(1883-1902) Religioso passionista
Religioso della Congregazione della Passione di Gesù Cristo, che, mentre si preparava con fervore e gioia al sacerdozio, morì piamente, a 19 anni, colpito da una malattia
Contentissimo di fare la volontà di Dio. Secondo il carisma della Famiglia Passionista, egli sentiva di dover completare in sé le sofferenze di Cristo a vantaggio dell’intero suo corpo mistico (Col 1, 24). Amava ripetere: “Penso sempre a Gesù quando salì il Calvario, e alla sua santissima Madre che andava appresso al Signore, e io voglio seguire le loro sofferenze”.
Dirà un testimone: “Desiderava seguire Gesù nelle sue sofferenze”.
Il giovane è un "colosso di salute": robusto, ben proporzionato, alto 1m75. Nessuno può sospettare quello che sta per accadere. Il 15 febbraio 1899 Ferdinando arriva a Paliano (Frosinone) per iniziarvi l’anno di noviziato. Il 5 marzo 1899 veste l'abito e prende un nome nuovo: Grimoaldo per devozione verso il santo protettore di Pontecorvo. La vita di novizio tutta solitudine, preghiera e mortificazione gli sembra cucita proprio su misura: una gioia così vera e intensa non l'ha mai sperimentata prima. I confratelli più anziani come pure compagni notano in lui un impegno costante per la perfezione.
Emessa la professione religiosa il 6 marzo 1900, si trasferisce a Ceccano, sempre in provincia di Frosinone. Qui riprende gli studi delle materie classiche; seguirà poi lo studio della filosofia e della teologia per prepararsi al sacerdozio. Il 31 ottobre 1902, durante una passeggiata pomeridiana nei dintorni del convento, Grimoaldo avverte improvvisi e lancinanti dolori alla testa con vertigini e disturbi visivi. Torna indietro e si mette a letto. Il giorno successivo, festa di tutti i santi, partecipa alla celebrazione della messa e riceve devotamente l’Eucarestia. Ma perdurando il male si mette di nuovo a letto e viene chiamato il medico. La diagnosi è crudele e spazza via ogni speranza: meningite acuta, cui si aggiungerà anche qualche complicazione. Nei giorni della malattia il giovane rivela ancora di più il suo desiderio della santità e il suo amore a Dio.
La camera dell’ammalato diventa una scuola di virtù. Grimoaldo infatti “rifulge in quella pazienza di cui ha dato sempre prova ammirevole e spesso ripete di accettare la malattia dalla volontà di Dio”. Raccomanda ai compagni che lo aiutino con la preghiera a non perdere la pazienza e il coraggio nell’abbracciare la croce. Con una gioia che gli brilla sul volto si dichiara “contentissimo di fare la volontà di Dio”. Negli ultimi istanti di vita il suo volto diventa splendido come il sole, i suoi occhi si fissano su un punto della stanza. Si spegne al tramonto del sole “calmo, sereno e tranquillo, qual bambino che dolcemente si riposa fra le braccia di sua madre”.
È il 18 novembre 1902: Grimoaldo ha soltanto 19 anni. I religiosi si fanno animo “nella persuasione che si perde un confratello e si acquista un santo”. I genitori non sono presenti alla sua morte: Grimoaldo apparirà loro confortandoli. Vivranno sereni; contenti di avere avuto un figlio così. A lui si rivolgeranno pregandolo nelle loro necessità.
Le sue spoglie mortali furono sepolte nel cimitero del paese, ma nell’ottobre 1962 vennero esumate e traslate nella chiesa del convento passionista di Ceccano. Dopo ben sessant'anni nella tasca del suo abito funebre, ridotto ormai a brandelli, fu ritrovato un pezzetto di stoffa unitamente ad un biglietto con la scritta: “abito del venerabile Gabriele dell’Addolorata”, una reliquia che il giovane portava sempre con sé. Grimoaldo durante la vita aveva guardato con particolare affetto a San Gabriele, nutrendosi del suo esempio.
La sua fama di santità si estese enormemente, numerose grazie furono attribuite alla sua intercessione e finalmente San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) lo dichiarò Venerabile il 14 maggio 1991 e Beato il 29 gennaio 1995.
