Il compito della mia formazione

Maria Costanza Zauli (al secolo: Palma Pasqua)
(1886 - 1954)

Gesù mi diceva interiormente: «Entri nella casa del tuo Dio; ricordati di dare opere di luce; devi effondere la luce intorno a te, per compiacermi, per il bene della tua comunità e per i disegni che ho su di te. Non sgomentarti, lasciami fare: comprenderai in seguito in qual modo mi servirò di te per effondere la mia luce».

Con quale familiarità e intimità di rapporti, appena entrata in Religione, Gesù incominciò a darsi all'anima mia! Il compito della mia formazione se lo assunse Lui stesso. Mi seguiva sempre (spesso con presenza a me visibile), mi ammaestrava, mi guidava in tutto e per tutto.

Gesù era di continuo al mio fianco, mi accompagnava quando mi mandavano in città, mi parlava per via lasciandomi vedere soltanto il breve tratto di strada sufficiente a dirigere i miei passi verso la meta.

Mi diceva ad esempio:
«Non sei sola. Ti seguo. Rimani occupata della mia presenza e lascia che io illumini il tuo intelletto, dia ardore di carità al tuo cuore, per elevarti a quella contemplazione che deve formare la tua caratteristica spirituale».

Oppure: «Voglio delinearti il cammino che dovrai percorrere fedelmente. Lo potrai, se adorerai incessantemente. L'adorazione è amore, l'amore è donazione. Rinnoverai la tua donazione ad ogni tua azione. Opera sempre alla mia presenza. Non ti chiedo cose grandi, ma fedeltà all'istante. Anche i più piccoli atti di fedeltà sono da me accolti con compiacenza».

Quasi sempre quando tornavo, compiuta l'obbedienza, venivo rimproverata per il ritardo. Sentivo di non dovermi giustificare e mi costava, perché le altre religiose, non sapendo com'erano andate le cose, si mostravano dispiacenti di quel modo di fare della nuova arrivata. Ma il mio Divino Maestro mi ammaestrava così: «Non fermare mai il tuo ragionamento su pensieri di scusa, ma proponiti di far meglio in seguito». Ed esigeva che non lasciassi in nessun modo trapelare neppur l'ombra del contrasto e della sofferenza.

Per me continuavano le prove; circostanze assai difficili andavano succedendosi le une alle altre, ma nonostante la mia grande sensibilità, dovevo tenermi superiore a tutto, pienamente abbandonata alla condotta del mio Dio.

Il Signore mi si comunicava con tale abbondanza di grazia e pienezza di amore da costringermi a pregarlo di voler mitigare i suoi trasporti se voleva conservarmi in vita. «Lasciami fare, rispondeva, ho bisogno di una piccolissima creatura aperta ad accogliere la pienezza del mio amore per poterne allargare l'effusione su tutta la terra. Questa è la tua missione». Mi donavo tutta al mio Dio, dicendogli di fare di me e attraverso me tutto quello che voleva...