Beato Clemente Marchisio (1833-1903)
Presbitero, sacerdote della Chiesa di Torino, fondò a Rivalba in Piemonte, dove era parroco del luogo, l’Istituto delle Figlie di San Giuseppe, particolarmente impegnato nel culto eucaristico
La sua devozione principale era verso l’Eucaristia.
Un giorno fece questa confidenza: “Anch’io mi trovo a volte accasciato sotto il peso delle tribolazioni; ma ti assicuro che, dopo cinque minuti passati con fede viva dinanzi a Gesù Sacramentato, mi sento pienamente rinvigorito, a tal punto che tutto quello che prima mi pareva troppo duro e insopportabile mi diventa facile e leggero”.
Le sue suore avrebbero lavorato per rendere maggiormente degno il culto del Sacrificio Eucaristico, dedicandosi alla preparazione delle ostie e del vino. Loro compito era inoltre confezionare i paramenti e quanto serviva ai sacerdoti per officiare. Il piccolo paesino, di neppure mille abitanti, divenne il centro di un’opera che avrebbe varcato presto i confini regionali e quelli nazionali.
Nel 1883 aprì una Casa a Roma e Pp Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci, 1878-1903) esclamò gioioso: “Finalmente Nostro Signore, con questa Congregazione, ha pensato a se stesso”. Erano le“suore delle ostie”.
Nel 1894 raccolse i suoi pensieri e le sue meditazioni sull’Eucaristia, e sulla lotta contro di essa, nel libro “La SS. Eucaristia combattuta dal satanismo”. Commentando l’Apocalisse, don Clemente illustrò il tentativo continuo del demonio di allontanare l’uomo dal momento sublime della sua unione in terra con Dio: la Comunione. Avvicinare l’uomo a Dio era il centro dei suoi pensieri e, per ottenere tale scopo, era importante che l’Eucaristia fosse celebrata in modo ineccepibile: il pane e il vino dovevano essere preparati con una selezione attenta della farina e dell’uva. Per questo motivo le “Figlie di S. Giuseppe” aprirono diversi laboratori in tutta Italia perché il lavoro da fare era immenso.
Per diffondere la sua opera viaggiò per tutta l’Italia, raccogliendo ovunque attestati di stima da vescovi e cardinali; fra questi anche il Patriarca di Venezia, il futuro Pp S. Pio X. L’8 dicembre 1903, festa dell’Immacolata, tenne la sua ultima predica. Il 15 dicembre celebrò l’ultima Messa e l’indomani, nel pomeriggio, don Clemente Marchisio, a settant’anni, andò incontro al Signore. Le sue “figlie”, sparse in tutta la penisola, erano oltre seicento. Il suo amico S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914) riconobbe ufficialmente l’Istituto nel 1907 e lo volle per la sacrestia di S. Pietro.
Don Clemente Marchisio è stato beatificato, insieme ad un altro sacerdote torinese, don Federico Albert, da San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005), il 30 settembre 1984; le sue spoglie sono venerate nella parrocchia di Rivalba.
Oggi, disseminate in più di trenta case in tutto il mondo, le suore “Figlie di S. Giuseppe” preparano ogni anno milioni di ostie, pigiano carrettate d'uva, lavano tonnellate di indumenti liturgici. La Basilica di S. Pietro di Roma utilizza i loro servizi, ma anche umili cappelle di missioni. La loro vita è tutta orientata verso l'altare del Santo Sacrificio della Messa ed il tabernacolo. Esse manifestano al mondo l'amore della Chiesa per l'Eucaristia.
DALL'OMELIA DEL BEATO CLEMENTE MARCHISIO AL SUO INGRESSO PARROCCHIALE A RIVALBA (Archivio della Congregazione delle Figlie di san Giuseppe, Manoscritti del Beato)
O Signore, qual carico mi sento sulle mie deboli spalle!
Gesù Cristo è il Buon Pastore. lo non oserei dire che sono il buon pastore, ma vi dico che con la grazia di Dio mi sforzerò di imitare Gesù Cristo, questo buon pastore. Sì, o miei carissimi parrocchiani, io desidero con tutto il cuore imitare Gesù Cristo, il pastore delle nostre anime, desidero di lavorare, di sacrificarmi alla vostra salute. lo sono fin d'ora il vostro pastore, voi siete le mie pecore, i miei figli. Eccoci qua, strettamente uniti io a voi, voi a me; faccia il Cielo che lo siamo ancor tutti nella beata Eternità. O mio Dio, questa è la grande grazia che io vi domando: di potermi salvare in questa parrocchia e di salvare con me tutti i miei parrocchiani. O mio Gesù, mio Salvatore, che io veda poi tutti i miei parrocchiani alla vostra diritta nel di del giudizio. lo sono venuto qua per salvarmi; ma, Gesù, io non sarò contento se vi perisce una sola delle mie anime. [ ... ]
No, non è a me, ma al mio ministero che voi dovete onore e rispetto. E che son io? Un uomo come voi, anzi meno di voi perché giovane d'anni e forse ancor più di virtù; non mi merito che il disprezzo. Ma nonostante la mia indegnità, ho l'onore di essere sacerdote e vostro pastore, ed è a queste qualità che un buon cristiano dà rispetto ed onore. Ho in mano dei poteri che né gli angeli del cielo, né i re della terra ebbero giammai. lo posso riconciliarvi con Dio, aprirvi le porte del cielo e condurvi in Paradiso, consacrare l'Eucaristia e far venire in mezzo a noi Gesù Cristo Salvatore. E chi negherà amore, onore e rispetto a queste divine potestà? [ ... ]
Ah! miei fratelli, ah! miei figli e figlie, quanto è terribile il mio carico! Abbiate compassione di me, aiutatemi con le vostre preghiere, obbedite ai miei avvisi, e non stupite se io sarò attento alla vostra condotta, se vi avvertirò, se vi riprenderò, se griderò contro i disordini, se ne vedrò. Disgraziato me, se tacessi in simili circostanze! Un pastore può egli tacere quando vede il lupo tra le sue pecore? Io monterò in pulpito e griderò, griderò ora contro i bestemmiatori, ora contro l'accidia, altre volte contro l'impudicizia, contro gli scandalosi, contro la profanazione delle chiese e delle feste, e non mi tacerò finché il lupo, cioè quel vizio, sia fuggito di mezzo alle mie pecore; e quando il disordine sarà finito, allora raddoppierò la mia vigilanza, le mie cure, le mie istruzioni, le mie preghiere per tenervi all'erta e impedire che quel disordine più non ritorni. O Signore, qual carico mi sento in sulle mie deboli spalle! Voi rischiaratemi la mente, voi fortificatemi, voi sostenetemi, giacché io porto questo peso del pastorale ministero per amore di voi, o mio Dio, per la vostra volontà, per la vostra gloria, per la salute delle anime che mi ascoltano; voi date alla mia voce forza da penetrare i cuori e una virtù potentissima per abbattere e sradicare il vizio.
PREGHIERA
O Dio, che nel grande mistero dell'Eucaristia
ci hai lasciato il memoriale
della morte e risurrezione del tuo Figlio,
per intercessione del beato Clemente Marchisio, sacerdote,
infondi in noi il fervore eucaristico
e lo zelo infaticabile di carità
che animarono il suo insegnamento e le sue opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.

