Il valore dei minimi sacrifici

«Quello che vedo laggiù mi dà un gran coraggio per soffrire. Comprendo il valore dei minimi sacrifici. Gesù li raccoglie e se ne serve per salvare anime. Accecamento grande è quello di evitare la sofferenza, anche nelle cose più piccole, poiché, oltre ad essere molto preziosa per noi, serve a preservare molte anime da così grandi tormenti».

«- Sono il Discepolo del Signore - disse. - Sono Giovanni l'Evangelista e ti porto uno dei gioielli più preziosi del divino Maestro».
«Mi diede la corona ed egli stesso me la posò sul capo».
Josefa lì per lì fu turbata da questa apparizione inaspettata, ma a poco a poco si rassicurò sentendosi pervasa da una dolce pace.
«- Non temere. L'anima tua è un giglio che Gesù custodisce nel suo Cuore», le risponde l'Apostolo vergine. Poi continua: «Sono stato mandato per rivelarti qualcuno dei sentimenti che traboccavano dal Cuore del Maestro in questo gran giorno. 

L'amore stava per separarlo dai suoi discepoli dopo di averlo battezzato con un battesimo di sangue. Ma l'amore lo spingeva a rimanere con essi e l'amore gli fece inventare il sacramento dell'Eucaristia. 

Quale lotta sorse allora nel suo Cuore!! Come si sarebbe riposato nelle anime pure! Ma quanto la sua passione si sarebbe prolungata nei cuori contaminati! Il suo Cuore si consumava di amore, ma la poca corrispondenza delle anime da Lui tanto amate immergeva questo stesso amore nella più profonda amarezza... E che dire dell'ingratitudine e della freddezza di tante anime consacrate?»

Josefa vede apparire Gesù: «Era splendente di bellezza e di luce - scrive - ma Gli dissi subito che non avevo il permesso di parlargli».
«- Non hai il permesso, Josefa? Rispose con bontà. - E per guardarmi?...».
«Non sapevo che dire... e continuò: «- Guardami e lascia che ti guardi. Questo ci basta»

«- Eccomi, Josefa!... Perché volevi che Io tornassi, almeno per una sola volta?»
«Oh, Signore! per chiederti perdono perché ne ho bisogno. Allora gli ho raccontato tutte le mie debolezze, le mie miserie, ed Egli, con un amore inesprimibile, mi ha risposto: «Colui che non ha avuto mai bisogno di perdono non è il più felice, ma piuttosto chi molte volte ha dovuto umiliarsi».

«- Ascolta, Josefa. Ti ho già detto che voglio servirmi di te come di uno strumento della mia misericordia per le anime. Ma se tu non ti abbandoni interamente alla mia volontà, che vuoi ch'Io faccia? Ci sono tante anime bisognose del mio perdono! Il mio Cuore vuole servirsi di vittime che l'aiutino a riparare gli oltraggi del mondo e a diffondere la sua misericordia. Che t'importa il resto se Io ti sostengo? Io non ti abbandono mai: che vuoi di più?»

«- Ti faccio sapere tutte queste cose - Egli dice - affinché tu non indietreggi davanti ad alcun sacrificio e ad alcuna sofferenza. Non dubitare mai: quando tu soffri di più mi consoli maggiormente, ed è quando meno te ne rendi conto che tu riesci ad avvicinare un maggior numero di anime al mio Cuore».

«- Non ho bisogno delle tue forze, ma del tuo abbandono. La vera forza è quella del mio Cuore. Rimani in pace e non dimenticare che la misericordia e l'amore agiscono in te».

«- Non turbarti - le risponde. - C'è un'anima che dobbiamo strappare al demonio e questa è l'ora del pericolo. Ma con la sofferenza la salveremo. Sono tante le anime in pericolo di perdersi... Ma ce ne sono anche tante che mi consolano e tante che ritornano al mio Cuore!»

«Allora gli ho chiesto che cosa avremmo potuto fare per la conversione di un peccatore che è stato raccomandato alle nostre preghiere e che dà molto scandalo».
«- Bisogna mettere il mio Cuore tra questo peccatore e il mio eterno Padre, Josefa. Il mio Cuore mitigherà la sua collera e inclinerà verso quell'anima la divina clemenza. Addio: consolami col tuo amore e col tuo abbandono».