Con Lui una personale amicizia e comunione, nella gioia, nella sofferenza, nella gloria.
Signore, vieni presto in mio aiuto
fondatore di monastero a Marsiglia
"O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto!" (Sal 70,2)
Ti libererò e tu mi darai gloria
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, * sino alla fine del mondo. Alleluia. (Mt 28, 20) Invocami nel giorno dell'angoscia: ti libererò e tu mi darai gloria. (Sal.49)
Il Signore annuncia la pace per il suo popolo, * per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con fiducia. (Sal 84, 9) Dice il Signore: * «Io ho progetti di pace e non di sventura. * Voi mi invocherete e io vi esaudirò: * vi radunerò da tutte le nazioni dove vi ho disperso». (Ger 29, 11-12.14)
Genti tutte, lodate il Signore, * popoli tutti, cantate la sua lode, * perché forte è il suo amore per noi. (Sal 116, 1-2) «In verità io vi dico: * tutto quello che chiederete nella preghiera, * abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato», * dice il Signore. (Mc 11, 23.24)
Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi, l'hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato, non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti. Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da' gloria al tuo nome, Signore, fa' con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia. (Dn 3, 31.29.43.42)
Ridesta, o Signore, la volontà dei tuoi fedeli, + perché, collaborando con impegno alla tua opera di salvezza, * ottengano in misura sempre più abbondante i doni della tua misericordia.
Collaborando alla Tua opera di salvezza
Ridesta, o Signore, la volontà dei tuoi fedeli, + perché, collaborando con impegno alla tua opera di salvezza, * ottengano in misura sempre più abbondante i doni della tua misericordia.
Dio onnipotente, + che ci dai la gioia di partecipare ai divini misteri, * non permettere che ci separiamo mai da te, fonte di ogni bene. Per Cristo nostro Signore.
Vantaggi che riceviamo dalla preghiera
sacerdote, curato d'Ars
Perché pregare senza sosta? Quali sono i vantaggi che riceviamo dalla preghiera, per cui dobbiamo così spesso pregare? Fratelli miei, eccoli.
San Francesco Antonio Fasani
Considerava La partecipazione ai misteri di Cristo, nella pratica fedelissima dei consigli evangelici, come espressione di perfetta carità. Nelle sue continue preghiere, acceso da ardore serafico invocava Dio chiamandolo " sommo Amore, immenso Amore, eterno Amore, infinito Amore ".
La sua fervida devozione all'Immacolata Madre del Signore era alimentata da intensa applicazione a conoscere sempre meglio e far conoscere " chi è Maria ", ed insieme a riconoscere e far riconoscere con fede e con amore il ruolo materno a lei affidato nella storia della salvezza.
"Confessava ogni ceto di persone - asserisce un teste - con somma pazienza e ilarità di volto". Con tutti si dimostrava caritatevole e accogliente, giustificandosi con la speranza di poter dire un giorno al Signore: " Sono stato indulgente, non lo nego, ma voi me lo avete insegnato ".
L'Eucaristia costituiva il perno della sua vita religiosa, ed insieme rappresentava il fine cui ordinava tutto il suo ministero sacerdotale. Sempre, infatti, l'Eucaristia è stata considerata " come fonte e culmine dell'evangelizzazione ", e sempre i fedeli si sono sentiti " pienamente inseriti nel Corpo di Cristo per mezzo dell'Eucaristia " (PO, 5). Fervente ministro dell'Eucaristia il P. Fasani celebrava il Sacrificio della Messa con un 'intenso ardore che elevava e nutriva il suo spirito ed insieme edificava i partecipanti; e nella predicazione inculcava nei fedeli l'amore all'Eucaristia promuovendo anche la Comunione quotidiana.
Costituivano un campo privilegiato della sua attività pastorale i poveri, gli ammalati, i carcerati. Spinto da questo suo programma evangelico-caritativo " Bisogna che si faccia la carità ", amava pregare con i poveri e per i poveri; ogni giorno distribuiva personalmente ai poveri l'aiuto caritatevole della comunità religiosa, e molto spesso faceva loro pervenire doni e soccorsi raccolti dai benefattori. Talvolta le sue preghiere ottennero prodigiosi interventi della divina Provvidenza in favore dei poveri. Visitava e confortava i malati esortandoli a cercare nella bontà di Dio motivi di speranza e di rassegnazione. La cura spirituale dei detenuti, affidatagli dal Vescovo di Lucera, gli consentiva di visitare ogni giorno i carcerati e di esortarli alla fiducia nell'amore misericordioso di Dio; a lui era affidato il compito di assistere i condannati a morte fino ai momenti estremi.
Quando nel 1742 Francesco Antonio Fasani venne colto dall'ultima malattia, egli volle offrirla al Signore, in spirito di perfetta letizia, con l'espressione con cui sempre aveva offerto a Dio le azioni della sua vita: "Volontà di Dio, paradiso mio".
Santi e Beati della Chiesa vicentina
San Vincenzo di Saragozza, diacono e martire morì a Valencia in Spagna durante le terribili persecuzioni di Diocleziano. Viene venerato dalla Chiesa vicentina di cui è stato patrono primario fino al 1978.
Santi Felice e Fortunato (Vicenza – Aquileia). Purtroppo le date di nascita non sono certe così come la data del loro martirio che dovrebbe risalire al 303 d.c. Subito dopo la loro morte tra Vicenza ed Aquileia nacque una forte contesa per l’assegnazione delle reliquie che si concluse con l’accordo che quelle di S. Felice sarebbero venute a Vicenza mentre quelle di S. Fortunato restavano ad Aquileia da dove furono traslate poi a Malamoco e quindi a Chioggia. Si suggerisce la visita al complesso paleocristiano della Basilica dei SS. Felice e Fortunato ubicato nell’omonimo quartiere poco fuori le mura di Vicenza e costruita sui resti del piccolo edificio che fu il primo luogo di pratica della fede cristiana in città.
Santi Leonzio e Carpoforo. Medici e martiri di cui non sono ben note le origini. Furono sepolti dapprima nella Basilica dei SS. Felice e Fortunato e quindi nel X secolo traslati nella Cattedrale e venerati per molti secoli come patroni di Vicenza.
Santi Donato, Secondiano, Romolo e Compagni molti dei quali vicentini vennero martirizzati da Diocleziano a Concordia essendosi rifiutati di abiurare la fede cristiana. Fin dall’antichità vengono onorati dalla Chiesa vicentina.
San Teobaldo (Provins, Francia 1017? – Vicenza 1066). Di origini nobili francesi, alla proposta paterna d’intraprendere la carriera militare scelse la vita ascetica dell’eremita vagando con un amico in giro per la Francia e il Lussemburgo. Dopo il pellegrinaggio a Santiago di Compostela e a Roma si fermò nel vicentino dove si stabilì in un piccolo rudere di una Cappella in un bosco di Sossano. Alla morte del compagno accettò la compagnia di alcuni discepoli e l’ordinazione presbiterale da parte del Vescovo vicentino. La fama di santità del figliolo raggiunse anche i genitori in Francia che decisero di raggiungerlo a Vicenza e di convertirsi. La madre concluse la sua vita da eremita. Fu canonizzato da Papa Alessandro II nel 1073.
Beato Giovanni Cacciafronte de Surdis, (Cremona 1125 – Vicenza 1181). A 16 anni entrò come monaco benedettino nell’Abbazia di S. Lorenzo di Cremona. Erano anni difficili per la Chiesa culminati con lo scisma e l’elezione dell’antipapa Vittore IV sostenuto da Barbarossa. Dopo la reggenza del vescovado di Mantova, venne trasferito a Vicenza dove però, due anni dopo, trovò la morte per mano di un feudatario che lui stesso aveva scomunicato. Il Vescovo martire fu beatificato nel 1824. I suoi resti riposano in una degna tomba marmorea all’interno della Cattedrale di Vicenza in piazza Duomo.
Beato Isnardo da Chiampo (Chiampo (?) – Pavia 1244). Non è certa la data, ma solo il luogo di nascita del Beato Isnardo. Predicatore domenicano si trasferì a Milano quindi a Pavia dove morì dopo una dura vita ascetica e di predicazione. I suoi resti riposano nella Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio di Pavia. Il suo culto venne confermato il 12 marzo 1919.
Beato Bartolomeo da Breganze (Breganze 1200 – Vicenza 1270). Nato nell’antica e illustre famiglia di Breganze, da giovanissimo scelse la sua vita di predicatore nell’ordine dei domenicani attirando molte vocazioni. Fu molto stimato dai Papi del tempo Gregorio IX e Innocenzo IV. Questi lo nominò Vescovo nel 1253. Due anni dopo venne inviato a Vicenza da Papa Alessandro IV, ma dovette trasferirsi in Inghilterra prima e a Parigi poi per allontanarsi da Ezzelino da Romano. Il Re Sole Luigi XIV volle incontrarlo e, riconoscente del conforto ricevuto in Terra Santa durante le crociate, gli regalò una spina della Sacra Corona di Cristo. Rientrato a Vicenza con la preziosa reliquia, fece erigere un Convento Domenicano e la Chiesa denominata di Santa Corona che ancora oggi custodisce il prezioso dono e conserva le spoglie del Beato. Papa Pio VI beatificò Bartolomeo da Breganze l’11 settembre 1793.
San Lorenzo Giustiniani (Venezia 1381 – 1456). Di origini nobili veneziane, scelse la mendicità nonostante gli sforzi della madre per dissuaderlo. Viene onorato dalla Chiesa vicentina essendo stato priore del convento di sant’Agostino a Vicenza per molti anni prima di divenire patriarca di Venezia.
Beato Marco da Montegallo (Montegallo (AP) 1425 – Vicenza 1496) Di nobili origini fu costretto dal padre a sposare una ragazza di pari estrazione con la quale visse castamente sciogliendo d’intesa i voti matrimoniali alla morte del padre. Entrambi si consacrarono alla vita religiosa e come francescano, Marco da Montegallo iniziò ad operare contro uno dei mali dell’epoca, l’usura. Istituì i primi Monti di Pietà. Il primo di Ascoli nel 1458 e a seguire Fabriano, Fano, Arcevia e a Vicenza nel 1486 dove dieci anni dopo, durante un periodo di predicazione, fu colto da malore e morì. Venne sepolto nella Chiesa di S. Biagio vecchio. Fu beatificato da Papa Gregorio XVI nel 1839.
Beata Giovanna Maria Bonomo (Asiago 1606 – Bassano 1670), mistica come Santa Caterina da Siena e Teresa d'Avila ricevette la “ferita dell’amore” e le stigmate. Si racconta che a soli 9 mesi ricevette il dono della parola per impedire al padre una cattiva azione. Precoce anche nello studio, nella musica, danza e ricamo, fece il voto di castità a soli nove anni in occasione della Prima Comunione fatta nel monastero di Santa Chiara di Trento guidato dalle suore Clarisse dove era entrata a seguito della morte della madre. Qui svolse il noviziato e a 15 anni fece il suo ingresso nel Monastero benedettino di San Girolamo a Bassano. Le stigmate, i frequenti momenti di estasi e addirittura le esperienze di bilocazione, le procurarono numerose avversità all’interno del Monastero al punto che per diversi anni le proibirono di scrivere e di incontrare persone. Scelta che probabilmente contribuì a diffondere la fama di santità.
Il processo di beatificazione iniziò nel 1699 e si concluse nel 1783 con Papa Pio VI.
È festeggiata come patrona di Asiago e di Bassano del Grappa e ancora oggi numerosi sono i pellegrinaggi alla sua tomba traslata presso la Chiesa della Misericordia di Bassano del Grappa più conosciuta nei giorni nostri come Santuario della Beata Giovanna in via Beata Giovanna mentre una statua si trova al centro del paese di Asiago dove era la sua casa natale.
San Gaetano Thiene (Vicenza 1480 – Napoli 1547) Nato a Vicenza dalla nobile famiglia dei Thiene, si laureò a Padova in materie giuridiche a soli 24 anni e si dedicò quindi alla vita ecclesiastica. È definito come il Santo della Provvidenza e, durante la sua permanenza in Vaticano, cercò di avviare un’azione riformatrice. Accettò di essere ordinato sacerdote solo all’età di 36 anni perché fino a quel momento non se ne sentiva degno. Celebrò la sua prima messa durante la notte di Natale nel corso della quale, come confidò a suor Laura Magnani, gli apparve la Madonna che gli pose in braccio il Bambin Gesù. Sempre nell’ambito della sua opera riformatrice, fondò l’ordine dei Teatini imponendo la regola di nulla possedere e nulla chiedere. Operò per molti anni a Napoli dove morì e dove viene onorato, come compatrono della città, nella Basilica di San Paolo Maggiore, nota a tutti come Chiesa di S. Gaetano. Egli venne beatificato il 23 novembre 1624 da Papa Urbano VIII e canonizzato il 12 aprile 1671 da Papa Clemente X.
Beata Elisabetta Vendramin (Bassano del Grappa 1790 – Padova 1870) è fondatrice delle suore Terziarie Francescane elisabettiane che alla fine del XX secolo contava oltre 1500 consorelle in diverse nazioni in Europa, Africa, Medio Oriente e America latina. Continuano ad operare con la stessa forza e determinazione della loro fondatrice “di istruire e cavar anime dal fango”. Di lei non esiste il sepolcro essendo i suoi resti andati confusi nella fossa comune nel corso dei lavori di ristrutturazione del cimitero di Padova. Giovanni Paolo II l’ha beatificata il 4 novembre del 1990
Beato Giovanni Antonio Farina (Gambellara 1803 – Vicenza 1888) Vescovo di Treviso e di Vicenza aveva una grande sensibilità come educatore che lo portò a fondare l’Istituto delle Suore di Santa Dorotea, ancora oggi molto attivo a Vicenza e nel mondo. Seguiva anche con grande impegno la formazione dei sacerdoti misericordiosi e oranti. Venne beatificato da Giovanni Paolo II il 4 novembre del 2001. Fece parte della sua congregazione anche suor Maria Bertilla Boscardin, la sua prima infermiera santa che come lui riposa nella casa madre dell’Istituzione religiosa a Vicenza in via S.Domenico, 23.
Beata Gaetana Sterni (Cassola 1827 – Bassano 1889) fondatrice delle Suore della Divina Volontà. All’età di 26 anni entrò in un Ricovero per mendicanti dopo una sfortunata quanto brevissima esperienza matrimoniale conclusasi con la morte del marito, un imprenditore vedovo con tre figli e dopo essersi occupata dei fratelli minori in seguito alla morte della madre.
Impegnò tutta se stessa in questa impresa caritatevole occupandosi, per 36 anni, fino alla morte, degli ospiti vittime di disordine e di vizi e abusi di ogni genere. Fu proclamata Beata da Giovanni Paolo II il 4 novembre 2001.
Le sue spoglie sono custodite presso la Casa Madre della Congregrazione Suore della Divina Volontà a Bassano del Grappa (VI).
Santa Bertilla Boscardin (Brendola 1888 – Treviso 1922) la Santa dell’umiltà e dell’assistenza agli ammalati in particolare ai bambini, divenne suora presso l’Istituto delle Suore Maestre Dorotee di Don Antonio Farina e svolse per tutta la vita le più umili incombenze sopportando disagi e incomprensioni. Fu iscritta nell’albo dei Santi da Papa Giovanni XXIII nel 1961.
Beata Mamma Eurosia Fabris Barban (Quinto Vicentino 1866 – Marola 1932). Terziaria francescana accettò di sposare un vedovo vicino di casa e accudire così le due piccole figlie e la sua famiglia. A breve si aggiunsero altri 9 figli avuti dal marito di cui due morti in tenera età ed altri 3 orfani accolti in casa. Fu mirabile educatrice per tutti al punto che alcuni di loro si consacrarono alla vita religiosa. Numerosi i fedeli che si recano a pregare nella sua tomba presso la Chiesa di Marola. Fu beatificata il 6 novembre 2005 quando il Papa ricevette la testimonianza di un miracolo avvenuto per sua intercessione e il 18 settembre 2009 fu proclamata patrona dei catechisti vicentini dal Vescovo di Vicenza.
Santa Giuseppina Bakhita (Oglassa, Darfur 1869 – Schio 1947) arrivata a Schio dall’Africa è stata suora canossiana. Nata da una famiglia musulmana benestante fu rapita a 6 anni da due negrieri arabi e uno gli impose il nome “bakhita” che vuol dire fortunata. Dopo varie vicissitudini che la videro oggetto di diverse compravendite come schiava arrivò in Italia e nel 1890 fu battezzata a Venezia e poco dopo trasferita a Schio. È vissuta quasi sempre nel convento delle canossiane della cittadina vicentina. Il suo personale carisma e la sua fama di santità mista a curiosità per la suora negra si diffusero in tutta la nazione e presto iniziò un pellegrinaggio a Schio per incontrare la “Madre Moretta”, così battezzata dagli scledensi. Una suora dolce che si esprimeva solo in dialetto vicentino, ma che venne chiamata a tenere conferenze per la valorizzazione delle missioni e dell’integrazioni fra i popoli. Il processo di canonizzazione iniziò nel 1959 a soli 12 anni dalla sua morte. Fu beatificata nel 1992 e canonizzata sempre da Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000. La RAI le ha dedicato una miniserie di due puntate nel 2009. Morì a seguito di una lunga e dolorosa malattia. I suoi resti furono traslati nel 1969 nel Tempio della Sacra Famiglia del Convento delle Canossiane di Schio in via Fusinato, 51 e sono esposti alla pubblica venerazione in una teca trasparente collocata nella Cappella che si rifà al modello del Pantheon e fu iniziata nel 1850 da Bartolomeo Folladore e completata nel 1901 dal figlio Gioachino. Le 4 grandi tele che si trovano nelle nicchie della parete circolare sono del pittore Mincato.
Beato Claudio Granzotto (S. Lucia di Piave, TV 1900 – Chiampo, VI 1947) scultore ottenne il diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ma abbandonò presto una promettente carriera artistica per farsi frate francescano e dedicarsi alla costruzione della Grotta di Lourdes a Chiampo, riproduzione perfetta su scala 1 a 1 dell’originale.
Morto a soli 47 anni colpito da un tumore al cervello è sepolto proprio presso la Grotta della località vicentina, mèta di centinaia di migliaia di pellegrini ogni anno che ritrovano qui la stessa atmosfera di pace e serenità che si respira nella località francese.
Beata Maria Maddalena dell'Incarnazione
Signore Gesù, vero uomo e vero Dio, realmente presente qui nella Santissima Eucaristia, Sacramento permanente della Tua Chiesa, sacro convito, in cui ci è partecipata la grazia del Tuo Sacrificio e ci è dato il pegno della gloria futura. Ti adoro profondamente e desidero amarti con tutto lo slancio del mio cuore.
Preghiera alla Madonna dei Miracoli
Collaborando alla tua opera di salvezza
Ormai l'estate è vicina
sacerdote e teologo
"Fammi conoscere, Signore, la mia fine, quale sia la misura dei miei giorni, e saprò quanto fragile io sono" (Sal 39,5).
Come il nostro corpo, piccolo e ridotto al suo inizio, si sviluppa e tende al termine della sua grandezza crescendo in età, e ancora come la nostra anima (...) riceve un linguaggio dapprima balbuziente, poi in seguito più chiaro, per arrivare infine a un modo di esprimersi perfetto e corretto, così anche tutta la nostra vita inizia ora, certo, come balbuziente tra gli uomini sulla terra, ma si compie e giunge al suo apice nei cieli presso Dio.
Per questo motivo, il profeta desidera conoscere il fine per il quale egli è stato fatto, perché, guardando il fine, esaminando i suoi giorni e considerando la sua perfezione, egli possa vedere ciò che gli manca rispetto a questo fine a cui tende. (...) È come se coloro che sono usciti dall'Egitto avessero detto: «Fammi conoscere, Signore, il mio fine» che è una terra buona e una terra santa, «e il numero dei miei giorni» dove cammino, «perché io sappia ciò che mi manca», quanto mi resta finché io arrivi alla terra santa che mi è promessa.
Il regno di Dio è vicino
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto.
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».
San Giacomo della Marca
Per San Giacomo della Marca il modello della predicazione fu San Bernardino da Siena, modello di fede e fervore apostolico, modello di fine arguzia e bellezza letteraria, di stile oratorio.
Santa Caterina Labourè
La Madonna quando gli appare le insegna una semplice preghiera: “O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te”.
Poi Caterina riceve l'invito:« Fai coniare una medaglia su questo modello; le persone che la porteranno al collo riceveranno grandi grazie. Le grazie saranno più abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia»
Egli salva e libera, fa prodigi e miracoli in cielo e in terra
Allora il re Dario scrisse a tutti i popoli, nazioni e lingue, che abitano tutta la terra: «Abbondi la vostra pace. Per mio comando viene promulgato questo decreto: In tutto l'impero a me soggetto si tremi e si tema davanti al Dio di Daniele, perché egli è il Dio vivente, che rimane in eterno; il suo regno non sarà mai distrutto e il suo potere non avrà mai fine. Egli salva e libera, fa prodigi e miracoli in cielo e in terra: egli ha liberato Daniele dalle fauci dei leoni».
(Dn 6,11-27)
La vostra liberazione è vicina
papa, dottore della Chiesa
“Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”
"Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte". Chi è che il Signore chiama potenze dei cieli, se non gli angeli, gli arcangeli, i Troni, le Dominazioni, i Principati e le Potestà? (Col 1,16) Appariranno in modo visibile alla venuta del Giudice… "Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con potenza e gloria grande". E’ come dire chiaramente: “Vedranno nella potenza e maestà colui che non hanno voluto ascoltare quando si presentava nell’umiltà”. (…) Ciò è detto per i reprobi. Invece le seguenti parole sono indirizzate agli eletti per consolarli: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. E’ come se la Verità avvertisse chiaramente gli eletti dicendo: "Quando le disgrazie del mondo si moltiplicano (…), rallegratevi nei vostri cuori. Mentre finisce questo mondo, di cui non siete amici, si avvicina la redenzione che desiderate".
Coloro che amano Dio sono invitati a rallegrarsi di vedere avvicinarsi la fine del mondo, perché troveranno presto il mondo che amano, quando sarà passato quello a cui non si sono attaccati. Il fedele che desidera vedere Dio si guardi bene dal piangere sulle disgrazie che colpiscono il mondo, poiché sa che esse ne portano la fine. E’ scritto infatti: “Chi vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Gc 4,4). Chi dunque non si rallegra di vedere avvicinarsi la fine di questo mondo, mostra di esserne amico e con ciò prova di essere nemico di Dio.
Non sia così del cuore dei fedeli, di coloro che credono che esiste un’altra vita e che, coi loro atti, provano che l’amano. (…) Infatti, cos’è questa vita mortale se non un cammino? Ora, che follia, fratelli miei, esaurirsi su questa strada, pur non volendo arrivarne al termine! (...) Così, fratelli miei, non amate le cose di questo mondo che, come vediamo da ciò che accade intorno a noi, non potrà sussistere a lungo.
Avvocata Nostra, a Te ricorriamo pentiti
Ti preghiamo per la glorificazione dei Venerabili e dei Beati, in particolare del Beato Giuseppe Nascimbeni e della Venerabile Maria Costanza Zauli, per la loro intercessione e glorificazione concedici qualunque grazia che è necessaria per la nostra anima e per il nostro corpo, soprattutto a chi ne ha più di bisogno. Benedici anche le nostre attività materiali e quello che ci appartiene. Dona la Pace al mondo intero. Liberaci da ogni male. Aiutaci a perdonare il nostro prossimo. Ci affidiamo alle Tue disposizioni e alla Tua cura materna.
Beata Gaetana Sterni
Gaetana Sterni è stata beatificata, a Roma, il 04 novembre 2001, da San Giovanni Paolo II che nel corso dell’omelia disse: «Anche la beata Gaetana Sterni, avendo capito che la volontà di Dio è sempre amore, si dedicò con infaticabile carità agli esclusi e ai sofferenti. Trattò questi suoi fratelli sempre con la dolcezza e l'amore di chi, nei poveri, serve il Signore stesso. Al medesimo ideale esortava le sue Figlie spirituali, le “Suore della Divina Volontà”, invitandole, come scriveva nelle Regole, ad "essere disposte e contente di sostenere privazioni, fatiche e qualunque sacrificio pur di giovare al prossimo bisognoso in tutto ciò che il Signore potesse volere da loro". La testimonianza di carità evangelica offerta dalla Beata Sterni richiama ciascun credente alla ricerca della volontà di Dio, nell'abbandono fiducioso in Lui e nel generoso servizio ai fratelli.»
Abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato
Il Signore annuncia la pace per il suo popolo, * per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con fiducia. (Sal 84, 9) Dice il Signore: * «Io ho progetti di pace e non di sventura. * Voi mi invocherete e io vi esaudirò: * vi radunerò da tutte le nazioni dove vi ho disperso». (Ger 29, 11-12.14)
Genti tutte, lodate il Signore, * popoli tutti, cantate la sua lode, * perché forte è il suo amore per noi. (Sal 116, 1-2) «In verità io vi dico: * tutto quello che chiederete nella preghiera, * abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato», * dice il Signore. (Mc 11, 23.24)
Ridesta, o Signore, la volontà dei tuoi fedeli, + perché, collaborando con impegno alla tua opera di salvezza, * ottengano in misura sempre più abbondante i doni della tua misericordia.
Questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».
Santa Teresa di Calcutta (1910-1997)
fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
Occorre dare ciò che vi costa qualcosa. Non basta dare soltanto ciò di cui potete fare a meno, ma anche ciò di cui non potete né volete fare a meno, le cose alle quali siete attaccati. Allora il vostro dono diviene un sacrificio che ha valore agli occhi di Dio... È quello che chiamiamo l'amore in atto. Ogni giorno vedo questo amore in bambini, uomini e donne.
Beata Maria Anna Sala
Vergine, religiosa, educatrice della Congregazione delle Suore di Santa Marcellina, che, maestra di una scienza fondata sulla fede e sulla pietà, si dedicò con tutte le sue forze all’istruzione della gioventù femminile.
Il compito della mia formazione
Gesù mi diceva interiormente: «Entri nella casa del tuo Dio; ricordati di dare opere di luce; devi effondere la luce intorno a te, per compiacermi, per il bene della tua comunità e per i disegni che ho su di te. Non sgomentarti, lasciami fare: comprenderai in seguito in qual modo mi servirò di te per effondere la mia luce».
Con quale familiarità e intimità di rapporti, appena entrata in Religione, Gesù incominciò a darsi all'anima mia! Il compito della mia formazione se lo assunse Lui stesso. Mi seguiva sempre (spesso con presenza a me visibile), mi ammaestrava, mi guidava in tutto e per tutto.
Gesù era di continuo al mio fianco, mi accompagnava quando mi mandavano in città, mi parlava per via lasciandomi vedere soltanto il breve tratto di strada sufficiente a dirigere i miei passi verso la meta.
Mi diceva ad esempio:«Non sei sola. Ti seguo. Rimani occupata della mia presenza e lascia che io illumini il tuo intelletto, dia ardore di carità al tuo cuore, per elevarti a quella contemplazione che deve formare la tua caratteristica spirituale».
Oppure: «Voglio delinearti il cammino che dovrai percorrere fedelmente. Lo potrai, se adorerai incessantemente. L'adorazione è amore, l'amore è donazione. Rinnoverai la tua donazione ad ogni tua azione. Opera sempre alla mia presenza. Non ti chiedo cose grandi, ma fedeltà all'istante. Anche i più piccoli atti di fedeltà sono da me accolti con compiacenza».
Passa come un angelo, piange come una mamma
Vergine, suora professa della Congregazione delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, conosciuta come l’«angelo di San Vittore» per il servizio svolto per tanti anni nel grande carcere milanese
Aiuta e consola chi è in difficoltà, dimostrando così abbandono alla volontà di Dio, compassione alle sofferenze di Gesù crocifisso e a quelle di tanti deportati, affidamento alla Vergine Maria, impegno orante all’insegna della supplica, dell’adorazione, dell’accettazione. Si diceva di lei che «passa come un angelo, piange come una mamma» accanto a tutti. Al suo ricordo, una ex detenuta aggiunge: «bastava vederla per ricevere tanta luce». In effetti la sua vita era sempre illuminata dalla presenza del Signore, che ella amò con tutte le sue forze e imitò con umiltà e perseveranza.
Sostenuta dalla fede percorse alacremente la via della santità e praticò eroicamente le virtù teologali e cardinali, osservò con sommo impegno i consigli evangelici e la Regola, traendo forza e gioia dalla preghiera, dall’Eucarestia, dalla filiale devozione mariana. Ricca di meriti si addormentò nel Signore il primo pomeriggio del 23 novembre del 1951. L’eroicità delle virtù è stata riconosciuta il 19 dicembre 2009, mentre il miracolo è stato approvato il 2 aprile 2011. Suor Enrichetta è stata proclamata Beata il 26 giugno 2011
Non era avvenuto come aveva desiderato
Dal primo libro dei Maccabèi
In quei giorni, mentre il re Antioco percorreva le regioni settentrionali, sentì che c'era in Persia la città di Elimàide, famosa per ricchezza, argento e oro; che c'era un tempio ricchissimo, dove si trovavano armature d'oro, corazze e armi, lasciate là da Alessandro, figlio di Filippo, il re macèdone che aveva regnato per primo sui Greci. Allora vi si recò e cercava di impadronirsi della città e di depredarla, ma non vi riuscì, perché il suo piano fu risaputo dagli abitanti della città, che si opposero a lui con le armi; egli fu messo in fuga e dovette ritirarsi con grande tristezza e tornare a Babilonia.
Venne poi un messaggero in Persia ad annunziargli che erano state sconfitte le truppe inviate contro Giuda. Lisia si era mosso con un esercito tra i più agguerriti, ma era stato messo in fuga dai nemici, i quali si erano rinforzati con armi e truppe e ingenti spoglie, tolte alle truppe che avevano sconfitto, e inoltre avevano demolito l'abominio da lui innalzato sull'altare a Gerusalemme, avevano cinto d'alte mura, come prima, il santuario e Bet-Sur, che era una sua città.
Il re, sentendo queste notizie, rimase sbigottito e scosso terribilmente; si mise a letto e cadde ammalato per la tristezza, perché non era avvenuto secondo quanto aveva desiderato. Rimase così molti giorni, perché si rinnovava in lui una forte depressione e credeva di morire.
Chiamò tutti i suoi amici e disse loro: «Se ne va il sonno dai miei occhi e l'animo è oppresso dai dispiaceri. Ho detto in cuor mio: in quale tribolazione sono giunto, in quale terribile agitazione sono caduto, io che ero così fortunato e benvoluto sul mio trono! Ora mi ricordo dei mali che ho commesso a Gerusalemme, portando via tutti gli arredi d'oro e d'argento che vi si trovavano e mandando a sopprimere gli abitanti di Giuda senza ragione. Riconosco che a causa di tali cose mi colpiscono questi mali; ed ecco, muoio nella più profonda tristezza in paese straniero».
La speranza della risurrezione
Il Signore solleva dalla polvere il debole
Il mio cuore esulta nel Signore, la mia forza s'innalza grazie al mio Dio. Si apre la mia bocca contro i miei nemici, perché io gioisco per la tua salvezza.
L'arco dei forti s'è spezzato, ma i deboli si sono rivestiti di vigore. I sazi si sono venduti per un pane, hanno smesso di farlo gli affamati. La sterile ha partorito sette volte e la ricca di figli è sfiorita.
Il Signore fa morire e fa vivere, scendere agli inferi e risalire. Il Signore rende povero e arricchisce, abbassa ed esalta.
Solleva dalla polvere il debole, dall'immondizia rialza il povero, per farli sedere con i nobili e assegnare loro un trono di gloria.
Scacciò fuori dal Tempio i mercanti
domenicano a Strasburgo
Nostro Signore entrò nel Tempio e, con l'aiuto di una sferza, scacciò fuori dal Tempio tutti coloro che compravano e vendevano e disse: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri». Quale tempio è questo divenuto una spelonca di ladri? È l'anima e il corpo dell'uomo, che sono realmente il tempio di Dio, molto più di tutti i templi mai edificati (1 Cor 3,17; 6,19).
Quando Nostro Signore vuole entrare in questo tempio, lo trova mutato in una spelonca di ladri e in un luogo di mercato. Chi sono questi mercanti? Sono coloro che danno quello che hanno (il libero arbitrio) per ciò che non hanno (le cose di questo mondo).
Occorre che la persona voglia, segua, cerchi Dio in tutto quello che fa; e quando avrà fatto tutto questo – bere, dormire, mangiare, parlare, ascoltare – lasci allora interamente le immagini delle cose, cosicché il suo tempio rimanga vuoto. Una volta che il tempio sarà vuotato, una volta che ne avrai scacciato questa frotta di ladri, cioè le fantasie che lo ingombrano, potrai essere una casa di Dio (Ef 2,19), ma non prima, qualunque altra cosa tu faccia. Avrai allora la pace e la gioia del cuore, e nulla potrà più turbarti, nulla di ciò che ora ti preoccupa senza sosta, ti deprime e ti fa soffrire.
Beata Maria di Gesù Buon Pastore
Suor Maria di Gesù Buon Pastore Siedliska, è stata beatificata il 23 aprile 1989, a Roma, da San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005).
Le Suore della Sacra Famiglia di Nazareth sono presenti in Australia, Bielorussia, Filippine, Francia, Israele, Italia, Lituania, Porto Rico, Regno Unito, Russia, Spagna, Stati Uniti e Ucraina : la sede generalizia è a Roma.
Al 31 dicembre 2005, la congregazione contava 1.490 religiose in 152 case.
Gesù, Ti ringrazio per le piccole croci quotidiane
Gesù, Ti ringrazio per le piccole croci quotidiane, per le contrarietà che incontro nelle mie iniziative, per il peso della vita comunitaria, per l'interpretazione distorta delle mie intenzioni, per le umiliazioni che provengono dagli altri, per il comportamento aspro verso di noi, per i sospetti ingiusti, per la salute cagionevole e per le forze che vengono meno, per il ripudio della mia volontà, per l'annientamento del proprio io, per il mancato riconoscimento in tutto, per gli impedimenti posti a tutti i miei progetti.
Ti ringrazio, Gesù, per le sofferenze interiori, per l'aridità dello spirito, per le paure, i timori e i dubbi, per il buio fitto e le tenebre interiori, per le tentazioni e le diverse prove, per le angosce che è difficile descrivere, e soprattutto per quelle in cui nessuno ci capisce, per l'ora della morte, per la dura lotta che la precede e per tutta la sua amarezza. (Diario, 343)
Invocami, ti libererò e tu mi darai gloria.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, * sino alla fine del mondo. Alleluia. (Mt 28, 20)
«In verità io vi dico: * tutto quello che chiederete nella preghiera, * abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato», * dice il Signore. (Mc 11, 23.24)
Ridesta, o Signore, la volontà dei tuoi fedeli, + perché, collaborando con impegno alla tua opera di salvezza, * ottengano in misura sempre più abbondante i doni della tua misericordia.
Genti tutte, lodate il Signore, * popoli tutti, cantate la sua lode, * perché forte è il suo amore per noi. (Sal 116, 1-2)
Dio onnipotente, + che ci dai la gioia di partecipare ai divini misteri, * non permettere che ci separiamo mai da te, fonte di ogni bene.
Per farci essere ciò che non eravamo
vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Ascolta il Cantico dei Cantici: "L'amore è forte come la morte" (Ct 8,6).
Grande affermazione, fratelli! ... c'è forse qualcuno, fratelli, che possa opporre resistenza alla morte? Si resiste al fuoco, alle inondazioni, al ferro; si resiste alle autorità e magari ai re; arriva la morte: è sola, ma chi può resisterle? Non c'è nulla più forte di lei. E proprio per questo alla sua forza è stata paragonata la carità quando fu detto: L'amore è forte come la morte.
Inoltre, siccome la carità uccide in noi ciò che fummo un tempo, per farci essere ciò che non eravamo, si può dire che l'amore opera in noi una specie di morte.
Una tal morte aveva assaporato colui che diceva: "Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo" (Ga 6,14); e altrettanto era capitato a coloro a cui egli diceva: "Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!" (Col 3,3)
Beata Maria Fortunata Viti
Gloriosa ditta Gesù Cristo & Company
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Non temere, ma accetta la morte
In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.
Soprattutto la madre era ammirevole e degna di gloriosa memoria, perché, vedendo morire sette figli in un solo giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel Signore. Esortava ciascuno di loro nella lingua dei padri, piena di nobili sentimenti e, temprando la tenerezza femminile con un coraggio virile, diceva loro: «Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato il respiro e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore dell'universo, che ha plasmato all'origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo il respiro e la vita, poiché voi ora per le sue leggi non vi preoccupate di voi stessi».
Esortata a lungo, ella accettò di persuadere il figlio; chinatasi su di lui, beffandosi del crudele tiranno, disse nella lingua dei padri: «Figlio, abbi pietà di me, che ti ho portato in seno nove mesi, che ti ho allattato per tre anni, ti ho allevato, ti ho condotto a questa età e ti ho dato il nutrimento. Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l'origine del genere umano. Non temere questo carnefice, ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia».
Mentre lei ancora parlava, il giovane disse: «Che aspettate? Non obbedisco al comando del re, ma ascolto il comando della legge che è stata data ai nostri padri per mezzo di Mosè. Tu però, che ti sei fatto autore di ogni male contro gli Ebrei, non sfuggirai alle mani di Dio»
Voi mi invocherete e io vi esaudirò
Santa Matilde di Hackeborn
Santa Matilde di Hackeborn, fu la confidente di una grande promessa della Madonna. Verso la fine della vita, la Santa, pensando con timore al grande momento in cui l’anima abbandona il corpo per entrare nell’eternità, pregò la Madre di Dio che si degnasse di assisterla in quel solenne istante. La Madonna esaudì la supplica, dicendole: “Sì, farò sicuramente quello che tu mi domandi, figlia mia, però ti chiedo che ogni giorno tu mi reciti tre Ave Maria.
Ed ecco le promesse legate dalla Vergine alle Tre Ave Maria: “Nell’ora della morte io ti sarò presente, confortandoti e allontanando da te ogni forza diabolica. Ti infonderò lume di fede e cognizione, affinché la tua fede non sia tentata per ignoranza o errore. Ti assisterò nell’ora del tuo trapasso, infondendo nell’anima tua la soavità del divino amore, affinché tanto prevalga in te, ogni pena e amarezza di morte si tramuti, per l’amore, in cosa soavissima”.
La Pratica delle Tre Ave Maria.
E’ sufficiente recitare ogni giorno tre Ave Maria, precedute ed intervallate da queste invocazioni:
Maria, Madre di Gesù e Madre mia,
- Per il potere che ti ha concesso l’eterno Padre. Ave Maria…
- Per la sapienza che ti ha concesso il divin Figlio. Ave Maria…
- Per l’amore che ti ha concesso lo Spirito Santo. Ave Maria…
Per la tua pura e Immacolata Concezione, o Maria,
Cambia l'avversione dei miei nemici
Signore Gesù Sacramentato e penitente,
cambia l'avversione dei miei nemici in benevolenza.
Fagli ritenere che le parole da me pronunciate sono sagge.
Mentre stavi per morire, gemendo sotto i colpi, Signore Ti dico: «Tu, sai bene che, anche potendo sfuggire alla morte, invece, hai voluto soffrire nel corpo atroci dolori, sotto i flagelli, ma nella tua anima hai sopportato volentieri tutto questo, per amore mio».

































