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| Unione con Gesù e amore verso i poveri |
Beata Elisabetta Vendramini (1790-1860)
Vergine, dedicò la sua vita ai poveri e, dopo aver superato molte avversità, fondò l'Istituto delle Suore Terziarie Francescane Elisabettine di Padova.
Il contatto con i bambini abbandonati e il degrado morale del quartiere fece maturare in Elisabetta l'intuizione avuta a Bassano: dare vita a una comunità di terziarie regolari a servizio dei più poveri. Il 10 novembre del 1828, Elisabetta, sotto la guida di don Luigi Maran, con due sorelle, Felicita Rubotto e Chiara Der, diede inizio, alla famiglia delle suore terziarie francescane elisabettine in una povera soffitta che lei chiamerà splendida reggia della santa povertà.
Gli inizi per Elisabetta e le sue prime sorelle furono contrassegnati da altissima povertà dalla quale nacque una profonda fiducia nella Provvidenza che, peraltro, rispondeva puntualmente alle richieste, anche le più temerarie tanto che Elisabetta poté scrivere: “Abbiamo intesa la cura che Dio si prendeva di noi”. Dal 1835 le Elisabettine si moltiplicano e aprono scuole, aiutano gli emarginati e gli anziani.
Elisabetta muore il 2 aprile 1860, prima che la congregazione ottenga i riconoscimenti canonici.
Prega continuamente. Osserva perfettamente la Regola. Sceglie i lavori più umili. Ama le mortificazioni e le penitenze. Ha immensa carità verso i poveri e gli orfani. Proprio perché vede Gesù nei malati, riesce a trattarli con un amore sconfinato (soprattutto se sono ingrati, sgradevoli e ripugnanti). Sopporta, profondamente unita al Signore, prove morali, incomprensioni e aridità spirituali.
«Religiosa di raffinata sensibilità contemplativa la Beata si perdeva nella meditazione del mistero della Santissima Trinità, cogliendone il dinamismo dell'incarnazione del Verbo, per arrivare quindi, alla lode e all'ammirazione del Cristo povero e crocifisso, che riconosceva e serviva, poi, nei poveri tanto amati» (San Giovanni Paolo II).

