Cristo ci ha mandato ad annunciare il Vangelo

1 Cor 1, 17-25
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.

Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio.


Presero anche dell’olio in piccoli vasi

San Gregorio Magno (ca 540-604)
papa, dottore della Chiesa

“Le cinque vergini stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi”. 

L’olio designa il chiarore della gloria; i vasi sono i nostri cuori nei quali portiamo i nostri pensieri. Le vergini sagge portano dell’olio nei loro vasi, perché custodiscono nella loro coscienza tutto il chiarore della loro gloria, come dice san Paolo: “Questo infatti è il nostro vanto: la testimonianza della coscienza” (2Cor 1,12). Le vergini stolte invece non presero olio con sé, perché non portano la loro gloria nel segreto del cuore, cioè l'aspettano dalle lodi degli altri.

“A mezzanotte, si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destano. Ma le lampade delle stolte si spengono perché le loro opere, che dal di fuori sembravano luminose agli occhi degli uomini, all’interno non sono che tenebre quando viene il Giudice; e non ricevono da Dio nessuna ricompensa, avendo già ricevuto dagli uomini le lodi che avevano desiderato.



Vegliate, tenetevi pronti, viene il Figlio dell'uomo.

Mt 24, 42-51
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 
Ma se un servo malvagio dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda", 
e ritardasse la sua conversione, la sua trasfigurazione, ritardasse di portare la sua croce redentiva, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare troppo e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà;
e arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa;
lo punirà severamente e gli infliggerà le conseguenze e la sorte che meritano gli ipocriti, gli ingannatori, i falsi, i pigri, i traviati, gli infedeli, i malfattori, gli impenitenti, gli oltraggiosi, i menefreghisti, i truffatori, i superbi, gli arroganti, gli impuri, i lussuriosi, gli omicidi, i sanguinari, i ladri, gli ingiusti, gli adulteri: là sarà pianto e stridore di denti».

Quindi non ritardiamo la nostra conversione, il nostro dovere di fedeli servitori di Gesù, stiamo attivi e vigili, non ritardiamo il nostro progresso nelle virtù, nella mortificazione dei vizi e nella nostra purificazione.


Santa Monica. Madre di Sant'Agostino

Santa Monica. Madre di Sant'Agostino

Degna di lode è la donna che teme il Signore. * I suoi figli la proclamano beata * e suo marito ne tesse l'elogio. Apre le sue palme al misero, * stende la mano al povero, * non mangia il pane frutto di pigrizia. (Pr 31, 20.27.28)



Mangiare e bere troppo, come gli ubriaconi e i mangioni

Mt 24, 42-51
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo.
Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda", e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».


Felice il servo trovato a vegliare!

Santa Caterina da Siena (1347-1380)
terziaria domenicana, dottore della Chiesa, compatrona d'Europa

Carissimo fratello in Cristo, il dolce Gesù, io Caterina, serva e schiava dei servi di Gesù Cristo, vi scrivo nel suo sangue prezioso, con il desiderio di vedervi signore giusto nell’esercizio del potere che vi è stata affidato.

È necessario essere giusti e custodire con giustizia la città dell’anima nostra, vivendo nel timore vero e santo di Dio; amando la virtù e odiando il vizio. Così gusteremo il sangue di Gesù crocifisso; la vera e santa giustizia risplenderà in voi e sarete signore giusto e buono di voi stesso e del prossimo, ma non altrimenti. Perciò vi ho detto che desideravo vedervi un padrone giusto, affinché, vivendo con giustizia, manteniate la rettitudine e la giustizia nella vostra carica.

Carissimo fratello, non dormite più; ma scuotete con zelo il vostro sonno. Rientriamo in noi stessi e non aspettiamo il tempo, perché il tempo non aspetta noi; esso corre più veloce di quanto crediamo. Vorrei che uscissimo dalla nostra posizione attuale e spezzassimo i legami che ci tengono prigionieri; poiché chi è legato non può camminare e noi dobbiamo avanzare nella via della virtù, seguendo la dottrina di Gesù crocifisso, che è Via, Verità e Vita. Chi lo segue non cammina nelle tenebre, ma nella luce. Camminiamo dunque in questa via dolce e diritta.


Beata María Pilar Izquierdo Alber

“Soffrire e amare, amare e soffrire”

Vergine e fondatrice delle “Missionarie di Gesù e Maria”

A San Sebastián in Spagna, beata Maria del Pilar Izquierdo Albero, vergine, che, a lungo oppressa dalla povertà e da gravi malattie, cercò Dio nell’operoso amore per i poveri e gli afflitti, per servire i quali fondò l’Opera Missionaria di Gesù e Maria.

María Pilar Izquierdo Albero, terza di cinque fratelli, nasce a Saragozza (Spagna) il 27 luglio 1906. I suoi genitori, una coppia umile e povera di beni materiali, ma ricca in virtú, trasmise alla bambina lo spirito di pietà, l’amore ai poveri e una tenera devozione alla Madonna del Pilar. Dato che non aveva potuto frequentare la scuola, non sapeva scrivere e leggeva a malapena, per questo si riteneva “una tontica” che non sapeva altro che “soffrire e amare, amare e soffrire”.
Presto sperimentò sulla propria pelle la realtà del dolore e comprese il valore redentore della sofferenza.

All´etá di 12 anni fu vittima di una malattia misteriosa che nessuno dei medici seppe diagnosticare. Dopo quattro anni vissuti ad Alfamen per motivi di salute, ritornó a Saragozza dove cominciò a lavorare in una fabbrica di calzature, attirando su di sé l’amore di tutti per la sua semplicità, la sua naturale simpatia, la sua bontà e laboriosità. Il Signore però, voleva condurla verso un’altra strada e lo fece facendola addentrare sempre più nel mistero della croce. Tanto amò María Pilar la sofferenza che era solita ripetere: “Trovo in questo soffrire un amore così grande verso il nostro Gesù che muoio e non muoio... perché è quest’amore che mi fa vivere”.

Nel 1926, mentre tornava dal lavoro, si fratturò il bacino cadendo dal tram; nel 1927, come conseguenza di molteplici cisti, rimase paraplegica e cieca: cominciò per lei una via dolorosa, durata più di dodici anni, fra gli ospedali di Saragozza e la povera soffitta della via Cerdan, 24. Questo luogo divenne, nonostante tutto, una scuola di spiritualità e un’oasi di luce, di pace e di gioia per quanti la visitavano, specialmente durante i tre anni della guerra civile spagnola. Lì si pregava, si coltivava l´amicizia evangelica e le anime venivano aiutate dalla Madre nel discernimento della vocazione a cui Dio le chiamava. Nel 1936 María Pilar comincia a parlare dell´Opera di Gesù che sarebbe dovuta sorgere nella Chiesa e che avrebbe avuto come scopo “riprodurre la vita attiva del Signore sulla terra mediante le opere di misericordia”.

L’otto dicembre 1939, festa dell´Immacolata, di cui lei era devotissima, María Pilar guarì in modo straordinario dalla sua paralisi che la costrinse a restare a letto per più di 10 anni. Sparirono pure le cisti e la vista tornò istantaneamente.
Subito dopo mise in marcia l´Opera, trasferendosi con un gruppo di giovani a Madrid dove era già stata approvata la fondazione con il nome di “Missionarie di Gesù e Maria”. Presto però, si frapposero i giudizi umani ai piani di Dio: le fu vietato di esercitare nessuna forma di apostolato fino a 1942, anno in cui il vescovo di Madrid concesse l’approvazione canonica dell´opera come pia unione di Missionarie di Gesù, Maria e Giuseppe.
Dopo due anni di fecondo apostolato tra i poveri, i bambini e gli ammalati dei sobborghi di Madrid, Dio volle condurla nuovamente sul cammino della croce. Si riprodussero in lei le cisti dell’addome e, alla malattia, si unirono le sofferenze morali con cui Dio è solito purificare le anime che vuole portare alle vette della perfezione. Le calunnie, gli intrighi e le incomprensioni screditarono l´Opera e allontanarono da essa diverse giovani che sempre le erano state fedeli. La situazione arrivò a un punto tale che María Pilar, su consiglio del suo confessore, nel novembre del 1944, dovette ritirarsi dalla sua stessa Opera. La seguirono nove delle sue figlie.

Il 9 dicembre si mise in viaggio alla volta di San Sebastiano, ultimo tratto della sua salita al calvario. Durante il viaggio, in una notte gelida e su una strada coperta di neve, si fratturò una gamba in un incidente di macchina. Un tumore maligno che si manifestò quasi contemporaneamente, la ferì a morte, ma tutto questo non riuscì a spegnere la luce della sua fede né la ferma convinzione che l’Opera sarebbe sorta di nuovo. Prostrata sul letto di dolore, abbandonata, poté assaporare meglio il calice, mentre incoraggiava le sue figlie dicendo loro: “Mi dispiace tanto lasciarvi perché vi amo molto, ma dal cielo vi sarò più utile. Sarò presso di voi per stare sempre con quelli che soffrono, con i poveri, gli ammalati. Quando più sole sarete, più vicina sarò a voi”.

Muore a San Sebastiano, a 39 anni di età, il 27 agosto 1945, offrendo la sua vita per le figlie che si erano separate da lei e ricordando con dolore e con amore: “Le amo tanto - diceva - che non le posso dimenticare; anche se mi percuotessero e mi trascinassero per terra, vorrei averle tutte qui. Non voglio ricordare il male che mi fanno, ma il bene che mi hanno fatto. Lo sa bene il nostro amato Gesù, che più, molto più di quello che mi fanno soffrire, voglio che Lui dia loro il cielo”.
Le sue figlie, fiduciose nelle parole della Madre, rimasero unite sotto la guida del Padre Daniel Díez García, che l’aveva aiutata e assistita negli ultimi anni della sua vita.
Nel 1947 arrivarono a Logroño e nel maggio del 1948 il vescovo D. Fidel García Martínez approvò canonicamente l’Opera come pia unione con il nome di “Opera Missionaria di Gesù e Maria”. Nel 1961 l’Opera fu approvata come Congregazione di Diritto Diocesano e nel 1981 fu dichiarata Congregazione di Diritto Pontificio. L’Istituto conta, attualmente, 22 case sparse in diversi punti della Spagna, Colombia, Ecuador, Venezuela, Italia e Mozambico.
La fama di santità della Venerabile María Pilar Izquierdo si accrebbe a tal punto che il vescovo di Calahorra - La Calzada - Logroño, Mons. Francisco Alvarez Martínez, considerò opportuno aprire la Causa di Beatificazione e Canonizzazione. Il Processo Diocesano si celebrò dal 1983 al 1988.

María Pilar Izquierdo Albero è stata beatificata, a Roma, il 04 novembre 2001, da San Giovanni Paolo II 

Mio Dio, salva il tuo servo, che in te confida

Sal 85,1-3

Signore, tendi l'orecchio, rispondimi.
Tu, mio Dio, salva il tuo servo, che in te confida.
Pietà di me, o Signore, a te grido tutto il giorno.


Crea in me, o Dio, un cuore puro

San Bernardo (1091-1153)
monaco cistercense e dottore della Chiesa

"Laceratevi il cuore, dice il profeta, e non le vesti". 

Chi fra di voi, ha la volontà particolarmente soggetta alla caparbietà? Si laceri il cuore con la spada dello Spirito, che non è altro che la Parola di Dio. Lo laceri e lo riduca in polvere, perché soltanto con un cuore affranto si può tornare al Signore. 

Ascolta l'uomo che Dio ha trovato conforme al suo cuore: "Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore". È saldo per l'avversità, è saldo per la prosperità, è saldo per le cose umili, è saldo per quelle alte, è saldo per quello che gli ordinerai. "Saldo è il mio cuore, o Dio, saldo è il mio cuore". Chi, come Davide, è saldo per entrare e per uscire, per camminare secondo la volontà di Dio?

Davide diceva ancora, a proposito dei peccatori: "Il loro cuore si è coperto come di grasso; io trovo le mie delizie nel meditare la tua Legge". "La durezza del cuore e l'ostinazione dello spirito vengono dal fatto che invece che meditare sulla Legge di Dio, restiamo nella nostra volontà".


Santa Maria Michela del Santissimo Sacramento

Santa Maria Michela del Santissimo Sacramento

Vergine e fondatrice della Congregazione delle Ancelle del Santissimo Sacramento e della Carità, che, mossa da un grande amore e dal desiderio di guadagnare anime a Dio, dedicò la propria vita all'adorazione del Santissimo Sacramento e al riscatto delle ragazze moralmente traviate e delle prostitute.

Santa Maria Michela del Santissimo Sacramento (al secolo Micaela Desmaisières y López de Dicastillo) è stata una religiosa spagnola e fondatrice, nata a Madrid il 1° gennaio 1809 e morta a Valencia il 24 agosto 1865.

La Vita e la Vocazione
Nascita nobile: Nacque in una famiglia aristocratica e ricevette un'educazione raffinata.
La svolta: Durante una visita all'ospedale di San Giovanni di Dio a Madrid, vide la grande sofferenza delle donne vittime della prostituzione e dell'abbandono.
Scelta radicale: Decise di lasciare i privilegi della nobiltà per dedicare tutta la sua vita e i suoi beni a queste donne. 

L'Opera Caritativa
La fondazione: Nel 1845 aprì una prima casa di accoglienza per le donne in difficoltà.
La congregazione: Fondò la Congregazione delle Ancelle del Santissimo Sacramento e della Carità (Adoratrici), dedite all'adorazione eucaristica e al recupero sociale delle ragazze vulnerabili.
Diffusione: La sua opera si estese rapidamente in varie città della Spagna.

Morte e Culto
La morte: Morì a Valencia il 24 agosto 1865 dopo aver contratto il colera mentre assisteva i malati durante un'epidemia.
Riconoscimento: La Chiesa cattolica la venera come santa.  La sua memoria liturgica si celebra il 24 agosto.

Santa Maria Michela del Santissimo Sacramento

La certezza della presenza reale di Cristo nel Sacramento Eucaristico, generò in Santa Maria Michela un abbandono filiale in Lui e una fiducia certa che le avrebbe dato tutto ciò che aveva bisogno la sua anima e la sua opera.

E Dio la dotò di grazie carismatiche, profezie e discernimento delle anime, mentre il suo sforzo ascetico sarà diretto soprattutto alla bontà, all’umiltà e all’obbedienza; dopo la sua consacrazione a Dio, prenderà il nome di Maria Michela del SS. Sacramento.

Santa Emilia de Vialar

Santa Emilia de Vialar

"Il nostro Ordine deve prosperare nella povertà"

Vergine, che, dedita alla diffusione del Vangelo in regioni lontane, istituì a Marsiglia la Congregazione delle Suore di San Giuseppe dell’Apparizione e la diffuse con dedizione

"Il Signore fa ardere in me quel fuoco che vi aveva acceso da tempo e io mi rallegro di questa grazia, perchè se Dio non mi infondesse lo spirito di zelo il mio cuore cesserebbe di essere animato e allora io non potrei fare più niente. Faccia la sua bontà che, finchè io viva, questo fuoco divino no si spenga".

"Lo spirito di questa Congregazione consiste nel consacrare le Suore all'esercizio delle diverse opere della carità. Per acquisire questa divina virtù, esse meditano ogni giorno della loro vita sulla carità immensa di cui é ricolmo il cuore di Gesù Cristo; si sforzano di imitare il suo zelo per la salvezza delle anime e la sua grande misericordia verso il prossimo. Contemplano spesso le piaghe adorabili del Salvatore affinché, nella riflessione continua sull'amore di Dio per gli uomini, possano mantenere e aumentare ogni giorno i sentimenti di compassione e di zelo che sempre devono animarle verso i loro simili". 

(Gaillac, 12 settembre 1797 – Marsiglia, 24 agosto 1856)


Preghiera di abbandono e di speranza

San Pio da Pietrelcina (1887-1968)
cappuccino

"Chi si abbasserà sarà innalzato"

Non smettere di fare atti di umiltà e di amore nei confronti di Dio e degli uomini: Dio, infatti, parla a chi si tiene con cuore umile davanti a lui, e lo arricchisce con i suoi doni.

Se Dio ti riserva le stesse sofferenze di suo Figlio e vuole farti toccare con mano la tua debolezza, è meglio fare atto di umiltà che perdere coraggio. 

Rivolgi a Dio una preghiera di abbandono e di speranza quando la tua fragilità causa la caduta, e ringrazia il Signore di tutte le grazie di cui ti arricchisce.


Il Signore ci ha riscattato dalla mano dell'oppressore

Sal 106

RIT: Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.

Lo dicano quelli che il Signore ha riscattato,
che ha riscattato dalla mano dell'oppressore
e ha radunato da terre diverse,
dall'oriente e dall'occidente,
dal settentrione e dal mezzogiorno.

RIT: Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.

Alcuni vagavano nel deserto su strade perdute,
senza trovare una città in cui abitare.
Erano affamati e assetati,
veniva meno la loro vita.

RIT: Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.

Nell'angustia gridarono al Signore
ed egli li liberò dalle loro angosce.
Li guidò per una strada sicura,
perché andassero verso una città in cui abitare.

RIT: Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.

Ringrazino il Signore per il suo amore,
per le sue meraviglie a favore degli uomini,
perché ha saziato un animo assetato,
un animo affamato ha ricolmato di bene.

RIT: Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.


L'ho detto e lo farò

Ez 37, 1-14
Dal libro del profeta Ezechiele.

In quei giorni, la mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite.
Mi disse: «Figlio dell'uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annuncia loro: "Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete. Saprete che io sono il Signore"». Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l'uno all'altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai, ed ecco apparire sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c'era spirito in loro.
Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell'uomo, e annuncia allo spirito: "Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano"». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato.
Mi disse: «Figlio dell'uomo, queste ossa sono tutta la casa d'Israele. Ecco, essi vanno dicendo: "Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti". Perciò profetizza e annuncia loro: "Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d'Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò"». Oracolo del Signore Dio.


La Chiesa che canta le lodi di Dio

Dalla Costituzione Apostolica «Divino Afflatu» di san Pio X, papa

I salmi furono composti per divina ispirazione e si trovano raccolti nelle Sacre Scritture. Risulta che fin dagli inizi della Chiesa sono serviti meravigliosamente a nutrire la pietà dei fedeli. I cristiani mediante i salmi offrivano continuamente a Dio il sacrificio di lode, cioé il frutto delle labbra che rendevano omaggio al suo nome (Eb 13, 15; Os 14, 3). Una parte ragguardevole della stessa sacra Liturgia e del divino Ufficio, secondo l'uso già accolto nella Legge antica, é costituito da salmi. Da essi nacque quella «voce della Chiesa» di cui parla Basilio, e la salmodia, «figlia di quella innodia», come la chiama il nostro predecessore Urbano ottavo, «che risuona incessantemente davanti al trono di Dio e dell'Agnello». 

Sono i salmi soprattutto che, secondo sant'Atanasio, insegnano agli uomini consacrati al culto divino, «in che misura si debba lodare Dio, e con quali parole rendergli decorosamente omaggio». Egregiamente dice a tal proposito Agostino: «Per essere opportunamente lodato dall'uomo, Dio stesso si é lodato; e poiché si é degnato di lodare se stesso, per questo l'uomo ha trovato come lo possa lodare».

Nei salmi si trova una sorprendente efficacia per suscitare negli animi di tutti il desiderio delle virtù. Benché, infatti, tutta la nostra Scrittura, e antica e nuova, sia divinamente ispirata e utile all'istruzione (2 Tm 3, 16), però il libro dei salmi, secondo sant'Atanasio é, per così dire, il giardino paradisiaco nel quale si possano cogliere i frutti di tutti gli altri testi ispirati. Così il salterio non solo innalza i canti degli altri libri biblici, ma vi unisce anche i suoi, che modula al suono della cetra. 

Sant'Atanasio aggiunge: «A me pare che a colui che innalza canti, i Salmi siano come uno specchio, in cui uno contempla se stesso e i movimenti della propria anima, e da ciò si sente spinto a recitarli». Sant'Agostino nelle Confessioni esclama: «Quanto ho pianto al sentire gli inni e i canti in tuo onore, vivamente commosso dalla voci della tua Chiesa, che cantava dolcemente! Quelle voci vibravano nelle mie orecchie e la verità calava nel mio cuore e tutto si trasformava in sentimento di amore e mi procurava tanta gioia da farmi sciogliere in lacrime».

Chi non si sentirebbe altamente edificato nel ripetere qualcuno di quei numerosi passi che cantano così liricamente e profondamente l'infinita grandezza di Dio, la sua potenza, la sua eccelsa santità, la sua bontà e misericordia con tutte le altre infinite prerogative divine? Quell'intenso sentimento religioso che li permea é straordinariamente efficace a muovere il cuore alla gratitudine verso i benefici divini, o ad ispirare l'umile supplica in ordine a nuove grazie, o a suscitare salutari propositi di conversione dal peccato. I salmi accendono l'amore a Cristo perché sono come un quadro che presenta ben delineata l'immagine del Redentore. Giustamente dunque Agostino ne «sentiva in tutti i salmi la voce che esultava e che gemeva, che si allietava nella speranza o che sospirava la meta».


Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati

Sal 50

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.

Tu non gradisci il sacrificio;
se offro olocausti, tu non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.

Mostrerò la mia santità in voi

Ez 36, 23-28
Dal libro del profeta Ezechiele.

Così dice il Signore Dio: «Santificherò il mio nome grande, profanato fra le nazioni, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le nazioni sapranno che io sono il Signore - oracolo del Signore Dio –, quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi.
Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.
Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio».

Andate anche voi nella mia vigna

Autore ignoto del IX secolo

Carissimi, perseverate nelle opere buone che avete iniziato. Tanti poveri uomini servono un re della terra a rischio della vita e con enormi difficoltà per un beneficio che subito dopo passa e scompare; perché dunque voi non vi disponete a servire il re del cielo per ottenere la beatitudine del Regno? 

Per mezzo della fede siete stati chiamati dal Signore nella sua vigna, ossia nell'unità della santa Chiesa: vivete e comportatevi in modo da poter ricevere il compenso, cioè la beatitudine del Regno elargita da Dio.

Nessuno disperi per la grandezza dei suoi peccati, dicendo: "Sono tanti i miei peccati, nei quali ho perseverato fino all'anzianità e alla vecchiaia; ormai non potrò ottenere il perdono, tanto più che sono stati essi ad abbandonare me e non io a lasciare loro". Non sia mai che costui disperi della misericordia di Dio, perché alcuni sono stati chiamati nella vigna del Signore all'ora prima, altri alla terza, altri ancora alla sesta; altri poi alla nona e infine altri all'undecima ora. Ossia: alcuni sono attirati al servizio di Dio fin dall'infanzia, altri nell'adolescenza, altri ancora nella giovinezza, altri nell'anzianità e finalmente altri nella vecchiaia.

Nessuno quindi, in qualsiasi età si trovi, deve disperare di potersi convertire. Lavorate fedelmente la vigna della Chiesa, per ricevere il compenso della beatitudine eterna; sicché possiate, insieme con Cristo capo di cui siete le membra, regnare per l'eternità.


Lascia tutto per seguire Cristo

San Pier Damiani (1007-1072)
eremita poi vescovo, dottore della Chiesa

E' gran cosa in verità "lasciare tutto", ma ancor più grande è "seguire Cristo" poiché, come lo impariamo sui libri, molti hanno lasciato tutto ma non hanno seguito Cristo. Seguire Cristo è il nostro compito, il nostro lavoro, in ciò consiste l'essenza della salvezza dell'uomo, ma non possiamo seguire Cristo se non abbandoniamo tutto quanto ce lo impedisce. Poiché "esulta come prode che percorre la via" (Sal 19,6) e nessuno può seguirlo se è carico di un peso.

"E noi - dice Pietro - che abbiamo lasciato tutto", non solo i beni di questo mondo, ma anche i desideri dell'anima. Poiché non ha abbandonato tutto colui che resta attaccato a se stesso. Anzi, non serve a nulla lasciare tutto il resto tranne se stesso, perché non c'è peso più grande per l'uomo che se stesso. Quale tiranno più crudele, quale maestro più impietoso per l'uomo che la sua stessa volontà?

Occorre che abbandoniamo i beni e la nostra volontà, se vogliamo seguire colui che non aveva "dove posare il capo" (Lc 9,58) e che è venuto "non per fare la sua volontà, ma per fare la volontà di colui che l'ha mandato" (Gv 6,38).


Chi vuol seguirmi, rinunzi a se stesso

Leggenda dei compagni di S. Francesco d'Assisi (ca 1244)

La gioia del distacco spirituale

Un giorno, messer Bernardo andò di nascosto da san Francesco, che non aveva ancora nessun compagno. "Fratello, disse Bernardo, io voglio distribuire, nel modo che parrà a te più appropriato, tutti i miei beni temporali, per amore del mio Signore che me li ha dati". Francesco rispose: "Di buon mattino andremo in chiesa e consulteremo il libro dei Vangeli, per sapere quello che il Signore insegnò ai suoi discepoli". Sul fare del giorno si alzarono, presero con sé un altro uomo di nome Pietro, che egualmente desiderava diventare loro fratello, ed entrarono nella chiesa . Essendo dei semplici, non sapevano trovare le parole evangeliche riguardanti la rinuncia al mondo, e perciò pregavano devotamente il Signore affinché mostrasse la sua volontà alla prima apertura del libro.

Finita la preghiera, Francesco prese il libro dei Vangeli ancora chiuso e, inginocchiandosi davanti all'altare, lo aprì. E subito gli cadde sott'occhio il consiglio del Signore: "Se vuoi essere perfetto, va' e vendi tutti i tuoi beni e distribuiscili ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo". Francesco, dopo aver letto il passo, ne fu molto felice e rese grazie a Dio. Ma, vero adoratore della Trinità, volle l'appoggio di tre testimoni; per cui aprì il libro una seconda e una terza volta. Nella seconda, incontrò quella raccomandazione: "Non portate nulla nei vostri viaggi" (Lc 9, 3); e nella terza: "Chi vuole seguirmi, rinunzi a se stesso" (Lc 9, 23). Francesco disse: "Fratelli, ecco la vita e la regola nostra, e di tutti quelli che vorranno unirsi a noi. Andate dunque e fate quanto avete udito".

Andò messer Bernardo, che era assai ricco, e vendette ogni suo avere, ricavandone molto denaro, che distribuì interamente ai poveri della città. E da quell'ora, vissero con lui secondo la forma del santo Vangelo, come il Signore aveva indicato loro. E così Francesco poté scrivere nel suo Testamento: "Il Signore stesso mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo".

 

Preghiera, Sacramenti, Opere di Misericordia

San Giovanni Maria Vianney (1786-1859)
sacerdote, curato d'Ars

L'unione con Dio

Il Buon Dio non ha bisogno di noi. Se ci comanda di pregare, è perché desidera la nostra felicità e la nostra felicità può essere trovata solo lì. Quando ci vede arrivare, piega il Suo Cuore verso la Sua piccola creatura come un padre che si china per ascoltare il suo bambino che gli parla.

Al mattino, bisogna fare come il bambino nella culla: non appena apre gli occhi, guarda subito se vede sua madre.

Ci sono due cose per unirsi al Signore e ottenere la salvezza: la preghiera e i sacramenti. Tutti coloro che sono diventati santi hanno frequentato i sacramenti e hanno elevato la loro anima a Dio attraverso la preghiera.


Come sopra la terra sarà sciolto anche in cielo

Santa Teresa di Calcutta (1910-1997)
fondatrice delle Suore Missionarie della Carità

"Tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo": il sacramento della riconciliazione

L'altro giorno, qualcuno, un giornalista, mi ha fatto una strana domanda: "Anche lei va a confessarsi? - Si, vado a confessarmi ogni settimana, ho risposto. - Dio deve essere più che esigente se anche lei va a confessarsi".

A mia volta gli ho detto: "Capita a volte al vostro proprio figlio di sbagliare. Cosa succede quando vi dice: "Babbo mi dispiace!" Che cosa fate? Prendete vostro figlio tra le braccia e lo baciate. Perché? Perché è il vostro modo di dirgli che lo amate. Dio fa la stessa cosa. Egli vi ama teneramente". Se noi abbiamo peccato o abbiamo commesso un errore, facciamo in modo che ciò ci aiuti ad avvicinarci a Dio. Diciamogli umilmente: "So che non avrei dovuto agire così, ma anche questa caduta, te la offro".

Se abbiamo peccato, se abbiamo commesso degli errori, andiamo verso di lui e diciamogli: "Mi dispiace! Ne sono pentito!" Dio è un padre che ha pietà. La sua misericordia è più grande dei nostri peccati. Egli ci perdonerà.


Perdonate e sarete perdonati

Sant'Agostino (354-430)
vescovo d'Ippona e dottore della Chiesa

"Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi". Ogni uomo non solo è debitore verso Dio, ma anche ha come debitore il proprio fratello. Effettivamente chi non è debitore verso Dio se non Colui nel quale non può riscontrarsi alcun peccato? Chi inoltre non ha come debitore il proprio fratello, se non colui verso il quale non ha commesso alcuna colpa? Ogni uomo dunque è debitore, ma tuttavia anch'egli ha un debitore. 

Ti chiede l'elemosina un mendicante, ma sei anche tu un mendicante di Dio. In effetti, quando preghiamo, siamo tutti mendicanti di Dio; stiamo davanti alla porta di casa del gran padre di famiglia (Lc 11,5), anzi ci prostriamo con la faccia a terra, gemiamo supplichevoli, desiderosi di ricevere qualcosa; e questo qualcosa è Dio stesso! 

Che ti chiede un mendicante? Del pane. E tu che cosa chiedi a Dio se non Cristo che dice: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo” (Gv 6,51)? 
Volete essere perdonati? Perdonate. “Perdonate e sarete perdonati”. 
Volete ricevere? “Date e vi sarà dato” (Lc 6,37)

Se perciò desideriamo d'essere perdonati, dobbiamo essere pronti a perdonare tutte le colpe commesse contro di noi. Se in realtà considerassimo i nostri peccati e contassimo le colpe commesse con azioni, con la vista, con l'udito, col pensiero, con innumerevoli moti colpevoli, non so se potremmo dormire senza sentire il peso d'un talento. 

Ogni giorno dunque noi chiediamo, ogni giorno bussiamo con la preghiera alle orecchie di Dio, ogni giorno ci prosterniamo e diciamo: “Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Quali debiti tuoi? Tutti o soltanto una parte? Tu risponderai: "Tutti". Così dunque dovrai rimetterli tutti al tuo debitore.


Crea in me, o Dio, un cuore puro.

Salmo 50
1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.
2 Quando venne da lui il profeta Natan dopo che aveva peccato con Betsabea.

3 Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
4 Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.

5 Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
6 Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l`ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.

7 Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
8 Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell`intimo m`insegni la sapienza. 
9 Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve. 
10 Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.

11 Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.

12 Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
13 Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
14 Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.

15 Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.
16 Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,
la mia lingua esalterà la tua giustizia.

17 Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;
18 poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.
19 Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.

20 Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.
21 Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l`olocausto e l`intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.


Portatelo qui da me

Mt 17, 14-19
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell'acqua. L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».

E Gesù rispose:
"O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me".

Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.

Eccoci Signore Gesù Sacramentato, in ginocchio da Te.
Signore, abbi pietà di noi!
Aiutaci nelle nostre necessità, nei nostri bisogni.
A Te ricorriamo, vieni presto in nostro aiuto.

Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi, l'hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato, non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti. Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da' gloria al tuo nome, Signore, fa' con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia. (Dn 3, 31.29.43.42)

Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: "Spòstati da qui a là", ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».

Voi non siete riusciti. Per la vostra poca fede.
Se avrete fede, nulla vi sarà impossibile.


Se avrete fede, nulla vi sarà impossibile

Portatelo qui da me

Mt 17, 14-19
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell'acqua. L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: "Spòstati da qui a là", ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».

Signore, Tu non abbandoni chi ti cerca.

Sal 9

Il Signore siede in eterno, stabilisce il suo trono per il giudizio: governerà il mondo con giustizia, giudicherà i popoli con rettitudine.

Il Signore sarà un rifugio per l'oppresso, un rifugio nei momenti di angoscia. Confidino in te quanti conoscono il tuo nome, perché tu non abbandoni chi ti cerca, Signore.

Cantate inni al Signore, che abita in Sion, narrate le sue imprese tra i popoli, perché egli chiede conto del sangue versato, se ne ricorda, non dimentica il grido dei poveri.


Il Signore farà giustizia al suo popolo.

Dt 32,35-41

Sì, vicino è il giorno della loro rovina
e il loro destino si affretta a venire.
Perché il Signore farà giustizia al suo popolo
e dei suoi servi avrà compassione.

Ora vedete che io, io lo sono
e nessun altro è dio accanto a me.
Sono io che do la morte e faccio vivere;
io percuoto e io guarisco.

Quando avrò affilato la folgore della mia spada
e la mia mano inizierà il giudizio,
farò vendetta dei miei avversari,
ripagherò i miei nemici.


Un messaggero che annuncia la pace!

Na 2,1.3; 3,1-3.6-7
Dal libro del profeta Naum

Ecco sui monti i passi d’un messaggero
che annuncia la pace!
Celebra le tue feste, Giuda, sciogli i tuoi voti,
poiché il malvagio non passerà più su di te:
egli è del tutto annientato.

Infatti il Signore restaura il vanto di Giacobbe,
rinnova il vanto d’Israele,
anche se i briganti li hanno depredati
e saccheggiano i loro tralci.

Guai alla città sanguinaria,
piena di menzogne,
colma di rapine,
che non cessa di depredare!

Sìbilo di frusta, fracasso di ruote,
scalpitìo di cavalli, cigolìo di carri,
cavalieri incalzanti, lampeggiare di spade,
scintillare di lance, feriti in quantità,
cumuli di morti, cadaveri senza fine,
s’inciampa nei cadaveri.

«Ti getterò addosso immondizie,
ti svergognerò, ti esporrò al ludibrio.
Allora chiunque ti vedrà, fuggirà da te
e dirà: “Nìnive è distrutta! Chi la compiangerà?
Dove cercherò chi la consoli?”».

Fate udire la vostra lode

Ger 31, 1-7
Dal libro del profeta Geremìa

«In quel tempo - oracolo del Signore -
io sarò Dio per tutte le famiglie d’Israele
ed esse saranno il mio popolo.
Così dice il Signore:
Ha trovato grazia nel deserto
un popolo scampato alla spada;
Israele si avvia a una dimora di pace».

Da lontano mi è apparso il Signore:
«Ti ho amato di amore eterno,
per questo continuo a esserti fedele.
Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata,
vergine d’Israele.
Di nuovo prenderai i tuoi tamburelli
e avanzerai danzando tra gente in festa.
Di nuovo pianterai vigne sulle colline di Samarìa;
dopo aver piantato, i piantatori raccoglieranno.
Verrà il giorno in cui le sentinelle grideranno
sulla montagna di Èfraim:
“Su, saliamo a Sion,
andiamo dal Signore, nostro Dio”.
Poiché dice il Signore:
Innalzate canti di gioia per Giacobbe,
esultate per la prima delle nazioni,
fate udire la vostra lode e dite:
“Il Signore ha salvato il suo popolo,
il resto d’Israele”».

Ecco, cambierò la sorte delle tende di Giacobbe

Ger 30,1-2.12-15.18-22
Dal libro del profeta Geremia.

Parola rivolta a Geremìa da parte del Signore:
"Così dice il Signore, Dio d'Israele: Scriviti in un libro tutte le cose che ti ho detto.
Così dice il Signore:
La tua ferita è incurabile,
la tua piaga è molto grave.
Nessuno ti fa giustizia;
per un'ulcera vi sono rimedi,
ma non c'è guarigione per te.
Ti hanno dimenticato tutti i tuoi amanti,
non ti cercano più;
poiché ti ho colpito come colpisce un nemico,
con un castigo spietato,
per la tua grande iniquità,
perché sono cresciuti i tuoi peccati.
Perché gridi per la tua ferita?
Incurabile è la tua piaga.
Ti ho trattato così
per la tua grande iniquità,
perché sono cresciuti i tuoi peccati.

Così dice il Signore:
Ecco, cambierò la sorte delle tende di Giacobbe
e avrò compassione delle sue dimore.
Sulle sue rovine sarà ricostruita la città
e il palazzo sorgerà al suo giusto posto.
Vi risuoneranno inni di lode,
voci di gente in festa.
Li farò crescere e non diminuiranno,
li onorerò e non saranno disprezzati;
i loro figli saranno come un tempo,
la loro assemblea sarà stabile dinanzi a me,
mentre punirò tutti i loro oppressori.
Avranno come capo uno di loro,
un sovrano uscito dal loro popolo;
io lo farò avvicinare a me ed egli si accosterà.
Altrimenti chi rischierebbe la vita
per avvicinarsi a me?
Oracolo del Signore.
Voi sarete il mio popolo
e io sarò il vostro Dio".

Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

Sal.144

Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all'ira e grande nell'amore. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa e tu dai loro il cibo a tempo opportuno. Tu apri la tua mano e sazi il desiderio di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie e buono in tutte le sue opere. Il Signore è vicino a chiunque lo invoca, a quanti lo invocano con sincerità.

San Pietro Giuliano Eymard

San Pietro Giuliano Eymard

"Noi predichiamo Gesù Cristo, e Gesù Cristo Sacramentato"

Affermava che un'ora ai piedi di Gesù Sacramentato vale più che una mattinata intera di studi sui libri.

San Pietro Giuliano Eymard, sacerdote, dapprima appartenente al clero diocesano e poi membro della Società di Maria, fu insigne cultore del mistero eucaristico e istituì due Congregazioni, una maschile e l’altra femminile, per promuovere e diffondere la devozione verso il Santissimo Sacramento. Morì nel villaggio di La Mure presso Grenoble in Francia, dove era nato.

Come San Paolo, era l'amore di Cristo che lo spingeva a predicare. Ardeva nel suo cuore l'enorme desiderio di incendiare il mondo con il fuoco di Colui che è presente in ogni tabernacolo. Era necessario toglierLo da lì, esporLo, prestarGli adorazione, riconoscendoLo come l'unico capace di sanare tutti i problemi, tanto degli individui che della società.

Nel suo desiderio di portare le anime alla Sacra Eucaristia, oltre ai Padri Sacramentini, fondò la Congregazione delle Serve del Santissimo Sacramento, contemplative dedite all'Adorazione Perpetua ed anche una Aggregazione del Santissimo Sacramento. 

 

Sant'Alfonso Maria de’ Liguori

Sant'Alfonso Maria de’ Liguori

Vescovo, dottore della Chiesa.
Fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore.
(Marianella, Napoli 27 settembre 1696 – Nocera dei Pagani, 1º agosto 1787) 

"I pulcini delle rondini non fanno altro che gridare, cercando con ciò l’aiuto e l’alimento alle loro madri. Così dobbiamo sempre gridare, chiedendo a Dio soccorso per evitare la morte del peccato, e per avanzarci nel suo santo amore".

Sant'Alfonso Maria de’ Liguori rifulse per la sua premura per le anime, per i suoi scritti, la sua parola e il suo esempio. Al fine di promuovere la vita cristiana nel popolo, si impegnò nella predicazione e scrisse libri, specialmente di morale, disciplina in cui è ritenuto un maestro, e, sia pure tra molti ostacoli, istituì la Congregazione del Santissimo Redentore per l’evangelizzazione dei semplici. Eletto vescovo di Sant’Agata dei Goti, si impegnò oltremodo in questo ministero, che dovette lasciare quindici anni più tardi per il sopraggiungere di gravi malattie. Passò, quindi, il resto della sua vita a Nocera dei Pagani in Campania, tra grandi sacrifici e difficoltà.