«Gesù mi ha dato l'essere, la vocazione, i mezzi di servirlo secondo i suoi disegni - scrive. - Egli ha su di me ogni diritto. Debbo abbandonarmi al suo volere con piena sottomissione. Poco importa se il cammino mi costa... La misura del mio abbandono sarà un giorno quella della mia felicità e troverò sempre la vera pace nel compiere la volontà divina rinunciando interamente a me stessa.
«Nella meditazione della morte ho trovato la forza di soffrire pensando che sarà una grande gioia nell'ultimo giorno l'aver sofferto per Dio. - Tu sai, o Signore, quanto desideri unirmi a Te per non perderti più! Perciò non è la morte che mi spaventa, bensì la vita.
Tuttavia so che non mi abbandonerai e se vorrai farmi soffrire sarò contenta, purché possa consolarti. Fa' che la mia vita sia tutta fedeltà affinché la mia morte non sia che letizia!
«Con il figliuol prodigo ho un desiderio vivo di gettarmi nel tuo Cuore, Gesù, e là deporre il carico delle mie miserie. Sono certa di essere ben ricevuta, poiché, per quanto grandi siano le mie colpe, molto più grandi sono la tenerezza e la misericordia del tuo Cuore!»
«Signore - scrive - tu vedi la mia estrema povertà, tuttavia chi può vederti il primo al combattimento, senza desiderare di seguirti? Io non mi arresterò dinanzi ai timori della natura, ma guarderò piuttosto alla gioia di camminare sulle tue tracce. Adoperami secondo il tuo desiderio: Tu sei il mio re! Abbandono tutto per trovare il tutto, e ti ripeto: mai mi separerò da Te, ti seguirò dove vorrai condurmi.