Beata Maddalena del Santissimo Sacramento

(Maddalena Francesca de Justamond)
Vergine cistercense, martire. Festa: 16 luglio

Bolléne, Francia, 25 luglio 1754 - Orange, Francia, 16 luglio 1794

Martirologio Romano: A Orange sempre in Francia, beate Amata di Gesù (Maria Rosa) de Gordon e sei compagne, vergini e martiri, che nella medesima persecuzione, essendosi rifiutate di abbandonare la vita religiosa, furono condannate a morte e ricevettero felici la palma del martirio. 

[I loro nomi sono: beata Maria di Gesù (Margherita Teresa) Charansol, Marianna di San Gioacchino Béguin-Royal, Marianna di San Michele Doux, Maria Rosa di Sant’Andrea Laye, Dorotea del Cuore di Maria e Maddalena del Santissimo Sacramento de Justamont.]


Madaleine Francoise de Justamond, sorella di Marguerire Elèonore, nacque a Bolléne il 25 luglio 1754. Seguendo la sorella Marguerite, entrò nel noviziato del monastero cistercense di Santa Caterina di Avignone il 17 ottobre 1772 e vi fece la professione il 24 ottobre 1773 assumendo il nome di suor Madeleine del Santo Sacramento. 

Quando il suo monastero fu saccheggiato si unì alle orsoline di Bollène, rifiutò di prestare giuramento e quindi arrestata il 2 maggio1794. Durante la prigionia ebbe a dire ai carcerieri: «Dobbiamo avere maggiore riconoscenza verso i nostri giudici che verso i nostri genitori, perché questi ci hanno donato la vita temporale, mentre i nostri giudici ci procurano la vita eterna». Una delle guardie ne fu commosso fino alle lacrime. 

Fu ghigliottinata il 16 luglio, festa della Madonna del Carmelo. La Relazione delle Sacramentine di Bolléne riferisce che : «Le sei religiose che furono condannate insieme alla suora del Santo Sacramento de Justamond, erano animate dagli stessi sentimenti di riconoscenza e di allegrezza. 

Un contadino al loro passaggio si inchinò con rispetto e chiese il permesso di toccare il lembo della veste come si fa con i santi. Ma alla loro umiltà ripugnò un po’ quella sorta di culto ed esclamarono: “Ah, pregate piuttosto il Signore per noi. Tra meno di un quarto d’ora, tutti i secoli saranno definitivamente trascorsi per noi, il tempo cesserà e saremo nell’eternità. Pregate per noi, pregate Dio che tra un momento ci giudicherà. Quel dio che ha trovato colpe anche negli angeli». 

Quando fu ghigliottinata suor Madeleine aveva quaranta anni di età.

Gli eventi che ebbero luogo ad Orange durante il mese di messidoro nel 1794 che fecero trecentotrentadue vittime, tra le quali trentadue religiose (sedici Orsoline, tredici Sacramentine, due Cistercensi, una Benedettina) e trentasei sacerdoti tutti ghigliottinati, non furono mai dimenticati. 

Il 21 agosto 1905 si insediò, ad Avignone, il Tribunale per il processo di beatificazione delle trentadue religiose. Il 4 dicembre 1906 venivano inviati i documenti del processo informativo relativo alle religiose ghigliottinate, ad Orange, alla Congregazione dei Riti. Il 6 giugno 1916 la medesima congregazione emise parere favorevole all’introduzione della causa e il 14 giugno papa Benedetto XV ordinava l’apertura del processo apostolico il quale doveva stabilire la sussistenza del martirio. Il 10 maggio 1925 papa Pio XI con il decreto Adolevi riconosceva beate le trentadue martiri di Orange e fissava la celebrazione della loro memoria il 16 luglio.


Venerabile Angelica Giovanna Maria di Gesù Eucaristico

Unita a Dio, obbedì alla sua volontà e lavorò per la sua gloria e per l'edificazione del suo regno.
 
Mouscron, Belgio, 3 maggio 1861 - Arienzo, Caserta, 26 gennaio 1935

Madre Angelica Giovanna di Gesù, al secolo Flora Bracaval, è nata a Mouscron (Belgio) il 3 maggio 1861. Entra tra le Angeliche di San Paolo, fondata da sant’Antonio Maria Zaccaria, e ben presto fu riconosciuta come degna delle più alte cariche dell’istituto Angelico. Dal 1919 al 1932 fu la superiora generale e diffuse la Congregazione il Italia, Brasile e Belgio. Muore in fama di santità ad Arienzo (CE) il 26 gennaio 1935. Papa Giovanni Paolo II l'ha dichiarata Venerabile l'8 marzo 1997.

Pienamente dedita al suo istituto, favorì le vocazioni, aprì nuove case e molte scuole in vari luoghi d'Italia e del Brasile, curò con diligenza e amabilità la formazione spirituale e apostolica delle Suore che stimolò all'osservanza regolare con la parola, con gli scritti e soprattutto con l'esempio di eminenti virtù.

Diede infatti uno splendido esempio di fedeltà al Vangelo e quindi alla consacrazione religiosa, di sollecito amore verso Dio e il prossimo, di fiducia nella divina Provvidenza, di sincera umiltà. Si adoperò per la santificazione delle sue consorelle e per la conversione dei peccatori e dei non cristiani. Esercitò secondo l'uso correrne le opere di misericordia spirituale e corporale verso le sue consorelle, gli alunni del suo Istituto e verso i poveri.

Agì sempre con prudenza e giustizia; fu forte e paziente nelle difficoltà, padrona di sé e distaccata dai beni e dalle cose della terra. Non confidò sulle sue forze, ma sull'aiuto della grazia, che impetrava con una assidua preghiera, su una fervente devozione a Gesù Crocifisso, all'Eucaristia e alla Santissima Vergine, sull'osservanza dei voti religiosi e sul compimento dei doveri quotidiani.


San Pio da Pietralcina, mio amico, aiutami



Glorioso San Pio da Pietralcina, abbi compassione di me, ignobile e indegno come sono. Sono povero e sofferente. Sono un misero malandato, sono un grande malfattore, sono un povero disgraziato, sono un accanito peccatore, sono un fallimento, sono uno stolto, sono uno scandalo, sono un ingrato, sono un ladro, sono un ingiusto, sono un adultero. Sono un sacrilego. Sono un apostata. Sono divenuto il disprezzo dei miei vicini, lo scherno e la derisione di chi mi sta intorno. Al vedermi scuotono la testa e mi evitano. Sono diventato sgradevole, sono insopportabile, sono un olezzo di difetti, sono una sozzura di peccati, sono indegno di vivere. Sono irretito nei vizi, sono un vile traditore, sono freddo nell'amor di Dio. Ora mi trovo nel bisogno.

Glorioso San Pio da Pietralcina, a Te ricorro. Tu puoi aiutarmi. Aiutami, ti supplico. Vedi le mie miserie, le tentazioni e le brutte condizioni in cui mi trovo, e che mi sono andato a cercare. Come puoi non aiutarmi? Tu, per amor di Dio, devi aiutarmi, in nome di Dio, anche se sono poche le lacrime con cui Ti supplico. Fino a quando non interverrai? Abbi compassione di me. Rispondimi. Guidami. Grande è il mio bisogno.

Glorioso San Pio da Pietralcina, ti supplico, in nome di Dio, aiutami. Concedimi, solerte, la tua potente, efficace, doverosa, caritatevole e fraterna benedizione, e mi basta. Abbracciami forte, e trasmettimi amore, fiducia, speranza, gioia, pace, misericordia, perdono, sicurezza, tranquillità, armonia, coraggio, comprensione, cordialità, allegria, bontà, salute e prosperità, secondo la Volontà di Dio. Abbi compassione di me. Non abbandonarmi, come merito. Stai con me.

Glorioso San Pio da Pietralcina, adesso, che sei in Paradiso, ricordati di me, ed io verrò presto da Te, e staremo insieme con gli altri Santi, in Paradiso, a cantare e lodare e ringraziare il Buon Dio Misericordioso, per tutta l'eternità. Ti mando il mio Angelo Custode, a sollecitare il Tuo aiuto, la Tua Provvidenza, la Tua consolante e necessaria intercessione. Abbi compassione di me. Prendimi per amico, illuminami, tienimi per mano, guariscimi, e dammi un progetto concreto per fare qualcosa, a gloria e lode di Dio, nostro Padre.


Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14, 1-6  (Lo prese per mano, lo guarì.)

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.
Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.



Sant'Alfonso Alfonso Rodriguez

Il santo fratello portinaio.
"Eccomi Signore", il motto del portinaio.

Perduti la moglie, i figli e tutti i suoi beni, fu accolto come religioso nella Compagnia di Gesù, dove svolse per molti anni la mansione di portinaio nel Collegio, divenendo un esempio di umiltà, obbedienza e costanza nel sacrificio.

Alfonso Rodriguez  (1533-1617)
Nasce a Segovia il 25 luglio 1533. Viene educato da Pietro Fabro (Favre), primo compagno di sant’Ignazio, beatificato da papa Francesco nel 2013. Avviato negli studi presso il collegio di padri Gesuiti ad Alcalà, dopo un anno è costretto a rientrare a casa per succedere al padre nell’attività. Sposatosi nel 1560, rimase vedovo dopo circa 15 anni e, perduti anche in figli, decide di riprendere gli studi, seppur trentanovenne. Tenuto conto della difficoltà, decide di lasciare, chiedendo però di entrare come “fratello coadiutore” tra i gesuiti. Era il 31 gennaio 1371. Dopo sei mesi di Noviziato, viene mandato presso un Collegio a Palma de Majorca, dove rimane fino alla morte.

Coltiva un’intensa vita spirituale che lo porta a donarsi sempre più e sempre meglio al suo Signore: “O Signore – scrive – se io sapessi e lo potessi fare, vi servirei ed amerei come tutte le creature del cielo e della terra messe insieme”. 

Sarà proprio questo sincero dialogo con il Signore, che traspare dal suo parlare e agire, che attrarrà molti ad accostarsi a lui per consigli spirituali: tra i suoi “figli”, segnaliamo Pietro Claver, il quale sarà successivamente proclamato santo. La sua vita fu costellata di visioni e miracoli, scrisse varie opere spirituali tanto da essere annoverato tra i grandi mistici della Spagna. Già in vita era venerato come Santo. Morì il 30 ottobre 1617 e ai suoi funerali parteciparono anche i viceré di Spagna e l’intera nobiltà della città. Fu canonizzato il 15 gennaio 1888.


Alcune Memorie scritte di Sant'Alfonso Rodriguez

Lo spirito di mortificazione e di rigore è molto buono per sé stessi, ma per i fratelli, bisogna sempre avere uno spirito d’amore e di dolcezza.

La conoscenza della propria debolezza non scoraggi, ma al contrario incoraggi e fortifichi maggiormente, poiché essa fa sì che non ci si fidi di sé stessi e si riponga tutta la propria fiducia in Dio.

Ciò che Dio, nella sua divina provvidenza e disposizione, ha determinato dall’eternità di dare alle anime, lo dà nel tempo mediante la preghiera.

Dio conosce molto bene l’occasione e le circostanze, e verrà nel momento del bisogno.

È questo ciò che deve comprendere chi fa discorsi e pronuncia sermoni: non a dire ciò che lo fa sembrare più erudito, perché vorrebbe dire predicare per se stesso, ma dire ciò che serve maggiormente a chi lo ascolta.

La virtù del silenzio non consiste nel non parlare, ma nel saper tacere al momento giusto e nel saper parlare al momento giusto.

L’intenzione è la radice e il fondamento della bontà e della perfezione di tutte le nostre opere. Le fondamenta non sono visibili, ma sono quelle che sostengono tutto l’edificio: così è l’intenzione.

Da ciò si vede quanto ci importa di fare molto caso alle piccole cose, se si possono chiamare piccole quelle che ci procurano tanto bene, e dalle quali può venirci tanto male.

Che Dio ci liberi dalla tentazione, quella che non sembra una tentazione ma frutto della ragione.

La perfezione della virtù consiste nel compiere atti virtuosi con piacere e delizia.

Il turibolo, il fuoco, l'incenso


«Ai piedi di Gesù-Ostia, il tuo cuore sia come un turibolo d’oro, e l’ardore generoso, anzi eroico, del tuo amore sia il fuoco sempre ardente, e la purezza celeste del tuo amore sia l’incenso, che vi si consuma senza posa, e il cui profumo soave rallegri e affascini il Cuore di Gesù, tuo divino Sposo»
(Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny)



La stanzetta d'amore di Gesù


Adorabile Gesù Sacramentato, tanti pericoli ci minacciano, innalziamo a Te le nostre suppliche. In Te speriamo pienamente. Tu solo sei il nostro rifugio. Gesù Sacramentato, Ti adoriamo, e Ti benediciamo. Ti ringraziamo, per averci dato Te stesso, come amico e soccorritore.

Signore Gesù, grazie per il Tuo immenso amore. Ti cerco la Sapienza, che mi dia luce, amore e forza e mi faccia discernere come devo comportarmi in ogni situazione in cui mi trovo.

Gesù Sacramentato, tanti maltrattamenti e disprezzi hai sofferto per colpa nostra, e soprattutto per colpa mia, e tanta indifferenza ho avuto verso di Te Sacramento d'Amore, fatto Pane per noi, ma ora perdona le nostre colpe, e donaci lacrime di pentimento, la conversione e un amore ardente per Te. 

Gesù Amore Tu sei la nostra unica delizia, la nostra dolce attrazione, tutto il nostro desiderio. Vieni e vivi in noi. Dimora nei nostri cuori. Tu puoi infiammare i nostri cuori, confortarci, sostenerci, proteggerci, difenderci, illuminarci, darci forza. C'è più gioia in Cielo per un peccatore convertito. 

Donaci il coraggio e la forza di compiere la Tua volontà di redenzione, per mezzo della croce, in unione con Te. Donaci la generosità di offrirti la nostra vita, come Tu l'hai offerta per noi. Tu hai dato la Tua vita in cambio della nostra. Dacci il desiderio di portare la nostra croce, insieme alla Tua, per amore Tuo. Aiutaci a ricambiarti l'amore che hai per noi, non solo a parole, ma realmente, con i fatti, effettivamente. 

Gesù Sacramentato, vieni a consolarti in noi, trova riposo e compassione da noi. Gesù Tu mi ami e io ti amo, abbi misericordia di noi e del mondo intero.


 

Beata Maria Teresa di San Giuseppe

Suora, fondatrice delle "Suore Carmelitane del Divin Cuore di Gesù"
1855 - 1938
“L'unione di preghiera e di servizio costituisce la nostra vita e missione, nonché il nostro dono alla Chiesa e al mondo”

Anna Maria Tauscher nacque nel 1855 a Sandow, nella Marca di Brandeburgo – oggi Polonia – da genitori luterani profondamente credenti. Venne educata nella fede dei suoi antenati, ma non aderì mai al Protestantesimo; nel 1888 entrò quindi a far parte della Chiesa cattolica con la professione di fede e per questo venne espulsa dalla casa e dal suo impiego.

Trovò asilo presso un Istituto religioso e, in seguito, in una famiglia come dama di compagnia. Il suo cammino di fede proseguiva generoso e, dopo la lettura della «Vita» di santa Teresa di Gesù, divenne un desiderio di consacrazione nel Carmelo. Il Signore, però, attraverso di lei voleva dare vita a un nuovo istituto, aggregato al Carmelo di Teresa. Così nel 1891, a Berlino, nasce la Congregazione delle “Suore Carmelitane del Divin Cuore di Gesù”. Dedicò la sua vita all’accoglienza dei bambini bisognosi e morì a Sittard, in Olanda, nel 1938. È stata beatificata nel 2006, durante il pontificato di Benedetto XVI.

Dall’«Autobiografia» della beata Maria Teresa di san Giuseppe:

Il 21 gennaio 1890 feci un sogno impressionante. Vidi un Crocifisso vivo, di grandezza naturale. Per tutta la lunghezza del corpo, dalle mani fino ai piedi, da ambo le parti, erano fortemente fissati nella carne due rami di spine, intrecciati saldamente a modo di corona di spine. E, dalla parte sinistra, sul cuore, un groviglio di spine, fortemente piantato, in forma di cuore. Il capo non era coronato di spine, e le braccia non erano abbassate, ma tese, aperte, in segno di vita. Una visione così impressionante, così terribile, che mi afferrava talmente e suscitava tanta compassione, che non vi sono parole per descriverla. Mentre i miei occhi indugiavano su di essa, il mio cuore tremava dal dolore. Il Divin Salvatore è il Capo che, in cielo, vive senza dolore e senza corona di spine; il corpo, le membra, rappresentano la santa Chiesa, che non solo è inchiodata alla Croce dalle potenze politiche, ma viene anche ferita profondamente dai cattolici indolenti e ribelli. Questo significano le spine al corpo. Le spine al cuore significano, invece, l’indolenza e l’infedeltà delle anime a lui consacrate (sacerdoti e religiosi). Mi svegliai e, siccome era giorno, mi recai subito in chiesa. Il mio cuore era agitato, anzi, ferito dal dolore e dalla compassione. Ora mi appariva chiaro ciò che il Signore voleva da me: preghiera e riparazione! Scongiurare grazie per la conversione dei peccatori. Lottare con Dio per la libertà della santa Chiesa. Da quel mattino il mio cuore fu pieno di nuova «fame e sete» non soltanto della volontà del Signore, della perfezione, ma «fame e sete», brama ardente, di guadagnare anime al Divin Cuore. Quel Crocifisso rimase e rimane dinanzi ai miei occhi ancora oggi come quella mattina, e alimenta il mio zelo di pregare per la conversione dei peccatori e di lavorare per la loro salvezza; non solo, ma lo fa sempre più ardente e mi fa sospirare il mio fine: poter estinguere dinanzi al trono di Dio il mio tormentoso desiderio, la mia sete di anime.

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Maria crebbe e venne educata nella fede dei suoi antenati, ma non aderì mai al Protestantesimo.
Contro la volontà del padre, perché come cattolica le impediva di porre piede nella casa paterna, il 30 ottobre 1888 venne ufficialmente accolta nella vera Chiesa a Colonia; dirà, poi, nei suoi ricordi, di non aver fatto abiura, perché non era mai appartenuta liberamente, neppure un'ora, alla chiesa luterana.

Senza casa e senza lavoro, abbandonata da tutti, vagò a lungo prima di giungere in un asilo presso un Istituto religioso; successivamente lavorò invece come dama di compagnia presso una famiglia.
Fu allora che la giovane Maria si accorse che nelle strade di Berlino tanti bambini, per lo più figli di italiani troppo impegnati nel lavoro per badare alla famiglia, erano abbandonati a se stessi. Mossa a compassione, iniziò così a prendersi cura di loro.

Per poter realizzare questo suo scopo fondò una comunità religiosa: il "Carmelo del Divin Cuore di Gesu". Iniziò la sua prima Opera a Berlino, dove il 2 luglio 1891 aprì una prima casa, che chiamò "Casa per i senza casa" e il primo agosto cominciò ad accogliere i primi tre bambini poveri, oltre a riunire altre compagne desiderose come lei di prestare soccorso ai più sfortunati.

Ma la sua carità non si limitò solamente ai bambini. Ella si prese cura, infatti, degli anziani, di coloro che erano soli, abbandonati, lontani dalla Chiesa, degli emigrati, dei semplici operai che in qualche modo si trovano ad essere "senza casa". Nel 1897 avvenne la sua ammissione al Carmelo nella casa generalizia dei Carmelitani Scalzi. Fondò la prima casa in Olanda nel 1898, il primo noviziato a Sittard nel 1899 e poi un altro noviziato a Maldon nel 1901. La sua grande devozione per San Giuseppe, la spinse a mettere tutte le case dell’Opera sotto la protezione dello Sposo di Maria.

Nel 1903 compie il primo viaggio a Roma. Dopo alcuni mesi si recò a Cremona per dare inizio all’attività in favore dei bambini poveri, nella casetta nell’onorevole Ettore Sacchi. Nel 1904 Madre Maria Teresa di San Giuseppe tornò per la terza volta a Roma e aprì la Casa madre a Rocca di Papa con l’aiuto del Card. Francesco Satolli, e dei Carmelitani Scalzi, ricevendo la denominazione definitiva di "Suore Carmelitane del Divin Cuore di Gesù". Là, la Madre e le sue prime compagne emisero i primi voti religiosi, validi secondo il diritto canonico, il 3 gennaio 1906.

Dopo 10 anni la sua fondazione si era estesa in varie parti di Europa e, nel 1912, anche in America, con la prima casa a Milwaulkee (Wisconsin).

Le Carmelitane del Divin Cuore di Gesù si dedicano all'assistenza e all'educazione dei giovani e alle opere di pastorale sanitaria. Sono presenti :
in Europa : Austria, Croazia, Germania, Islanda, Italia, Paesi Bassi, Russia, Ungheria;
nelle Americhe : Brasile, Canada, Nicaragua, U.S.A., Venezuela;
in Africa : Cameroun, Nigeria .
La Sede generalizia, dal 1922, è a Sittard (Limburgo, Paesi Bassi).
Al 31 dicembre 2005 l'Istituto contava 454 religiose in 53 case.

Dopo aver edificato quanti la conobbero, spirò santamente, ritornando alla casa del padre, di cui, specialmente negli ultimi anni, aveva una nostalgia infinita. Era il 20 settembre 1938.

La fama di santità di Madre Maria-Teresa si divulgò a tal punto che il 2 febbraio 1953, a Sittard in Olanda, da Mons. Lemmens, Vescovo di Roermond, venne aperto il processo informativo che fu chiuso il 20 settembre 1957. Il processo per gli scritti ebbe inizio il 30 settembre 1953 e terminò il 28 agosto 1957; quello sul non-culto invece ebbe luogo tra il 17 giugno 1957 e il 20 settembre 1957.

Dopo la redazione della Positio super virtutibus nel 1992 il processo si fermò a causa della mancanza di un miracolo. C'erano, sì, molte preghiere esaudite e anche guarigioni miracolose, ma i dottori non attestarono la natura sovrannaturale della guarigione. Soltanto, nel 2002, dopo Pasqua, quando portarono gli atti diocesani del miracolo alla Congregazione per le Cause dei Santi, misero subito la Madre Tauscher al primo posto per andare nel Congresso.

Il 25 giugno 2002 dunque, a Roma si è riunito il Congresso Speciale della Congregazione delle Cause dei Santi per discutere sulla eroicità delle virtù eroiche di Madre Maria-Teresa Tauscher e tutti gli 8 Consultori Teologi hanno espresso un voto affermativo. In seguito, il giorno 20 dicembre 2002, è stato promulgato il Decretum super virtutibus in presenza di Papa Giovanni Paolo II a Roma.

Durante un ritiro a Sittard nella Casa Generalizia delle Suore Carmelitane del Divin Cuore di Gesù, vedendo che la signora Pieters non poteva partecipare a tutte le conferenze a causa dei disturbi ai piedi, P. Bonifacio Honings OCD le consigliò di fare una novena alla Fondatrice di queste Suore la cui tomba si trova nella cappella. Tornata a casa, la signora Pieters-Maas incominciò la prima novena, insieme con il marito, recitando la preghiera scritta sull'immaginetta. La signora si ricorda ancora una frase di questa preghiera: "Sia fatta la tua volontà". Durante la terza novena, il 16 dicembre 1996, di colpo, le pene si fermarono e poteva camminare senza problemi. Le unghie delle dita dei piedi che erano quasi state mangiate dalla malattia, cominciarono a crescere di nuovo. La malattia non è più tornata. Oggi - 10 anni più tardi, i piedi della Signora stanno sempre bene.

Il processo diocesano sull'asserita guarigione miracolosa della signora Maria Giuseppina Pieters-Maas da "dermatomicosi, onicomicosi e acrodinia" il 16 dicembre 1996, per intercessione della serva di Dio Maria Teresa di San Giuseppe, si è svolto nella diocesi di Roermond dal 14 al 27 marzo 2002 e gli atti diocesani sigillati furono consegnati al Card. José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il 6 aprile 2002 dal Postulatore della causa, Bonifacio Honings OCD.

Il 19 dicembre 2005, il Santo Padre Benedetto XVI ha autorizzato il Card. Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in un'udienza privata, a promulgare il decreto sul miracolo.

Maria Teresa di San Giuseppe è stata elevata agli onori dell'altare, nella cattedrale di Roermond (Paesi Bassi), il 13 maggio 2006. Il rito della beatificazione è stato presieduto, in qualità di rappresentante del Santo Padre, dal Card. Adrianus Johannes Simonis, Arcivescovo di Utrecht.



San Gaetano Errico

Sacerdote (1791-1860)
 Fondatore dei “Missionari dei Sacri cuori”

Nell’anno 1818, mentre prega nel coro, gli appare S. Alfonso per comunicargli che Dio lo vuole fondatore di una Congregazione religiosa, dandogli come segno la costruzione in Secondigliano di una chiesa in onore della Vergine Addolorata: il 9 dicembre del 1830, la chiesa è benedetta.

Terminata la costruzione, Gaetano Errico commissiona a un scultore napoletano, una statua in legno della Madonna Addolorata. Fece rifare più volte il volto, esclamando alla fine: “Così era”. 

Negli anni seguenti, mentre don Gaetano prega nel medesimo coro di Pagani, davanti al SS. Sacramento, il Signore gli manifesta che la nuova Congregazione “dev’essere istituita in onore dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria”.

Da allora i Sacri Cuori diventano per Gaetano Errico il centro della sua azione apostolica e missionaria. Terminata la chiesa, don Gaetano comincia a costruire, in un luogo adiacente, la casa che dovrà ospitare i futuri religiosi, i “Missionari dei Sacri Cuori”. Costruisce dapprima una piccola casa, dove nel 1833 si ritira ad abitare insieme ad un laico, che cura il servizio della chiesa. 

Preghiera e penitenza sono alla base della sua “santità” e della sua attività.

Con il trasferimento dalla casa paterna, inizia ufficialmente la realizzazione dell’incarico più importante ricevuto da Dio: la fondazione della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori. Ingrandita la casa, fonda il “Ritiro sacerdotale dei Sacri Cuori”, per accogliere i sacerdoti disposti ad impegnarsi soprattutto nel lavoro delle missioni popolari.


Gesù, pensaci Tu.

Signore Gesù Sacramentato,
per intercessione della Tua serva, la Beata Speranza di Gesù,
fammi giustizia contro i miei avversari,
dona a me di stare tranquillo e in pace, fiducioso che Tu ci penserai.



Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento

Maria Costanza Zauli 
(Palma Pasqua 1886 - 1954)

Religiosa professa delle Ancelle del Sacro Cuore e Fondatrice delle Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento; nutrì la sua fede, germogliata nell’ambiente familiare e parrocchiale, corroborandola nelle prove dolorose subite nel corso della vita. Fulcro della sua spiritualità era l’ardore per il Santissimo Sacramento, definito “il sole” che illumina tutta l’esistenza.

Aveva particolarmente a cuore la santificazione dei sacerdoti, per i quali aveva offerto la vita ed esercitò sempre la carità verso gli altri

La Venerabile Serva di Dio Maria Costanza Zauli nacque a Faenza (Ravenna) il 17 aprile 1886, alla vigilia della domenica delle Palme e fu battezzata col nome di Palma Pasqua. Crebbe in un contesto familiare molto religioso e sin dal giorno della Prima Comunione promise di consacrare la sua vita a Gesù. Il 15 agosto 1905, a 19 anni, lasciò la famiglia per entrare nella Congregazione delle “Ancelle del Sacro Cuore” di Bologna. Tre anni più tardi, emise la professione col nome di Suor Costanza.

Il suo primo incarico fu quello di accudire le piccole alunne del Collegio della Congregazione, ma durante la Prima guerra mondiale suor Costanza venne inviata come infermiera all’ospedale militare di Bologna. Nel 1916 iniziò per lei un lungo periodo di frequenti infermità che la portarono, a partire dal 1923, a restare allettata per molti anni. In questo periodo della sua vita Ella maturò il proposito di fondare una nuova comunità religiosa contemplativa, dedita all’adorazione continua del Santissimo Sacramento, col fine di pregare per la conversione del mondo, per le vocazioni sacerdotali e religiose e per l’unità della Chiesa. Nonostante la sua infermità, ottenute le autorizzazioni necessarie a far nascere l’Opera, seguì la costituzione del primo monastero e, il 3 agosto 1933, nel giorno dell’inaugurazione, Suor Costanza si ristabilì alzandosi dal letto dopo dieci anni. La Congregazione delle Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento venne eretta canonicamente nel 1935 ed ella raccolse attorno a sé molte consorelle disposte a dedicarsi a quest’opera di adorazione costante e continua. Trascorso il resto della sua vita nel convento di Bologna, vi morì il 28 aprile 1954.

La Venerabile Serva di Dio nutrì la sua fede, germogliata nell’ambiente familiare e parrocchiale, corroborandola nelle prove dolorose subite nel corso della vita. Fulcro della sua spiritualità era l’ardore per il Santissimo Sacramento, definito “il sole” che illumina tutta l’esistenza. L’adorazione eucaristica divenne pertanto la caratteristica fondante della nuova comunità da lei istituita. Aveva particolarmente a cuore la santificazione dei sacerdoti, per i quali aveva offerto la vita ed esercitò sempre la carità verso gli altri sin dall’inizio della sua esperienza religiosa, prodigandosi dapprima per le sue allieve, trattate con sentimento materno e per le consorelle verso cui tenne sempre un atteggiamento umile e rispettoso, e in seguito dedicandosi ad alleviare le sofferenze dei feriti in guerra, ricoverati nell’ospedale presso il quale prestò servizio. Aveva fatto anche un voto di immolazione e sopportò con cristiana fiducia la malattia che l’aveva allettata, offrendo al Signore la sua sofferenza per la santificazione del clero. Ella si mantenne obbediente ai vescovi e ai direttori spirituali, e condusse una vita umile, nel nascondimento. La sua fama di santità, dapprima circoscritta a Bologna, si diffuse dopo la sua morte anche in altre parti del mondo.

Il cielo che è mio

Santa Teresa del Bambin Gesù
Poesia 7 Giugno 1896

A sopportare l’esilio di questa terra di pianti mi occorre lo sguardo del divino Salvatore; sguardo che mi ha rivelato i suoi incanti, e fatto presentite la gioia celeste. Gesù mi sorride quando, rivolta a lui, sospiro, e allora la mia fede non è rimessa alla prova. Lo sguardo del mio Dio, il suo sorriso che mi rapisce, ecco il cielo che è mio!

Il mio cielo è in questo attrarre sulla Chiesa benedetta, sulla Francia in colpa e su ciascun peccatore, la grazia che si spande dal bel fiume di vita di cui la sorgente, o Gesù, è nel tuo cuore.Tutto posso ottenere quando, nel mistero, io parlo cuore a cuore col mio Re divino. Tale dolce orazione, in santa intimità, ecco il cielo che è mio!

Il mio cielo è nascosto nella particola dove Gesù, il mio Sposo, si vela per amore. Vado attingendo la vita al divin focolare; e là mi ascolta, notte e giorno, il dolce salvatore. Quale divino istante quando, o Benamato, nella tua tenerezza, vieni a trasformarmi in te! Questa unione d’amore, ed ineffabile ebbrezza, ecco il cielo che è mio!

Il mio cielo è nel sentire in me la somiglianza col Dio che mi creò col suo soffio potente: il mio cielo è nel restargli sempre innanzi, è nel chiamarlo Padre, nell’essere sua creatura; tra le divine braccia non temo la tempesta: e la mia sola legge è il totale abbandono; riposargli sul Cuore, accostato al santo Volto, ecco il cielo che è mio!

Ho trovato il mio cielo nella santa Trinità che mi alberga nel cuore, prigioniera d’amore. Là, contemplando il mio Dio, gli ripeto sicura che voglio amarlo e servirlo sempre, senza scampo. Il mio cielo è di sorridere a questo Dio che adoro quando mi si nasconde per provare la mia fede. sorridere, nell’aspettare che riguardi ancora, ecco il cielo che è mio!

Gesù Sacramentato, aiutaci a compiacerti.

Gesù Sacramentato, a Tua soddisfazione e Tua contentezza, per il Tuo nome e il Tuo amore, per i meriti della Tua Passione, aiutaci a compiacerti in tutto e sempre. Concedici subito le grazie che ti chiediamo, a gloria e consolazione Tua e per il nostro bene.



Te lo chiediamo per l'intercessione e i meriti di Tua Madre, Maria addolorata, per le pene e i dolori che soffri durante la dolorosa Passione, e per l'intercessione dei Santi e Beati, tuoi servitori, e del nostro Angelo Custode, il cui aiuto invochiamo. Esaudisci ora le nostre suppliche. Abbi Misericordia di noi e del mondo intero. 

Ti ringraziamo, Signore Gesù Sacramentato, di aver ascoltato la nostra supplica. E' un grande onore e aiuto per noi rivolgerci a Te Sacramentato, e poterti supplicare liberamente, come ad Amico compassionevole, pronto ad aiutarci. 

E' cosa buona e giusta ringraziarti sempre ed in ogni luogo. Sia lode e onore a Te, che tutto operi e permetti per il nostro bene e a nostro vantaggio. Amen


    


Signore Gesù, compi in noi le Tue opere

Signore Gesù Sacramentato, eccomi qui davanti a Te, per ascoltarti. Sei Tu che mi inviti e vuoi compiere il Tuo volere e le Tue opere in me. Fa che io non sia di ostacolo alla Tua azione divina. Sei Tu che hai scelto me povero, e mi chiami per collaborare con Te. Eccomi, mi offro al Tuo servizio. Donami, di non affannarmi a provvedere a me stesso, e di non preoccuparmi, perché l'operaio del Tuo regno ha diritto al suo nutrimento.

Io spero e confido in Te, ma Tu aumenta la mia debole fiducia sulla Tua parola, e rendimi sicuro che Tu ci penserai, e al momento del bisogno, Tu provvederai a tutte le nostre necessità materiali e spirituali, mentre noi umilmente al Tuo servizio, resi capaci da Te, strada facendo, con la potenza dello Spirito Santo, predichiamo, più con le opere che con la parola, che il regno dei cieli è vicino, così come Tu ci hai detto: "Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto vi sarà dato in aggiunta. Predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date".

Signore Gesù Sacramentato, eccomi invitato a cercare Te e il Tuo Regno, il Regno di Dio. Accettami oggi a stare con Te, al Tuo servizio, come piccolo operaio. Tu rendimi capace a predicare con efficacia, a compiacerti in tutto e sempre, dedito ad ascoltare la Tua parola, impegnato a pregare, a partecipare ai Sacramenti, a prendermi cura di Te, e con Te, compiere le Tue opere di Misericordia, che mi concederai di fare. 

Unisco la mia vita alla Tua, e le mie sofferenze alle Tue, in riparazione dei miei peccati e di quelli del mondo intero, e voglio in unione con Te, offrirmi in riparazione, e lodare, adorare, ringraziare e supplicare Dio Padre. Voglio farti la guardia d'amore, in questo Altissimo Sacramento che Tu hai istituito a nostra utilità e consolazione, dove Tu stesso sei presente come Pane del cielo, rimedio ad ogni male, e come Lazzaro, sei bramoso della nostra umile compagnia e del nostro apprezzatissimo amore.

Signore, Gesù Sacramentato, mi offro a Te, nonostante la mia miseria, mi metto umilmente al Tuo servizio, così come sono, misero e indegno peccatore, e Tu rendimi capace ed idoneo in ogni servizio in cui mi vuoi. Rendimi come mi vuoi. Aiutami a non sgomentarmi troppo delle inevitabili cadute. Il Tuo amore tutto consuma, donando pace all'anima umile e fiduciosa nella Tua Misericordia.

Eccoci Signore, Gesù Sacramentato, cerchiamo Te e il Tuo Regno. Donaci il Tuo Santo Spirito, che ci dia luce, amore e forza, per compiere la Tua volontà e uniformarci alle Tue disposizioni. Nel Tuo nome, dacci oggi un progetto concreto per fare qualcosa a gloria Tua. Tutto aspettiamo dalla Tua Bontà. 

Tu ci hai detto: "Qualunque cosa chiederete nel mio nome la farò". Grazie Signore, Gesù Sacramentato, rendici piccoli operatori di pace del Regno di Dio. Vieni e compi in noi le Tue opere. Amen


San Salvatore da Horta

San Salvatore da Horta (1520-1567)
Umile santo francescano,
tra i  più miracolosi di tutti i tempi, 
perseguitato perché troppo miracoloso.

Religioso dell’Ordine dei Frati Minori, che a Cagliari, si fece umile strumento di Cristo per la salvezza dei corpi e delle anime.

Salvador Grionesos nacque nel dicembre 1520 a Santa Coloma de Farnés, in Catalogna (Spagna). Rimasto orfano molto presto, dopo un periodo di prova nell'abbazia benedettina di Montserrat, scelse definitivamente la via della povertà entrando nel convento francescano di Barcellona, dove fece la professione religiosa nel 1542. Trasferito a Tortosa cominciò a essere conosciuto per i suoi poteri di taumaturgo. Per anni peregrinò da un convento all'altro e ovunque si ripeteva lo stesso copione: prodigi e nuove inimicizie; conobbe un po' di pace nel convento di Santa Maria di Gesù a Cagliari dove giunse nel 1565. Morì il 18 marzo 1567. Pio XII l'ha canonizzato il 17 aprile 1938.


PREGHIERA

Prostrati al tuo altare, o grande taumaturgo, San Salvatore da Horta, sole splendido della Chiesa Cattolica, fulgida gemma del Serafico Istituto, rifugio sicuro dei poveri infermi, consolatore degli afflitti, ti supplichiamo dall’intimo del cuore di volerci impetrare da Dio tutte quelle grazie che noi chiediamo.

Pieni di fiducia a Te ricorriamo, San Salvatore, intercedi per noi per implorare dalla Divina Maestà il perdono delle nostre colpe, la fine dei nostri disordini e la santa perseveranza nella fede, che abbiamo ricevuto da Dio con il battesimo.

Avvalorati dalla divina Grazia, mediante il tuo patrocinio, meglio conosceremo il motivo della nostra esistenza, impareremo a vivere con sentimenti di vera pietà ed adoreremo il Nostro Dio con cuore umile e sincero, ad imitazione tua, o caro San Salvatore, affine di ottenere anche noi da Dio quella gloria che tu già godi in Paradiso.

Amen.


Supplica a San Salvatore da Horta

Caro San Salvatore, prostrati dinanzi a te, eleviamo un inno di lode al Signore che ha rivolto lo sguardo alla tua umiltà e ti ha insignito del dono della liberazione dai vari mali che affliggono l'umanità.

Ti ammiriamo come fedele seguace di Gesù, ardente di carità verso i sofferenti, e sentiamo di confidare nel tuo patrocinio e chiederti la Grazia di essere tuoi imitatori nel saper corrispondere alla Volontà Divina. Ti preghiamo di aiutarci in tutte le nostre molteplici necessità.

Intercedi per noi presso il Signore Gesù, perchè conceda la salute agli infermi, il lavoro e il pane quotidiano ai bisognosi, l'armonia e la pace nelle famiglie, e a tutti la gioia di vivere come autentici operai del Regno di Dio, secondo la Sua Volontà. Amen



Beato Salvador Mollar Ventura


Beato Salvatore (Salvador) Mollar Ventura
Religioso e martire
Manises, Spagna, 27 marzo 1896 – 
Picadero de Paterna, Spagna, 27/28 ottobre 1936

Nella cittadina di Paterna nel territorio di Valencia in Spagna, beato Salvatore Mollar Ventura, religioso dell’Ordine dei Frati Minori e martire, che, durante la persecuzione contro la fede, come fedele discepolo, nel sangue di Cristo meritò di ottenere la salvezza.

Come religioso degno seguace di S. Francesco, fra’ Salvador si distinse per l’umiltà, l’obbedienza e lo spirito di sacrificio. Sempre allegro, gioviale ed ottimista, seppe affrontare ogni avversità con rassegnazione, compiendo in tutto la volontà di Dio.

Sua madre diceva di lui: “Io ho una lampada sempre accesa davanti al Santissimo Sacramento: è mio figlio”.

Viene fucilato in odio alla fede cristiana nella notte tra il 27 ed il 28 ottobre 1936 presso Picadero de Paterna, sempre nei pressi di Valencia. La sua tomba si trova presso la parrocchia “San Juan Bautista” a Manises.


Il Signore ci penserà, stiamo tranquilli

La casa di Vallecrosia aveva subito ingenti danni e la sua chiusura ridondava a vantaggio dei Protestanti. Don Bosco perciò era grandemente preoccupato. Buzzetti, da lui inviato sul posto, dopo diligente esame scrisse che per rendere l’edificio provvisoriamente abitabile, occorrevano circa lire 6000, mentre ne occorrevano assai di più per eseguire altri lavori indispensabili.

Don Bosco, letta la lettera prima del pranzo, disse: «Il Signore ci penserà, stiamo tranquilli».

Sul finire del pranzo entrò il Conte Eugenio De Maistre che, fatti i convenevoli, chiese: — Caro Don Bosco, ha bisogno di denaro? —

Rispose: È domanda da farsi questa a Don Bosco? Pensi un po’ che ho da finire la chiesa del S. Cuore a Boma; ho tanti giovani da mantenere e tante altre spese a cui fare fronte.

— Bene, ripigliò il Conte; una mia vecchia zia voleva lasciarle qualche somma in testamento; ma poi, sapendo essere meglio un lume davanti che due dietro, mi ha incaricato di portarle questo piego.

Don Bosco passò ciò a Don Rua che vi contò 6 biglietti da lire 1000.


Benedizione di Santa Chiara di Assisi

Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen.

Il Signore vi benedica, vi custodisca, mostri a voi la Sua faccia, vi usi misericordia, rivolga a voi il Suo volto e vi dia la Sua pace.

Io Chiara, serva di Cristo, pianticella del santo padre nostro Francesco, prego il Signore nostro Gesù Cristo, per la Sua misericordia, per l’intercessione della Sua Santissima Madre Maria, del beato arcangelo Michele, di tutti i santi e le sante di Dio, perché lo stesso Padre Celeste vi doni e vi confermi questa santissima benedizione in cielo e in terra. 

Voi siate sempre amanti di Dio e delle vostre anime, siate sempre solleciti di osservare quanto avete promesso al Signore. Il Signore sia sempre con voi, ed Egli faccia che voi siate sempre con Lui. Amen!


 

Preghiera di San Giovanni Eudes


O Cuore di Gesù, tesoro inestimabile di ogni specie di beni, sii il mio unico tesoro, il mio rifugio e la mia difesa. A Te voglio ricorrere in tutti i miei bisogni e necessità. Quand'anche tutti i cuori di tutti gli uomini m'ingannassero e mi abbandonassero, confido che il buonissimo e fedelissimo Cuore del mio amabile Gesù non m'ingannerà affatto e non m'abbandonerà mai.

O Sacro Cuore di Gesù, sii il riparatore delle mie colpe, il protettore della mia vita e il mio asilo nell'ora della morte. Ti chiedo la stessa grazia per tutti i peccatori, i cuori afflitti, gli agonizzanti e infine tutti gli uomini. Affinché il prezzo del Tuo Sangue sia applicato a tutti. Fa anche che lo sia per le anime del Purgatorio. Questo oso domandarTi, o Cuore adorabile, e non cesserò di domandarTelo fino al mio ultimo respiro. Amen.


(Preghiera di San Giovanni Eudes)


Intercessione della Beata Maria di Gesù

Preghiera per ottenere l'intercessione
della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny

† Signore Gesù, sommo ed eterno Sacerdote, per il Tuo Sangue effuso sulla croce e per il Cuore Addolorato di Maria, Tua Madre, proteggi il Santo Padre, custodisci i Tuoi sacerdoti e fa che la Santa Chiesa sia testimone fedele della Tua Risurrezione. Ispira, in ognuno di noi i sentimenti di gratuità e di fedeltà, nel dono di noi stessi, sull'esempio della Beata Maria di Gesù. La sua intercessione ci doni la grazia... che fiduciosamente Ti chiediamo. Tu che vivi e regni, nei secoli dei secoli. Amen. †
Gloria al Padre (tre volte)


Gesù deve regnare.




Gesù cerca una dimora nel tuo cuore.


 Gesù fai del mio cuore una dimora degna di Te.


Venerabile Maria Costanza Zauli

- Venerabile Serva di Dio - Maria Costanza Zauli
al secolo: Palma Pasqua (1886 - 1954)

Religiosa professa delle Ancelle del Sacro Cuore e Fondatrice delle Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento; nutrì la sua fede, germogliata nell’ambiente familiare e parrocchiale, corroborandola nelle prove dolorose subite nel corso della vita. Fulcro della sua spiritualità era l’ardore per il Santissimo Sacramento, definito “il sole” che illumina tutta l’esistenza.

Sul futuro della Chiesa Gesù le fece intravedere qualcosa dei suoi piani.
Nell'anniversario del suo battesimo, nell'aprile 1950, Gesù le disse: «Voglio farti un bel regalo, proprio quello che desideri e gradisci maggiormente».
«Tutto quello che mi viene da te mi è ugualmente gradito».
«Sarà un regalo tutto di gioia, con il quale voglio festeggiare il tuo giorno natalizio».
«E mi ha sollevata al Padre... Quello che ho visto in Lui... è rimasto quale sole abbagliante sulle mie potenze spirituali... Questa volta il dono che mi ha fatto è stato tale da superare le mie più ardite aspirazioni, sicché, con la gratitudine più piena, non faccio che ripetergli: Come sei buono!».

Continua Madre Maria Costanza:
«Poi Gesù mi ha detto: "Proprio in questi tempi, in cui l'orgoglio domina e trionfa, mi suscito una falange di piccolissime anime aperte alla fiducia in me; e sulla loro estrema fragilità, abbandonata alla mia onnipotenza, edificherò il mio capolavoro.
E saranno queste povere minime creature (delle quali tu sei regina) che io solleverò fino al Padre, per farlo conoscere ad esse.
Questa via, sulle prime, troverà non pochi oppositori, ma in seguito sarà quella percorsa per attuare la riforma che rinnoverà la mia Chiesa e adunerà intorno a me quella falange già richiesta dalla mia piccola Teresa di Lisieux.
Attendete, con semplicità evangelica, a compiacermi in tutto e sempre, senza troppo sgomentarvi delle inevitabili cadute (purché non siano di malizia). Il mio amore tutto consuma, donando all'anima umile, fiduciosa e abbandonata alla mia bontà, una trasparenza invidiabile.
I più piccoli mi attirano irresistibilmente"» (Diario, 173).

In questo stile di fiducia e di confidenza, di infanzia spirituale, la Madre, con forza e soavità, guidava le sue «figlie». Esse la sentivano ormai posseduta da Dio, partecipe dei suoi segreti. Non si riteneva «superiora», perché - diceva - la vera superiora dell'Arca Santa poteva essere solo la Madonna.
Una gioia grandissima sperimentò il 1° novembre 1950, quando Pio XII proclamò il dogma dell'assunzione di Maria in cielo in corpo e anima. Le sembrò che il Paradiso si aprisse su di lei, e quanto più si univa a Dio, tanto più condivideva il suo progetto di amore per l'umanità:
«La nostra vocazione... vuole che ci diamo a tutti i fini abbracciati dalla carità. Compresi ciò fin dalla mia professione; ed ora per quante missioni mi sento adoperata! Mi pare di poter svolgere il mio invisibile apostolato a favore dell'intera umanità, come se già fossi fuori della vita terrena. Il palpito dell'amore di Gesù per il Padre suo e per le anime mi pervade tutta e sento veramente miei gli interessi del mio Sposo» (Diario, 174).

Così sentiva sul suo cuore la sofferenza di tutti, come era avvenuto durante l'ultima guerra. Le inondazioni del Polesine, con i disastri avvenuti in quei mesi, la consapevolezza vivissima dello scempio dell'innocenza dei bambini, del dilagare dell'immoralità nei costumi, le erano motivo di preghiera, di riparazione, di offerta.
Era convinta che Gesù eucaristico è l'unico Costruttore di una nuova civiltà, la civiltà dell'amore, e che ella, con numerose anime chiamate alla contemplazione e all'adorazione, erano partecipi della sua missione: «L'unica ancora di salvezza per il mondo è Gesù in Sacramento... I centri eucaristici sono baluardi di difesa per città, province e intere nazioni. Quale straordinaria potenza si racchiude nell'Ostia consacrata e come questa potenza si compiace di venire svincolata dalla preghiera di anime amanti!».
Si impegnò ancora di più a formare le adoratrici, come Gesù le vuole, «le piccolissime anime» per la santificazione dei sacerdoti e di tutti i fratelli: «Ho chiesto alla Madonna di volermi indicare un metodo semplice, alla nostra portata, per convenientemente adorare... Mi disse: "... chiama in aiuto e abituati a farti precedere dal tuo Angelo Custode"».
Ed era ormai vicina alla vetta.


Abbandonate alla sua azione divina

Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny
 Egli non vi ha chiamate invano nel suo santuario e attorno al suo altare!

Carissime Figlie in Cristo, 
                                                  [...] I vostri cuori traboccano di gioia e di riconoscenza; che potrei aggiungere ai vostri sentimenti e alla vostra religiosa commozione? Lasciatemi almeno lanciarvi il grido che errompe dal profondo della mia anima: Amore, amore!

[...] Amore a Gesù Ostia che da dieci anni si degna di rimanere esposto sui modesti altari dei nostri monasteri! Amore al Cuore divino che ha conquistato i nostri cuori! Sorelle e Figlie carissime, vorrei comunicarvi la celeste Passione di Gesù Cristo. Egli è venuto a portare il fuoco dell'Amore sulla terra; che posso desiderare se non che esso infiammi le vostre anime? 

Vorrei vedervi divorate da questo amore; ma non di un amore di desideri e di sentimenti infecondi, bensì di un amore in opere e verità che va fino all'estrema dedizione e si lascia portare dall'Amato fino all'estrema immolazione. Per aggiungere fiamme al vostro fuoco di amore vi ricordo e vi metto al vivo come è odiato in questo tempo infelice Colui che amiamo; quanto è disprezzato Colui che adoriamo; quanto è oltraggiato Colui che serviamo in ginocchio.

L'Amore non è conosciuto, l'Amore non è amato, Sorelle mie! 
Quando ho visto l'odio del mondo per Dio che è Amore; il disprezzo e gli oltraggi del mondo per Colui che è Padrone di ogni potere in cielo e in terra; quando ho visto l'Armata di Satana devastare il campo delle anime per le quali il mio Salvatore ha versato il Suo Sangue, «il mio cuore si è liquefatto come cera nel mio petto», e per mezzo dell'amore che desidera fare di più di quanto è in suo potere e crede che tutto gli sia possibile, ho osato chiedere al Divino Amore di formarsi una piccola falange di Vergini che siano i Serafini della terra, anime pronte alla sofferenza, ardenti nella dedizione e che nulla, all'infuori dell'obbedienza guidata dalla prudenza che spetta all'Autorità, possa arrestare sulla via del sacrificio.

Anime completamente abbandonate alla sua azione divina, nelle quali si compiano interamente i suoi disegni di misericordia; anime eucaristiche riparatrici e apostoliche; anime ostie unite a Lui, trasformate in Lui, offerte e sacrificate da Lui; che non vivono più, ma nelle quali Egli viva, la cui vita sia nascosta con Lui in Dio; ostie vive nelle quali Egli completi, in un certo modo, la sua Passione, e di cui Egli disponga secondo il suo beneplacito per la sua gloria. 

Sorelle, è un sogno il mio? A voi la risposta, a voi il provare a Gesù con lo slancio e la generosità dei vostri cuori, che Egli non vi ha chiamate invano nel suo santuario e attorno al suo altare!


La preghiera del povero affinché Dio intervenga

Dal libro del Siràcide.
35,15-17.20-22

Il Signore è giudice
e per lui non c'è preferenza di persone.
Non è parziale a danno del povero
e ascolta la preghiera dell'oppresso.
Non trascura la supplica dell'orfano,
né la vedova, quando si sfoga nel lamento.
Chi la soccorre è accolto con benevolenza,
la sua preghiera arriva fino alle nubi.
La preghiera del povero attraversa le nubi
né si quieta finché non sia arrivata;
non desiste finché l'Altissimo non sia intervenuto
e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l'equità.

LA MIA POVERA PREGHIERA
Pane nostro, Signore Gesù Sacramentato,
Dio di Bontà, Amore Misericordioso, Onnipotente, purifica il mio cuore, concedimi lacrime di pentimento, la conversione e la fedeltà a Te.
Liberami da ogni male, dal dominio della carne, dall'oppressione dei vizi. 
Fammi giustizia contro i miei avversari, che vogliono la mia morte. 

Pane nostro, Signore Gesù Sacramentato,
esaudisci questa mia preghiera, vieni in mio aiuto, consolami.
Abbi pietà di me, peccatore. Perdona tutte le mie colpe, cancella i miei peccati. Accogli questa mia supplica con benevolenza. 

Pane nostro, Signore Gesù Sacramentato,
soccorri me e la famiglia che mi hai affidato. Rendici soddisfatti e ristabilisci l'equità, perché più ne siamo indegni più ne abbiamo bisogno. Dì solo una parola e noi saremo salvati, a gloria del Tuo nome. Per i meriti della Tua dolorosa passione, abbi Misericordia di noi e del mondo intero.

Pane nostro, Signore Gesù Sacramentato,
che stai nel Tabernacolo, per nostro amore e compagnia, aiutaci a ricambiarti l'amore e la compagnia che ci dai. A noi la vergogna nel volto, a Te sia lode e onore, ogni ringraziamento e benedizione.  
Amen.


Chi si lascia dominare dalla carne non piace a Dio

Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. Ciò a cui tende la carne è contrario a Dio, perché non si sottomette alla legge di Dio, e neanche lo potrebbe. Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.

Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. (Rm 8,1-11)


Nel Tuo Nome, uniti con Te.


Signore Gesù Sacramentato, Pane nostro quotidiano, noi vogliamo amarti e adorarti con tutto il cuore, e metterci al Tuo servizio, senza più affannarci a provvedere a noi stessi, ma dedicandoci interamente a Te, confidando in Te, come hanno fatto tanti Santi. Ti chiediamo, per il loro esempio e la loro intercessione, concedici anche a noi, di riuscire a fare qualche cosa a Tua gloria.

Tu ci hai detto:"Qualunque cosa chiederete nel Mio nome la farò".
  • Nel Tuo nome, aiutaci a stare uniti a Te. Uniti a Te nella Tua preghiera, uniti a Te nel Tuo perdonare, uniti a Te nei Tuoi Sacramenti, uniti a Te nel collaborare alle Tue opere di Misericordia. Nel Tuo nome, compi in noi le Tue opere.
  • Nel Tuo nome, uniti con Te, aiutaci nel sopportare le nostre tribolazioni e le miserie di questa vita. Aiutaci nel sopportare le nostre malattie e le avversità, almeno con pazienza, quando non ci riesce di farlo con gioia, sapendo che tutto quello che Tu vuoi o permetti è a nostro vantaggio e per nostro amore.
  • Nel Tuo nome, uniti a Te, rinneghiamo noi stessi, cerchiamo Te, cerchiamo la Tua volontà, il Tuo Regno, le Tue beatitudini, e vogliamo godere sempre di Te. Aiutaci a compiacere Te e soddisfare ogni Tuo desiderio, a gloria Tua, per intercessione e aiuto di Maria, Tua Madre.
  • Nel Tuo nome, dacci oggi un progetto concreto, a cui possiamo dedicarci con amore, uniti a Te, e donaci tutte le grazie necessarie per metterlo in pratica, e perseverare, secondo la Tua volontà. Amen


Sant'Antonio Maria Claret


Devoto dell’Eucaristia, Antonio Maria Claret vedeva in Cristo un Amico. Nel suo dialogo intitolato "Quindici minuti con Gesù" emerge la grande confidenza con il Signore e la fiducia nella Sua onnipotenza.

L’EUCARISTIA IN SANT'ANTONIO MARIA CLARET
«Il 26 agosto 1861, trovandomi in orazione nella Chiesa del Rosario, alla Granja, alle sette di sera, il Signore mi concesse la grazia grande della conservazione delle specie sacramentali in me, e avere giorno e notte il Santissimo Sacramento nel petto; ragion per cui io debbo stare sempre raccolto e interiormente devoto; in più debbo pregare e far fronte a tutti i mali della Spagna, così come mi ha detto il Signore. Glorificate e portate Dio nel vostro corpo! (1 Cor. 6,20).» 
E più avanti, «Il 16 maggio 1862 (…) durante la Messa, Gesù mi ha detto che mi ha concesso questa grazia di restare dentro di me sacramentalmente». 

COME CHIEDERE FAVORI ALLA MADONNA
Mentre era ancora un giovane laico, Sant'Antonio Maria Claret dovette compiere un viaggio in compagnia del signor Portellas, un buon gentiluomo, che notò immediatamente la devozione alla Madre di Gesù, che il giovane Claret mostrava nelle sue conversazioni e nella sua condotta. 
Il signor Portellas ammirato dalla sua pietà, gli parlava così: "Assomigli a me, Antonio, sei molto devoto alla Vergine Maria". La risposta fu: "Certo, come non esserlo, dato che tutto ciò che le chiedo me lo concede?" Riprese Portellas: "Davvero? Spiegami come fare a chiedere."
Sant'Antonio Maria Claret rispose: "Chiedo quello che voglio con amore e fiducia. E se vedo che non mi ascolta, mi avvicino a Lei, la tiro dal mantello e Le dico: se non me lo concedete, a forza di tirare, vi strapperò il manto. E allora mi ascolta."

MARTIROLOGIO
Sant'Antonio Maria Claret, nacque a Sallent, nella diocesi spagnola di Vic, nel 1807. In giovane età si sentiva attratto dalla vita contemplativa e avrebbe voluto farsi certosino, ma ne fu sconsigliato da un sacerdote che intuì le sue grandi doti missionarie. Ordinato sacerdote, per molti anni percorse la regione della Catalogna in Spagna predicando al popolo; istituì la Società dei Missionari Figli del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria e, divenuto vescovo di Santiago nell'isola di Cuba, si adoperò con grande merito per la salvezza delle anime. Tornato in Spagna, continuò il suo ministero tra il popolo con la predicazione e gli scritti, sostenne ancora molte fatiche per la Chiesa, morendo infine esule tra i monaci cistercensi di Frontfoide vicino a Narbonne nella Francia meridionale.  Pio XII lo incluse nell'albo dei santi durante l'anno santo 1950.

DAGLI SCRITTI...
Dalle «Opere» di sant'Antonio Maria Claret, vescovo
Mossi dal fuoco dello Spirito Santo, gli apostoli percorsero tutta la terra. Accesi dallo stesso fuoco i missionari apostolici raggiunsero, raggiungono e raggiungeranno i confini del mondo da un polo all'altro della terra per annunziare la parola di Dio, così da poter giustamente applicare a sé quelle parole dell'apostolo Paolo: «L'amore di Cristo ci spinge» (2 Cor 5, 14). La carità di Cristo ci sprona, ci spinge a correre e a volare, portati sulle ali di un santo zelo. Chi ama davvero, ama Dio e il prossimo. Chi é davvero zelante é anche amante, ma in un grado più alto, secondo il grado dell'amore; di modo che quanto più arde d'amore, tanto più é spinto dallo zelo. Se qualcuno non ha zelo, questo sta a testimoniare che nel suo cuore l'amore e la carità sono spenti. Chi é zelante, brama e compie cose sublimi e lavora perché Dio sia sempre più conosciuto, amato e servito in questa e nell'altra vita. Questo santo amore, infatti non ha fine. La stessa cosa fa con il prossimo. Desidera e procura sollecitamente che tutti siano contenti su questa terra e felici e beati nella patria celeste; che tutti si salvino, che nessuno si perda per l'eternità, né offenda Dio e resti, sia pure un istante, nel peccato. Così fecero i santi apostoli e tutti quelli che furono mossi da spirito apostolico.
Io dico a me stesso: Il figlio del Cuore immacolato di Maria é una persona che arde di carità e dovunque passa brucia. Desidera effettivamente e si dà da fare con tutte le forze per infiammare gli uomini con il fuoco dell'amor divino. Non si lascia distogliere da nulla, gode delle privazioni, affronta le fatiche, abbraccia i travagli, si rallegra delle calunnie, é felice nei tormenti. A null'altro pensa se non come seguire Gesù Cristo e imitarlo nella preghiera, nella fatica, nella sopportazione e nel cercare sempre e solo la gloria di Dio e la salvezza delle anime.(L'Egoismo vinto, Roma 1869, 60). L'amore di Cristo ci spinge.

COLLETTA PROPRIA
O Dio, che hai sostenuto il vescovo sant’Antonio Maria Claret con doni straordinari di carità e di pazienza nell’evangelizzazione dei popoli, concedi a noi, per sua intercessione, di cercare sempre il tuo regno e di lavorare alacremente per guadagnare a Cristo i fratelli. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.



Beata Eugenia Ravasco

Eugenia Ravasco (1845-1900)

“Confidando in Dio, spera di riuscire anche tu a fare qualche cosa per la gloria del Signore!”

Vergine, che fondò l’Istituto delle Suore Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, alle cui cure affidò l’educazione della gioventù femminile e la dedizione alle necessità dei malati e dei bambini, ai giovani, ai poveri.

La Congregazione Ravasco è presente in America Latina, Africa, Europa e Asia: missioni e comunità al servizio del Vangelo e dei più poveri.

Il 31 maggio 1863, nella Chiesa di Santa Sabina in Genova, dove era entrata per salutare Gesù Eucaristia, attraverso le parole del sacerdote che in quel momento parlava ai fedeli, Eugenia Ravasco ricevette l'invito divino a “consacrarsi a fare il bene per amore del Cuore di Gesù”.

Fu l'evento che illuminò il suo futuro e le cambiò la vita. Sotto la guida del direttore spirituale, si mise senza riserve a disposizione di Dio, consacrando a lui, alla sua gloria e al bene delle anime la vita, le energie di mente e di cuore e il patrimonio ereditato dai suoi: “Questi denari - ripeteva - non sono miei, ma del Signore, io ne sono solo depositaria”

Preghiera
Beata Madre Eugenia, noi rendiamo grazie al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo per le meraviglie compiute in te. Tu che hai realizzato il progetto misterioso di Dio e ti sei lasciata condurre sulla via della carità e del sacrificio, ottienici una fede ardente e operosa, conservaci nell’amore di Dio e dei fratelli, apri il nostro cuore alla speranza e fà che mentre affidiamo ogni nostra domanda alla tua intercessione, siamo pronti a compiere la volontà divina. Amen

Testamento della Beata Eugenia Ravasco

Mie Carissime,
Dio – Anima – Eternità tutto il resto è nulla.
Oh! Come bene lo si capisce quando a poco a poco vengono meno tutte le cose, quando si fa il vuoto attorno a noi!

Figliole, io vi lascerò presto; questa mia povera vita si va consumando ogni giorno di più. Vorrei che tutte, tutte fissaste nella mente e nel cuore quale deve essere il programma di una vera religiosa:
Vivere abbandonata in Dio e nelle braccia della vergine Immacolata.
Operare sempre per Dio solo, sempre, tanto nella prosperità che nella avversità.
Amarlo questo Dio, con tutto il trasporto dell’anima. Amare Lui solo, bene supremo, Padre amorevole, unico fine. E per amore piegarsi, adorando, la sua volontà sempre e in tutto.
Purificare la propria anima vivendo fedeli all’osservanza della santa regola, sforzandosi di raggiungere il distacco completo da sé medesime, nell’esercizio dell’umiltà, che è via sicura alla santità!…
Avere zelo per le anime del prossimo! Non perdere nessuna occasione; bruciare del desiderio del bene altrui, specie della gioventù, sì, cara gioventù…
Così si prepara la eternità beata!

Ricordate però che nulla si raggiunge senza la preghiera. Pregate, figliole, pregate, pregate sempre!
Esercitatevi nelle piccole mortificazioni, che non allettano l’amor proprio.
Soprattutto cercate di essere dirigenti nelle piccole cose. Siate franche e schiette, di una santa schiettezza; allegre, di quella allegria che esprime riconoscenza al nostro buon Dio e lo loda e lo glorifica in tutte le sue creature.

Oh, la vita dell’uomo! … le fugaci bellezze della terra!…
A che servono mai se non eccitano l’uomo ad amare Dio creatore e conservatore di tutti le cose?
Oh! Anima bella! Se avrai guadagnato il cielo che ti importerà di aver sofferto tanto sulla terra?

Vi ho tutte qui, davanti agli occhi, figlie mie, e vi chiedo perdono se vi ho fatto soffrire, se non ho potuto fare per voi tutto quello che avrei dovuto e voluto fare.
Il Signore saprà colmare le mie deficienze. Scriverei di più ma… mi sento stanca sento che le mie deboli forse se ne vanno…
Gesù, mio, misericordia!
Dio – Anima – Eternità tutto il resto è nulla. Sì è nulla, ricordatelo!
Vi benedicano i Cuori SS. di Gesù e di Maria.

Vostra Madre
Eugenia Ravasco


Gesù Sacramentato, mio Dio e mio tutto

Eccomi Gesù Sacramentato, io sono al Tuo servizio, mentre sei Tu a provvedere e servire me. Avvenga per me quello che vuoi, come a Te piace. Fa in modo che Tu di me possa dire: "Ecco un Israelita in cui non c'è inganno, falsità". (Gv 1,47)

Tu sei il mio Signore, la mia Provvidenza, il mio Tesoro, tutta la mia ricchezza. Tu sei il mio rifugio, il mio scudo, il mio custode, il mio pastore, il mio amico. Tu sei la mia gioia, la mia pace, la mia ricompensa, la mia consolazione. Tu sei la mia Luce, la mia Forza, la mia Vita. Tu sei il mio Dio e il mio tutto, ogni mio bene.

Tu, Pane vivo ci dici: "Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi". Tu, sai che io non sono degno di accoglierTi, ma sei Tu stesso che mi inviti a farlo, quindi a gloria Tua, di sola una parola, e preparami ad accoglierTi ed io verrò a Te purificato e salvato. Gesù mi affido a Te, supplisci Tu alla purificazione che mi manca e all'ardente amore con cui devo accoglierTi. 

Quanta gratitudine ti devo per questa Tua degnazione, che Tu vieni a me che sono povero e peccatore. Quante lodi ti dobbiamo perchè ci concedi di amarTi. Tu hai già preceduto, con la Tua riparazione, le nostre suppliche, soddisfacendole oltre ogni nostro osare, desiderio, ardire, richiesta e speranza, versando tutto il Tuo sangue per noi. Hai offerto la Tua vita in cambio della nostra salvezza.

Ti sei fatto Pane per nutrirci di santità, per donarci Te stesso, per restare in nostra compagnia, per vivere con noi e in noi. A Te ricorro Pane del cielo. Signore Gesù, fà che io non ostacoli i tuoi desideri, non ostacoli la Tua volontà, e possa essere a Te gradito e compiacerTi, cosìcchè Tu, che non avevi dove posare il capo, trovi consolazione e conforto nel mio amore ricambiato, nella mia amicizia.

Vieni Gesù Sacramentato, consola questo povero, aiutami nella mia grande miseria, vieni in mio soccorso con la Tua infinita Misericordia. Pane nostro, Gesù Sacramentato, abbi pietà di me peccatore. Liberaci da ogni male.

Eccomi! Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. (Mt 28,20)


Guadagnare Cristo ed essere trovato in lui

 Dalla Lettera ai Filippesi 3,8-14

Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. 

E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti.

 Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo. 

Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.



San Giovanni da Capestrano

Sacerdote dei Frati Minori
Capestrano, L'Aquila, 1386 - Ilok, Croazia, 23 ottobre 1456

Nato a Capestrano, vicino all'Aquila, nel 1386, da un barone tedesco, ma da madre abruzzese. Studente a Perugia, si laureò e divenne ottimo giurista, tanto che Ladislao di Durazzo lo fece governatore di quella città. Caduto prigioniero, decise di farsi francescano, diventando amico di san Bernardino e difendendolo quando, a causa della devozione del Nome di Gesù, venne accusato d'eresia. Anch'egli così prese come emblema il monogramma di Cristo Re. 

Il Papa lo inviò suo legato in Austria, in Baviera, in Polonia, dove si allargava sempre di più la piaga degli Ussiti. In Terra Santa promosse l'unione degli Armeni con Roma. Aveva settant'anni, nel 1456, quando si trovò alla battaglia di Belgrado investita dai Turchi. Per undici giorni e undici notti non abbandonò mai il campo. Tre mesi dopo, il 23 ottobre, Giovanni moriva a Villaco in Austria (oggi Ilok, in Croazia). 

È stato canonizzato da papa Alessandro VII il 16 ottobre 1690. Nel 1984 il Papa san Giovanni Paolo II lo ha proclamato patrono dei cappellani militari di tutto il mondo.