Sacerdote O.F.M. Conv.
Considerava La partecipazione ai misteri di Cristo, nella pratica fedelissima dei consigli evangelici, come espressione di perfetta carità. Nelle sue continue preghiere, acceso da ardore serafico invocava Dio chiamandolo " sommo Amore, immenso Amore, eterno Amore, infinito Amore ".
La sua fervida devozione all'Immacolata Madre del Signore era alimentata da intensa applicazione a conoscere sempre meglio e far conoscere " chi è Maria ", ed insieme a riconoscere e far riconoscere con fede e con amore il ruolo materno a lei affidato nella storia della salvezza.
"Confessava ogni ceto di persone - asserisce un teste - con somma pazienza e ilarità di volto". Con tutti si dimostrava caritatevole e accogliente, giustificandosi con la speranza di poter dire un giorno al Signore: " Sono stato indulgente, non lo nego, ma voi me lo avete insegnato ".
L'Eucaristia costituiva il perno della sua vita religiosa, ed insieme rappresentava il fine cui ordinava tutto il suo ministero sacerdotale. Sempre, infatti, l'Eucaristia è stata considerata " come fonte e culmine dell'evangelizzazione ", e sempre i fedeli si sono sentiti " pienamente inseriti nel Corpo di Cristo per mezzo dell'Eucaristia " (PO, 5). Fervente ministro dell'Eucaristia il P. Fasani celebrava il Sacrificio della Messa con un 'intenso ardore che elevava e nutriva il suo spirito ed insieme edificava i partecipanti; e nella predicazione inculcava nei fedeli l'amore all'Eucaristia promuovendo anche la Comunione quotidiana.
Costituivano un campo privilegiato della sua attività pastorale i poveri, gli ammalati, i carcerati. Spinto da questo suo programma evangelico-caritativo " Bisogna che si faccia la carità ", amava pregare con i poveri e per i poveri; ogni giorno distribuiva personalmente ai poveri l'aiuto caritatevole della comunità religiosa, e molto spesso faceva loro pervenire doni e soccorsi raccolti dai benefattori. Talvolta le sue preghiere ottennero prodigiosi interventi della divina Provvidenza in favore dei poveri. Visitava e confortava i malati esortandoli a cercare nella bontà di Dio motivi di speranza e di rassegnazione. La cura spirituale dei detenuti, affidatagli dal Vescovo di Lucera, gli consentiva di visitare ogni giorno i carcerati e di esortarli alla fiducia nell'amore misericordioso di Dio; a lui era affidato il compito di assistere i condannati a morte fino ai momenti estremi.
Quando nel 1742 Francesco Antonio Fasani venne colto dall'ultima malattia, egli volle offrirla al Signore, in spirito di perfetta letizia, con l'espressione con cui sempre aveva offerto a Dio le azioni della sua vita: "Volontà di Dio, paradiso mio".

