscere il Signore,
la sua venuta è sicura come l'aurora.
Verrà a noi come la pioggia d'autunno,
come la pioggia di primavera che feconda la terra».

Che dovrò fare per te, Èfraim,
che dovrò fare per te, Giuda?
Il vostro amore è come una nube del mattino,
come la rugiada che all'alba svanisce.
Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti,
li ho uccisi con le parole della mia bocca
e il mio giudizio sorge come la luce:
poiché voglio l'amore e non il sacrificio,
la conoscenza di Dio più degli olocàusti.


Beato Giacomo Cusmano

Beato Giacomo Cusmano
"Signore colpite il pastore e risparmiate il gregge"

Fondatore dei Missionari Servi dei Poveri e delle Suore Serve dei Poveri.

Alla base di tutta la vita del Beato Giacomo Cusmano e di tutta la sua Opera c'è una verità di fede: “nel Povero è presente Gesù Cristo”. Aveva, cioè, preso sul serio le parole di Gesù: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi fratelli più piccoli, l'avete fatto a me!” (Mt 25,40).

Beato Giacomo Cusmano, medico e sacerdote. Egli, per sanare le piaghe della povertà e della miseria che affliggevano tanta parte della popolazione a causa di ricorrenti carestie ed epidemie, ma anche di una sperequazione sociale, scelse la via della carità: amore di Dio che si traduceva nell’amore effettivo verso i fratelli e nel dono di sé ai più bisognosi e sofferenti in un servizio spinto sino al sacrificio eroico.

Dopo aver aperto una prima “Casa dei poveri”, diede inizio ad una più vasta opera di promozione sociale, istituendo l’“Associazione del boccone del povero”, che fu come il granello di senapa da cui sarebbe sorta una pianta tanto rigogliosa. Facendosi povero coi poveri, non disdegnò di mendicare per le vie di Palermo, sollecitando la carità di tutti e raccogliendo viveri che poi distribuiva agli innumerevoli poveri che gli si stringevano intorno.

La sua opera, come tutte le opere di Dio, incontrò difficoltà che misero a dura prova la sua volontà, ma con la sua immensa fiducia in Dio e con la sua invitta fortezza di animo superò ogni ostacolo, dando origine all’Istituto delle “Suore Serve dei poveri” e alla “Congregazione dei missionari Servi dei poveri”(Congregatio Missionariorum Servorum Pauperum)

Egli guidò i suoi figli e le sue figlie spirituali all’esercizio della carità nella fedeltà ai consigli evangelici e nella tensione verso la santità. Le sue regole e le sue lettere spirituali sono documenti di una sapienza ascetica in cui si accordano fortezza e soavità. L’idea centrale era questa: “Vivere alla presenza di Dio e in unione con Dio; ricevere tutto dalle mani di Dio; far tutto per puro amore e gloria di Dio”.

Questo magnifico “Servo dei poveri” si spense nell’esercizio di una carità che andava sempre più divampando sino a toccare vertici eroici. Essendo scoppiato un nuovo colera a Palermo, egli si adoperò senza pari per essere vicino, in tutti i momenti, ai suoi poveri. “Signore - egli ripeteva - colpite il pastore e risparmiate il gregge”. Ne uscì gravemente scosso nella salute e, a soli 54 anni, consumava il suo olocausto, consegnando amorevolmente la sua anima a quel Dio, il cui nome è Amore. »


L'umiltà del cuore

San Gregorio Magno (ca 540-604)
papa, dottore della Chiesa

Molto spesso il giusto colpito da qualche avversità si vede costretto a citare le sue opere, come il beato Giobbe, che dopo una vita giusta era afflitto da flagelli; ma quando l’uomo ingiusto ascolta la parola del giusto, vede in essa orgoglio piuttosto che sincerità. È infatti col proprio cuore che giudica la parola del giusto e non pensa che quella parola possa essere detta con umiltà. Se, infatti, è colpa grave affermare ciò che non si è, molto spesso non c’è colpa nel riconoscere umilmente la virtù che si ha praticato e quindi capita spesso che giusto e ingiusto pronunciano le stesse parole: ma i loro cuori sono sempre ben lontani dall’essere uguali e a seconda che provengano dall’ingiusto o dal giusto, le stesse parole possono offendere o placare il Signore. 

Così il Fariseo entrato nel Tempio diceva: "Digiuno due volte la settimana, dò la decima di tutto ciò che possiedo". Ma il pubblicano uscì dal Tempio giustificato e non lui. Anche il re Ezechia, gravemente colpito dalla malattia e giunto al termine della sua vita, diceva nella composizione della sua preghiera: "Ti supplico, Signore, ricordati, te lo chiedo, come ho camminato nella verità con cuore perfetto" (Is 38,3) A questa dichiarazione di perfezione il Signore non oppone tuttavia né sdegno né rifiuto: esaudisce subito la sua preghiera. Ecco il fariseo, che si è dichiarato giusto nelle sue opere, ed Ezechia, che ha affermato di essere giusto fin nel suo pensiero: lo stesso atteggiamento e uno ha offeso il Signore, l’altro lo ha placato. Come mai? 

Poiché Dio Onnipotente pesa le parole di ciascuno di noi secondo i nostri pensieri e il suo orecchio non sente alcuna superbia nelle parole che provengono dall'umiltà del cuore. Pertanto, quando raccontava le sue buone opere, il beato Giobbe non si gonfiava affatto di orgoglio contro Dio, perché parlava umilmente di ciò che aveva veramente fatto.


Santa Giuliana di Cornillon

Santa Giuliana di Cornillon

Presso Fosses nel Brabante, nell’odierno Belgio, santa Giuliana, vergine dell’Ordine di Sant’Agostino, che fu dapprima priora di Cornillon presso Liegi e, sorretta da divino e umano consiglio, promosse la solennità del Corpo di Cristo e condusse vita di reclusa.

Santa Giuliana di Liegi o di Cornillon

BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 17 novembre 2010

Cari fratelli e care sorelle,
anche questa mattina vorrei presentarvi una figura femminile, poco nota, a cui la Chiesa però deve una grande riconoscenza, non solo per la sua santità di vita, ma anche perché, con il suo grande fervore, ha contribuito all’istituzione di una delle solennità liturgiche più importanti dell’anno, quella del Corpus Domini. Si tratta di santa Giuliana di Cornillon, nota anche come santa Giuliana di Liegi. Possediamo alcuni dati sulla sua vita soprattutto attraverso una biografia, scritta probabilmente da un ecclesiastico suo contemporaneo, in cui vengono raccolte varie testimonianze di persone che conobbero direttamente la Santa.

Giuliana nacque tra il 1191 e il 1192 nei pressi di Liegi, in Belgio. E’ importante sottolineare questo luogo, perché a quel tempo la Diocesi di Liegi era, per così dire, un vero “cenacolo eucaristico”. Prima di Giuliana, insigni teologi vi avevano illustrato il valore supremo del Sacramento dell’Eucaristia e, sempre a Liegi, c’erano gruppi femminili generosamente dediti al culto eucaristico e alla comunione fervente. Guidate da sacerdoti esemplari, esse vivevano insieme, dedicandosi alla preghiera e alle opere caritative.

Rimasta orfana a 5 anni, Giuliana con la sorella Agnese fu affidata alle cure delle monache agostiniane del convento-lebbrosario di Mont-Cornillon. Fu educata soprattutto da una suora, di nome Sapienza, che ne seguì la maturazione spirituale, fino a quando Giuliana stessa ricevette l’abito religioso e divenne anche lei monaca agostiniana. Acquisì una notevole cultura, al punto che leggeva le opere dei Padri della Chiesa in lingua latina, in particolare sant’Agostino, e san Bernardo. Oltre ad una vivace intelligenza, Giuliana mostrava, fin dall’inizio, una propensione particolare per la contemplazione; aveva un senso profondo della presenza di Cristo, che sperimentava vivendo in modo particolarmente intenso il Sacramento dell’Eucaristia e soffermandosi spesso a meditare sulle parole di Gesù: “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

A sedici anni ebbe una prima visione, che poi si ripeté più volte nelle sue adorazioni eucaristiche. La visione presentava la luna nel suo pieno splendore, con una striscia scura che la attraversava diametralmente. Il Signore le fece comprendere il significato di ciò che le era apparso. La luna simboleggiava la vita della Chiesa sulla terra, la linea opaca rappresentava invece l’assenza di una festa liturgica, per l’istituzione della quale era chiesto a Giuliana di adoperarsi in modo efficace: una festa, cioè, nella quale i credenti avrebbero potuto adorare l’Eucaristia per aumentare la fede, avanzare nella pratica delle virtù e riparare le offese al Santissimo Sacramento.

Per circa vent’anni Giuliana, che nel frattempo era diventata la priora del convento, conservò nel segreto questa rivelazione, che aveva riempito di gioia il suo cuore. Poi si confidò con altre due ferventi adoratrici dell’Eucaristia, la beata Eva, che conduceva una vita eremitica, e Isabella, che l’aveva raggiunta nel monastero di Mont-Cornillon. Le tre donne stabilirono una specie di “alleanza spirituale”, con il proposito di glorificare il Santissimo Sacramento. Vollero coinvolgere anche un sacerdote molto stimato, Giovanni di Losanna, canonico nella chiesa di San Martino a Liegi, pregandolo di interpellare teologi ed ecclesiastici su quanto stava loro a cuore. Le risposte furono positive e incoraggianti.

Quello che avvenne a Giuliana di Cornillon si ripete frequentemente nella vita dei Santi: per avere la conferma che un’ispirazione viene da Dio, occorre sempre immergersi nella preghiera, saper attendere con pazienza, cercare l’amicizia e il confronto con altre anime buone, e sottomettere tutto al giudizio dei Pastori della Chiesa. Fu proprio il Vescovo di Liegi, Roberto di Thourotte, che, dopo iniziali esitazioni, accolse la proposta di Giuliana e delle sue compagne, e istituì, per la prima volta, la solennità del Corpus Domini nella sua Diocesi. Più tardi, altri Vescovi lo imitarono, stabilendo la medesima festa nei territori affidati alle loro cure pastorali.

Ai Santi, tuttavia, il Signore chiede spesso di superare delle prove, perché la loro fede venga incrementata. Accadde anche a Giuliana, che dovette subire la dura opposizione di alcuni membri del clero e dello stesso superiore da cui dipendeva il suo monastero. Allora, di sua volontà, Giuliana lasciò il convento di Mont-Cornillon con alcune compagne, e per dieci anni, dal 1248 al 1258, fu ospite di vari monasteri di suore cistercensi. Edificava tutti con la sua umiltà, non aveva mai parole di critica o di rimprovero per i suoi avversari, ma continuava a diffondere con zelo il culto eucaristico. Si spense nel 1258 a Fosses-La-Ville, in Belgio. Nella cella dove giaceva fu esposto il Santissimo Sacramento e, secondo le parole del biografo, Giuliana morì contemplando con un ultimo slancio d’amore Gesù Eucaristia, che aveva sempre amato, onorato e adorato.

Alla buona causa della festa del Corpus Domini fu conquistato anche Giacomo Pantaléon di Troyes, che aveva conosciuto la Santa durante il suo ministero di arcidiacono a Liegi. Fu proprio lui che, divenuto Papa con il nome di Urbano IV, nel 1264, istituì la solennità del Corpus Domini come festa di precetto per la Chiesa universale, il giovedì successivo alla Pentecoste. Nella Bolla di istituzione, intitolata Transiturus de hoc mundo (11 agosto 1264) Papa Urbano rievoca con discrezione anche le esperienze mistiche di Giuliana, avvalorandone l’autenticità, e scrive: “Sebbene l’Eucaristia ogni giorno venga solennemente celebrata, riteniamo giusto che, almeno una volta l’anno, se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose infatti di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece, in questa sacramentale commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza. Mentre stava infatti per ascendere al cielo disse: «Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20)”.

Il Pontefice stesso volle dare l’esempio, celebrando la solennità del Corpus Domini a Orvieto, città in cui allora dimorava. Proprio per suo ordine nel Duomo della Città si conservava – e si conserva tuttora – il celebre corporale con le tracce del miracolo eucaristico avvenuto l’anno prima, nel 1263, a Bolsena. Un sacerdote, mentre consacrava il pane e il vino, era stato preso da forti dubbi sulla presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo nel Sacramento dell’Eucaristia. Miracolosamente alcune gocce di sangue cominciarono a sgorgare dall’Ostia consacrata, confermando in quel modo ciò che la nostra fede professa. Urbano IV chiese a uno dei più grandi teologi della storia, san Tommaso d’Aquino – che in quel tempo accompagnava il Papa e si trovava a Orvieto –, di comporre i testi dell’ufficio liturgico di questa grande festa. Essi, ancor oggi in uso nella Chiesa, sono dei capolavori, in cui si fondono teologia e poesia. Sono testi che fanno vibrare le corde del cuore per esprimere lode e gratitudine al Santissimo Sacramento, mentre l’intelligenza, addentrandosi con stupore nel mistero, riconosce nell’Eucaristia la presenza viva e vera di Gesù, del suo Sacrificio di amore che ci riconcilia con il Padre, e ci dona la salvezza.

Anche se dopo la morte di Urbano IV la celebrazione della festa del Corpus Domini venne limitata ad alcune regioni della Francia, della Germania, dell’Ungheria e dell’Italia settentrionale, fu ancora un Pontefice, Giovanni XXII, che nel 1317 la ripristinò per tutta la Chiesa. Da allora in poi, la festa conobbe uno sviluppo meraviglioso, ed è ancora molto sentita dal popolo cristiano.

Vorrei affermare con gioia che oggi nella Chiesa c’è una “primavera eucaristica”: quante persone sostano silenziose dinanzi al Tabernacolo, per intrattenersi in colloquio d’amore con Gesù! È consolante sapere che non pochi gruppi di giovani hanno riscoperto la bellezza di pregare in adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Penso, ad esempio, alla nostra adorazione eucaristica in Hyde Park, a Londra. Prego perché questa “primavera” eucaristica si diffonda sempre più in tutte le parrocchie, in particolare in Belgio, la patria di santa Giuliana. Il Venerabile Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Ecclesia de Eucharistia, constatava che “in tanti luoghi […] l'adorazione del santissimo Sacramento trova ampio spazio quotidiano e diventa sorgente inesauribile di santità. La devota partecipazione dei fedeli alla processione eucaristica nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo è una grazia del Signore, che ogni anno riempie di gioia chi vi partecipa. Altri segni positivi di fede e di amore eucaristici si potrebbero menzionare” (n. 10).

Ricordando santa Giuliana di Cornillon rinnoviamo anche noi la fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Come ci insegna il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, “Gesù Cristo è presente nell'Eucaristia in modo unico e incomparabile. È presente infatti in modo vero, reale, sostanziale: con il suo Corpo e il suo Sangue, con la sua Anima e la sua Divinità. In essa è quindi presente in modo sacramentale, e cioè sotto le specie eucaristiche del pane e del vino, Cristo tutto intero: Dio e uomo” (n. 282).

Cari amici, la fedeltà all’incontro con il Cristo Eucaristico nella Santa Messa domenicale è essenziale per il cammino di fede, ma cerchiamo anche di andare frequentemente a visitare il Signore presente nel Tabernacolo! Guardando in adorazione l’Ostia consacrata, noi incontriamo il dono dell’amore di Dio, incontriamo la Passione e la Croce di Gesù, come pure la sua Risurrezione. Proprio attraverso il nostro guardare in adorazione, il Signore ci attira verso di sé, dentro il suo mistero, per trasformarci come trasforma il pane e il vino. I Santi hanno sempre trovato forza, consolazione e gioia nell’incontro eucaristico. Con le parole dell’Inno eucaristico Adoro te devote ripetiamo davanti al Signore, presente nel Santissimo Sacramento: “Fammi credere sempre più in Te, che in Te io abbia speranza, che io Ti ami!”. Grazie.

Beata Eva da Cornillon

Beata Eva da Cornillion

A Liegi in Lotaringia, nell’odierno Belgio, beata Eva da Cornillon, monaca di clausura nel monastero di San Martino, che insieme a santa Giuliana, priora dello stesso cenobio, si adoperò affinché il papa Urbano IV istituisse la solennità del Corpo di Cristo.

Io sono il Signore, tuo Dio: ascolta la mia voce.

Sal.80

Un linguaggio mai inteso io sento:
«Ho liberato dal peso la sua spalla,
le sue mani hanno deposto la cesta.
Hai gridato a me nell'angoscia
e io ti ho liberato.

Nascosto nei tuoni ti ho dato risposta,
ti ho messo alla prova alle acque di Merìba.
Ascolta, popolo mio:
contro di te voglio testimoniare.
Israele, se tu mi ascoltassi!

Non ci sia in mezzo a te un dio estraneo
e non prostrarti a un dio straniero.
Sono io il Signore, tuo Dio,
che ti ha fatto salire dal paese d'Egitto.

Se il mio popolo mi ascoltasse!
Se Israele camminasse per le mie vie!
Lo nutrirei con fiore di frumento,
lo sazierei con miele dalla roccia».


San Luigi Orione

San Luigi Orione
Nel nome della divina provvidenza.

Don Orione nella fondazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza, ha applicato concretamente la fiducia in Dio che "ha provveduto, provvede e provvederà".

San Luigi Orione

Presbitero, fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza e della Congregazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità per il bene dei giovani e di tutti gli emarginati.

Nacque a Pontecurone nella diocesi di Tortona, il 23 giugno 1872. A 13 anni entrò fra i Frati Minori di Voghera, poi nel 1886 entrò nell’oratorio di Torino fondato da san Giovanni Bosco. Tre anni dopo approdò al seminario di Tortona. Proseguì gli studi teologici, alloggiando in una stanzetta sopra il duomo. Qui ebbe l’opportunità di avvicinare i ragazzi a cui impartiva lezioni di catechismo, ma la sua angusta stanzetta non bastava, per cui il vescovo gli concesse l’uso del giardino del vescovado. 

Il 3 luglio 1892, il giovane chierico Luigi Orione, inaugurò il primo oratorio intitolato a san Luigi. Nel 1893 aprì il collegio di san Bernardino. Nel 1895, venne ordinato sacerdote. Molteplici furono le attività cui si dedicò. Fondò la Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza e le Piccole Missionarie della Carità; gli Eremiti della Divina Provvidenza e le Suore Sacramentine non vedenti. 

Mandò i suoi sacerdoti e suore nell’America Latina e in Palestina sin dal 1914. Morì a Sanremo nel 1940. Papa Giovanni Paolo II lo proclamò Beato nel 1980 ed infine Santo nel 2004.

"Cristo, la Chiesa, e le anime si amano e si servono in croce e crocifissi, o non si amano e non si servono affatto."

Gesù misericordioso e pietoso, Pane nostro

Gesù Misericordioso, Pane nostro

Signore Gesù Sacramentato, donaci il tuo santo amore, la perseveranza finale, l'adempimento della tua volontà, l'uniformità alle tue disposizioni. Aiutaci a diventare servi buoni e fedeli. (Mt 25, 21)

O Signore Gesù, di gran cuore affidiamo a te ogni cosa e ci offriamo senza esitare alla tua volontà. Aiutaci a non angustiarci per nulla, ma in ogni necessità esporre a Te le nostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti. (Fil 4,6-7) A Te affidiamo i bisogni del nostro corpo e della nostra anima, della nostra famiglia e del mondo intero. Per la tua dolorosa passione abbi misericordia di noi.

Tu Pane nostro, ti doni interamente a noi ogni giorno, aiutaci ad accoglierti e concedici la grazia di donarci e unirci interamente a te, senza alcun nostro interesse, solo per amore tuo, solo per contentarti e compiacerti. Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato. Tale sia oggi la nostra offerta davanti a te e ti sia gradita, perché non c'è delusione per coloro che confidano in te. (Dn 3, 25. 34-43)

Oh Gesù Sacramentato, Tu tanto innamorato di noi, non permettere mai che ci allontaniamo da te, nostro unico bene, nostra consolazione, nostro amore, nostra dolce attrazione. Non permetterci di ostacolare la tua azione divina in noi. Vieni e vivi in noi. Rendici come ci vuoi. Sei tu che hai scelto noi, così poveri, per farci vivere beati in te. Donaci un cuore contrito e affranto. Amen.


“Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
Devi attendere, con ferma fiducia, che io venga dall'alto e mi manifesti a te.
(Imitazione di Cristo - Capitolo 51)

Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi, l'hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato, non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti. Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da' gloria al tuo nome, Signore, fa' con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia.(Dn 3, 31.29.43.42) Signore Gesù, fai questo con noi, non per i nostri meriti, ma per il Tuo amore. Amen