«Mi diede la corona ed egli stesso me la posò sul capo».
Josefa lì per lì fu turbata da questa apparizione inaspettata, ma a poco a poco si rassicurò sentendosi pervasa da una dolce pace.
«- Non temere. L'anima tua è un giglio che Gesù custodisce nel suo Cuore», le risponde l'Apostolo vergine. Poi continua: «Sono stato mandato per rivelarti qualcuno dei sentimenti che traboccavano dal Cuore del Maestro in questo gran giorno.
L'amore stava per separarlo dai suoi discepoli dopo di averlo battezzato con un battesimo di sangue. Ma l'amore lo spingeva a rimanere con essi e l'amore gli fece inventare il sacramento dell'Eucaristia.
Quale lotta sorse allora nel suo Cuore!! Come si sarebbe riposato nelle anime pure! Ma quanto la sua passione si sarebbe prolungata nei cuori contaminati! Il suo Cuore si consumava di amore, ma la poca corrispondenza delle anime da Lui tanto amate immergeva questo stesso amore nella più profonda amarezza... E che dire dell'ingratitudine e della freddezza di tante anime consacrate?»
«- Non hai il permesso, Josefa? Rispose con bontà. - E per guardarmi?...».
«Non sapevo che dire... e continuò: «- Guardami e lascia che ti guardi. Questo ci basta»
«- Eccomi, Josefa!... Perché volevi che Io tornassi, almeno per una sola volta?»
«Oh, Signore! per chiederti perdono perché ne ho bisogno. Allora gli ho raccontato tutte le mie debolezze, le mie miserie, ed Egli, con un amore inesprimibile, mi ha risposto: «Colui che non ha avuto mai bisogno di perdono non è il più felice, ma piuttosto chi molte volte ha dovuto umiliarsi».
«Allora gli ho chiesto che cosa avremmo potuto fare per la conversione di un peccatore che è stato raccomandato alle nostre preghiere e che dà molto scandalo».
«- Bisogna mettere il mio Cuore tra questo peccatore e il mio eterno Padre, Josefa. Il mio Cuore mitigherà la sua collera e inclinerà verso quell'anima la divina clemenza. Addio: consolami col tuo amore e col tuo abbandono».