Quello che accade rientra nei disegni di Dio

Santa Maddalena Sofia Barat

Non dimenticare, figlia mia, che tutto quello che accade rientra sempre nei disegni di Dio. (Santa Maddalena Sofia Barat).

Madre Barat viaggiò instancabilmente su e giù per la Francia e in molti paesi europei. Trattò con personalità, negoziò, comprò, costruì e cedette case, a volte in contesti ostili. Ne fondò in Svizzera, Inghilterra, Austria, Italia, Irlanda, Belgio, Spagna, Olanda, Germania, Polonia e pure in Algeria. Si recò tre volte a Roma e a Torino (1823) collaborò con Tancredi e Giulia di Barolo, anch’essi impegnati nella istruzione della gioventù. Per merito di Santa Filippina, nel 1818, l’Istituto andò oltre oceano, in America del Nord, e in condizioni durissime raggiunse persino le tribù Potawatomi.

L’epistolario della Fondatrice conta migliaia di lettere, spesso scritte durante i viaggi: con esse guidava le suore sparse per il mondo. Affermava: “ il troppo lavoro è un pericolo per un’anima incompleta, per chi ama Nostro Signore esso è un abbondante raccolto”. Madre Barat diede vita complessivamente a centocinque case. Nel dicembre del 1826 la Società ebbe, con una celerità inusuale, l’approvazione pontificia di Leone XII.

La spiritualità di S. Maddalena Sofia era ispirata a S. Ignazio di Loyola e alla devozione al Sacro Cuore. Diceva: “Questa piccola Società è tutta consacrata alla gloria del Sacro Cuore di Gesù e alla propagazione del suo culto; tale è il fine che devono prefiggersi tutte quelle che ne diverranno membri”, “lo spirito della Società è fondato essenzialmente sull’orazione e la vita interiore”. Compito principale è l’educazione della gioventù per “rifare nelle anime i fondamenti solidi della fede nell’Eucaristia ed allevare una folla di adoratrici”. 

Venerava la Vergine Maria, “Mater Admirabilis”, guardando al suo “Cuore Immacolato” che svela i tesori della vita interiore e come “Madre Addolorata”, per restare “fedeli e calme ai piedi della Croce”. Dal carattere garbato e imparziale, fu perseverante nelle grandi fatiche che dovette affrontare. Ebbe il merito di istruire le donne, in un contesto sociale rinnovato, quando la cultura era prerogativa maschile.

Nel 1864, ormai ottantacinquenne, voleva dimettersi ma le suore non rinunciarono alla sua guida. Le fu affiancata una vicaria. L’anno successivo fu colpita da una paralisi nella Casa Madre di Parigi. Spirò il 25 maggio 1865, festa dell’Ascensione del Signore. Per umiltà non aveva mai acconsentito ad un ritratto che fu dunque fatto sul letto di morte. La congregazione contava tremilacinquecento suore, in sedici paesi.

Papa Pio XI la canonizzò durante il Giubileo del 1925. Il suo corpo, trovato incorrotto nel 1893, fu traslato nel 1904 in Belgio (a Jette), a seguito dell’espulsione delle religiose dalla Francia. Dal 1998 è a Bruxelles, mentre le sue figlie sono oggi presenti in tutti i continenti per educare i giovani, nei grandi centri come nei piccoli villaggi.