O Signore, di gran cuore affido a te ogni cosa; poco infatti potranno giovare i miei piani. Volesse il cielo che io non fossi tanto preso da ciò che potrà accadere in futuro, e mi offrissi, invece, senza esitare alla tua volontà.
Con Lui una personale amicizia e comunione, nella gioia, nella sofferenza, nella gloria.
Nessun affanno nel nostro agire
O Signore, di gran cuore affido a te ogni cosa; poco infatti potranno giovare i miei piani. Volesse il cielo che io non fossi tanto preso da ciò che potrà accadere in futuro, e mi offrissi, invece, senza esitare alla tua volontà.
Sotto il dominio della carne, o dello Spirito?
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Il Signore è bontà e misericordia
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore.
Io spero, Signore.
Spera l'anima mia,
attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all'aurora.
Più che le sentinelle l'aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.
L'ho detto e lo farò
Dal libro del profeta Ezechièle
Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d'Israele.
Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.
Tu sei il Dio della mia difesa
Ascoltiamo e risorgiamo!
vescovo d'Ippona, dottore della Chiesa
Molti Giudei andarono da Marta e Maria per consolarle della morte del fratello. Quando Marta seppe che Gesù stava arrivando, le andò incontro, mentre Maria restò a casa. Marta disse a Gesù: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; ma so che qualunque cosa chiederai a Dio, Dio te lo darà". (...)
Beata Maria della Provvidenza
Mi alzerò e andrò da mio Padre
Padre giusto e buono. Padre misericordioso.
Padre Redentore, che ci riscatti dal male.
Padre degno di amore. Padre degno di perpetua lode.
Padre perfetto. Padre compassionevole.
Padre santo, che tu sia sempre benedetto.
Padre santo, che in te si allieti il tuo servo.
Padre santo, Tu solo sei letizia vera; tu la mia speranza e il mio premio;
Padre santo, tu solo sei la mia gioia e la mia gloria.
Nella desolazione mettersi nelle mani di Dio
2. Padre giusto e degno di perpetua lode, giunge l'ora in cui il tuo servo deve essere provato. Padre degno di amore, è giusto che in questo momento il tuo servo patisca un poco per te. Padre degno di eterna venerazione, giunge l'ora, che da sempre sapevi sarebbe venuta, l'ora in cui il tuo servo - pur se interiormente sempre vivo in te - deve essere sopraffatto da cose esteriori, vilipeso anche ed umiliato, scomparendo dinanzi agli uomini , afflitto dalle passioni e dalla tiepidezza; e ciò per risorgere di nuovo con te, in una aurora di nuova luce, nello splendore dei cieli. Padre santo, così hai disposto, così hai voluto; e come hai voluto è stato fatto. Giacché questo è il dono che tu fai all'amico tuo, di patire e di essere tribolato in questo mondo, per amor tuo; e ciò quante volte e da chiunque permetterai che sia fatto. Nulla accade quaggiù senza che tu lo abbia provvidenzialmente disposto, e senza una ragione. "Cosa buona è per me, che tu mi abbia umiliato, per farmi conoscere la tua giustizia" (Sal 118,71) e per far sì che io abbandoni ogni orgoglio interiore e ogni temerarietà. Cosa per me vantaggiosa, che la vergogna abbia ricoperto il mio volto, così che, per essere consolato, io abbia a cercare te, piuttosto che gli uomini. In tal modo imparo a temere l'imperscrutabile tuo giudizio, con il quale tu colpisci il giusto insieme con l'empio, ma sempre con imparziale giustizia. Siano rese grazie a te, che non sei stato indulgente verso i miei peccati e mi hai invece scorticato con duri colpi, infliggendomi dolori e dandomi angustie, esterne ed interiori. Nessuno, tra tutti coloro che stanno sotto il cielo, quaggiù, mi può dare consolazione; tu solo lo puoi, o Signore mio Dio, celeste medico delle anime, che colpisci e risani, "cacci all'inferno e da esso ritogli" (Tb 13,2). La rigida tua regola stia sopra di me; essa mi ammaestrerà.
3. Padre diletto, ecco, io sono nelle tue mani; mi curvo sotto la verga, che mi corregge. Percuotimi il dorso e il collo, affinché io indirizzi la mia vita tortuosa secondo la tua volontà. Come tu suoli, e con giustizia, fa' di me un devoto e umile discepolo, pronto a camminare a ogni tuo cenno. A te affido me stesso, e tutto ciò che è mio, per la necessaria correzione. E' preferibile essere aspramente rimproverato quaggiù, che nella vita futura. Tu conosci tutte le cose, nel loro insieme e una per una; nulla rimane a te nascosto dell'animo umano. Tu conosci le cose che devono venire, prima che esse siano, e non hai bisogno che alcuno ti indichi o ti rammenti quello che accade su questa terra. Tu conosci ciò che mi aiuta a progredire, e sai quanto giova la tribolazione per togliere la ruggine dei vizi. Fa' di me quello che ti piace, e che io, appunto, desidero; e non voler giudicare severamente la mia vita di peccato, che nessuno conosce più perfettamente e chiaramente di te. Fa' che io comprenda ciò che è da comprendere; che io ami ciò che è da amare; fa' che io approvi ciò che sommamente piace a te; che io apprezzi ciò che a te pare prezioso; fa' che io disprezzi ciò che è abietto ai tuoi occhi. Non permettere che io giudichi "secondo il modo di vedere degli occhi materiali; che io non mi pronunzi secondo quel che si sente dire" da gente profana (Is 11,3). Fa' che io, invece, discerna le cose esteriori e le cose spirituali in spirito di verità; fa' che, sopra ogni cosa, io vada sempre ricercando il tuo volere. Se il giudizio umano, basato sui sensi, sovente trae in inganno, si ingannano anche coloro che sono attaccati alle cose del mondo, amando soltanto le cose visibili. Forse che uno è migliore perché è considerato qualcosa di più, nel giudizio di un altro? Quando questi lo esalta, è un uomo fallace che inganna un uomo fallace, un essere vano che inganna un essere vano, un cieco che inganna un cieco, un miserabile che inganna un miserabile; quando lo elogia a vuoto, realmente lo fa vergognare ancor più. Invero, secondo il detto dell'umile san Francesco, quanto ciascuno è ai tuoi occhi, tanto egli è; e nulla di più.
Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio.
Signore, mio Dio, in te ho trovato rifugio:
salvami da chi mi perseguita e liberami,
perché non mi sbrani come un leone,
dilaniandomi senza che alcuno mi liberi.
Giudicami, Signore, secondo la mia giustizia,
secondo l'innocenza che è in me.
Cessi la cattiveria dei malvagi.
Rendi saldo il giusto,
tu che scruti mente e cuore, o Dio giusto.
Il mio scudo è in Dio:
egli salva i retti di cuore.
Dio è giudice giusto,
Dio si sdegna ogni giorno.
Mai un uomo ha parlato come quest’uomo
carmelitano, dottore della Chiesa
Dio potrebbe dirci: "Mio Figlio è tutta la mia parola, tutta la mia risposta; è tutta la visione e tutta la rivelazione. Vi ho tutto risposto, tutto detto e tutto manifestato, tutto rivelato donandolo come fratello, compagno, maestro, eredità e ricompensa: … 'Questo è il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo'" (Mt 17,5)…
Santa Benedetta Cambiagio Frassinello
Religiosa, spontaneamente rinunciò insieme al marito alla vita coniugale e fondò l’Istituto delle Suore Benedettine della Provvidenza per la formazione cristiana delle giovani povere e abbandonate.
Darà la vita anche ai vostri corpi mortali
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
L'ho detto e lo farò
Dal libro del profeta Ezechièle
Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d'Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.
Ogni albero si riconosce dal suo frutto
monaco cistercense e dottore della Chiesa
Se credete in Cristo, fate dunque le opere di Cristo, affinché la vostra fede viva; l'amore animerà la vostra fede, l'azione ne darà la prova. Voi che pretendete di dimorare in Gesù Cristo, dovete camminare al suo passo. Se cercate la gloria, se invidiate i beati di questo mondo, se dite male degli assenti e se rendete il male per il male, queste sono cose che Cristo non ha fatte. Dite che conoscete Dio, ma i vostri atti lo negano... "Questo uomo mi onora con le labbra, dice la Scrittura, mentre il suo cuore è lontano da me" (Is 29, 13)...
Nessun affanno nel nostro agire
(Imitazione di Cristo - Libro III Capitolo XXXIX)
La vocazione di San Giuseppe
La vita di Gesù fu per Giuseppe una continua scoperta della propria vocazione. I suoi primi anni sono stati pieni di eventi in apparente contrasto: glorificazione e fuga, dignità dei Magi e povertà del presepio, canto di angeli e silenzio degli uomini.
San Salvatore da Horta (1520-1567)
Vuoi guarire? (Gv 5, 1-16)
E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse:«Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio».
Dio è per noi rifugio e fortezza.
Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare.
Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell'Altissimo.
Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell'alba.
Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra.
Beata Maria Barbara della Santissima Trinità
Giovane coraggiosa, incrollabile nella fede e nell'amore a Dio, s'impegnò in favore del popolo, senza mai esitare. Espulsa dalla sua terra a causa della situazione politica regnante, decise di emigrare nell’America del Nord. Sennonché ad Amburgo, dopo 30 giorni di attesa, si presentò solo una nave che andava in Brasile allora questo fu preso come segno che la Provvidenza la chiamava in Brasile. Arrivò a Rio de Janeiro il 9 novembre 1848, con 21 compagne, senza denaro, senza conoscere nessuno, senza sapere la lingua, con molta fame, ma piena di fiducia in Dio e nella Madonna.
A Vienna Barbara si era interessata delle domestiche e delle giovani disoccupate, e in Brasile apre scuole e istituti per bambini orfani e abbandonati. Si interessa dell’educazione delle giovani e cura anche l’assistenza ai malati durante l’epidemia e i conflitti. La sua vita dedicata tutta a Dio ed ai fratelli, specialmente ai più bisognosi, fu segnata da molte sofferenze, malattie, povertà, lotte ed apparenti insuccessi.
Sull´esempio di Maria, abbandonata alla volontà del Padre, Barbara rispose SI alla chiamata del Signore. L´8 maggio 1849 fondò la Congregazione delle Suore dell´Immacolato Cuore di Maria.
Nella sua missione di carità, Madre Barbara incontrò molti ostacoli: incomprensioni esterne, divisioni interne, umiliazioni indicibili. Tutto, però, fu da lei superato con la sua grande fiducia nella divina Provvidenza. Alle sue figlie di Porto Alegre un giorno disse: “Mie amatissime, abbiate ancora un po' di pazienza e, prima che ve ne rendiate conto, Dio troverà strade e mezzi. LasciamoLo fare tranquillamente”.
Questa fiducia era alimentata dall’amore a Gesù e da una particolarissima devozione al Cuore di Maria. In una lettera scriveva: “Facciamo del Cuore di Maria una cassaforte per mettere tutti i dolori, le afflizioni e le fatiche, come elemosina al Santo Padre, giacché non abbiamo denaro da dare”.
Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive»
Gv 4, 43-54
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù partì dalla Samarìa per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.
Signore, vieni in mio aiuto!
Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato
e non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.
Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera è ospite il pianto
e al mattino la gioia.
Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.
Professione di Fede
Vivere delle stesse attrattive
(Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny)
Soltanto in Dio va cercata la vera consolazione
2. Vano e di breve durata è il conforto che viene dagli uomini; santo e puro è quello che la verità fa sentire dal di dentro. L'uomo pio si porta con sé, dappertutto, il suo consolatore, Gesù, e gli dice: o Signore Gesù, stammi vicino in ogni luogo e in ogni tempo. La mia consolazione sia questa, di rinunciare lietamente ad ogni conforto umano. Che se mi verrà meno la tua consolazione, sia per me di supremo conforto, appunto, questo tuo volere, questa giusta prova; poiché "non durerà per sempre la tua collera e le tue minacce non saranno eterne" (Sal 102,9).
Donami un cuore contrito e affranto (Sal.50)
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro.
Tu non gradisci il sacrificio; se offro olocàusti, tu non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.
Nella tua bontà fa' grazia a Sion, ricostruisci le mura di Gerusalemme. Allora gradirai i sacrifici legittimi, l'olocàusto e l'intera oblazione.
Voglio l'amore, - dice il Signore.
Dal libro del profeta Osea.
«Venite, ritorniamo al Signore:
egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.
Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà.
Dopo due giorni ci ridarà la vita
e il terzo ci farà rialzare,
e noi vivremo alla sua presenza.
Affrettiamoci a conoscere il Signore,
la sua venuta è sicura come l'aurora.
Verrà a noi come la pioggia d'autunno,
come la pioggia di primavera che feconda la terra».
Che dovrò fare per te, Èfraim,
che dovrò fare per te, Giuda?
Il vostro amore è come una nube del mattino,
come la rugiada che all'alba svanisce.
Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti,
li ho uccisi con le parole della mia bocca
e il mio giudizio sorge come la luce:
poiché voglio l'amore e non il sacrificio,
la conoscenza di Dio più degli olocàusti.
Beato Giacomo Cusmano
Beato Giacomo Cusmano, medico e sacerdote. Egli, per sanare le piaghe della povertà e della miseria che affliggevano tanta parte della popolazione a causa di ricorrenti carestie ed epidemie, ma anche di una sperequazione sociale, scelse la via della carità: amore di Dio che si traduceva nell’amore effettivo verso i fratelli e nel dono di sé ai più bisognosi e sofferenti in un servizio spinto sino al sacrificio eroico.
Dopo aver aperto una prima “Casa dei poveri”, diede inizio ad una più vasta opera di promozione sociale, istituendo l’“Associazione del boccone del povero”, che fu come il granello di senapa da cui sarebbe sorta una pianta tanto rigogliosa. Facendosi povero coi poveri, non disdegnò di mendicare per le vie di Palermo, sollecitando la carità di tutti e raccogliendo viveri che poi distribuiva agli innumerevoli poveri che gli si stringevano intorno.
La sua opera, come tutte le opere di Dio, incontrò difficoltà che misero a dura prova la sua volontà, ma con la sua immensa fiducia in Dio e con la sua invitta fortezza di animo superò ogni ostacolo, dando origine all’Istituto delle “Suore Serve dei poveri” e alla “Congregazione dei missionari Servi dei poveri”(Congregatio Missionariorum Servorum Pauperum)
Egli guidò i suoi figli e le sue figlie spirituali all’esercizio della carità nella fedeltà ai consigli evangelici e nella tensione verso la santità. Le sue regole e le sue lettere spirituali sono documenti di una sapienza ascetica in cui si accordano fortezza e soavità. L’idea centrale era questa: “Vivere alla presenza di Dio e in unione con Dio; ricevere tutto dalle mani di Dio; far tutto per puro amore e gloria di Dio”.
Questo magnifico “Servo dei poveri” si spense nell’esercizio di una carità che andava sempre più divampando sino a toccare vertici eroici. Essendo scoppiato un nuovo colera a Palermo, egli si adoperò senza pari per essere vicino, in tutti i momenti, ai suoi poveri. “Signore - egli ripeteva - colpite il pastore e risparmiate il gregge”. Ne uscì gravemente scosso nella salute e, a soli 54 anni, consumava il suo olocausto, consegnando amorevolmente la sua anima a quel Dio, il cui nome è Amore. »
L'umiltà del cuore
papa, dottore della Chiesa
Molto spesso il giusto colpito da qualche avversità si vede costretto a citare le sue opere, come il beato Giobbe, che dopo una vita giusta era afflitto da flagelli; ma quando l’uomo ingiusto ascolta la parola del giusto, vede in essa orgoglio piuttosto che sincerità. È infatti col proprio cuore che giudica la parola del giusto e non pensa che quella parola possa essere detta con umiltà. Se, infatti, è colpa grave affermare ciò che non si è, molto spesso non c’è colpa nel riconoscere umilmente la virtù che si ha praticato e quindi capita spesso che giusto e ingiusto pronunciano le stesse parole: ma i loro cuori sono sempre ben lontani dall’essere uguali e a seconda che provengano dall’ingiusto o dal giusto, le stesse parole possono offendere o placare il Signore.
Santa Giuliana di Cornillon
BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 17 novembre 2010
Cari fratelli e care sorelle,
anche questa mattina vorrei presentarvi una figura femminile, poco nota, a cui la Chiesa però deve una grande riconoscenza, non solo per la sua santità di vita, ma anche perché, con il suo grande fervore, ha contribuito all’istituzione di una delle solennità liturgiche più importanti dell’anno, quella del Corpus Domini. Si tratta di santa Giuliana di Cornillon, nota anche come santa Giuliana di Liegi. Possediamo alcuni dati sulla sua vita soprattutto attraverso una biografia, scritta probabilmente da un ecclesiastico suo contemporaneo, in cui vengono raccolte varie testimonianze di persone che conobbero direttamente la Santa.
Giuliana nacque tra il 1191 e il 1192 nei pressi di Liegi, in Belgio. E’ importante sottolineare questo luogo, perché a quel tempo la Diocesi di Liegi era, per così dire, un vero “cenacolo eucaristico”. Prima di Giuliana, insigni teologi vi avevano illustrato il valore supremo del Sacramento dell’Eucaristia e, sempre a Liegi, c’erano gruppi femminili generosamente dediti al culto eucaristico e alla comunione fervente. Guidate da sacerdoti esemplari, esse vivevano insieme, dedicandosi alla preghiera e alle opere caritative.
Rimasta orfana a 5 anni, Giuliana con la sorella Agnese fu affidata alle cure delle monache agostiniane del convento-lebbrosario di Mont-Cornillon. Fu educata soprattutto da una suora, di nome Sapienza, che ne seguì la maturazione spirituale, fino a quando Giuliana stessa ricevette l’abito religioso e divenne anche lei monaca agostiniana. Acquisì una notevole cultura, al punto che leggeva le opere dei Padri della Chiesa in lingua latina, in particolare sant’Agostino, e san Bernardo. Oltre ad una vivace intelligenza, Giuliana mostrava, fin dall’inizio, una propensione particolare per la contemplazione; aveva un senso profondo della presenza di Cristo, che sperimentava vivendo in modo particolarmente intenso il Sacramento dell’Eucaristia e soffermandosi spesso a meditare sulle parole di Gesù: “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
A sedici anni ebbe una prima visione, che poi si ripeté più volte nelle sue adorazioni eucaristiche. La visione presentava la luna nel suo pieno splendore, con una striscia scura che la attraversava diametralmente. Il Signore le fece comprendere il significato di ciò che le era apparso. La luna simboleggiava la vita della Chiesa sulla terra, la linea opaca rappresentava invece l’assenza di una festa liturgica, per l’istituzione della quale era chiesto a Giuliana di adoperarsi in modo efficace: una festa, cioè, nella quale i credenti avrebbero potuto adorare l’Eucaristia per aumentare la fede, avanzare nella pratica delle virtù e riparare le offese al Santissimo Sacramento.
Per circa vent’anni Giuliana, che nel frattempo era diventata la priora del convento, conservò nel segreto questa rivelazione, che aveva riempito di gioia il suo cuore. Poi si confidò con altre due ferventi adoratrici dell’Eucaristia, la beata Eva, che conduceva una vita eremitica, e Isabella, che l’aveva raggiunta nel monastero di Mont-Cornillon. Le tre donne stabilirono una specie di “alleanza spirituale”, con il proposito di glorificare il Santissimo Sacramento. Vollero coinvolgere anche un sacerdote molto stimato, Giovanni di Losanna, canonico nella chiesa di San Martino a Liegi, pregandolo di interpellare teologi ed ecclesiastici su quanto stava loro a cuore. Le risposte furono positive e incoraggianti.
Quello che avvenne a Giuliana di Cornillon si ripete frequentemente nella vita dei Santi: per avere la conferma che un’ispirazione viene da Dio, occorre sempre immergersi nella preghiera, saper attendere con pazienza, cercare l’amicizia e il confronto con altre anime buone, e sottomettere tutto al giudizio dei Pastori della Chiesa. Fu proprio il Vescovo di Liegi, Roberto di Thourotte, che, dopo iniziali esitazioni, accolse la proposta di Giuliana e delle sue compagne, e istituì, per la prima volta, la solennità del Corpus Domini nella sua Diocesi. Più tardi, altri Vescovi lo imitarono, stabilendo la medesima festa nei territori affidati alle loro cure pastorali.
Ai Santi, tuttavia, il Signore chiede spesso di superare delle prove, perché la loro fede venga incrementata. Accadde anche a Giuliana, che dovette subire la dura opposizione di alcuni membri del clero e dello stesso superiore da cui dipendeva il suo monastero. Allora, di sua volontà, Giuliana lasciò il convento di Mont-Cornillon con alcune compagne, e per dieci anni, dal 1248 al 1258, fu ospite di vari monasteri di suore cistercensi. Edificava tutti con la sua umiltà, non aveva mai parole di critica o di rimprovero per i suoi avversari, ma continuava a diffondere con zelo il culto eucaristico. Si spense nel 1258 a Fosses-La-Ville, in Belgio. Nella cella dove giaceva fu esposto il Santissimo Sacramento e, secondo le parole del biografo, Giuliana morì contemplando con un ultimo slancio d’amore Gesù Eucaristia, che aveva sempre amato, onorato e adorato.
Alla buona causa della festa del Corpus Domini fu conquistato anche Giacomo Pantaléon di Troyes, che aveva conosciuto la Santa durante il suo ministero di arcidiacono a Liegi. Fu proprio lui che, divenuto Papa con il nome di Urbano IV, nel 1264, istituì la solennità del Corpus Domini come festa di precetto per la Chiesa universale, il giovedì successivo alla Pentecoste. Nella Bolla di istituzione, intitolata Transiturus de hoc mundo (11 agosto 1264) Papa Urbano rievoca con discrezione anche le esperienze mistiche di Giuliana, avvalorandone l’autenticità, e scrive: “Sebbene l’Eucaristia ogni giorno venga solennemente celebrata, riteniamo giusto che, almeno una volta l’anno, se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose infatti di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece, in questa sacramentale commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza. Mentre stava infatti per ascendere al cielo disse: «Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20)”.
Il Pontefice stesso volle dare l’esempio, celebrando la solennità del Corpus Domini a Orvieto, città in cui allora dimorava. Proprio per suo ordine nel Duomo della Città si conservava – e si conserva tuttora – il celebre corporale con le tracce del miracolo eucaristico avvenuto l’anno prima, nel 1263, a Bolsena. Un sacerdote, mentre consacrava il pane e il vino, era stato preso da forti dubbi sulla presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo nel Sacramento dell’Eucaristia. Miracolosamente alcune gocce di sangue cominciarono a sgorgare dall’Ostia consacrata, confermando in quel modo ciò che la nostra fede professa. Urbano IV chiese a uno dei più grandi teologi della storia, san Tommaso d’Aquino – che in quel tempo accompagnava il Papa e si trovava a Orvieto –, di comporre i testi dell’ufficio liturgico di questa grande festa. Essi, ancor oggi in uso nella Chiesa, sono dei capolavori, in cui si fondono teologia e poesia. Sono testi che fanno vibrare le corde del cuore per esprimere lode e gratitudine al Santissimo Sacramento, mentre l’intelligenza, addentrandosi con stupore nel mistero, riconosce nell’Eucaristia la presenza viva e vera di Gesù, del suo Sacrificio di amore che ci riconcilia con il Padre, e ci dona la salvezza.
Anche se dopo la morte di Urbano IV la celebrazione della festa del Corpus Domini venne limitata ad alcune regioni della Francia, della Germania, dell’Ungheria e dell’Italia settentrionale, fu ancora un Pontefice, Giovanni XXII, che nel 1317 la ripristinò per tutta la Chiesa. Da allora in poi, la festa conobbe uno sviluppo meraviglioso, ed è ancora molto sentita dal popolo cristiano.
Vorrei affermare con gioia che oggi nella Chiesa c’è una “primavera eucaristica”: quante persone sostano silenziose dinanzi al Tabernacolo, per intrattenersi in colloquio d’amore con Gesù! È consolante sapere che non pochi gruppi di giovani hanno riscoperto la bellezza di pregare in adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Penso, ad esempio, alla nostra adorazione eucaristica in Hyde Park, a Londra. Prego perché questa “primavera” eucaristica si diffonda sempre più in tutte le parrocchie, in particolare in Belgio, la patria di santa Giuliana. Il Venerabile Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Ecclesia de Eucharistia, constatava che “in tanti luoghi […] l'adorazione del santissimo Sacramento trova ampio spazio quotidiano e diventa sorgente inesauribile di santità. La devota partecipazione dei fedeli alla processione eucaristica nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo è una grazia del Signore, che ogni anno riempie di gioia chi vi partecipa. Altri segni positivi di fede e di amore eucaristici si potrebbero menzionare” (n. 10).
Ricordando santa Giuliana di Cornillon rinnoviamo anche noi la fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Come ci insegna il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, “Gesù Cristo è presente nell'Eucaristia in modo unico e incomparabile. È presente infatti in modo vero, reale, sostanziale: con il suo Corpo e il suo Sangue, con la sua Anima e la sua Divinità. In essa è quindi presente in modo sacramentale, e cioè sotto le specie eucaristiche del pane e del vino, Cristo tutto intero: Dio e uomo” (n. 282).
Cari amici, la fedeltà all’incontro con il Cristo Eucaristico nella Santa Messa domenicale è essenziale per il cammino di fede, ma cerchiamo anche di andare frequentemente a visitare il Signore presente nel Tabernacolo! Guardando in adorazione l’Ostia consacrata, noi incontriamo il dono dell’amore di Dio, incontriamo la Passione e la Croce di Gesù, come pure la sua Risurrezione. Proprio attraverso il nostro guardare in adorazione, il Signore ci attira verso di sé, dentro il suo mistero, per trasformarci come trasforma il pane e il vino. I Santi hanno sempre trovato forza, consolazione e gioia nell’incontro eucaristico. Con le parole dell’Inno eucaristico Adoro te devote ripetiamo davanti al Signore, presente nel Santissimo Sacramento: “Fammi credere sempre più in Te, che in Te io abbia speranza, che io Ti ami!”. Grazie.
Beata Eva da Cornillon
Io sono il Signore, tuo Dio: ascolta la mia voce.
Un linguaggio mai inteso io sento:
«Ho liberato dal peso la sua spalla,
le sue mani hanno deposto la cesta.
Hai gridato a me nell'angoscia
e io ti ho liberato.
Nascosto nei tuoni ti ho dato risposta,
ti ho messo alla prova alle acque di Merìba.
Ascolta, popolo mio:
contro di te voglio testimoniare.
Israele, se tu mi ascoltassi!
Non ci sia in mezzo a te un dio estraneo
e non prostrarti a un dio straniero.
Sono io il Signore, tuo Dio,
che ti ha fatto salire dal paese d'Egitto.
Se il mio popolo mi ascoltasse!
Se Israele camminasse per le mie vie!
Lo nutrirei con fiore di frumento,
lo sazierei con miele dalla roccia».
San Luigi Orione
Don Orione nella fondazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza, ha applicato concretamente la fiducia in Dio che "ha provveduto, provvede e provvederà".
Presbitero, fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza e della Congregazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità per il bene dei giovani e di tutti gli emarginati.Nacque a Pontecurone nella diocesi di Tortona, il 23 giugno 1872. A 13 anni entrò fra i Frati Minori di Voghera, poi nel 1886 entrò nell’oratorio di Torino fondato da san Giovanni Bosco. Tre anni dopo approdò al seminario di Tortona. Proseguì gli studi teologici, alloggiando in una stanzetta sopra il duomo. Qui ebbe l’opportunità di avvicinare i ragazzi a cui impartiva lezioni di catechismo, ma la sua angusta stanzetta non bastava, per cui il vescovo gli concesse l’uso del giardino del vescovado.
"Cristo, la Chiesa, e le anime si amano e si servono in croce e crocifissi, o non si amano e non si servono affatto."
Gesù misericordioso e pietoso, Pane nostro
Tu Pane nostro, ti doni interamente a noi ogni giorno, aiutaci ad accoglierti e concedici la grazia di donarci e unirci interamente a te, senza alcun nostro interesse, solo per amore tuo, solo per contentarti e compiacerti. Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato. Tale sia oggi la nostra offerta davanti a te e ti sia gradita, perché non c'è delusione per coloro che confidano in te. (Dn 3, 25. 34-43)
Oh Gesù Sacramentato, Tu tanto innamorato di noi, non permettere mai che ci allontaniamo da te, nostro unico bene, nostra consolazione, nostro amore, nostra dolce attrazione. Non permetterci di ostacolare la tua azione divina in noi. Vieni e vivi in noi. Rendici come ci vuoi. Sei tu che hai scelto noi, così poveri, per farci vivere beati in te. Donaci un cuore contrito e affranto. Amen.
(Imitazione di Cristo - Capitolo 51)
Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi, l'hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato, non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti. Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da' gloria al tuo nome, Signore, fa' con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia.(Dn 3, 31.29.43.42) Signore Gesù, fai questo con noi, non per i nostri meriti, ma per il Tuo amore. Amen
Ricòrdati di me nella tua misericordia
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.
Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.
Non c'è delusione per coloro che confidano in te
Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato. Tale sia oggi la nostra offerta davanti a te e ti sia gradita, perché non c'è delusione per coloro che confidano in te. (Dn 3, 25. 34-43)
Fa' con noi secondo la tua clemenza
Dal libro del profeta Daniele.
In quei giorni, Azarìa si alzò e fece questa preghiera in mezzo al fuoco e aprendo la bocca disse: «Non ci abbandonare fino in fondo, per amore del tuo nome, non infrangere la tua alleanza; non ritirare da noi la tua misericordia, per amore di Abramo, tuo amico, di Isacco, tuo servo, di Israele, tuo santo, ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare la loro stirpe come le stelle del cielo, come la sabbia sulla spiaggia del mare.
Pregate e perdonate
fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
"Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori"
Ogni sera, prima di dormire, dovete fare l'esame di coscienza (poiché non sapete se domani sarete ancora in questo mondo!). Qualsiasi male avete fatto, dovete impegnarvi a ripararlo, se possibile. Se per esempio avete rubato qualcosa, cercate di restituirla. Se avete trattato male qualcuno, cercate di scusarvi senza tardare. Se non potete riparare, dite a Dio il vostro rimpianto e rimorso.
Santa Francesca Romana
Francesca Bussa de’ Leoni nacque a Roma nel 1384. Cresciuta negli agi di una nobile e ricca famiglia, coltivò nel suo animo l'ideale della vita monastica, ma non poté sottrarsi alla scelta che per lei avevano fatto i suoi genitori. La giovanissima sposa, appena tredicenne, prese dimora con lo sposo Lorenzo de' Ponziani, altrettanto ricco e nobile, nella sua casa nobiliare a Trastevere. Con semplicità accettò i grandi doni della vita, l'amore dello sposo, i suoi titoli nobiliari, le sue ricchezze, i tre figli nati dalla loro unione, due dei quali le morirono.
Da sempre generosa con tutti, specie i bisognosi, per poter allargare il raggio della sua azione caritativa, nel 1425 fondò la congregazione delle Oblate Benedettine di Maria, dette anche Nobili Oblate di Tor de’ Specchi e, oggi, Oblate di Santa Francesca Romana. Tre anni dopo la morte del marito, emise ella stessa i voti nella congregazione da lei fondata. Morì il 9 marzo 1440. È stata canonizzata da papa Paolo V il 29 maggio 1608, diventando la prima santa donna italiana dal tempo di Caterina da Siena, ma anche la prima cittadina della Roma moderna a ottenere gli onori degli altari. I suoi resti mortali sono venerati nella basilica di Santa Maria Nova a Roma, popolarmente detta “di Santa Francesca Romana”, posti in una cripta sotto l’altare maggiore.
Il dipinto, realizzato per la chiesa di Santa Caterina Martire dei benedettini olivetani di Fabriano, raffigura un evento miracoloso più volte ripetuto nella vita di santa Francesca Romana (1384-1440): l’aver ricevuto dalle mani della Vergine, assisa su vaporose nuvole, il piccolo Gesù Bambino. La non più giovane Francesca, accompagnata tradizionalmente dal suo angelo custode, accoglie teneramente tra le braccia il Bimbo, che le accarezza dolcemente il viso. L’episodio è riportato nella biografia scritta dal confessore della santa, Giovanni Mattiotti, e in quella di fra Ippolito da Roma, sicure fonti per il dipinto realizzato da Orazio Gentileschi, il quale ripropone la luminosità delle schiere angeliche e raffigura il Bambino all’apparente età di otto mesi.
Francesca Romana, la santa di Roma, è una nobile romana, moglie di Lorenzo, giovanotto di un prestigioso casato. La donna si chiama Francesca Bussa in Ponziani e il suo “originale” atteggiamento suscita ormai lo scherno dei signori, il pettegolezzo feroce delle loro matrone, bollata come traditrice del proprio rango. Già perché, incurante delle dicerie, e con quella disarmante grazia che conquista tutti, Francesca non solo ha trasformato il palazzo di Trastevere dove vive in una “centrale” di soccorso per i poveri – anche lo straccione più reietto sa che a casa Ponziani troverà un pezzo di pane e un bicchiere di vino, un abito più decente, qualche soldo – ma è arrivata a tendere di persona la mano all’uscita dalle chiese o a bussare alle porte dei nobili suoi pari per chiedere l’elemosina al posto di chi si vergogna di farlo.
A questa sua energia anticonvenzionale si arrendono anche i familiari. Quando per esempio il suocero, esasperato dai continui “prelievi” a favore dei mendicanti, le toglie le chiavi delle dispense e svuota il granaio di famiglia, qualche giorno dopo lì dov’era rimasta solo la pula ci sono di nuovo quintali di ottimo frumento. E nessuno lo aveva ricomprato.
Una donna diversamente ricca, diversamente nobile Francesca. Ricca, anzi traboccante di pietà, che si ricorda di chiunque sia dimenticato, che tratta uomini e donne della servitù come fossero suoi fratelli e sorelle – lo testimonieranno loro stessi. E nobile senza che una seta o un gioiello ne rimarchino lo status (lei anzi li ha venduti tutti per sfamare e curare). La sua è una gioia che non tintinna in un forziere nascosto, visibile a pochi, ma sta in un cuore totalmente aperto a tutti, giorno e notte, come il portone di casa, perché non si rimanda indietro a mani vuote Gesù che viene a chiedere nei panni di un povero.
Francesca, divenuta moglie e madre giovanissima, è molto affettuosa con il marito e con i tre figli, due dei quali perde troppo presto. Da ragazzina sognava di consacrarsi ma anche se il matrimonio è frutto di uno di quei classici accordi dell’epoca tra famiglie altolocate, ha trovato il modo di vivere il suo ruolo senza soffocare la spinta al servizio, che le viene da una fede innervata dalla preghiera e irrobustita, come usava a quel tempo, con una serie di penitenze fisiche. Sono documentati assalti demoniaci contro la sua persona, fatti di violenze e percosse, e anche molti segni e guarigioni straordinari al pari della carità di “Ceccolella”, come viene chiamata in giro.
Nel 1436, rimasta vedova, Francesca si ritira nel monastero dove vivono le “Oblate della Santissima Vergine” da lei fondate. E quando il 9 marzo 1440 muore, per tre giorni la gente si mette in fila per salutare commossa colei che tutti già chiamano la “Santa di Roma”.
Santa Caterina da Bologna
A Bologna, santa Caterina, vergine dell’Ordine di Santa Chiara, che, insigne nelle arti liberali, ma ancor più illustre per le virtù mistiche e il cammino di perfezione nella penitenza e nell’umiltà, fu maestra delle sacre vergini.
Nata a Bologna l'8 settembre 1413 dal ferrarese Giovanni de' Vigri e Benvenuta Mammolini, Caterina viene educata alla corte Estense, che in quel tempo toccava l'apogeo del suo splendore. Ma proprio qui germoglia in lei la vocazione alla vita consacrata: giovanissima entra tra le Clarisse nel monasero del Corpus Domini di Ferrara. Nel 1456 è chiamata a Bologna a fondare anche qui un monastero intitolato al Corpus Domini. Anima profondamente francescana, vive con gioia interiore l'imitazione di Cristo crocifisso, la contemplazione del Bambino di Betlemme, l'amore per Gesù vivo nell'Eucaristia, con un temperamento vivace, artistico, portato al canto e alla danza. Muore il 9 marzo 1463. Le sue spoglie sono venerate a Bologna nel santuario del Corpus Domini.
San Domenico Savio
Domenico Savio, soprannominato in piemontese “Minòt”, nasce il 2 aprile 1842 a San Giovanni, frazione di Riva presso Chieri, agli estremi confini della provincia e della diocesi torinese. Fu il secondo di ben dieci fratelli, figli di Carlo, che svolge l’attività di fabbro, e di Brigida Gaiato, sarta. Il piccolo Domenico venne battezzato nella chiesa dell’Assunta in Riva il giorno stesso.
Cresciuto in una famiglia ricca di valori, fin da piccolo impressionò moltissimo per la sua maturità umana e cristiana. Attendeva il sacerdote fuori dalla Chiesa, anche sotto la neve, per servire alla S. Messa. Era sempre allegro. Ammesso a soli sette anni alla Prima Comunione, che ricevette l'8 aprile 1849, tracciò in un quadernetto il suo progetto di vita: "Mi confesserò molto sovente e farò la comunione tutte le volte che il confessore me lo permetterà. Voglio santificare i giorni festivi. I miei amici saranno Gesù e Maria. La morte ma non peccati".
Accolto all’Oratorio gli chiese di aiutarlo a "farsi santo". Mite, sempre sereno e lieto, metteva grande impegno nei doveri di studente e nel servire in ogni modo i compagni, insegnando loro il Catechismo, assistendo i malati, pacificando i litigi...
Ai compagni, appena arrivati all'Oratorio, diceva: Sappi che noi qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri. Procuriamo soltanto di evitare il peccato, come un grande nemico che ci ruba la grazia di Dio e la pace del cuore, e di adempiere esattamente i nostri doveri.
Muore a Mondonio il 9 Marzo 1857. Don Bosco ne scrisse la biografia, e piangeva ogni volta che la rileggeva. I suoi resti mortali si venerano nella Basilica di Maria Ausiliatrice. Papa Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) lo definì un “piccolo, anzi grande gigante dello spirito”. Domenico Savio fu beatificato a Roma il 5 marzo 1950 dal Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) e canonizzato il 12 giugno 1954 dallo stesso Papa.
È patrono delle mamme in attesa, e per sua intercessione si registrano ogni anno un numero sorprendente di grazie.
Signore Gesù, aiutaci, per il Tuo amore.
O Signore, confidando nella tua bontà e nella tua grande misericordia, mi appresso infermo al Salvatore, affamato e assetato alla fonte della vita, povero al re del cielo, servo al Signore, creatura al Creatore, desolato al pietoso mio consolatore.
Ma "per qual ragione mi è dato questo, che tu venga a me?" (Lc 1,43). Chi sono io, perché tu ti doni a me; come potrà osare un peccatore di apparirti dinanzi; come ti degnerai di venire ad un peccatore? Ché tu lo conosci, il tuo servo; e sai bene che in lui non c'è alcunché di buono, per cui tu gli dia tutto ciò. Confesso, dunque, la mia pochezza, riconosco la tua bontà, glorifico la tua misericordia e ti ringrazio per il tuo immenso amore.
Infatti non è per i miei meriti che fai questo, ma per il tuo amore: perché mi si riveli maggiormente la tua bontà, più grande mi si offra il tuo amore e l'umiltà ne risulti più perfettamente esaltata. Poiché, dunque, questo ti è caro, e così tu comandasti che si facesse, anche a me è cara questa tua degnazione. E voglia il Cielo che a questo non sia di ostacolo la mia iniquità.
In noi la sorgente per la vita eterna
Gli dice la donna: Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?
Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna. (Gv 4, 14-15)
"Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua".
San Giovanni di Dio
Religioso di origine portoghese, desideroso di maggiori traguardi dopo una vita da soldato trascorsa tra i pericoli, con carità instancabile si impegnò a servizio dei bisognosi e degli infermi in un ospedale da lui stesso fatto costruire e unì a sé dei compagni, che poi costituirono l’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio.
Beata María Emilia Riquelme
Fu esemplare nel fervore dell’adorazione Eucaristica e generosa nel servizio ai più bisognosi. Se non poteva stare presso il Signore nei conventi frequentati, poteva però fare in modo che Lui fosse accanto a lei. Nella casa di Siviglia, come anche in altre abitazioni, María Emilia aveva un ambiente adibito a cappella, con un’immagine dell’Immacolata Concezione. Decise quindi di chiedere il permesso all’autorità competente per potervi ospitare il Santissimo Sacramento. Da allora, non ebbe più bisogno di bussare alle porte dei conventi, perché poteva trascorrere tutto il tempo che voleva davanti a Gesù.
Un giorno, mentre esaminava le sue proprietà insieme al loro amministratore, si soffermò su quella denominata “Orto di San Girolamo”, un ampio appezzamento di terra a distanza sufficiente dalla città di Granada. Cominciò a immaginare di edificarvi una cappella per l’Adorazione perpetua, una piccola casa per lei e per una dama di compagnia, e poco altro.
Cercò di scacciare quella che riteneva una fantasticheria, ma le tornava alla mente con insistenza sempre maggiore. Anche durante la preghiera soppesava continuamente i vantaggi e le prospettive di fallimento, ma alla fine prese la sua decisione. Si trasferì definitivamente a Granada con la sua dama e l’architetto incaricato del progetto; era ormai il 1892. La costruzione cominciò, ma erano appena stati edificati i muri portanti che cominciarono ad arrivare commenti malevoli nei suoi riguardi. María Emilia fu colta nuovamente dai dubbi, oscillando tra una vita tutto sommato buona e l’aspirazione a qualcosa di più perfetto, che alla fine ebbe il sopravvento. Fu cacciata dall’appartamento che aveva preso in affitto, per cui dovette far costruire anche la nuova abitazione il prima possibile. L’architetto se n’era andato, così presiedette lei stessa ai lavori, meravigliando gli operai.
Alla fine, il complesso fu inaugurato: al centro, come aveva immaginato, la chiesa. María Emilia aveva pensato inizialmente d’invitarvi una comunità religiosa, ma comprese di doverne fondare una lei stessa, denominandola Opera della Vergine. Ne parlò con il vescovo di Granada, che la conosceva da anni e che benedisse la nuova famiglia. Non passò molto tempo che, alla sua porta, bussarono le prime aspiranti. María Emilia si diede alla stesura delle Costituzioni, che furono approvate per un anno. Intanto aveva aggiunto un nuovo fine alla sua opera, dopo aver letto gli “Annali della Propagazione della Fede”: l’evangelizzazione missionaria. Anche in quel caso, il vescovo le diede via libera.
Infine, il 25 marzo 1896, venne ufficialmente data vita alle Religiose Missionarie del Santissimo Sacramento e di Maria Immacolata, con la professione religiosa della fondatrice e delle prime sette compagne. Il nuovo nome univa le due più grandi passioni di madre María Emilia: l’’Eucaristia, che definiva “il paradiso in terra” mentre l’adorazione era “la mia ora di cielo, il mio ristoro e riposo spirituale”, e l’Immacolata, cui era devota sin da piccola.


























