Santa Teresa del Bambino Gesù


Dal Cielo, farò scendere una pioggia di rose.

"La santità non consiste in questa o quella pratica, consiste in una disposizione del cuore che ci rende umili e piccoli tra le braccia di Dio."

"La mia via è la via dell'infanzia spirituale, la via della fiducia e dell'abbandono totale."

"Gesù non chiede grandi azioni, ma solo l'abbandono e la gratitudine."

"La mia sola gioia sulla terra è quella di soffrire per Gesù, e questa gioia è più grande di ogni gioia umana."

"Ciò che mi piace è che Dio, in Gesù, si sia fatto così piccolo, così fragile, eppure è così potente. Mi piace pensare che il Buon Dio abbia bisogno del nostro amore."

"Io non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo... Io Lo amo! Egli non è altro che Amore e Misericordia."

Desidero essere santa, ma sento la mia impotenza

Santa Teresa di Gesù Bambino
"Voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra"

"Atto di offerta di se stessa come vittima d'olocausto all'Amore Misericordioso" 
scritta da Santa Teresa di Gesù Bambino (del Lisieux) il 9 giugno 1895.

"O mio Dio, Trinità Beata, desidero amarVi e farVi amare, lavorare per la glorificazione della Santa Chiesa, salvando le anime che sono sulla terra e liberando quelle che soffrono nel purgatorio.

Desidero compiere perfettamente la Vostra volontà e arrivare al grado di gloria che mi avete preparato nel Vostro regno. In una parola, desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e Vi domando, o mio Dio, di essere Voi stesso la mia santità."

La Promessa: "Voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra".

La "Pioggia di Rose": Promise inoltre di far cadere su chi soffre e sui piccoli una "pioggia di rose", che nella tradizione cristiana rappresenta le grazie e i miracoli ottenuti tramite la sua intercessione.
 
La Piccola Via: La sua spiritualità si basa sulla "piccola via": fare le piccole cose quotidiane con grandissimo amore, affidandosi totalmente a Dio.

Santa Teresa di Gesù Bambino ci rivolgiamo a te con fiducia.
Ottienici le grazie che ti chiediamo.


Santa Orsola Ledochowska

Santa Orsola Ledochowska

"Devo amare il prossimo come Gesù ha amato me. Mangiate le mie forze, le mie capacità, il mio talento, il mio cuore e il mio tempo: sono vostra come Gesù-Ostia è mio!"

Giulia Maria Ledochowska, Orsola in religione, nacque nel 1865 a Loosdorf, in Austria. A 21 anni entrò tra le Orsoline di Cracovia. Spese la sua vita a favore del prossimo peregrinando tra la Russia, la Svezia e la Finlandia come educatrice delle giovani, finché nel 1920 fonda la sua Congregazione, dedita alla cura di poveri, anziani e malati, le Orsoline del Sacro Cuore di Gesù agonizzante. Morì nel 1939. La canonizza Giovanni Paolo II nel 2003.

Trascorreva molte ore in adorazione davanti all'ostia consacrata, ma aveva anche grandi doti di educatrice: "Soltanto sulle ginocchia di una Santa madre si crescono i politici, i sacerdoti, gli uomini di domani" ripeteva sempre nelle conferenze che teneva a Cracovia. Alle mamme che le chiedevano consigli su come educare i propri figli, suor Orsola rispondeva: "Come i fiori hanno bisogno del sole, così i bambini hanno bisogno di serenità, di quella gioia che scaturisce dalla Fede e dall'amore di Dio". E ancora: "La famiglia è l'ambiente primo, il più importante e insostituibile, in cui l'uomo viene al mondo e si sviluppa. Il futuro dell'umanità, il futuro delle persone, sta tutto nell'educazione all'amore che hanno ricevuto dai loro genitori".

Quando nel 1903 in Polonia le donne acquisirono il diritto allo studio universitario, suor Orsola aprì, all'interno del convento di cui divenne madre superiora, il primo pensionato per studentesse, dove le ragazze potevano trovare non solo un posto sicuro per la vita e per lo studio, ma anche una solida formazione religiosa.

La sua intraprendenza si diffuse in tutta Europa: il parroco della chiesa di Santa Caterina, a San Pietroburgo, le affidò la direzione di un collegio femminile e lei, nonostante l'ambiente ostile al cattolicesimo, che la costringeva a vivere clandestinamente e a uscire in abiti borghesi per eludere la sorveglianza della polizia segreta, ne approfittò per fondare un istituto delle Orsoline. Lo stesso fece a Sortavale, in Finlandia, dove sperimentò un pensionato e una scuola all'aria aperta per ragazze cagionevoli di salute.

Alle soglie della prima guerra mondiale, Orsola, con cittadinanza polacca, di origine austriaca e di religione cattolica, divenne oggetto di persecuzione da parte della polizia russa, schierata nel conflitto sul fronte politico opposto. Orsola obbedì all'ordine giunto dal Vaticano di abbandonare la Russia, rifugiandosi prima in Svezia, a Stoccolma, dove fondò un'altra scuola, un pensionato e un giornale per i cattolici svedesi, che è pubblicato ancora, poi tre anni dopo in Danimarca, ad Aalborg, dove si occupò dei profughi polacchi finché, nel 1919, poté rientrare nel suo convento di origine.Nel 1920 suor Orsola scrisse una lettera a papa Benedetto XV, chiedendogli di potersi staccare dalla sua congregazione e fondarne un'altra. Ella scrisse :"Sua Santità, obbedendo al mio anelito interiore vi chiedo di trasformare il mio convento di cui sono superiora in un'autonoma congregazione. Pur mantenendo intatto lo spirito originario delle suore Orsoline, vorremmo che il nostro compito fosse soprattutto quello di assistere le giovani non abbienti e di prenderci cura dei poveri." Il papa approvò, scrivendole: "Vi chiamerete Suore Orsoline del Sacro Cuore di Gesù agonizzante". Nasceva così uno dei grandi rami dell'Ordine religioso fondato nel Sedicesimo secolo da sant'Angela Merici, al quale appartengono le monache chiamate Orsoline grigie in Polonia, e Suore Polacche in Italia.

Suor Orsola propose un nuovo tipo di apostolato alle consorelle, e cioè l'apostolato del sorriso. "Il sorriso dissipa le nuvole raccolte nell'animo, può infondere nuova speranza e dice che abbiamo un Padre che è sempre pronto a venire in nostro aiuto", spiegava.

La congregazione si allargò ben presto, fino a contare mille suore suddivise in cento istituti presenti ancora oggi in dodici paesi: Polonia, Italia, Francia, Finlandia, Germania, Ucraina, Bielorussia, Canada, Argentina, Brasile, Tanzania e Filippine. Nel 1928 aprì la casa madre di Roma e cominciò a girare per i poveri sobborghi della capitale, distribuendo sorrisi e aiuti materiali e spirituali, e infondendo la speranza per un futuro migliore.

Morì improvvisamente proprio a Roma, il 29 maggio 1939, a 74 anni. "Mi raccolgo in preghiera nella mia camera", aveva detto alle consorelle, con il fisico debilitato dai frequenti viaggi. Le suore, non vedendola scendere per i Vespri, bussarono alla sua porta e la trovarono morta, con la corona del Rosario in mano.


Ero la sua delizia ogni giorno


Sant'Atanasio (295-373)
vescovo d'Alessandria, dottore della Chiesa

“Chi ti ha dato questa autorità?”

La sapienza di Dio in persona, il Figlio unigenito, ha creato e fatto ogni cosa. Infatti dice il salmo: “Tutto hai fatto con saggezza” (104,24). 

Come la nostra parola umana è l'immagine della Parola che è il Figlio di Dio (Gv 1,1), così la nostra sapienza è, pure lei, l'immagine del Verbo che è la sapienza in persona. Perché abbiamo in essa la capacità di conoscere e pensare, diventiamo capaci di accogliere la Sapienza creatrice, e per essa possiamo conoscere il Padre. “Chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre” (1Gv 2,23), e ancora: “Chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato” (Mt 10,40). 

 “Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione” (1Cor 1,21). Ormai Dio non vuole più, come nei tempi antichi, essere conosciuto attraverso immagini e ombre della Sapienza: ha voluto che la vera Sapienza in persona assuma la carne, diventi uomo, subisca la morte in croce, e risusciti, affinché in futuro tutti i credenti possano essere salvati dalla fede in questa Sapienza incarnata. 

Ecco la sapienza di Dio. Prima si faceva conoscere attraverso la sua immagine nelle cose create (...) ed in questo modo faceva conoscere il Padre. Poi lei, che è il Verbo, è diventata carne, come dice san Giovanni (1,14). Dopo aver distrutto la morte (1Cor 15,26) e salvato l'umanità, si è manifestata più chiaramente e, attraverso se stessa ha manifestato il Padre. E ciò le fa dire: “Che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17,3). 

Tutta la terra è stata dunque colmata della sua conoscenza. Poiché c'è una sola conoscenza, del Padre attraverso il Figlio, e del Figlio a partire dal Padre. Il Padre pone in lui la sua gioia, e il Figlio gioisce della stessa gioia nel Padre, come afferma: “Ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante” (Pr 8,30).


Beata Maria Celina della Presentazione

Beata Maria Celina della Presentazione
Il giorno della mia morte sarà per me il più bello.

Marie-Céline della Presentazione della Beata Vergine Maria (al secolo Jeanne-Germaine Castang), monaca professa del Second'Ordine di San Francesco, nacque il 24 maggio 1878 a Nojals (Francia) e morì il 30 maggio 1897 a Bordeaux (Francia). Dichiarata “venerabile” il 22 gennaio 1957, è stato riconosciuto un miracolo attribuito alla sua intercessione in data 16 dicembre 2006. E’ stata beatificata il 16 settembre 2007 nella cattedrale di Bordeaux.

"Lasciando le vesti del mondo, pregherò Gesù di bandire ogni pensiero inutile dal mio cuore e di darmi lo spirito religioso; indossando l'abito di clarissa, pregherò lo Sposo mio di rivestirmi dello spirito della mortificazione, della rinuncia e della penitenza; cingendomi del cordone. Gli chiederò di liberarmi dalla falsa libertà e di unirmi a sé con le catene del suo santo amore; mettendomi il santo velo, Lo supplicherò di nascondermi alla vista delle creature. Io voglio vivere nascosta in Dio".

La salute della giovane novizia cominciò, però, ben presto a declinare. L'infermità, manifestatasi in una grave forma di tubercolosi, rivelò la grandezza della sua fede e la ferma volontà di voler completare nel suo fragile corpo quanto ancora manca alla Passione di Cristo, a vantaggio del suo Corpo che è la Chiesa (cfr Col 1, 24). Scriveva nel suo diario a pochi giorni dalla preziosa morte: "Non gradisci olocausto né vittima: eccomi! Sono venuta per prendere la croce. Mi offro vittima come Gesù... fino a questo momento ho sacrificato tutto: affetti, pensieri... dovrò ora essere meno generosa? Oh, no! Eccomi: tagliate bruciate amputate fate di me ciò che gradite, purché il mio amore per voi aumenti sempre più e più! Solo questo chiedo!".

Il 30 maggio 1897, dopo 190 giorni dal suo ingresso nel noviziato, emessa la Professione religiosa "in articulo mortis", Suor Maria Celina faceva il suo ingresso trionfale nell'eternità dei Santi. Nell'ultimo biglietto scritto alla sorella suora aveva confidato: "Mia piccola cara sorella, son ben contenta che presto apprenderete la notizia della mia morte, ...state ben tranquilla, ...il giorno della mia morte sarà per me il più bello..."


Quello che chiedi abbi fede di averlo ottenuto

Mc 11, 22-26
Dal Vangelo secondo Marco

Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: "Lèvati e gèttati nel mare", senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà.

Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Abbi fede di averlo ottenuto

Gesù disse: "Abbi fede in Dio!
In verità ti dico: se dici a questo monte: "Lèvati e gettati nel mare", senza dubitare in cuor tuo ma credendo che quanto dici avverrà, ciò ti sarà accordato. Per questo ti dico: tutto quello che domandi nella preghiera, abbi fede di averlo ottenuto e ti sarà accordato.

Quando ti metti a pregare, se hai qualcosa contro qualcuno, perdona, perché anche il Padre tuo che è nei cieli perdoni a te i tuoi peccati".


Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date

San Girolamo (347-420)
sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa

"Non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato" (Gv 2,16)

"Allora Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio". Alcuni si meravigliano della resurrezione di Lazzaro (Gv 11,44), si stupiscono che il figlio di una vedova sia risuscitato (Lc 7,15), altri sono colpiti da altri miracoli. Senza dubbio è incredibile ridare la vita a un corpo morto. Per quanto mi riguarda, io sono colpito da questo fatto. Quest'uomo, figlio di un falegname, un povero senza casa, senza luogo dove riposare, senza soldati, che non era né capo né giudice, quale potere l'ha autorizzato a ... cacciare una folla così numerosa da solo? Nessuno ha protestato, nessuno ha osato opporre resistenza, poiché nessuno ha osato opporsi al Figlio che riparava l'ingiuria fatta al Padre...

"Si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio". Se è stato possibile farlo agli ebrei, perché a maggior ragione non dovrebbe farlo a noi? Se ciò arriva nel quadro della Legge, perché a maggior ragione non può essere nel Vangelo?... Cristo, un povero, scaccia i compratori e i venditori, che sono ricchi. Chi vende è scacciato allo stesso titolo di chi compra. Nessuno dica: "Io offro tutto quanto possiedo, faccio offerte ai sacerdoti, come Dio ha ordinato". In un passo di Matteo, leggiamo: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8). La grazia di Dio non si vende, si dona.


Consolami. Vedi che non ti abbandono mai!

Gesù Sacramentato e Santa Faustyna Kowalska

Consolami.
Desiderami come ti desidero Io.
Amami come ti amo Io.
Cercami come ti cerco Io!
Vedi bene che non ti abbandono mai!



Seguimi al Getsemani. Là t'insegnerò a soffrire.

«Proprio stamani c'è stata una funzione di Prima Comunione - scrive - e gli ricordai la consolazione che doveva aver provato in quelle tenere anime così pure e innocenti!»

Il suo Cuore pare dilatarsi a tale ricordo: «- Si - risponde dolcemente - è proprio in quelle anime infantili e in quelle delle mie spose che mi rifugio per dimenticare le offese del mondo. I bambini sono per il mio Cuore come boccioli di fiori nei quali cerco un rifugio. Quanto alle mie spose, mi nascondo e mi riposo in esse poiché come rose in piena fioritura mi difendono con le loro spine e mi consolano con l'amore.

E tu, Josefa, dammi questo amore! Preparati a seguirmi al Getsemani. Là t'insegnerò a soffrire e ti fortificherò con il sudore di sangue che mi strapparono i peccati degli uomini.»


Tu riparerai per la Comunione tralasciata

«- Prendi la mia corona, e non temere - dice. - La misericordia di Dio è infinita, e non rifiuta mai il perdono ai peccatori, tanto più se si tratta di una povera e piccola creatura come te!»

E facendo allusione alla Comunione tralasciata: «- Se tu sapessi, Josefa, come ti aspettavo e quanto desideravo che tu mi nascondessi nel tuo cuore!»

«- Tu riparerai - riprende Gesù con infinita bontà - col prepararti oggi con ardente desiderio a ricevermi domattina. Il mio Cuore si consolerà ogni volta che tu gli esprimerai questo desiderio... E poi spirito di fede e obbedienza cieca sempre».

«Ora continua a scrivere per le mie anime.
Di' loro che esse troveranno anche nella piccola e candida ostia l'immagine perfetta del loro voto di castità. Sotto le specie del pane e del vino si nasconde la presenza reale di un Dio: sotto quel velo Io sono tutto intero, col mio Corpo, il mio Sangue, la mia Anima, la mia Divinità.
Così l'anima consacrata a Gesù Cristo col suo voto di verginità deve ricoprirsi di un velo di modestia e di semplicità, in maniera che, sotto apparenze umane, si nasconda una purezza simile a quella degli angeli.

O anime che formate la corte dell'Agnello immacolato, sappiate che la gloria che mi rendete in tal modo sorpassa quella dei cori angelici, poiché quei beati spiriti non hanno conosciuto le debolezze della natura umana, né hanno avuto da lottare e trionfare per mantenersi puri.
Voi vi imparentate altresì con la Madre mia, creatura mortale e tuttavia di una purezza senza macchia, soggetta a tutte le miserie umane e tuttavia immacolata in ogni istante della sua vita. Ella da sola mi ha glorificato più di tutti gli spiriti celesti, e Dio stesso, attirato da quella purezza, si è in lei fatto carne ed ha voluto abitare nella sua creatura.

Più ancora, l'anima consacrata con il voto di castità, si rende simile a me, suo Creatore, quanto è possibile ad una creatura, poiché essendomi Io rivestito della natura umana senza eccettuarne le miserie, ho però vissuto senza l'ombra della minima macchia. In tal modo, con il voto di castità, l'anima diviene l'ostia candida e pura che incessantemente glorifica la maestà divina.

Anime religiose, voi troverete infine nell'Eucaristia il modello del vostro voto d'obbedienza. Là sono nascoste e come annientate la grandezza e la potenza d'un Dio. Là mi contemplate come inanimato, mentre sono la vita delle anime, il sostegno dell'universo! Là non sono più padrone di andare o di restare, di essere solo o in compagnia: sapienza, potenza, libertà, tutto è scomparso in quell'ostia... Le specie del pane sono i vincoli che m'imprigionano e il velo che mi nasconde.
Così per l'anima religiosa il voto d'obbedienza è la catena che l'avvince, il velo sotto cui deve sparire, per non avere più né volontà propria, né proprio giudizio, né libertà di scelta, se non secondo il volere divino, manifestato dai superiori».

Promettimi che oggi non mi lascerai solo

«- Scrivi quello che soffrì il mio Cuore nell'ora in cui, non potendo contenere il fuoco che mi consumava, inventai questa meraviglia di amore che è l'Eucaristia! Contemplando allora tutte le anime che si sarebbero cibate di questo pane divino, vidi pure tutta la freddezza di tante anime consacrate, di tanti sacerdoti... Quale sofferenza per il mio Cuore!

Vidi quelle anime raffreddarsi... abbandonarsi alla forza dell'abitudine e, peggio ancora, alla rilassatezza, alla noia e, a poco a poco, alla tiepidezza... E tuttavia Io sto nel tabernacolo tutta la notte e aspetto quest'anima. Desidero con ardore che essa venga a ricevermi, che mi parli con la confidenza di una sposa, che mi esponga le sue pene, le sue tentazioni, le sue sofferenze, che mi chieda consiglio e che solleciti le grazie necessarie per sé e per gli altri... Forse essa ha sotto di sé o nella sua famiglia anime che sono esposte al pericolo ed errano lontane da me?...

Vieni, le dico, dimmi tutto con intera fiducia... interessati dei peccatori... offriti per riparare... promettimi che oggi non mi lascerai solo... e poi domanda al mio Cuore se esso non desidera da te qualche cosa di più che possa dargli conforto...»

«Questo m'aspettavo da quell'anima e da tante altre... Ma quando si avvicina a ricevermi nella Comunione, appena appena mi dice una parola... E' distratta, stanca, contrariata... Gli affari l'assorbono... la famiglia l'inquieta, l'ambiente le pesa... la salute la preoccupa... non sa che dirmi, resta fredda ed annoiata... ha fretta di andarsene...

Così mi ricevi, anima prediletta, che tutta la notte ho atteso con tanta impazienza?... Sì, l'aspettavo per riposarmi in lei e sollevare le sue pene... Le avevo preparato nuove grazie, ma essa non le desidera neppure, nulla mi chiede, né consiglio né forza... solamente si lamenta, senza neppure rivolgersi a me... Sembra sia venuta solo per compiere una formalità o seguire l'uso e perché non ha peccato mortale che l'impedisca... Ma non è l'amore che la spinge, né il vero desiderio di unirsi intimamente a me. No, quest'anima non ha nessuna delle delicatezze che il mio Cuore aspettava da lei.

E quel sacerdote?... Come dire tutto ciò che attendo da ciascuno dei miei sacerdoti?... Li ho rivestiti del mio potere perché possano assolvere le anime... Mi sono messo a loro disposizione, alla parola delle loro labbra scendo dal cielo in terra... mi abbandono tra le loro mani, per essere chiuso nel tabernacolo o distribuito nella Comunione... Essi sono, per così dire, i mie i dispensatori... Affido loro un certo numero di anime perché con la predicazione, la direzione, e soprattutto con l'esempio, le guidino e le conducano per il sentiero della virtù.
Rispondono tutti a tale chiamata?... Compiono tutti quella missione di amore?... Nel celebrare il santo Sacrificio il sacerdote saprà affidarmi le anime di cui è responsabile?... Riparare le offese che mi si fanno e di cui ha ricevuto la confidenza?... Chiedermi la forza per disimpegnare santamente il suo ministero?... Lo zelo per lavorare per la salvezza del suo gregge?... Saprà oggi rinunziarsi più di ieri?... Mi darà l'amore che attendo?... Potrò riposarmi in lui come in un caro ed amato discepolo?...

Quale acuto dolore per il mio Cuore quando sono costretto a dire: - I laici mi feriscono le mani e i piedi, mi deturpano il volto, ma le anime scelte, le mie spose, i miei sacerdoti, lacerano e spezzano il mio Cuore!... Quanti miei ministri, dopo aver reso la grazia a molte anime, sono essi stessi in stato di peccato!... Quanti celebrano così, mi ricevono così... vivono e muoiono così!...

Questo fu il dolore più terribile provato alla Cena, quando tra i Dodici vidi il primo apostolo infedele... e dopo di lui tanti e tanti altri che nel corso dei secoli lo avrebbero seguito!...

L'Eucaristia è l'invenzione dell'amore! E la vita e la forza delle anime, il rimedio a tutte le debolezze, il viatico per chi passa dal tempo all'eternità. I peccatori ritrovano in essa la vita dell'anima... le anime tiepide, il vero calore..., le fervorose, riposo e soddisfazione dei loro ardenti desideri... le perfette, le ali per librarsi e tendere a sempre maggiore perfezione... le pure, il dolcissimo miele che è il loro più delicato alimento.

Infine, le anime religiose trovano nell'Eucaristia la loro dimora, il loro amore, la loro vita. In essa trovano il simbolo dei voti religiosi, vincoli sacri e benedetti che le uniscono inseparabilmente allo Sposo divino. Sì, anime consacrate, troverete un perfetto simbolo del vostro voto di povertà in questa piccola ostia, rotonda e sottile, liscia e leggera.

Così deve essere l'anima che fa professione di povertà: senza angoli cioè senza piccoli affetti naturali, né alle cose di cui si serve, né all'ufficio che esercita, né alla famiglia, né alla patria... Sempre pronta a lasciare, a partire, a cambiare... sempre vuota di ogni cosa terrena, col cuore libero, senza segreti attacchi...

Ciò non vuol dire che quel cuore debba essere insensibile: no! Più ama, e più saprà mantenere intatto il voto di povertà. L'essenziale per l'anima religiosa è, prima di tutto, di non possedere niente senza il permesso o il consenso dei superiori; in secondo luogo, di non avere nulla e di non amare nulla se non con la disposizione di lasciare tutto al primo cenno dell'obbedienza.

Ti dirò il resto un'altra volta, Josefa!»

«Ho persino perduto una Comunione!», scrive dolorosamente.

Tu sarai la consolazione del mio Cuore!

«- Josefa, vengo a rivelarti il più grande mistero dell'Amore... e dell'Amore per le anime da me scelte e a me consacrate. Comincia col baciare la terra...

«Nel momento d'istituire l'Eucaristia vidi presenti tutte le anime privilegiate che dovevano cibarsi del mio Corpo e del mio Sangue e che vi avrebbero trovato, alcune rimedio alla loro debolezza, altre fuoco divoratore che avrebbe consumato le loro miserie e le avrebbe accese di amore...

Tutte unite per un medesimo fine, sarebbero come un giardino in cui ciascuna avrebbe prodotto il suo fiore e mi avrebbe ricreato con la sua fragranza. Io riscalderei quelle che avessero bisogno di calore, e il mio corpo santissimo sarebbe il sole che le rianimerebbe. Mi avvicinerei ad alcune per consolarmi, ad altre per nascondermi, ad altre per riposarmi... Oh, se sapeste, anime carissime, quant'è facile consolare, nascondere, far riposare un Dio!

Questo Dio che vi ama d'amore infinito, dopo avervi liberato dalla schiavitù del peccato, ha seminato in voi la grazia incomparabile della vocazione alla santità e vi ha misteriosamente attratte nel giardino delle sue delizie. Questo Dio, vostro Redentore, si è fatto vostro Sposo. Egli stesso vi ciba col suo Corpo purissimo e vi disseta col suo Sangue.

Se siete malate, Egli è il vostro medico: venite a Lui e vi guarirà. Se avete freddo, venite a Lui per riscaldarvi. In Lui troverete riposo e felicità. Non vi allontanate dunque da Lui che è la vita e quando vi chiede di consolarlo, non lo ferite con un rifiuto...

Quale amarezza fu per me il vedere tante anime favorite dalle mie grazie di predilezione divenire per il mio Cuore causa di dolore! Non sono forse sempre lo stesso? Sono forse cambiato a vostro riguardo? No, l'Amore mio è immutabile, e fino alla fine dei secoli vi amerò con predilezione.

So che siete piene di miserie, ma per questo non ritrarrò da voi il mio più tenero sguardo; al contrario, ansiosamente aspetto che veniate a me, non solo per alleviare le vostre pene, ma per ricolmarvi di nuovi benefici.

Se vi chiedo amore, non me lo negate; è così facile amare Colui che è lo stesso Amore! Se chiedo qualcosa che costa alla vostra natura, vi do nello stesso tempo la grazia e la forza necessaria per vincervi. Vi ho scelto perché siate il mio conforto. Lasciatemi dunque entrare nell'anima vostra e se non avete nulla che sia degno di me, ditemi con umiltà ma con fiducia: Signore, vedi quali fiori e quali frutti produce il mio giardino... Vieni e insegnami ciò che debbo fare, affinché oggi stesso possa cominciare a sbocciare in me il fiore che desideri!

All'anima che mi dice questo, con vero desiderio di provarmi il suo amore, Io risponderò: Anima cara, affinché il tuo giardino produca il fiore che amo, lascia che lo coltivi Io stesso, lascia che Io lavori questa terra, lasciami strappare oggi certe radici che mi disturbano e che la tua forza non arriva a togliere... Se ti chiedo il sacrificio dei tuoi gusti, del tuo carattere... quell'atto di carità, di pazienza, di abnegazione, quella prova di zelo, di obbedienza, di mortificazione, tutto ciò sarà il concime che migliorerà la terra e le farà produrre fiori e frutti. 

La vittoria sul tuo carattere otterrà luce per un peccatore, una pena sopportata allegramente rimarginerà la ferita che egli mi ha fatto; ne riparerà l'offesa, ne espierà la colpa. Se non ti alteri ricevendo un'osservazione, ed anzi l'accetti con gioia, otterrai che le anime accecate dall'orgoglio si umilino e chiedano perdono.

Questo è ciò che farò con l'anima tua se mi lasci lavorare liberamente. Allora i fiori vi cresceranno rapidamente e tu sarai la consolazione del mio Cuore! Io cerco questa consolazione e la voglio trovare tra le mie anime scelte».

«Signore! Già sai che ero disposta a lasciarti fare di me ciò che volevi, ma... sono caduta, e ti ho disgustato. Perdonerai ancora a me che sono così miserabile e che non posso servirti in nulla?»

«- Sì, anima cara, le tue cadute stesse servono a consolarmi. Non ti scoraggiare, perché quell'atto d'umiltà che il tuo difetto ti obbliga a fare mi ha consolato più che se tu non fossi caduta. Coraggio, va' avanti e lasciami lavorare in te!
Ecco ciò che Io vidi chiaramente quando istituii l'Eucaristia. L'amore m infiammava dal desiderio di essere Io stesso cibo di queste anime. Non sono rimasto tra gli uomini soltanto per vivere coi più perfetti, ma per sostenere i deboli ed alimentare i piccoli. Io li farò crescere ed irrobustire. Mi consolerò nei loro buoni desideri e mi riposerò nelle loro miserie».

«Ma, tra queste anime scelte non ve ne saranno di quelle che mi daranno pena? Persevereranno tutte? Questo il grido di dolore che esce dal mio Cuore... questo il gemito che voglio far udire alle anime!
Josefa, tu mi consoli quando ti doni a me con totale abbandono... Lascia che ti confidi i miei segreti per le anime... perché non sempre posso parlare così. Lasciami approfittare dei giorni della tua vita!»



Per amore delle anime rimango nell'Eucaristia

«Voglio far loro conoscere la tristezza che inondò il mio Cuore durante la Cena: poiché, se fu grande la mia gioia al pensiero delle anime di cui mi facevo alimento e compagno, e dalle quali fino alla fine dei secoli avrei ricevuto la testimonianza di adorazione, di riparazione e di amore, non fu però minore la mia tristezza alla vista di tante altre che mi avrebbero lasciato nella solitudine o non avrebbero neppure creduto alla mia presenza reale.

In quanti cuori macchiati di peccato avrei dovuto entrare!... e quante volte la mia carne e il mio sangue profanati non avrebbero servito che alla condanna per molte anime!

Vidi in quel momento i sacrilegi, gli oltraggi, le abominazioni orribili che si sarebbero commesse contro di me!... Quante ore, quante notti avrei dovuto passare nella solitudine del tabernacolo! E quante anime avrebbero rifiutato gli amorosi inviti che dal tabernacolo avrei fatto loro udire!»

Josefa, lasciati penetrare dai sentimenti del mio Cuore!
«Per amore delle mie anime rimango prigioniero nell'Eucaristia. Sto là affinché in tutte le loro pene possano venire a consolarsi con il più tenero dei Cuori, col migliore dei Padri e l'Amico che non abbandona mai. L'Eucaristia è l'invenzione dell'amore. Ma quest'amore che si esaurisce e si consuma per il bene delle anime non è corrisposto...

Abito tra i peccatori per essere la loro salvezza e la loro vita, il medico e nello stesso tempo la medicina per tutte le malattie, generate dalla loro natura corrotta... Essi in cambio si allontanano da Me, Mi oltraggiano, Mi disprezzano!... Poveri peccatori! Non vi allontanate da me!... Vi aspetto nel tabernacolo notte e giorno!... Non vi rimprovererò per i vostri delitti... non ve li rinfaccerò... ma vi laverò nel sangue delle mie Piaghe! Non temete dunque... Venite a me... Se sapeste quanto vi amo!...

E voi, anime care, perché siete così fredde, così indifferenti al mio Amore?... So che le necessità della vostra famiglia, della vostra casa... le esigenze del mondo vi chiamano incessantemente... Ma non troverete mai un momento per venire a darmi una prova di amore e di riconoscenza?... Non vi lasciate sommergere da tante preoccupazioni inutili e riservate un momento per visitare e ricevere il Prigioniero d'Amore!

Se il vostro corpo fosse debole e infermo non trovereste forse il tempo per andare dal medico che deve guarirvi? Venite dunque a Colui che può farvi recuperare le forze e la salute dell'anima... Fate un'elemosina di amore a questo Prigioniero divino che vi aspetta, vi chiama, vi desidera!...

Tutti questi sentimenti mi pervasero al momento della Cena, Josefa. Però non ti ho ancora detto ciò che provò il mio Cuore al pensiero delle mie anime consacrate, delle mie spose, dei miei sacerdoti!... Te lo dirò in seguito. Ora va', e non dimenticare che il mio Cuore ti ama. E tu, mi ami?...»


Presentatevi al Signore con esultanza.

Sal.99

Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.

Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome.

Buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione.


Non trovo riposo che perdonando!

«- Abbiamo due anime da strappare ad un grave pericolo. Mettiti in stato di vittima. Per far ciò, lasciami disporre di te come voglio».

«Subito l'anima mia fu assalita da angoscia e da sofferenza, e non sapevo che altro offrire per la salvezza di quelle anime».

Essa ottiene il permesso di fare qualche penitenza e non cessa di unirsi al sangue redentore.

Verso sera Gesù la raggiunge nella sua cella. «Egli giunse le mani - scrive - e volgendo lo sguardo al cielo disse con voce grave e distinta: «- Eterno Padre, Padre misericordioso! Ricevi il sangue del tuo Figlio. Ricevi le sue piaghe. Ricevi il suo Cuore, per quelle anime!»

Tacque un istante, poi ricominciò: «- Eterno Padre, ricevi il sangue del tuo Figlio! Prendi le sue piaghe, prendi il suo Cuore! Guarda quel capo coronato di spine. Non permettere una volta di più che quel sangue sia inutile! Vedi la mia sete di darti quelle anime... O Padre mio, non permettere che quelle
anime vadano perdute!... Salvale affinché Ti glorifichino in eterno!...»

La notte seguente trascorre per Josefa in ansiosa preghiera poiché il pensiero di quelle
anime non può lasciarla. All'alba Gesù, bellissimo, le appare nel ringraziamento della
Comunione.  «- Dimmi una volta ancora che Mi ami - esclama con ardore. Poi prosegue: - Io pure ti
voglio confidare un segreto del mio Cuore. Ascolta Josefa!... Aiutami in quest'Opera d'amore!»

«Signore - risponde non sapendo come corrispondere a quell'ardore - Tu sai che non desidero altra cosa... darti anime!... che le anime Ti consolino!... che Tu sia conosciuto ed amato! Ma la mia piccolezza come potrà servirti?»
Il Maestro glielo spiega: «-Ci sono anime che soffrono per ottenere ad altre la forza di resistere al male. Se quelle due anime fossero ieri cadute nel peccato, si sarebbero perdute per sempre! I piccoli atti che avete moltiplicato hanno ottenuto loro il coraggio di resistere».

Josefa si meraviglia che così piccole cose possano avere una ripercussione tanto grande. «- Sì - continua Gesù - il mio Cuore dà un valore divino alle piccole offerte poiché ciò che voglio è l'amore. Io cerco l'amore. Amo le anime e attendo la risposta del loro amore. Perciò il mio Cuore rimane ferito, poiché tanto spesso invece di amore non incontro che freddezza. Datemi amore e datemi anime! Unite strettamente le vostre azioni al mio Cuore. Dimorate in Me che sono con voi. Sì, Io sono tutto Amore e non desidero che amore! Se le anime sapessero come le aspetto pieno di misericordia! Io sono l'Amore degli amori! Non trovo riposo che perdonando!»





Per salvare un'anima occorre molto soffrire!

«Estingui la mia sete di essere amato dalle anime, specialmente da quelle che ho scelto. Quell'anima dimentica quanto Io l'ami - prosegue alludendo al sacerdote infedele. - La sua ingratitudine Mi riduce in questo stato».

«Allora Gli ho chiesto di accettare tutti i piccoli atti che si fanno qui, le tribolazioni di questa casa, e soprattutto il desiderio che tutte abbiamo di consolarlo e di accontentarlo. Egli si degni purificare e trasformare tutto per dare valore a queste piccole cose».

«Io non guardo l'azione, considero solo l'intenzione - ha risposto. - Il più piccolo atto compiuto per amore acquista tanto merito e tanto Mi consola... Non cerco che l'amore, non chiedo che l'amore!»

La Madonna viene a rianimare Josefa nelle ore più dolorose e le appare il giorno dopo: «- Figlia mia, soffri con coraggio e con forza - le dice. - La sofferenza ottiene a quell'anima di non cadere in colpe più gravi ancora».

«Coraggio, ancora qualche sforzo e poi quell'anima tornerà a Me!»

Altre offerte contribuiscono a questo riscatto: in quel tempo al Sacro Cuore dei Feuillants vi erano delle vittime sante, tutte abbandonate alla croce della malattia o dell'infermità. Appunto di loro Gesù diceva: «- Molte anime Mi accolgono bene quando le visito con la consolazione. Molte Mi ricevono con gioia nella Comunione. Ma poche sono quelle che Mi aprono volentieri quando busso alla loro porta con la croce. Allorché un'anima si stende sulla croce e vi si abbandona, essa Mi glorifica... Mi consola... è la più vicina a Me! La sofferenza delle mie spose ottiene che quel sacerdote non cada in un pericolo maggiore; ma bisogna soffrire ancora molto per lui! Quando sarà tornato a Me - aggiungeva affinché Josefa non perdesse di vista la sua missione - ti farò conoscere i miei segreti d'amore per le anime, poiché voglio che tutte sappiano quanto il mio Cuore le ama!»

La Madonna viene a confermare questo amore del Cuore ferito di Gesù. 
«Le ho chiesto di consolare lei stessa Nostro Signore poiché, quantunque non desideri altro che di amarlo, non so farlo e ho bisogno del suo cuore materno per amare e riparare». «- Figlia mia - risponde con tristezza la Madonna - quel sacerdote strazia il Cuore di mio Figlio... Però egli si salverà ma occorreranno molte sofferenze ancora. Non invano Gesù ne incarica le sue spose... Felici le anime su cui fissa i suoi sguardi per affidare loro questo prezioso deposito!»

I giorni e le notti si susseguono per Josefa in patimenti fisici e morali, che non l'abbandonano mai. «Non temere: quell'anima non andrà perduta le ripete Nostro Signore - ritornerà presto al mio Cuore; ma per salvare un'anima occorre molto soffrire!»


Dedicarsi alla missione redentrice

«- Non chiedo che il tuo cuore per potermici nascondere e dimenticare l'amarezza di cui Mi colma quell'anima allorché devo scendere in lei. Che le anime predilette Mi trattino così: ecco il mio dolore! Tu, amata come la pupilla degli occhi, nascondimi bene nel tuo cuore!»

«Gli ho risposto, con tutto l'amore di cui sono capace, ch'Egli vi discenda pure fino in fondo... Il mio rammarico è di avere solo un cuore così piccolo! Vorrei averne uno assai grande perché potesse riposarsi a suo agio».

«- Poco importa che sia piccolo: Io lo ingrandirò! Ciò che voglio è che sia tutto mio! Consolami... Amami... Glorificami mediante il mio Cuore... Ripara per suo mezzo e soddisfa alla giustizia divina...Presentalo al Padre mio, come una vittima di amore per le anime... e, particolarmente, per quelle a Me consacrate».

Poi aggiunge:
«- Vivi con Me, Io vivrò con te. Nasconditi in Me, Io Mi nasconderò in te. Ci consoleremo vicendevolmente, poiché la tua sofferenza sarà la mia, e la mia la tua».
«Vuoi la mia croce?» - Egli dice.


Povertà, Castità, Obbedienza

«Non posso esprimere - dice - ciò che è stata questa sofferenza: perché se il tormento di un 'anima del mondo è terribile, tuttavia è nulla di fronte a quello di un'anima religiosa». La sua penna rinuncia a descriverlo, tuttavia nota che queste tre parole: Povertà, Castità, Obbedienza si ripercuotono senza sosta nel fondo di quell'anima come un'accusa e un rimorso straziante.

«Hai pronunziato liberamente i voti, in piena conoscenza di ciò che esigevano... Tu stessa ti sei legata, e l'hai voluto! e la tortura inesprimibile dell'anima è di ripetersi continuamente: "L'ho fatto ed ero libera!"...»

E aggiunge: «L'anima si ricorda continuamente di aver scelto Dio per Sposo e di averlo amato al di sopra di tutto... di aver rinunziato per Lui ai più legittimi piaceri e a tutto quello che aveva di più caro al mondo... che all'inizio della vita religiosa aveva gustato la dolcezza, la forza e la purezza di quest'Amore celeste, e adesso, per una passione non domata, deve odiare eternamente quel Dio che l'aveva scelta per amarlo! Questa necessità di odiare è una sete che la consuma... Non un ricordo che possa dare il più piccolo sollievo».

«Uno dei tormenti più dolorosi - scrive - è la vergogna che ricopre quell'anima. Sembra che tutti i dannati che la circondano gridino di continuo: "Che ci siamo perduti noi che non avevamo gli stessi soccorsi di te, nulla di straordinario... ma tu!... Che ti mancava?... vivevi nel palazzo del Re, mangiavi alla tavola dei privilegiati..."» «Quello che scrivo - conclude - in paragone di ciò che soffre l'anima non è che un'ombra, perché non c'è parola che possa esprimere un simile tormento».

Nelle mie parole il rimedio alla loro infermità

«La sera del primo venerdì del mese, - scrive Josefa - al momento di coricarmi, mentre baciavo il mio crocifisso dei voti, Gesù è improvvisamente apparso bellissimo e mi ha parlato con grande amore delle anime, soprattutto di tre che ci ha affidate qualche giorno fa, e, come se improvvisamente questo pensiero opprimesse il suo Cuore, ha detto: «- Due di esse sono ancora lontane, molto lontane da Me!... Ma quella che mi cagiona strazio maggiore è la terza! La mia giustizia non può agire con altrettanto rigore verso le due prime perché Mi conoscono meno: ma questa è un'anima consacrata, un religioso, un sacerdote... un'anima che Io amo... Essa stessa scava l'abisso ove cadrà se si ostina!»

La domenica, dopo la Comunione Josefa rivede il Maestro, splendente di quella bellezza che nessuna parola umana può esprimere. Egli abbassa lo sguardo sulle religiose immerse nel ringraziamento della Comunione, il suo Cuore si infiamma e con ardore dice: «- Ora sono sul trono che Io stesso mi sono preparato. Le mie anime non possono capire fino a qual punto riposano il mio Cuore accogliendolo nel loro, piccolo e misero certamente, ma tutto mio!... Poco m'importano le miserie, quello che voglio è l'amore. Poco M'importano le debolezze, ciò che voglio è la fiducia. Queste sono le anime che attirano sul mondo la misericordia e la pace: senza di esse la giustizia divina non potrebbe essere contenuta... Ci sono tanti peccati!»

«Allora - dice Josefa - il suo Cuore mi sembrò oppresso e ben presto fu tutto una ferita!... Ho tentato di consolarlo; mi ha guardato tristemente e ha continuato: «- Sì: i peccati che si commettono sono innumerevoli ed innumerevoli le anime che si perdono... Ma ciò che strazia il mio Cuore riducendolo in questo stato sono le mie anime scelte... E quella che Mi offende!... Io l'amo ed essa Mi disprezza! Debbo sottomettermi fino a scendere sull'altare alla sua voce... a lasciarmi toccare dalle sue dita contaminate... e, malgrado lo stato orribile di quel cuore, penetrare in quel covo di peccati! Lascia che Mi nasconda nel cuore tuo, Josefa!

«Povera anima! Povera anima! Se sapesse quali tormenti si prepara per l'eternità!».

«L'ho supplicato di avere pietà di lei e Gli ho ricordato quanto il suo Cuore desideri perdonare. Gli ho offerto l'amore e i meriti della Santissima Vergine, dei Santi, di tutte le anime giuste della terra, anche le afflizioni della casa, in questo momento assai grandi!» Mi ha risposto: «La mia giustizia non agirà fin tanto che troverò delle vittime che riparino».

Egli allora annunzia a Josefa che le farà sperimentare i tormenti dell'inferno riservati alle anime consacrate e infedeli. «Così ecciterò il tuo zelo - dice - e le mie anime sapranno poi le pene a cui rischiano di esporsi».

Quindi parlando a Se Stesso ha proseguito:
«Anima che amo, perché mi disprezzi? Non è già troppo che i laici Mi offendano?... Ma tu, che Mi sei consacrata, perché Mi tratti così? Quale dolore per il mio Cuore ricevere tanti oltraggi da un'anima che ho scelto con tanto amore!»


Cuore di Padre per i peccatori

«Io conosco il fondo delle anime, le loro passioni, la loro propensione per il mondo e i suoi piaceri. Da tutta l'eternità so quante anime ricolmeranno il mio Cuore di amarezza, e che per molte saranno inutili le mie sofferenze e il mio sangue... Tuttavia così come le amavo, le amo ancora... Non è il peccato che maggiormente ferisce il mio Cuore... ciò che lo strazia è che, dopo averlo commesso, le anime non vengono a rifugiarsi in Me. Sì, desidero perdonare e voglio che le mie anime scelte facciano conoscere al mondo come il mio Cuore, traboccante di amore e di misericordia, aspetti i peccatori!»

«A questo punto - nota Josefa - Gli ho detto che le anime lo sanno già, e che non dimentichi quanto io sia miserabile, capace solo di guastare i suoi piani».

«- So che le anime lo sanno - risponde con forza e bontà - ma di tanto in tanto ho bisogno di far udire un nuovo invito d'Amore. Ora è di te, piccola e vile creatura, che voglio servirmi. Tu non hai da fare altro che amarmi ed abbandonarti alla mia volontà. Ti terrò nascosta nel mio Cuore e nessuno potrà scoprirti. Le mie parole saranno lette solo dopo la tua morte. Gettati nel mio Cuore: Io ti sostengo con immenso amore. Ti amo, non lo sai? Non te ne ho date prove bastanti?»

E siccome Josefa oppone ancora a questa predilezione le sue numerose mancanze: «- Le ho viste da tutta l'eternità - Egli risponde semplicemente - e perciò appunto ti amo!»




Senza più occuparmi di me!

«Oggi, mentre cucivo, mi è venuta questa idea: perché sono così poco generosa e temo sempre la sofferenza?... Ho capito che troppo poco tengo fisso lo sguardo su di Lui, e ancora troppo su me stessa! Non posso continuare così, tanto più che la mia vita sarà breve, e presto non potrò più lavorare alla Sua gloria! Ho chiesto di fare l'ora santa per consolarlo della mia poca generosità, e un giorno di ritiro per chiedergli di insegnarmi a fissare lo sguardo sulla sua volontà, la sua gloria, il suo Cuore... senza più occuparmi di me!»

«Appena svegliata scrive mi sono messa vicino a Gesù e Gli ho chiesto d'insegnarmi ad amarlo di vero amore: è l'unico mio desiderio! «L'ho supplicato durante il ringraziamento della Comunione di darmi tanta fiducia nel suo Cuore e altrettanta confusione per le mie colpe».

«Mia diletta, Io sono il sole che ti scopre la tua miseria. Più la vedi grande e più devono crescere la tua tenerezza e il tuo amore per Me. Non temere: il fuoco del mio Cuore consuma le tue miserie. Se l'anima tua è una terra infetta incapace di fruttificare, Io sono il giardiniere che la coltiva, manderò un raggio di sole per purificarla... e la mia mano seminerà... Rimani piccola, molto piccola!... Io sono abbastanza grande; sono il tuo Dio, sono il tuo Sposo! E tu la miseria del mio Cuore!»

Anche la Madonna venne a ricordare alla sua figliola che di questa miseria appunto Gesù intendeva servirsi per l'Opera sua.

«- Sì, le anime... ecco ciò che Gesù ama di più! Io pure le amo, perché sono il prezzo del suo sangue e quante di esse si perdono!... Figlia mia, non resistere ai suoi disegni, non rifiutargli niente! abbandonati tutta all'Opera del suo Cuore che non è altro che la salvezza delle anime! Non temere, figlia mia! La volontà di Gesù si adempirà! L'Opera sua si farà!» E disparve.

«- Non si può sapere quanto ami questa casa... Qui ho fissato i miei occhi; qui ho trovato la miseria per farne strumento del mio Amore. Ho affidato la mia croce a questo gruppo di anime, ed esse non la portano da sole perché Io sono con loro e le aiuto. L'Amore si prova con le opere. Ho sofferto perché le amo: tocca a loro di soffrire per amor mio! »

«- Comprendilo bene: sono Io che conduco tutte le cose e non permetterò mai che tu sia guidata per un cammino che non sia il mio. Affidati, e non guardare che Me, la mia mano che ti conduce e la mia tenerezza che ti avvolge con amore di Padre e di Sposo».

«Allora L'ho supplicato di non permettere che io resista mai ai suoi disegni né che le mie mancanze Gli impediscano di compiere l'Opera sua».
«- Le tue miserie, Josefa, non Mi allontaneranno mai. Sai bene che sono esse che hanno attirato i miei occhi su di te!»






Adesso sto per cominciare l'Opera mia

«Signore, non comprendo che cosa sia quest'Opera di cui mi parli sempre».

«Non sai che cosa sia la mia Opera? - Egli risponderà - Essa è opera d'amore. Voglio servirmi di te per manifestare sempre più la misericordia e l'amore del mio Cuore. Le parole e i desideri che trasmetto per tuo mezzo risveglieranno lo zelo di molte anime e impediranno la perdita di molte altre, e sempre più si verrà a conoscere che la misericordia del mio Cuore è inesauribile Di tempo in tempo ho sete di fare udire un nuovo invito d'amore. È vero che non ho alcun bisogno di te, ma lascia che ti chieda amore, e che per mezzo tuo Mi manifesti una volta di più alle anime» 


Sarò Io che farò tutto!

Gesù Sacramentato

«- Se sapessi quanto desidero, Io che ti sono Madre, che tu sia fedele a mio figlio Gesù. Ma non rattristarti se cadi: la sola cosa che Gesù ti chiede è che ti abbandoni alla sua volontà. Il resto lo farà Lui».

Gesù Sacramentato, io lavoro per Te. Come tu vuoi cosi faccio.
Mi abbandono al tuo amore, mi abbandono alla tua provvidenza, mi abbandono alla tua volontà e alle tue disposizioni. Mi lascerò condurre da Te. Starò tranquillo, senza nulla temere, tutto aspettando da Te.

"Lasciati condurre! Il mio Cuore farà tutto. Lasciami disporre di te secondo la mia volontà. Lascia che le cose vadano secondo le mie disposizioni. Non dimenticare che tutto quello che accade rientra sempre nei disegni di Dio. Tu lavora per me, Io lavoro per te. I tuoi interessi sono i miei, i miei interessi siano i tuoi. Occupati dei miei interessi, Io mi occuperò di te. Poco importa della tua debolezza: supplisco Io a tutto ciò a te manca. Poco importa che tu sia miserabile e piccola! Sarò Io che farò tutto! Tu abbandonati al mio amore. Consolami col tuo amore e col tuo abbandono"

«- Lasciami disporre di te secondo la mia volontà.»
«- Questa piaga è tua, ti appartiene. Vedi che non ti rifiuto niente. E tu mi rifiuteresti qualcosa?...»
«Gli faccio così spesso la promessa di non rifiutargli nulla e poi non la mantengo quando giunge l'occasione. Subito dopo sento vivamente il dispiacere che gli procuro, mentre Egli mi ama tanto ed è così buono con me».
«- Sì, il mio cuore ti ama e si compiace anche della tua miseria, che ti mantiene umile. Sai che cosa puoi fare per consolarmi?... Amarmi e soffrire per le anime senza rifiutarmi nulla».

«Occorre che essendo così piccola, ti lasci condurre dalla mia mano paterna, potente e infinitamente forte. Ti adopererò come conviene alla mia gloria e al bene delle anime. Non temere affatto, poiché ti custodisco con cura gelosa, come la più tenera delle madri il suo bambino! Non manco mai alla mia parola!»

«Padre buono, Padre santo, Padre misericordioso! Ricevi il sangue del Tuo Figlio... le sue Piaghe... il suo Cuore! Guarda il suo capo trafitto di spine... non permettere che quel sangue sia una volta di più inutile. Non dimenticare che ancora non è giunto il tempo della giustizia, ma quello della misericordia!»



La debolezza che aveva assunto realmente

Sant'Efrem Siro (ca 306-373)
diacono in Siria, dottore della Chiesa

Con la sua Passione, Gesù provò ciò che i suoi discepoli provano.

"Il Figlio dell'uomo è venuto per dare la sua vita"

"Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice!" (Mt 26,39). Perché hai ripreso Simon Pietro che diceva: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai" (Mt 16,22), tu che ora dici: "Se è possibile, passi da me questo calice!"? Sapeva bene quello che diceva al Padre e che era possibile che quel calice passasse, ma era venuto a berlo per tutti, per pagare con quel calice il debito che la morte dei profeti e dei martiri non poteva pagare.

Chi aveva descritto la sua condanna a morte nei profeti e aveva prefigurato il mistero della sua morte per mezzo dei giusti, quando fu il tempo di consumarla, non ha rifiutato di berlo. Se non avesse voluto berlo, ma respingerlo, non avrebbe paragonato il suo corpo al Tempio con le parole: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere" (Gv 2,19); non avrebbe detto ai figli di Zebedeo: "Potete bere il calice che berrò?" e ancora: "C'è un battesimo che devo ricevere" (Lc 12,50).

"Se è possibile, passi da me questo calice!" Dice così a causa della debolezza che aveva assunto non per finta, ma realmente. Poiché si era fatto piccolo e realmente aveva preso la nostra debolezza, doveva aver paura ed essere afflitto nella sua debolezza. Aveva preso carne, si era rivestito di debolezza, mangiava quando aveva fame, aveva lavorato con fatica, vinto il sonno, perciò doveva compiersi quanto succede alla carne quando è venuto il tempo della sua morte.

Per portare conforto ai discepoli con la sua Passione, Gesù provò ciò che essi provano. Ha preso su di sé la loro paura per mostrare, con l'esempio della sua anima, che non ci si può vantare riguardo alla morte prima di averla subita. Infatti, se chi non teme nulla ha avuto paura ed ha chiesto di essere liberato quando sapeva che era impossibile, quanto più agli altri occorre perseverare nella preghiera prima della tentazione per esserne liberati quando arriverà. Per dar coraggio a coloro che temono la morte, non ha nascosto la sua paura, affinché sappiano che questa paura non li porta al peccato, poiché non vi restano. "Però Padre, - dice Gesù - non come voglio io, ma come vuoi tu!": che io muoia per dare la vita a una moltitudine.


Consumato dal desiderio di morire per la salvezza degli uomini

Santa Caterina da Siena (1347-1380)
terziaria domenicana, dottore della Chiesa, compatrona d'Europa

O Maria, che porti il fuoco divino!

O Maria, Maria, tempio della Trinità, o Maria, portatrice del fuoco, Maria distributrice di misericordia, Maria, che hai fatto germogliare il frutto divino! Maria, redentrice, in certo senso, del genere umano! (La sofferenza della tua carne, nel Verbo, non ha salvato il mondo?) Cristo fu redentore con la sua passione; tu, col dolore del corpo e dell'anima. 

O Maria! Mare tranquillo, distributrice di pace, Maria, terra fertile! Tu sei l'albero nuovo che ha portato il fiore profumato del Verbo, l'unigenito Figlio di Dio. In te, terra fertile, il Verbo è stato seminato. Tu sei sia la terra che l'albero. O Maria, carro di fuoco, tu portavi il fuoco nascosto e velato sotto le ceneri della tua umanità.

O Maria, dolcissimo amore, in te è impresso il Verbo che ci dà la dottrina della vita; tu sei la tavola sulla quale questa sapienza è incisa. Dal momento stesso in cui ha preso dimora in te, il Verbo ha portato la croce del santo desiderio che è come innestato in lui. Appena concepito, è consumato dal desiderio di morire per la salvezza degli uomini, in favore dei quali si incarna. Ed è stata una grande croce quella di portare così a lungo un desiderio che avrebbe voluto realizzare subito.


Per tutta la nostra vita Cristo ci chiama.

San John Henry Newman (1801-1890)
Cardinale, fondatore e teologo

"Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito"

Non veniamo chiamati una sola volta, ma tante volte; per tutta la nostra vita, Cristo ci chiama. Ci ha chiamati dapprima nel battesimo, ma anche dopo; sia che ubbidiamo alla sua voce oppure no, ci chiama ancora nella sua misericordia. Se veniamo meno alle promesse battesimali, ci chiama al pentimento. Se ci sforziamo di rispondere alla nostra vocazione, ci chiama ad andare sempre più avanti, di grazia in grazia, di santità in santità finché avremo vita. 

Abramo è stato chiamato a lasciare la sua casa e il suo paese (Gen 12,1), Pietro le sue reti (Mt 4,18), Matteo il suo lavoro (Mt 9,9), Eliseo la sua fattoria (1 Re 19,19), Natanaele il suo luogo in disparte (Gv 1,47). 
Senza sosta tutti siamo chiamati, da una cosa ad un'alta, sempre più avanti, senza avere nessun luogo per riposarci, ma salendo verso il nostro riposo eterno, e ubbidendo ad una chiamata interiore con l'unico scopo di essere pronti a sentirne un'altra. 

Cristo ci chiama senza sosta, per giustificarci senza sosta; senza sosta e sempre di più, vuole santificarci e glorificarci. Occorre che lo capiamo, ma siamo lenti ad accorgerci di questa grande verità, che cioè Cristo cammina, in certo senso, in mezzo a noi, e con la mano, gli occhi, la voce, ci fa cenno di seguirlo. 
Non comprendiamo che la sua chiamata accade proprio in questo momento. Pensiamo che è accaduta al tempo degli apostoli; ma noi non crediamo, non l'aspettiamo come veramente rivolta anche a noi.


Santa Maria Maddalena de Pazzi

Santa Maria Maddalena de Pazzi
Venite ad amare l’Amore!

Maria Maddalena, al secolo Caterina, nasce a Firenze il 2 aprile 1566.
Nel 1582 Caterina entrò in convento, vestendo l’abito carmelitano, e prendendo un nuovo nome: Maria Maddalena.

Già durante il noviziato fu colpita da una misteriosa e dolorosa malattia. Per i dottori non c’era niente da fare, loro vedevano già le porte del Paradiso aprirsi per la giovane suora. La madre superiora poi, molto premurosa, le permise di fare in anticipo la professione religiosa, per questo la portarono in cappella: era il mattino del 27 maggio 1584, festa della Santissima Trinità.

Subito dopo entrò in estasi molto profonda, che la unì spiritualmente alla Trinità, durante la quale, come lei stessa affermò, aveva offerto a Dio il proprio cuore. Si “risvegliò” tra le lacrime, di consolazione e di gioia, per quello che aveva sperimentato. Maria Maddalena guarì miracolosamente; riprese la propria formazione principalmente con lo studio della Scrittura (i Vangeli in particolare), dei Padri della Chiesa (in primis S. Agostino), e gli scritti dei Santi (con un posto d’onore per S. Caterina da Siena).

Quella prima esperienza soprannaturale non rimase isolata, infatti i fenomeni estatici continuarono in modo impressionante anche in seguito. L’8 giugno 1584 vide il dramma della Passione del Cristo; due giorni dopo scambiò il proprio cuore con quello di Gesù, il 28 giugno ricevette le stigmate e alcuni giorni dopo, il 6 luglio, la corona di spine. Nell’aprile dell’anno seguente ricevette dal Cristo un anello, simbolo delle nozze mistiche. Questi rapimenti, puro dono di Dio, avvenivano non solo durante la preghiera ma anche durante altre attività, come affermarono i testimoni.

Durante i momenti di estasi Maria Maddalena afferma di “essere sposa e non serva” di Dio, e di agire nell’alleanza sponsale con il Signore, ricca di un amore puro e senza alcuna contropartita, come quello del Figlio.

Decide di dedicarsi alla formazione delle novizie, diventandone il punto di riferimento. “Venite ad amare l’Amore!”, chiede alle consorelle, esortandole a diffondere l’annuncio dell’amore di Dio per ogni creatura. Poco dopo, però, si ammala gravemente di tubercolosi: per tre anni patisce atroci sofferenze che la costringono a ritirarsi dalla vita attiva della comunità e a immergersi totalmente nel “nudo patire”, per amore di Dio. 

La morte la coglie il 25 maggio 1607, a soli 41 anni. Ma la sua fama di santità si è già sparsa e nemmeno vent’anni dopo, nel 1626, Papa Urbano VIII la proclama Beata. Sarà poi Clemente IX a canonizzarla, il 28 aprile 1669. Oggi le sue spoglie riposano nel Monastero a lei dedicato, situato nel quartiere Careggi di Firenze.


Santa Filippina Duchesne

Santa Filippina Duchesne

Nella città di Saint-Charles in Missouri negli Stati Uniti d’America, Santa Filippina Duchesne, vergine delle Suore del Sacro Cuore di Gesù, ( Istituto fondato da Santa Maddalena Sofia Barat). Nata in Francia, al tempo della rivoluzione e recatasi poi in America, aggregò una comunità religiosa e vi istituì numerose scuole.


Mi ha fatto entrare nel suo Cuore. Misterioso privilegio.

«- Che vuoi dirmi, Josefa?»
«Egli mi guardava con tenerezza e compassione.

«- Vieni: poiché sei niente, entra nel mio Cuore. È così facile al niente di perdersi in questo abisso di amore!» «Allora mi ha fatto entrare nel suo Cuore» - continua Josefa, impotente ad esprimere qualcosa di quel misterioso privilegio.

«- In questo modo consumerò la tua piccolezza e la tua miseria. Agirò in te, parlerò per tuo mezzo, mi farò conoscere per mezzo di te. Quante anime troveranno la vita nelle mie parole! Quante riprenderanno coraggio comprendendo il frutto dei loro sforzi! Un piccolo atto di generosità, di pazienza, di povertà... può divenire un tesoro capace di acquistare al mio Cuore un gran numero di anime... Tu, Josefa, presto sparirai, ma le mie parole rimarranno»

«Allora gli ho esposto i miei timori, poiché ho sempre paura di non essere fedele. Mi ha fissato e con una bontà inesprimibile ha aggiunto: «- Non temere. Ti maneggerò come converrà meglio alla mia gloria e al bene delle anime. Abbandonati all'Amore, lasciati guidare dall'Amore, e vivi perduta nell'Amore!»


Poco importa la loro debolezza. Non si scoraggino!

Temendo di non ricordarsi esattamente le sue parole e di alterare così il pensiero del Maestro. 
Ecco che improvvisamente le appare e Josefa scrive: «Lui stesso mi ha detto: - Poco m'importa! Quando tu scriverai Io ti dirò tutto. Nessuna delle mie parole andrà perduta! Niente di ciò che ti dico verrà mai cancellato. Poco importa che tu sia miserabile e piccola fino a questo punto! Sarò Io che farò tutto!

«Dimostrerò che l'Opera mia poggia sul niente e sulla miseria e che questo è il primo anello della catena di Amore che preparo alle anime da tutta l'eternità. Mi servirò di te per mostrare che amo la miseria, la piccolezza, il niente. Farò conoscere alle anime fino a qual punto il mio Cuore le ama e le perdona, e come mi compiaccio delle loro stesse cadute... sì, scrivilo... me ne compiaccio! 

Leggo nel fondo delle anime e vedo il loro desiderio di piacermi, di consolarmi, di glorificarmi... e l'atto di umiltà che sono costrette a fare vedendosi così deboli, è proprio quello che consola e glorifica il mio Cuore. Poco importa la loro debolezza: supplisco Io a tutto ciò che loro manca. Farò conoscere come il mio Cuore si serve della stessa debolezza per dare vita a molte anime che l'hanno perduta.

Farò conoscere che la misura del mio amore e della mia misericordia verso le anime cadute non ha limite. Desidero perdonare, mi riposo perdonando. Sono sempre pronto, aspettando con amore che le anime vengano a me. Non si scoraggino! Vengano e si gettino nelle mie braccia! No, non temano affatto: sono il loro Padre!

Molte mie spose non comprendono abbastanza quello che possono fare per attirare al mio Cuore delle anime immerse in un abisso d'ignoranza, senza sapere quanto Io desidero avvicinarle a me per dar loro la vita... la vera vita.

Sì, t'insegnerò i miei segreti di amore, Josefa, e tu sarai un esempio vivente della mia misericordia, poiché se ho tanto amore e predilezione per te, che non sei che miseria e niente, che cosa non farò per altre anime molto più generose di te?»

«Mi ha permesso di baciargli i piedi ed è scomparso».


Riparare le miserie delle une con gli atti delle altre

«Gli ho chiesto perdono per quelle anime e per me, che tanto spesso mi riservo qualcosa: l'ho supplicato di ricevere in riparazione gli atti e l'amore di quelle anime che desiderano consolarlo, ed Egli con bontà mi ha risposto: «- Questo è ciò che voglio: riparare le miserie delle une con gli atti delle altre».

Dopo la Comunione, Gesù con una grande compassione mi disse: «Miseria, nulla: questo è il tuo nome. Piccola vuol dire ancora qualche cosa, ma tu, Josefa, sei niente!»

Diceva queste parole con tanto amore che l'anima mia si aprì alla fiducia e dissi: «Sì, è vero, o Signore, sono niente e vorrei essere ancora meno, perché il niente non ti resiste né ti offende, giacché non esiste, ed io, ti resisto... ti offendo!...»

«- Sei proprio convinta del tuo nulla?... Ormai le parole che ti dico non si cancelleranno mai più!»
«Ho risposto quanto abbia paura che Egli voglia mettere nelle mie mani l'Opera d'amore, perché sono capace di guastare tutto, malgrado i miei buoni desideri. Dal suo Cuore scaturì allora una fiamma che m'infuocò».

«- Incomincia l'Opera mia aggrappata alla mano di mia Madre! Non basta ciò per darti coraggio?»
«Sì, o Signore, un gran coraggio e una grande fiducia! Dimmi ciò che potrei fare per ottenere da questa Madre cara che non mi lasci mai tradire l'Opera tua, che mi conservi sempre fedele ai tuoi disegni, che mi protegga e che il tuo Cuore mi sostenga perché è il mio unico desiderio!»

Allora, dopo un istante di silenzio, Gesù risponde come se si raccogliesse prima di pronunziare parole di somma importanza: «- Poiché il mio Cuore vuole servirsi di vili strumenti per compiere la più grande Opera del suo amore, ecco ciò che farai in preparazione ad essa, durante i giorni che precedono l'Assunzione di mia Madre: Approfondirai bene il nulla dei miei strumenti.  Ti affiderai interamente alla misericordia del mio Cuore e prometterai con tutta l'anima di non resistere mai alle mie richieste per quanto possano sembrarti crocefiggenti. Giovedì farai l'ora santa per consolare il mio Cuore delle resistenze delle anime scelte. Venerdì ti chiedo un atto di riparazione per le offese e le pene che ricevo da queste anime».


Lasciati condurre! Il mio Cuore farà tutto.

«- Josefa, mia sposa, lascia che mi dilati in te. La mia grandezza farà sparire la tua piccolezza. Ormai lavoreremo sempre uniti. Io vivrò in te e tu vivrai per le anime». 
«- Lasciati condurre! Il mio Cuore farà tutto, la mia misericordia agirà e il mio amore annienterà tutto il tuo essere».

«- Sta' in pace, figlia mia - disse la Madonna - Non riservarti nulla e non occuparti che del momento presente. Gesù condurrà te e le tue Superiore. Non separarti mai da loro, conservati fedele e sottomessa al volere di mio Figlio, soprattutto nelle ore difficili. Il mio divin Figliuolo vuol servirsi di questo piccolo strumento per la sua gloria e ciò malgrado tutti gli sforzi del nemico».

Confidavo alla Madonna questa mia grande pena. La pregavo di chiedere perdono a Gesù, di ripetergli la mia felicità di appartenergli e che il mio unico desiderio è di amarlo! Ma che si degni considerare la piccolezza mia!... Le parlavo così a cuore aperto, quando Gesù comparve improvvisamente, mi si accostò e disse: «- Non temere! Sono il tuo Salvatore e il tuo Sposo! Oh, quanto le anime poco comprendono queste due parole! Ecco l'opera che voglio compiere per tuo mezzo: il desiderio più ardente del mio Cuore è la salvezza delle anime, e voglio che le mie spose, specialmente quelle del mio Cuore, sappiano bene con quanta facilità possono darmi anime. Farò loro conoscere per tuo mezzo il tesoro che così spesso disperdono perché non approfondiscono bene queste due parole: Salvatore, Sposo».

Il giorno dopo, la Madonna le si manifesta durante la preghiera della sera: «- Figlia mia cara, non affliggerti per le tue mancanze. Cadrai ancora più di una volta, ma l'amore ti rialzerà sempre, poiché sei sostenuta da uno sposo che ti ama e che è il tuo Dio».

«- Questa notte Egli ti porterà la croce!» «E, appoggiandomi la mano sulla spalla aggiunse: «- Non considerare la tua piccolezza: pensa al tesoro che ti appartiene; poiché se sei tutta sua, Egli è tutto tuo!»

«- Vengo a portarti la mia croce».
«La depose sulla mia spalla: Gli dissi la mia gioia e il mio desiderio di dargli sollievo, malgrado la mia piccolezza». Allora Josefa gli parla subito delle anime e soprattutto dei peccatori, suo pensiero
dominante: «Sì: molte anime mi offendono, molte si perdono; - risponde con tristezza - ma quelle che feriscono più il mio Cuore sono anime che amo tanto e che tuttavia si riserbano sempre qualche cosa e non si danno interamente a me. Eppure, non do loro prove sufficienti di amore?... non do loro tutto il mio Cuore?»





Grazie Gesù per l'incomparabile dono dei voti!

«O Gesù! Grazie per questo incomparabile dono dei voti!

«Il mio voto di povertà! 
Che cosa ho voluto con esso?... So che ormai non ho più diritto a niente: tutto quello che mi vien dato in uso è un'elemosina che mi si fa. Ho poi lasciato tutto quello che più amavo sulla terra: la mamma, la sorella, la casa, la patria, per non possedere altro che Gesù Cristo... Ma sopra tutto devo spogliarmi di me stessa... Gesù sarà il mio tutto, e non avrò altro desiderio ed altra ambizione che Lui! Egli è la mia forza e la mia pace: non voglio che Lui, niente che non mi conduca a Lui.

Il mio voto di castità! 
Oh, quanto sono felice nella vita religiosa! Chi potrà rapirmi tale tesoro? Il mondo non esiste più per me: mi trovo in un giardino chiuso, i cui fiori sono tutti differenti. Vivrò sempre in questo giardino, fra questi fiori, riservata al Giardiniere divino. Egli mi coltiva e io lo rallegro. Mi ama e io l'amo! Tutto il resto, per me è nulla!... O purissimo Gesù! Sposo delle vergini! Ti amo perché sei la purezza per essenza, quella che ha attirato il mio cuore fin dai primi anni! "Gesù è lo sposo delle vergini". Questa parola è stata sufficiente per farmi gustare gli incanti riservati alle tue spose e fin d'allora la mia anima è stata il piccolo fiore che non desidera spandere profumo se non per te! O Gesù! concedi al piccolo fiore di non perdere mai il candore della grazia, né l'amore alla verginità.

E il mio voto d'obbedienza?
Esso mi lega alle mie legittime superiore, e mi fa vedere in esse Te che mi parli e mi manifesti la tua volontà. Ma il mio amore deve spingermi più in là, e non soltanto devo obbedire ad ogni autorità qualunque essa sia, ma anche alla voce interiore che mi parla all'anima e che talvolta fingo di non sentire, perché mi costa fare quanto mi dice, o dire ciò che mi ordina di trasmettere. Sì, Signore, obbedirò per amore, senza domandare il come, né il perché, senza esitare né mormorare, perché non è più la mia volontà, ma la Tua, Gesù, che vive in me, e tutto questo per amore tuo».

E conclude:
«Tutto il giorno mi sono sentita così felice che non sapevo più che cosa dire a Gesù e alla Madonna...»


Santa Maddalena Sofia Barat

Santa Maddalena Sofia Barat

A Parigi, santa Maddalena Sofia Barat, vergine, che fondò la Società del Sacro Cuore di Gesù e si adoperò molto per la formazione cristiana delle giovani.

"Lo spirito della società è fondato essenzialmente sull'orazione e la vita interiore, e il suo fine è di glorificare il Sacro Cuore".

"Non dimenticare, figlia mia, che tutto quello che accade rientra sempre nei disegni di Dio". (Santa Maddalena Sofia Barat).

Madre Barat viaggiò instancabilmente su e giù per la Francia e in molti paesi europei. Trattò con personalità, negoziò, comprò, costruì e cedette case, a volte in contesti ostili. Ne fondò in Svizzera, Inghilterra, Austria, Italia, Irlanda, Belgio, Spagna, Olanda, Germania, Polonia e pure in Algeria. Si recò tre volte a Roma e a Torino (1823) collaborò con Tancredi e Giulia di Barolo, anch’essi impegnati nella istruzione della gioventù. Per merito di S. Filippina, nel 1818, l’Istituto andò oltre oceano, in America del Nord, e in condizioni durissime raggiunse persino le tribù Potawatomi.

L’epistolario della Fondatrice conta migliaia di lettere, spesso scritte durante i viaggi: con esse guidava le suore sparse per il mondo. Affermava: “ il troppo lavoro è un pericolo per un’anima incompleta, per chi ama Nostro Signore esso è un abbondante raccolto”. Madre Barat diede vita complessivamente a centocinque case. Nel dicembre del 1826 la Società ebbe, con una celerità inusuale, l’approvazione pontificia di Leone XII.

La spiritualità di S. Maddalena Sofia era ispirata a S. Ignazio di Loyola e alla devozione al Sacro Cuore. Diceva: “Questa piccola Società è tutta consacrata alla gloria del Sacro Cuore di Gesù e alla propagazione del suo culto; tale è il fine che devono prefiggersi tutte quelle che ne diverranno membri”, “lo spirito della Società è fondato essenzialmente sull’orazione e la vita interiore”. Compito principale è l’educazione della gioventù per “rifare nelle anime i fondamenti solidi della fede nell’Eucaristia ed allevare una folla di adoratrici”. 

Venerava la Vergine Maria, “Mater Admirabilis”, guardando al suo “Cuore Immacolato” che svela i tesori della vita interiore e come “Madre Addolorata”, per restare “fedeli e calme ai piedi della Croce”. Dal carattere garbato e imparziale, fu perseverante nelle grandi fatiche che dovette affrontare. Ebbe il merito di istruire le donne, in un contesto sociale rinnovato, quando la cultura era prerogativa maschile.

Nel 1864, ormai ottantacinquenne, voleva dimettersi ma le suore non rinunciarono alla sua guida. Le fu affiancata una vicaria. L’anno successivo fu colpita da una paralisi nella Casa Madre di Parigi. Spirò il 25 maggio 1865, festa dell’Ascensione del Signore. Per umiltà non aveva mai acconsentito ad un ritratto che fu dunque fatto sul letto di morte. La congregazione contava tremilacinquecento suore, in sedici paesi.




 

Tu lavorerai per me, Io lavorerò per te.

Feci la Comunione. Allora vidi Gesù, così bello! Aveva il Cuore infiammato e la ferita tutta aperta; ne usciva come una forza che mi attirò, mi fece entrare fino in fondo e mi trovai perduta in quel Cuore.

«- Ora sono contento - disse - perché ti tengo prigioniera nel mio Cuore. Da tutta l'eternità sono tuo: ora tu sei mia per sempre! Tu lavorerai per me, Io lavorerò per te. I tuoi interessi sono i miei, i miei interessi sono i tuoi. Vedi come ti sono stato fedele! Ed ora sto per cominciare l'opera mia».

Casa di spiritualità

Signore, se a Te piace, nel tuo nome, collaboriamo e costruiamo un piccolo Centro di Spiritualità Eucaristica: un luogo di incontro con Te, Dio Sacramentato, una piccola scuola di vita spirituale, una piccola fucina di santità, una piccola oasi di rifugio, di pace, di silenzio e di riposo per chi è nella ricerca o nel dolore, un Cenacolo dove lo Spirito Santo effonde i suoi doni, un piccolo punto di attrazione per progetti e sviluppo di piccole opere di misericordia, una piccola comunità di fratelli e sorelle, ospitali e solidali, nel tuo nome. 

Un luogo per ospitare gruppi, sacerdoti, religiosi, laici adulti, bambini, giovani. Casa per Ritiri di ascolto e discernimento, Esercizi Spirituali, Corsi Biblici, Corsi di formazione e di approfondimento.
Una piccola casa per Convitto, Ferie / Vacanze / Turismo del Week end.

Convento Celleno


Sto per sposare un Re

«Giorno per me di profonda pace, mentre aspetto il momento che mi unirà per sempre a Lui - scrive. - Quando verrà, non deve trovare niente in me che gli dispiaccia o che possa impedire il suo ingresso. Purificare bene la dimora dell'anima mia. Sto per sposare un Re che porta ricchezze sovrabbondanti. Mettere da parte il mio povero giudizio per pensare come Lui, volere come Lui, assoggettarmi in tutto ai suoi gusti».

Ella scrive a lungo ciò che il suo cuore contiene d'intenzioni e di desideri, «così numerosi - dice - che domani non avrò il tempo di esporli tutti a Nostro Signore. Metterò questa lettera sul mio cuore ed Egli la leggerà durante il mio ringraziamento, mentre avrò appena pronunciato i voti, e non potrà rifiutarmi nulla!»

«Quanto a me, mi dono tutta a Te corpo e anima, con il solo desiderio di glorificare il tuo Cuore che amo tanto. Fa' che tutto il mondo ti conosca e che le anime a Te consacrate ti amino sempre di più. Nulla potrà più separarci, né la vita, né la morte! Infiammami del tuo amore e non darmi altra consolazione che quella di consolare il tuo Cuore. Ricevi questa lettera dalle mani della santissima Vergine. Quaggiù e per l'eternità sono ormai: «Maria Josefa Menéndez di Gesù».


Tu mi ami come se non Ti avessi mai offeso!

«Signore, eccoti sulla croce! Tu stai per morire e il tuo Cuore sta per aprirsi per me. Cuore del mio Gesù, mostrami quell'apertura e lasciami penetrare fino in fondo! La mia dimora è nel suo Cuore. Là resterò nascosta, là lavorerò, soffrirò, mi consumerò!... Più sarò piccola, più potrò discendere fino in fondo a quell'abisso di Amore... Che gioia conoscere quel Cuore e divenire sua sposa!...»

«Signore! Sono capace di ben poco, ma ti prometto di seguire il cammino che mi hai indicato. Se vacillerò (ed avverrà più di una volta) non perderò coraggio, ma Ti amerò più ancora per la tenerezza che hai per me, Tu che mi ami come se non Ti avessi mai offeso! Anche se cadrò, mi rialzerò subito per correre al tuo Cuore».


La misura della sofferenza sarà quella della consolazione

«Gesù nel deserto è tentato: - scrive - permette che il diavolo si accosti a Lui, per darmi coraggio ed insegnarmi che la tentazione è il crogiuolo della virtù. Non so se Gesù ha sperimentato la tentazione nella vita nascosta, ma vuol passare per questa prova quando sta preparandosi alla vita pubblica».

«Così quando il Signore vuol servirsi di un'anima tiene la stessa linea di condotta: per renderla solida nella vita interiore comincia col nasconderla; poi, quando si avvicina il tempo di realizzare i suoi disegni, l'abbandona alla tentazione per fortificarla, preservarla da ogni vanità e renderla mediante la propria esperienza più utile al prossimo».

«Devo aver fiducia nel suo Cuore che veglia su di me. E la misura della sofferenza (non me l'ha mostrato più di una volta?...) sarà, un giorno, quella della consolazione».

La vista di Gesù agonizzante viene ancora a confermarla nella sua generosità: «Qual insegnamento Tu mi dai qui, o Signore agonizzante! Nel tempo della tentazione e della desolazione devo ricorrere alla preghiera per aver sollievo, ma soprattutto per trovare la forza di compiere la tua volontà».

«Quanto duro sarebbe il mio cuore se davanti alla passione di Gesù non mi decidessi a seguirlo nel cammino che mi ha assegnato, quello dell'umiliazione, della rinuncia, del completo abbandono di me stessa!»


Gesù, ci amiamo e siamo sposi in eterno!

«Gesù, - scrive - vieni in mio aiuto! Vedi in quali tenebre sono immersa! Non abbandonarmi nelle mani dei miei nemici!»

Poi, dopo la meditazione «dei due stendardi»:
«Tu sai, Signore, che da molti anni non ho altro desiderio che di appartenerti, vivere per Te ed amarti. Adesso mi sento sul punto di cedere. Oh, guardami! E sparirà il pericolo; ma guardami, Signore! Mancano soltanto due giorni... se non trovo la pace in Te, dove andrò a cercarla?».

«Tu sai, Gesù, quanto ho sospirato questo ritiro dei miei voti! Ed ecco che lo trascorro in giorni di timore e di disgusto, di turbamento e di sofferenze... Perché il demonio ha tanta libertà...?»

Poi, rianimandosi nella fede: «Signore, attendo tutto dal tuo Cuore: voglio essere tutta tua, e te lo ripeto nel momento più terribile che abbia mai attraversato! Tu sai bene in quale desolazione sono immersa!».

«Signore! Dove andrò! A chi darò me stessa, se non a Te? Non provo più nessun desiderio né attrattiva, ma voglio rimanere fedele! Sono pronta a fare tutto quello che vorrai, a soffrire quanto vorrai, a seguirti dove mi condurrai, a donarmi con la più completa generosità, poiché Tu sei il mio Signore e il mio Dio e sei Tu che mi hai scelta... O Cuore pieno di amore e di misericordia! usami compassione... non permettere che soccomba, dammi forza per resistere, costanza per perseverare, amore per soffrire...»

«Gesù, quanto Ti ringrazio di avermi reso la luce e la pace! Sono pronta per tutto quello che vorrai da me. Tutta la vita ho amato Te solo e nessuno sapeva che Ti appartenevo. Adesso il cielo e la terra sapranno che ci amiamo e che siamo sposo e sposa in eterno!»


Meditazione dell'Incarnazione

«La meditazione dell'Incarnazione mi ha infuso coraggio prosegue - vedendo Gesù umiliarsi per fare la volontà del Padre. Così debbo sottomettermi umilmente alla volontà sua, qualunque essa sia... amare questa dipendenza e questa soggezione. L'anima mia deve trovarsi nella disposizione abituale di tutto fare, tutto soffrire, tutto sacrificare per compiere la volontà di Dio. Voglio vivere in uno spogliamento assoluto affinché Egli possa realizzare in me i suoi disegni».

La contemplazione della Natività riconduce nell'anima sua la gioia del giorno di Natale:
«Gesù, vita mia! Potrei desiderare qualche cosa contemplandoti in questo estremo spogliamento? Gesù mio, così piccino, quanto sei bello!... Mi avvicino a quella paglia ove riposi, bacio il tuo piedino, la tua manina... guardami con i tuoi occhietti incantevoli, dimmi di non temere poiché sei il mio Salvatore e mi ami di un Amore infinito.

- Figlia mia, voglio che tu sia tutta mia.
- Lo sono già, Signore, lo sono per sempre!»


Meditazione della morte

«Gesù mi ha dato l'essere, la vocazione, i mezzi di servirlo secondo i suoi disegni - scrive. - Egli ha su di me ogni diritto. Debbo abbandonarmi al suo volere con piena sottomissione. Poco importa se il cammino mi costa... La misura del mio abbandono sarà un giorno quella della mia felicità e troverò sempre la vera pace nel compiere la volontà divina rinunciando interamente a me stessa.

«Nella meditazione della morte ho trovato la forza di soffrire pensando che sarà una grande gioia nell'ultimo giorno l'aver sofferto per Dio. - Tu sai, o Signore, quanto desideri unirmi a Te per non perderti più! Perciò non è la morte che mi spaventa, bensì la vita.

Tuttavia so che non mi abbandonerai e se vorrai farmi soffrire sarò contenta, purché possa consolarti. Fa' che la mia vita sia tutta fedeltà affinché la mia morte non sia che letizia!

«Con il figliuol prodigo ho un desiderio vivo di gettarmi nel tuo Cuore, Gesù, e là deporre il carico delle mie miserie. Sono certa di essere ben ricevuta, poiché, per quanto grandi siano le mie colpe, molto più grandi sono la tenerezza e la misericordia del tuo Cuore!»

«Signore - scrive - tu vedi la mia estrema povertà, tuttavia chi può vederti il primo al combattimento, senza desiderare di seguirti? Io non mi arresterò dinanzi ai timori della natura, ma guarderò piuttosto alla gioia di camminare sulle tue tracce. Adoperami secondo il tuo desiderio: Tu sei il mio re! Abbandono tutto per trovare il tutto, e ti ripeto: mai mi separerò da Te, ti seguirò dove vorrai condurmi.


Ti seguirò dove mi condurrai.

«Signore, Tu vedi ciò che sono... ma piuttosto che abbandonarti e mancare di fedeltà al tuo invito, preferisco mille volte soffrire.
Incomincio questo ritiro senz'alcuna attrattiva: tuttavia fa' di me e in me tutto quello che vuoi. L'unica cosa che ti chiedo è di tenermi stretta alla tua volontà e che quaggiù io non faccia mai altra cosa che il tuo beneplacito».

«Questo giorno, invocato da me con tanto entusiasmo è giunto finalmente; ma quale gelo in cuore! Mi sento senza forze e senza amore, però, che diverrei senza il mio Gesù? poiché l'amo immensamente, quantunque non senta di amarlo. Mi lascerò dunque guidare e farò questo ritiro perché so che è la Sua volontà. Sono sicura che anche in mezzo alla più grande oscurità Egli prepara l'anima mia all'unione con Lui».


Consolami col tuo amore e col tuo abbandono

«- Desidero tanto venire a te, Josefa... e tu vorresti ricusarmi l'entrata?...»

«- Josefa!»
«Sentii il bisogno di dirgli tutte le mie debolezze».
«- Non puoi sapere - rispose quanto il mio Cuore si compiace di perdonare quelle colpe che non sono altro che fragilità. Non ti preoccupare. Appunto perché sei così debole ho fissato gli occhi su di te».

Egli è così buono, così condiscendente, che Josefa osa esporgli il suo ardente desiderio: vorrebbe tanto, malgrado tutte le prove delle sue giornate, seguire gli esercizi comuni.

«- Lasciami disporre di te secondo la mia volontà - risponde il Signore. - A chi credi che la vita comune piaccia di più? A te o a me?...»

«- Che vuoi, Josefa?»
«Baciare le tue piaghe, Signore».
«- Baciale!»
Egli stesso le mostrò i piedi, quindi le mani e infine il suo Cuore: «- Questa piaga è tua, ti appartiene. Vedi che non ti rifiuto niente. E tu mi rifiuteresti qualcosa?...»

«Gli faccio così spesso la promessa di non rifiutargli nulla e poi non la mantengo quando giunge l'occasione. Subito dopo sento vivamente il dispiacere che gli procuro, mentre Egli mi ama tanto ed è così buono con me».
«- Sì, il mio cuore ti ama e si compiace della tua miseria. Sai che cosa puoi fare per consolarmi?... Amarmi e soffrire per le anime senza rifiutarmi nulla».

«Gli avevo detto quanto desiderio avevo di riceverlo perché ho fame di Lui, e quanto più mi sento miserabile, tanto più Lo supplico di recarmi Lui stesso il rimedio per tanta miseria». 

Lo vidi dopo la Comunione con le braccia tese.
«- Desidero imprigionarti tutta nel mio Cuore - disse - poiché il mio Amore per te è infinito. E nonostante le tue colpe e le tue miserie mi servirò di te per far conoscere a molte anime il mio Amore e la mia misericordia. Ce ne sono tante che ignorano la bontà del mio Cuore! Ed è il mio unico desiderio che queste anime si gettino e si perdano nell'abisso senza fondo del mio Cuore».
Così, già per la seconda volta, le rivela la sua prossima missione. E siccome Egli legge nell'intimo dell'anima ciò che ella non osa esprimere, aggiunge subito: «- Quando sentirai la tua debolezza e la paura ti invaderà, vieni qui a cercare la forza!».

«- Figlia mia, non è vero che non abbandonerai mai mio Figlio?»
«No, Madre mia, mai!»