Terziaria francescana
Laica, del Terz’Ordine di San Francesco, bella di aspetto, sorridente e affabile con tutti, parlava con soavità e mitezza. Dedicò la sua breve esistenza alla preghiera, alla penitenza e all’aiuto dei bisognosi. Diede esempi ammirevoli di mitezza e di gioiosa accettazione della sofferenza, per amore del Signore. Metteva il bene nella testa di tutti.
Teresa Manganiello nacque il 1 gennaio 1849 a Montefusco, arcidiocesi di Benevento, e battezzata il giorno successivo, terminò la sua corsa terrena a poco meno di 27 anni il 4 novembre 1876. Undicesima figlia di una famiglia contadina, e contadina lei stessa, conobbe il patire già negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, che trascorse tra le fatiche domestiche e quelle dei campi.
Aliena dalle gioie puerili del mondo, dimostrò rettitudine di costumi e singolare purezza di cuore congiunte a preghiera e a generoso servizio. Pur illetterata, diede sempre prove chiare di singolare maturità di mente. A dodici anni emise voto privato di verginità, e da giovane rifiutò costantemente non poche profferte di matrimonio.
All’età di vent’anni la sua già singolare e riconosciuta maturità umana e spirituale ebbe modo di crescere in maniera eccezionale alla scuola del Terz’Ordine Francescano, che nel suo paese nativo fu istituito da Padre Lodovico Acernese, cappuccino.
La giovane Teresa vi aderì prontamente e, il 15 maggio 1870 e, sotto la guida del suo Direttore spirituale, compì mirabili progressi sulla via della santità secondo lo spirito del Poverello d’Assisi. Fu innamorata della Povertà, fedelissima osservante dell’obbedienza, eroicamente generosa nello spirito penitenziale. Agli occhi di P. Ludovico, il suo confessore, apparve come eccezionale modello di terziaria.
Mentre viveva in pienezza i Voti e le Regole del Terz’Ordine, avrebbe desiderato entrare in convento, ma il Signore non le diede mai questa grazia, lasciandola nel nudo patire, anche se Padre Acernese, che cullava il progetto di fondare una nuova Famiglia religiosa, aveva pensato a Teresa come modello e prima superiora. All’ardore per l’Eucaristia e per la Passione del Signore la giovane terziaria univa una fiamma viva di carità verso il prossimo, che si estendeva alla sua numerosa famiglia, ai tanti poveri che passavano per la casa colonica, agli straccioni e agli infermi, ai quali prestava premurose cure mediante erbe curative coltivate da lei stessa.
Nel 1874 mentre ascoltava la S. Messa fu colpita da una emottisi, alla quale ne seguirono altre, che la costrinsero inferma per alcuni mesi, durante i quali diede ammirevoli esempi di mitezza e gioiosa accettazione della sofferenza per amore del Signore. Si spense con un impeto di gioia nella notte del 4 novembre 1876, mentre il popolo piangeva la morte della “monachella santa”.
Teresa, con la sua semplicità, sembra dire che la Terra ospita anche persone buone, generose e oneste, la cui rettitudine non è sporcata dal fango della trasgressione e del peccato
