Nella volontà c'è una forza che desidera soffrire di più.

«Da una ventina di giorni l'anima mia si sente attratta a soffrire. In passato tutto mi faceva paura e quando Gesù mi diceva di avermi scelta per vittima, provavo un fremito in tutto l'essere; ora è l'opposto. A giorni soffro tanto che se Egli non mi sostenesse non potrei vivere, perché patisco in tutte le membra. Nonostante ciò l'anima mia vorrebbe sopportare ancora di più per Lui, benché la natura opponga talvolta resistenza. Quando comincio a provare questi dolori tremo e indietreggio istintivamente, ma nella volontà c 'e' una forza che accetta, che vuole, che desidera soffrire di più. Se in quel momento mi si offrisse o di andare in cielo, o di continuare a patire, preferirei mille volte restare in terra per consolare il Cuore divino, benché arda dal desiderio di unirmi a lui. Capisco che è Gesù che mi ha cambiata così...» (30 giugno 1921).

Josefa ha ragione: quella forza non è sua: ma viene da Gesù, anzi è la stessa forza di Gesù che la investe, mentre Egli le comunica i Suoi sentimenti, desideri e dolori. «Siccome tu sei pronta a soffrire, Egli le dice (19 dicembre 1920), soffriamo insieme». E le dà la Sua Croce. «Gesù venne, con la Croce in spalla, e la mise sulla mia» (18 luglio 1920). «Vengo a portarti la mia Croce, perché voglio deporne il peso su te» (26 luglio 1921). «Voglio che tu sia il mio cireneo: Mi aiuterai a portare la Croce» (23 febbraio 1922). «La mia Croce sia la tua croce» (30 marzo 1923). 

Quante volte le depone sulle spalle la Croce, ed ella la tiene per ore, per giornate, per notti intere! Le affida anche la corona di spine, che Josefa porta durante lunghi periodi di tempo, nei quali, come Lui, non sa dove riposare il capo, dolorosamente trafitto. «Ti lascerò la mia corona, e non lagnarti di questa sofferenza!... è una partecipazione alla mia» (26 novembre 1920). «Io stesso ti cingerò la fronte con la mia corona!» (17 giugno 1923).

Altre volte le fa sentire la trafittura del Suo Costato: «Questo dolore, le dice la Madre celeste, il 20 giugno 1921, è una scintilla che esce dal Cuore di mio Figlio; quando lo sentirai più forte, è segno che un'anima Lo ferisce profondamente». Vuole anche farle sentire il dolore dei chiodi nelle mani e nei piedi. «Sto per darti un'altra prova di Amore: oggi parteciperai al dolore dei miei chiodi» (16 marzo 1923). 

La vuole strettamente associata alle sofferenze dell'Anima Sua e del Suo Cuore. «Tutti i venerdì, e particolarmente i primi venerdì del mese, ti farò partecipare all'amarezza del mio Cuore e tu soffrirai in maniera speciale i tormenti della mia Passione» (4 febbraio 1921). 

Il 10 marzo 1922 Egli le appare col volto insanguinato: «Accostati a me, le dice, riposa sul mio Cuore e prendi parte alla sua amarezza...». «Mi fece avvicinare al suo Cuore e l'anima mia fu ricolma di tale angoscia e di tale amarezza che non posso spiegarlo». E deve soffrire per gli altri come ha sofferto Gesù. «Voglio che tutto il tuo essere soffra per guadagnarmi delle anime» (21 dicembre 1920).

«C'è un'anima che Mi offende: non temere di sentirti sgomenta perché voglio che tu partecipi all'agonia del mio Cuore» (13 settembre 1921). «Porta la mia Croce fino a che quell'anima conosca la verità» (24 marzo 1923). «Prendi la mia Croce, i miei chiodi, la mia corona, mentre Io vado a cercare le anime» (17 giugno 1923). 

Bastano per ora questi pochi esempi, che sono abbondantissimi nel corso del libro. Come vittima espiatrice, Josefa partecipa a tutti i dolori di Gesù. Nelle sue membra, come nel suo cuore, ella porta l'impronta dell'indicibile Passione di lui. Immedesimata con Gesù Crocifisso, torturata dalle sue angosce, consumata dai suoi desideri, bruciata dalla sua sete di anime, essa si offre a tutte le riparazioni
ed a tutte le espiazioni.