Beata Cristina Ciccarelli da L'Aquila,
vergine dell’Ordine di Sant’Agostino.
Nacque a Colle di Lucoli (L'Aquila) nel 1480 e fino a 25 anni trascorse la vita in famiglia esercitandosi nella preghiera e nella penitenza.
Nel giugno 1505 entrò, infatti, nel monastero di S. Lucia delle Agostiniane osservanti in L'Aquila, dove prese il velo assumendo il nome di Cristina. Coltivò fedelmente l'osservanza regolare, l'amore ai poveri e la pazienza nelle sue lunghe infermità.
La grande pietà, la sottomissione e l'umiltà di cui dava quotidianamente luminose prove, le meritarono in breve la venerazione di tutte le consorelle le quali, dopo non molti anni, la scelsero come loro badessa, carica cui fu eletta più volte, suo malgrado.
«Parca di cibo, a ricordo del Cristo sofferente, trascorreva il venerdì nutrendosi tutt’al più di solo pane ed acqua; nei venerdì di Quaresima restava affatto digiuna. Limitava moltissimo il sonno, trascorrendo la maggior parte della notte nella preghiera e nelle penitenze». Divenuta celebre per la sua santità, per le visioni avute e per i miracoli operati, Cristina era visitata continuamente da una gran folla di persone, dalle più modeste alle più importanti.
Tra le varie estasi di cui il Signore volle degnarla, due restano veramente mirabili: quella avuta nella ricorrenza della festa del Corpus Domini, quando fu trovata sollevata da terra per più di cinque palmi, mentre sul petto le risplendeva l'Ostia santa rinchiusa in una pisside d'oro (per questo la beata viene comunemente così raffigurata); e quella avuta in un venerdì santo e prolungatasi fino al giorno successivo, durante la quale provò, a suo dire, gran parte dei dolori della passione di nostro Signore.
Spesso veniva presa dall’estasi e aveva una tale comunione con il mondo ultraterreno che per lei non fu affatto difficile distaccarsi dalla terra. Morì il 18 gennaio del 1543, all’età di 63 anni.
I fanciulli dettero notizia della morte di suor Cristina per le vie, e il Prefetto provinciale fu costretto a concedere l’esposizione in pubblico della salma. Inizia allora un lungo elenco di miracoli e grazie post mortem: cura una piaga di un legnaiolo, guarisce da due ferite mortali un ufficiale giudiziario, rende la vista ad un cieco, raddrizza uno storpio, guarisce un domenicano alla gamba e all’omero, risana un femore ad un francescano e libera una monaca da una terribile emicrania.
Spesso veniva presa dall’estasi e aveva una tale comunione con il mondo ultraterreno che per lei non fu affatto difficile distaccarsi dalla terra. Morì il 18 gennaio del 1543, all’età di 63 anni.
I fanciulli dettero notizia della morte di suor Cristina per le vie, e il Prefetto provinciale fu costretto a concedere l’esposizione in pubblico della salma. Inizia allora un lungo elenco di miracoli e grazie post mortem: cura una piaga di un legnaiolo, guarisce da due ferite mortali un ufficiale giudiziario, rende la vista ad un cieco, raddrizza uno storpio, guarisce un domenicano alla gamba e all’omero, risana un femore ad un francescano e libera una monaca da una terribile emicrania.
Conclude Cornelius Curtius: «Aggiungerei altri casi, se non fossero tali da poter arrecare noia al lettore, per la somiglianza che hanno tra loro. Sono sufficientemente valide queste testimonianze, che dimostrano che Cristina vive tra i celesti vita immortale, non immemore dei mortali».
