A gloria Tua, concedimi quello che vuoi e Ti domando

Maria Madre di Gesù Sacramentato
Abbi fede di averlo ottenuto e ricevuto.
Gesù Sacramentato, a gloria Tua, concedimi la grazia che Ti chiedo, oppure, se non lo trovi conveniente, toglimi questo desiderio, sempre a gloria del Tuo nome. O Signore, rendimi come Tu mi vuoi. Concedimi quello che Tu vuoi e quando vuoi, a gloria Tua. Concedimi la fede di aver ottenuto quanto Ti ho chiesto. Mio Dio e Salvatore, a Te affido ogni mia faccenda. Amen

E Gesù disse loro: "Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: se uno dice a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Quello che chiedete nella preghiera abbiate fede di averlo ricevuto e vi sarà concesso." (Mc 11,22-24)



Adempirà tutti i miei voleri

Beata Maria di Gesù
Aiuta anche me ad ascoltarti.
O Dio, Trinità misericordiosa, avvenga anche per me, oggi, la testimonianza che Tu, suscitando Davide come re, hai reso : "Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri". (At 13,13-25) Aiuta anche me ad ascoltarti, e a cercare solo Te e la tua volontà, ed essere un uomo secondo il Tuo cuore, che adempirà tutti i tuoi voleri e desideri, cosi che Tu, o Trinità beata, puoi testimoniare anche di me: "Ho trovato Salvatore, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri". Amen

Signore Gesù Sacramentato, concedimi questa grazia, Tu che ci hai detto: "In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò." (Gv 14,12-14) Signore ti prego, aiutami.


Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me

San Pio da Pietrelcina (1887-1968)
Sacerdote cappuccino

Dopo l'amore del nostro Signore, ti raccomando l'amore della Chiesa, sua Sposa. Essa è, in certo senso, la colomba che cova e fa nascere i piccoli dello Sposo. Rendi grazie sempre a Dio di essere figlia della Chiesa, sull'esempio di tante anime che ci hanno preceduto in questa via beata. 

Abbi molta compassione per tutti i pastori, i predicatori e le guide spirituali; ce ne sono su tutta la faccia della terra. Prega Dio per loro, affinché, salvando se stessi, siano fecondi e procurino la salvezza alle anime. 

Pregate per le persone perfide come per quelle ferventi, pregate per il Santo Padre, per tutte le necessità spirituali e temporali della Chiesa; essa infatti è nostra madre. Fate anche una preghiera speciale per tutti coloro che operano alla salvezza delle anime per la gloria del Padre.

L'amore del Signore è da sempre.

Sal 102

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all'ira e grande nell'amore.
Non è in lite per sempre,
non rimane adirato in eterno.

Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono,
perché egli sa bene di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.

Ma l'amore del Signore è da sempre,
per sempre su quelli che lo temono,
e la sua giustizia per i figli dei figli,
per quelli che custodiscono la sua alleanza.


Rivestiti dell'abito nuziale, cioè della carità

Santa Caterina da Siena (1347-1380)
terziaria domenicana, dottore della Chiesa, compatrona d'Europa

L'unione con Dio e la salvezza delle anime

Elevandosi al di sopra di sé, un'anima tormentata da un grandissimo desiderio dell'onore di Dio e della salvezza delle anime, arriva a esercitarsi per qualche tempo nella pratica delle virtù ordinarie e si chiude nella cella della conoscenza di sé stessa, per conoscere meglio la bontà di Dio verso di lei. Perché l'amore segue la conoscenza e, amando, l'anima cerca di seguire la verità e di rivestirsene. Nulla fa gustare meglio alla creatura questa verità, nulla le procura tanta luce quanto l'orazione umile, continua, fondata sulla conoscenza di sé stessa e di Dio. L'orazione così intesa e praticata unisce l'anima a Dio. 

Seguendo le orme di Cristo crocifisso, per desiderio, per affetto, per unione d'amore, l'anima diventa un altro lui stesso. Non è forse questo che Cristo ha voluto insegnarci quando ci ha detto: "Chi mi ama e osserva la mia parola, io mi manifesterò a lui: egli sarà una cosa sola con me e io con lui" (Gv 14,21). Troviamo in molti luoghi parole simili. Poiché Cristo è Verità, esse ci mostrano chiaramente che, attraverso l'amore, l'anima diventa una cosa sola con Lui. 

Per chiarire meglio questo concetto, ricordo di aver appreso da una serva di Dio che, in un grande rapimento spirituale che ha avuto durante la preghiera, Dio, squarciando i veli, le ha fatto contemplare l'amore che ha per i suoi servi. Tra le altre cose le ha detto: "Apri l'occhio della tua comprensione e guarda in Me; vedrai la dignità e la bellezza della Mia creatura razionale. Oltre alla bellezza che ho dato all'anima creandola a Mia immagine e somiglianza, contempla coloro che sono rivestiti dell'abito nuziale, cioè della carità, ornato dalla moltitudine delle virtù. Questi sono uno con Me nell'amore".


Offrirsi con Gesù, pregando per tutti.

Maria Madre del Santissimo Sacramento

Signore Gesù Sacramentato,
eccomi prostrato ai tuoi piedi, per ascoltarti, per adorarti, per servirti.
Eccomi qui per chiederti la forza e l'amore di compiere la tua volontà. 
Sono qui per compiacerti e contentarti, quanto posso.
Sono qui alla tua sacramentale e reale presenza, per ringraziarti, per consolarti e farti compagnia, per unirmi a te nel riparare i miei peccati e quelli del mondo intero e risarcirti dell'amore che non ti abbiamo dato. Sono qui per intercedere in unione con te per tutti i nostri bisogni morali, spirituali, corporali e materiali.

O Signore Gesù, con cuore sincero, oggi io mi dono a te in perpetuo servizio, in obbedienza e in sacrificio di lode perenne e riparazione.  Senza di Te nulla sono, nulla posso, nulla valgo. Accettami, insieme con l'offerta santa del tuo corpo prezioso, che io - alla presenza e con l'assistenza invisibile degli angeli - ora ti faccio, per la mia salvezza e per la salvezza di tutti.

Quanto hai fatto ricadere su di noi, Signore, l'hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato, non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti. Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da' gloria al tuo nome, Signore, fa' con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia. (Dn 3, 31.29.43.42) 

Abbi compassione, o Signore, di noi che imploriamo la tua misericordia; concedi la tua grazia a noi che imploriamo e ne abbiamo bisogno; fa che noi siamo fatti degni di godere della grazia di vivere in unione con te e la tua volontà e che possiamo soddisfare i tuoi desideri e avanzare beati verso la vita eterna. 


Amore misericordioso verso tutti

Parole di San Giovanni Paolo II, nella Dives in misericordia:

"La croce è il più profondo chinarsi della Divinità sull’uomo e su ciò che l’uomo - specialmente nei momenti difficili e dolorosi - chiama il suo infelice destino. La croce è come un tocco dell’eterno amore sulle ferite più dolorose dell’esistenza terrena dell’uomo, è il compimento sino alla fine del programma messianico, che Cristo formulò una volta nella sinagoga di Nazareth e ripeté poi dinanzi agli inviati di Giovanni Battista. Secondo le parole scritte già nella profezia di Isaia, tale programma consisteva nella rivelazione dell’amore misericordioso verso i poveri, i sofferenti e i prigionieri, verso i non vedenti, gli oppressi e i peccatori. (DM, 8)

San Giovanni Paolo II


La Portinaia della Misericordia


Madre Speranza diceva di se stessa di sentirsi come "la portinaia di coloro che soffrono", che accoglie e introduce tutti quelli che vengono a fare esperienza dell’Amore di "un padre che dimentica, perdona e non tiene in conto le miserie dei suoi figli".

In uno dei suoi scritti scrive così:
«Io, amati figli e figlie, debbo dirvi che vivo giorni di vera gioia ed emozione per il compito che vengo svolgendo in questi mesi nella casa di nostro Signore, facendo da portinaia di coloro che soffrono e vengono a bussare a questo nido d'amore, perché Lui, come Buon Padre, li perdoni, dimentichi le loro follie e li aiuti in questi momenti di dolore. 

Sono qui, figli miei, ore e ore, giorni e giorni, ricevendo poveri, ricchi, anziani e giovani, tutti carichi di grandi miserie: morali, spirituali, corporali e materiali. Alla fine del giorno vado a presentare al Buon Gesù, piena di fede, fiducia e amore, le miserie di ognuno, con l’assoluta certezza di non stancarlo mai, perché so bene che Lui, da vero Padre, mi attende ansiosamente affinché interceda per tutti quelli che sperano da Lui il perdono, la salute, la pace e ciò di cui hanno bisogno per vivere. Ed Egli che è tutto Amore e Misericordia, specialmente verso i figli che soffrono, non mi lascia delusa e così vedo con gioia confortate tutte quelle anime che si affidano all'Amore Misericordioso» (Circ. n. 104).

Beata Speranza di Gesù
 Intercedo per tutti quelli che sperano da Dio il perdono,
la salute, la pace e ciò di cui hanno bisogno per vivere.

Le opere che compio nel nome del Padre mio

Gv 10, 22-30
Dal Vangelo secondo Giovanni

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell'incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».


Annunciando che Gesù è il Signore

At 11, 19-26
Dagli Atti degli Apostoli.

In quei giorni, quelli che si erano dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e non proclamavano la Parola a nessuno fuorché ai Giudei. Ma alcuni di loro, gente di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiòchia, cominciarono a parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore. E la mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore.
Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia. Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore.
Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Sàulo: lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.


Venerabile Serva di Dio - Maria Costanza Zauli

Venerabile Serva di Dio - Maria Costanza Zauli

Religiosa professa delle Ancelle del Sacro Cuore e Fondatrice delle Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento. Aveva particolarmente a cuore la santificazione dei sacerdoti, per i quali aveva offerto la vita ed esercitò sempre la carità verso gli altri.

La Venerabile Serva di Dio nutrì la sua fede, germogliata nell’ambiente familiare e parrocchiale, corroborandola nelle prove dolorose subite nel corso della vita. Fulcro della sua spiritualità era l’ardore per il Santissimo Sacramento, definito “il sole” che illumina tutta l’esistenza. L’adorazione eucaristica divenne pertanto la caratteristica fondante della nuova comunità da lei istituita. Aveva particolarmente a cuore la santificazione dei sacerdoti, per i quali aveva offerto la vita ed esercitò sempre la carità verso gli altri sin dall’inizio della sua esperienza religiosa, prodigandosi dapprima per le sue allieve, trattate con sentimento materno e per le consorelle verso cui tenne sempre un atteggiamento umile e rispettoso, e in seguito dedicandosi ad alleviare le sofferenze dei feriti in guerra, ricoverati nell’ospedale presso il quale prestò servizio. Aveva fatto anche un voto di immolazione e sopportò con cristiana fiducia la malattia che l’aveva allettata, offrendo al Signore la sua sofferenza per la santificazione del clero. Ella si mantenne obbediente ai vescovi e ai direttori spirituali, e condusse una vita umile, nel nascondimento. La sua fama di santità, dapprima circoscritta a Bologna, si diffuse dopo la sua morte anche in altre parti del mondo.

(Palma Pasqua 1886 - 1954)

Maria Costanza Zauli nacque a Faenza (Ravenna) il 17 aprile 1886, alla vigilia della domenica delle Palme e fu battezzata col nome di Palma Pasqua. Crebbe in un contesto familiare molto religioso e sin dal giorno della Prima Comunione promise di consacrare la sua vita a Gesù. Il 15 agosto 1905, a 19 anni, lasciò la famiglia per entrare nella Congregazione delle “Ancelle del Sacro Cuore” di Bologna. Tre anni più tardi, emise la professione col nome di Suor Costanza.

Il suo primo incarico fu quello di accudire le piccole alunne del Collegio della Congregazione, ma durante la Prima guerra mondiale suor Costanza venne inviata come infermiera all’ospedale militare di Bologna. Nel 1916 iniziò per lei un lungo periodo di frequenti infermità che la portarono, a partire dal 1923, a restare allettata per molti anni. In questo periodo della sua vita Ella maturò il proposito di fondare una nuova comunità religiosa contemplativa, dedita all’adorazione continua del Santissimo Sacramento, col fine di pregare per la conversione del mondo, per le vocazioni sacerdotali e religiose e per l’unità della Chiesa. Nonostante la sua infermità, ottenute le autorizzazioni necessarie a far nascere l’Opera, seguì la costituzione del primo monastero e, il 3 agosto 1933, nel giorno dell’inaugurazione, Suor Costanza si ristabilì alzandosi dal letto dopo dieci anni. La Congregazione delle Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento venne eretta canonicamente nel 1935 ed ella raccolse attorno a sé molte consorelle disposte a dedicarsi a quest’opera di adorazione costante e continua. Trascorso il resto della sua vita nel convento di Bologna, vi morì il 28 aprile 1954.


Preghiera infuocata

San Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716)

Al Padre

Ricordati, Signore, della comunità che ti sei acquistato nei tempi antichi. L’hai posseduta nel tuo spirito fin dall’eternità, quando rivolgevi ad essa il pensiero. L’hai posseduta nelle tue mani, quando traevi dal nulla l’universo. L’hai posseduta nel cuore, quando il tuo amato Figlio, morendo in croce, la consacrava irrigandola con il proprio sangue e l’affidava alla sua santa Madre.

Signore, realizza i tuoi progetti di misericordia. Suscita gli uomini della tua destra, che hai mostrato in visioni profetiche ad alcuni dei tuoi più grandi servi: san Francesco di Paola, san Vincenzo Ferreri, santa Caterina da Siena e tanti altri del secolo scorso e anche del nostro.

[Ricordati, Dio onnipotente, di questa compagnia! Impegna la forza del tuo braccio non certo affievolito, per farla nascere e giungere alla perfezione. Rinnova i segni e compi altri prodigi; fa’ che sentiamo l’aiuto del tuo braccio. Tu che puoi trarre da pietre grezze altrettanti figli di Abramo, pronuncia una sola parola divina e manda buoni operai alla tua messe e buoni missionari alla tua Chiesa.

Ricordati, Dio misericordioso, dell’amore dimostrato anticamente al tuo popolo e per lo stesso amore ricordati di questa congregazione. Ricordati delle ripetute promesse, da te fatte per mezzo dei profeti e del tuo stesso Figlio, di esaudire le nostre giuste domande. Ricordati delle preghiere a te rivolte dai tuoi servi e serve nel corso di tanti secoli a questo proposito. Le loro aspirazioni, le loro lacrime accorate e il loro sangue versato si presentino a te per sollecitare efficacemente la tua misericordia. Ma ricordati soprattutto del tuo amato Figlio: guarda il volto del tuo consacrato. La sua agonia, il suo turbamento, il suo gemito d’amore nel giardino degli ulivi quando disse: Quale vantaggio dalla mia morte? Il suo supplizio crudele e il suo sangue versato ti chiedono a gran voce: misericordia! Per mezzo di questa congregazione possa il regno di Cristo innalzarsi stabile sulle rovine di quello dei tuoi nemici.

Ricordati, Signore, di questa comunità per compiere la tua giustizia. È tempo che tu agisca, secondo la tua promessa. Hanno violato la tua legge, è stato abbandonato il tuo vangelo, torrenti di iniquità dilagano sulla terra e travolgono perfino i tuoi servi. Tutta la terra si trova in uno stato deplorevole, l’empietà siede in trono, il tuo santuario è profanato e l’abominio è giunto nel luogo santo. Signore, Dio giusto, lascerai nel tuo zelo che tutto vada in rovina? Tutto diverrà alla fine come Sodoma e Gomorra? Continuerai sempre a tacere e sempre pazienterai? La tua volontà non deve compiersi in terra come in cielo, e non deve stabilirsi il tuo regno? Non hai rivelato, già da tempo, a qualcuno dei tuoi amici un futuro rinnovamento della Chiesa? Non devono gli Ebrei riconoscere la verità? Tutto questo attende la Chiesa. Tutti i santi del cielo gridano: non farai giustizia? Tutti i giusti della terra implorano: Amen. Vieni, Signore! Tutte le creature, anche le meno sensibili, gemono sotto il peso degli innumerevoli delitti di Babilonia e invocano la tua venuta che restauri ogni cosa.


Al Figlio

Ricordati, Signore Gesù, della tua comunità! Ricordati di dare a tua Madre una nuova Compagnia per rinnovare ogni cosa. Così, per mezzo di Maria, concluderai gli anni della grazia, che hai inaugurato per mezzo di lei. Da’ figli e servi a tua Madre, altrimenti fammi morire! Per tua Madre io ti prego. Ricordati di lei che ti ha generato, e non mi respingere. Ricordati di chi sei figlio, ed esaudiscimi. Ricorda che cosa tua Madre è per te e tu per lei, e appaga i miei desideri. Che cosa ti chiedo? Ti chiedo ciò che tu puoi, anzi ­ oso affermare ­ devi concedermi, quale vero Dio, cui è stato dato ogni potere in cielo e in terra, e quale figlio esemplare che ama immensamente sua Madre.

Che cosa ti chiedo? Liberos! Sacerdoti liberi secondo la tua libertà, svincolati da tutto, distaccati da padre, madre, fratelli, sorelle, parenti secondo la carne, amici secondo il mondo; senza beni, impedimenti e preoccupazioni, perfino senza attaccamento alla propria volontà.

Liberos! Uomini totalmente dedicati a te per amore e disponibili al tuo volere, uomini secondo il tuo cuore. Non deviati né trattenuti da progetti propri, realizzino tutti i tuoi disegni e abbattano tutti i tuoi nemici, come novelli Davide con in mano il bastone della Croce e la fionda del rosario.

Liberos! Uomini simili a nubi elevate da terra e sature di celeste rugiada, pronte a volare dovunque le spinga il soffio dello Spirito Santo. I profeti hanno visto anche loro quando si chiedevano: Chi sono quelli che volano come nubi? Andavano là dove lo Spirito li dirigeva.

Liberos! Persone sempre a tua disposizione, sempre pronte a obbedirti alla chiamata dei superiori, come Samuele: Eccomi! Sempre pronte a correre e tutto sopportare con te e per te, come gli Apostoli: Andiamo anche noi a morire con lui!

Liberos! Veri figli di Maria, tua santa Madre, concepiti e generati dal suo amore, da lei portati in grembo, nutriti, educati con cura, sostenuti e arricchiti di grazie.

Liberos! Veri servi della santa Vergine. Come san Domenico, andranno dappertutto con la torcia luminosa e ardente del Vangelo nella bocca e il Rosario in mano. Abbaieranno come cani, incendieranno come fiaccole, rischiareranno le tenebre del mondo come il sole. Avranno una vera devozione a Maria, cioè interiore e non ipocrita, esteriore e non ipercritica, saggia e non superstiziosa, affettuosa e non insensibile, costante e non instabile, santa e non presuntuosa. Per mezzo di essa schiacceranno la testa dell’antico serpente dovunque andranno, perché si realizzi pienamente la maledizione da te predetta: Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa.

È vero, gran Dio! Come tu hai predetto, il demonio tenderà grandi insidie al calcagno di questa misteriosa donna, cioè alla piccola compagnia dei suoi figli, che verranno sul finire del mondo. Ci saranno grandi inimicizie tra questa stirpe benedetta di Maria e la razza maledetta di Satana; ma si tratterà di inimicizia totalmente divina, l’unica di cui tu sei l’autore. Le lotte e persecuzioni che la progenie di Belial muoverà ai discendenti di tua Madre serviranno solo a far meglio risaltare quanto efficace sia la tua grazia, coraggiosa la loro virtù e potente tua Madre. A lei infatti hai affidato fin dall’inizio del mondo l’incarico di schiacciare con il calcagno e l’umile cuore la testa di quell’orgoglioso.

Altrimenti fammi morire! Mio Dio, non è meglio per me morire piuttosto che vederti ogni giorno così crudelmente e impunemente offeso e trovarmi sempre più nel pericolo di venire travolto dai torrenti di iniquità che ingrossano? Preferirei mille volte la morte! Mandami un aiuto dal cielo, o toglimi la vita! Se non avessi la speranza che presto o tardi finirai con l’esaudire questo povero peccatore nell’interesse della tua gloria, come hai esaudito tanti altri, ti pregherei senza esitare con un profeta: Prendi la mia vita! Ma la fiducia nella tua misericordia mi spinge a dichiarare con un altro profeta: Non morirò, resterò in vita e annuncerò le opere del Signore, fino a quando potrò esclamare con Simeone: Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace… perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza.


Allo Spirito Santo

Spirito Santo, ricordati di generare e formare figli di Dio con Maria, tua santa e fedele sposa. Hai formato in lei e con lei il capo degli eletti, perciò con lei e in lei devi formare tutte le sue membra. Tu non generi nessuna Persona divina in seno alla divinità, ma soltanto tu formi tutte le persone divine fuori della divinità. Tutti i santi del passato e del futuro sino alla fine del mondo sono opere del tuo amore unito a quello di Maria.

Il regno speciale di Dio Padre è durato fino al diluvio e si è concluso con un diluvio d’acqua. Il regno di Gesù Cristo è terminato con un diluvio di sangue. Ma il tuo regno, Spirito del Padre e del Figlio, continua tuttora e finirà con un diluvio di fuoco d’amore e di giustizia .

Quando verrà questo diluvio di fuoco del puro amore, che devi accendere su tutta la terra in modo così dolce e veemente da infiammare e convertire perfino i musulmani, i pagani e gli Ebrei? Nulla si sottrae al suo calore. Si accenda dunque questo divino fuoco, che Gesù Cristo è venuto a portare sulla terra, prima che divampi quello della tua ira, che ridurrà in cenere tutta la terra.

Mandi il tuo Spirito e tutti sono creati, e rinnovi la faccia della terra. Invia sulla terra questo Spirito tutto fuoco e crea sacerdoti tutto fuoco! Dal loro ministero sia rinnovato il volto della terra e riformata la tua Chiesa. Ricordati della tua comunità. È una congregazione, un’assemblea, un gruppo di prescelti nel mondo e dal mondo: Io vi ho scelti dal mondo. È un gregge di agnelli mansueti da radunare fra tanti lupi, una compagnia di caste colombe e di aquile reali fra tanti corvi, uno sciame d’api fra tanti calabroni, un branco di agili cervi fra tante tartarughe, una torma di intrepidi leoni fra tante timide lepri. Signore, raccoglici di mezzo ai popoli, radunaci, rendici uniti, perché sia pienamente glorificato il tuo nome santo e potente.

Tu hai predetto questa insigne compagnia al tuo profeta, che ne parla in termini molto oscuri e misteriosi, ma totalmente divini:
Una pioggia volontaria, o Dio, mettesti a parte per la tua eredità. Questa era esausta, ma tu l’hai rinvigorita.
I tuoi animali abitarono in essa. Nella tua bontà, o Dio, hai provveduto al povero.
Il Signore darà la parola a quelli che annunziano la lieta notizia con grande forza.
Il re delle schiere è a favore del popolo prediletto e le donne, ornamento della casa, già spartiscono il bottino.
Quando vi riposate fra le greggi siete come colombe dalle ali argentate e dalle piume dal color dell’oro.
Quando il re del cielo sbaragliò i re di Canaan, nevicava sul monte Selmon.
Montagna fertile è il Monte di Dio, Montagna compatta e lussureggiante.
Perché invidiate, monti dalle alte cime, la montagna che Dio ha scelto per sua dimora? Il Signore vi abiterà per sempre!

Che cos’è, Signore, questa pioggia volontaria che hai separata e scelta per rinvigorire la tua eredità esausta? Non sono forse questi santi missionari, figli di Maria tua sposa, che tu devi scegliere e radunare per il bene della tua Chiesa così indebolita e macchiata dai peccati dei suoi figli?

Chi sono questi animali e questi poveri, che abiteranno nella tua terra e saranno nutriti dai cibi dolci che hai loro preparato? Non sono forse questi missionari poveri, abbandonati alla Provvidenza e saziati dall’abbondanza delle tue delizie ? Non sono essi i misteriosi animali di cui parla Ezechiele? Avranno l’umanità dell’uomo per la loro carità disinteressata e benefica verso il prossimo; il coraggio del leone per il loro santo sdegno e lo zelo ardente e prudente contro i demòni, figli di Babilonia; la forza del bue per i loro lavori apostolici e la mortificazione contro la carne, e infine l’agilità dell’aquila per la loro contemplazione in Dio. Tali saranno i missionari che tu vuoi mandare nella tua Chiesa. Essi avranno un occhio d’uomo per il prossimo, un occhio di leone per i tuoi nemici, un occhio di bue per se stessi e un occhio d’aquila per te.

Questi imitatori degli Apostoli predicheranno con grande forza, così grande e strepitosa da scuotere tutti gli animi e i cuori dovunque si recheranno. Ad essi infatti darai la tua parola, anzi la tua lingua e sapienza, a cui nessun avversario potrà resistere.

In qualità di Re delle virtù di Gesù Cristo prediletto, troverai le tue compiacenze fra questi prediletti, poiché in ogni loro missione essi avranno l’unico scopo di attribuire a te la gloria dei trofei riportati sui tuoi nemici.

Per l’abbandono alla Provvidenza e la devozione a Maria, avranno le ali argentate della colomba, cioè la purezza di dottrina e di vita. Avranno anche spalle color d’oro, cioè una perfetta carità verso il prossimo per tollerarne i difetti e un grande amore a Gesù Cristo per portarne la croce.

Soltanto tu, come Re dei cieli e Re dei re, separerai dalla massa questi missionari come altrettanti re per renderli più bianchi della neve del Selmon, (Salmo 68,15-16) la montagna di Dio, fertile e lussureggiante, solida e compatta, dove Dio mirabilmente si compiace, risiede e dimorerà per sempre. Signore, Dio di verità, chi è questa misteriosa montagna di cui riveli tante cose mirabili, se non Maria, tua cara Sposa? Lei è la montagna che tu hai eretto sulla cima dei monti più alti, le sue fondamenta sono sui monti santi. Beati, molto beati, i sacerdoti da te prescelti e destinati a dimorare con te su questa montagna fertile e santa. Qui essi diventeranno re per l’eternità con il distacco dalla terra e l’elevazione in Dio. Diverranno più bianchi della neve perché uniti a Maria, tua sposa totalmente bella, pura e immacolata. Saranno arricchiti della rugiada del cielo e dell’abbondanza della terra, di ogni benedizione temporale ed eterna di cui Maria è ricolma. Dall’alto di questa montagna, come Mosè, con le loro ardenti preghiere scaglieranno frecce contro i nemici per abbatterli o convertirli. Su questa montagna impareranno dalla bocca stessa di Gesù Cristo, che sempre vi dimora, il significato delle otto beatitudini. Su questa montagna di Dio saranno trasfigurati con Cristo come sul Tabor, moriranno con lui come sul Calvario, ascenderanno al cielo con lui come sul monte degli ulivi.

Ricordati della tua comunità. A te solo spetta costituire questa comunità con la tua grazia. Se l’uomo per primo vi porrà mano, non se ne farà nulla; se vi metterà qualcosa di suo, rovinerà e sconvolgerà tutto. Dio grande, è compito esclusivamente tuo! Realizza quest’opera del tutto divina. Raccogli, chiama, raduna da ogni parte del tuo regno i tuoi eletti per farne un corpo d’armata contro i tuoi nemici.

Guarda, Signore, Dio degli eserciti! I capitani mobilitano intere compagnie, i sovrani arruolano armate numerose, i navigatori formano flotte complete, i mercanti si affollano nei mercati e nelle fiere. Quanti ladri, empi, ubriaconi e dissoluti si raggruppano in gran numero ogni giorno con tanta facilità e prontezza contro di te! Basta dare un fischio, battere un tamburo, mostrare la punta smussata di una spada, promettere un ramo secco di alloro, offrire un pezzo di terra gialla o bianca! Basta insomma prospettare una voluta di fumo d’onore, un interesse da nulla e un misero piacere animalesco… e in un istante si riuniscono i ladri, si ammassano i soldati, si congiungono i battaglioni, si assembrano i mercanti, si riempiono le case e le fiere, e si coprono la terra e il mare di un’innumerevole moltitudine di perversi! Benché divisi fra loro a causa della distanza di luogo o della differenza di carattere o della diversità d’interesse, si uniscono tutti insieme fino alla morte per muoverti guerra sotto la bandiera e la guida del demonio.

E quanto a te, gran Dio? Non ci sarà quasi nessuno che prenda a cuore la tua causa anche se nel servirti c’è tanta gloria, utilità e dolcezza? Perché così pochi soldati sotto la tua bandiera? Quasi nessuno griderà in mezzo ai suoi fratelli, per lo zelo della tua gloria, come san Michele: Chi è come Dio? Lasciami allora gridare dappertutto: Al fuoco! al fuoco! al fuoco!… Aiuto! aiuto! Aiuto!… Al fuoco nella casa di Dio! Al fuoco nelle anime! Al fuoco perfino nel santuario… Aiuto! stanno assassinando il nostro fratello!… Aiuto! stanno sgozzando i nostri figli!… Aiuto! stanno pugnalando il nostro buon padre!…

Chi sta con il Signore, venga da me! Tutti i buoni sacerdoti sparsi nel mondo cristiano, sia che si trovino tuttora in pieno combattimento o si siano ritirati dalla mischia nei deserti e nelle solitudini, vengano e si uniscano a noi. Formiamo insieme, sotto la bandiera della Croce, un esercito schierato e pronto alla battaglia, per attaccare compatti i nemici di Dio che han già dato l’allarme: Suonano l’allarme, fremono, digrignano i denti, sono sempre più numerosi. «Spezziamo le loro catene, gettiamo via i loro legami». Se ne ride chi abita i cieli, li schernisce dall’alto il Signore.

Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano! Svégliati, perché dormi, Signore? Dèstati! Signore, alzati! Perché fingi di dormire? Alzati con tutta la tua onnipotenza, misericordia e giustizia. Fórmati una compagnia scelta di guardie del corpo per proteggere la tua casa, difendere la tua gloria e salvare le anime, affinché ci sia un solo ovile e un solo pastore e tutti possano glorificarti nel tuo tempio. Amen.

DIO SOLO!

San Luigi Maria Grignion da Montfort

San Luigi Maria Grignion da Montfort

"Non credo che una persona possa acquistare un'unione intima con Nostro Signore e una perfetta fedeltà allo Spirito Santo, senza una grandissima unione con la santissima Vergine"

Sacerdote, che percorse le terre della Francia occidentale proclamando il mistero della Sapienza Eterna; fondò Congregazioni, predicò e scrisse sulla croce di Cristo e sulla vera devozione a Maria Vergine e ricondusse molti a una vita di penitenza; nel villaggio di Saint-Laurent-sur-Sèvre in Francia pose, infine, termine al suo pellegrinaggio terreno.

Morì di polmonite mentre partecipava ad una missione il 28 aprile 1716 all’età di 44 anni. Al suo capezzale si radunò tutto il popolo per ricevere la benedizione.

Le Congregazioni che ha dato alla Chiesa, la “Compagnia di Maria”, le “Figlie della Sapienza” e i “Fratelli di San Gabriele” (congregazione che si è sviluppata dal gruppo di Fratelli riuniti da San Luigi Maria), crescono e si propagano prima in Francia e poi in tutto il mondo. Esse continuano a testimoniare il carisma di San Luigi Maria, prolungando la sua missione, che è di stabilire il Regno di Dio, il Regno di Gesù per mezzo di Maria.

Per più di cent'anni Montfort rimase conosciuto so­lo nelle zone dove era vissuto. I suoi missionari continuarono a predicare al popolo, diffondendo la pratica della rinnovazione delle promesse battesimali e la consacrazione a Gesù per Maria. Nel 1842 venne ritro­vato un suo manoscritto che lo rese famoso in tutto il mondo, il “Trattato della vera devozione a Maria”. L'idea centrale contenuta in questo libro è questa: come Gesù Cristo ha scelto Maria per venire al mondo e realizzare la nostra salvezza, così noi dobbiamo ricorrere a Maria e prenderla come modello per diventare pienamente conformi a Gesù Cristo. Montfort propone quindi la tota­le consacrazione a Gesù per mezzo di Maria e spiega co­me vivere ogni giorno alla scuola di Maria per divenire copie viventi di Gesù Cristo.

Oltre al Trattato, Montfort ci ha lasciato altri scritti: i Cantici, con più di 20.000 versi; “L'Amore dell'e­terna Sapienza”, l'opera che ci parla dell'amore appassionato di Dio per noi, manifestato soprattutto in Gesù Cristo; il “Segreto di Maria”, sintesi del Trattato. Altre opere, rimaste spesso incompiute: una Lettera agli amici della Croce, la Preghiera infocata, il Segreto meraviglioso del S. Rosario, le Regole per i suoi missionari e per le Fi­glie della Sapienza, lettere e appunti.


Preghiera infuocata

Gesù, che cosa ti chiedo?
Ti chiedo ciò che tu puoi, anzi - oso affermare - devi concedermi, quale vero Dio, cui è stato dato ogni potere in cielo e in terra, e quale figlio esemplare che ama immensamente sua Madre.

Che cosa ti chiedo? 
Liberos! Sacerdoti liberi secondo la tua libertà, svincolati da tutto, distaccati da padre, madre, fratelli, sorelle, parenti secondo la carne, amici secondo il mondo; senza beni, impedimenti e preoccupazioni, perfino senza attaccamento alla propria volontà.

Liberos! Uomini totalmente dedicati a te per amore e disponibili al tuo volere, uomini secondo il tuo cuore. Non deviati né trattenuti da progetti propri, realizzino tutti i tuoi disegni e abbattano tutti i tuoi nemici, come novelli Davide con in mano il bastone della Croce e la fionda del rosario.

Liberos! Uomini simili a nubi elevate da terra e sature di celeste rugiada, pronte a volare dovunque le spinga il soffio dello Spirito Santo. I profeti hanno visto anche loro quando si chiedevano: Chi sono quelli che volano come nubi? Andavano là dove lo Spirito li dirigeva.

Liberos! Persone sempre a tua disposizione, sempre pronte a obbedire alla chiamata dei superiori, come Samuele: Eccomi! Sempre pronte a correre e tutto sopportare con te e per te, come gli Apostoli: Aneliamo anche noi a morire con lui!

Liberos! Veri figli di Maria, tua santa Madre, concepiti e generati dal suo amore da lei portati in grembo, nutriti, educati con cura, sostenuti e arricchiti di grazie.

Liberos! Veri servi della santa Vergine. Come san Domenico, andranno dappertutto con la torcia luminosa e ardente del Vangelo nella bocca e il Rosario in mano. Abbaieranno come cani, incendieranno come fiaccole, rischiareranno le tenebre del mondo come il sole.
Avranno una vera devozione a Maria, cioè interiore e non ipocrita, esteriore e non ipercritica, saggia e non superstiziosa, affettuosa e non insensibile, costante e non instabile, santa e non presuntuosa. Per mezzo di essa schiacceranno la testa dell'antico serpente dovunque andranno, perché si realizzi pienamente la maledizione da te predetta: Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa.



Le mie pecore ascoltano la mia voce

Santa Teresa di Calcutta (1910-1997)
fondatrice delle Suore Missionarie della Carità

Riterrai difficile pregare, se non sai come fare. Ognuno di noi deve aiutare se stesso a pregare: in primo luogo, ricorrendo al silenzio; non possiamo infatti metterci in presenza di Dio se non pratichiamo il silenzio, sia interiore che esteriore. Fare silenzio dentro di sé non è facile, eppure è uno sforzo indispensabile; solo nel silenzio troveremo una nuova potenza e una vera unità. 

La potenza di Dio diverrà nostra per compiere ogni cosa come conviene; lo stesso sarà riguardo all'unità dei nostri pensieri con i suoi pensieri, all'unità delle nostre preghiere con le sue preghiere, all'unità delle nostre azioni con le sue azioni, della nostra vita con la sua vita. L'unità è il frutto della preghiera, dell'umiltà, dell'amore. 

Nel silenzio del cuore, Dio parla; se starai davanti a Dio nel silenzio e nella preghiera, Dio ti parlerà. E saprai allora che non sei nulla. Soltanto quando riconoscerai il tuo non essere, la tua vacuità, Dio potrà riempirti con se stesso. Le anime dei grandi oranti sono delle anime di grande silenzio. 

Il silenzio ci fa vedere ogni cosa diversamente. Abbiamo bisogno del silenzio per toccare le anime degli altri. L'essenziale non è quello che diciamo, bensì quello che Dio dice – quello che dice a noi, quello che dice attraverso di noi. In tale silenzio lui ci ascolterà; in tale silenzio parlerà alla nostra anima e udremo la sua voce.


Madre del Santissimo Sacramento, prega per noi


Madre purissima, Madre castissima, Madre sempre vergine, Madre immacolata, Madre degna d'amore, Madre ammirabile, Madre del buon consiglio, Madre del Creatore, Madre del Salvatore, Madre di misericordia, Madre del Santissimo Sacramento...:

PREGA PER NOI


Gesù ha voluto essere crocifisso

San Giovanni Climaco (ca 575-ca 650)
monaco nel Monte Sinai

Pastore al seguito dell'unico Pastore

Il vero pastore è colui che, con la sua sola bontà, il suo zelo e la sua preghiera, è capace di cercare e rimettere nel giusto cammino le buone pecore che si sono perdute. Il capitano è colui che ha ottenuto, con la grazia di Dio e le sue buone opere, una forza spirituale che lo rende capace di sottrarre la nave non solo alle onde scatenate, ma all'abisso stesso. Il medico è colui che ha acquistato la salute del corpo e dell'anima e non ha bisogno di alcuna medicina. 

Un buon capitano salva la sua nave; e un buon pastore dà la vita e risana le pecore malate. Quando le pecore sono al pascolo, il pastore non smette di servirsi del flauto della parola, soprattutto quando il gregge va a dormire. Poiché il lupo non teme nient'altro che il flauto del pastore. Quanto più le pecore seguono fedelmente il pastore e avanzano, altrettanto quest'ultimo risponderà per esse al padrone di casa.

E' la carità che fa distinguere il vero pastore, poiché per la carità il sommo pastore ha voluto essere crocifisso.


Gesù, nostra eredità, nostro amore

Signore, se vuoi, abbi misericordia di noi. Salvaci
Gesù Sacramentato, il Tuo Cuore misericordioso può tutto.



Le disposizioni della Provvidenza

San Francesco Spinelli

Abbandonatevi tranquillamente alle disposizioni della Provvidenza.



Fiducia nella Provvidenza

Beata Elisabetta Vendramini
Unione con Gesù e amore verso i poveri
Beata Elisabetta Vendramini (1790-1860)

Vergine, dedicò la sua vita ai poveri e, dopo aver superato molte avversità, fondò l'Istituto delle Suore Terziarie Francescane Elisabettine di Padova.

Il contatto con i bambini abbandonati e il degrado morale del quartiere fece maturare in Elisabetta l'intuizione avuta a Bassano: dare vita a una comunità di terziarie regolari a servizio dei più poveri. Il 10 novembre del 1828, Elisabetta, sotto la guida di don Luigi Maran, con due sorelle, Felicita Rubotto e Chiara Der, diede inizio, alla famiglia delle suore terziarie francescane elisabettine in una povera soffitta che lei chiamerà splendida reggia della santa povertà.

Gli inizi per Elisabetta e le sue prime sorelle furono contrassegnati da altissima povertà dalla quale nacque una profonda fiducia nella Provvidenza che, peraltro, rispondeva puntualmente alle richieste, anche le più temerarie tanto che Elisabetta poté scrivere: “Abbiamo intesa la cura che Dio si prendeva di noi”. Dal 1835 le Elisabettine si moltiplicano e aprono scuole, aiutano gli emarginati e gli anziani.
Elisabetta muore il 2 aprile 1860, prima che la congregazione ottenga i riconoscimenti canonici.

Prega continuamente. Osserva perfettamente la Regola. Sceglie i lavori più umili. Ama le mortificazioni e le penitenze. Ha immensa carità verso i poveri e gli orfani. Proprio perché vede Gesù nei malati, riesce a trattarli con un amore sconfinato (soprattutto se sono ingrati, sgradevoli e ripugnanti). Sopporta, profondamente unita al Signore, prove morali, incomprensioni e aridità spirituali.

«Religiosa di raffinata sensibilità contemplativa la Beata si perdeva nella meditazione del mistero della Santissima Trinità, cogliendone il dinamismo dell'incarnazione del Verbo, per arrivare quindi, alla lode e all'ammirazione del Cristo povero e crocifisso, che riconosceva e serviva, poi, nei poveri tanto amati» (San Giovanni Paolo II).
Elisabetta in preghiera

Beata María Antonia Bandrés

Santa Candida Maria di Gesù e Beata María Antonia Bandrés

Vergine, della Congregazione delle Figlie di Gesù, che concluse in breve tempo la sua vita consacrata a Dio, con animo sereno anche nella desolazione

Suor Maria Antonia morì il 27 aprile 1919 a Salamanca, un anno dopo la sua professione. È stata beatificata il 12 maggio 1996 da papa Giovanni Paolo II, insieme alla Madre Fondatrice Candida Maria di Gesù.



Io, soltanto per Dio.

Andoain, 31 maggio 1845 - Salamanca, 9 agosto 1912

"Quanto maggiore è la mia miseria, tanto più spero nella misericordia di Dio" 
(Santa Candida María di Gesù)

A Salamanca in Spagna, Santa Candida Maria di Gesù (Giovanna Giuseppa) Cipitria, vergine, che fondò la Congregazione delle Figlie di Gesù per collaborare nell’opera di formazione cristiana dei fanciulli.


Bisogna cercare Dio nella croce

Ho letto, non so dove, che chi cerca Dio, lo incontra. L’unica cosa importante è cercarlo e, una volta trovatolo, ti assicuro, nonnina, che non c’è pena, né gioia, non c’è niente, c’è solo Lui che riempie tutto e tutto inonda. E tutto questo non è solo patrimonio di anime privilegiate, no; tutte le creature lo possono trovare, ma bisogna cercarlo non negli uomini e nel loro affetto e nemmeno nelle cose materiali e nel mondo. Non lo si trova neppure cercando il benessere e la quiete. No, per trovare Dio bisogna cercare nella croce, nella rinuncia a se stesso e nel sacrificio. È qui che Dio si mostra a noi e ci impedisce di vedere altro, poiché ci assorbe completamente e non c’è altro che Lui.

(San Raffaele Arnáiz Barón)


Migliaia i tabernacoli ma soltanto un Dio

Esistono migliaia di tabernacoli sulla terra, ma soltanto un Dio, che è Gesù nel Santissimo Sacramento. Verità consolante che fa stare tanto uniti il monaco nel suo Coro, il missionario in terra di infedeli, e il secolare nella sua parrocchia. Non c’è distanza, né età, ai piedi del tabernacolo siamo tutti vicini, Dio ci unisce. 

Chiediamogli, per intercessione di Maria, che un giorno nel cielo possiamo contemplare questo Dio che, per amore degli uomini, si nasconde sotto le specie del pane e del vino. Così sia. 

(San Raffaele Arnáiz Barón)


Solo Dio deve occupare l'anima

San Raffaele Arnáiz Barón
Andrò per alcuni minuti davanti al Tabernacolo

La pace non la dà il silenzio, né i cipressi del chiostro, né il canto degli uccelli: per il trappista la pace è Dio, e al di fuori di Lui non c'è niente che valga la pena di vivere in una Trappa. Sono le nove del mattino; il sole che penetra attraverso gli spazi chiari della vite della finestra si è spostato di alcuni centimetri; gli uccelli continuano a cantare. Il silenzio del monastero è interrotto solo dalle note dell'organo di un fratello che fa le prove per la Messa. Tutto questo è molto bello, molto poetico. 

Questo povero oblato trappista non baderà a ciò, riporrà la penna, chiuderà il quaderno e, prima che suonino per la santa Messa, andrà per alcuni minuti davanti al tabernacolo e, chiudendo gli occhi del corpo e anche dell'anima, dirà una preghiera al Signore Sacramentato.

"Signore, solo Tu... solo Tu rimani... Non c'è niente sotto il sole che colmi il cuore dell'uomo, solo Tu ci sazi. E il mio cuore è assetato di Te e ti cerca come la cerva cerca le fonti, come dice Davide. All’infuori di ciò che non sei Tu, tutto è tenebra. Aiutami, Vergine Maria, a raggiungere quello che unicamente può soddisfare l'anima mia: Cristo Gesù. Così, sia".


San Raffaele Arnáiz Barón

San Raffaele Arnáiz Barón
Dio e la sua volontà occupa la mia vita.
Burgos, 9 aprile 1911 – Duenas, 26 aprile 1938

“Oramai non voglio che Dio, e la sua volontà sarà la mia. Vedo la sua volontà persino nelle cose più umili e piccole che mi succedono. Da tutto ricavo un insegnamento che mi serve per comprendere di più la sua misericordia verso di me. Amo i suoi disegni e questo mi basta. L'ansia di vedere Dio, l'impazienza dell'attesa, si perfezionano con la sottomissione assoluta alla sua volontà”.

Religioso dell’Ordine Cistercense della Stetta Osservanza (trappista), colpito ancora novizio da una grave malattia, con grande pazienza sopportò la malferma salute confidando sempre in Dio. Morì a 27 anni appena compiuti. Giovanni Paolo II lo beatificò il 27 settembre 1992. Benedetto XVI lo ha canonizzato in Piazza San Pietro l'11 ottobre 2009.

San Raffaele Arnáiz Barón


Devi preferire la mia volontà

Crocifisso di San Damiano
Seguimi

Non chiedere ciò che ti piace e ti è utile, ma piuttosto ciò che è gradito a me e mi rende gloria. A ben vedere, al tuo desiderio e ad ogni cosa desiderata devi preferire il mio comando, e seguirlo.

Imitazione di Cristo
Libro III Capitolo XLIX
Il desiderio della vita eterna. I grandi beni promessi a quelli che lottano.


Accetta con animo grato dalla mano di Dio

Vero paziente è colui che per quante volte, gli venga qualche contrarietà, tutto accetta con animo grato dalla mano di Dio; anzi lo ritiene un vantaggio grande, poiché non c'è cosa, per quanto piccola, purché sopportata per amore di Dio, che passi senza ricompensa, presso Dio.  

(Libro III Capitolo XIX: La capacità di sopportare le offese e la vera provata pazienza)


Il fuoco dell'amore per Gesù

Il mezzo più sicuro per accendere il fuoco dell'amore per Gesù nel cuore dei fedeli, è di spiegare loro il Vangelo, questo libro dell'amore, dov'è Nostro Signore si mostra ad ogni riga nell'amabilità della sua mitezza, della sua pazienza e umiltà, sempre il consolatore e l'amico dell'uomo, parlandogli soltanto di amore e spingendolo a darsi totalmente a Lui, e rispondendogli solo con l'amore.

San Giovanni Maria Vianney


San Pasquale Baylon - Desidera quello che Dio desidera.


Esercita la tua anima in continue ed intense azioni, desiderando quello che Dio desidera. Rimuovi dalla tua volontà e dalla tua preghiera, tutto ciò che di bene o di guadagno potrebbe a te venire dalle tue richieste. Anzi chiedi, nel nome di Gesù, che Dio sia cercato, amato e servito prima e sopra ogni altra cosa. È infatti cosa degna che prima e soprattutto si cerchi Dio e la sua Volontà, anche perché la divina Volontà vuole che riceviamo le grazie che chiediamo per diventare più idonei ad amarlo, servirlo e conoscerlo, più perfettamente” 

(Dagli scritti di San Pasquale Baylon).

Il Signore operava insieme con loro

San Bruno di Segni (ca 1045-1123)
vescovo

“Essi partirono e predicarono e il Signore operava insieme con loro”

Il Signore disse agli undici: “E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. 

Nella Chiesa primitiva tutti i segni che il Signore qui enumera sono stati compiuti letteralmente, non solo dagli apostoli, ma da molti altri santi. I pagani non avrebbero abbandonato il culto degli idoli se la predicazione evangelica non fosse stata confermata da tali segni e miracoli. Infatti i discepoli di Cristo non predicavano forse “Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani”, secondo l'espressione di san Paolo? (1Cor 1,23)

Quanto a noi ormai, non ci sono più necessari segni e prodigi: ci basta leggere o ascoltare il racconto di quelli che sono avvenuti. Poiché crediamo al Vangelo, crediamo alle Scritture che li raccontano. Tuttavia, ci sono ancora tutti i giorni dei segni; e, se vogliamo farvi attenzione, riconosceremo che hanno un più grande valore dei miracoli materiali di una volta.

Ogni giorno i sacerdoti danno il battesimo e richiamano alla conversione. Non è forse cacciare i demoni? Ogni giorno parlano un nuovo linguaggio, quando spiegano la Sacra Scrittura sostituendo la lettera di prima con la novità del senso spirituale. Mettono in fuga i serpenti, quando ripuliscono il cuore dei peccatori dai loro attaccamenti a vizi con la dolce esortazione...; guariscono i malati, quando con la preghiera riconciliano con Dio le anime 'ammalate'. Tali erano i segni che il Signore aveva promesso ai suoi santi: tali li realizza ancor oggi.


San Giovanni Battista Piamarta

San Giovanni Battista Piamarta

“Se io non facessi due-tre ore di orazione ogni mattina, non potrei portare il peso che il buon Dio mi ha imposto”

Sacerdote, fondatore della Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth e della Congregazione delle Suore Umili Serve del Signore, allo scopo di fornire ai giovani una formazione religiosa insieme all’apprendimento di un mestiere.

Pregava intensamente davanti al SS.mo e si preparava al grande incontro con Cristo, che sentiva vicino. Tema preferito delle sue lunghe meditazioni era la Passione e Morte del Signore: lo riteneva uno dei mezzi più efficaci anche per l’adora­zione eucaristica.

Gli ultimi anni della sua esistenza furono un vero calvario: alla sciatica, dolorosissima, si aggiunsero disturbi cardiaci, di circola­zione e di stomaco, insonnia ed emiplegie seguite ad attacchi di paralisi.

Il 9 aprile 1913, mentre era in visita alla Colonia di Remedello, ebbe un ultimo attacco. Intuì che l’ora suprema si avvicinava rapi­damente e l’attese con serenità di spirito. Il 23 seguente chiese ed ottenne il S. Viatico che ricevette con grande fervore. Poi si addor­mentò placidamente nel Signore: erano le ore 8 del 25 aprile 1913. Aveva 71 anni e 5 mesi, spesi tutti per raggiungere il cielo!


Nel mio nome


Nel mio nome, scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno.

Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.


Signore Gesù, mio Maestro, a Te mi affido.


Con la fiducia e la semplicità di un piccolo bimbo, mi affido a Te oggi, Signore Gesù, mio Maestro. Lascio a Te la completa libertà di guidare l'anima mia. Guidami per le strade che Tu voi; io non voglio conoscerle. Io verrò fiduciosa dietro a Te. Il Tuo Cuore misericordioso può tutto. (Diario, 228)




Ricevere nella fede il grande mistero d'amore

Santa Caterina da Siena (1347-1380)
terziaria domenicana, dottore della Chiesa, compatrona d'Europa

Santa Caterina sentì Dio dirle: O mia carissima figlia, spalanca l'occhio dell'intelletto per contemplare l'abisso della mia Carità. Non c'è creatura razionale il cui cuore non si spezzerebbe sotto la pressione dell'amore, considerando, dopo tutti i benefici di cui ti ho riempita, il beneficio che ricevi in ​​questo Sacramento..

Chi gusta, vede e tocca questo sacramento? I sensi dell'anima. 
Con quale occhio lo vede? Con l'occhio dell'intelletto, se quell'occhio è dotato della pupilla della santissima Fede. Quest'occhio vede, sotto quel bianco, Dio nella sua interezza, l'umanità nella sua interezza, la natura divina unita alla natura umana, il corpo, l'anima, il sangue di Cristo, l'anima unita al corpo, il corpo e l'anima uniti alla mia natura divina, senza che essa sia separata da me..

E chi lo tocca? La mano dell'amore. 
Sì, è con questa mano che l'anima tocca ciò che l'occhio dello spirito, cioè l'intelletto, ha visto e conosciuto nel Sacramento per mezzo della fede. 

Chi lo gusta? Il gusto del santo desiderio. 
Il sapore del corpo sa di pane e il gusto dell'anima, che è il santo desiderio, sa di Dio-uomo. 

Vedete, dunque, che qui i sensi del corpo sono delusi, ma non il senso dell'anima, a causa della luce e della certezza che possiede in sé. Poiché l'occhio dell'intelligenza ha percepito attraverso la pupilla della santissima fede; avendo visto, conosce e poi tocca con fede, con la mano dell'amore, ciò che ha conosciuto per fede. Infine con questo gusto che è in lei, con l'ardente desiderio, l'anima assaggia ciò che ha visto e toccato, l'amore ineffabile della mia ardente Carità. È questo Amore che si è degnato di invitarla a ricevere un mistero così grande, con la grazia che produce, in questo Sacramento.


Santa Maria Eufrasia Pelletier

Santa Maria di Sant'Eufrasia
"L'Amore fa accadere grandi cose"
Noirmoutier, 31 luglio 1796 - Angers, 24 aprile 1868

Ad Angers in Francia, santa Maria di Sant’Eufrasia (Rosa Virginia) Pelletier, vergine, che per accogliere con misericordia le prostitute, da lei chiamate ‘Maddalene’, fondò l’Istituto delle Suore del Buon Pastore.

Alle assistite, oltre l’educazione cristiana e morale, veniva garantita una istruzione intellettuale e tecnica che le aiuterà ad inserirsi nella vita sociale. Suor Maria di Santa Eufrasia, fondò più case di tutti nella storia della Chiesa, ben 111 fino alla sua morte avvenuta il 24 aprile 1868. L’Istituto nel 1964 contava 475 case nei cinque continenti, 10.000 religiose, 2800 “Maddalene”, 1800 “Ausiliarie” e circa 9.000 allieve.

Fu beatificata il 30 aprile 1933 da papa Pio XI e canonizzata da Pio XII il 2 maggio 1940. Una sua statua è posta nella Basilica di S. Pietro in Vaticano fra i grandi fondatori di Ordini Religiosi.




Questo è il pane che discende dal cielo

San Pier Damiani (1007-1072)
eremita poi vescovo, dottore della Chiesa

La Vergine Maria ha dato alla luce Gesù Cristo, l'ha riscaldato nelle sue braccia, l'ha avvolto in fasce e l'ha circondato di cure materne. È proprio lo stesso Gesù di cui riceviamo ora il corpo e beviamo il sangue redentore nel sacramento dell'altare. Questo ritiene vero la fede cattolica, questo insegna fedelmente la Chiesa. 

Nessuna lingua umana potrà mai glorificare abbastanza colei dalla quale ha preso carne, lo sappiamo, "il mediatore fra Dio e gli uomini" (1 Tm 2,5). Nessun omaggio umano è all'altezza di colei il cui grembo purissimo ha dato il frutto che è il cibo delle nostre anime: colui, in altri termini, che rende testimonianza a se stesso con le parole: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno". Infatti, noi che eravamo stati cacciati dal paradiso di delizie a causa di un cibo, per mezzo di un cibo ritroviamo le gioie del paradiso. Eva ha preso un cibo, e siamo stati condannati a un digiuno eterno; Maria ha dato un cibo, e la porta del banchetto del cielo ci è stata aperta. 

Considerate fratelli, ve ne prego, considerate attentamente il piano della nostra redenzione e, con l'orecchio del cuore, sentite la tenezza di Dio che si è chinato su di noi.


Beata Teresa Maria della Croce

Beata Teresa Maria della Croce
"Quando mi detti tutta a Dio, avevo 19 anni"

Campi Bisenzio, Firenze, 2 marzo 1846 - 23 aprile 1910
Vergine, fondatrice della Congregazione delle Carmelitane di Santa Teresa.

Dopo un’adolescenza spigliata e vivace, trascinatrice persino nel modo di vestire e atteggiarsi, a 19 anni avverte, irresistibile, la chiamata di Dio ad una sequela radicale. Sulle orme del Carmelo Teresiano, nel 1874 insieme a due compagne si trasferisce in una casetta presso l’argine del fiume Bisenzio. Nasce, così, l’Istituto delle Suore Carmelitane di Firenze. La sua passione per Cristo, adorato nell’ Eucaristia e servito nei fratelli, la spinge a fondare altre case nel resto dell’Italia e in terra di missione (Libano, Israele, Brasile, Repubblica Ceca), aprendosi ai bisogni di ogni tempo e luogo.

Muore il 23 aprile 1910 consumata da una lunga e dolorosa malattia.



Chi non entra per la porta è un ladro e un brigante.

Guglielmo di Saint-Thierry (ca 1085-1148)
monaco benedettino poi cistercense

Non solo a Giovanni, il tuo discepolo prediletto, è stata mostrata la porta aperta nel cielo (Ap 4,1). Tu l'hai dichiarato pubblicamente a tutti (...): "Io sono la porta; se uno entra attraverso di me, sarà salvato". 

Tu, dunque, sei la porta. (...) Ma se noi che siamo sulla terra vediamo la porta spalancata in cielo, a che serve, a noi che non possiamo salirvi? Paolo risponde: "Colui che discese è lo stesso che anche ascese"(Ef 4,10). Chi è? L'amore. 

Infatti, Signore, l'amore che è in noi sale verso di te in alto, perché l'amore che è in te è sceso verso di noi quaggiù. Perché ci hai amato, sei sceso quaggiù verso di noi; amandoti saliremo lassù, verso di te. Dal momento che tu stesso hai detto: «Io sono la porta», ti prego, apriti a noi, affinché ci mostri con maggiore evidenza di quale dimora sei la porta. (...) 

La dimora di cui tu sei la porta, come abbiamo già detto, è il cielo; lì abita il Padre, di cui leggiamo: «Il Signore ha il suo trono nei cieli» (Sal 10,4). È proprio per questo che «nessuno viene al Padre se non attraverso di te» (Gv 14,6), che sei la porta. (...) Verso di te tendiamo, verso di te aspiriamo. Rispondi, ti prego: «Maestro, dove dimori?» (Gv 1,38). Subito rispondi: «Io sono nel Padre e il Padre è in me» (Gv 14,11). E altrove: «In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi» (Gv 14,20). (...) La tua dimora è dunque il Padre e tu sei quella del Padre. Ma non è solo questo, perché anche noi siamo la tua dimora e tu la nostra.



Sopportare con pazienza la sofferenza

1 Pt 2, 20-25
Dalla Prima lettera di San Pietro apostolo

Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia.

Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime.


La mia potenza si manifesta nella tua debolezza

2Cor 12,1-10
Quando sono debole, è allora che sono forte.

Bisogna vantarsi? Ma ciò non conviene! 
Pur tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest`uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. Di lui io mi vanterò!

Di me stesso invece non mi vanterò fuorchè delle mie debolezze. 
Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me. 

Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza". 

Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.

- Commento:
Come considerare allora tutto quanto è debolezza, sofferenza, fallimento?
Non sono da considerarsi certamente come un castigo, un segno di maledizione o un ostacolo all'incontro con Dio. Vanno invece accettati, vorrei dire amati, come condizione in cui può manifestarsi meglio l'efficacia divina, la potenza di Dio. Come una partecipazione alle sofferenze di Cristo, un morire con lui.

L'ideale di vita del mondo, in genere, consiste nel successo, nel potere, nel prestigio. Paolo, al contrario, ci dice che occorre gloriarsi delle debolezze. Qui si va, veramente controcorrente.
Amiamo allora il dolore, la debolezza, la sofferenza, il fallimento e ogni dolore che diminuisce in noi la coscienza della nostra efficacia spirituale e fisica. Fidiamoci di Dio. Egli opererà sulla nostra debolezza, sul nostro nulla.


Nulla mi scoraggia, ho fiducia nella grazia di Dio.

Santa Faustina Kowalska - Apostola della Divina Misericordia
La grazia di Dio abbonda dove è più grande la miseria. 

O mio Gesù, sono tanto propensa al male, e questo mi costringe ad una vigilanza continua su di me, ma nulla mi scoraggia, ho fiducia nella grazia di Dio, che abbonda dov'è più grande la miseria. (Diario 606)

Mi inchino davanti a te, Pane degli Angeli (Sal 78,25), con profonda fede, speranza, amore, e dal più profondo dell'anima, ti adoro benché io sia nulla.
Mi inchino davanti a te, Dio nascosto, e ti amo con tutto il cuore. Non mi sono di ostacolo i veli del mistero; ti amo come gli eletti in cielo.
Mi inchino davanti a te, Agnello di Dio, che cancelli le colpe della mia anima, ti accolgo ogni mattina nel mio cuore, e mi sei guida per la salvezza.

Santa Faustina Kowalska


Dacci sempre questo pane

Beato Jan van Ruysbroeck (1293-1381)
canonico regolare

Ecco il primo segno dell'amore: Gesù ci ha dato da mangiare la sua carne e da bere il suo sangue. Una cosa inaudita, che richiede da noi ammirazione e stupore. È la caratteristica dell'amore dare sempre e ricevere sempre. Ora, l'amore di Gesù è nello stesso tempo prodigo e avido. Tutto ciò che ha, tutto ciò che è, lo dà; tutto ciò che noi abbiamo, tutto ciò che noi siamo, lui lo prende. 

Ha una fame immensa. Quanto più il nostro amore lo lascia agire, tanto più lo gustiamo con ampiezza. Ha una fame insaziabile. Sa bene che siamo poveri, ma non ne tiene alcun conto. In noi, lui stesso si fa pane, facendo scomparire dapprima, nel suo amore, vizi, colpe e peccati. Poi, quando vede che siamo puri, viene, avido, per prendere la nostra vita e cambiarla con la sua, la nostra piena di peccati, la sua piena di grazia e di gloria, tutta pronta per noi, se soltanto rinunciamo a noi stessi (Mt 16,24). Quanti amano mi capiranno. Ci ha fatto il dono di una fame e di una sete eterne. 

A questa fame e a questa sete, dà in cibo il suo corpo e il suo sangue. Quando li riceviamo con abnegazione interiore, il suo sangue, pieno di calore e di gloria, scorre da Dio nelle nostre vene. Il fuoco si accende dentro di noi e il gusto spirituale ci penetra l'anima e il corpo, il gusto e il desiderio. Ci dà di assomigliare alle sue virtù; vive in noi e noi viviamo in lui.


San Corrado da Parzham

San Corrado da Parzham (1818 - 1894) - Portinaio
"Tutto ciò che si dà ai poveri, ritorna nuovamente dentro con abbondanza”
Egli aspettava le richieste dei poveri come un mendicante aspetta l'elemosina.

Religioso dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che svolse per oltre quarant’anni l’umile servizio di portinaio e, sempre generoso verso i poveri, non congedò mai nessun bisognoso senza prima offrirgli benigne parole di cristiano conforto. Conosciuto come "il Santo portinaio"

Amava leggere l'Imitazione di Cristo del Kempis o qualche altro libro devoto come le meditazioni sulla passione di Cristo, o lo Specchio delle virtù, ed era solito dire: "La croce è il mio unico libro: un solo sguardo ad una croce m'insegna in ogni occasione come debbo comportarmi". 

"Il mio tenor di vita consiste soprattutto in amare e soffrire in contemplazione e adorare e contemplare e ammirare l'amore senza nome per noi povere creature. In questo amore del mio Dio io non giungo mai alla fine, poiché nulla mi fa ostacolo; così sempre sono unito intimamente con il mio amore, e nelle mie molte occupazioni sono spesso tanto più intimamente unito con lui che gli parlo, e con tutta la confidenza che ha un bimbo con il padre gli espongo i miei bisogni, le mie preghiere, quello che più mi preme".

"Sono sempre felice e contento in Dio. Prendo tutto con gratitudine dal caro Padre Celeste, siano pene o gioie. Egli sa bene ciò che è meglio per noi, e così sono sempre felice in Dio. Mi sforzo di amarlo assai. Ah! Questo è tanto spesso il mio unico affanno, che io lo ami così poco. Sì, vorrei proprio essere un serafino d'amore, vorrei invitare tutte le creature ad aiutarmi ad amare il mio Dio".

"Sforziamoci assai di condurre una vita veramente intima e nascosta in Dio, poiché è cosa tanto bella intrattenersi con il buon Dio: se noi siamo veramente raccolti, nulla ci sarà di ostacolo, anche in mezzo alle occupazioni che la nostra vocazione porta con sé ed ameremo tanto il silenzio, perché un'anima che parla molto non giungerà mai ad una vita veramente interiore"

Portinaio per quarantuno anni, accanto al celebre santuario della Madonna, meta di numerosi pellegrinaggi, divenne il punto di riferimento di ogni categoria di persone, soprattutto dei poveri, diseredati, tribolati e dei bambini. Al suono della campanella egli accorreva, apriva, sorrideva, si chinava sulle miserie. Dava senza misurare, senza giudicare. Non conosceva le leggi economiche. Egli dava perché la gente era povera. 

Nessuno l'ha mai visto triste o nervoso. Era sempre pronto ad ogni ora, ad ogni stagione. Era detto il "santo portinaio" e la sua santità, fatta di eroica fedeltà e di forte devozione eucaristica e mariana, nella semplicità della vita quotidiana, era avvolta di silenzio orante e di costante carità. Perciò egli, anche per il suo carattere timido e riservato, parlava poco, con brevi frasi, ma piene di spirito, che spesso compungevano e convertivano i cuori. Le sue parole abituali erano: "In nome di Dio", oppure "Come il buon Dio vuole". 

San Corrado da Parzham - Portinaio
"In nome di Dio. Come il buon Dio vuole".