Perché avete paura, gente di poca fede?

San Giovanni Maria Vianney (1786-1859)
sacerdote, curato d'Ars

Il buon uso delle tentazioni

Come il buon soldato non ha paura di combattere, così il buon cristiano non ha paura della tentazione. La più grande tentazione è di non averne affatto! Si potrebbe quasi dire di esser felici di avere tentazioni: è il momento della raccolta spirituale dove raccogliamo per il cielo. Se fossimo ben compenetrati della santa Presenza di Dio, ci sarebbe facilissimo resistere al nemico. Con questo pensiero: Dio ti vede! non peccheremmo mai.
C'era una santa che si lamentava con nostro Signore dopo la tentazione dicendo: "Dove eravate dunque, mio Gesù amabilissimo, durante questa orribile tempesta?" E nostro Signore le rispose: "Ero in mezzo al tuo cuore".

Mt 8, 23-27
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori.

Beato Gennaro Maria Sarnelli
Beato Gennaro Maria Sarnelli
Sacerdote Redentorista

Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori ( 1 Pt 3, 15 )
“Signore, non voglio ne morire, ne vivere, voglio quello che volete Voi”.

Sacerdote della Congregazione del Santissimo Redentore, che si adoperò attivamente per l’assistenza ad ogni categoria di bisognosi.

Gennaro Maria Sarnelli nasce a Napoli il 12 settembre 1702 da Angelo, barone di Ciorani. Nel 1722 si laurea in diritto canonico e civile ed esercita l'avvocatura fino al 1728. In questi anni conosce un altro avvocato: Alfonso Maria de' Liguori.

Ancora laico si associa al gruppo che gravita intorno a sant'Alfonso. Nel 1728 lascia la professione di avvocato, nel 1732 è sacerdote. Nello stesso anno de' Liguori fonda la nuova Congregazione del Santissimo Redentore (Redentoristi); Gennaro Sarnelli lo raggiunge un anno dopo ed insieme intraprendono una serie di missioni in tutta la Costiera Amalfitana e nei paesi dell'entroterra.

Nel 1736 rientra a Napoli, dove si dedica all'evangelizzazione tra le prostitute. Si adopera inoltre per l'assistenza religiosa e materiale ai «facchinelli», minori sfruttati per il lavoro. Dal 1741 organizza una missione permanente nei sobborghi di Napoli.

Muore a 41 anni, il 30 giugno 1744 a Napoli e viene sepolto nella parrocchia di Santa Maria dell'Aiuto. Verrà poi traslato nella casa madre dei Redentoristi.

Giovanni Paolo II l'ha proclamato beato il 12 maggio 1996.


Il Signore mi porterà in salvo nel suo regno.

2 Tm 4,6-8.17.18
Dalla seconda lettera di san Paolo a Timoteo.

Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.
Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l'annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone.
Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.


Il Signore mi ha liberato da ogni paura.

Sal. 33

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

L'angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com'è buono il Signore;
beato l'uomo che in lui si rifugia.


Il Signore mi ha strappato dalla mano di Erode

At 12, 1-11
Dagli Atti degli apostoli

In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Àzzimi. Lo fece catturare e lo gettò in carcere, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua.
Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui. In quella notte, quando Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro, piantonato da due soldati e legato con due catene, stava dormendo, mentre davanti alle porte le sentinelle custodivano il carcere.
Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Àlzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. L'angelo gli disse: «Mettiti la cintura e légati i sandali». E così fece. L'angelo disse: «Metti il mantello e seguimi!». Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si rendeva conto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell'angelo: credeva invece di avere una visione.
Essi oltrepassarono il primo posto di guardia e il secondo e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città; la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l'angelo si allontanò da lui.
Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva».


Pietro, uscì e pianse amaramente.

San Bernardo (1091-1153)
monaco cistercense e dottore della Chiesa

"Sono l'infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo" (1Co 15,9)

Fratelli, a ragione la Chiesa applica ai santi apostoli Pietro e Paolo le parole del saggio: "Questi invece furono uomini di fede, e le loro opere giuste non sono dimenticate. Nella loro discendenza dimora una preziosa eredità: i loro posteri" (Si 44,10-11). Sì, si può ben chiamarli uomini di fede: perché hanno ottenuto misericordia per se stessi poiché sono pieni di misericordia e nella sua misericordia Dio ce li ha dati.

Vedete, infatti, quale misericordia ci hanno ottenuta. Se interrogate san Paolo su questo punto vi dirà di lui stesso: "Prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia" (1Tm 1,13). Infatti chi sa quanto male ha fatto ai cristiani di Gerusalemme ed in tutta l'intera Giudea?

Per quanto riguarda il beato Pietro ho un'altra cosa da dirvi, tanto sublime quanto unica. Infatti, se Paolo ha peccato, l'ha fatto senza saperlo, poiché non aveva la fede; Pietro invece aveva ben gli occhi aperti al momento della sua caduta (Mt 26,69ss). Ma "laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia" (Rm 5,20). Se San Pietro ha potuto elevarsi a un tal grado di santità dopo aver fatto una caduta così grave, chi può ormai disperare, se vuole anche solo un poco uscire dai suoi peccati? Guardate quanto dice il vangelo: "Uscì e pianse amaramente".

Avete sentito quale misericordia gli apostoli hanno ottenuta, e ormai nessuno fra voi sarà oppresso dalle colpe passate più di quanto occorre. Se hai peccato, Paolo non ha forse peccato di più? Se hai fatto una caduta, Pietro non ne ha fatta una più grande della tua? Ora, l'uno e l'altro, con la penitenza, non solo hanno ottenuto la salvezza ma sono diventati grandi santi, sono addirittura diventati ministri della salvezza, i maestri della santità. Fa' dunque lo stesso, fratello, poiché è per te che la Scrittura li chiama "uomini di fede".


Santa Vincenza Gerosa

Santa Vincenza Gerosa
Chi sà il Crocifisso sà tutto

Vergine, religiosa, fondò a Lovere in Lombardia, insieme a santa Bartolomea Capitanio l’Istituto delle Suore della Carità (dette di Maria Bambina) con lo scopo di soccorrere i tanti bisogni del tempo e di ogni tempo.

Caterina diceva: “E' il Signore il padrone dei cuori. È lui che li tocca e li chiama. L’opera è sua e sa quello che torna in bene, lasciamo fare a Dio”.

Per Caterina Gesù crocifisso era “il gran libro da meditare e da imitare”. “Chi sa il crocifisso sa tutto”, diceva spesso.

“La vecchia”, come si auto-chiamava per umiltà, anche di fronte a personalità, raggiunse il suo Gesù il 20 giugno 1847, mentre stringeva sul cuore il Crocifisso e diceva “lasciatemi andare”.

Unite in un medesimo amore per Gesù e i suoi “poveri”, Vincenza Gerosa e Bartolomea Capitanio furono canonizzate insieme, il 18 maggio 1950 (Anno Santo), dal Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958).

Santa Bartolomea Capitanio e Santa Vincenza Gerosa



Beata Maria Pia Mastena

Beata Maria Pia Mastena

Vergine, fondatrice della Congregazione delle Religiose del Santo Volto

Nacque a Bovolone in provincia di Verona il 7 dicembre 1881.
Presto in lei si fece sentire la chiamata alla vita religiosa, perseguendo il suo ideale improntato ad una forte devozione eucaristica ed al Santo Volto. Fece domanda di entrare in convento all’età di 14 anni, ma fu accettata soltanto nel 1901 come postulante nell’Istituto delle Sorelle della Misericordia di Verona.

Con il permesso dei Superiori, l’11 aprile 1903, nello stesso giorno in cui - senza esserne a conoscenza - tornava al Cielo la mistica lucchese Santa Gemma Galgani, fece il personale « voto privato di vittima».

Vestì l’abito religioso il 29 settembre del 1902, e il 24 ottobre 1903 emise i voti religiosi e le fu imposto il nome di Suor Passitea di Gesù Bambino. Visse con generosa intensità spirituale questa prima tappa di vita religiosa e la ricorderà sempre come un tempo di grazia e di benedizione e sempre parlerà con stima e riconoscenza dei superiori e delle consorelle dell’Istituto delle Sorelle della Misericordia. Il fervore trovato in questo Istituto la porterà a fare in seguito il voto di cercare in tutto la cosa più perfetta.

Svolse il compito dell’insegnante in diversi luoghi del Veneto, e ben 19 anni li trascorse a Miane, dedicandosi anche ad un intenso apostolato tra gli alunni di ogni età, infermi e inabili.

Con l’autorizzazione dei suoi Superiori ed il « nulla osta » della Santa Sede, entrò il 15 aprile 1927 nel monastero Cistercense di Veglie, per assecondare il suo anelito contemplativo.

Il 15 novembre 1927, incoraggiata dal Vescovo di Vittorio Veneto, uscì dal Monastero, riprese l’insegnamento e passò all’istituzione di una nuova Congregazione denominata Religiose del Santo Volto. Eretta canonicamente l’8 dicembre 1936, dopo tante sofferenze fu riconosciuta quale Congregazione di Diritto Pontificio il 10 dicembre 1947.

La sua attività fu dedicata al consolidamento e all'espansione della Congregazione, promuovendo iniziative per i poveri, sofferenti ed ammalati, affidando all'Istituto il carisma di “Propagare. riparare, ristabilire il Volto di Gesù, nei fratelli più poveri ed abbandonati di tutto il mondo”.

Il Carisma della Fondatrice e l'Istituto "Religiose del Santo Volto" si sono diffusi rapidamente nei luoghi più poveri ed abbandonati che portavano i segni della seconda guerra mondiale, nel Veneto, a Roma, in Toscana, in Lombardia, in Francia, vivente ancora Madre Mastena.

Morì a Roma il 28 giugno 1951.


Ricorda, Signore, quant'è breve la mia vita.

Salmo 88
Maskil. Di Etan l'Ezraita.

Canterò senza fine le grazie del Signore,
con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,
perché hai detto: "La mia grazia rimane per sempre";
la tua fedeltà è fondata nei cieli.
Ho stretto un`alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide mio servo: stabilirò per sempre la tua discendenza,
ti darò un trono che duri nei secoli".

I cieli cantano le tue meraviglie, Signore,
la tua fedeltà nell'assemblea dei santi.
Chi sulle nubi è uguale al Signore,
chi è simile al Signore tra gli angeli di Dio?
Dio è tremendo nell'assemblea dei santi,
grande e terribile tra quanti lo circondano.

Chi è uguale a te, Signore, Dio degli eserciti?
Sei potente, Signore, e la tua fedeltà ti fa corona. 
Tu domini l'orgoglio del mare, tu plachi il tumulto dei suoi flutti.
Tu hai calpestato Raab come un vinto,
con braccio potente hai disperso i tuoi nemici.

Tuoi sono i cieli, tua è la terra,
tu hai fondato il mondo e quanto contiene;
il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati,
il Tabor e l'Ermon cantano il tuo nome.
E' potente il tuo braccio,
forte la tua mano, alta la tua destra.
Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,
grazia e fedeltà precedono il tuo volto.

Beato il popolo che ti sa acclamare
e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto:
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
nella tua giustizia trova la sua gloria.
Perché tu sei il vanto della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra potenza.
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d`Israele.

Un tempo parlasti in visione ai tuoi santi dicendo:
"Ho portato aiuto a un prode,
ho innalzato un eletto tra il mio popolo.
Ho trovato Davide, mio servo,
con il mio santo olio l'ho consacrato;
la mia mano è il suo sostegno,
il mio braccio è la sua forza.

Su di lui non trionferà il nemico,
né l'opprimerà l'iniquo.
Annienterò davanti a lui i suoi nemici
e colpirò quelli che lo odiano.
La mia fedeltà e la mia grazia saranno con lui
e nel mio nome si innalzerà la sua potenza.
Stenderò sul mare la sua mano
e sui fiumi la sua destra.

Egli mi invocherà: Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza.
Io lo costituirò mio primogenito,
il più alto tra i re della terra.
Gli conserverò sempre la mia grazia,
la mia alleanza gli sarà fedele.
Stabilirò per sempre la sua discendenza,
il suo trono come i giorni del cielo.

Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge
e non seguiranno i miei decreti,
se violeranno i miei statuti
e non osserveranno i miei comandi,
punirò con la verga il loro peccato
e con flagelli la loro colpa.

Ma non gli toglierò la mia grazia
e alla mia fedeltà non verrò mai meno.
Non violerò la mia alleanza,
non muterò la mia promessa.
Sulla mia santità ho giurato una volta per sempre:
certo non mentirò a Davide.
In eterno durerà la sua discendenza,
il suo trono davanti a me quanto il sole,
sempre saldo come la luna,
testimone fedele nel cielo".

Ma tu lo hai respinto e ripudiato,
ti sei adirato contro il tuo consacrato;
hai rotto l'alleanza con il tuo servo,
hai profanato nel fango la sua corona.
Hai abbattuto tutte le sue mura
e diroccato le sue fortezze;
tutti i passanti lo hanno depredato,
è divenuto lo scherno dei suoi vicini.

Hai fatto trionfare la destra dei suoi rivali,
hai fatto gioire tutti i suoi nemici.
Hai smussato il filo della sua spada
e non l'hai sostenuto nella battaglia.
Hai posto fine al suo splendore,
hai rovesciato a terra il suo trono.
Hai abbreviato i giorni della sua giovinezza
e lo hai coperto di vergogna.

Fino a quando, Signore,
continuerai a tenerti nascosto,
arderà come fuoco la tua ira?
Ricorda quant'è breve la mia vita.
Perché quasi un nulla hai creato ogni uomo?
Quale vivente non vedrà la morte,
sfuggirà al potere degli inferi?

Dove sono, Signore, le tue grazie di un tempo,
che per la tua fedeltà hai giurato a Davide?
Ricorda, Signore, l'oltraggio dei tuoi servi:
porto nel cuore le ingiurie di molti popoli,
con le quali, Signore, i tuoi nemici insultano,
insultano i passi del tuo consacrato.
Benedetto il Signore in eterno.
Amen, amen.

Che cosa si può fare per questa donna?

2 Re 4,8-16
Dal secondo libro dei Re

Eliseo chiese a Giezi suo servo: "Che cosa si può fare per questa donna?". Il servo disse: "Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio". Eliseo disse: "Chiamala!". La chiamò; essa si fermò sulla porta. Allora disse: "L'anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio".


Va', avvenga per te come hai creduto.

Mt 8, 5-17
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch'io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va', avvenga per te come hai creduto». In quell'istante il suo servo fu guarito.

Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.

Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: "Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie".

Santa Margherita Bays

Santa Margherita Bays

Per partecipare alla passione di Gesù sopportò tutto senza un lamento, in totale abbandono alla volontà di Dio. Fu in questo clima che compose l'ammi­rabile preghiera: “O santa vittima, chiamami a te, è giusto. Non tenere conto della mia repulsione; che io completi nel mio corpo ciò che manca alle tue sofferenze. Abbraccio la croce, voglio morire con te. È nella piaga del tuo Sacro Cuore che desidero esalare l'ultimo sospiro.”

Lo voglio, sii sanata.

Benedetto XVI
papa dal 2005 al 2013

Come l'agire, anche la sofferenza fa parte dell'esistenza umana. Essa deriva, da una parte, dalla nostra finitezza, dall'altra, dalla massa di colpa che, nel corso della storia, si è accumulata e anche nel presente cresce in modo inarrestabile. Certamente bisogna fare tutto il possibile per diminuire la sofferenza: impedire, per quanto possibile, la sofferenza degli innocenti; calmare i dolori; aiutare a superare le sofferenze psichiche. Sono tutti doveri sia della giustizia che dell'amore che rientrano nelle esigenze fondamentali dell'esistenza cristiana e di ogni vita veramente umana. Nella lotta contro il dolore fisico si è riusciti a fare grandi progressi; la sofferenza degli innocenti e anche le sofferenze psichiche sono piuttosto aumentate nel corso degli ultimi decenni.

Sì, dobbiamo fare di tutto per superare la sofferenza, ma eliminarla completamente dal mondo non sta nelle nostre possibilità – semplicemente perché non possiamo scuoterci di dosso la nostra finitezza e perché nessuno di noi è in grado di eliminare il potere del male, della colpa che – lo vediamo – è continuamente fonte di sofferenza. Questo potrebbe realizzarlo solo Dio: solo un Dio che personalmente entra nella storia facendosi uomo e soffre in essa. Noi sappiamo che questo Dio c'è e che perciò questo potere che « toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29) è presente nel mondo. Con la fede nell'esistenza di questo potere, è emersa nella storia la speranza della guarigione del mondo.


Signore, se vuoi, puoi purificarmi.

Mt 8, 1-4
Dal Vangelo secondo Matteo

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va' invece a mostrarti al sacerdote e presenta l'offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».


Beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso

Beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso

"Mi sono offerta a Gesù Crocifisso per essere crocifissa con Lui" e il Signore l’aveva presa in parola, rendendola partecipe del Suo patire, che cercò di vivere silenziosamente e gioiosamente, amalgamandosi al Cuore di Maria Vergine.

La sua esistenza fu ripiena di carismi mistici straordinari, sopportò per lunghi anni dure prove e persecuzioni in spirito di abbandono alla volontà di Dio.

Il programma della sua vita si trova compendiato in una frase: "Voglio vivere cibandomi della volontà di Dio.Voglio che la mia volontà sia un solo impasto con la volontà di Dio". E ancora nel suo Diario: Desidero ardentemente vivere nella volontà di Dio, so che in tal modo si fanno i santi, ed io voglio farmi santa per dar gloria a Dio". 

Programma che deve essere la grande aspirazione di ogni cristiano, in piena conformità alla parola di Cristo, Unico e Supremo modello: "Mio cibo è fare la volontà del Padre" (Gv 4,34), perché: "chi fa la volontà di Dio rimane in eterno" (1 Gv 2,17).


Salvaci, Signore, per la gloria del tuo nome.

Sal 78

O Dio, nella tua eredità sono entrate le genti:
hanno profanato il tuo santo tempio,
hanno ridotto Gerusalemme in macerie.
Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi
in pasto agli uccelli del cielo,
la carne dei tuoi fedeli agli animali selvatici.

Hanno versato il loro sangue come acqua
intorno a Gerusalemme
e nessuno seppelliva.
Siamo divenuti il disprezzo dei nostri vicini,
lo scherno e la derisione di chi ci sta intorno.
Fino a quando sarai adirato, Signore: per sempre?
Arderà come fuoco la tua gelosia?

Non imputare a noi le colpe dei nostri antenati:
presto ci venga incontro la tua misericordia,
perché siamo così poveri!
Aiutaci, o Dio, nostra salvezza,
per la gloria del tuo nome;
liberaci e perdona i nostri peccati
a motivo del tuo nome.


La santità non consiste nel fare grandi cose!

San Giovanni Maria Vianney (1786-1859)
sacerdote, curato d'Ars

Le persone mondane, per evitare di impegnarsi verso la santità – cosa che senza dubbio ostacolerebbe troppo il loro modo di vivere – vorrebbero farvi credere che per essere santi bisogna compiere azioni abbaglianti, dedicarsi a pratiche devozionali straordinarie, abbracciare grandi austerità, digiunare ampiamente e lasciare il mondo per ritirarsi nei deserti, trascorrendo giorni e notti in preghiera. Senza dubbio ciò è molto buono, è davvero la via che molti santi hanno seguito; ma non è ciò che Dio chiede a tutti.

No, non è quello che ci chiede la nostra santa religione; al contrario, essa ci dice: "Alzate gli occhi al cielo e vedete se tutti coloro che ne riempiono i primi posti hanno fatto cose meravigliose. Dove sono i miracoli della Madonna, di San Giovanni Battista, di San Giuseppe?" Ascoltate: Gesù Cristo stesso ha detto che molti nel giorno del giudizio grideranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demoni e fatto miracoli?" (Mt 7,22) "Allontanatevi da me, operai di iniquità, risponderà loro il giusto Giudice; cosa! Avete ordinato al mare, e non avete saputo comandare alle vostre passioni? Avete liberato i posseduti dal demonio e non avete osservato i miei comandamenti?... Andate, miserabili, al fuoco eterno; avete fatto grandi cose, e non avete fatto nulla per salvarvi e meritare il mio amore."

Vedete dunque che la santità non consiste nel fare grandi opere, ma nel custodire fedelmente i comandamenti di Dio e nel compiere i propri doveri nello stato di vita in cui il buon Dio ci ha posti.


O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi.

Sal.68

Per te io sopporto l'insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
sono diventato un estraneo ai miei fratelli,
uno straniero per i figli di mia madre.
Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.

Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.
O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.

Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
non disprezza i suoi che sono prigionieri.
A lui cantino lode i cieli e la terra,
i mari e quanto brùlica in essi.

Signore, difensore dei poveri, ascoltaci.


La bontà del Signore dura in eterno.

Sal 88

Ho stretto un'alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide, mio servo.
Stabilirò per sempre la tua discendenza,
di generazione in generazione edificherò il tuo trono.

Gli conserverò sempre il mio amore,
la mia alleanza gli sarà fedele.
Stabilirò per sempre la sua discendenza,
il suo trono come i giorni del cielo.

Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge
e non seguiranno i miei decreti,
se violeranno i miei statuti
e non osserveranno i miei comandi.

Punirò con la verga la loro ribellione
e con flagelli la loro colpa.
Ma non annullerò il mio amore
e alla mia fedeltà non verrò mai meno.


Gesù a Te affidiamo ogni nostra necessità

Gesù Sacramentato

Gesù Sacramentato ti supplico di intervenire tempestivamente perchè mia moglie giace a letto soffrendo terribilmente, intervieni. A Te affido tutte le necessità della nostra famiglia, che Tu hai costituito, e le necessità del mondo intero. Presto ci venga incontro la tua misericordia, perché siamo così poveri! 

Ascolta, o Signore, la mia voce: a te io grido. Sei tu il mio aiuto: non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. (Sal 26, 7.9)
Come dice Santa Bertilla Boscardin, dobbiamo avere una fede viva in Gesù che tutto può e tanto ci ama. A Lui non costa niente fare anche un miracolo se serve. 
Per intercessione di Maria Immacolata e dei Santi protettori, Gesù aiutaci. Amen.

Matteo 8,5-17 
Dal Vangelo secondo Matteo

Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: "Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente". Gesù gli rispose: "Io verrò e lo curerò". Ma il centurione riprese: "Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch'io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Và, ed egli va; e a un altro; Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fà questo, ed egli lo fa". ... All'udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse al centurione: "Và, e sia fatto secondo la tua fede". In quell'istante il servo guarì.

Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

San Giovanni Cassiano (ca 360-435)
fondatore di monastero a Marsiglia

Dacci il nostro pane!

"Dacci oggi il nostro pane supersostanziale" (Mt 6,11), secondo un altro evangelista, "il nostro pane quotidiano" (Lc 11,3). Il primo aggettivo, pane, esprime la sua nobiltà e la natura della sua sostanza, che lo elevano al di sopra di ogni altra sostanza e lo rendono superiore a tutte le creature per la sublime grandezza e santità. Il secondo aggettivo, quotidiano, esprime l'uso che se ne deve fare e la sua utilità: la parola "quotidiano" mostra che senza questo pane non possiamo vivere un solo giorno della vita spirituale.

Quanto alla parola "oggi", mostra che bisogna nutrirsene ogni giorno e che non basterebbe averla ricevuta ieri, se non ci fosse ugualmente data oggi. Che il bisogno quotidiano che ne abbiamo sia per noi un avvertimento di fare in ogni momento questa preghiera! Non c'è giorno in cui non sia necessario mangiare questo pane, per fortificare il cuore del nostro uomo interiore.

Ma "oggi" può anche riferirsi alla vita presente: "Mentre siamo in questo mondo, dacci questo pane. Sappiamo che lo darai anche nel mondo a venire a coloro che lo avranno meritato. Ma ti preghiamo di concedercelo oggi, perché chi non lo avrà ricevuto in questa vita, non potrà averne parte nell'altra".

Gesù e Santa Faustyna Kowalska.
Io sono il Pane della vita

Gesù a Santa Faustyna Kowalska.
«Sappi anche che la forza che hai per sopportare le sofferenze, la devi alla santa Comunione frequente, perciò va spesso a quella fonte di Misericordia ed attingi con il recipiente della fiducia tutto ciò che ti serve». (Diario, 1487)


Figlioli miei, amatevi gli uni gli altri

San Girolamo (347-420)
sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa

L'amore del prossimo: aiuto reciproco e benevolenza; attingere alla fonte della Bontà divina

"Poiché dunque ne abbiamo l'occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede" (Gal 6,10). Il tempo presente, quello del corso della vita è il tempo del seminare. In questa vita possiamo seminare quello che vogliamo. Finita questa vita, non potremo più agire. Ecco perché il Signore dice: "Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare" (Gv 9,4). 

Malati o sani, umili o potenti, poveri o ricchi, affamati o sazi, facciamo tutto nel nome del Signore, con pazienza e animo eguale, così si compirà in noi quanto dice la Scrittura: "Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio" (Rm 8,28). La rabbia stessa, la passione, l'oltraggio ricevuto che chiede vendetta, diventano per me altrettante occasioni di trionfo, se mi controllo, se conservo il silenzio per Dio, se ad ogni puntura che ferisce e sotto la pressione dei vizi penso a Dio che mi guarda dall'Alto. 

Non diciamo, quando distribuiamo doni: questo è un amico, quello l'ignoro; questo ha diritto a ricevere, quello deve essere disprezzato. Imitiamo nostro Padre, "che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti" (Mt 5,45). La fonte della sua Bontà è aperta per tutti. Schiavo e uomo libero, plebeo e re, ricco e povero, tutti vi bevono alla stesso modo. La lampada accesa in casa illumina tutti senza distinzione. 

San Giovanni Evangelista alla fine della vita, quando non poteva esprimere il suo pensiero con un discorso completo, non proferiva altra parola che questa: "Figlioli miei, amatevi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Alla fine i suoi discepoli gli dissero: "Maestro, perché ci dici sempre così?" Giovanni rispose con questa sentenza degna di lui: "Perché è il precetto del Signore; facciamo solo questo, e ciò basta".


Beata Maria Theresia Scherer

Beata Maria Theresia Scherer

"L’ubbidienza è la strada più diretta, per raggiungere l’apice della perfezione” 

Vergine, cofondatrice della Congregazione delle Suore di Carità della Santa Croce di Ingenbohl, con lo scopo di favorire l'istruzione primaria dei ragazzi delle zone rurali e montane e altre emergenze sociali (sostegno agli ammalati e più in generale ai poveri e bisognosi)

Alla sua morte, avvenuta ad Ingenbohl il 16 giugno 1888, le case erano 422 con più di 1500 suore. La sua tomba, posta nella chiesa della casa madre, è meta di continue peregrinazioni con attestati di grazie ricevute per sua intercessione.

Maria Theresia è stata beatificata, il 29 ottobre 1995, da San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) che, nel corso della celebrazione, concluse “l’elogio” dicendo :
« Maria Theresia rimane un esempio. La sua forza interiore cresceva grazie alla sua vita religiosa: passava molte ore davanti al Santissimo, dove il Signore trasmette il suo amore a tutti coloro che vivono in stretta unione con lui. Ma l’amore non risiede nel cuore di un uomo senza che lì si sviluppino anche le virtù. Più cresceva la sua vita interiore, più Maria Theresia diventava sensibile alle esigenze del mondo del suo tempo. Nelle difficili circostanze che l’Europa attraversò nel diciannovesimo secolo, lei aiutava i popoli dell’Europa centrale con le sue numerose fondazioni. In mezzo al suo lavoro instancabile non esitava a dire che occorreva avere “la mano al lavoro ed il cuore a Dio”. Ella impiegava molta cura in particolare nell’essere fedele agli impegni del battesimo e del voto religioso. L’impegno per l’imitazione di Cristo è il trionfo dell’amore di Dio che si impadronisce di un uomo e che esige da lui ogni sforzo possibile al servizio di quest’amore, essendo cosciente della debolezza umana. Maria Theresia aveva compreso che la garanzia per la fedeltà era l’essere consapevole dei suoi mezzi e dedicarsi incessantemente alla preghiera contemplativa ed alla vita sacramentale. »


Da' a chi ti chiede.

Mt 5, 38-42
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio" e "dente per dente". Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Sii attento, Signore, al mio lamento.

Sal 5

Al maestro del coro. Per flauti. Salmo. Di Davide.

Porgi l`orecchio, Signore, alle mie parole:
intendi il mio lamento.
Ascolta la voce del mio grido,
o mio re e mio Dio,
perché ti prego, Signore.

Al mattino ascolta la mia voce;
fin dal mattino t`invoco e sto in attesa.
Tu non sei un Dio che si compiace del male;
presso di te il malvagio non trova dimora;
gli stolti non sostengono il tuo sguardo.

Tu detesti chi fa il male,
fai perire i bugiardi.
Il Signore detesta sanguinari e ingannatori.
Ma io per la tua grande misericordia
entrerò nella tua casa;
mi prostrerò con timore
nel tuo santo tempio.

Signore, guidami con giustizia di fronte ai miei nemici;
spianami davanti il tuo cammino.
Non c`è sincerità sulla loro bocca,
è pieno di perfidia il loro cuore;
la loro gola è un sepolcro aperto,
la loro lingua è tutta adulazione.

Condannali, o Dio, soccombano alle loro trame,
per tanti loro delitti disperdili,
perché a te si sono ribellati.

Gioiscano quanti in te si rifugiano,
esultino senza fine.
Tu li proteggi e in te si allieteranno
quanti amano il tuo nome.
Signore, tu benedici il giusto:
come scudo lo copre la tua benevolenza.



A Te io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.

Beato Innocenzo da Berzo

Ascolta, o Signore, la mia voce: a te io grido.
Sei tu il mio aiuto: non lasciarmi, 
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

Salmo 26 
Di Davide.

Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore? Quando mi assalgono i malvagi per straziarmi la carne, sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere. Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me divampa la battaglia, anche allora ho fiducia.

Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario. Egli mi offre un luogo di rifugio nel giorno della sventura. Mi nasconde nel segreto della sua dimora, mi solleva sulla rupe. E ora rialzo la testa sui nemici che mi circondano; immolerò nella sua casa sacrifici d'esultanza, inni di gioia canterò al Signore.

Ascolta, Signore, la mia voce. Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi. Di te ha detto il mio cuore: "Cercate il suo volto"; il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto.

Mostrami, Signore, la tua via, guidami sul retto cammino, a causa dei miei nemici. Non espormi alla brama dei miei avversari; contro di me sono insorti falsi testimoni che spirano violenza. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.


Tu lascia anche il mantello

Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897)
carmelitana, dottore della Chiesa

Vivere d'amore, quaggiù, è un darsi smisurato, senza chiedere salario; senza fare conti io mi dò, sicura come sono che quando si ama non si fanno calcoli. Al Cuore divino che trabocca di tenerezza Io ho dato tutto e corro leggera... Non ho più nulla, la mia sola ricchezza è Vivere d'amore.

Vivere d'amore è bandire ogni paura, ogni ricordo dei passati errori. Nemmeno la traccia vedo dei miei peccati, in un istante l'amore ha tutto bruciato. Fiamma divina, dolcissima fornace, del tuo focolare faccio la mia casa. E nella tua fornace mi piace cantare (Dn 3,51): "Io vivo d'amore!"

"Vivere d'amore, che strana pazzia!" Mi dice il mondo: "Smettila di cantare! e non sprecare i tuoi profumi, la tua vita, impiegali utilmente!" Amarti, Gesù, che feconda perdita! Ogni mio profumo è tuo, per sempre. E voglio cantare, lasciando il mondo: Io muoio d'amore!

Amare, è dare tutto e dare se stesso.


San Luigi Maria Palazzolo

San Luigi Maria Palazzolo

«Mi si presentò alla mente che Gesù morì ignudo sulla croce, e perciò sentii desiderio di povertà, di abbandonare tutto»

San Luigi Maria Palazzolo, sacerdote di Bergamo, fondò le Congregazioni delle Suore delle Poverelle e dei Fratelli della Sacra Famiglia.

“Io cerco e raccolgo il rifiuto di tutti gli altri, perché dove altri provvede lo fa assai meglio di quello che io potrei fare, ma dove altri non può giungere cerco di fare qualcosa io così come posso”.

Gesù nascosto nell'Ostia, mio fedele Amico

Santa Faustyna Kowalska e Gesù Sacramentato

O Gesù nascosto nell'Ostia, mio dolce Maestro e fedele Amico, oh, quanto è felice la mia anima, perché ho un tale Amico, che mi tiene sempre compagnia. Non mi sento sola, anche se sono in isolamento. O Gesù Ostia, noi ci conosciamo, questo mi basta. (Diario, 877)


La messe è molta, gli operai sono pochi

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407)
sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa

Tutti i lavori del coltivatore hanno per fine naturalmente la messe. Come dunque Cristo ha potuto chiamare messe un'opera che era soltanto agli inizi? L'idolatria regnava sulla terra... Dappertutto la fornicazione, l'adulterio, il vizio, la cupidigia, il furto, le guerre... La terra era piena di tanti mali! Nessun seme vi era ancora stato gettato. Le spine, i cardi e le erbacce che coprivano il suolo non erano ancora stati sradicati. Nessun aratro era ancora stato tirato, nessun solco tracciato. Come dunque Gesù può dire che la messe è molta?

Gli apostoli sono probabilmente sconvolti e spiazzati: "Come potremo anche solo aprire bocca, stare in piedi davanti a tanti uomini? Noi, Undici, come potremo correggere tutti gli abitanti della terra? Noi che siamo ignoranti, disarmati, sapremo abbordare dei dotti, degli uomini armati; noi che siamo dei subordinati, avvicinare delle autorità? Conosciamo una sola lingua, riusciremo a discutere con i popoli barbari che parlano lingue straniere? Chi potrà sopportarci senza neppure capire la nostra lingua?" 

Gesù non vuole che tali ragionamenti li gettino nello smarrimento. Perciò chiama il Vangelo una messe. È come se dicesse loro: "Tutto è pronto, tutte le disposizioni sono state prese. Vi mando a raccogliere le spighe mature; potete seminare e mietere nello stesso giorno". Quando il coltivatore esce da casa per andare a mietere, il suo cuore trabocca di gioia e il suo viso risplende di felicità. Non considera né le fatiche, né le difficoltà che potrà incontrare.

Datemi in prestito la vostra lingua, dice Cristo, e vedrete il grano maturo entrare nei granai del re. Perciò li manda poi dicendo: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).


Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

“Affinché la devozione all’augustissimo Cuore di Gesù produca i più copiosi frutti nella famiglia cristiana e perfino nell’intera umanità - ha insegnato il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) nell’enciclica « Haurietis Aquas» -, i fedeli abbiano cura di unirvi strettamente la devozione al Cuore Immacolato della Madre di Dio” (§ 84).

Nella Sacra Scrittura, il vocabolo “cuore” è alla base del rapporto religioso-morale dell’uomo con Dio. Il cuore è al centro di tutta la vita spirituale dell’uomo; è principio di vita, memoria, pensiero, volontà, interiorità: il cuore è inteso come sede dell’incontro con Dio.

L’espressione “Cuore Immacolato”, applicato a Maria, è divenuta di uso corrente in seguito alla definizione del dogma dell’Immacolata Concezione (Beato Pio IX - Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878), 8 dicembre 1854, bolla “Ineffabilis Deus”, e raggiunse la massima diffusione negli anni 1942-1952, a motivo degli avvenimenti di Fatima che determinarono la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato.

L’origine storica della festa è abbastanza recente, come è ricordato nell’Esortazione apostolica “Marialis Cultus” (2 febbraio 1974) del Beato Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978 ) che annovera la memoria del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria tra le “memorie o feste che esprimono orientamenti emersi nella pietà contemporanea” (MC 8).

S. Giovanni Eudes (1601-1680) che fu padre, dottore e primo apostolo di questa devozione, come risulta dalle dichiarazioni (1903) di Papa Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) e, nel 1909, di S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914), non separava mai i due Cuori nei suoi progetti liturgici.

Con alcuni suoi discepoli, nel 1648, il santo cominciò a celebrare la festa del Cuore di Maria, componendo i testi liturgici per la Messa; ma solo nel 1805 Pp Pio VII (Barnaba Chiaramonti, 1800-1823) decise di permetterne la celebrazione a tutti quelli che ne avrebbero fatto esplicita richiesta.

Nel 1864 alcuni vescovi chiesero al Papa (Beato Pio IX) la consacrazione del mondo al Cuore di Maria. La prima nazione che si consacrò fu l’Italia, in occasione del Congresso Mariano di Torino del 1897.

Nel secolo XX nuovi avvenimenti prepararono il grande trionfo liturgico della devozione al Cuore di Maria e in particolare le apparizioni di Fatima e le rivelazioni fatte alla mistica portoghese Alessandrina de Balazar.

Il 31 ottobre 1942, nel venticinquesimo anniversario delle apparizioni di Fatima, il Venerabile Pio XII consacrava la Chiesa e il genere umano al Cuore immacolato di Maria e, con il decreto del 1944, istituiva la festa universale del Cuore di Maria, fissando la celebrazione al giorno 22 agosto, ottava dell’Assunta, per invocare la pace.

Successivamente, la celebrazione venne fissata, come memoria, il giorno dopo la solennità del Sacro Cuore di Gesù.


Sant’Antonio di Padova - “Doctor Evangelicus”

Sant’Antonio di Padova

Lisbona, Portogallo, 1195 circa - Padova, 13 giugno 1231

Sant’Antonio, sacerdote e dottore della Chiesa, nato in Portogallo, già canonico regolare, entrò nell’Ordine dei Minori da poco fondato, per attendere alla diffusione della fede tra le popolazioni dell’Africa. Esercitò con molto frutto il ministero della predicazione in Italia e in Francia, attirando molti alla vera dottrina; scrisse sermoni imbevuti di dottrina e di finezza di stile e su mandato di San Francesco insegnò la teologia ai suoi confratelli, finché a Padova fece ritorno al Signore.

Antonio ha operato miracoli quali esorcismi, profezie, guarigioni, compreso il riattaccare una gamba recisa, o il far ritrovare il cuore di un avaro in uno scrigno, rendere innocui cibi avvelenati, predicare ai pesci, costringere una mula ad inginocchiarsi davanti all’Ostia. I suoi miracoli - in vita e dopo la morte - hanno ispirato molti artisti fra cui Tiziano e Donatello. Per la mole di miracoli attribuitagli, fu canonizzato l’anno seguente la sua morte da Pp Gregorio IX.

Sant’Antonio di Padova e Gesù bambino


Elìa, disse a Elisèo: «Sai che cosa ho fatto per te».

1 Re 19, 19-21
Dal primo libro dei Re

In quei giorni, Elìa, disceso dal monte di Dio, l'Oreb, trovò Elisèo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo.
Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elìa disse: «Va' e torna, perché sai che cosa ho fatto per te».
Allontanatosi da lui, Elisèo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elìa, entrando al suo servizio.


Sacro Cuore di Gesù

Sacro Cuore di Gesù
Eccomi tutto per voi, ogni giorno.

Il Cuore divino è sempre ardente di amore per gli uomini sempre aperto a diffondere su di loro ogni tipo di grazie e di benedizioni, sempre toccato dai nostri mali, sempre desideroso di comunicarci i suoi tesori e di donare se stesso a noi, sempre disposto ad accoglierci e ad offrirci un rifugio, una dimora, un anticipo di paradiso fin da questa vita. Eppure, davanti a tanta bontà, che cosa trova mai nel cuore degli uomini? Durezza, dimenticanza, disprezzo, ingratitudine: ama e non è amato e non si conosce nemmeno il suo amore, perché non ci si degna di ricevere i doni attraverso i quali vorrebbe testimoniarlo, né di ascoltare le tenere e segrete dichiarazioni che vorrebbe fare al nostro cuore. (San Claudio la Colombiere)



Sarà grande gloria per Te la mia santificazione

San Claudio La Colombière (1641-1682) gesuita

Al Sacro Cuore di Gesù Cristo
"Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto. " (Gv 19,31-37)

San Claudio la Colombiere

Sacro Cuore di Gesù, insegnami la perfetta dimenticanza di me stesso, poiché è l’unica via per entrare in Te. Poiché tutto ciò che farò in futuro sarà tuo, fai in modo che non faccia nulla che non sia degno di Te. Insegnami cosa devo fare per ottenere la purezza del tuo amore, del quale mi hai ispirato il desiderio. 

Sento in me una grande volontà di compiacerti e una grande impotenza a riuscirci, senza una grande luce e un aiuto molto particolare che non posso aspettarmi che da Te. Fai in me la tua volontà, Signore; mi oppongo, lo sento bene; ma vorrei, almeno nel profondo, non oppormi più. 

E’ a Te che tocca fare tutto, divino Cuore di Gesù Cristo; solo Tu avrai tutta la gloria della mia santificazione, se mai diverrò santo; questo mi sembra più chiaro del giorno; ma sarà una grande gloria per Te, ed è solo per questo che voglio desiderare la perfezione. Così sia.


Beata Maria Schininà

Beata Maria Schininà

A Ragusa, beata Maria Schininà, vergine, che scelse di vivere in umiltà e semplicità dedicandosi alla cura degli infermi, degli abbandonati e dei poveri e istituì le “Suore del Sacro Cuore di Gesù” perché fossero di aiuto in ogni genere di miseria.


Esultate e rallegratevi


Se per vivere piamente incontrerai per amor mio mortificazioni, divisioni, disprezzi, ingiurie e persecuzioni, godine ed esulta, esse ti saranno caparra e passaporto per il regno dei cieli.

(San Francesco Spinelli)





Sono venuto per dare compimento

Sant'Ilario di Poitiers (ca 315-367)
vescovo, dottore della Chiesa

Cristo è il compimento delle Scritture

"Non son venuto per abolire, ma per dare compimento". 
La forza e la potenza di queste parole del Figlio di Dio contengono un grande mistero. 
La Legge, infatti, prescriveva delle opere, ma tutte queste opere ella le orientava alla fede verso le realtà che si sarebbero manifestate in Cristo: poiché l'insegnamento e la Passione del Salvatore sono il disegno grande e misterioso della volontà del Padre. 

La Legge, sotto il velo delle parole ispirate, ha annunciato la nascita di nostro Signore Gesù Cristo, la sua incarnazione, la sua Passione, la sua risurrezione; i profeti, come anche gli apostoli, ci insegnano più volte che da tutta l'eternità è stato disposto il mistero di Cristo per essere rivelato nel nostro tempo.

Cristo non ha voluto che pensassimo che le sue opere contenevano altro che le prescrizioni della Legge. Perciò ha affermato lui stesso: "Non son venuto per abolire, ma per dare compimento". Il cielo e la terra spariranno, ma neppure il minimo comandamento della Legge sparirà, poiché in Cristo tutta la Legge e i Profeti trovano il loro compimento. 

Al momento della Passione ha dichiarato: "Tutto è compiuto" (Gv 19,30). In quel momento, sono state confermate tutte le parole dei Profeti. Ecco perché Cristo afferma che anche il più piccolo dei comandamenti di Dio non può essere abolito senza offendere Dio. Nulla può essere più umile che la cosa più piccola. E la più umile di tutte è stata la Passione del Signore e la sua morte in croce.


Pietà di me, Signore, ascolta la mia preghiera.

Sal 4

Quando t'invoco, rispondimi, Dio della mia giustizia!
Nell'angoscia mi hai dato sollievo;
pietà di me, ascolta la mia preghiera.
Fino a quando, voi uomini, calpesterete il mio onore,
amerete cose vane e cercherete la menzogna?

Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele;
il Signore mi ascolta quando lo invoco.
Tremate e più non peccate,
nel silenzio, sul vostro letto, esaminate il vostro cuore.

Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene,
se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?».
Hai messo più gioia nel mio cuore
di quanta ne diano a loro grano e vino in abbondanza.


La luce della ragione

Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179)
badessa benedettina e dottore della Chiesa

L'anima è penetrata dalla luce, come il mondo è penetrato dal sole

Nell'uomo tutti gli elementi sono distinti e rispettano un ordine determinato. L'anima appare come un fuoco, e in essa, la ragione è come una luce; l'anima è penetrata dalla luce della ragione come il mondo è illuminato dal sole; così, attraverso la ragione, può prevedere e conoscere tutte le opere dell'uomo.

Il sole, oscurato da una nuvola nera, nascosto sotto i fulmini, i tuoni e le abbondanti piogge, non appare più; quando quei fenomeni cessano, diffonde di nuovo la sua luce. Lo stesso vale per l’anima dell’uomo, oppressa a tal punto dal corpo da agire secondo i desideri della carne, la luce interiore della ragione si oscura; poiché la rabbia è come il fulmine, l’avidità come il tuono, i desideri illeciti della carne come piogge torrenziali. 

Quando la penitenza l’ha ripulita dai suoi mali, risplende nella chiarezza della vera luce, illuminata dalla speranza della liberazione e della salvezza. L'anima allora sprigiona la ragione come il fuoco solare dona i suoi raggi e, attraverso di essa, distingue ciò che è celeste e ciò che è terrestre.

L'anima dell'uomo è rafforzata dal fuoco del sole dello Spirito Santo per compiere il bene, ma il freddo della pigrizia e della negligenza la rende debole. Il fuoco della perseveranza e la contrizione dello spirito, insieme, fanno produrre all'uomo buoni frutti, lo confortano e lo aiutano in tutto ciò che è utile affinché nulla possa separarlo dal servizio e dall'amore di Dio.


Per il Signore, alla cui presenza io sto.

1 Re 17, 1-6
Dal primo libro dei Re.

In quei giorni, Elìa, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio d'Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io».
A lui fu rivolta questa parola del Signore: «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare».
Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente.


O Signore, la tua forza risanatrice ci guarisca

Servo di Dio Dolindo Ruotolo

O Signore, la tua forza risanatrice, + operante in questo sacramento, * ci guarisca dal male e ci guidi sulla via del bene. Per Cristo nostro Signore.


Non si addormenterà il custode d'Israele.

Sal 120

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l'aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:
egli ha fatto cielo e terra.

Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d'Israele.

Il Signore è il tuo custode,
il Signore è la tua ombra
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte.

Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre.


La grande gioia di ricevere Gesù Cristo!

San Giovanni Maria Vianney (1786-1859)
sacerdote, curato d'Ars

Chi di noi, fratelli miei, avrebbe mai potuto capire che Gesù Cristo avrebbe portato l'amore alle sue creature fino a donare il suo Corpo adorabile e il Suo Sangue prezioso per servire da cibo alle nostre anime, se non fosse stato lui stesso a dircelo? Che cosa! Fratelli miei, un’anima si nutre del suo Salvatore!... E tutte le volte che lo desidera!... 

O abisso di bontà e amore di un Dio per le sue creature!... 

San Paolo ci dice, fratelli miei, che il Salvatore, assumendo la nostra carne, ha nascosto la divinità e ha sopportato umiliazioni fino all'annientamento. Ma, istituendo l'adorabile sacramento dell'Eucaristia, ha velato anche la sua umanità, rivelando soltanto la profondità della sua misericordia. 

Oh, fratelli miei, guardate di cosa è capace l'amore di un Dio per le sue creature! No, fratelli miei, di tutti i sacramenti, non ce n'è nessuno che possa essere paragonato a quello dell'Eucaristia. 

San Giovanni ci dice che Gesù Cristo, "avendo amato i suoi sino alla fine" (Gv 13,1), trovò il modo di ascendere al cielo senza lasciare la terra: prese il pane dalle sue sante e venerabili mani, lo benedisse e lo trasformò nel suo Corpo; prese il vino e lo trasformò nel suo prezioso Sangue e diede a tutti i sacerdoti, nella persona dei suoi apostoli, il potere di compiere lo stesso miracolo ogni volta che pronunciano le stesse parole; così che, mediante questo miracolo d'amore, potesse rimanere con noi, nutrirci, consolarci e farci compagnia.

Oh, fratelli miei, quanta felicità per un cristiano aspirare a un onore così grande come quello di nutrirsi del pane degli angeli!... Ah, fratelli miei, se comprendessimo la grandezza della felicità che abbiamo nell'accogliere Gesù Cristo, non ci impegneremmo forse continuamente per meritarla?


Chi mangia questo Pane rimane in me e io in lui.

Gv 6, 51-58
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».


La mia bocca racconterà la tua giustizia.

Sal 70

Della tua lode è piena la mia bocca:
tutto il giorno canto il tuo splendore.
Non gettarmi via nel tempo della vecchiaia,
non abbandonarmi quando declinano le mie forze.

Io, invece, continuo a sperare;
moltiplicherò le tue lodi.
La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza.

Verrò a cantare le imprese del Signore Dio:
farò memoria della tua giustizia, di te solo.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie.

Allora io ti renderò grazie al suono dell'arpa,
per la tua fedeltà, o mio Dio,
a te canterò sulla cetra, o Santo d'Israele.


Ho le mani piene di grazie di ogni genere

Gesù Sacramentato e Santa Faustyna Kowalska

Quando nella santa Comunione vengo in un cuore umano, ho le mani piene di grazie di ogni genere e desidero donarle all'anima, ma le anime non Mi prestano nemmeno attenzione, Mi lasciano solo e si occupano d'altro. Oh, quanto è triste per Me che le anime non conoscano l'Amore! Si comportano con Me come con qualche cosa inerte».( Diario, 1385)


Gesù Crocifisso, abbracciami.

Gesù Crocifisso - Vago di Lavagno
Abbracciami




 

Chiedete e abbiate fede di averlo ottenuto

Madonna della Pieve - Colognola ai Colli
Madre nostra, abbi pietà di noi

Io t'invoco, o Dio, perché tu mi rispondi; * tendi a me l'orecchio, ascolta le mie parole. (Sal 16, 6)

"In verità io vi dico: * tutto quello che chiederete nella preghiera, * abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato", * dice il Signore. (Mc 11, 24)


Vigila, sopporta, compi la tua opera.

2 Tm 4, 1-8
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo.

Figlio mio, ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.
Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero.
Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.


Amerai il Signore tuo Dio, e amerai il tuo prossimo

Mc 12, 28-34
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Non c'è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».
E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.


Il Signore si confida con chi lo teme

Sal 24

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.


Sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto

2 Tm 2, 8-15
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo.

Figlio mio,
ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio Vangelo,
per il quale soffro
fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch'essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. 

Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.

Richiama alla memoria queste cose, scongiurando davanti a Dio che si evitino le vane discussioni, le quali non giovano a nulla se non alla rovina di chi le ascolta. Sfòrzati di presentarti a Dio come una persona degna, un lavoratore che non deve vergognarsi e che dispensa rettamente la parola della verità.

Rendimi forte nel tuo amore

Santa Gertrude di Helfta (1256-1301)
monaca benedettina

O dolcezza e amore, mio Dio, mia misericordia, ah, manda ora dal cielo il tuo Santo Spirito e crea in me un cuore nuovo e uno spirito nuovo (Ez 18,31). Possa la tua unzione insegnarmi ogni cosa; perché ti ho scelto tra mille (Ct 5,10) e ti amo più di ogni altro amore, più dell'amore della mia vita. La virtù della mia anima abbondi dello splendore e della bellezza di questa carità che tu desideri, perché ti desidero ardentemente. Ah, fammi comparire alla tua presenza in modo degno di te. Sì, eccomi, vengo a te che ho amato, in cui ho creduto, a cui ho donato il mio cuore. 

Mio amatissimo Gesù, desidero seguire con te la regola dell'amore, grazie alla quale potrò rinnovare la mia vita e spenderla in te. Oh, metti la mia vita sotto la cura del tuo Santo Spirito affinché in ogni momento possa essere pronta a seguire i tuoi comandamenti. Rendi la mia condotta conforme alla tua; rendimi forte nel tuo amore e nella pace. Avvolgi i miei sensi nella luce della tua carità, affinché tu solo mi insegni, mi guidi e mi formi, nel profondo del mio cuore. 

Assorbi il mio spirito nel tuo spirito, così potentemente e profondamente che io sia veramente, interamente sepolta in te e che in questa unione con te, abbandoni me stesso e che nessuno, fuorché il tuo amore, sappia che io sono sepolto in te. Lascia che l'amore mi chiuda sotto il suo sigillo e mi incateni a te con un vincolo indivisibile. Amen.


Con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.

2 Tm 1, 1-3.6-12
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo.

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.
Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l'imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.
È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.


San Juan Grande Román

San Juan Grande Román

Religioso, dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, si distinse per la sua carità verso i prigionieri, gli abbandonati e gli emarginati e morì contagiato dalla peste mentre curava i malati. Apostolo esperto dell'assistenza sanitaria.

Nato a Carmona (Spagna) nel 1546 e da giovane, dopo una breve esperienza eremitica nella quale maturò la decisione di dedicarsi al servizio del prossimo, decise di trasferirsi a Jerez e cominciò con l'assistenza ai carcerati. Ma presto focalizzò il suo interesse nel settore sanitario e gli venne affidata un'infermeria per i malati rifiutati dagli ospedali.
Ben presto gli si affiancarono dei discepoli e verso il 1574 egli decise di fondere il suo gruppo con quello sorto a Granada per iniziativa di San Giovanni di Dio. Vestito l'abito dei Fatebenefratelli, egli continuò a prodigarsi nella città andalusa di Jerez de la Frontera, dove nel 1589 ebbe anche l'incarico dalle autorità locali di riorganizzare l'intera rete ospedaliera della città. Morì assistendo gli appestati il 3 giugno 1600.


Vieni a Me, ti aspetto per riceverti

Gesù Cristo che si dona nella Comunione

Vieni, sono Colui che ti ama, Colui che ha sparso il suo sangue per te! Ho compassione della tua debolezza e ti aspetto per riceverti nelle mie braccia!

Vieni, anima di mia sposa, anima di mio sacerdote!... sono l'infinita misericordia! Non temere, non ti punirò... non ti respingerò... ma ti aprirò il mio Cuore e ti amerò con maggior tenerezza... La tua bellezza ritrovata farà l'ammirazione del cielo e il mio Cuore si riposerà in te.


Soffri per le anime e per mio amore

Prendi la mia croce e non temere. Non supererà mai le tue forze poiché l'ho misurata e pesata sulla bilancia dell'amore. Sai tu veramente quanto ti amo? E quanto amo le anime? Per esse Io mi servo di te, perché per quanto piccola tu sia e per quanto poco tu valga, voglio utilizzare la tua piccolezza conservandoti unita ai miei meriti ed al mio Cuore.


La compassione che ho per te!

«- Dopo essere stato confortato dall'Angelo inviatomi dal Padre, vidi avvicinarsi Giuda, uno dei miei dodici apostoli, e dietro a lui quelli che dovevano catturarmi. Erano armati di bastoni e di pietre ed erano carichi di catene e di corde per impossessarsi di me e legarmi.
«Mi alzai e avvicinandomi a loro dissi: Chi cercate?
« Allora Giuda, posandomi le mani sulle spalle, mi abbracciò! Che fai, Giuda? Che significa questo bacio?...
« A quante anime potrei dire: Che fate?... perché mi tradite con un bacio?
«Anima che Io amo, che vieni a ricevermi e che tante volte mi hai ripetuto di amarmi... mi hai appena lasciato e già mi consegni ai miei nemici!... Ben sai che in quella riunione che ti attira si fanno discorsi offensivi per me, e tu che mi hai ricevuto stamani e che forse mi riceverai domani... perdi in quel luogo il candore prezioso della mia grazia!...
«Ad un'altra dirò: Perché persisti in quell'affare che t'insozza le mani? Non sai che non è lecito il mezzo con cui ti procuri quel guadagno, quella posizione, quel benessere?...
«Tu mi ricevi, tu mi abbracci come Giuda... perché fra qualche istante, fra qualche ora, darai tu stessa ai miei nemici il segno dal quale mi riconosceranno per impadronirsi di me!
«Mi rivolgerò anche a te, anima cristiana, che mi tradisci con quell'amicizia pericolosa. Non solo mi incateni e mi lapidi tu, ma per causa tua anche un'altra persona mi tradisce. Perché mi consegni così... mentre mi conosci e in varie occasioni ti glori della tua pietà e della tua carità?... Senza dubbio potresti raccogliere un gran merito... ma in realtà che cosa sono se non un velo che copre la tua malizia?…

«Amico mio, perché sei venuto? Giuda, con un bacio tradisci il Figlio di Dio, il tuo Maestro e Signore! Colui che ti ama e che è pronto a perdonarti ancora!... Tu, uno dei miei dodici!... Tu, uno di quelli che sono stati a mensa con me, e a cui Io ho lavato i piedi!...

«Quante volte Io posso e devo parlare così alle anime predilette del mio Cuore!...
«Anima amata, perché ti lasci trasportare da quella passione?... perché le lasci libero corso?... Non è sempre in tuo potere liberartene: ma Io non ti domando che di combattere, di lottare, di resistere... Che sono i godimenti di pochi istanti se non i trenta denari per i quali Giuda mi tradì e che servirono unicamente alla sua rovina?
«Quante anime mi hanno venduto e mi venderanno ancora per il prezzo vilissimo di un piacere passeggero!... povere anime... chi cercate? Me?... Quel Gesù che avete conosciuto, che avete amato!... 

«Lasciate che vi dica queste parole: Vegliate e pregate! Sì, lavorate senza tregua affinché i vostri difetti e le vostre inclinazioni non diventino abitudini.

«Ogni anno, spesso anche ad ogni stagione, bisogna falciare l'erba dei campi: bisogna arare la terra per fortificarla e svellerne le erbe cattive. Così l'anima deve sorvegliare e raddrizzare con cura le sue difettose inclinazioni. Non è sempre la colpa grave quella che apre la via ai peggiori disordini. E il punto di partenza verso le cadute più gravi è spesso una piccola cosa: un piccolo godimento, un momento di debolezza, una condiscendenza, forse lecita, ma poco mortificata, un divertimento legittimo in sé, ma poco conveniente...

E mentre tutto questo cresce e si moltiplica, l'anima a poco a poco si acceca, la grazia ha sempre meno efficacia, la passione si fortifica e finisce per trionfare.

«Com'è triste per il cuore di un Dio che ama infinitamente vedere tante anime insensibilmente avviarsi all'abisso...

«Fermiamoci qui, Josefa, per oggi! Ricordati che non sono i tuoi meriti che attirano verso di te il mio Cuore, ma la tua miseria e la compassione che ho per te!»


Aspettate tutto da Colui che vi è Padre

Ritornando alla mia preghiera, mi prostrai un'altra volta, adorai il mio Padre, implorando il suo aiuto... Non dissi: «Mio Dio», ma «Padre mio». 

Quando il vostro cuore soffre di più, allora dovete chiamare anche voi Dio vostro Padre. Supplicatelo di aiutarvi, esponetegli le vostre sofferenze, i vostri timori, i vostri desideri, e con il grido della vostra angoscia ricordategli che siete sue figlie. Ditegli che il vostro corpo è sfinito... il vostro cuore oppresso fino alla morte... che l'anima sembra sperimentare il sudore di sangue. Pregatelo con fiducia filiale e aspettate tutto da Colui che vi è Padre. Egli vi consolerà e vi darà la forza necessaria per affrontare la tribolazione e la sofferenza, sia la vostra che quella delle anime a voi affidate.




E' adesso che Io ho bisogno di te.

Com'è triste, per chi ama, trovarsi solo, senza potersi confidare con i suoi cari!

«Quante volte il mio Cuore soffre lo stesso dolore... e quante volte cercando qualche sollievo presso le anime scelte le trovo addormentate!

Invano cerco di destarle e di trarle fuori da se stesse, dalle loro preoccupazioni personali, dalle loro vane ed inutili occupazioni... Troppo spesso mi rispondono, se non a parole, almeno con i fatti: Ora non posso... ho troppo da fare... sono troppo stanca... ho bisogno di pace!...

Allora - insistendo - dolcemente Io ripeto a quest'anima: Vieni un momento, vieni a pregare con me: è adesso che Io ho bisogno di te. Non aver paura di lasciare per me questo riposo, perché Io stesso sarò la tua ricompensa.... E ricevo la stessa risposta!... Povera anima sonnacchiosa che non può vegliare un'ora con me!...