Quadro del Sacro Cuore di Rosolini

Quadro del Sacro Cuore di Rosolini



Signore, vieni presto in mio aiuto

San Giovanni Cassiano (ca 360-435)
fondatore di monastero a Marsiglia

"O Dio, vieni a salvarmi, Signore, vieni presto in mio aiuto!" (Sal 70,2) 
Questo verso deve essere la nostra preghiera costante: nell'avversità, per esserne liberati; nella prosperità, per esservi mantenuti e preservati dall'orgoglio. Sì, sia l'occupazione continua del vostro cuore! 

Al lavoro, nei diversi servizi, in viaggio, non smettete di ripeterlo. Sia che mangiate, sia che dormiate, in tutti i momenti, meditatelo. Diventerà una formula di salvezza che non solo vi proteggerà dagli attacchi del demonio, ma anche vi purificherà da ogni vizio e da ogni impurità terrestre, e così vi innalzerà fino alla contemplazione delle realtà celesti ed invisibili, a quell'ardore ineffabile di preghiera che pochi conoscono per esperienza. Il sonno vi chiuda gli occhi su queste parole, tanto che a forza di ridirle prendiate l'abitudine di ripeterle persino dormendo. Siano al risveglio la prima cosa che si presenta al vostro spirito, prima di ogni altro pensiero. 

Ditele in ginocchio, scendendo dal letto, e vi accompagnino in ogni azione, senza lasciarvi mai. Le mediterete secondo il precetto di Mosè, "ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai" (Dt 6,7), addormentandoti e alzandoti. Le scriverete sulle labbra, le inciderete sui muri di casa e nel santuario del cuore: di modo che vi accompagnino come unico ritornello, quando vi prostrerete per pregare, e quando poi vi rialzerete, per seguire lo scorrere ordinario della vita, come vostra costante preghiera. 

Sì, l'anima ritenga sempre questa parola, tanto che, a forza di ridirla e meditarla senza sosta, acquisisca la fermezza di rifiutare e rigettare lontano da sé le ricchezze e ogni sorta di pensieri, e concentrata sulla povertà di questo semplice verso, giunga con facile ascesa alla beatitudine evangelica.


Beata Maria Maddalena della Incarnazione






Ti libererò e tu mi darai gloria

Oggi devo fermarmi a casa tua
Oggi devo fermarmi a casa tua (Lc 19,1-10)

Ecco, io sono con voi tutti i giorni, * sino alla fine del mondo. Alleluia. (Mt 28, 20) Invocami nel giorno dell'angoscia: ti libererò e tu mi darai gloria. (Sal.49)

Il Signore annuncia la pace per il suo popolo, * per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con fiducia. (Sal 84, 9) Dice il Signore: * «Io ho progetti di pace e non di sventura. * Voi mi invocherete e io vi esaudirò: * vi radunerò da tutte le nazioni dove vi ho disperso». (Ger 29, 11-12.14)

Genti tutte, lodate il Signore, * popoli tutti, cantate la sua lode, * perché forte è il suo amore per noi. (Sal 116, 1-2) «In verità io vi dico: * tutto quello che chiederete nella preghiera, * abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato», * dice il Signore. (Mc 11, 23.24)

Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi, l'hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato, non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti. Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da' gloria al tuo nome, Signore, fa' con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia. (Dn 3, 31.29.43.42)

Ridesta, o Signore, la volontà dei tuoi fedeli, + perché, collaborando con impegno alla tua opera di salvezza, * ottengano in misura sempre più abbondante i doni della tua misericordia.


Quadro Sacro Cuore di Gesù



San Giuseppe e Gesù

San Giuseppe e Gesù

 

Suor CARMELA APRILE

Rosolini 1878 – 1968
Guardando Gesù lo chiamava "Figlio mio"
(in dialetto: "Figghiu miu")
Aveva compassione di Gesù crocifisso.



Una vita per il Sacro Cuore


Suor CARMELA APRILE
Rosolini 1878 – 1968



Collaborando alla Tua opera di salvezza


Ridesta, o Signore, la volontà dei tuoi fedeli, + perché, collaborando con impegno alla tua opera di salvezza, * ottengano in misura sempre più abbondante i doni della tua misericordia.

Dio onnipotente, + che ci dai la gioia di partecipare ai divini misteri, * non permettere che ci separiamo mai da te, fonte di ogni bene. Per Cristo nostro Signore.


Vantaggi che riceviamo dalla preghiera

San Giovanni Maria Vianney (1786-1859)
sacerdote, curato d'Ars

Perché pregare senza sosta? Quali sono i vantaggi che riceviamo dalla preghiera, per cui dobbiamo così spesso pregare? Fratelli miei, eccoli. 

La preghiera fa sì che siano meno pesanti le croci, addolcisce le pene e siamo meno attaccati alla vita, attira su di noi lo sguardo della misericordia di Dio, fortifica l'anima contro il peccato, ci fa desiderare la penitenza e ce la fa praticare con piacere, ci fa sentire e comprendere quanto il peccato offende il buon Dio. Ancor più, fratelli, con la preghiera siamo graditi a Dio, arricchiamo l'anima e ci assicuriamo la vita eterna. 

Ditemi, non ci conviene far sì che la nostra vita sia una preghiera continua per unirci a Dio? Quando si ama qualcuno, non si ha bisogno di vederlo per pensare a lui? Certamente. Egualmente, fratelli, se amiamo il buon Dio, la preghiera ci sarà familiare come il respiro. 

Tuttavia, vi dirò che per pregare in modo che possa attirare tutti quei beni, non basta impiegarvi un attimo di fretta, cioè con precipitazione. Il buon Dio vuole che ci prendiamo un tempo conveniente, che abbiamo almeno il tempo di chiedergli le grazie che ci sono necessarie, di ringraziarlo dei suoi benefici, e di piangere sui nostri errori chiedendogli perdono. 

Ma, mi direte, come possiamo pregare senza sosta? Fratelli miei, nulla di più facile: si tratta di occuparci del buon Dio, di tanto in tanto, durante il lavoro; sia facendo un atto d'amore, per testimoniargli che lo amiamo, perché è buono e degno di essere amato; sia un atto d'umiltà, riconoscendoci indegni delle grazie di cui non smette di colmarci; sia un atto di fiducia per il fatto che, pur molto miserabili, sappiamo che ci ama e che vuole renderci felici. Vedete, fratelli miei, quanto è facile pregare facendo così.

San Francesco Antonio Fasani

Sacerdote O.F.M. Conv.

Considerava La partecipazione ai misteri di Cristo, nella pratica fedelissima dei consigli evangelici, come espressione di perfetta carità. Nelle sue continue preghiere, acceso da ardore serafico invocava Dio chiamandolo " sommo Amore, immenso Amore, eterno Amore, infinito Amore ".

La sua fervida devozione all'Immacolata Madre del Signore era alimentata da intensa applicazione a conoscere sempre meglio e far conoscere " chi è Maria ", ed insieme a riconoscere e far riconoscere con fede e con amore il ruolo materno a lei affidato nella storia della salvezza.

"Confessava ogni ceto di persone - asserisce un teste - con somma pazienza e ilarità di volto". Con tutti si dimostrava caritatevole e accogliente, giustificandosi con la speranza di poter dire un giorno al Signore: " Sono stato indulgente, non lo nego, ma voi me lo avete insegnato ".

L'Eucaristia costituiva il perno della sua vita religiosa, ed insieme rappresentava il fine cui ordinava tutto il suo ministero sacerdotale. Sempre, infatti, l'Eucaristia è stata considerata " come fonte e culmine dell'evangelizzazione ", e sempre i fedeli si sono sentiti " pienamente inseriti nel Corpo di Cristo per mezzo dell'Eucaristia " (PO, 5). Fervente ministro dell'Eucaristia il P. Fasani celebrava il Sacrificio della Messa con un 'intenso ardore che elevava e nutriva il suo spirito ed insieme edificava i partecipanti; e nella predicazione inculcava nei fedeli l'amore all'Eucaristia promuovendo anche la Comunione quotidiana.

Costituivano un campo privilegiato della sua attività pastorale i poveri, gli ammalati, i carcerati. Spinto da questo suo programma evangelico-caritativo " Bisogna che si faccia la carità ", amava pregare con i poveri e per i poveri; ogni giorno distribuiva personalmente ai poveri l'aiuto caritatevole della comunità religiosa, e molto spesso faceva loro pervenire doni e soccorsi raccolti dai benefattori. Talvolta le sue preghiere ottennero prodigiosi interventi della divina Provvidenza in favore dei poveri. Visitava e confortava i malati esortandoli a cercare nella bontà di Dio motivi di speranza e di rassegnazione. La cura spirituale dei detenuti, affidatagli dal Vescovo di Lucera, gli consentiva di visitare ogni giorno i carcerati e di esortarli alla fiducia nell'amore misericordioso di Dio; a lui era affidato il compito di assistere i condannati a morte fino ai momenti estremi.

Quando nel 1742 Francesco Antonio Fasani venne colto dall'ultima malattia, egli volle offrirla al Signore, in spirito di perfetta letizia, con l'espressione con cui sempre aveva offerto a Dio le azioni della sua vita: "Volontà di Dio, paradiso mio".





Santi e Beati della Chiesa vicentina

Il culto dei Santi e dei Beati è una testimonianza della religiosità popolare ancora molto praticata e diffusa. Incuriosisce e certamente stupisce spesso la scelta di vita di ognuno di loro così come il mistero delle numerose guarigioni ed intercessioni che ancora si registrano a distanza di secoli e quello della rapida diffusione della loro venerazione in assenza di una regia terrena, facile forse oggi con gli strumenti informatici a disposizione, ma di cui certo non si disponeva nell’antichità e fi no a metà del secolo scorso.

San Vincenzo di Saragozza, diacono e martire morì a Valencia in Spagna durante le terribili persecuzioni di Diocleziano. Viene venerato dalla Chiesa vicentina di cui è stato patrono primario fino al 1978.

Santi Felice e Fortunato (Vicenza – Aquileia). Purtroppo le date di nascita non sono certe così come la data del loro martirio che dovrebbe risalire al 303 d.c. Subito dopo la loro morte tra Vicenza ed Aquileia nacque una forte contesa per l’assegnazione delle reliquie che si concluse con l’accordo che quelle di S. Felice sarebbero venute a Vicenza mentre quelle di S. Fortunato restavano ad Aquileia da dove furono traslate poi a Malamoco e quindi a Chioggia. Si suggerisce la visita al complesso paleocristiano della Basilica dei SS. Felice e Fortunato ubicato nell’omonimo quartiere poco fuori le mura di Vicenza e costruita sui resti del piccolo edificio che fu il primo luogo di pratica della fede cristiana in città.

Santi Leonzio e Carpoforo. Medici e martiri di cui non sono ben note le origini. Furono sepolti dapprima nella Basilica dei SS. Felice e Fortunato e quindi nel X secolo traslati nella Cattedrale e venerati per molti secoli come patroni di Vicenza.

Santi Donato, Secondiano, Romolo e Compagni molti dei quali vicentini vennero martirizzati da Diocleziano a Concordia essendosi rifiutati di abiurare la fede cristiana. Fin dall’antichità vengono onorati dalla Chiesa vicentina.

San Teobaldo (Provins, Francia 1017? – Vicenza 1066). Di origini nobili francesi, alla proposta paterna d’intraprendere la carriera militare scelse la vita ascetica dell’eremita vagando con un amico in giro per la Francia e il Lussemburgo. Dopo il pellegrinaggio a Santiago di Compostela e a Roma si fermò nel vicentino dove si stabilì in un piccolo rudere di una Cappella in un bosco di Sossano. Alla morte del compagno accettò la compagnia di alcuni discepoli e l’ordinazione presbiterale da parte del Vescovo vicentino. La fama di santità del figliolo raggiunse anche i genitori in Francia che decisero di raggiungerlo a Vicenza e di convertirsi. La madre concluse la sua vita da eremita. Fu canonizzato da Papa Alessandro II nel 1073.

Beato Giovanni Cacciafronte de Surdis, (Cremona 1125 – Vicenza 1181). A 16 anni entrò come monaco benedettino nell’Abbazia di S. Lorenzo di Cremona. Erano anni difficili per la Chiesa culminati con lo scisma e l’elezione dell’antipapa Vittore IV sostenuto da Barbarossa. Dopo la reggenza del vescovado di Mantova, venne trasferito a Vicenza dove però, due anni dopo, trovò la morte per mano di un feudatario che lui stesso aveva scomunicato. Il Vescovo martire fu beatificato nel 1824. I suoi resti riposano in una degna tomba marmorea all’interno della Cattedrale di Vicenza in piazza Duomo.

Beato Isnardo da Chiampo (Chiampo (?) – Pavia 1244). Non è certa la data, ma solo il luogo di nascita del Beato Isnardo. Predicatore domenicano si trasferì a Milano quindi a Pavia dove morì dopo una dura vita ascetica e di predicazione. I suoi resti riposano nella Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio di Pavia. Il suo culto venne confermato il 12 marzo 1919.

Beato Bartolomeo da Breganze (Breganze 1200 – Vicenza 1270). Nato nell’antica e illustre famiglia di Breganze, da giovanissimo scelse la sua vita di predicatore nell’ordine dei domenicani attirando molte vocazioni. Fu molto stimato dai Papi del tempo Gregorio IX e Innocenzo IV. Questi lo nominò Vescovo nel 1253. Due anni dopo venne inviato a Vicenza da Papa Alessandro IV, ma dovette trasferirsi in Inghilterra prima e a Parigi poi per allontanarsi da Ezzelino da Romano. Il Re Sole Luigi XIV volle incontrarlo e, riconoscente del conforto ricevuto in Terra Santa durante le crociate, gli regalò una spina della Sacra Corona di Cristo. Rientrato a Vicenza con la preziosa reliquia, fece erigere un Convento Domenicano e la Chiesa denominata di Santa Corona che ancora oggi custodisce il prezioso dono e conserva le spoglie del Beato. Papa Pio VI beatificò Bartolomeo da Breganze l’11 settembre 1793.

San Lorenzo Giustiniani (Venezia 1381 – 1456). Di origini nobili veneziane, scelse la mendicità nonostante gli sforzi della madre per dissuaderlo. Viene onorato dalla Chiesa vicentina essendo stato priore del convento di sant’Agostino a Vicenza per molti anni prima di divenire patriarca di Venezia.

Beato Marco da Montegallo (Montegallo (AP) 1425 – Vicenza 1496) Di nobili origini fu costretto dal padre a sposare una ragazza di pari estrazione con la quale visse castamente sciogliendo d’intesa i voti matrimoniali alla morte del padre. Entrambi si consacrarono alla vita religiosa e come francescano, Marco da Montegallo iniziò ad operare contro uno dei mali dell’epoca, l’usura. Istituì i primi Monti di Pietà. Il primo di Ascoli nel 1458 e a seguire Fabriano, Fano, Arcevia e a Vicenza nel 1486 dove dieci anni dopo, durante un periodo di predicazione, fu colto da malore e morì. Venne sepolto nella Chiesa di S. Biagio vecchio. Fu beatificato da Papa Gregorio XVI nel 1839.

Beata Giovanna Maria Bonomo (Asiago 1606 – Bassano 1670), mistica come Santa Caterina da Siena e Teresa d'Avila ricevette la “ferita dell’amore” e le stigmate. Si racconta che a soli 9 mesi ricevette il dono della parola per impedire al padre una cattiva azione. Precoce anche nello studio, nella musica, danza e ricamo, fece il voto di castità a soli nove anni in occasione della Prima Comunione fatta nel monastero di Santa Chiara di Trento guidato dalle suore Clarisse dove era entrata a seguito della morte della madre. Qui svolse il noviziato e a 15 anni fece il suo ingresso nel Monastero benedettino di San Girolamo a Bassano. Le stigmate, i frequenti momenti di estasi e addirittura le esperienze di bilocazione, le procurarono numerose avversità all’interno del Monastero al punto che per diversi anni le proibirono di scrivere e di incontrare persone. Scelta che probabilmente contribuì a diffondere la fama di santità.

Il processo di beatificazione iniziò nel 1699 e si concluse nel 1783 con Papa Pio VI.
È festeggiata come patrona di Asiago e di Bassano del Grappa e ancora oggi numerosi sono i pellegrinaggi alla sua tomba traslata presso la Chiesa della Misericordia di Bassano del Grappa più conosciuta nei giorni nostri come Santuario della Beata Giovanna in via Beata Giovanna mentre una statua si trova al centro del paese di Asiago dove era la sua casa natale.




San Gaetano Thiene (Vicenza 1480 – Napoli 1547) Nato a Vicenza dalla nobile famiglia dei Thiene, si laureò a Padova in materie giuridiche a soli 24 anni e si dedicò quindi alla vita ecclesiastica. È definito come il Santo della Provvidenza e, durante la sua permanenza in Vaticano, cercò di avviare un’azione riformatrice. Accettò di essere ordinato sacerdote solo all’età di 36 anni perché fino a quel momento non se ne sentiva degno. Celebrò la sua prima messa durante la notte di Natale nel corso della quale, come confidò a suor Laura Magnani, gli apparve la Madonna che gli pose in braccio il Bambin Gesù. Sempre nell’ambito della sua opera riformatrice, fondò l’ordine dei Teatini imponendo la regola di nulla possedere e nulla chiedere. Operò per molti anni a Napoli dove morì e dove viene onorato, come compatrono della città, nella Basilica di San Paolo Maggiore, nota a tutti come Chiesa di S. Gaetano. Egli venne beatificato il 23 novembre 1624 da Papa Urbano VIII e canonizzato il 12 aprile 1671 da Papa Clemente X.

Beata Elisabetta Vendramin (Bassano del Grappa 1790 – Padova 1870) è fondatrice delle suore Terziarie Francescane elisabettiane che alla fine del XX secolo contava oltre 1500 consorelle in diverse nazioni in Europa, Africa, Medio Oriente e America latina. Continuano ad operare con la stessa forza e determinazione della loro fondatrice “di istruire e cavar anime dal fango”. Di lei non esiste il sepolcro essendo i suoi resti andati confusi nella fossa comune nel corso dei lavori di ristrutturazione del cimitero di Padova. Giovanni Paolo II l’ha beatificata il 4 novembre del 1990




Beato Giovanni Antonio Farina (Gambellara 1803 – Vicenza 1888) Vescovo di Treviso e di Vicenza aveva una grande sensibilità come educatore che lo portò a fondare l’Istituto delle Suore di Santa Dorotea, ancora oggi molto attivo a Vicenza e nel mondo. Seguiva anche con grande impegno la formazione dei sacerdoti misericordiosi e oranti. Venne beatificato da Giovanni Paolo II il 4 novembre del 2001. Fece parte della sua congregazione anche suor Maria Bertilla Boscardin, la sua prima infermiera santa che come lui riposa nella casa madre dell’Istituzione religiosa a Vicenza in via S.Domenico, 23.




Beata Gaetana Sterni (Cassola 1827 – Bassano 1889) fondatrice delle Suore della Divina Volontà. All’età di 26 anni entrò in un Ricovero per mendicanti dopo una sfortunata quanto brevissima esperienza matrimoniale conclusasi con la morte del marito, un imprenditore vedovo con tre figli e dopo essersi occupata dei fratelli minori in seguito alla morte della madre.

Impegnò tutta se stessa in questa impresa caritatevole occupandosi, per 36 anni, fino alla morte, degli ospiti vittime di disordine e di vizi e abusi di ogni genere. Fu proclamata Beata da Giovanni Paolo II il 4 novembre 2001.

Le sue spoglie sono custodite presso la Casa Madre della Congregrazione Suore della Divina Volontà a Bassano del Grappa (VI).




Santa Bertilla Boscardin (Brendola 1888 – Treviso 1922) la Santa dell’umiltà e dell’assistenza agli ammalati in particolare ai bambini, divenne suora presso l’Istituto delle Suore Maestre Dorotee di Don Antonio Farina e svolse per tutta la vita le più umili incombenze sopportando disagi e incomprensioni. Fu iscritta nell’albo dei Santi da Papa Giovanni XXIII nel 1961.




Beata Mamma Eurosia Fabris Barban (Quinto Vicentino 1866 – Marola 1932). Terziaria francescana accettò di sposare un vedovo vicino di casa e accudire così le due piccole figlie e la sua famiglia. A breve si aggiunsero altri 9 figli avuti dal marito di cui due morti in tenera età ed altri 3 orfani accolti in casa. Fu mirabile educatrice per tutti al punto che alcuni di loro si consacrarono alla vita religiosa. Numerosi i fedeli che si recano a pregare nella sua tomba presso la Chiesa di Marola. Fu beatificata il 6 novembre 2005 quando il Papa ricevette la testimonianza di un miracolo avvenuto per sua intercessione e il 18 settembre 2009 fu proclamata patrona dei catechisti vicentini dal Vescovo di Vicenza.




Santa Giuseppina Bakhita (Oglassa, Darfur 1869 – Schio 1947) arrivata a Schio dall’Africa è stata suora canossiana. Nata da una famiglia musulmana benestante fu rapita a 6 anni da due negrieri arabi e uno gli impose il nome “bakhita” che vuol dire fortunata. Dopo varie vicissitudini che la videro oggetto di diverse compravendite come schiava arrivò in Italia e nel 1890 fu battezzata a Venezia e poco dopo trasferita a Schio. È vissuta quasi sempre nel convento delle canossiane della cittadina vicentina. Il suo personale carisma e la sua fama di santità mista a curiosità per la suora negra si diffusero in tutta la nazione e presto iniziò un pellegrinaggio a Schio per incontrare la “Madre Moretta”, così battezzata dagli scledensi. Una suora dolce che si esprimeva solo in dialetto vicentino, ma che venne chiamata a tenere conferenze per la valorizzazione delle missioni e dell’integrazioni fra i popoli. Il processo di canonizzazione iniziò nel 1959 a soli 12 anni dalla sua morte. Fu beatificata nel 1992 e canonizzata sempre da Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000. La RAI le ha dedicato una miniserie di due puntate nel 2009. Morì a seguito di una lunga e dolorosa malattia. I suoi resti furono traslati nel 1969 nel Tempio della Sacra Famiglia del Convento delle Canossiane di Schio in via Fusinato, 51 e sono esposti alla pubblica venerazione in una teca trasparente collocata nella Cappella che si rifà al modello del Pantheon e fu iniziata nel 1850 da Bartolomeo Folladore e completata nel 1901 dal figlio Gioachino. Le 4 grandi tele che si trovano nelle nicchie della parete circolare sono del pittore Mincato.




Beato Claudio Granzotto (S. Lucia di Piave, TV 1900 – Chiampo, VI 1947) scultore ottenne il diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ma abbandonò presto una promettente carriera artistica per farsi frate francescano e dedicarsi alla costruzione della Grotta di Lourdes a Chiampo, riproduzione perfetta su scala 1 a 1 dell’originale.

Morto a soli 47 anni colpito da un tumore al cervello è sepolto proprio presso la Grotta della località vicentina, mèta di centinaia di migliaia di pellegrini ogni anno che ritrovano qui la stessa atmosfera di pace e serenità che si respira nella località francese.

Beata Maria Maddalena dell'Incarnazione

Vergine, fondatrice delle "Adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento"

Signore Gesù, vero uomo e vero Dio, realmente presente qui nella Santissima Eucaristia, Sacramento permanente della Tua Chiesa, sacro convito, in cui ci è partecipata la grazia del Tuo Sacrificio e ci è dato il pegno della gloria futura. Ti adoro profondamente e desidero amarti con tutto lo slancio del mio cuore.

In unione a Te e in unione con la Tua Chiesa, intendo dare lode e rendere grazie al Padre, nello Spirito Santo, per gli ineffabili beni che Egli elargisce all'umanità, nella Creazione, nel Mistero Pasquale e nella Gloria Eterna. Collaborando alla tua opera di salvezza, voglio unirmi alla Tua riparazione per i peccati di tutte le persone, per i quali Ti offristi sulla Croce al Padre, risanando, restaurando e riconciliando l’umanità a Lui. Nel Tuo Nome chiedo l’avvento del Tuo Regno: tutte le persone conoscano Te, Via, Verità e Vita, Pane del Cielo, Amore Penitente e Misericordioso, e in Te diventino un solo popolo, con un solo Pastore. Amen


Beata Giovanna Maria Bonomo

Santuario Beata Giovanna Maria Bonomo


Preghiera alla Madonna dei Miracoli

Nostra Signora dei Miracoli di Lonigo

O Signore, a motivo della Tua bontà, hai deciso di dispensare i tesori della Tua infinta misericordia a quanti fanno ricorso a Te per mezzo della gloriosa e sempre Vergine Maria, nostra tenerissima Madre.

Concedi a noi, che devotamente La veneriamo, dinanzi a questa Sua miracolosa immagine, di essere degni di gioire per sempre accanto a Lei in Paradiso, e donaci tutte le grazie necessarie alla nostra anima, al nostro corpo, alla nostra famiglia e al mondo intero.

Amen.


 

Collaborando alla tua opera di salvezza

Ridesta, o Signore, la volontà dei tuoi fedeli, + perché, collaborando con impegno alla tua opera di salvezza, * ottengano in misura sempre più abbondante i doni della tua misericordia.


Ormai l'estate è vicina

Origene (ca 185-253)
sacerdote e teologo

"Fammi conoscere, Signore, la mia fine, quale sia la misura dei miei giorni, e saprò quanto fragile io sono" (Sal 39,5). 

Se tu mi facessi conoscere la mia fine, dice il salmista, e qual è il numero dei miei giorni, potrei così sapere quanto è breve la mia vita. O forse, con tali parole, sembra ancora dire questo: ogni attività ha un fine; per esempio il fine di un'impresa di costruzioni è edificare una casa; il fine di un cantiere navale è quello di costruire una nave in grado di dominare i flutti del mare e di sopportare l'assalto dei venti; e il fine di ogni attività è qualche cosa di simile per il quale il mestiere stesso sembra inventato. 

Così forse c'è anche un certo fine della nostra vita e del mondo intero per il quale si fa tutto ciò che si fa nella vita, o per il quale il mondo stesso è stato creato o sussiste. Di questo fine, anche l'apostolo Paolo si ricorda quando dice: "Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre" (1 Cor 15,24). Verso questa fine bisogna certamente affrettarsi, poiché è il premio stesso dell'opera, quello per cui siamo creati da Dio.

Come il nostro corpo, piccolo e ridotto al suo inizio, si sviluppa e tende al termine della sua grandezza crescendo in età, e ancora come la nostra anima (...) riceve un linguaggio dapprima balbuziente, poi in seguito più chiaro, per arrivare infine a un modo di esprimersi perfetto e corretto, così anche tutta la nostra vita inizia ora, certo, come balbuziente tra gli uomini sulla terra, ma si compie e giunge al suo apice nei cieli presso Dio.

Per questo motivo, il profeta desidera conoscere il fine per il quale egli è stato fatto, perché, guardando il fine, esaminando i suoi giorni e considerando la sua perfezione, egli possa vedere ciò che gli manca rispetto a questo fine a cui tende. (...) È come se coloro che sono usciti dall'Egitto avessero detto: «Fammi conoscere, Signore, il mio fine» che è una terra buona e una terra santa, «e il numero dei miei giorni» dove cammino, «perché io sappia ciò che mi manca», quanto mi resta finché io arrivi alla terra santa che mi è promessa.


Il regno di Dio è vicino

Lc 21,29-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: 
«Guardate il fico e tutte le piante; quando gia germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l'estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto.
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

San Giacomo della Marca


San Giacomo della Marca affermerà che per la predicazione molto egli doveva a San Bernardino da Siena: “Ricordo che San Bernardino da Siena m'insegnava a predicare, e il modo di emettere la voce, regolare i gesti ed anche a fare esclamazioni a tempo e a luogo debiti”

Per San Giacomo della Marca il modello della predicazio­ne fu San Bernardino da Siena, modello di fede e fervore apostolico, modello di fine arguzia e bellezza letteraria, di stile oratorio.


Santa Caterina Labourè

Santa Caterina Labourè
Vergine delle Figlie della Carità

Io non sono stata che uno strumento. Non è per me che la Santa Vergine è apparsa, ma per il bene della Compagnia e della Chiesa.

La Madonna quando gli appare le insegna una semplice preghiera: “O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te”. 

Poi Caterina riceve l'invito:« Fai coniare una medaglia su questo modello; le persone che la porteranno al collo riceveranno grandi grazie. Le grazie saranno più abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia» 


Egli salva e libera, fa prodigi e miracoli in cielo e in terra

Madonna del Santissimo Sacramento

Allora il re Dario scrisse a tutti i popoli, nazioni e lingue, che abitano tutta la terra: «Abbondi la vostra pace. Per mio comando viene promulgato questo decreto: In tutto l'impero a me soggetto si tremi e si tema davanti al Dio di Daniele, perché egli è il Dio vivente, che rimane in eterno; il suo regno non sarà mai distrutto e il suo potere non avrà mai fine. Egli salva e libera, fa prodigi e miracoli in cielo e in terra: egli ha liberato Daniele dalle fauci dei leoni».

(Dn 6,11-27)


La vostra liberazione è vicina

San Gregorio Magno (ca 540-604)
papa, dottore della Chiesa

“Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”

"Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte". Chi è che il Signore chiama potenze dei cieli, se non gli angeli, gli arcangeli, i Troni, le Dominazioni, i Principati e le Potestà? (Col 1,16) Appariranno in modo visibile alla venuta del Giudice… "Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con potenza e gloria grande". E’ come dire chiaramente: “Vedranno nella potenza e maestà colui che non hanno voluto ascoltare quando si presentava nell’umiltà”. (…) Ciò è detto per i reprobi. Invece le seguenti parole sono indirizzate agli eletti per consolarli: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. E’ come se la Verità avvertisse chiaramente gli eletti dicendo: "Quando le disgrazie del mondo si moltiplicano (…), rallegratevi nei vostri cuori. Mentre finisce questo mondo, di cui non siete amici, si avvicina la redenzione che desiderate".

Coloro che amano Dio sono invitati a rallegrarsi di vedere avvicinarsi la fine del mondo, perché troveranno presto il mondo che amano, quando sarà passato quello a cui non si sono attaccati. Il fedele che desidera vedere Dio si guardi bene dal piangere sulle disgrazie che colpiscono il mondo, poiché sa che esse ne portano la fine. E’ scritto infatti: “Chi vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Gc 4,4). Chi dunque non si rallegra di vedere avvicinarsi la fine di questo mondo, mostra di esserne amico e con ciò prova di essere nemico di Dio.

Non sia così del cuore dei fedeli, di coloro che credono che esiste un’altra vita e che, coi loro atti, provano che l’amano. (…) Infatti, cos’è questa vita mortale se non un cammino? Ora, che follia, fratelli miei, esaurirsi su questa strada, pur non volendo arrivarne al termine! (...) Così, fratelli miei, non amate le cose di questo mondo che, come vediamo da ciò che accade intorno a noi, non potrà sussistere a lungo.


Avvocata Nostra, a Te ricorriamo pentiti


O Maria Immacolata, Vergine della Medaglia Miracolosa, Madre di Gesù e Madre nostra, abbi pietà di noi peccatori, per intercessione di Santa Caterina Labouré e di tutti i Santi. Madre Santa, Mediatrice di ogni grazia, Avvocata Nostra, a Te ricorriamo pentiti, accoglici come siamo e rendici come Tu ci vuoi. Madre di Misericordia, non siamo degni di essere chiamati tuoi figli, accoglici come Tuoi servi inutili. 

Vergine Gloriosa, aiutaci ad amare Gesù Sacramentato, sia Gesù la nostra dolce attrazione, aiutaci ad adorarlo, a compiacerlo, a servirlo, a cercare i Suoi interessi e rinnegare noi stessi, a dargli gusto e consolazione, ad essere una sola cosa con Lui. Ti ringraziamo per tutte le grazie che ci hai concesso e ci concedi. Ti preghiamo, abbi pietà di noi, delle famiglie e del mondo intero.

Ti preghiamo per la glorificazione dei Venerabili e dei Beati, in particolare del Beato Giuseppe Nascimbeni e della Venerabile Maria Costanza Zauli, per la loro intercessione e glorificazione concedici qualunque grazia che è necessaria per la nostra anima e per il nostro corpo, soprattutto a chi ne ha più di bisogno. Benedici anche le nostre attività materiali e quello che ci appartiene. Dona la Pace al mondo intero. Liberaci da ogni male. Aiutaci a perdonare il nostro prossimo. Ci affidiamo alle Tue disposizioni e alla Tua cura materna.

«In verità io vi dico: * tutto quello che chiederete nella preghiera, * abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato», * dice il Signore. (Mc 11, 23.24)






Beata Gaetana Sterni

(1827-1889)
Vedova, religiosa e fondatrice delle “Suore della Divina Volontà”

Rimasta vedova ancora giovane, divenne Religiosa. Si diede interamente al servizio dei poveri e istituì la Congregazione delle Suore della Divina Volontà per l’assistenza ai poveri e ai malati.

Gaetana Sterni è stata beatificata, a Roma, il 04 novembre 2001, da San Giovanni Paolo II che nel corso dell’omelia disse: «Anche la beata Gaetana Sterni, avendo capito che la volontà di Dio è sempre amore, si dedicò con infaticabile carità agli esclusi e ai sofferenti. Trattò questi suoi fratelli sempre con la dolcezza e l'amore di chi, nei poveri, serve il Signore stesso. Al medesimo ideale esortava le sue Figlie spirituali, le “Suore della Divina Volontà”, invitandole, come scriveva nelle Regole, ad "essere disposte e contente di sostenere privazioni, fatiche e qualunque sacrificio pur di giovare al prossimo bisognoso in tutto ciò che il Signore potesse volere da loro". La testimonianza di carità evangelica offerta dalla Beata Sterni richiama ciascun credente alla ricerca della volontà di Dio, nell'abbandono fiducioso in Lui e nel generoso servizio ai fratelli.»

Non ha mai pensato a farsi religiosa e guardando al suo futuro, prega affinché il Signore le faccia conoscere quale è lo sposo che Dio le ha destinato. Ma proprio nella preghiera percepisce con chiarezza che Dio vuole essere “l’unico Sposo dell’anima sua”. Gaetana ne è sconvolta. Si confronta con il suo confessore il quale le conferma che si tratta di un’autentica chiamata di Dio. 

Chiede quindi di entrare nel convento delle Canossiane di Bassano e viene accettata come postulante. Vive in quella comunità cinque mesi felici, ma ancora nella preghiera ha un’altra premonizione che la prepara alla morte della mamma, avvenuta poi nel giro di alcuni giorni. Deve dunque lasciare il convento e assumersi la responsabilità dei fratelli minori. Per anni affronta difficoltà, malattie familiari, dispiaceri e ristrettezze economiche. Nonostante tutto riesce a darsi un metodo di vita che la impegna spiritualmente. Si confronta con il suo confessore e prega con assiduità per conoscere la volontà di Dio su di lei. Con umile disponibilità si fa sempre più attenta a ciò che Lui le chiede nell’intimo del cuore, ma anche attraverso gli avvenimenti e i bisogni dei poveri della sua città.

Quando era dalle Canossiane con il presentimento della morte della madre, Gaetana aveva pure intuito che Dio la preparava al Ricovero “per impiegare là tutta se stessa nel servizio dei poveri e adempiere così la sua volontà”. Custodisce nel cuore questa vocazione per lungo tempo prima di trovare il coraggio di parlarne al confessore perché la cosa le pare terribile e strana. Quando finalmente lo fa, questi sembra non dare molto peso all’idea. Gaetana però ogni volta che vede un povero “ricoverato” risente l’invito “ti voglio tra i miei poveretti”, e dice “l’idea del Ricovero sempre mi perseguita”. 

Ha 26 anni quando finalmente libera da impegni familiari può disporre di sé. Concludendo un discernimento serio e condiviso, sarà il gesuita P. Bedin a confermarla, dicendole “Sì, Gaetana, il Signore vi vuole al Ricovero”. Nel 1853, “solo per fare la volontà di Dio”, Gaetana entra in questo Ospizio di mendicità che accoglie in condizioni miserabili 115 ospiti “per la massima parte vittime del disordine e del vizio” per cui vi trova “disordini e abusi quasi di ogni genere”.
Vi rimane per 36 anni fino alla morte e impegna in questo ministero tutta se stessa con infaticabile carità. Nelle veglie al letto di moribondi, nei servizi più umili ai malati e ai vecchi, tratta tutti con l’abnegazione, la soavità e dolcezza proprie di chi nei poveri serve il Signore. 

E’ animata da una grande confidenza in Dio, dal desiderio di essere Sua e di compiacerlo in tutto. A 33 anni, con il consenso del suo confessore don Simonetti fa voto di intera donazione di se stessa a Dio, “disposta ad accettare qualunque cosa il Signore possa disporre per lei”. 

Con illimitata fiducia si abbandona nelle mani di Dio, “debole strumento di cui Egli si serve per i suoi disegni”. Attribuisce alla sola Provvidenza la nascita della congregazione che avviene nella semplicità e nel nascondimento con la professione delle prime due compagne nel 1865. Il nome “Figlie della Divina Volontà” interiormente suggerito a Gaetana, per lei e per le giovani che la seguono, indica ciò che deve caratterizzarle “uniformità in tutto alla Divina Volontà mediante un totale abbandono in Dio e un santo zelo per il bene del prossimo, disposte a tutto sacrificare pur di giovarlo”. 

Come lei, le prime compagne animate dal medesimo spirito si consacrano alla volontà di Dio e si dedicano a servire i poveri del Ricovero e il prossimo bisognoso, specialmente con l’assistenza degli ammalati a domicilio e con altre opere di carità secondo i bisogni particolari che insorgono. Il Vescovo di Vicenza approva le prime regole della congregazione nel 1875.

Gaetana muore il 26 novembre 1889 amorosamente assistita dalle sue figlie e venerata dai suoi concittadini. Le sue spoglie mortali sono venerate nella Casa Madre. Dall’inizio le comunità si sono moltiplicate e la congregazione è diffusa oggi in Europa, America, Africa.

La via alla santità che Gaetana ha percorso è, per la sua essenzialità, un itinerario proponibile a ogni cristiano: compiere in tutto e sempre ciò che piace al Signore, affidandosi a Lui con illimitata confidenza, per cambiare con la sola forza dell’amore il male in bene alla maniera di Gesù.





Abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato

Oggi devo fermarmi a casa tua (Lc 19,1-10)

Ecco, io sono con voi tutti i giorni, * sino alla fine del mondo. Alleluia. (Mt 28, 20) Invocami nel giorno dell'angoscia: ti libererò e tu mi darai gloria. (Sal.49)

Il Signore annuncia la pace per il suo popolo, * per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con fiducia. (Sal 84, 9) Dice il Signore: * «Io ho progetti di pace e non di sventura. * Voi mi invocherete e io vi esaudirò: * vi radunerò da tutte le nazioni dove vi ho disperso». (Ger 29, 11-12.14)

Genti tutte, lodate il Signore, * popoli tutti, cantate la sua lode, * perché forte è il suo amore per noi. (Sal 116, 1-2) «In verità io vi dico: * tutto quello che chiederete nella preghiera, * abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato», * dice il Signore. (Mc 11, 23.24)

Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi, l'hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato, non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti. Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da' gloria al tuo nome, Signore, fa' con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia. (Dn 3, 31.29.43.42)

Ridesta, o Signore, la volontà dei tuoi fedeli, + perché, collaborando con impegno alla tua opera di salvezza, * ottengano in misura sempre più abbondante i doni della tua misericordia.



Questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti

Lc 21, 1-4
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».


Santa Teresa di Calcutta (1910-1997)
fondatrice delle Suore Missionarie della Carità

Occorre dare ciò che vi costa qualcosa. Non basta dare soltanto ciò di cui potete fare a meno, ma anche ciò di cui non potete né volete fare a meno, le cose alle quali siete attaccati. Allora il vostro dono diviene un sacrificio che ha valore agli occhi di Dio... È quello che chiamiamo l'amore in atto. Ogni giorno vedo questo amore in bambini, uomini e donne.


Beata Maria Anna Sala

Beata Maria Anna Sala
(1829-1891)

"Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto"

Vergine, religiosa, educatrice della Congregazione delle Suore di Santa Marcellina, che, maestra di una scienza fondata sulla fede e sulla pietà, si dedicò con tutte le sue forze all’istruzione della gioventù femminile.



Il compito della mia formazione

Maria Costanza Zauli (al secolo: Palma Pasqua)
(1886 - 1954)

Gesù mi diceva interiormente: «Entri nella casa del tuo Dio; ricordati di dare opere di luce; devi effondere la luce intorno a te, per compiacermi, per il bene della tua comunità e per i disegni che ho su di te. Non sgomentarti, lasciami fare: comprenderai in seguito in qual modo mi servirò di te per effondere la mia luce».

Con quale familiarità e intimità di rapporti, appena entrata in Religione, Gesù incominciò a darsi all'anima mia! Il compito della mia formazione se lo assunse Lui stesso. Mi seguiva sempre (spesso con presenza a me visibile), mi ammaestrava, mi guidava in tutto e per tutto.

Gesù era di continuo al mio fianco, mi accompagnava quando mi mandavano in città, mi parlava per via lasciandomi vedere soltanto il breve tratto di strada sufficiente a dirigere i miei passi verso la meta.

Mi diceva ad esempio:
«Non sei sola. Ti seguo. Rimani occupata della mia presenza e lascia che io illumini il tuo intelletto, dia ardore di carità al tuo cuore, per elevarti a quella contemplazione che deve formare la tua caratteristica spirituale».

Oppure: «Voglio delinearti il cammino che dovrai percorrere fedelmente. Lo potrai, se adorerai incessantemente. L'adorazione è amore, l'amore è donazione. Rinnoverai la tua donazione ad ogni tua azione. Opera sempre alla mia presenza. Non ti chiedo cose grandi, ma fedeltà all'istante. Anche i più piccoli atti di fedeltà sono da me accolti con compiacenza».

Quasi sempre quando tornavo, compiuta l'obbedienza, venivo rimproverata per il ritardo. Sentivo di non dovermi giustificare e mi costava, perché le altre religiose, non sapendo com'erano andate le cose, si mostravano dispiacenti di quel modo di fare della nuova arrivata. Ma il mio Divino Maestro mi ammaestrava così: «Non fermare mai il tuo ragionamento su pensieri di scusa, ma proponiti di far meglio in seguito». Ed esigeva che non lasciassi in nessun modo trapelare neppur l'ombra del contrasto e della sofferenza.

Per me continuavano le prove; circostanze assai difficili andavano succedendosi le une alle altre, ma nonostante la mia grande sensibilità, dovevo tenermi superiore a tutto, pienamente abbandonata alla condotta del mio Dio.

Il Signore mi si comunicava con tale abbondanza di grazia e pienezza di amore da costringermi a pregarlo di voler mitigare i suoi trasporti se voleva conservarmi in vita. «Lasciami fare, rispondeva, ho bisogno di una piccolissima creatura aperta ad accogliere la pienezza del mio amore per poterne allargare l'effusione su tutta la terra. Questa è la tua missione». Mi donavo tutta al mio Dio, dicendogli di fare di me e attraverso me tutto quello che voleva... 


Passa come un angelo, piange come una mamma

Beata Enrichetta Alfieri (1891-1951)
“La preghiera e la meditazione divennero la mia unica occupazione; la mia forza nella reclusione”

Vergine, suora professa della Congregazione delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, conosciuta come l’«angelo di San Vittore» per il servizio svolto per tanti anni nel grande carcere milanese

Aiuta e consola chi è in difficoltà, dimostrando così abbandono alla volontà di Dio, compassione alle sofferenze di Gesù crocifisso e a quelle di tanti deportati, affidamento alla Vergine Maria, impegno orante all’insegna della supplica, dell’adorazione, dell’accettazione. Si diceva di lei che «passa come un angelo, piange come una mamma» accanto a tutti. Al suo ricordo, una ex detenuta aggiunge: «bastava vederla per ricevere tanta luce». In effetti la sua vita era sempre illuminata dalla presenza del Signore, che ella amò con tutte le sue forze e imitò con umiltà e perseveranza.

Sostenuta dalla fede percorse alacremente la via della santità e praticò eroicamente le virtù teologali e cardinali, osservò con sommo impegno i consigli evangelici e la Regola, traendo forza e gioia dalla preghiera, dall’Eucarestia, dalla filiale devozione mariana. Ricca di meriti si addormentò nel Signore il primo pomeriggio del 23 novembre del 1951. L’eroicità delle virtù è stata riconosciuta il 19 dicembre 2009, mentre il miracolo è stato approvato il 2 aprile 2011. Suor Enrichetta è stata proclamata Beata il 26 giugno 2011



Non era avvenuto come aveva desiderato

1 Mac 6, 1-13
Dal primo libro dei Maccabèi

In quei giorni, mentre il re Antioco percorreva le regioni settentrionali, sentì che c'era in Persia la città di Elimàide, famosa per ricchezza, argento e oro; che c'era un tempio ricchissimo, dove si trovavano armature d'oro, corazze e armi, lasciate là da Alessandro, figlio di Filippo, il re macèdone che aveva regnato per primo sui Greci. Allora vi si recò e cercava di impadronirsi della città e di depredarla, ma non vi riuscì, perché il suo piano fu risaputo dagli abitanti della città, che si opposero a lui con le armi; egli fu messo in fuga e dovette ritirarsi con grande tristezza e tornare a Babilonia.

Venne poi un messaggero in Persia ad annunziargli che erano state sconfitte le truppe inviate contro Giuda. Lisia si era mosso con un esercito tra i più agguerriti, ma era stato messo in fuga dai nemici, i quali si erano rinforzati con armi e truppe e ingenti spoglie, tolte alle truppe che avevano sconfitto, e inoltre avevano demolito l'abominio da lui innalzato sull'altare a Gerusalemme, avevano cinto d'alte mura, come prima, il santuario e Bet-Sur, che era una sua città.

Il re, sentendo queste notizie, rimase sbigottito e scosso terribilmente; si mise a letto e cadde ammalato per la tristezza, perché non era avvenuto secondo quanto aveva desiderato. Rimase così molti giorni, perché si rinnovava in lui una forte depressione e credeva di morire.

Chiamò tutti i suoi amici e disse loro: «Se ne va il sonno dai miei occhi e l'animo è oppresso dai dispiaceri. Ho detto in cuor mio: in quale tribolazione sono giunto, in quale terribile agitazione sono caduto, io che ero così fortunato e benvoluto sul mio trono! Ora mi ricordo dei mali che ho commesso a Gerusalemme, portando via tutti gli arredi d'oro e d'argento che vi si trovavano e mandando a sopprimere gli abitanti di Giuda senza ragione. Riconosco che a causa di tali cose mi colpiscono questi mali; ed ecco, muoio nella più profonda tristezza in paese straniero».



La speranza della risurrezione

San Gregorio Magno (ca 540-604)
papa, dottore della Chiesa

      Ricerchiamo minuziosamente nelle parole del beato Giobbe se la risurrezione sarà vera e se il corpo sarà veramente nella risurrezione. Ed ecco che vediamo che non possiamo più mettere in dubbio la speranza della risurrezione quando dice: "Ed io nell'ultimo giorno risusciterò dalla terra, io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da straniero." (Gb 19,25). Quanto all'esitazione sulla vera ricostruzione del corpo, l'ha pure esclusa con le parole: "E di nuovo sarò rivestito di questa mia pelle" (Gb 19,26). E per allontanare ogni ambiguità dal nostro pensiero, aggiunge: "E nella  mia carne vedrò il mio Dio". La risurrezione, la pelle e la carne, eccole affermate con parole esplicite. Cosa può ancora far dubitare il nostro spirito?

      Noi che seguiamo la fede del beato Giobbe e che crediamo che dopo la risurrezione si poteva veramente toccare il corpo del nostro Redentore, confessiamo che la nostra carne dopo la risurrezione sarà la stessa e anche diversa, la stessa per natura, e diversa per gloria, la stessa nella sua verità, e diversa nella sua potenza. Sarà quindi particolare, perché non soggetta a corruzione. Ma si potrà toccare, perché non perderà l'essenza della sua vera natura.

      Ma con quale speranza il santo conserva questa fiducia nella risurrezione, con quale certezza l'attende? E' quanto esprimono le parole seguenti: "Questa è la speranza che nel seno io tengo riposta" (Gb 19,27). Nulla al mondo è per noi più certo di quanto teniamo sigillato in fondo al cuore. E' quindi in fondo al cuore che Giobbe tiene sigillata la sua speranza nella risurrezione.

Il Signore solleva dalla polvere il debole

Sal: 1Sam

Il mio cuore esulta nel Signore, la mia forza s'innalza grazie al mio Dio. Si apre la mia bocca contro i miei nemici, perché io gioisco per la tua salvezza.

L'arco dei forti s'è spezzato, ma i deboli si sono rivestiti di vigore. I sazi si sono venduti per un pane, hanno smesso di farlo gli affamati. La sterile ha partorito sette volte e la ricca di figli è sfiorita.

Il Signore fa morire e fa vivere, scendere agli inferi e risalire. Il Signore rende povero e arricchisce, abbassa ed esalta.

Solleva dalla polvere il debole, dall'immondizia rialza il povero, per farli sedere con i nobili e assegnare loro un trono di gloria.


Scacciò fuori dal Tempio i mercanti

Giovanni Taulero (ca 1300-1361)
domenicano a Strasburgo

Chi sono questi mercanti? 
Sono coloro che danno quello che hanno (il libero arbitrio) per ciò che non hanno (le cose di questo mondo), sono coloro che cercano in ogni cosa il proprio interesse, gente piena della propria volontà!

Nostro Signore entrò nel Tempio e, con l'aiuto di una sferza, scacciò fuori dal Tempio tutti coloro che compravano e vendevano e disse: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri». Quale tempio è questo divenuto una spelonca di ladri? È l'anima e il corpo dell'uomo, che sono realmente il tempio di Dio, molto più di tutti i templi mai edificati (1 Cor 3,17; 6,19).

Quando Nostro Signore vuole entrare in questo tempio, lo trova mutato in una spelonca di ladri e in un luogo di mercato. Chi sono questi mercanti? Sono coloro che danno quello che hanno (il libero arbitrio) per ciò che non hanno (le cose di questo mondo). 

Quanto è pieno di tali mercanti il mondo intero! Ce ne sono fra i sacerdoti e i laici, fra i religiosi, i monaci e le monache. Che vasto argomento di ricerca per chi volesse studiare come tanta gente sia così piena della propria volontà!... Dappertutto non vi si trova altro se non natura e volontà propria; tanti sono coloro che cercano in ogni cosa il proprio interesse. Se volessero, invece, concludere con Dio un contratto, donandogli la loro volontà, che felice affare farebbero!

Occorre che la persona voglia, segua, cerchi Dio in tutto quello che fa; e quando avrà fatto tutto questo – bere, dormire, mangiare, parlare, ascoltare – lasci allora interamente le immagini delle cose, cosicché il suo tempio rimanga vuoto. Una volta che il tempio sarà vuotato, una volta che ne avrai scacciato questa frotta di ladri, cioè le fantasie che lo ingombrano, potrai essere una casa di Dio (Ef 2,19), ma non prima, qualunque altra cosa tu faccia. Avrai allora la pace e la gioia del cuore, e nulla potrà più turbarti, nulla di ciò che ora ti preoccupa senza sosta, ti deprime e ti fa soffrire.



Beata Maria di Gesù Buon Pastore

Beata Maria di Gesù Buon Pastore - Francesca Siedliska
Beata Maria di Gesù Buon Pastore (1842-1902)

Monaca e fondatrice delle "Suore della Sacra Famiglia di Nazareth"
"Egli è l’unico scopo, l’unico oggetto di tutto il nostro amore"

Vergine, partita dalla Polonia per motivi politici, fondò l’Istituto delle Suore della Santa Famiglia di Nazareth per provvedere agli emigrati dalla sua patria.

Suor Maria di Gesù Buon Pastore Siedliska, è stata beatificata il 23 aprile 1989, a Roma, da San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005).

Le Suore della Sacra Famiglia di Nazareth sono presenti in Australia, Bielorussia, Filippine, Francia, Israele, Italia, Lituania, Porto Rico, Regno Unito, Russia, Spagna, Stati Uniti e Ucraina : la sede generalizia è a Roma.

Al 31 dicembre 2005,  la congregazione contava 1.490 religiose in 152 case.



 

Gesù, Ti ringrazio per le piccole croci quotidiane

Foto di Santa Faustyna Kowalska

Gesù, Ti ringrazio per le piccole croci quotidiane, per le contrarietà che incontro nelle mie iniziative, per il peso della vita comunitaria, per l'interpretazione distorta delle mie intenzioni, per le umiliazioni che provengono dagli altri, per il comportamento aspro verso di noi, per i sospetti ingiusti, per la salute cagionevole e per le forze che vengono meno, per il ripudio della mia volontà, per l'annientamento del proprio io, per il mancato riconoscimento in tutto, per gli impedimenti posti a tutti i miei progetti.

Ti ringrazio, Gesù, per le sofferenze interiori, per l'aridità dello spirito, per le paure, i timori e i dubbi, per il buio fitto e le tenebre interiori, per le tentazioni e le diverse prove, per le angosce che è difficile descrivere, e soprattutto per quelle in cui nessuno ci capisce, per l'ora della morte, per la dura lotta che la precede e per tutta la sua amarezza. (Diario, 343)


Invocami, ti libererò e tu mi darai gloria.

Invocami nel giorno dell'angoscia: ti libererò e tu mi darai gloria. (Sal.49)

Il mio bene è stare vicino a Dio; * nel Signore ho posto il mio rifugio. (Sal 72, 28)

Ecco, io sono con voi tutti i giorni, * sino alla fine del mondo. Alleluia. (Mt 28, 20)

«In verità io vi dico: * tutto quello che chiederete nella preghiera, * abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato», * dice il Signore. (Mc 11, 23.24)

Ridesta, o Signore, la volontà dei tuoi fedeli, + perché, collaborando con impegno alla tua opera di salvezza, * ottengano in misura sempre più abbondante i doni della tua misericordia.

Genti tutte, lodate il Signore, * popoli tutti, cantate la sua lode, * perché forte è il suo amore per noi. (Sal 116, 1-2)

Dio onnipotente, + che ci dai la gioia di partecipare ai divini misteri, * non permettere che ci separiamo mai da te, fonte di ogni bene.


Per farci essere ciò che non eravamo

Sant'Agostino (354-430)
vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Ascolta il Cantico dei Cantici: "L'amore è forte come la morte" (Ct 8,6).

Grande affermazione, fratelli! ... c'è forse qualcuno, fratelli, che possa opporre resistenza alla morte? Si resiste al fuoco, alle inondazioni, al ferro; si resiste alle autorità e magari ai re; arriva la morte: è sola, ma chi può resisterle? Non c'è nulla più forte di lei. E proprio per questo alla sua forza è stata paragonata la carità quando fu detto: L'amore è forte come la morte.

Inoltre, siccome la carità uccide in noi ciò che fummo un tempo, per farci essere ciò che non eravamo, si può dire che l'amore opera in noi una specie di morte.

Una tal morte aveva assaporato colui che diceva: "Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo" (Ga 6,14); e altrettanto era capitato a coloro a cui egli diceva: "Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!" (Col 3,3)


Beata Maria Fortunata Viti

"L’umiltà è il suo messaggio" (Paolo VI)

Religiosa dell’Ordine di San Benedetto, per quasi tutto il corso della sua vita svolse l’incarico di guardarobiera, intenta solo ad osservare con tutto il cuore i precetti della regola. Non sa né leggere né scrivere per le sue ben note vicende familiari e così non può essere ammessa tra le “coriste”, cioè le monache che si dedicano alle funzioni liturgiche. Per lei soltanto il lavoro, con la giornata che inizia alle tre e mezza di mattinata e prosegue in azioni faticose e umili, che lei compie così bene da farle diventare un capolavoro, condendole con tanta preghiera anche in mezzo alla più completa aridità spirituale. 

Visse oltre 70 anni nell'anonimato della sua cella. Alla sua morte, nel 1922, 95enne, fu seppellita nella fossa comune, ma la tirano fuori 13 anni dopo, a furor di popolo, e la seppelliscono in chiesa, tanti sono i miracoli che si verificano sulla sua tomba. Suor Maria Fortunata Viti è stata beatificata l'8 ottobre 1967 dal Beato Paolo VI


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Non temere, ma accetta la morte

Perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia.
2 Mac 7, 1. 20-31

In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.

Soprattutto la madre era ammirevole e degna di gloriosa memoria, perché, vedendo morire sette figli in un solo giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel Signore. Esortava ciascuno di loro nella lingua dei padri, piena di nobili sentimenti e, temprando la tenerezza femminile con un coraggio virile, diceva loro: «Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato il respiro e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore dell'universo, che ha plasmato all'origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo il respiro e la vita, poiché voi ora per le sue leggi non vi preoccupate di voi stessi».

Esortata a lungo, ella accettò di persuadere il figlio; chinatasi su di lui, beffandosi del crudele tiranno, disse nella lingua dei padri: «Figlio, abbi pietà di me, che ti ho portato in seno nove mesi, che ti ho allattato per tre anni, ti ho allevato, ti ho condotto a questa età e ti ho dato il nutrimento. Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l'origine del genere umano. Non temere questo carnefice, ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia».

Mentre lei ancora parlava, il giovane disse: «Che aspettate? Non obbedisco al comando del re, ma ascolto il comando della legge che è stata data ai nostri padri per mezzo di Mosè. Tu però, che ti sei fatto autore di ogni male contro gli Ebrei, non sfuggirai alle mani di Dio»

Voi mi invocherete e io vi esaudirò


Dice il Signore: * «Io ho progetti di pace e non di sventura. * Voi mi invocherete e io vi esaudirò: * vi radunerò da tutte le nazioni dove vi ho disperso». (Ger 29, 11-12.14)

Il mio bene è stare vicino a Dio; * nel Signore ho posto il mio rifugio. (Sal 72, 28)

«In verità io vi dico: * tutto quello che chiederete nella preghiera, * abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato», * dice il Signore. (Mc 11, 23.24)




Santa Matilde di Hackeborn


Nel monastero di Helfta nella Sassonia in Germania, santa Mectilde, vergine, fu donna di squisita dottrina e umiltà, illuminata dal dono divino della contemplazione mistica.

Nasce attorno al 1240 nel castello di Helfta, in Sassonia, da una delle più delle più nobili e potenti famiglie della Turingia, i von Hackeborn. La sorella maggiore, Gertrude, è badessa nel convento di Helfta. All'età di sette anni Matilde viene accolta come educanda nel monastero benedettino di Rodardsdorf. Qui la sua vocazione cresce e la giovane decide di indossare il velo. Nel 1258 raggiunge la sorella maggiore a Helfta dove, tre anni più tardi, le viene affidata la cura di una giovane monaca che resterà nella storia con il nome di santa Gertrude la Grande. Proprio a quest'ultima Matilde confesserà le proprie visioni mistiche. Da queste confidenze nascerà poi uno dei libri più noti della mistica medievale: il Libro della grazia speciale. Matilde, particolarmente dotata nel canto, cura e dirige il coro del monastero. Muore nel monastero di Helfta nel 1298, all'età di 58 anni.

Santa Matilde di Hackeborn, fu la confidente di una grande promessa della Madonna. Verso la fine della vita, la Santa, pensando con timore al grande momento in cui l’anima abbandona il corpo per entrare nell’eternità, pregò la Madre di Dio che si degnasse di assisterla in quel solenne istante. La Madonna esaudì la supplica, dicendole: “Sì, farò sicuramente quello che tu mi domandi, figlia mia, però ti chiedo che ogni giorno tu mi reciti tre Ave Maria.

Ed ecco le promesse legate dalla Vergine alle Tre Ave Maria: “Nell’ora della morte io ti sarò presente, confortandoti e allontanando da te ogni forza diabolica. Ti infonderò lume di fede e cognizione, affinché la tua fede non sia tentata per ignoranza o errore. Ti assisterò nell’ora del tuo trapasso, infondendo nell’anima tua la soavità del divino amore, affinché tanto prevalga in te, ogni pena e amarezza di morte si tramuti, per l’amore, in cosa soavissima”.

La Pratica delle Tre Ave Maria.
E’ sufficiente recitare ogni giorno tre Ave Maria, precedute ed intervallate da queste invocazioni:

Maria, Madre di Gesù e Madre mia,
difendimi dal maligno in vita e nell’ora della morte.
  • Per il potere che ti ha concesso l’eterno Padre. Ave Maria…
  • Per la sapienza che ti ha concesso il divin Figlio. Ave Maria…
  • Per l’amore che ti ha concesso lo Spirito Santo. Ave Maria…
Dopo ogni Ave Maria si può aggiungere la seguente giaculatoria:
Per la tua pura e Immacolata Concezione, o Maria,
fa puro il corpo e salva l’anima mia.

La speciale promessa della Madonna vale per tutti. Qualcuno potrebbe obiettare che ci sia grande sproporzione nell'ot­tenere la salvezza eterna con la semplice recita giornaliera di Tre Ave Maria.
Al Con­gresso Mariano di Einsiedeln in Svizzera, P. Giambattista de Blois rispondeva così:  “Se que­sto mezzo vi sembrerà sproporzionato, sappiate che è Dio stesso che ha concesso al­la Vergine tale potere. Dio è padrone assoluto dei suoi doni. E la Vergine santissima, nella potenza d'intercessione risponde con generosità pro­porzionata al suo immenso amore di Madre”.


Cambia l'avversione dei miei nemici


2 Mac 6, 18-31
Signore Gesù Sacramentato e penitente,
cambia l'avversione dei miei nemici in benevolenza.
Fagli ritenere che le parole da me pronunciate sono sagge.

«In verità io vi dico: * tutto quello che chiederete nella preghiera, * abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato», * dice il Signore. (Mc 11, 23.24)

Mentre stavi per morire, gemendo sotto i colpi, Signore Ti dico: «Tu, sai bene che, anche potendo sfuggire alla morte, invece, hai voluto soffrire nel corpo atroci dolori, sotto i flagelli, ma nella tua anima hai sopportato volentieri tutto questo, per amore mio».