Pietro ha rinnegato una prima volta e non ha pianto, perché il Signore non l’aveva guardato. Ha rinnegato una seconda volta, e non ha pianto, perché il Signore ancora non l’aveva guardato. Ha rinnegato una terza volta, Gesù l’ha guardato, ed egli ha pianto amaramente (Lc 22,62). Guardaci, Signore, perché sappiamo piangere il nostro peccato. Questo ci mostra che anche la caduta dei santi può esserci utile. Il rinnegamento di Pietro non mi ha fatto torto; al contrario, al suo pentimento, ho guadagnato: ho imparato a diffidare di una cerchia infedele (...)
Con Lui una personale amicizia e comunione, nella gioia, nella sofferenza, nella gloria.
Gesù l’ha guardato, ed egli ha pianto amaramente
Pietro ha rinnegato una prima volta e non ha pianto, perché il Signore non l’aveva guardato. Ha rinnegato una seconda volta, e non ha pianto, perché il Signore ancora non l’aveva guardato. Ha rinnegato una terza volta, Gesù l’ha guardato, ed egli ha pianto amaramente (Lc 22,62). Guardaci, Signore, perché sappiamo piangere il nostro peccato. Questo ci mostra che anche la caduta dei santi può esserci utile. Il rinnegamento di Pietro non mi ha fatto torto; al contrario, al suo pentimento, ho guadagnato: ho imparato a diffidare di una cerchia infedele (...)
Non canterà il gallo prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte
vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa
San Pietro, uno degli Apostoli, arrecò gran torto al suo Maestro, poiché rinnegò e giurò che non lo conosceva, e non contento di questo, lo maledisse e bestemmiò, protestando di non sapere chi egli fosse (Mt 26, 69s). Quale colpo questo, che trafisse il cuore di Nostro Signore!
Dove giungono quelle acque, risanano
Dal libro del profeta Ezechiele.
In quei giorni l'angelo mi condusse all'ingresso del tempio [del Signore] e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell'acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell'altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all'esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l'acqua scaturiva dal lato destro.
Quell'uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in mano misurò mille cùbiti, poi mi fece attraversare quell'acqua: mi giungeva alla caviglia. Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare quell'acqua: mi giungeva al ginocchio. Misurò altri mille cùbiti, poi mi fece attraversare l'acqua: mi giungeva ai fianchi. Ne misurò altri mille: era un torrente che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute; erano acque navigabili, un torrente che non si poteva passare a guado. Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio dell'uomo?». Poi mi fece ritornare sulla sponda del torrente; voltandomi, vidi che sulla sponda del torrente vi era una grandissima quantità di alberi da una parte e dall'altra.
Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell'Aràba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull'altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».
Sal.45
RIT: Dio è per noi rifugio e fortezza.
Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare.
Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell'Altissimo.
Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell'alba.
Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra.
Gv 5, 1-3. 5-16
Dal Vangelo secondo Giovanni
Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi la tua barella e cammina"». Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi e cammina"?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell'uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.
Non si ricorderà più il passato
Dal libro del profeta Isaia.
Così dice il Signore:
«Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra;
non si ricorderà più il passato,
non verrà più in mente,
poiché si godrà e si gioirà sempre
di quello che sto per creare,
poiché creo Gerusalemme per la gioia,
e il suo popolo per il gaudio.
Io esulterò di Gerusalemme,
godrò del mio popolo.
Non si udranno più in essa
voci di pianto, grida di angoscia.
Non ci sarà più
un bimbo che viva solo pochi giorni,
né un vecchio che dei suoi giorni
non giunga alla pienezza,
poiché il più giovane morirà a cento anni
e chi non raggiunge i cento anni
sarà considerato maledetto.
Fabbricheranno case e le abiteranno,
pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto».
Si racconterà ciò che ella ha fatto
Ella ha compiuto verso di me un'opera buona
sacerdote e teologo
«Tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento»
La sposa del Cantico di Cantici dice: «Il mio nardo spande il suo profumo» (1,12)...; ma si può anche leggere «il Suo profumo»... La sposa si è avvicinata allo Sposo, l'ha unto con i suoi unguenti, e sorprendentemente, è come se il nardo non avesse sparso odore prima, finché era nelle mani della sposa, ma soltanto quando entra in contatto col corpo dello Sposo, per cui è meno probabile che questi abbia preso l'odore dal nardo, che non il nardo da lui...
San Leonardo Murialdo
Li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni
RIT: Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge.
Ascoltate, genti, la parola del Signore,
annunciàtela alle isole più lontane e dite:
«Chi ha disperso Israele lo raduna
e lo custodisce come un pastore il suo gregge».
RIT: Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge.
Perché il Signore ha riscattato Giacobbe,
lo ha liberato dalle mani di uno più forte di lui.
Verranno e canteranno inni sull'altura di Sion,
andranno insieme verso i beni del Signore.
RIT: Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge.
La vergine allora gioirà danzando
e insieme i giovani e i vecchi.
«Cambierò il loro lutto in gioia,
li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni».
Dio è nostra Madre
Quindi Gesù Cristo, che oppose vinse anch’Egli con il bene sul male, è la nostra vera Madre: noi riceviamo il nostro "Essere" da Lui – e qui ha inizio la Sua Maternità – e con esso la dolce Protezione e Custodia dell’Amore che non cesserà mai di attorniarci. Com’è vero che Dio è nostro Padre, così è vero che Dio è nostra Madre. E questa verità Egli mi mostrò in ogni cosa, ma specialmente in quelle dolci parole in cui dice: «Io lo sono».
Vale a dire, io sono la Potenza e la Bontà del Padre; io sono la Saggezza della Madre; io sono la Luce e la Grazia che è amore beato; io sono la Trinità; io sono l’Unità; io sono la sovrana Bontà di ogni genere di cosa; io sono Colui che ti fa amare, io sono Colui che ti fa desiderare, io sono l’appagamento infinito di tutti i veri desideri. (…)
II nostro altissimo Padre, Dio onnipotente, che è l’Essere, ci conosce e ci ama da sempre: in tale conoscenza, per la Sua meravigliosa e profonda carità e per il consenso unanime di tutta la beata Trinità, Egli volle che la Seconda Persona divenisse nostra Madre, nostro Fratello, nostro Salvatore. È dunque logico che Dio, essendo Padre nostro, sia pure nostra Madre. Il Padre nostro vuole, la nostra Madre opera e il nostro buon Signore, lo Spirito Santo, conferma; quindi a noi conviene amare il nostro Dio, in cui abbiamo L’Essere, ringraziarlo reverentemente e lodarlo per averci creati, e pregare ardentemente la Madre nostra per ottenere misericordia e pietà, e pregare nostro Signore, lo Spirito Santo, per ottenere aiuto e grazia.
E vidi con completa certezza che Dio, prima di crearci, ci ha amato, e il Suo amore non è mai venuto meno, né mai lo sarà. In questo amore Egli ha fatto tutte le Sue opere, e in questo amore Egli fa volgere tutte le cose a nostro giovamento; e in questo amore la nostra vita è eterna. Nella creazione abbiamo avuto un inizio, ma l’amore con cui Egli ci ha creati era in Lui da sempre: e in questo amore noi abbiamo il nostro inizio. E tutto ciò noi lo vedremo in Dio, eternamente."
Dalle “Rivelazioni dell’amore divino” di santa Giuliana di Norwich (1342-1416), (LIX, LXXXVI).
Ti raccomando i dilettissimi miei 'figli', e ti prego, sommo ed eterno Padre, di non lasciarli orfani! Visitali con la tua grazia, perché, morti a se stessi, vivano nella vera e perfetta luce; nel dolce vincolo del tuo amore uniscili, sì che muoiano consumati dalla carità!
Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio
reclusa inglese
Una volta il nostro buon Signore mi ha detto: "Tutto andrà a finire bene"; un’altra volta ha detto: "Lo vedrai tu stessa: tutto volgerà al bene". In queste due parole, la mia anima ha capito (…) che lui voleva che sapessimo che fa attenzione non solo alle cose nobili e grandi, ma anche a quelle umili, piccole, poco elevate, semplici. Questo vuol dire quando dice: "Ogni cosa, qualunque sia, finirà bene".
Vuole che capiamo che anche la più piccola cosa non sarà dimenticata. E vuole che capiamo che molte azioni sono così gravi ai nostri occhi e provocano tali grandi mali che ci sembra impossibile possano mai andare a buon fine. Perciò ci affliggiamo e ci lamentiamo a tal punto da non trovare più la pace nella beata contemplazione di Dio, come dovremmo. Infatti quaggiù ragioniamo in modo così cieco, così basso, così semplicista che ci è impossibile conoscere la alta e splendida sapienza, potenza e bontà della beata Trinità. (…) E’ come se Dio dicesse: “Abbiate cura ora di credere e di avere fiducia in me e alla fine vedrete tutto nella verità e dunque la pienezza della gioia”. (…)
C’è un’opera che la Santissima Trinità compirà l’ultimo giorno, secondo me. Quando e come quest’opera sarà fatta, nessuno al di fuori di Cristo lo sa e lo saprà prima del suo compimento. (…) Se Dio vuol farci sapere che farà quest’opera, è perché siamo più a nostro agio, più tranquilli nell’amare, e smettiamo di fissare lo sguardo su tutte le tempeste che ci impediscono di gioire veramente in lui. Tale è la grande opera ordinata da nostro Signore da tutta l’eternità, tesoro profondamente nascosto nel suo benedetto seno e conosciuto da lui solo. Per quest’opera farà in modo che tutto finisca bene, poiché, come la Santissima Trinità ha creato ogni cosa dal nulla, così renderà buone tutte le cose che non lo sono.
‘Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene…’” .
Così si capisce che allora quel “tutto sarà bene” di Giuliana di Norwich è collocato nello stesso sguardo del “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio” di San Paolo ai Romani.
Nell'angoscia t'invoco: salvami, Signore.
Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore.
Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti infernali;
già mi avvolgevano i lacci degli ínferi,
già mi stringevano agguati mortali.
Nell'angoscia invocai il Signore,
nell'angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido.
Liberato dalle mani dei malfattori
Dal libro del profeta Geremia.
Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all'intorno!
Denunciàtelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori.
Nulla è impossibile a Dio
terziaria domenicana, dottore della Chiesa, compatrona d'Europa
« Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente » (Lc 1,49)
Maria, tempio della Trinità, focolare del fuoco divino, Madre di misericordia, ... sei il ramo nuovo (Is 11,1) che ha prodotto il fiore che profuma il mondo, il Verbo, il Figlio unigenito di Dio. In te, terra feconda, è stato seminato il Verbo (Mt 13,3). Hai nascosto il fuoco nella cenere della nostra umanità. Vassoio di umiltà in cui arde la luce della sapienza vera..., con il fuoco del tuo amore, con la fiamma della tua umiltà, hai attirato a te e verso di noi il Padre eterno...
Perchè Cristo si è lasciato crocifiggere?
vescovo d'Alessandria, dottore della Chiesa
"Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono"
Qualcuno potrebbe domandare se era necessario che Cristo desse il suo corpo alla morte per il bene di tutti, e perché non l'ha fatto semplicemente come qualsiasi uomo, ma si è lasciato crocifiggere? Era più conveniente per lui offrire il suo corpo dignitosamente, piuttosto che subire una morte ignominiosa. Ma si tratta di un’obiezione troppo umana.
Beata Maria Clara di Gesù Bambino
Beata Maria Serafina del Sacro Cuore di Gesù
Madre Serafina, non si risparmiò mai nel sostenere e incoraggiare le sue suore, sparse ormai in varie parti d’Italia. Diceva loro: “Come gli Angeli adorerete la Trinità e sarete sulla terra come essi sono nei cieli”; "Siate Angeli di luce e di carità". Precisava poi: “La religiosa diverrà un Angelo quando sarà profondamente umile”. Tracciava così il profilo spirituale delle sue suore, intessuto di intenso amore a Dio e di generoso servizio ai fratelli, specie quelli più bisognosi.
Signore, ascolta la mia preghiera.
Signore, ascolta la mia preghiera,
a te giunga il mio grido di aiuto.
Non nascondermi il tuo volto
nel giorno in cui sono nell'angoscia.
Tendi verso di me l'orecchio,
quando t'invoco, presto, rispondimi!
Le genti temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.
Egli si volge alla preghiera dei derelitti,
non disprezza la loro preghiera.
Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo, da lui creato, darà lode al Signore:
«Il Signore si è affacciato dall'alto del suo santuario,
dal cielo ha guardato la terra,
per ascoltare il sospiro del prigioniero,
per liberare i condannati a morte».
Si affannano a provvedere a se stessi.
Ci sono alcuni che rinunciano a se stessi, ma facendo certe eccezioni: essi non confidano pienamente in Dio, e perciò si affannano a provvedere a se stessi.
Te l'ho detto tante volte, ed ora lo ripeto: lascia te stesso, abbandona te stesso e godrai di grande pace interiore. Da' il tutto per il tutto; non cercare, non richiedere nulla; sta' risolutamente soltanto in me, e mi possederai, avrai libertà di spirito, e le tenebre non ti schiacceranno.
A questo debbono tendere il tuo sforzo, la tua preghiera, il tuo desiderio: a saperti spogliare di tutto ciò che è tuo proprio, a metterti nudo al seguito di Cristo nudo, a morire a te stesso, a vivere sempre in me.
(IdC lib.3 cap. 37)
Nessun affanno nel nostro agire
O Signore, di gran cuore affido a te ogni cosa; poco infatti potranno giovare i miei piani. Volesse il cielo che io non fossi tanto preso da ciò che potrà accadere in futuro, e mi offrissi, invece, senza esitare alla tua volontà.
Sotto il dominio della carne, o dello Spirito?
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Il Signore è bontà e misericordia
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore.
Io spero, Signore.
Spera l'anima mia,
attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all'aurora.
Più che le sentinelle l'aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.
L'ho detto e lo farò
Dal libro del profeta Ezechièle
Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d'Israele.
Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.
Tu sei il Dio della mia difesa
Ascoltiamo e risorgiamo!
vescovo d'Ippona, dottore della Chiesa
Molti Giudei andarono da Marta e Maria per consolarle della morte del fratello. Quando Marta seppe che Gesù stava arrivando, le andò incontro, mentre Maria restò a casa. Marta disse a Gesù: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; ma so che qualunque cosa chiederai a Dio, Dio te lo darà". (...)
Beata Maria della Provvidenza
Mi alzerò e andrò da mio Padre
Padre datore della vita.
Padre giusto e buono.
Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione.
Padre creatore onnipotente, grande nell'amore.
Padre Redentore, che ci riscatti dal male.
Padre Retributore, nostra consolazione e felicità.
Padre degno di amore.
Padre degno di perpetua lode.
Padre degno di eterna venerazione.
Padre perfetto. Padre compassionevole.
Padre che perdoni, trattami come uno dei tuoi servi.
Padre santo, ecco, io sono nelle tue mani.
Padre santo, così hai disposto, così hai voluto.
Padre santo, Tu solo sei letizia vera; tu la mia speranza e il mio premio;
Padre santo, Tu solo sei la mia gioia e la mia gloria.
Padre santo, Tu sei la mia difesa, il mio rifugio.
Nella desolazione mettersi nelle mani di Dio
2. Padre giusto e degno di perpetua lode, giunge l'ora in cui il tuo servo deve essere provato. Padre degno di amore, è giusto che in questo momento il tuo servo patisca un poco per te. Padre degno di eterna venerazione, giunge l'ora, che da sempre sapevi sarebbe venuta, l'ora in cui il tuo servo - pur se interiormente sempre vivo in te - deve essere sopraffatto da cose esteriori, vilipeso anche ed umiliato, scomparendo dinanzi agli uomini , afflitto dalle passioni e dalla tiepidezza; e ciò per risorgere di nuovo con te, in una aurora di nuova luce, nello splendore dei cieli. Padre santo, così hai disposto, così hai voluto; e come hai voluto è stato fatto. Giacché questo è il dono che tu fai all'amico tuo, di patire e di essere tribolato in questo mondo, per amor tuo; e ciò quante volte e da chiunque permetterai che sia fatto. Nulla accade quaggiù senza che tu lo abbia provvidenzialmente disposto, e senza una ragione. "Cosa buona è per me, che tu mi abbia umiliato, per farmi conoscere la tua giustizia" (Sal 118,71) e per far sì che io abbandoni ogni orgoglio interiore e ogni temerarietà. Cosa per me vantaggiosa, che la vergogna abbia ricoperto il mio volto, così che, per essere consolato, io abbia a cercare te, piuttosto che gli uomini. In tal modo imparo a temere l'imperscrutabile tuo giudizio, con il quale tu colpisci il giusto insieme con l'empio, ma sempre con imparziale giustizia. Siano rese grazie a te, che non sei stato indulgente verso i miei peccati e mi hai invece scorticato con duri colpi, infliggendomi dolori e dandomi angustie, esterne ed interiori. Nessuno, tra tutti coloro che stanno sotto il cielo, quaggiù, mi può dare consolazione; tu solo lo puoi, o Signore mio Dio, celeste medico delle anime, che colpisci e risani, "cacci all'inferno e da esso ritogli" (Tb 13,2). La rigida tua regola stia sopra di me; essa mi ammaestrerà.
3. Padre diletto, ecco, io sono nelle tue mani; mi curvo sotto la verga, che mi corregge. Percuotimi il dorso e il collo, affinché io indirizzi la mia vita tortuosa secondo la tua volontà. Come tu suoli, e con giustizia, fa' di me un devoto e umile discepolo, pronto a camminare a ogni tuo cenno. A te affido me stesso, e tutto ciò che è mio, per la necessaria correzione. E' preferibile essere aspramente rimproverato quaggiù, che nella vita futura. Tu conosci tutte le cose, nel loro insieme e una per una; nulla rimane a te nascosto dell'animo umano. Tu conosci le cose che devono venire, prima che esse siano, e non hai bisogno che alcuno ti indichi o ti rammenti quello che accade su questa terra. Tu conosci ciò che mi aiuta a progredire, e sai quanto giova la tribolazione per togliere la ruggine dei vizi. Fa' di me quello che ti piace, e che io, appunto, desidero; e non voler giudicare severamente la mia vita di peccato, che nessuno conosce più perfettamente e chiaramente di te. Fa' che io comprenda ciò che è da comprendere; che io ami ciò che è da amare; fa' che io approvi ciò che sommamente piace a te; che io apprezzi ciò che a te pare prezioso; fa' che io disprezzi ciò che è abietto ai tuoi occhi. Non permettere che io giudichi "secondo il modo di vedere degli occhi materiali; che io non mi pronunzi secondo quel che si sente dire" da gente profana (Is 11,3). Fa' che io, invece, discerna le cose esteriori e le cose spirituali in spirito di verità; fa' che, sopra ogni cosa, io vada sempre ricercando il tuo volere. Se il giudizio umano, basato sui sensi, sovente trae in inganno, si ingannano anche coloro che sono attaccati alle cose del mondo, amando soltanto le cose visibili. Forse che uno è migliore perché è considerato qualcosa di più, nel giudizio di un altro? Quando questi lo esalta, è un uomo fallace che inganna un uomo fallace, un essere vano che inganna un essere vano, un cieco che inganna un cieco, un miserabile che inganna un miserabile; quando lo elogia a vuoto, realmente lo fa vergognare ancor più. Invero, secondo il detto dell'umile san Francesco, quanto ciascuno è ai tuoi occhi, tanto egli è; e nulla di più.
Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio.
Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio:
salvami da chi mi perseguita e liberami,
perché non mi sbrani come un leone,
dilaniandomi senza che alcuno mi liberi.
Giudicami, Signore, secondo la mia giustizia,
secondo l'innocenza che è in me.
Cessi la cattiveria dei malvagi.
Rendi saldo il giusto,
tu che scruti mente e cuore, o Dio giusto.
Il mio scudo è in Dio:
egli salva i retti di cuore.
Dio è giudice giusto,
Dio si sdegna ogni giorno.
Mai un uomo ha parlato come quest’uomo
carmelitano, dottore della Chiesa
Dio potrebbe dirci: "Mio Figlio è tutta la mia parola, tutta la mia risposta; è tutta la visione e tutta la rivelazione. Vi ho tutto risposto, tutto detto e tutto manifestato, tutto rivelato donandolo come fratello, compagno, maestro, eredità e ricompensa: … 'Questo è il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo'" (Mt 17,5)…
Santa Benedetta Cambiagio Frassinello
Religiosa, spontaneamente rinunciò insieme al marito alla vita coniugale e fondò l’Istituto delle Suore Benedettine della Provvidenza per la formazione cristiana delle giovani povere e abbandonate.
Darà la vita anche ai vostri corpi mortali
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
L'ho detto e lo farò
Dal libro del profeta Ezechièle
Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d'Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.
Ogni albero si riconosce dal suo frutto
monaco cistercense e dottore della Chiesa
Se credete in Cristo, fate dunque le opere di Cristo, affinché la vostra fede viva; l'amore animerà la vostra fede, l'azione ne darà la prova. Voi che pretendete di dimorare in Gesù Cristo, dovete camminare al suo passo. Se cercate la gloria, se invidiate i beati di questo mondo, se dite male degli assenti e se rendete il male per il male, queste sono cose che Cristo non ha fatte. Dite che conoscete Dio, ma i vostri atti lo negano... "Questo uomo mi onora con le labbra, dice la Scrittura, mentre il suo cuore è lontano da me" (Is 29, 13)...
Nessun affanno nel nostro agire
(Imitazione di Cristo - Libro III Capitolo XXXIX)
La vocazione di San Giuseppe
La vita di Gesù fu per Giuseppe una continua scoperta della propria vocazione. I suoi primi anni sono stati pieni di eventi in apparente contrasto: glorificazione e fuga, dignità dei Magi e povertà del presepio, canto di angeli e silenzio degli uomini.
San Salvatore da Horta (1520-1567)
Vuoi guarire? (Gv 5, 1-16)
E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse:«Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio».
Dio è per noi rifugio e fortezza.
Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare.
Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell'Altissimo.
Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell'alba.
Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra.
Beata Maria Barbara della Santissima Trinità
Giovane coraggiosa, incrollabile nella fede e nell'amore a Dio, s'impegnò in favore del popolo, senza mai esitare. Espulsa dalla sua terra a causa della situazione politica regnante, decise di emigrare nell’America del Nord. Sennonché ad Amburgo, dopo 30 giorni di attesa, si presentò solo una nave che andava in Brasile allora questo fu preso come segno che la Provvidenza la chiamava in Brasile. Arrivò a Rio de Janeiro il 9 novembre 1848, con 21 compagne, senza denaro, senza conoscere nessuno, senza sapere la lingua, con molta fame, ma piena di fiducia in Dio e nella Madonna.
A Vienna Barbara si era interessata delle domestiche e delle giovani disoccupate, e in Brasile apre scuole e istituti per bambini orfani e abbandonati. Si interessa dell’educazione delle giovani e cura anche l’assistenza ai malati durante l’epidemia e i conflitti. La sua vita dedicata tutta a Dio ed ai fratelli, specialmente ai più bisognosi, fu segnata da molte sofferenze, malattie, povertà, lotte ed apparenti insuccessi.
Sull´esempio di Maria, abbandonata alla volontà del Padre, Barbara rispose SI alla chiamata del Signore. L´8 maggio 1849 fondò la Congregazione delle Suore dell´Immacolato Cuore di Maria.
Nella sua missione di carità, Madre Barbara incontrò molti ostacoli: incomprensioni esterne, divisioni interne, umiliazioni indicibili. Tutto, però, fu da lei superato con la sua grande fiducia nella divina Provvidenza. Alle sue figlie di Porto Alegre un giorno disse: “Mie amatissime, abbiate ancora un po' di pazienza e, prima che ve ne rendiate conto, Dio troverà strade e mezzi. LasciamoLo fare tranquillamente”.
Questa fiducia era alimentata dall’amore a Gesù e da una particolarissima devozione al Cuore di Maria. In una lettera scriveva: “Facciamo del Cuore di Maria una cassaforte per mettere tutti i dolori, le afflizioni e le fatiche, come elemosina al Santo Padre, giacché non abbiamo denaro da dare”.
Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive»
Gv 4, 43-54
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù partì dalla Samarìa per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.
Signore, vieni in mio aiuto!
Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato
e non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.
Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera è ospite il pianto
e al mattino la gioia.
Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.
Professione di Fede
Vivere delle stesse attrattive
(Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny)
Soltanto in Dio va cercata la vera consolazione
2. Vano e di breve durata è il conforto che viene dagli uomini; santo e puro è quello che la verità fa sentire dal di dentro. L'uomo pio si porta con sé, dappertutto, il suo consolatore, Gesù, e gli dice: o Signore Gesù, stammi vicino in ogni luogo e in ogni tempo. La mia consolazione sia questa, di rinunciare lietamente ad ogni conforto umano. Che se mi verrà meno la tua consolazione, sia per me di supremo conforto, appunto, questo tuo volere, questa giusta prova; poiché "non durerà per sempre la tua collera e le tue minacce non saranno eterne" (Sal 102,9).
Donami un cuore contrito e affranto (Sal.50)
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro.
Tu non gradisci il sacrificio; se offro olocàusti, tu non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.
Nella tua bontà fa' grazia a Sion, ricostruisci le mura di Gerusalemme. Allora gradirai i sacrifici legittimi, l'olocàusto e l'intera oblazione.
Voglio l'amore, - dice il Signore.
Dal libro del profeta Osea.
«Venite, ritorniamo al Signore:
egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.
Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà.
Dopo due giorni ci ridarà la vita
e il terzo ci farà rialzare,
e noi vivremo alla sua presenza.
Affrettiamoci a conoscere il Signore,
la sua venuta è sicura come l'aurora.
Verrà a noi come la pioggia d'autunno,
come la pioggia di primavera che feconda la terra».
Che dovrò fare per te, Èfraim,
che dovrò fare per te, Giuda?
Il vostro amore è come una nube del mattino,
come la rugiada che all'alba svanisce.
Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti,
li ho uccisi con le parole della mia bocca
e il mio giudizio sorge come la luce:
poiché voglio l'amore e non il sacrificio,
la conoscenza di Dio più degli olocàusti.
Beato Giacomo Cusmano
Beato Giacomo Cusmano, medico e sacerdote. Egli, per sanare le piaghe della povertà e della miseria che affliggevano tanta parte della popolazione a causa di ricorrenti carestie ed epidemie, ma anche di una sperequazione sociale, scelse la via della carità: amore di Dio che si traduceva nell’amore effettivo verso i fratelli e nel dono di sé ai più bisognosi e sofferenti in un servizio spinto sino al sacrificio eroico.
Dopo aver aperto una prima “Casa dei poveri”, diede inizio ad una più vasta opera di promozione sociale, istituendo l’“Associazione del boccone del povero”, che fu come il granello di senapa da cui sarebbe sorta una pianta tanto rigogliosa. Facendosi povero coi poveri, non disdegnò di mendicare per le vie di Palermo, sollecitando la carità di tutti e raccogliendo viveri che poi distribuiva agli innumerevoli poveri che gli si stringevano intorno.
La sua opera, come tutte le opere di Dio, incontrò difficoltà che misero a dura prova la sua volontà, ma con la sua immensa fiducia in Dio e con la sua invitta fortezza di animo superò ogni ostacolo, dando origine all’Istituto delle “Suore Serve dei poveri” e alla “Congregazione dei missionari Servi dei poveri”(Congregatio Missionariorum Servorum Pauperum)
Egli guidò i suoi figli e le sue figlie spirituali all’esercizio della carità nella fedeltà ai consigli evangelici e nella tensione verso la santità. Le sue regole e le sue lettere spirituali sono documenti di una sapienza ascetica in cui si accordano fortezza e soavità. L’idea centrale era questa: “Vivere alla presenza di Dio e in unione con Dio; ricevere tutto dalle mani di Dio; far tutto per puro amore e gloria di Dio”.
Questo magnifico “Servo dei poveri” si spense nell’esercizio di una carità che andava sempre più divampando sino a toccare vertici eroici. Essendo scoppiato un nuovo colera a Palermo, egli si adoperò senza pari per essere vicino, in tutti i momenti, ai suoi poveri. “Signore - egli ripeteva - colpite il pastore e risparmiate il gregge”. Ne uscì gravemente scosso nella salute e, a soli 54 anni, consumava il suo olocausto, consegnando amorevolmente la sua anima a quel Dio, il cui nome è Amore. »
L'umiltà del cuore
papa, dottore della Chiesa
Molto spesso il giusto colpito da qualche avversità si vede costretto a citare le sue opere, come il beato Giobbe, che dopo una vita giusta era afflitto da flagelli; ma quando l’uomo ingiusto ascolta la parola del giusto, vede in essa orgoglio piuttosto che sincerità. È infatti col proprio cuore che giudica la parola del giusto e non pensa che quella parola possa essere detta con umiltà. Se, infatti, è colpa grave affermare ciò che non si è, molto spesso non c’è colpa nel riconoscere umilmente la virtù che si ha praticato e quindi capita spesso che giusto e ingiusto pronunciano le stesse parole: ma i loro cuori sono sempre ben lontani dall’essere uguali e a seconda che provengano dall’ingiusto o dal giusto, le stesse parole possono offendere o placare il Signore.
Santa Giuliana di Cornillon
BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 17 novembre 2010
Cari fratelli e care sorelle,
anche questa mattina vorrei presentarvi una figura femminile, poco nota, a cui la Chiesa però deve una grande riconoscenza, non solo per la sua santità di vita, ma anche perché, con il suo grande fervore, ha contribuito all’istituzione di una delle solennità liturgiche più importanti dell’anno, quella del Corpus Domini. Si tratta di santa Giuliana di Cornillon, nota anche come santa Giuliana di Liegi. Possediamo alcuni dati sulla sua vita soprattutto attraverso una biografia, scritta probabilmente da un ecclesiastico suo contemporaneo, in cui vengono raccolte varie testimonianze di persone che conobbero direttamente la Santa.
Giuliana nacque tra il 1191 e il 1192 nei pressi di Liegi, in Belgio. E’ importante sottolineare questo luogo, perché a quel tempo la Diocesi di Liegi era, per così dire, un vero “cenacolo eucaristico”. Prima di Giuliana, insigni teologi vi avevano illustrato il valore supremo del Sacramento dell’Eucaristia e, sempre a Liegi, c’erano gruppi femminili generosamente dediti al culto eucaristico e alla comunione fervente. Guidate da sacerdoti esemplari, esse vivevano insieme, dedicandosi alla preghiera e alle opere caritative.
Rimasta orfana a 5 anni, Giuliana con la sorella Agnese fu affidata alle cure delle monache agostiniane del convento-lebbrosario di Mont-Cornillon. Fu educata soprattutto da una suora, di nome Sapienza, che ne seguì la maturazione spirituale, fino a quando Giuliana stessa ricevette l’abito religioso e divenne anche lei monaca agostiniana. Acquisì una notevole cultura, al punto che leggeva le opere dei Padri della Chiesa in lingua latina, in particolare sant’Agostino, e san Bernardo. Oltre ad una vivace intelligenza, Giuliana mostrava, fin dall’inizio, una propensione particolare per la contemplazione; aveva un senso profondo della presenza di Cristo, che sperimentava vivendo in modo particolarmente intenso il Sacramento dell’Eucaristia e soffermandosi spesso a meditare sulle parole di Gesù: “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
A sedici anni ebbe una prima visione, che poi si ripeté più volte nelle sue adorazioni eucaristiche. La visione presentava la luna nel suo pieno splendore, con una striscia scura che la attraversava diametralmente. Il Signore le fece comprendere il significato di ciò che le era apparso. La luna simboleggiava la vita della Chiesa sulla terra, la linea opaca rappresentava invece l’assenza di una festa liturgica, per l’istituzione della quale era chiesto a Giuliana di adoperarsi in modo efficace: una festa, cioè, nella quale i credenti avrebbero potuto adorare l’Eucaristia per aumentare la fede, avanzare nella pratica delle virtù e riparare le offese al Santissimo Sacramento.
Per circa vent’anni Giuliana, che nel frattempo era diventata la priora del convento, conservò nel segreto questa rivelazione, che aveva riempito di gioia il suo cuore. Poi si confidò con altre due ferventi adoratrici dell’Eucaristia, la beata Eva, che conduceva una vita eremitica, e Isabella, che l’aveva raggiunta nel monastero di Mont-Cornillon. Le tre donne stabilirono una specie di “alleanza spirituale”, con il proposito di glorificare il Santissimo Sacramento. Vollero coinvolgere anche un sacerdote molto stimato, Giovanni di Losanna, canonico nella chiesa di San Martino a Liegi, pregandolo di interpellare teologi ed ecclesiastici su quanto stava loro a cuore. Le risposte furono positive e incoraggianti.
Quello che avvenne a Giuliana di Cornillon si ripete frequentemente nella vita dei Santi: per avere la conferma che un’ispirazione viene da Dio, occorre sempre immergersi nella preghiera, saper attendere con pazienza, cercare l’amicizia e il confronto con altre anime buone, e sottomettere tutto al giudizio dei Pastori della Chiesa. Fu proprio il Vescovo di Liegi, Roberto di Thourotte, che, dopo iniziali esitazioni, accolse la proposta di Giuliana e delle sue compagne, e istituì, per la prima volta, la solennità del Corpus Domini nella sua Diocesi. Più tardi, altri Vescovi lo imitarono, stabilendo la medesima festa nei territori affidati alle loro cure pastorali.
Ai Santi, tuttavia, il Signore chiede spesso di superare delle prove, perché la loro fede venga incrementata. Accadde anche a Giuliana, che dovette subire la dura opposizione di alcuni membri del clero e dello stesso superiore da cui dipendeva il suo monastero. Allora, di sua volontà, Giuliana lasciò il convento di Mont-Cornillon con alcune compagne, e per dieci anni, dal 1248 al 1258, fu ospite di vari monasteri di suore cistercensi. Edificava tutti con la sua umiltà, non aveva mai parole di critica o di rimprovero per i suoi avversari, ma continuava a diffondere con zelo il culto eucaristico. Si spense nel 1258 a Fosses-La-Ville, in Belgio. Nella cella dove giaceva fu esposto il Santissimo Sacramento e, secondo le parole del biografo, Giuliana morì contemplando con un ultimo slancio d’amore Gesù Eucaristia, che aveva sempre amato, onorato e adorato.
Alla buona causa della festa del Corpus Domini fu conquistato anche Giacomo Pantaléon di Troyes, che aveva conosciuto la Santa durante il suo ministero di arcidiacono a Liegi. Fu proprio lui che, divenuto Papa con il nome di Urbano IV, nel 1264, istituì la solennità del Corpus Domini come festa di precetto per la Chiesa universale, il giovedì successivo alla Pentecoste. Nella Bolla di istituzione, intitolata Transiturus de hoc mundo (11 agosto 1264) Papa Urbano rievoca con discrezione anche le esperienze mistiche di Giuliana, avvalorandone l’autenticità, e scrive: “Sebbene l’Eucaristia ogni giorno venga solennemente celebrata, riteniamo giusto che, almeno una volta l’anno, se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose infatti di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece, in questa sacramentale commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza. Mentre stava infatti per ascendere al cielo disse: «Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20)”.
Il Pontefice stesso volle dare l’esempio, celebrando la solennità del Corpus Domini a Orvieto, città in cui allora dimorava. Proprio per suo ordine nel Duomo della Città si conservava – e si conserva tuttora – il celebre corporale con le tracce del miracolo eucaristico avvenuto l’anno prima, nel 1263, a Bolsena. Un sacerdote, mentre consacrava il pane e il vino, era stato preso da forti dubbi sulla presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo nel Sacramento dell’Eucaristia. Miracolosamente alcune gocce di sangue cominciarono a sgorgare dall’Ostia consacrata, confermando in quel modo ciò che la nostra fede professa. Urbano IV chiese a uno dei più grandi teologi della storia, san Tommaso d’Aquino – che in quel tempo accompagnava il Papa e si trovava a Orvieto –, di comporre i testi dell’ufficio liturgico di questa grande festa. Essi, ancor oggi in uso nella Chiesa, sono dei capolavori, in cui si fondono teologia e poesia. Sono testi che fanno vibrare le corde del cuore per esprimere lode e gratitudine al Santissimo Sacramento, mentre l’intelligenza, addentrandosi con stupore nel mistero, riconosce nell’Eucaristia la presenza viva e vera di Gesù, del suo Sacrificio di amore che ci riconcilia con il Padre, e ci dona la salvezza.
Anche se dopo la morte di Urbano IV la celebrazione della festa del Corpus Domini venne limitata ad alcune regioni della Francia, della Germania, dell’Ungheria e dell’Italia settentrionale, fu ancora un Pontefice, Giovanni XXII, che nel 1317 la ripristinò per tutta la Chiesa. Da allora in poi, la festa conobbe uno sviluppo meraviglioso, ed è ancora molto sentita dal popolo cristiano.
Vorrei affermare con gioia che oggi nella Chiesa c’è una “primavera eucaristica”: quante persone sostano silenziose dinanzi al Tabernacolo, per intrattenersi in colloquio d’amore con Gesù! È consolante sapere che non pochi gruppi di giovani hanno riscoperto la bellezza di pregare in adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Penso, ad esempio, alla nostra adorazione eucaristica in Hyde Park, a Londra. Prego perché questa “primavera” eucaristica si diffonda sempre più in tutte le parrocchie, in particolare in Belgio, la patria di santa Giuliana. Il Venerabile Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Ecclesia de Eucharistia, constatava che “in tanti luoghi […] l'adorazione del santissimo Sacramento trova ampio spazio quotidiano e diventa sorgente inesauribile di santità. La devota partecipazione dei fedeli alla processione eucaristica nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo è una grazia del Signore, che ogni anno riempie di gioia chi vi partecipa. Altri segni positivi di fede e di amore eucaristici si potrebbero menzionare” (n. 10).
Ricordando santa Giuliana di Cornillon rinnoviamo anche noi la fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Come ci insegna il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, “Gesù Cristo è presente nell'Eucaristia in modo unico e incomparabile. È presente infatti in modo vero, reale, sostanziale: con il suo Corpo e il suo Sangue, con la sua Anima e la sua Divinità. In essa è quindi presente in modo sacramentale, e cioè sotto le specie eucaristiche del pane e del vino, Cristo tutto intero: Dio e uomo” (n. 282).
Cari amici, la fedeltà all’incontro con il Cristo Eucaristico nella Santa Messa domenicale è essenziale per il cammino di fede, ma cerchiamo anche di andare frequentemente a visitare il Signore presente nel Tabernacolo! Guardando in adorazione l’Ostia consacrata, noi incontriamo il dono dell’amore di Dio, incontriamo la Passione e la Croce di Gesù, come pure la sua Risurrezione. Proprio attraverso il nostro guardare in adorazione, il Signore ci attira verso di sé, dentro il suo mistero, per trasformarci come trasforma il pane e il vino. I Santi hanno sempre trovato forza, consolazione e gioia nell’incontro eucaristico. Con le parole dell’Inno eucaristico Adoro te devote ripetiamo davanti al Signore, presente nel Santissimo Sacramento: “Fammi credere sempre più in Te, che in Te io abbia speranza, che io Ti ami!”. Grazie.
Beata Eva da Cornillon
Io sono il Signore, tuo Dio: ascolta la mia voce.
Un linguaggio mai inteso io sento:
«Ho liberato dal peso la sua spalla,
le sue mani hanno deposto la cesta.
Hai gridato a me nell'angoscia
e io ti ho liberato.
Nascosto nei tuoni ti ho dato risposta,
ti ho messo alla prova alle acque di Merìba.
Ascolta, popolo mio:
contro di te voglio testimoniare.
Israele, se tu mi ascoltassi!
Non ci sia in mezzo a te un dio estraneo
e non prostrarti a un dio straniero.
Sono io il Signore, tuo Dio,
che ti ha fatto salire dal paese d'Egitto.
Se il mio popolo mi ascoltasse!
Se Israele camminasse per le mie vie!
Lo nutrirei con fiore di frumento,
lo sazierei con miele dalla roccia».
San Luigi Orione
Don Orione nella fondazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza, ha applicato concretamente la fiducia in Dio che "ha provveduto, provvede e provvederà".
Presbitero, fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza e della Congregazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità per il bene dei giovani e di tutti gli emarginati.Nacque a Pontecurone nella diocesi di Tortona, il 23 giugno 1872. A 13 anni entrò fra i Frati Minori di Voghera, poi nel 1886 entrò nell’oratorio di Torino fondato da san Giovanni Bosco. Tre anni dopo approdò al seminario di Tortona. Proseguì gli studi teologici, alloggiando in una stanzetta sopra il duomo. Qui ebbe l’opportunità di avvicinare i ragazzi a cui impartiva lezioni di catechismo, ma la sua angusta stanzetta non bastava, per cui il vescovo gli concesse l’uso del giardino del vescovado.
"Cristo, la Chiesa, e le anime si amano e si servono in croce e crocifissi, o non si amano e non si servono affatto."
Gesù misericordioso e pietoso, Pane nostro
Tu Pane nostro, ti doni interamente a noi ogni giorno, aiutaci ad accoglierti e concedici la grazia di donarci e unirci interamente a te, senza alcun nostro interesse, solo per amore tuo, solo per contentarti e compiacerti. Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato. Tale sia oggi la nostra offerta davanti a te e ti sia gradita, perché non c'è delusione per coloro che confidano in te. (Dn 3, 25. 34-43)
Oh Gesù Sacramentato, Tu tanto innamorato di noi, non permettere mai che ci allontaniamo da te, nostro unico bene, nostra consolazione, nostro amore, nostra dolce attrazione. Non permetterci di ostacolare la tua azione divina in noi. Vieni e vivi in noi. Rendici come ci vuoi. Sei tu che hai scelto noi, così poveri, per farci vivere beati in te. Donaci un cuore contrito e affranto. Amen.
(Imitazione di Cristo - Capitolo 51)
Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi, l'hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato, non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti. Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da' gloria al tuo nome, Signore, fa' con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia.(Dn 3, 31.29.43.42) Signore Gesù, fai questo con noi, non per i nostri meriti, ma per il Tuo amore. Amen



















