Ho fame di essere ricevuto dalle mie anime

«- Se hai fame di ricevermi, Io pure ho fame di essere ricevuto dalle mie anime. Provo tanta gioia nel discendere in esse!»
«- Non credere che Io abbia per te più amore adesso che ti consolo che quando ti chiedo di soffrire. D'altra parte, non posso lasciarti senza soffrire. Ma l'anima tua deve restare in pace, anche in mezzo alla sofferenza».

«Povera Josefa! - le dice - mentre ella si umilia delle proprie debolezze davanti al tabernacolo. - Che faresti se non avessi il mio Cuore? Ma più trovo miseria in te e più ti amo con tenerezza.»
«L'ho supplicato di darmi un vero amore perché mi pare che se sapessi amarlo saprei meglio vincermi. Stavo facendo la meditazione e Gesù è venuto ad un tratto e mi ha detto: «Sì, Josefa, il tuo cibo sia l'amore e l'umiltà. Ma non dimenticare che ti voglio anche abbandonata e sempre felice perché il mio Cuore ha di te una cura tenerissima».

«Allora gli manifestai la mia pena di non sapermi vincere, né corrispondere a tanta sua bontà».
«- Non temere, gettati nel mio Cuore!... Lasciati ben guidare... questo basta».

«Nelle mie piaghe attiro le mie anime per purificarle e infiammarle nel vortice dell'amore! Qui trovano la vera pace e da loro Io aspetto la vera consolazione». Gli ho chiesto come si fa per consolarlo allorché siamo piene di miserie e di debolezze. Rispose mostrandomi il suo Cuore: «Poco importa, purché le anime vengano qui con amore e fiducia: supplisco Io alla loro fragilità».

«Gli chiesi perdono di lasciar passare tanti piccoli atti di virtù che Egli desiderava e promisi d'essere fedele nelle piccole cose che gli piacciono: Se Tu, o Signore, vuoi di più, dimmelo che lo farò».
«Ama, Josefa: l'amore consola, l'amore s'umilia, l'amore è tutto!...
«Durante questi giorni in cui ricevo tante offese voglio averti per cireneo. Sì, tu mi aiuterai a portare la croce. E' la croce dell'amore... La croce del mio amore per le anime! Tu mi consolerai e tutt'e due soffriremo per esse».
Il giorno dopo la Madonna conferma l'invito del Figlio.
«Sì, figlia mia, se sei docile e generosa consolerai il suo Cuore ed il mio, e Gesù si glorificherà nella tua miseria». Poi posandomi la mano sul capo ha continuato: «Guarda come il suo Cuore viene oltraggiato nel mondo! Non perdere la minima occasione di riparare in questi giorni. Offri tutto per le anime e soffri con grande amore».

«Josefa, consolami perché le anime mi crocifiggono un'altra volta. Il mio Cuore è un abisso di dolore. I peccatori mi disprezzano, mi calpestano... Niente per essi è meno degno di amore di Colui che li ha creati».

«Questa notte - continua - è tornato con una pesante croce sulle spalle, la corona di spine sul capo e il volto rigato di molto sangue». «- Guarda, in che stato mi trovo. Quanti peccati si commettono, quante anime si perdono! Questo è il motivo per cui vengo a cercare sollievo presso le anime che vivono unicamente per consolarmi. Le anime corrono verso la rovina ed il mio sangue è perduto per esse! Ma le anime che mi amano, si immolano e si consumano come vittime di riparazione attirando la misericordia divina e questo salva il mondo».

« Gesù è venuto con il Cuore risplendente di luce. Lo si sarebbe detto un sole».
«Ecco quel Cuore che dà la vita alle anime ha detto. Il fuoco di quest'amore è più forte dell'indifferenza e dell'ingratitudine umana. Ecco quel Cuore che dà alle sue anime scelte l'ardore per consumarsi e per morire, se occorre, per provarmi il loro amore». Poi mi ha guardato ed ha proseguito: «I peccatori mi straziano e mi ricolmano di amarezza... Non vorrai tu, piccola vittima che ho scelta, riparare tanta ingratitudine?»

«Gli ho chiesto ciò che voleva da me, poiché ben conosce la mia piccolezza».

«Voglio che oggi tu entri nel profondo del mio Cuore. Là troverai la forza per soffrire. Non pensare alla tua piccolezza: il mio Cuore è abbastanza potente per sostenerti. E' a tua disposizione: prendi in lui tutto ciò che ti occorre. Consumati in lui. Offri al Padre celeste quel Cuore e quel sangue. Non vivere più che di questa vita di amore, di sofferenza, di riparazione».

«Vengo a rifugiarmi qui poiché le anime fedeli sono per il mio Cuore come i baluardi per una città: mi difendono e mi consolano. Il mondo corre alla rovina. Cerco anime che riparino tante offese fatte alla Maestà di Dio e il mio Cuore si consuma dal desiderio di perdonare... Sì, perdonare a questi figli carissimi per i quali ho versato tutto il mio sangue. Povere anime, quante se ne perdono, quante precipitano all'inferno...»

«Non preoccuparti. Se non ti separerai da me sarai forte della mia stessa forza, e la mia potenza sarà tua!».

«Gesù è venuto subito - prosegue - sempre così bello e col Cuore tutto fiammante». «- Quanto mi offendono le anime!... Ma ciò che mi strazia di più il Cuore è di vederle da se stesse precipitare ciecamente nella perdizione... Comprendi, Josefa, ciò che soffro per la perdita di tante anime che mi sono costate la vita? Ecco il mio dolore: il mio sangue è inutile per esse! Mettiamoci tutt'e due a riparare e a risarcire il Padre celeste di tanti oltraggi che riceve».
«Allora mi sono unita al suo Cuore offrendogli le mie sofferenze».

Josefa nota l'atteggiamento supplichevole del Maestro: le mani giunte, gli occhi volti al cielo, il silenzio, tutto in Lui esprime la divina e continua offerta al Padre. «- Questa casa è il mio giardino di delizia. Vengo qui per consolarmi quando i peccatori mi fanno soffrire. In questa casa sono veramente il padrone e in questo rifugio il mio Cuore si riposa!... Non cerco e non chiedo cose grandi. Ciò che desidero, ciò che mi consola, è l'amore che spinge ad agire, si, l'amore solo e questo le mie anime me lo danno».

«- Un piccolo gruppo di anime fedeli ottiene misericordia per un gran numero di peccatori - ha detto. - Il mio Cuore non può rimanere insensibile alle loro suppliche... Ho cercato chi mi consolasse e l'ho trovato».

«- Non c'è al mondo creatura così oltraggiata e disprezzata quanto Io lo sono dai peccatori.
«Povere anime: Io ho dato loro la vita ed esse cercano di darmi la morte! Queste anime che mi sono costate così care non solo mi dimenticano, ma giungono fino al punto di farmi oggetto dei loro scherni e del loro disprezzo!
«Tu, Josefa, accostati a me, riposati nel mio Cuore, partecipa alla sua amarezza, consolalo col tuo amore. Sono tante le anime che lo ricolmano di dolore. Ripara per quelle che dovrebbero farlo e non lo fanno».

«- Chiedi perdono per i peccati del mondo... Quanti peccati... quante anime si perdono... anime che mi conoscono e che nel passato mi hanno amato... E ora preferiscono al mio Cuore i godimenti e i piaceri... «Perché mi trattano così? Non ho forse dato loro più volte prova del mio amore? Ed esse mi hanno anche corrisposto! Oggi invece mi calpestano, mi fanno oggetto di derisione e rendono vani i miei disegni su loro... Dove troverò consolazione?...»

«Gli ho detto: - Signore, in questa casa, nelle nostre anime, dappertutto, ci sono ancora molte anime che ti amano». «- Sì, lo so, ma Io desidero quelle anime. Le amo infinitamente!» «Mi offersi di nuovo a soffrire per esse. Raccogli il sangue che ho sparso nella mia passione. Chiedi perdono per tutto il mondo, per quelle anime che, pur conoscendomi, mi offendono, e offriti in riparazione di tanti oltraggi».

«- Vorrei che tu mi consolassi»
«- Ho bisogno di vittime che mi consolino e riparino, e se non le trovo qui, dove andrò?»

«Desidero vivere solo per consolarlo; ma sono tanto debole! sapete bene che è colpa della mia debolezza più che della volontà». 

Le rispose la Madonna:
«- Rimani in pace, figlia mia. Se lo vuoi, Gesù continuerà a consolarsi in te: lo desidera tanto! Ma non dimenticare che il tuo amore è libero».

Quella sera stessa, al principio della notte, Gesù comparve. Era bellissimo come sempre, ma con una certa espressione di tristezza negli occhi.
«- Ti riporto la mia croce e la mia corona, Josefa. Riposami: tante anime mi offendono... tante si perdono... queste anime che amo tanto!».
E siccome essa implora perdono e si offre ad assecondare i suoi desideri: «- Sì! - le dice - non rifiutarmi mai la consolazione che aspetto da te. Ho molte anime che mi amano e mi consolano, è vero: ma nessuna può occupare il posto che he ti ho riservato, poiché su di te ho fissato in maniera speciale il mio sguardo».