Lo presero con sé, così com'era.

Mc 4,35-41

Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?».


Gesù se ne stava sul cuscino, e dormiva

Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897)
carmelitana, dottore della Chiesa.

Gesù non vuole darmi provviste, mi sostiene minuto per minuto.

Mia cara Madre, avrei dovuto parlarle del ritiro che precedette la mia professione. Lungi dal portarmi consolazioni, mi recò l'aridità più assoluta e quasi l'abbandono. Gesù dormiva come sempre nella mia navicella; ah, vedo bene che di rado le anime lo lasciano dormire tranquillamente in loro stesse. Gesù è così stanco di sollecitare sempre con favori e di prendere le iniziative, che si affretta ad approfittare del riposo che gli offro. Non si sveglierà certamente prima del mio grande ritiro dell'eternità, ma, invece di addolorarmi, ciò mi fa un piacere immenso.

In verità, sono ben lungi da essere santa, già questo di per sé ne è prova. Invece di rallegrarmi per la mia aridità, dovrei attribuirla al mio poco fervore e alla mia scarsa fedeltà, dovrei sentirmi desolata perché dormo (da sette anni) durante le orazioni e i ringraziamenti; ebbene, non mi affanno per questo; penso che i bimbi piccoli piacciono ai loro genitori quando dormono come quando sono svegli, penso che per fare delle operazioni i medici addormentano i malati. Infine, penso che «il Signore vede la nostra fragilità, e si ricorda che noi siamo soltanto polvere» (Sal 103,14).

Il mio ritiro di professione fu, dunque, aridissimo, come tutti quelli successivi; tuttavia il buon Dio mi mostrava chiaramente, senza che me n'accorgessi, il mezzo per piacergli e praticare le virtù più sublimi. Ho notato varie volte che Gesù non vuole darmi provviste, mi sostiene minuto per minuto con un nutrimento nuovo, lo trovo in me senza sapere come ci sia. Credo semplicemente che sia Gesù stesso nascosto in fondo al mio povero cuore che mi fa la grazia di agire in me e mi fa pensare tutto quello che vuole che io faccia nel momento presente.


San Giovanni Bosco

San Giovanni Bosco
San Giovanni Bosco,
prega per noi e per il mondo intero.

Essere buono non consiste nel non commettere mancanze, 
ma nell'avere volontà di emendarsi.

Santa Marcella di Roma

Santa Marcella di Roma - Vedova
A Roma, Santa Marcella, vedova.

San Girolamo afferma che dopo avere disprezzato ricchezze e nobiltà, divenne ancor più nobile per povertà e umiltà.

Appartiene ad una delle piú illustri famiglie romane: quella dei Marcelli. Nata verso il 330, rimane orfana del padre. Sposatasi da giovane dopo sette mesi rimane vedova e lo spirito ascetico la conquista e rifiuta le seconde nozze. Il suo palazzo diventa un luogo dove confluiscono altre nobili romane come Sofronia, Asella, Principia, Marcellina, Lea. Lo stesso vescovo di Alessandria, Pietro, nel 373 è suo ospite. E proprio dopo il 373 la casa di Marcella diventa un centro di propaganda monastica.

Riservatezza, penitenza, digiuno, preghiera, studio, vesti dimesse caratterizzano la vita quotidiana come risulta dalle lettere di san Girolamo, divenuto dal 382 il direttore spirituale del gruppo ascetico. Nella domus di Marcella entravano vergini e vedove, preti e monaci per intrattenersi in conversazioni sulla Sacra Scrittura. Verso la fine del IV sec. si trasferisce in un luogo isolato vicino a Roma dove fa ritorno nel 410 per timore dell'invasione gota. Muore nello stesso anno.


State allegri, e non fate peccati.

San Giovanni Bosco - San Domenico Savio
San Giovanni Bosco
Castelnuovo d’Asti, 16 agosto 1815 - Torino, 31 gennaio 1888

Ai giovani e a tutti quelli che si mettono alla sua scuola don Bosco ricorda che “l'essere buono non consiste nel non commettere mancanze, ma nell’avere volontà di emendarsi”. Una strada di santificazione che, san Domenico Savio, suo allievo, dice consistere “nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei doveri”.

Ordinato sacerdote, dedicò tutte le sue forze all’educazione degli adolescenti, fondando la Società Salesiana e, con la collaborazione di santa Maria Domenica Mazzarello, l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per la formazione della gioventù al lavoro e alla vita cristiana. Il 31 Gennaio 1888 a Torino, dopo aver compiuto molte opere, passò piamente al banchetto eterno.



Peccatori poi convertiti e diventati Santi

Santa Giacinta Marescotti
Santa Giacinta Marescotti
Vignanello, Viterbo, 1585 - Viterbo, 30 gennaio 1640

“O Dio, ti supplico, dai un senso alla mia vita, dammi la speranza, dammi la salvezza!” Giacinta morì nel 1640 e subito fu venerata dalla gente tra i Santi che erano stati grandi peccatori, poi convertiti dalla grazia.

Vergine del Terz’Ordine regolare di San Francesco, dopo quindici anni passati tra vani piaceri, abbracciò una vita durissima e istituì a Viterbo confraternite per l’assistenza degli anziani e per l’adorazione della santa Eucaristia.

Clarice Marescotti nacque a Vignanello, Viterbo, il 16 marzo 1585.
Quando si è belle, ricche e per di più di nobile nascita, si pensa di poter avere tutto. La pensava così anche Clarice, la figlia dei principi Marescotti di Vignanello: fin da piccola sognava una vita agiata e un buon matrimonio, ma non erano questi i piani che il Signore aveva per lei. A un certo punto, però, pensò di poterli realizzare: aveva conosciuto il giovane marchese Capizucchi e se ne era innamorata, ma ben presto questi fu destinato ad altre nozze, con la sorella minore di lei, Ortensia.

La delusione di Clarice fu talmente forte che decise di non perdonare il padre per averle preferito la sorella e iniziò a rendergli la vita impossibile. Il principe, per tutta risposta, la spedì a Viterbo nel monastero di San Bernardino dove aveva studiato da piccola e dove si era già fatta suora l’altra sorella, Ginevra.

Clarice non si perse d’animo: prese il nome di Giacinta, si sottomise alla vita di preghiera della comunità, abbracciò il voto di castità, ma si fece Terziaria francescana per non sottostare alla clausura. Neppure i voti di obbedienza e povertà facevano per lei: continuò a vestirsi con abiti raffinati, ad abitare in un appartamento ben arredato dove molti amici venivano a farle visita e a farsi servire da due novizie. Nobile era e come tale voleva continuare a vivere.

Nonostante lo scandalo che dava, Giacinta visse così per 15 anni. Poi si ammalò gravemente. E capì. Era nella sofferenza della malattia che il Signore la aspettava, paziente. “O Dio, ti supplico, dai un senso alla mia vita, dammi la speranza, dammi la salvezza!”, pregava. Una volta guarita chiese perdono alle consorelle e si spogliò di tutto. I successivi 24 anni della sua vita furono anni di privazioni e di dedizione al prossimo, specialmente ai poveri e agli ammalati.

Grazie all’aiuto finanziario degli amici di un tempo, dalla clausura riuscì a organizzare l’operato di due istituti assistenziali: i Sacconi (così chiamati per il sacco che indossavano i confratelli durante il loro servizio) infermieri che davano aiuto ai malati, e gli Oblati di Maria, che portavano conforto alle persone anziane e abbandonate. Lei stessa donava tutto quel che riceveva ai poveri e il suo esempio fece ritornare alla fede anche molti che si erano allontanati.

Giacinta morì nel 1640 e subito fu venerata dalla gente tra i Santi, in particolare tra quelli che erano stati grandi peccatori, poi convertiti dalla grazia. Durante la sua veglia funebre tutti vollero portarsi via un pezzetto della sua veste per conservarlo come reliquia e così il suo corpo dovette essere vestito tre volte. Sarà Papa Pio VII a canonizzarla il 24 Maggio 1807.


Ora, Signore Dio, fai come hai detto.

Io sono la tua casa!
Io sono la tua casa!

Ora, Signore Dio, la parola che hai pronunciato sul tuo servo e sulla sua casa, confermala per sempre e fai come hai detto. Poiché tu, Signore degli eserciti, Dio d'Israele, hai rivelato questo al tuo servo e gli hai detto: " Io ti edificherò una casa! ". Perciò il tuo servo ha trovato l'ardire di rivolgerti questa preghiera.
(2 Sam 7, 18-19.24-29)

Il Signore farà a te una casa

Dal secondo libro di Samuele. (2 Sam 7,4-17)
Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. 

In quei giorni, fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va' e di' al mio servo Davide: Così dice il Signore: "Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall'Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?".
Ora dunque dirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli eserciti: "Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra.
Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. Se farà il male, lo colpirò con verga d'uomo e con percosse di figli d'uomo, ma non ritirerò da lui il mio amore, come l'ho ritirato da Saul, che ho rimosso di fronte a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre"».
Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.

La bontà del Signore dura in eterno.

Sal 88

Tu hai detto, Signore:
«Ho stretto un'alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide, mio servo.
Stabilirò per sempre la tua discendenza,
di generazione in generazione edificherò il tuo trono.

Egli mi invocherà: "Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza".
Io farò di lui il mio primogenito,
il più alto fra i re della terra.

Gli conserverò sempre il mio amore,
la mia alleanza gli sarà fedele.
Stabilirò per sempre la sua discendenza,
il suo trono come i giorni del cielo».


Il campo che Dio ci ha affidato

San Cesario di Arles (470-543)
monaco e vescovo

Dare frutto del trenta, del sessanta e del cento per uno

Fratelli, ci sono due specie di campi: uno è il campo di Dio, l’altro è il campo dell’uomo. Hai il tuo campo; anche Dio ha il suo. Il tuo campo è la terra; il campo di Dio è la tua anima.

È forse giusto che coltivi il tuo campo e lasci incolto il campo di Dio? Coltivi la tua terra, e non coltivi la tua anima, forse perché vuoi mettere in ordine la tua proprietà e lasciare incolta la proprietà di Dio? Ti pare giusto? Forse Dio merita che trascuriamo la nostra anima che tanto ama? Ti rallegri al vedere la tua terra ben coltivata; perché non piangi al vedere la tua anima incolta? I campi in nostro possesso ci faranno vivere alcuni giorni in questo mondo; la cura della nostra anima ci farà vivere senza fine in cielo.

Dio si è degnato di affidarci la nostra anima come suo campo; mettiamoci dunque all’opera con tutte le nostre forze e con il suo aiuto, perché quando verrà a visitare il suo campo, lo trovi ben coltivato e perfettamente in ordine. Vi trovi una messe invece di rovi; vi trovi vino invece di aceto; grano invece di zizzania. Se vi troverà ciò che piace ai suoi occhi, ci darà in cambio le ricompense eterne; invece i rovi saranno destinati al fuoco.


Faccio affidamento sulla Tua Misericordia

O mio Gesù, mia forza, mia pace e riposo, nei raggi della Tua Misericordia s'immerge ogni giorno la mia anima. Non c'è un solo momento nella mia vita in cui non tocchi con mano, o Dio, la Tua Misericordia. Nella mia vita non faccio affidamento su nulla, ma unicamente sulla Tua infinita Misericordia, o Signore.

 (Santa Faustyna Kowalska - Diario, 697).


Non preoccupiamoci mai dell'avvenire

San Charles de Foucauld (1858-1916)
eremita e missionario nel Sahara

Fare la volontà di Dio ogni istante della vita!

Non preoccupiamoci mai dell'avvenire: in ogni istante della vita facciamo la cosa più perfetta, cioè facciamo quanto la volontà di Dio ci richiede nel momento presente; e fatto questo, non preoccupiamoci più dell'avvenire come se dovessimo morire l'ora seguente... Pensiamo al futuro solo per chiedere a Dio che possiamo fare la sua volontà ogni istante dell'esistenza e che così possiamo dargli gloria il più possibile... Inoltre, occupiamoci del futuro come se la vita di questo mondo stia per finire per noi: restiamo interamente nel momento presente. 

Se la volontà di Dio ci indica, come succede spesso, come occupazione del momento presente di prepararci al futuro, sia materialmente (come per il lavoro manuale, il riposo, il cibo, la cura della salute, ecc....) sia spiritualmente (come per lo studio, la meditazione, ecc. ...), allora al momento giusto occupiamoci di questa preparazione, ma occupiamoci, non per noi, per il futuro, ma per Dio, per compiere quanto ci chiede nel momento presente. (...) 

E' la vita della fede: così non viviamo più per noi stessi, ma per Dio solo: non più per noi, secondo la nostra volontà, ma per Dio, secondo la sola volontà di Dio, non più contando su noi né su alcuna creatura, ma abbandonandoci completamente a Dio e aspettandoci tutto da Lui solo... Dio ci darà ogni momento quanto ci occorre per compiere ogni missione che gli piacerà darci... (...) Dobbiamo solo obbedirgli ogni momento, facendo ogni momento quanto ci comanda nel momento presente.


Essere partecipi ai meriti della Tua passione

Santa Angela Merici
Preghiera di Santa Angela Merici

Degnati, o benignissimo Signore, di perdonarmi tante offese, e ogni mio fallo che mai abbia commesso fino ad ora dal giorno del santo battesimo.
Degnati di perdonare i peccati, ahimè, anche di mio padre e di mia madre, e dei miei parenti ed amici, e del mondo intero.
Te ne prego per la tua sacratissima passione e per il tuo sangue prezioso, sparso per amor nostro, per il tuo santo nome: sia esso benedetto sopra la sabbia del mare, sopra le gocce delle acque, sopra la moltitudine delle stelle.
Mi dolgo d’essere stata tanto lenta nel cominciare a servire la tua divina Maestà.

Ahimé! Finora non ho mai sparso neppure una piccola goccia di sangue per amor tuo, e nemmeno sono stata obbediente ai tuoi divini precetti, e ogni avversità mi è stata aspra per il mio poco amore per te.
Signore, per quelle misere creature che non ti conoscono, né si curano di essere partecipi ai meriti della tua sacratissima passione, mi si spezza il cuore, e volentieri darei io stessa il mio sangue per aprire la cecità delle loro menti.
Perciò Signore mio, unica vita e speranza mia, ti prego: degnati di ricevere questo mio cuore vilissimo ed impuro, e di bruciare ogni suo affetto e ogni sua passione nell’ardente fornace del tuo divino amore.

Amen.


Pietà di me, o Dio, pietà di me, peccatore.

Signore Gesù Sacramentato, eccomi alla Tua presenza e al Tuo servizio.
Tu sei qui per me, con amore, per salvarmi, per ascoltarmi e consolarmi. Ti ringrazio per la Tua benevolenza e per questa Tua degnazione nei miei confronti. Tu ti sei donato completamente a me, con tanto amore, e per amor mio hai voluto soffrire la Tua passione. Degnati, o Signore, di perdonarmi le tante offese che Ti ho fatto, e ogni peccato che io ho commesso contro di Te fino ad ora, dal giorno del santo battesimo. Degnati di perdonare anche i peccati di mio padre e di mia madre, e quelli dei miei antenati, dei miei parenti ed amici, e del mondo intero. Te ne prego per la Tua sacra passione e per il Tuo sangue prezioso, che hai sparso per amor nostro. Te ne prego per il Tuo santo nome. Abbi Misericordia di noi.

Signore Gesù Sacramentato, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore,  perché, i poveri e gli ultimi, disprezzati dal mondo, Tu, o Dio, li hai scelti come Tuoi intimi amici. Quello che è stolto per il mondo; quello che è debole per il mondo, quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Tu, Dio, lo hai scelto, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Te. Grazie a Dio noi siamo in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione. (1 Cor 1, 26-31)

Gesù Sacramentato, tutto amore e provvidenza, Tu, innamorato di me, sei presente nel Sacramento Eucaristico, per darmi e ricevere compagnia. Per il Tuo infinito amore, io, qui, ora, posseggo realmente Te, Dio Onnipotente, Santo, Forte, Immortale, Compassionevole. Tu sei e ti chiami Padre Misericordioso, Dio della Redenzione, Dio della Resurrezione. Tu sei il mio scudo, la mia difesa, il rimedio ad ogni male. Tu sei la Luce, la Forza, la Vita. Tu sei ogni Bene. Tu sei la delizia, la mia gioia, la felicità, la gloria, il mio splendore, la mia pienezza, il mio desiderio. Tu sei mio Re, mio Dio e mio tutto. Fà che io non ti abbandoni.

Io sono un miserabile peccatore, sono un vile servo infedele, debole nella carne, come un'adultera nei confronti del suo sposo, sedotto dalla superbia della vita, dalla concupiscenza degli occhi, dalla concupiscenza della carne, capace di tradirti e desideroso di piaceri, e spesso di questa mia attitudine ne sento il desiderio, tanto che mi viene fin troppo facile passare dal sentire il desiderio nel mio cuore, all'acconsentire al peccato e alla trasgressione, e anzi, ancor peggio, a volte ricerco questo desiderio di dare soddisfazione a me, piuttosto che a Te, e contento desidero consumare il peccato a mia rovina e tradendo Te, anche per meno di trenta denari, per un turpe e ignobile piacere destinato a passare, nonostante i grandi benefici che Tu nel tuo amore premuroso mi hai elargito. 

Quanta ingratitudine nei Tuoi confronti. Quanta superbia in me. Sono un traditore, misero, povero, stolto, ribelle e indegno. Sono un malfattore. Gesù, sono infelice, ti supplico, non lasciarmi andare alla mia rovina. Sono vizioso, e mi aggiro misero e triste, tormentato dalla concupiscenza, combattuto dalle tentazioni e oppresso dai peccati. Ho tanto bisognoso del Tuo perdono inestimabile, e della Tua Misericordia restauratrice, e senza di Te sono un nulla. 

Gesù ti prego, convertimi.
Aiutami a rinnegare me stesso, aiutami a non seguire ostinato i miei piaceri e la mia volontà. Ripara, restaura il mio DNA corrotto. Tu, prontamente, vieni a salvarmi. Tu, presto, vieni in mio aiuto. Fino a quando mi lascerai bere lacrime in abbondanza? Fino a quando mi lascerai desolato e triste? Fino a quando mi lascerai giacere nella miseria, mi lascerai cadere nei peccati e nei vizi in cui mi trovo? Signore Gesù Sacramentato, abbi pietà di me, peccatore. Proteggimi, rinnovami. Tu, dimmi solo una Parola ed io sarò salvato. 

E la Tua Parola è questa: "Venite a Me. State con Me. Imparate da Me, voi che siete stanchi e affaticati, oppressi dai peccati e dai vizi. Io vi darò ristoro e libertà. Dimorate in Me. Cercate Me. Cercate la mia volontà e i miei desideri. Ecco che vi chiamo. Vi aspetto. Sono nel Santissimo Sacramento, sempre mi potete trovare. Unitevi a Me. Vivete per Me. Io sono con voi tutti i giorni. Rinnegate voi stessi. Partecipate alla mia Passione, partecipate alle mie sofferenze redentive."

Signore, hai parlato. Aiutami a seguire la Tua parola.
Quanto amore e degnazione in questo Tuo dolce invito alla libertà e alla vita.
Eccomi attratto da Te, dal Tuo amore irresistibile. Sei Tu che cerchi me. Sei Tu che donandoti come Pane della vita, mi appartieni. Quale dono più grande avrei potuto ricevere? Signore, Tu stesso ti fai Pane per soddisfare questo Tuo divino desiderio e saziarmi di Te. Tu vuoi essere mio, totalmente. Avvenga di me secondo questa Tua parola. Aiutami ad accoglierti e restare in questo amore reciproco.

Signore moltiplica la mia gioia, aumenta la mia letizia. Tu Signore sei mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Tu Signore sei difesa della mia vita: di chi avrò paura? Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore, abitare in Te Sacramentato, tutti i giorni della mia vita, per gustare, sperimentare e contemplare la Tua bellezza e ammirare il Tuo santuario. 

Gesù Sacramentato, chi sono io per Te?
Nonostante la mia miseria e inutilità, sento di essere prezioso ai Tuoi occhi. Nonostante sia tanto debole e lento a lavorare alla mia salvezza, sento che mi ami con amore immenso, infinito, prima del tempo, prima che io nascessi Tu già mi amavi, da sempre. Ho bisogno della Tua compassione. Vieni a salvarmi. Con il Tuo aiuto non voglio più esserti ribelle. Fammi amare e desiderare la Tua legge. 

Gesù Sacramentato, Tu sei il mio riparatore. Tu sei la mia speranza. Tu sei la mia restaurazione. Tu sei la mia ricompensa. Tu sei la Resurrezione e la Vita. Tu, nel Santissimo Sacramento, sei la mia Terra promessa. Per il Tuo Amore, e con il Tuo aiuto e la Tua Misericordia, confido di contemplare la Tua bontà, nel Sacramento dell'Amore, nella terra dei viventi. Spero in Te Signore, Tu mi rendi forte e rinsaldi il mio cuore, e io spero in Te, Signore. (Sal 26)

Aiutami Signore. Fà di me, indegno, un Tuo intimo e fedele amico.
Aiutami a risarcire i disprezzi e le ingratitudini, le irriverenze e le indifferenze, che ricevi nel Tuo Sacramento. Aiutami a consolarti, a tenerti compagnia, ad amarti, a lodarti, a ringraziarti, a servirti e insieme a Te, aiutami a riparare i miei peccati e quelli del mondo intero. Concedimi di aiutarti nel portare con amore la Tua Croce redentiva, come ti aiutò il Cireneo, concedimi di darti amore e sollievo, realmente. Concedimi di fare la Tua volontà e non la mia, concedimi un grande amore per Te, concedimi l'uniformità ai Tuoi desideri ed alle Tue disposizioni. 

Gesù, rendimi come mi vuoi.
Vieni in me, Signore Gesù, regna in me, vivi in me, opera in me. Fammi diventare una sola cosa con Te e con il Padre. Vorrei vivere della Tua Provvidenza, senza affannarmi a provvedere a me stesso. Vorrei dedicarmi, a tempo pieno, ad adorarti e stare nella Tua casa, alla Tua presenza e al Tuo servizio, in comunione con Te, per tutto il tempo che mi resta da vivere in questa terra, e poi per tutta l'eternità. Ricordo la Tua parola: Il Signore completerà per te l'opera sua. (Sal 137)  Ora, Signore Dio, la parola che hai pronunciato, confermala per sempre e fai come hai detto. Poiché tu, Signore degli eserciti, Dio d'Israele, hai rivelato questo al tuo servo e gli hai detto: " Io ti edificherò una casa! ". Perciò il tuo servo ha trovato l'ardire di rivolgerti questa preghiera. (2 Sam 7,18-19.24-29)

Concedimi lacrime di pentimento e di amore con le quali bagnare i Tuoi piedi. Concedimi di stare con Te, seduto ai tuoi piedi, ad ascoltare e gustare la Tua parola balsamica e consolatrice. Concedimi di ammirarti, adorarti, contemplare e godere di Te e del Tuo amore delizioso. Concedimi di fare come Maria, sorella di Marta, che si è scelta la parte migliore. Signore Gesù, cerco Te, voglio Te, desidero Te. Tu mi sei necessario. Tu sei innamorato di me. Il Tuo amore non può fare a meno di me. Tu mi manchi, ma quando ho Te nulla mi manca. Signore Gesù, se vuoi, abbi misericordia di me.

Signore, se questa è la Tua volontà, così si faccia, cosi sia. Fà che io ti chieda solo le cose che Tu vuoi darmi, così da essere sempre esaudito. Gesù Sacramentato, se vuoi, vieni a consolarmi, se vuoi, liberami da ogni male. Signore Gesù, per le cose che Ti chiedo, cosa posso addurre se non me li concedi? Cosa posso dire quando Ti supplico e non mi dai quello di cui sento il bisogno? Concedimi, ti prego, quello che Tu, se vuoi, puoi darmi.

Gesù, risanami. Gesù, purificami. 
Sradica dal mio cuore ogni amore che non è per Te. Sii Tu la mia forte e dolce attrazione. Sii Tu il mio unico desiderio. Non abbandonarmi alle tentazioni della carne, ai piaceri illeciti. Non abbandonarmi alle allettanti concupiscenze che sento. Gesù liberami da ogni pensiero e desiderio impuro. Gesù liberami da ogni male. Non abbandonarmi ad amare la ricchezza. Non abbandonarmi alla ribellione, ma aiutami ad essere a Te sottomesso in umile obbedienza filiale.

Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi, l'hai fatto con retto giudizio, è vero, poiché noi abbiamo peccato, non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti. Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da' gloria al tuo nome, Signore, fa' con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia. (Dn 3, 31.29.43.42)
Pietà di me, o Dio, pietà di me.



Beato Francesco Zirano

Beato Francesco Zirano
Beato Francesco Zirano
(1564-1603)

Religioso, sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, missionario e martire: ucciso in odium fidei ad appena 39 anni nella città di Algeri il 25 gennaio 1603, scorticato vivo tra urla e insulti; è il primo martire sardo dell’epoca moderna ad essere elevato dalla Chiesa alla gloria degli altari.




 

Beato Antonio Migliorati da Amandola


Sacerdote dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino.

Il Beato Antonio è nato in Amandola (AP) il 17 gennaio 1355, ricevette la prima educazione dai monaci benedettini dell’ Abbazia dei Santi Anastasio e Vincenzo; adolescente, attratto dalla fama di San Nicola da Tolentino entra tra gli Agostiniani. Terminata la sua formazione venne ordinato sacerdote e subito si diede a una vita che emergeva per lo spirito di preghiera, di penitenza e di umiltà esprimendo un ministero zelante e fecondo. 

Visse sempre in Amandola meno un periodo di 12 anni trascorsi a Tolentino come Sacrista e un non meglio precisato periodo, probabilmente come predicatore nelle Puglie. Tornato in Amandola la tradizione racconta che al suo arrivo le campane si sono messe a suonare da sole per festeggiare il ritorno del santo frate.

Al Beato Antonio si deve la costruzione del Convento e della Chiesa dedicata a Sant’Agostino. Ricco di meriti e celebre per la sua opera di apostolato, morì in Amandola il 25 gennaio 1450, e venne immediatamente venerato dai confratelli e dal popolo. Dopo che Papa Clemente XIII ne approvò il culto nel 1759 gli Agostiniani ne diffusero il culto ovunque e in tutte le loro principali chiese ne troviamo statue e imma­gini.

Il popolo lo invoca contro ogni forma di malanno e in particolare per ottenere la pace e il tempo favorevole. Il suo Santuario è tutt’ora un luogo ove i fedeli attirati dal1a sua fama di santità, anche per sua intercessione, sperimentano la misericordia di Dio e la sua salvezza.


Fa' splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi.

Sal 79

Tu, pastore d'Israele, ascolta,
tu che guidi Giuseppe come un gregge.
Seduto sui cherubini, risplendi
davanti a Èfraim, Beniamino e Manasse.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci.

Signore, Dio degli eserciti,
fino a quando fremerai di sdegno
contro le preghiere del tuo popolo?
Tu ci nutri con pane di lacrime,
ci fai bere lacrime in abbondanza.
Ci hai fatto motivo di contesa per i vicini
e i nostri nemici ridono di noi.


Cristo ci nutre della Parola e del Pane di vita

Imitazione di Cristo
Libro IV, cap. 11

Tu mi sei testimone, o Dio, che non c'è cosa che mi possa dare conforto, non c'è creatura che mi possa dare contentezza, all'infuori di te, che bramo contemplare in eterno. Ma ciò non è possibile mentre sono in questa vita mortale; ... Intanto terrò, "come conforto" e specchio di vita, i libri santi; soprattutto terrò, come unico rimedio e come rifugio, il tuo Corpo santissimo. 

In verità, due cose sento come massimamente necessarie per me, quaggiù; senza di esse questa vita di miserie mi sarebbe insopportabile. Trattenuto nel carcere di questo corpo, di due cose riconosco di avere bisogno, cioè di alimento e di luce. E a me, che sono tanto debole, tu hai dato, appunto come cibo il tuo santo corpo, e come lume hai posto dinanzi ai miei piedi "la tua parola" (Sal 118,105). 

Poiché la parola di Dio è luce dell'anima e il tuo Sacramento è pane di vita, non potrei vivere santamente se mi mancassero queste due cose. Le quali potrebbero essere intese come le "due mense" poste da una parte e dall'altra nel prezioso tempio della santa Chiesa; una, la mensa del sacro altare, con il pane santo, il prezioso corpo di Cristo; l'altra la mensa della legge di Dio, compendio della santa dottrina, maestra di vera fede, e sicura guida, al di là del velo del tempio, al sancta sanctorum. 

Ti siano rese grazie, Creatore e Redentore degli uomini, che, per dimostrare al mondo intero il tuo amore, hai preparato la grande cena, in cui disponesti come cibo, non già il simbolico agnello, ma il tuo corpo santissimo e il tuo sangue, inebriando tutti i tuoi fedeli al calice della salvezza e colmandoli di letizia al tuo convito: il convito che compendia tutte le delizie del paradiso.

San Francesco di Sales

San Francesco di Sales

Orazione dal Messale
O Dio, tu hai voluto che il santo vescovo Francesco di Sales si facesse tutto a tutti nella carità apostolica: concedi anche a noi di testimoniare sempre, nel servizio dei fratelli, la dolcezza del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

San Francesco di Sales, Vescovo di Ginevra e dottore della Chiesa: pastore di anime, ricondusse alla comunione cattolica molti fratelli da essa separati. Con il libro Filotea introdusse le persone alla vita devota e ancor di più con il libro Teotimo o Trattato dell’amor di Dio. 

Insieme a santa Giovanna di Chantal, istitui l'Ordine della Visitazione; vivendo poi a Lione in umiltà, rese l’anima a Dio il 28 dicembre 1622, all’età di 52 anni. Il 24 gennaio 1623, il corpo mortale del santo fu traslato ad Annecy. Patrono della stampa cattolica.



Beata Marie Poussepin

Beata Marie Poussepin

Vergine, che fondò l’Istituto delle Suore della Carità Domenicane della Presentazione della Santa Vergine per offrire sostegno ai pastori d’anime, istruzione alle ragazze e assistenza ai bisognosi e ai malati.

Decise di lavorare “per l’utilità della parrocchia, per istruire i giovani e per servire i poveri malati”

Dopo una vita di 90 anni totalmente dedicata agli altri, segnata dalla sofferenza e dalla rinuncia e in cui lei, secondo le sue stesse parole, è stata solo "la lavoratrice della provvidenza", muore il 24 gennaio 1744.


Pietà di me, o Dio, pietà di me.

Sal 56

Pietà di me, pietà di me, o Dio,
in te si rifugia l'anima mia;
all'ombra delle tue ali mi rifugio
finché l'insidia sia passata.

Invocherò Dio, l'Altissimo,
Dio che fa tutto per me.
Mandi dal cielo a salvarmi,
confonda chi vuole inghiottirmi;
Dio mandi il suo amore e la sua fedeltà.

Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.
Grande fino ai cieli è il tuo amore
e fino alle nubi la tua fedeltà.



Chiamò a sé quelli che egli volle

Mc 3, 13-19
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici - che chiamò apostoli –, perchè stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perchè avessero il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè "figli del tuono"; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.


Concilio Vaticano II
Costituzione dogmatica sulla Chiesa "Lumen Gentium", § 18-19
"Chiamò a sé quelli che egli volle, perchè stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni."

Il santo Sinodo, sull'esempio del Concilio Vaticano primo, insegna e dichiara che Gesù Cristo, pastore eterno, ha edificato la santa Chiesa e ha mandato gli apostoli, come egli stesso era stato mandato dal Padre, e ha voluto che i loro successori, cioè i vescovi, fossero nella sua Chiesa pastori fino alla fine dei secoli. Affinché poi lo stesso episcopato fosse uno e indiviso, prepose agli altri apostoli il beato Pietro e in lui stabilì il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell'unità di fede e di comunione... 

Il Signore Gesù, dopo aver pregato il Padre, chiamò a sé quelli che egli volle, e ne costituì dodici perché stessero con lui e per mandarli a predicare il regno di Dio; ne fece i suoi apostoli dando loro la forma di collegio, cioè di un gruppo stabile, del quale mise a capo Pietro, scelto di mezzo a loro. Li mandò prima ai figli d'Israele e poi a tutte le genti affinché, partecipi del suo potere, rendessero tutti i popoli suoi discepoli, li santificassero e governassero, diffondendo così la Chiesa e, sotto la guida del Signore, ne fossero i ministri e i pastori, tutti i giorni sino alla fine del mondo. In questa missione furono pienamente confermati il giorno di Pentecoste secondo la promessa del Signore: "Riceverete una forza, quella dello Spirito Santo che discenderà su di voi, e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e sino alle estremità della terra". 

Gli apostoli, quindi, predicando dovunque il Vangelo, accolto dagli uditori grazie all'azione dello Spirito Santo, radunano la Chiesa universale che il Signore ha fondato su di essi e edificato sul beato Pietro, loro capo, con Gesù Cristo stesso come pietra maestra angolare. La missione divina affidata da Cristo agli apostoli durerà fino alla fine dei secoli, poiché il Vangelo che essi devono predicare è per la Chiesa il principio di tutta la sua vita in ogni tempo. 

Riferimenti biblici : Gv 20,21; Mc 3,13-19; Mt 10,1-42; Lc 6,13; Gv 21,15-17; Rm 1,16; Mt 28,16-20; Mc 16,15; Lc 24,45-48; Gv 20,21-23; Mt 28,20; At 2,1-36; At 1,8; Mc 16,20; Ap 21,14; Mt 16,18; Ef 2, 20; Mt 28,20.


Beata Teresa Grillo

Beata Teresa Grillo Michel - Fondatrice
Beata Teresa Grillo
 Spinetta Marengo, 25 settembre 1855
Alessandria, 25 gennaio 1944

Ad Alessandria, beata Maria Antonia (Teresa) Grillo, laica, che, rimasta vedova prese i voti da Religiosa e provvide misericordiosa alle necessità dei poveri e, venduta ogni sua proprietà, istituì la Congregazione delle Piccole Suore della Divina Provvidenza.

Alla fine del 1893, visto che “i poveri aumentano a più non posso e si vorrebbe poter allargare le braccia per accoglierne tanti sotto le ali della Divina Provvidenza”, vendette palazzo Michel e acquistò un vecchio edificio. Qui diede inizio ai lavori di ristrutturazione e ampliamento, costruendo un piano superiore e comprando alcune case vicine. Sorse, così, il “Piccolo Ricovero della Divina Provvidenza”.

L'opera avviata da Teresa non fu certo priva di avversità che le vennero non solo dalle autorità ma soprattutto da amici e familiari. Proprio nell'incomprensione fu evidente la solidarietà e l'affetto dei poveri, delle persone generose e delle collaboratrici. Dietro sollecitazione dell'Autorità Ecclesiastica, l'8 gennaio 1899, vestendo l'abito religioso nella cappellina del Piccolo Ricovero, Teresa Grillo, con otto tra le sue collaboratrici, diede vita alla “Congregazione delle Piccole Suore della Divina Provvidenza”.

Senza risparmiarsi, Teresa animava e incoraggiava le consorelle con la sua sollecita e carismatica presenza nelle comunità. Per ben sei volte attraversò l'oceano per raggiungere l'America Latina dove, dietro sua sollecitazione, fiorirono numerose fondazioni con asili, orfanotrofi, scuole, ospedali e ricoveri per anziane. Il sesto viaggio lo fece nel 1928, all'età di 73 anni. L'8 giugno 1942, la Santa Sede concedeva l'Approvazione Apostolica alla “Congregazione delle Piccole Suore della Divina Provvidenza”.

Subito dopo la fondazione l'Opera cominciò ad avere case in diversi luoghi in Italia. Dal 13 giugno 1900 l'Istituto si estese in Brasile e dal 1927, dietro sollecitazione di Don Luigi Orione (canonizzato il 16 maggio 2004), fondò case anche in Argentina.

Teresa Grillo si spegne ad Alessandria il 25 gennaio 1944 all'età di 88 anni. Il suo lstituto contava 25 case in Italia, 19 in Brasile e 7 in Argentina.

“Continuerò ad invocarvi l'abbondanza dello Spirito che deve distinguere la Piccola Suora della Divina Provvidenza: spirito di confidenza veramente eroica in questa mirabile emanazione della Divina Bontà, poiché noi dobbiamo essere totalmente e in ogni ora alla mercé del Suo provvido aiuto”.


Santa Marianna Cope

Santa Marianna Cope
Santa Marianna Cope
(1838-1918)

Religiosa professa della Congregazione delle Suore del Terz’Ordine di San Francesco di Syracuse, nota come Mother Marianne of Molokai, accolse la chiamata a prendersi cura dei lebbrosi delle Hawaii, dopo che molti altri avevano rifiutato.

Marianna Cope, al secolo Anna Barbara, nacque a Heppenheim (Germania) il 23 gennaio 1838, visse con la sua famiglia a Utica (New York, USA). Nutrita dalla fede, sviluppò il dono della compassione e di saper rispondere a coloro che si trovavano nella necessità, sempre nel rispetto degli altri e sacrificando se stessa. Nel 1862, entrò presso le Suore Francescane di Siracusa (oggi Congregazione delle Suore di San Francesco delle Comunità di Neumann) e assunse il nome di Marianne. Oltre ad impegnarsi nell'insegnamento, fondò e gestì due ospedali, rispettivamente ad Utica e a Syracuse.

Nel 1877 fu eletta superiora generale. Nell'espletamento di questo servizio, accolse con coraggio l'appello del re delle Isole Sandwich (oggi Hawaii), già rifiutato da diverse congregazioni, di inviare suore ad occuparsi del suo popolo sofferente. Inizialmente, M. Marianne pensava semplicemente di aiutare le sei suore volontarie a sistemarsi nella missione ma, profondamente commossa dalla situazione critica di coloro che erano stati colpiti dal morbo di Hansen (allora conosciuto come lebbra), lei scelse di rimanere con loro.

Svolse inizialmente, e per cinque anni, l'apostolato tra i residenti del "Leper Hospital" a Honolulu e poi, per ulteriori trent'anni, nella Penisola di Kalaupapa. Durante il suo esilio, scelto liberamente, M. Marianne offri un rifugio sicuro e amorevole agli emarginati dalla società. Collaborò nell'opera di San Damiano De Veuster e ne portò avanti l'apostolato dopo che questi morì, nel 1889. Con profonda sollecitudine materna, M. Marianne promise alle sue consorelle che nessuna di loro avrebbe contratto la lebbra per contagio dai pazienti e, fino ad oggi, così è stato. M. Marianne morì a Kalaupapa il 9 agosto 1918 e fu sepolta tra le persone che tanto amò in vita. Nel 2004, le sue spoglie furono trasportate nella cappella della Casa Madre a Syracuse.

La "Madre degli emarginati" fu beatificata il 14 maggio 2005.

Non fate niente di male, fate più bene che potete

Beato Giuseppe Nascimbeni
Beato Giuseppe Nascimbeni
(1851-1922)

Nacque a Torri del Benaco il 22 marzo 1851, fu ordinato sacerdote nel 1874 dal Card. Luigi di Canossa, Vescovo di Verona. Fu mandato come maestro e cooperatore dapprima a San Pietro di Lavagno e poi a Castelletto di Brenzone, dove fu parroco fino alla morte, avvenuta il 21 gennaio 1922.

Appassionato per la gloria di Dio e la salvezza delle anime, fondò l'Istituto delle Piccole Suore della Sacra Famiglia perché le suore lo aiutassero a popolare il paradiso di santi. Contemplativo e attivo, sacerdote, parroco, fondatore, fu per tutti il Padre.

Sua ispiratrice: la Sacra Famiglia.
Suo programma: Caritas Christi urget nos.
Sua forza: l'Eucaristia, la preghiera, il Rosario. 
Sua eredità: Pregare, lavorare, patire per la gloria di Dio e la redenzione del mondo.

Beatificato a Verona da Giovanni Paolo II il 17 aprile 1988.


Benedetto il Signore, mio rifugio e mio liberatore

Sal 143

RIT: Benedetto il Signore, mia roccia.

Benedetto il Signore, mia roccia,
che addestra le mie mani alla guerra,
le mie dita alla battaglia.

Mio alleato e mia fortezza,
mio rifugio e mio liberatore,
mio scudo in cui confido,
colui che sottomette i popoli al mio giogo.

O Dio, ti canterò un canto nuovo,
inneggerò a te con l'arpa a dieci corde,
a te, che dai vittoria ai re,
che scampi Davide, tuo servo, dalla spada iniqua.



Suor Josefa Menendez - La Passione di Gesù

Suor Josefa Menendez


"Josefa, sposa e vittima del mio Cuore, ti parlerò della mia Passione, perché sia oggetto costante del tuo pensiero e perché essa apporti alle anime le confidenze del mio Cuore."

Nella Quaresima del 1923, Nostro Signore rivelò a Suor Josefa Menèndez i sentimenti provati dal suo Cuore divino durante la sua Passione. Josefa riceveva in ginocchio le confidenze del Maestro, e mentre Egli parlava, scriveva. (Con approvazione del Card. Pacelli, futuro Pio XII).


Lavanda dei piedi
22 febbraio 1923

Comincerò a scoprirti i sentimenti che inondavano il mio Cuore, mentre lavavo i piedi ai miei Apostoli.
Li convocai tutti e dodici. Non volli escludere nessuno. Vi si trovava Giovanni, il discepolo prediletto, e Giuda, che di lì a poco m'avrebbe consegnato ai miei nemici.
Ti dirò perché volli riunirli tutti e perché incominciai a lavar loro i piedi: Li riunii tutti, perché era quello il momento in cui la mia Chiesa doveva presentarsi al mondo; e presto non vi sarebbe stato che un solo Pastore per tutte le greggi.

Volevo anche insegnare alle anime che quantunque cariche di peccati atroci non le escludo dalle mie grazie, né le separo dalle anime più amate; vale a dire che riunisco le une alle altre nel mio Cuore, e che do loro le grazie di cui abbisognano.
Ma qual dolore provai in quell'ora sapendo che l'infelice Giuda rappresentava tutte le anime che pur tante volte raccolte ai miei piedi, tante volte lavate nel mio Sangue, si sarebbero egualmente perdute per sempre.

Sì, in quel momento volli insegnare ai peccatori che non devono allontanarsi da me, neppure quando sono in peccato, pensando che non vi è più un rimedio e che mai più saranno amati come prima di aver peccato. No, povere anime! Non sono questi i sentimenti di un Dio, che ha sparso tutto il suo Sangue per voi! Venite tutti a Me e col mio Sangue tornerete candidi come la neve. Immergete i vostri peccati nell'acqua della mia Misericordia; nessuno sarà capace di strappare dal mio Cuore l'Amore che vi porto!


Il cenacolo
25 febbraio

Continuerò a dirti i miei segreti d'amore...
Volli lavare i piedi dei miei apostoli per mostrare alle anime quanto desidero che siano candide e pure quando mi ricevono nel Sacramento dell'amore.
Fu anche per rappresentare il Sacramento della Penitenza nel quale le anime, che hanno avuto la disgrazia di cadere in peccato, possono lavarsi e ricuperare il primitivo candore.
In quell'ora tanto prossima alla Redenzione del genere umano, il mio Cuore non poteva contenere l'ardore che lo divorava; e perché era infinito l'amor mio per gli uomini, non volli lasciarli orfani.
Per vivere quindi con essi fino alla consumazione dei secoli e dimostrare tutta la mia tenerezza volli diventare loro alimento, loro sostegno, loro vita, loro tutto.

Ah! quanto vorrei far conoscere a tutte le anime i sentimenti del mio Cuore! Quanto bramo che tutte siano penetrate dell'amore che m'infiammava quando nel cenacolo istituii il Sacramento dell'Eucaristia.
In quel momento vidi tutte le anime, che nel corso dei secoli si sarebbero cibate del mio Corpo e del mio Sangue; e anche tutti gli effetti divini prodotti in moltissime di loro da tale Cibo.
In quante anime questo Sangue immacolato avrebbe generato purezza e verginità! In quante avrebbe acceso la fiamma dell'amore e dello zelo! Quante anime, anche dopo aver commesso molti e gravi peccati, indebolite dalle passioni, sarebbero ritornate a Me e avrebbero ritrovato vigore nutrendosi del Pane dei forti!

Ah, chi potrà penetrare i sentimenti del mio Cuore in quei momenti... sentimenti d'amore, di gioia, di tenerezza... Ma quanta fu pure l'amarezza che inondò il mio Cuore!

L'Eucaristia e i peccatori
2 marzo

Voglio palesare alle mie anime la tristezza che inondò il mio Cuore durante la Cena, poiché se fu grande la mia gioia nel farmi compagno degli uomini fino alla fine dei secoli e divino alimento delle anime loro, e se vedevo il gran numero di essi che mi avrebbe reso omaggio d'adorazione, di riparazione e d'amore... non fu però minore la tristezza causatami dalla vista di quanti m'avrebbero lasciato nella solitudine del Tabernacolo, e di quelli che non avrebbero creduto alla presenza reale.

In quanti cuori macchiati di peccato avrei dovuto entrare... e quante volte la mia Carne e il mio Sangue così profanati sarebbero diventati motivo di condanna per quelle anime!

Ah, come vidi in quel momento tutti gli oltraggi, i sacrilegi e le abbominazioni orribili che si sarebbero commesse contro di Me! Quante ore avrei dovuto passare nella solitudine del Tabernacolo! Quante notti! E quante anime avrebbero rifiutato gli amorosi inviti che dal Tabernacolo avrei fatto loro udire!

Per amore delle anime, rimango prigioniero nell'Eucaristia, affinché in tutte le loro pene e nei loro dolori possano venire a consolarsi con il più tenero dei Cuori, con il migliore dei Padri, con il più fedele degli amici. Ma quest'amore che si consuma per il bene delle anime non è corrisposto!... Abito fra i peccatori per diventare la loro salvezza e la loro vita, medico e medicina di tutte le malattie causate dalla natura corrotta... e in cambio essi si allontanano da Me, mi oltraggiano, mi disprezzano!

Poveri peccatori! Non allontanatevi! Vi aspetto nel Tabernacolo!... Non vi rimprovererò i vostri delitti... non vi rinfaccerò il vostro passato... ma lo laverò nel Sangue delle mie Piaghe... Non temete dunque... Venite a Me... Non sapete quanto vi amo?


L'Eucaristia e le anime consacrate
6 marzo

Nel momento d'istituire l'Eucaristia vidi presenti tutte le anime privilegiate che dovevano cibarsi del mio Corpo e del mio Sangue, e i differenti effetti prodotti in esse. Per alcune il mio Corpo sarebbe rimedio alla loro debolezza, per altre fuoco divoratore che consumerebbe la loro miseria e le accenderebbe d'amore.

Ah, perché tante anime diventano per il mio Cuore causa di tristezza, dopo che Io le ho ricolmate di carezze e d'ogni bene? Non sono lo sempre lo stesso? Sono forse cambiato con voi?  No, Io non cambierò mai; e fino alla fine dei secoli vi amerò con tenerezza e predilezione.

So che siete piene di miserie, ma per questo non ritrarrò da voi il mio più tenero sguardo; ansiosamente vi aspetto, non solo per alleviare le vostre pene, ma per ricolmarvi di nuovi benefici. Se vi chiedo amore, non me lo negate; è molto facile amare Colui che è lo stesso Amore.

Se chiedo qualche cosa che costa alla vostra natura, vi do anche la grazia e la forza necessaria. Vi ho scelto perché siate il mio conforto. Lasciatemi entrare nell'anima vostra, e se non vi è nulla che sia degno di Me, ditemi con umiltà e fiducia: "Signore, vedi quali frutti e quali fiori produce il mio giardino. Vieni ad insegnarmi ciò che debbo fare affinché oggi possa cominciare a sbocciare in me il fiore che Tu desideri".

Credi tu che fra le anime scelte non ve ne siano alcune che mi danno pena?... Persevereranno tutte? Questo è il grido di dolore che esce dal mio Cuore; questo il gemito che voglio far udire alle anime.


L'Eucaristia meraviglia dell'amore sconosciuto
7 marzo

Scrivi quello che soffrì il mio Cuore in quell'ora quando cioè non potendo contenere il fuoco d'amore che mi consumava, inventai la meraviglia dell'Amore nell'Eucaristia.

Avendo presenti tutte le anime che si ciberebbero di questo Pane divino, vidi pure e sentii tutta la freddezza di tante fra quelle predilette... di tante anime consacrate, che avrebbero ferito il mio Cuore. Vidi quelle, che lasciandosi vincere dall'abitudine, dalla stanchezza, dal disgusto, cadrebbero a poco a poco nella tiepidezza.

Io sto nel Tabernacolo, e aspetto. Desidero che quell'anima venga a ricevermi, che mi parli con la confidenza di una sposa, che mi chieda consiglio, e solleciti le mie grazie.

Vieni, le dico, dimmi tutto; dimmi tutto con intera confidenza. Chiedi dei peccatori... offriti per riparare... promettimi che oggi non mi lascerai solo... guarda se il mio Cuore desidera da te qualche cosa che mi possa dar conforto. Questo m'aspettavo da quell'anima, e da tante altre... Ma quando si avvicinano e mi ricevono sotto le Specie Eucaristiche, appena appena mi dicono una parola... Hanno sempre fretta: sono preoccupate, stanche, contrariate. Sono inquiete per la propria salute, angustiate per i loro affari... in ansietà per la famiglia e dicono: non so che dire... sono fredda, desidero uscir di chiesa, non mi occorre nulla...

Ahimé, così mi consoli, anima da me eletta, e che tutta la notte ho atteso con tanta impazienza?Celebrando il Santo Sacrificio, ricevendomi ogni mattina nel suo cuore, il Sacerdote mi parla forse delle anime di cui è responsabile? Ripara le offese che ricevo da quel peccatore? Mi chiede la forza per disimpegnare bene il suo ministero, lo zelo per lavorare per la salvezza del suo gregge? Mi darà egli tutto il suo amore? Potrò riposarmi in lui come nel mio discepolo tanto amato?

L'Eucaristia è invenzione d'amore, è vita e forza delle anime, è rimedio a tutte le malattie dello spirito, è viatico per chi passa dal tempo all'eternità. I peccatori ritrovano in essa la vita dell'anima; le anime tiepide, ritrovano il calore che le rinforza; le anime pure, trovano soave e dolcissimo alimento; le fervorose, riposo e soddisfazione a tutti i loro ardenti desideri; le perfette, ali per librarsi e tendere a maggiore perfezione. Infine le anime religiose trovano nell'Eucaristia il loro nido, il loro amore, ed inoltre il simbolo dei benedetti e sacri vincoli, che le uniscono intimamente e inseparabilmente allo Sposo Divino.


Getsemani
12 marzo

Josefa, vieni con Me nel Getsemani; lascia che l'anima tua si riempia di quei medesimi sentimenti, di quell'amara tristezza che inondarono la mia anima in quell'ora.

"Dopo aver predicato alle turbe, curato gli infermi, dato la vista ai ciechi, risuscitato i morti... dopo aver vissuto tre anni in mezzo agli Apostoli per istruirli e affidar loro la mia dottrina, avevo infine insegnato con l'esempio a sopportarsi vicendevolmente, lavando loro i piedi e facendomi loro cibo.

Si avvicina l'ora per la quale il Figlio di Dio s'era incarnato... Redentore del genere umano, Egli avrebbe sparso il suo Sangue e dato la sua vita per il mondo. In quell'ora, volli pormi in orazione e offrirmi a compiere la volontà del Padre mio. Anime care! Imparate dal vostro modello, che l'unica cosa necessaria, quantunque alla natura ripugni, è il sottomettersi umilmente e l'offrirsi a fare la volontà di Dio.

Volli anche insegnare alle anime, che ogni azione importante deve essere preceduta, preparata e vivificata dalla preghiera, perché nell'orazione l'anima si rinvigorisce per affrontare le difficoltà e Dio le si comunica, consigliandola, ispirandola; ancorché essa non se ne accorga.

Mi ritirai nell'Orto degli Ulivi con tre miei discepoli per insegnare a voi, anime care al mio Cuore, che le tre potenze dell'anima debbono accompagnarvi ed aiutarvi nell'orazione.

Ricordate con la memoria i benefici divini, le perfezioni di Dio, la sua bontà, il suo potere, la sua misericordia, l'amore che vi porta. Cercate poi con l'intelletto in qual modo potete corrispondere alle meraviglie che ha fatto per voi... Lasciate che la volontà si scuota, desiderando fare per Dio più e meglio; consacratevi alla salvezza delle anime, sia con le opere apostoliche, sia con la vita umile e nascosta, sia ritirandovi silenziose nella preghiera. Prostratevi umilmente come creature alla presenza del Creatore, e adoratene i disegni sopra di voi qualunque essi siano, sottomettendo la vostra alla divina sua volontà. Così mi offrii, per attuare l'opera della Redenzione del mondo.

Ah, che momento fu quello in cui sentii piombare su di Me tutti i tormenti che avrei dovuto soffrire durante la passione: le calunnie, gli insulti, gli sputi, gli schiaffi, i flagelli, la corona di spine, la sete, la croce!... Tutto si affollò dinanzi ai miei occhi e dentro il mio Cuore, e nel medesimo istante vidi le offese, i peccati, le abbominazioni che si commetterebbero nel corso dei secoli, e non solamente li vidi, ma mi sentii ricoperto di tutti quegli orrori... e così rivestito d'ignominia, mi presentai al Padre celeste per implorare misericordia.

Mi offrii come garante per calmare la sua collera e placare l'ira sua. Ma sotto il peso di tanti peccati e di tanti delitti la mia natura umana provò tale terribile angoscia, tale agonia mortale da sudarne sangue. Oh, anime che mi fate soffrire in tal modo! Sarà questo Sangue salute e vita per voi? Sarà possibile che tale angoscia, tale agonia e tal Sangue restino inutili, per tante anime? 


Il sonno degli Apostoli
13 marzo

Continuiamo la nostra meditazione: vieni accanto a Me, e quando mi vedrai immerso in un oceano di tristezza, seguimi mentre cercherò i tre discepoli rimasti ad una certa distanza. 

Li avevo presi con Me perché mi aiutassero partecipando alla mia angoscia... perché pregassero con Me; per riposarmi in essi... Ma... come esprimere ciò che provò il mio Cuore quando, cercandoli, li trovai addormentati?... Come è triste trovarsi soli, senza potersi confidare con coloro che ci circondano! Quante volte soffre il mio Cuore, e volendo trovar sollievo presso le anime che più amo, vado loro incontro, e le trovo addormentate!

Anime care! desidero insegnarvi quanto è inutile e vano cercare sollievo nelle creature! Quante volte esse sono addormentate e invece di trovare in loro il conforto che andiamo cercando, ce ne torniamo tristi, perché non comprendono, né corrispondono al nostro desiderio, al nostro amore!

Tornando quindi alla preghiera, mi prostrai nuovamente, adorando il Padre, e gli chiesi aiuto: " Padre mio! ". Non dissi: " Dio mio ". Quando soffrite maggiormente, voi pure dovete chiamare Dio, col dolce nome di " Padre ", invocarlo, domandargli conforto, esponendogli le vostre pene, i vostri timori, e ricordargli, gemendo, che siete suoi figli. Ditegli che l'anima vostra non ne può più... che suda sangue.. che il vostro cuore è tanto oppresso da sembrare che gli venga meno la vita... che il vostro corpo soffre e più non resiste. Chiedete con confidenza di figli e siate certi che il Padre vostro vi consolerà, e darà la forza necessaria per superare la tribolazione vostra o delle anime a voi affidate.

L'anima mia triste e desolata, pativa angosce mortali... Mi sentii oppresso dal peso della più nera ingratitudine. Il sangue, che usciva da tutti i pori del mio corpo, e che fra poco avrei versato da tutte le mie ferite, sarebbe riuscito inutile ad un gran numero d'anime che si sarebbero perdute... Moltissime mi avrebbero offeso, e molte non mi avrebbero conosciuto!

Spargerò il mio Sangue per tutte, e i miei meriti saranno applicati ad ognuna... Sangue divino... Meriti infiniti... e pur tuttavia inutili per tante e tante anime!... Questo fu il calice che accettai e bevvi fino alla feccia!

Tutto questo per insegnarvi, anime care, a non indietreggiare di fronte ai patimenti e a non crederli inutili, anche se non ne vedete il frutto, che però sempre otterrete. Sottomettete il giudizio e lasciate che in voi si compia la volontà divina.


Tradimento di Giuda
14 marzo

Dopo essere stato confortato dall'Angelo inviatomi dal Padre mio, vidi avvicinarsi Giuda, uno dei miei dodici Apostoli, e dietro a lui tutti quelli che dovevano catturarmi. Avevano in mano corde, bastoni, pietre, e ogni genere di strumenti, per impossessarsi di Me... Mi alzai e avvicinandomi a loro dissi: " Chi cercate? " Frattanto Giuda, posandomi le mani sulle spalle, mi baciò!... Ah! che fai Giuda, che significa questo bacio? E qui potrei dire a tante anime: Che fate?... perché mi tradite con un bacio?

Anima che Io amo... dimmi, tu che vieni a Me, che mi ricevi nel tuo petto... mentre più di una volta mi dirai che mi ami, non mi consegnerai poi ai miei nemici quando uscirai di qui? Ben sai che mi feriscono fortemente... voglio dire le conversazioni che mi offendono! E tu che mi hai ricevuto oggi, che mi riceverai domani, perderai il candore prezioso della mia grazia? Continuerai tu in quell'impresa che ti insozza le mani? Non sai che non è lecito il mezzo con il quale acquisti quel denaro, o raggiungi quella posizione, o ti procuri quel benessere?

Guarda... fai come Giuda... adesso mi ricevi e mi baci; fra qualche minuto o fra qualche ora mi prenderanno i miei nemici e tu stesso darai loro il segno di riconoscimento. Con quell'amicizia non solo mi leghi e mi lapidi: ma sei anche causa che un'altra persona mi maltratti e mi lapidi come te! Perché mi tradisci così, anima che mi conosci e che in varie occasioni ti glorii di essere pia e di esercitare la carità?

Anima tanto amata! perché ti lasci trasportare da quella passione? Non ti chiedo che tu ti senta libera, perché ciò non è in tuo potere, ma che tu lotti. Bada che il godimento di pochi istanti, sarà poi oggetto della tua perdizione come i trenta denari coi quali Giuda mi vendette.

Quante anime mi hanno venduto e mi venderanno a prezzo vilissimo di un piacere illecito, momentaneo, passeggero... Ah, povere anime!... Chi cercate? Me? Quel Gesù che conoscete, che avete amato e col quale avete pattuito alleanza eterna? Lasciate che vi dica una parola: "Vegliate e pregate "... Lottate senza tregua e non lasciate che le vostre inclinazioni ed i vostri difetti diventino abituali.

Le anime che peccano gravemente, mi consegnano al nemico, e l'arma con la quale mi feriscono è il peccato. Però non sempre si tratta di peccati gravi, specialmente fra le mie anime elette. Molte di esse con i loro difetti abituali, con le cattive inclinazioni non combattute, con le concessioni alla natura non mortificata, con le mancanze di carità, mi consegnano ugualmente ai miei nemici, se non perché mi uccidano, perché mi maltrattino. E se è cosa tanto triste ricevere un'offesa d'ingratitudine da un'anima qualsiasi, assai più dolorosa è l'offesa che proviene da chi è particolarmente amato.

Sì, anime che ho scelto per farne il mio luogo di riposo, il giardino delle mie delizie; da voi aspetto maggior tenerezza, maggior delicatezza, più grande amore. Da voi attendo il balsamo che mi chiuda le ferite; voi mi asciugherete il volto divino deturpato e sfigurato; mi aiuterete a illuminare tante anime cieche, che nell'oscurità della notte m'afferrano e mi legano per darmi la morte. Non lasciatemi solo... Destatevi e venite, perché già sono arrivati i miei nemici.


La cattura
15 marzo

Quando i soldati si avvicinavano per prendermi, dissi loro: " Sono Io ". Questa medesima parola ripeto all'anima prossima a cadere nella tentazione: Sono Io... Sì, sono lo... Sei ancora in tempo a ritirarti e se vuoi, io ti perdonerò; così invece di legarmi tu con le corde del peccato, ti stringerò Io con i legami d'amore. Vieni, Io sono Colui che ti ama, ed ha tanta compassione della tua debolezza. Colui che aspetta ansiosamente per riceverti fra le sue braccia.

Ah! che tristezza per Me, quando, dopo aver detto tutto questo alle anime, pur tuttavia alcune mi legano e mi trascinano egualmente alla morte!

Ma era giunta l'ora mia, quella in cui dovevo consumare il sacrificio. Lasciando ogni libertà ai soldati, a loro mi consegnai con la mitezza di un agnello... Mi condussero a casa di Caifa, dove fui ricevuto con insulti e beffe e dove uno dei servi mi diede il primo schiaffo!

Ah, Josefa!... Comprendi questo... il primo schiaffo!... Mi fece forse più male dei colpi della flagellazione?... No, ma in quel primo schiaffo, vidi il primo peccato mortale di tante anime! Di quelle anime che dopo essere vissute nella mia grazia avrebbero commesso il primo peccato grave... e dopo il primo, quanti e quanti ancora... e quante anime trascinate con l'esempio alla medesima sventura.


La negazione di Pietro
16 marzo

Gli Apostoli mi avevano abbandonato!... Pietro, mosso da curiosità, rimase nascosto tra i servi. Intorno a Me si trovavano solo accusatori che cercavano di accumulare accuse di delitti inesistenti, per accendere contro di Me la collera di quei giudici tanto iniqui. Mi chiamarono perturbatore dell'ordine pubblico, profanatore del sabato, falso profeta. La soldatesca eccitata dalle calunnie, procedeva contro di Me con grida e minacce.

Dove eravate voi, Apostoli e Discepoli, testimoni della mia vita, della mia dottrina, dei miei miracoli? Ah, di tutti coloro dai quali aspettavo una prova d'amore, nessuno rimase per difendermi. Mi trovai solo e circondato da soldati, che a guisa di lupi affamati mi cercavano per divorarmi. Vedete come mi maltrattano; uno mi schiaffeggia e chi mi ricopre di sputi immondi; e chi ride, e chi mi schernisce. 

Mentre il mio Cuore si offre a soffrire questi supplizi, Pietro, che avevo costituito Capo della mia Chiesa e che poche ore prima aveva promesso di seguirmi fino alla morte... Pietro ad una semplice domanda, mi rinnega; la paura s'impossessa di lui, e al ripetersi della domanda, giura che non mi conobbe mai, che mai fu mio discepolo. Ah, Pietro, tu giuri che non conosci il tuo Maestro!... ed interrogato una terza volta, rispondi imprecando orribilmente!

Anime care!... non sapete quant'è grande l'amore e la tristezza del mio Cuore, nei momenti in cui mi vedo abbandonato e rinnegato dalle mie anime elette. Vi dirò come a Pietro: Anima che tanto ho amato, non ricordi più le prove d'amore che t'ho dato?... Dimentichi i vincoli che a Me ti stringono? Dimentichi quante volte hai promesso di essermi fedele e di difendermi? Non confidare in te stessa... perché ti perderai: ma se ricorri a Me con umiltà e fiducia, non temere, sarai ben sorretta... Anime che vivete circondate da tanti pericoli... non mettetevi, per vana curiosità, nell'occasione di peccare, perché come Pietro cadrete!

Quando dai soldati fui condotto nella prigione, attraversando uno degli atri, vidi Pietro tra la folla... lo guardai... i nostri occhi s'incontrano... Quante volte io fisso un'anima ed essa volge lo sguardo altrove... non mi vede... è cieca... la chiamo per nome e non mi risponde; le mando qualche tribolazione, perché si desti dal sonno, ed essa non vuole scuotersi...

Anime care, se non guardate il cielo, vivrete come gli esseri privi di ragione... Alzate la testa e guardate la patria che vi aspetta. Cercate il vostro Dio e lo vedrete sempre con lo sguardo fisso su di voi; in quel suo sguardo troverete pace e vita.


La prigione
17 marzo

Contemplami nella prigione dove passai gran parte della notte. I soldati mi insultavano con parole e con atti; dandomi chi uno spintone, chi una percossa. Al termine della notte, stanchi di Me, mi lasciarono solo chiuso in un ambiente oscuro, umido e fetido, dove, seduto su di una pietra, il mio corpo indolenzito, rimase presto intirizzito dal freddo.

Confrontiamo ora la prigione col Tabernacolo... e soprattutto col cuore degli uomini. Nella prigione passai parte di una notte... Quante notti passo Io nel Tabernacolo? Nella prigione mi oltraggiarono i soldati che erano miei nemici... Nel Tabernacolo mi maltrattano e mi insultano le anime, che mi chiamano " Padre ". Nella prigione soffrii freddo, sonno, fame, vergogna, dolore, tristezza, solitudine, desolazione. Vedevo nel corso dei secoli tanti Tabernacoli nei quali mi sarebbe mancato il rifugio dell'amore... Quanti cuori gelidi sarebbero stati per Me come la dura pietra della prigione! Quante volte avrei avuto sete d'amore, sete di anime! Quanti giorni aspetto nel Tabernacolo che un'anima venga a visitarmi... a ricevermi nel suo cuore! Quante volte ho fame delle mie anime... della loro fedeltà, della loro generosità!

Sapranno calmare queste ansie? Sapranno dirmi nei loro momenti dolorosi: questo servirà per confortare la tua tristezza, per tenerti compagnia nella tua solitudine? Nella prigione provai grande vergogna udendo parole orribili pronunciate contro di Me... e tale vergogna si accrebbe al pensiero che simili parole uscirebbero un giorno da labbra amatissime.

Quando le mani sudice e ripugnanti dei soldati scaricavano su di me schiaffi e percosse, vidi come molte volte sarei stato poi schiaffeggiato e colpito da tante anime che senza purificarsi dai peccati mi avrebbero ricevuto nel loro cuore, e mi avrebbero inflitto, con i loro peccati abituali, ripetuti colpi.

Se volete darmi prova del vostro amore, apritemi il vostro cuore, perchè possa farne la mia prigione. Legatemi con le catene del vostro amore. Ricopritemi con le vostre attenzioni più delicate. Cibatemi con la vostra generosità... dissetatemi col vostro zelo. Consolate la mia tristezza e la mia desolazione con la vostra purezza e rettitudine d'intenzione.

Se volete ch'io riposi in voi, evitate il tumulto delle passioni; udirete la mia voce che dirà al vostro cuore: " Io sarò il tuo riposo per tutta l'eternità; per te che con tanta vigilanza e amore mi procuri la dimora nel tuo cuore, la mia ricompensa non avrà limiti... Non rimpiangerai i sacrifici che avrai fatti per Me durante la vita.


L'imitazione del Divino Prigioniero
20 marzo

Ascolta dunque i desideri del mio Cuore! Il pensiero di tante anime alle quali avrei più tardi ispirato il desiderio di seguire le mie orme, mi consumava d'amore! Durante quelle ore di prigione Io le vedevo mie fedeli imitatrici, imparare da Me la mansuetudine, la pazienza, la serenità; non solo accettando il patimento e il disprezzo, ma perfino amando chi le perseguita; ed anche sacrificarsi per i loro nemici come lo stesso mi sacrificai.

Oh, come si accendeva ogni ora più il desiderio di compiere perfettamente la volontà del Padre mio! E in quelle ore di solitudine, in mezzo a tanto dolore, come mi offrivo per riparare la sua gloria oltraggiata! Così voi anime religiose, che vi trovate nella prigione scelta dall'amore, voi che più di una volta passate agli occhi degli uomini come esseri inutili e forse nocivi: non temete! Lasciate che gridino contro di voi e nelle ore di solitudine e di dolore, fate che il vostro cuore si unisca intimamente a Dio, unico oggetto del vostro amore. Riparatene la gloria oltraggiata da tanti peccati!

Il mio Regno non è di questo mondo. 
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All'alba del giorno seguente, Caifa ordinò che mi conducessero da Pilato, perché pronunciasse la sentenza di morte. Questi mi interrogò con grande sagacia, desiderando trovar materia di condanna, ma nello stesso tempo la coscienza gli rimordeva e gli faceva temere l'ingiustizia che stava per commettere contro di Me. Infine trovò modo di liberarsi di Me e comandò che mi conducessero da Erode.

In Pilato sono fedelmente rappresentate le anime che sentono il pungolo della grazia e quello delle passioni, e dominate dal rispetto umano e accecate dall'amor proprio, temendo di sembrare ridicole, lasciano passare il momento della grazia.

A tutte le domande di Pilato, Io nulla risposi; ma quando mi disse: "Sei tu il Re dei Giudei? " allora seriamente e gravemente replicai: " Tu lo hai detto: Io sono Re, però il mio Regno non è di questo mondo ".

Con queste parole volli insegnare a molte anime che, presentandosi un'occasione di dolore, di sofferenza o di umiliazione che forse potrebbero evitare, debbono rispondere generosamente: " Il mio Regno non è di questo mondo"; ossia: non cerco lodi umane; la mia Patria non è qui; io riposerò in quella che è veramente Patria, ora compirò coraggiosamente il mio dovere senza tener conto dell'opinione del mondo.


In casa di Erode

Pilato comandò che mi portassero alla presenza di Erode, uomo corrotto che solo cercava il piacere, lasciandosi trasportare da passioni disordinate. Si compiacque di vedermi comparire al suo tribunale, poiché sperava divertirsi alle mie spalle, con i miei miracoli.

Considerate, anime care, il ribrezzo che Io provai alla presenza del più ripugnante fra gli uomini... mentre le sue parole, le sue domande, i suoi gesti e le sue mosse mi coprivano di confusione.

Anime pure e verginali! Venite, circondate e difendete i vostro Sposo! Erode si aspettava che Io rispondessi alle sue domande sarcastiche e derisorie, ma Io non aprii bocca; mi chiusi, in sua presenza, nel più profondo silenzio. Il silenzio fu allora la maggior prova che potessi dargli della mia dignità. Le sue parole oscene non meritavano d'incontrarsi con le mie purissime.

Intanto il mio Cuore stava intimamente unito al Padre celeste. Mi struggevo dal desiderio di dare alle anime il mio Sangue fino all'ultima goccia. Il pensiero di tutte quelle che più tardi dovevano seguirmi conquistate dal mio esempio e dalla mia liberalità, m'infiammava di amore, e non solo gioivo in quell'interrogatorio, ma desideravo correre al supplizio.

Lasciai che mi trattassero da pazzo e mi coprissero di una veste bianca in segno di burla e di derisione... dopo di ciò, tra furiose grida, venni ricondotto a Pilato.


La flagellazione

Osserva come Pilato, uomo timoroso e codardo, non sappia che cosa fare di Me; per sedare il tumulto della folla, ordina che Io sia flagellato. Guardate come sono rappresentate in Pilato le anime che mancano di coraggio e di generosità per romperla energicamente con le esigenze del mondo e della natura. Invece di seguire ciò che la coscienza suggerisce, cedono ad un capriccio, si concedono una leggera soddisfazione, capitolano in parte alle esigenze della passione... quindi, per far tacere i rimorsi, dicono a se stesse: " Già mi sono privato di questa cosa e di quest'altra ".

Io non dirò che una sola parola a qualcuna di queste anime: "Come Pilato mi fai flagellare... già hai fatto un passo; domani ne farai un altro. Credi di calmare così la tua passione! No... presto essa ti chiederà di più e siccome non avesti coraggio di lottare contro la natura in cosa lieve, avrai assai minor forza, quando l'occasione sarà più forte".

Contemplatemi, anime tanto care al mio Cuore, mentre mansueto come un agnello mi lascio condurre al terribile e ignominioso supplizio della flagellazione.

Sopra il corpo, già coperto di piaghe e sfinito dalla stanchezza, i carnefici scaricano colpi crudeli con le  corde e con le verghe. Ed è tanta la violenza con cui mi feriscono che le mie ossa ne rimangono scosse con terribile dolore... La forza delle battiture mi produsse ferite innumerevoli... Il sangue schizzava da tutto il mio corpo, ridotto ormai in tale stato da somigliare più a un mostro che ad un essere umano.

Ah, come potete contemplarmi in questo mare di dolori e di amarezza, senza che il vostro cuore si muova a compassione? Contemplate le mie ferite e vedete se c'è altri che tanto abbia sofferto per dimostrarvi il suo amore!


La coronazione di spine
22 marzo

Quando le braccia di quei crudeli furono stanche a forza di menare colpi sul mio corpo, mi posero sulla testa una corona di rami spinosi e poi sfilarono davanti a Me dicendo: "Re, noi ti salutiamo!". Alcuni mi sputavano addosso, altri m'insultavano... altri ancora menavano nuovi colpi sul capo; ognuno aggiungeva nuovo dolore ai dolori che già sfinivano il mio corpo.

Considerate come con quella corona Io abbia voluto espiare i peccati di superbia di tante anime, che si lasciano soggiogare dalle false opinioni del mondo, desiderandone eccessivamente la stima. Permisi che mi coronassero di spine e che in tal modo la mia testa soffrisse terribilmente per riparare con volontaria umiltà, la ripugnanza e le orgogliose pretese con le quali tante anime ricusano di seguire il cammino tracciato dalla Provvidenza. Invano tenterete d'ingannare voi stesse, pensando di seguire la volontà di Dio, e facendo invece la vostra... non troverete la vera pace, né la contentezza che solo si incontra nell'adempimento della volontà divina e nella piena sottomissione a quanto ci chiede.

Vi sono persone che al momento di decidere l'inizio di un nuovo genere di vita, riflettono ed esaminano i desideri del loro cuore. A volte trovano solide basi in colei o in colui al quale pensano di unirsi per una vita cristiana e pia; osservano che adempie i suoi doveri di famiglia, che possiede il necessario per soddisfare i desideri di felicità... Ma la vanità e l'orgoglio sopravvengono ad oscurare lo spirito... Si lasciano allora trasportare dalla smania di figurare, di arricchire... Si affannano quindi nella ricerca di chi, essendo più ricco e più elevato, possa soddisfare maggiormente le loro ambizioni!... Ah, quanto si comportano stoltamente!... No, dirò loro, non troverete la vera felicità in questo mondo; e voglia Dio che la troviate nell'altro! ... State attenti, perché vi mettete in gran pericolo!

Parlerò a quelle anime che chiamo alla vita perfetta. Quante illusioni in coloro che mi dicono di essere disposti a fare la mia volontà e invece affondano sul mio capo le spine della corona! Vi sono anime che veramente voglio per Me: e conoscendole e amandole desidero collocarle dove, nella mia sapienza infinita, vedo che troveranno quanto è necessario per giungere alla santità. Là mi farò da loro conoscere, là esse mi daranno più conforto, più amore e più anime!

Ma anche qui, quante delusioni! Alcune accecate dall'orgoglio, da superbia o meschina ambizione, piena la testa di pensieri vani e inutili, rifiutano di seguire la via tracciata dal mio Amore.

Coronato di spine e coperto di un manto di porpora, i soldati mi presentarono di nuovo a Pilato. Ma questi, non trovando in Me nessun delitto che meritasse condanna, mi rivolse varie domande chiedendomi per qual motivo non rispondevo, pur sapendo che egli aveva su di Me ogni potere... Ruppi allora il silenzio e gli dissi: Non avresti potere alcuno su di Me se non ti fosse stato dato dall'alto; ma è necessario che si compiano le Scritture. "Chiusi di nuovo le labbra abbandonandomi al mio Padre celeste!"  

Pilato, turbato per l'avvertimento ricevuto dalla moglie, e perplesso fra i rimorsi della coscienza e il timore che il popolo si ammutinasse contro di lui, cercava un mezzo per liberarmi... Mi espose perciò alla vista della plebe nel pietoso stato in cui mi trovavo dopo la flagellazione, proponendo di darmi la libertà e condannare al mio posto un malfattore: Barabba... Ma ad una voce la plebe rispose: Che Gesù muoia e che Barabba sia messo in libertà.

Anime che mi amate, osservate come venni posto in paragone con un malfattore, guardate come mi abbassarono al livello del più perverso fra gli uomini... Udite le urla furiose contro di Me! Vedete con quale rabbia chiedono la mia morte. Non crediate che la mia natura umana non provasse ripugnanza e dolore... Al contrario, volli sentire in Me tutte le vostre ripugnanze, dandovi così un esempio che vi fortifichi in ogni circostanza della vita.

Anime elette, la vostra felicità e la vostra perfezione non consistono nel seguire i gusti e le inclinazioni della natura, nell'essere conosciute o sconosciute dalle creature, nell'impiegare o nell'occultare il talento che Dio v'ha dato... ma consistono nell'unirvi e conformarvi per amore e con piena adesione alla volontà di Lui, a ciò che Egli vi chiede per la sua gloria e per la vostra santificazione.



Gesù condannato
24 marzo

Medita per un momento l'indicibile martirio del mio Cuore, tanto tenero e delicato, quando si vide posposto a Barabba... Rammentai in quel momento tutta la tenerezza della Madre mia... quando Essa mi stringeva al suo Cuore! Ricordai tutti gli sforzi e la fatica sopportata dal mio padre adottivo per dimostrarmi il suo amore. Si presentarono alla mia memoria i benefici da Me liberalmente sparsi su quel popolo ingrato... concedendo la vista ai ciechi, ridonando la salute agli infermi e l'uso delle membra a quelli che l'avevano perduto! Rifocillando le turbe e risuscitando i morti!

Ed ora, eccomi da loro ridotto nello stato più spregevole! Sono il più odiato fra gli uomini... condannato a morte come un infame assassino!... Pilato ha pronunciato la sentenza! Anime care, meditate intensamente quanto ebbe a soffrire il mio Cuore ". 


La disperazione di Giuda

Dal momento in cui mi consegnò nell'Orto degli Ulivi, Giuda errò fuggiasco, non potendo far tacere il grido della coscienza che l'accusava del più orribile sacrilegio. Quando poi gli giunse la notizia della mia condanna a morte, si lasciò prendere da tremenda disperazione e si impiccò.

Chi potrà comprendere l'acuto dolore del mio Cuore vedendo gettarsi alla perdizione eterna, quell'anima che aveva passato tre anni alla mia scuola d'amore, ascoltando la mia dottrina, ricevendo il mio insegnamento, udendo tante volte dalle mie labbra parole di perdono per i più grandi peccatori?

Ah, Giuda! perché non vieni a gettarti ai miei piedi, affinché Io ti perdoni? Se non osi avvicinarti a Me, per paura di coloro che mi circondano e mi maltrattano con tanto furore, almeno guardami... vedresti come subito il mio sguardo si poserebbe su di te!

Anime che vi trovate irretite nei più grandi peccati... se per più o meno tempo siete vissute errabonde e fuggiasche a causa dei vostri delitti, se i falli di cui siete colpevoli vi hanno accecato e indurito il cuore: se per seguire qualche passione siete cadute nei più gravi disordini, ah, non lasciate che la disperazione s'impossessi di voi, quando i complici del vostro peccato vi abbandoneranno, o quando la vostra anima si renderà conto della sua colpa! Fin che all'uomo resta un soffio di vita può sempre ricorrere alla Misericordia e implorare il perdono.

Se siete ancora giovane e gli scandali della vita passata vi hanno lasciato in uno stato di degradazione di fronte agli uomini, non temete! Quantunque il mondo vi disprezzi, vi tratti da scellerati, v'insulti e vi abbandoni, siate sicuri che il vostro Dio non vuole che diventiate preda delle fiamme dell'inferno. Egli desidera che vi avviciniate a Lui, per perdonarvi. Se non osate parlargli, rivolgetegli almeno uno sguardo, un sospiro del cuore e subito vedrete che la sua mano benefica e paterna vi condurrà alla fonte del perdono e della vita.

Se per malizia avete passato la maggior parte della vita nel disordine e nell'indifferenza, e già prossimi all'eternità sentite che la disperazione cerca di tenervi chiusi gli occhi, non vi lasciate ingannare; c'è ancor tempo per il perdono, ascoltate bene: se vi restasse anche un secondo solo di vita, approfittatene, perché anche con quello soltanto, potete guadagnare la vita eterna!

Se la vostra esistenza trascorse nell'ignoranza e nell'errore, se siete stati causa di gravi danni agli uomini, alla società, alla religione, e se per una circostanza qualunque, riconoscete il vostro errore, non lasciatevi accasciare dal peso delle colpe, né dal male di cui siete stati strumento; al contrario, lasciando che la vostra anima si compenetri nel più vivo pentimento, inabissatevi nella fiducia, ricorrete a Colui che sempre attende e perdona.

Lo stesso accade se si tratta di un'anima che, passati i primi anni della vita nella fedele osservanza dei miei comandamenti, perduto poi il primitivo fervore, si è lasciata trascinare a vita comoda e tiepida. Può darsi che un giorno una forte scossa la ridesti; allora la vita le apparirà inutile, vuota, senza meriti per l'eternità. Il demonio, con infernale invidia, l'assedia in mille modi, ispirandole scoraggiamento, tristezza ed esagerando la gravità delle colpe, finirà con l'immergerla nella paura e nella disperazione.

Anima che mi appartieni, non far caso di questo nemico crudele... quando senti la mozione della grazia, prima che incominci la lotta, ricorri al mio Cuore, chiedigli che versi una goccia del suo sangue sull'anima tua. Vieni a Me! Tu sai dove Io mi trovo, celato sotto il velo della fede. Solleva questo velo e dimmi con tutta confidenza le tue pene, le tue miserie, le tue cadute... e non temere per il passato. Il mio Cuore lo ha sommerso nell'abisso della misericordia. La tua vita trascorsa ti renderà umile e ti sarà occasione di meriti; se vuoi darmi la maggior prova d'amore, abbi fiducia e conta sul mio perdono. Credi che i tuoi peccati non sorpasseranno mai la mia misericordia... essa è infinita.




La via del Calvario
26 marzo, lunedì santo

Josefa, seguimi per la via del Calvario, ove salgo esausto sotto il peso della croce.

Mentre il mio Cuore era in un abisso di tristezza per l'eterna perdizione di Giuda, i carnefici crudeli, insensibili al mio dolore, mi caricarono sopra le spalle una croce, dura e pesante, sopra la quale doveva consumarsi il Mistero della Redenzione del mondo.

Contemplatemi Angeli del Cielo! Guardate il Creatore di tutte le meraviglie, quel Dio che gli spiriti celesti adorano, salire il Calvario portando sulle spalle il legno santo e benedetto, che presto riceverà il suo ultimo respiro!

Guardatemi pure voi, anime che desiderate essere mie imitatrici fedeli. Il mio corpo martoriato dagli atroci supplizi, cammina senza forza, bagnato di sudore e di sangue... Soffro... senza che nessuno compatisca al mio dolore... La folla mi accompagna, ma nessuno ha pietà di me!... Tutti mi circondano come lupi affamati, desiderosi soltanto di divorare la preda.

La mia stanchezza è così grande e la croce così pesante, che cado esausto!... Guarda come mi rialzano quegli inumani e brutali; uno mi afferra per il braccio, l'altro mi tira per le vesti, che erano aderenti alle ferite, altri mi afferrano per il collo, altri per i capelli... alcuni mi sferrano addosso terribili colpi, con pugni e calci. La croce cade sopra di me e sotto il suo peso si aprono sul mio corpo nuove ferite.

Il mio volto batte sulle pietre... e il sangue scorre annebbiandomi gli occhi; così con tutta la faccia imbrattata di polvere e di sangue sono divenuto l'oggetto più ripugnante del mondo!


Incontro con la Santa Vergine

Seguitemi per alcuni momenti ancora e fra poco mi vedrete alla presenza della Madre mia Santissima. Essa, con il Cuore trafitto dal dolore, viene ad incontrarmi per due motivi: per trovare maggior forza nel dolore alla vista del suo Dio... e per infondere, con l'eroico suo atteggiamento, coraggio al Figlio suo per continuare l'opera della Redenzione.

Meditate il martirio di questi due Cuori: ciò che mia Madre più ama al mondo è il Figlio suo... Lungi dal poterlo sollevare, sa tutto quello che la sua presenza aggiunge alle mie sofferenze.

Per me nulla vi è di più caro che mia Madre: e non soltanto non posso consolarla, ma anzi so benissimo che il pietoso stato in cui mi trovo, procura al suo Cuore una pena simile alla mia: la morte che io soffro nel corpo, mia Madre la soffre nell'anima!

Ah, come si fissano su di me i suoi sguardi e come gli occhi miei si fissano su di Lei. Non pronunciammo una parola: ma quante cose si dissero i nostri Cuori con quel doloroso sguardo. Sì, mia Madre assistette a tutti i tormenti della mia Passione, perché per rivelazione divina tutti le furono presenti allo spirito! Inoltre, alcuni miei discepoli, quantunque da lontano per paura dei Giudei, cercavano di informarsi di tutto, e ne informavano la Madre mia. Quando ella seppe che era già stata pronunciata la sentenza di morte, uscì subito ad incontrarmi e più non mi abbandonò fino alla sepoltura!



Il Cireneo
27 marzo

La folla si avanza verso il Calvario. Quegli uomini iniqui, temendo di vedermi morire prima di giungere al termine del supplizio, si mettono d'accordo per cercare qualcuno che mi aiuti a portare la croce! Requisiscono perciò, nelle vicinanze, un uomo chiamato Simone.

Guardalo dietro a Me mentre m'aiuta a portare la croce, e considera anzitutto due cose. Quell'uomo, quantunque di buona volontà, è un mercenario, perché pur accompagnandomi e prendendo parte al peso della croce, lo fa perchè "costretto ". Infatti quando prova stanchezza soverchia, lascia che il peso gravi sopra di Me, ed Io per questo cado due volte ancora. Egli m'aiuta dunque a portare la croce, ma solo in parte, ossia non tutta la croce.

Vediamo il senso simbolico di queste due circostanze. 
Vi sono molte anime che camminano così dietro a Me. 
Come il Cireneo accettano di aiutarmi a portare la croce, ma pensano anche al loro conforto. Molte cioè accettano di seguirmi, e a tale scopo abbracciano la vita religiosa, ma non abbandonano per questo il loro interesse, vacillano e lasciano cadere la mia croce, quando questa pesa troppo. Cercano il modo di soffrire il meno possibile, patteggiano la loro abnegazione, evitano quanto possono l'umiliazione e la stanchezza... e ricordano forse con rimpianto quel che lasciarono, si procurano certe comodità, certi sollievi. In una parola vi sono anime tanto interessate e tanto egoiste, le quali Mi seguono ma per il loro vantaggio più che per il mio... rassegnandosi a sopportare solo ciò che non possono evitare... Esse così mi aiutano a portare solo una piccola parte della mia croce e lo fanno in tal modo che appena acquistano i meriti necessari alla loro salvezza. Nell'eternità esse vedranno quanto rimasero lontano dalla via che dovevano percorrere.

Vi sono al contrario anime, e non sono poche, le quali mosse dal desiderio della loro salvezza e soprattutto dall'amore che loro ispira la vista di quanto ho sofferto, si risolvono a seguirmi generosamente sulla via del Calvario, abbracciano la vita perfetta, si consacrano al mio servizio, e non per portare soltanto una parte della mia croce, ma tutta intera. Il loro unico desiderio è darmi riposo... consolarmi... e si offrono a tale scopo, per tutto ciò che la mia volontà possa loro chiedere, e cercano solo quanto a Me può far piacere. Non pensano né ai meriti, né alla stanchezza, né ai patimenti, che verranno per esse. La sola cosa che esse tengono presente è l'amore che vogliono dimostrarmi e la consolazione che mi procurano.

Se la mia croce si presenta sotto la forma della malattia, se si nasconde sotto un'occupazione contraria ai loro gusti, o poco conforme alle loro attitudini, se è accompagnata dall'indifferenza delle persone che la circondano, esse l'accettano interamente sottomesse.

Supponete ora che piene di buoni desideri, mosse soltanto dal grande amore al mio Cuore e da zelo per le anime, esse facciano tutto quello che più ritengono opportuno in tale o tal'altra circostanza, ma che invece dell'esito che aspettavano, raccolgano umiliazioni, dispiaceri, delusioni... Ebbene, queste anime accettano tutto, e in ogni cosa vedendo la mia croce, l'adorano e di essa si servono per procurare la mia maggior gloria.

Ah, queste anime sono quelle che veramente mi aiutano a portare la croce senz'altro interesse, né altro compenso che il mio amore... Sono quelle che veramente mi consolano e mi glorificano.

Siate dunque certi che se voi non vedrete il risultato dei vostri patimenti e della vostra abnegazione, non per questo i vostri atti saranno vani e sterili: essi daranno al contrario frutti abbondanti. L'anima che veramente ama non tiene conto di ciò che ha sofferto, né di quanto ha lavorato; né aspetta quella o questa ricompensa; cerca solo quanto riesce di maggior gloria al suo Dio... Per Lui non ricusa pene o fatica. Non si agita, non s'inquieta, né perde la pace se si vede contrariata ed umiliata, perché l'unico motivo delle sue azioni è l'amore.



La crocifissione
28 marzo

Siamo giunti alla vetta del Calvario! La folla si agita, perché si avvicina il terribile momento... Estenuato dalla fatica, posso appena appena camminare!...

Tre volte sono caduto nel tragitto.
Una per dare ai peccatori abituati al peccato la forza di convertirsi, l'altra per incoraggiare le anime che cadono per la debolezza e rianimare quelle accecate dalla tiepidezza e dall'ingratitudine, invitandole a riprendere serenamente la via della virtù; la terza per aiutare le anime ad uscire dal peccato nell'ora della morte.

Vedi di quali crudeltà mi fanno oggetto quei carnefici dal cuore indurito! Prendendo la croce, la stendono al suolo; mi strappano le vesti che con il sangue si erano rapprese alle ferite, e queste si riaprono. Guardate, anime care! quale vergogna e confusione nel vedermi in quello stato dinanzi a quella folla immensa! Qual dolore per l'anima mia.

I carnefici mi strappano la tunica che con tanta cura la Madre mi aveva tessuto... la sorteggiano... Quale dolore per mia Madre presente alla scena! Quanto avrebbe desiderato di avere quella tunica tinta e imbevuta del mio sangue!...

L'ora è giunta... I carnefici mi stendono sulla croce, mi afferrano le braccia, le tirano per farle giungere ai fori, già preparati per i chiodi. Tutto il mio corpo è violentemente stiracchiato, la mia testa è scossa da un lato all'altro e le spine della corona penetrano sempre più profondamente.

Udite il primo colpo di martello, che mi inchioda la mano destra... Risuona fino alle profondità della terra!... Ascoltate ancora... già mi inchiodano la mano sinistra... dinanzi a tale spettacolo il Cielo si commuove, gli angeli si prostrano! Io mantengo un profondo silenzio... né un lamento, né un gemito sfugge dalle mie labbra! Dopo aver inchiodato le mani, i carnefici stirano crudelmente i piedi... le piaghe si aprono... i nervi si strappano... le ossa si slogano... Il dolore è intenso... I miei piedi sono trapassati... e il mio sangue bagna la terra!

Contemplate un istante quelle mani e quei piedi insanguinati... quel corpo ignudo coperto di ferite e di sangue... Quel capo trafitto d'acute spine, bagnato di sudore, ricoperto di polvere e intriso di sangue! Ammirate il silenzio, la pazienza e la piena rassegnazione con cui accetto tali patimenti. Chi è Colui che soffre così, vittima di tali ignominie?... E' il Figlio di Dio!... Colui che ha fatto il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che esiste... Colui che ha creato l'uomo... che tutto sostiene con il suo potere infinito. Ora è qui immobile... disprezzato... spogliato di tutto... Ma presto una moltitudine di anime lo seguirà; per imitarlo tutto abbandoneranno: fortuna, benessere, onore, famiglia, patria, paghe solo di provargli l'amore a cui ha diritto.

I soldati rivoltano la croce per ribattere i chiodi; per impedire che col peso del mio corpo si stacchino e mi lascino cadere. Il mio corpo dà così alla terra il bacio della pace! Mentre i colpi di martello risuonano nello spazio, sulla vetta del Calvario si compie il più ammirabile spettacolo! A richiesta della Madre mia che, osservando quanto succede, né potendomi aiutare, implora la misericordia del Padre, legioni di Angeli scendono a sostenere il mio corpo adorabile, impedendo che strisci sulla terra e venga schiacciato dal peso della croce!

Contempla il tuo Gesù steso sulla croce... immobile, nudo, infamato, disonorato, privo di libertà... tutto gli è stato tolto... Nessuno s'impietosisce al suo dolore... anzi Egli è oggetto di nuovi scherni, tormenti e beffe.

Se mi ami veramente, a che cosa non sarai disposta per somigliare a Me? Che cosa potrai ricusare per obbedirmi... compiacermi.. e consolarmi? Prostrati a terra e lascia che ti dica una parola: " Che la mia volontà trionfi in te! Che il mio amore ti consumi! Che la tua miseria mi glorifichi!



Le sette parole
29 marzo, venerdì santo

Accompagnami sino alla fine e partecipa al mio dolore. Già hanno inalberata la croce!... Ecco l'ora della Redenzione del mondo!

Sono oggetto di burla per la folla... ma sono pure oggetto d'ammirazione e d'amore per molte anime!... Questa croce, finora strumento di supplizio, sul quale finivano i malfattori, d'oggi in poi, sarà luce e pace per il mondo!

Nelle mie piaghe sacratissime i peccatori troveranno perdono e vita!... Il mio Sangue laverà e cancellerà le macchie dei loro peccati.

" Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!... ".
Non hanno veramente conosciuto Colui che è la vita loro. Ed hanno scaricato su di Lui tutto il furore delle loro iniquità!... Ma Io ti prego, o Padre mio!... scarica su di loro tutta la forza della tua Misericordia .

" Oggi sarai meco in Paradiso ".
La tua fede nella misericordia del tuo Salvatore ha cancellato i tuoi delitti, essa ti conduce alla vita eterna..

" Donna, ecco tuo Figlio ".
Madre mia! ecco i miei fratelli!... proteggili, amali. Non siete soli, voi, per cui ho dato la vita. Ora avrete una Madre alla quale potete ricorrere in tutte le vostre necessità... Vi ho unito tutti a me con vincolo strettissimo nel dare a voi la mia propria Madre!.

" Dio mio! Dio mio! Perché mi hai abbandonato? ".
Sì, l'anima ha già il diritto di dire al suo Dio: - Perché mi hai abbandonato? Infatti, compiuto il mistero della Redenzione, l'uomo torna ad essere figlio di Dio, fratello di Gesù Cristo, erede della vita eterna.

" Ho sete ".
Oh! Padre mio!... ho sete della tua gloria!... ed ecco ormai giunta l'ora... d'oggi in poi vedendo avverate le mie parole, il mondo conoscerà che Tu mi hai mandato e ne sarai glorificato... Ho sete della tua gloria! Sete d'anime!... e per trovare refrigerio a questa sete, ho sparso fino all'ultima goccia il mio sangue.

Perciò posso dire: "Tutto è consumato ".
E' compiuto il grande Mistero d'Amore, per il quale Dio diede in balìa della morte il proprio Figlio, per ridonare la vita all'uomo... Son venuto al mondo per fare la tua volontà. Padre mio! essa è compiuta!

" Nelle tue mani affido lo spirito mio ".
A Te offro l'anima mia! Così le anime che adempiono la mia volontà possono dire veramente: tutto è compiuto! Signore mio, Dio mio! Ricevi l'anima mia; la rimetto nelle mani tue.