Sant'Alfonso Alfonso Rodriguez

Il santo fratello portinaio.
"Eccomi Signore", il motto del portinaio.

Perduti la moglie, i figli e tutti i suoi beni, fu accolto come religioso nella Compagnia di Gesù, dove svolse per molti anni la mansione di portinaio nel Collegio, divenendo un esempio di umiltà, obbedienza e costanza nel sacrificio.

Alfonso Rodriguez  (1533-1617)
Nasce a Segovia il 25 luglio 1533. Viene educato da Pietro Fabro (Favre), primo compagno di sant’Ignazio, beatificato da papa Francesco nel 2013. Avviato negli studi presso il collegio di padri Gesuiti ad Alcalà, dopo un anno è costretto a rientrare a casa per succedere al padre nell’attività. Sposatosi nel 1560, rimase vedovo dopo circa 15 anni e, perduti anche in figli, decide di riprendere gli studi, seppur trentanovenne. Tenuto conto della difficoltà, decide di lasciare, chiedendo però di entrare come “fratello coadiutore” tra i gesuiti. Era il 31 gennaio 1371. Dopo sei mesi di Noviziato, viene mandato presso un Collegio a Palma de Majorca, dove rimane fino alla morte.

Coltiva un’intensa vita spirituale che lo porta a donarsi sempre più e sempre meglio al suo Signore: “O Signore – scrive – se io sapessi e lo potessi fare, vi servirei ed amerei come tutte le creature del cielo e della terra messe insieme”. 

Sarà proprio questo sincero dialogo con il Signore, che traspare dal suo parlare e agire, che attrarrà molti ad accostarsi a lui per consigli spirituali: tra i suoi “figli”, segnaliamo Pietro Claver, il quale sarà successivamente proclamato santo. La sua vita fu costellata di visioni e miracoli, scrisse varie opere spirituali tanto da essere annoverato tra i grandi mistici della Spagna. Già in vita era venerato come Santo. Morì il 30 ottobre 1617 e ai suoi funerali parteciparono anche i viceré di Spagna e l’intera nobiltà della città. Fu canonizzato il 15 gennaio 1888.


Alcune Memorie scritte di Sant'Alfonso Rodriguez

Lo spirito di mortificazione e di rigore è molto buono per sé stessi, ma per i fratelli, bisogna sempre avere uno spirito d’amore e di dolcezza.

La conoscenza della propria debolezza non scoraggi, ma al contrario incoraggi e fortifichi maggiormente, poiché essa fa sì che non ci si fidi di sé stessi e si riponga tutta la propria fiducia in Dio.

Ciò che Dio, nella sua divina provvidenza e disposizione, ha determinato dall’eternità di dare alle anime, lo dà nel tempo mediante la preghiera.

Dio conosce molto bene l’occasione e le circostanze, e verrà nel momento del bisogno.

È questo ciò che deve comprendere chi fa discorsi e pronuncia sermoni: non a dire ciò che lo fa sembrare più erudito, perché vorrebbe dire predicare per se stesso, ma dire ciò che serve maggiormente a chi lo ascolta.

La virtù del silenzio non consiste nel non parlare, ma nel saper tacere al momento giusto e nel saper parlare al momento giusto.

L’intenzione è la radice e il fondamento della bontà e della perfezione di tutte le nostre opere. Le fondamenta non sono visibili, ma sono quelle che sostengono tutto l’edificio: così è l’intenzione.

Da ciò si vede quanto ci importa di fare molto caso alle piccole cose, se si possono chiamare piccole quelle che ci procurano tanto bene, e dalle quali può venirci tanto male.

Che Dio ci liberi dalla tentazione, quella che non sembra una tentazione ma frutto della ragione.

La perfezione della virtù consiste nel compiere atti virtuosi con piacere e delizia.