«Voglio che ti accenda del desiderio di salvarmi delle anime, che ti getti nel mio Cuore e che non ti occupi più di altro che della mia gloria. Ritornerò questa sera perché tu estingua la mia sete divorante e mi riposerò in te».
Egli ritornò e disse:
«- Offriamoci come vittime all'Eterno Padre. Prostriamoci con profondo rispetto alla sua presenza... adoriamolo... presentiamogli la nostra sete della sua gloria... Offri e ripara unita alla divina Vittima».
«- Se sapessi quanto desidero, Io che ti sono Madre, che tu sia fedele. Ma non rattristarti: la sola cosa che Gesù ti chiede è che ti abbandoni alla sua volontà. Il resto lo farà Lui».
«- Più Gesù ti chiede, più devi essere contenta, figlia mia. Davanti ad un capolavoro non è il pennello, ma la mano dell'artista che si ammira. Così, Josefa, se accadesse che grandi cose si compissero per mezzo tuo, non attribuirti nulla, poiché è Gesù che agisce, Lui che vive in te e di te si serve. Ringrazialo per tanta bontà. Sii molto fedele nelle piccole cose e nelle grandi, senza badare se esse ti costano. Obbedisci a Gesù, obbedisci alle Madri e conservati molto umile e abbandonata. Gesù fa sua la tua piccolezza ed io ti sono Madre!»
«- Non ti affliggere per la tua miseria. Il mio Cuore è il trono della misericordia in cui i più miserabili sono i meglio accolti, purché vengano a sprofondarsi in questo abisso di amore. Ho fissato su te il mio sguardo perché sei piccola e misera. Io sono la tua forza! E adesso andiamo a conquistare altre anime! Ma prima riposa un poco sul mio Cuore!»