La cosa di cui c'è bisogno

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». (Lc 10,38-42)

“Marta lo accolse come si è soliti ricevere i pellegrini – commenta sant’Agostino -. Anche se in realtà la serva ricevette il suo Signore, la malata il suo Salvatore, la creatura il suo Creatore”

Maria invece gode della conversazione con Gesù, “non solo seduta vicino a Gesù – precisa san Giovanni Crisostomo –, ma ai suoi piedi; per manifestare la sollecitudine, l’assiduità, il desiderio di ascoltarlo e il grande rispetto che voleva dimostrare al Signore”

San Josemaría Escriva spiegava così questa realtà: “Maria ha scelto la parte migliore. Se ne sta lì, ad ascoltare le parole del Maestro. In apparente inattività, prega e ama. Poi, accompagna Gesù nelle sue predicazioni per città e villaggi. Senza orazione, come è difficile accompagnarlo!”. 

Del resto, gli apostoli non giudicarono miglior cosa abbandonare la Parola di Dio per servire alla mensa (At 6,2)

O beati coloro che ebbero la fortuna di accogliere il Signore in casa loro! Non t'affliggere, non recriminare d'esser nato in un tempo in cui non puoi vedere il Signore nella sua carne; non ti ha tolto questo privilegio. "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". (Mt 28, 16-20) Sono con voi nel Santissimo Sacramento, lì mi trovate e vi aspetto. Siediti ai miei piedi e ascoltami, con reverente devozione.

Marta era molto agitata e occupata nei molti servizi; Maria, sua sorella, scelse riposare dal Signore e ascoltare la sua parola. E a Marta, che dice il Signore? "Maria ha scelto meglio". Non è che tu, Marta, hai scelto male, ma Maria, lei ha scelto meglio.


La parte migliore di Maria.
Marta e Maria erano sorelle non solo di sangue, ma anche di religione; ambedue seguirono il Signore, ambedue lo servirono concordemente nei bisogni della sua vita temporale. Marta lo accolse, come si accoglie un ospite. Ma era la serva che accoglieva il Signore, la malata che accoglieva il Salvatore, la creatura che accoglieva il Creatore. Lei bisognosa di cibo dello spirito, accoglieva il Signore bisognoso di cibo per il corpo...
Così fu ricevuto il Signore "che venne in casa sua e i suoi non lo ricevettero, ma a quelli che lo accolsero, diede la capacità di diventare figli di Dio" (Gv 1,11); adottò gli schiavi, e se li fece fratelli; ricomprò i prigionieri, e se li fece coeredi. Perché nessuno di voi abbia a dire: O beati coloro che ebbero la fortuna di accogliere il Signore in casa loro! Non t`affliggere, non recriminare d`esser nato in un tempo in cui non puoi vedere il Signore nella sua carne; non ti ha tolto questo privilegio. "Ciò che fate a uno di questi più piccoli, lo fate a me" (Mt 25,40).
Marta era molto occupata a servire il Signore; Maria, sua sorella, preferì farsi cibare dal Signore. Lasciò in qualche modo sua sorella indaffarata nelle faccende, si mise a sedere ai piedi del Signore e, senz`altro pensiero, lo sentiva parlare. L`orecchio attentissimo aveva udito: "Statemi attenti, e vedete che son io il Signore" (Sal 45,11). Quella s`agitava, questa si nutriva; quella dava mano a molte cose, questa pensava a una sola. Due cose buone tutte e due; e come facciamo a sapere qual è meglio? Abbiamo chi ci può rispondere, sentiamone la risposta. Abbiamo già sentito nella lettura che cosa sia meglio; ma risentiamolo ancora insieme. Marta chiama in causa l`ospite, porta al giudice il suo pio lamento, che la sorella l`abbia lasciata sola al suo lavoro. Maria sta lí, sente e non si giustifica; il Signore dà la sua risposta. Maria, tranquilla, preferisce affidare la sua causa al giudice; poiché, se si fosse impegnata a cercar lei una risposta, avrebbe perduto il filo di quello che sentiva. Rispose il Signore, al quale non mancano le parole, perché lui è la Parola, il Verbo. E che dice? "Marta, Marta!" E la ripetizione indica insieme affetto e un richiamo all`attenzione. "Tu ti affanni in molte cose, eppure una sola cosa è veramente necessaria"; proprio su quell`unica necessaria è caduta la scelta di Maria...
E` cosa buona attendere ai poveri e soprattutto servire a coloro che si son dedicati al servizio di Dio. Non si tratta, infatti, tanto di un dare, quanto di un retribuire, a dire di san Paolo: "Se vi abbiamo dato doni spirituali, è proprio tanto che raccogliamo i vostri beni temporali?" (1Cor 9,11). E` cosa buona, fatelo, ve lo dico nel nome del Signore, non siate pigri nell`accogliere i santi. Talvolta senza saperlo, accogliendo gente che non conoscevano, ospitarono angeli (Eb 13,2). 

E` cosa buona, certo; ma è meglio ciò che scelse Maria. In Marta c`è un`occupazione che nasce da un bisogno, in Maria c`è una dolcezza che nasce dall`amore. L`uomo vuol dare soddisfazione, quando serve; e talvolta non ci riesce: si cerca ciò che manca, si offre ciò che si ha; l`animo si distende. Infatti, se Marta avesse potuto far tutto da sola, non avrebbe chiesto l`aiuto della sorella. Son molte cose, son diverse, perché son di questo mondo, son temporali, son cose buone, ma transitorie. E a Marta, che dice il Signore? "Maria ha scelto meglio". Non è che tu hai scelto male ma lei ha scelto meglio. Senti perché meglio: "Non le verrà portato via". A te un giorno sarà portato via il peso della necessità: ma la dolcezza della verità è eterna. A lei non sarà tolto l`oggetto della sua scelta. Non le sarà tolto, anzi, le verrà aumentato. In questa vita viene accresciuto, nell`altra sarà perfetto: non sarà tolto mai.

D`altra parte, Marta, abbi pazienza, per quanto ti benedica per questo tuo lavoro, tu, in fin dei conti, cerchi una tua ricompensa, la tua quiete. Ora sei tanto affaccendata, vuoi tenere in piedi dei corpi mortali, anche se son quelli di santi; ma, quando arriverai a quella patria, troverai più un pellegrino da ospitare? Un affamato cui dare il tuo pane? Un assetato cui porgere la tua acqua? Un malato da visitare? Un litigante da mettere in pace? Un morto da seppellire? Tutte queste cose non le troverai lassù. E che cosa ci sarà? Proprio ciò che ha scelto Maria. Là staremo a mensa, non daremo da mangiare. Perciò là sarà pieno e perfetto ciò che Maria ha scelto qui; da quella mensa ricchissima della Parola di Dio raccoglieva appena delle briciole. Volete sapere che cosa sarà lassù? Lo dice il Signore stesso: "Vi dico io che li farò sedere e lui passerà e li servirà" (Lc 12,37). Che cosa è questo star seduti, se non stare a proprio agio e riposare? E che significa il suo passare e servire? Prima passa, e nel passare serve. Ma dove? In quel banchetto celeste, di cui dice: "Vi dico io, molti verranno dall`Oriente e dall`Occidente e siederanno con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli" (Mt 8,11). Là il Signore ci nutre, ma prima passa di qui. Infatti, come sapete, Pasqua vuol dire passaggio. E` venuto il Signore, ha fatto cose divine, ha subito pene umane. Vien forse ancora sputacchiato? Ancora schiaffeggiato? Ancora coronato di spine? Ancora flagellato, ancora crocifisso, ancora trafitto dalla lancia? E` passato. D`altronde anche il Vangelo parla allo stesso modo, quando dice che egli fece la Pasqua con i suoi discepoli. Che cosa dice il Vangelo? "Giunta l`ora che Gesù passasse da questo mondo al Padre" (Gv 13,1). Dunque, lui passò, per darci da mangiare; andiamogli dietro, per sederci con lui. (Agostino, Sermo 103, 2 s )

Dio non ci vuole preoccupati
Dio nostro Padre non voleva che noi vivessimo preoccupati e in ansia per le cose della vita; questo avvenne ad Adamo, ma in un secondo tempo. Gustò il frutto dell`albero e s`accorse d`essere nudo e si fece un cinto. Ma prima di mangiare il frutto "erano tutti e due nudi e non si vergognavano" (Gen 3,7). Così ci voleva Dio, senza turbamenti di sorta. E questo è il segno di un animo che è lontano da ogni affetto libidinoso; e chi è in questa disposizione, non ha in mente altre opere che quelle degli angeli. Così non penseremmo che a celebrare eternamente il Creatore, sarebbe nostra letizia la sua contemplazione e lasceremmo a lui ogni preoccupazione, come scrisse David: "Lascia al Signore la cura di te stesso, ed egli ti nutrirà" (Sal 54,23). E Gesù insegna agli apostoli: "Non vi preoccupate della vostra vita, di quello che mangerete, né del come vestirete il vostro corpo" (Mt 6,25). E ancora: "Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto vi sarà dato in sovrappiù" (Mt 6,33). E a Marta: "Marta, Marta, tu ti preoccupi di troppe cose; ma una sola cosa è necessaria. Maria ha scelto la migliore, e non le sarà tolta" (Lc 10,14-15); cioè, si metterà ai piedi del Signore e ascolterà la sua Parola. (Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa, 2, 11)

Una preghiera che non porta all’azione concreta verso il fratello povero, malato, bisognoso di aiuto, il fratello in difficoltà, è una preghiera sterile e incompleta. Ma, allo stesso modo, quando nel servizio ecclesiale si è attenti solo al fare, si dà più peso alle cose, alle funzioni, alle strutture, e ci si dimentica della centralità di Cristo, non si riserva tempo per il dialogo con Lui nella preghiera, si rischia di servire se stessi e non Dio presente nel fratello bisognoso. San Benedetto riassumeva lo stile di vita che indicava ai suoi monaci in due parole: “ora et labora”, prega e opera.

Chiediamo alla Vergine Maria, Madre dell’ascolto e del servizio, che ci insegni a meditare nel nostro cuore la Parola del suo Figlio, a pregare con fedeltà, per essere sempre di più attenti concretamente alle necessità dei fratelli. (Papa Francesco, Angelus del 21 luglio 2013)

San Pietro Giuliano Eymard spiega che Gesù nel Tabernacolo si trova esattamente nello stesso stato in cui si trovava nella casa di Betania. 

L'ospitalità divina: Come a Betania Gesù cercava un rifugio di amore e di amicizia per riposarsi dalle fatiche del ministero, così oggi Egli "nasconde i raggi della sua gloria nel Santissimo Sacramento per non spaventarci", offrendoci la stessa accessibilità e vicinanza.

La presenza reale: San Pietro Giuliano Eymard insiste sul fatto che l'Adorazione Eucaristica permette letteralmente di rivivere l'esperienza di Maria. Sedersi davanti all'ostensorio o al tabernacolo equivale esattamente a sedersi ai piedi di Gesù a Betania per ascoltarlo.

La centralità dell'ascolto: Maria non fa nulla all'esterno; il suo è un silenzio attivo, un'attenzione totale che assorbe la parola del Maestro.

Il dono totale del tempo: Scegliere la "parte migliore" per Eymard significa proprio consacrare ore apparentemente "inutili" al puro stare con Dio. Il mondo (e spesso la mentalità di Marta) considera l'adorazione come tempo perso, mentre per Eymard è il culmine dell'amore e l'unica cosa davvero necessaria.

Il rischio del servizio senza baricentro: Marta si agita perché serve Gesù stando "lontana" da Gesù (assorta nei suoi pensieri e nelle sue preoccupazioni). Il santo sottolinea che l'azione diventa sterile e fonte di ansia se non è costantemente alimentata e purificata dall'adorazione.

L'unione dei due uffici: La meta dell'anima cristiana secondo Eymard è che Marta impari da Maria. Chi deve lavorare e servire non deve smettere di farlo, ma deve compiere ogni azione con lo spirito di Maria, cioè mantenendo il cuore spiritualmente "inginocchiato" davanti al tabernacolo anche mentre le mani operano nel mondo

Il servizio d'onore: Eymard scrive che i suoi religiosi si consacrano prioritariamente al "servizio della Persona reale di Gesù". La Regola stabilisce turni rigorosi di adorazione diurna e notturna per garantire che il Tabernacolo non resti mai solo.