Vidi quelle anime raffreddarsi... abbandonarsi alla forza dell'abitudine e, peggio ancora, alla rilassatezza, alla noia e, a poco a poco, alla tiepidezza... E tuttavia Io sto nel tabernacolo tutta la notte e aspetto quest'anima. Desidero con ardore che essa venga a ricevermi, che mi parli con la confidenza di una sposa, che mi esponga le sue pene, le sue tentazioni, le sue sofferenze, che mi chieda consiglio e che solleciti le grazie necessarie per sé e per gli altri... Forse essa ha sotto di sé o nella sua famiglia anime che sono esposte al pericolo ed errano lontane da me?...
Vieni, le dico, dimmi tutto con intera fiducia... interessati dei peccatori... offriti per riparare... promettimi che oggi non mi lascerai solo... e poi domanda al mio Cuore se esso non desidera da te qualche cosa di più che possa dargli conforto...»
«Questo m'aspettavo da quell'anima e da tante altre... Ma quando si avvicina a ricevermi nella Comunione, appena appena mi dice una parola... E' distratta, stanca, contrariata... Gli affari l'assorbono... la famiglia l'inquieta, l'ambiente le pesa... la salute la preoccupa... non sa che dirmi, resta fredda ed annoiata... ha fretta di andarsene...
Così mi ricevi, anima prediletta, che tutta la notte ho atteso con tanta impazienza?... Sì, l'aspettavo per riposarmi in lei e sollevare le sue pene... Le avevo preparato nuove grazie, ma essa non le desidera neppure, nulla mi chiede, né consiglio né forza... solamente si lamenta, senza neppure rivolgersi a me... Sembra sia venuta solo per compiere una formalità o seguire l'uso e perché non ha peccato mortale che l'impedisca... Ma non è l'amore che la spinge, né il vero desiderio di unirsi intimamente a me. No, quest'anima non ha nessuna delle delicatezze che il mio Cuore aspettava da lei.
E quel sacerdote?... Come dire tutto ciò che attendo da ciascuno dei miei sacerdoti?... Li ho rivestiti del mio potere perché possano assolvere le anime... Mi sono messo a loro disposizione, alla parola delle loro labbra scendo dal cielo in terra... mi abbandono tra le loro mani, per essere chiuso nel tabernacolo o distribuito nella Comunione... Essi sono, per così dire, i mie i dispensatori... Affido loro un certo numero di anime perché con la predicazione, la direzione, e soprattutto con l'esempio, le guidino e le conducano per il sentiero della virtù.
Rispondono tutti a tale chiamata?... Compiono tutti quella missione di amore?... Nel celebrare il santo Sacrificio il sacerdote saprà affidarmi le anime di cui è responsabile?... Riparare le offese che mi si fanno e di cui ha ricevuto la confidenza?... Chiedermi la forza per disimpegnare santamente il suo ministero?... Lo zelo per lavorare per la salvezza del suo gregge?... Saprà oggi rinunziarsi più di ieri?... Mi darà l'amore che attendo?... Potrò riposarmi in lui come in un caro ed amato discepolo?...
Quale acuto dolore per il mio Cuore quando sono costretto a dire: - I laici mi feriscono le mani e i piedi, mi deturpano il volto, ma le anime scelte, le mie spose, i miei sacerdoti, lacerano e spezzano il mio Cuore!... Quanti miei ministri, dopo aver reso la grazia a molte anime, sono essi stessi in stato di peccato!... Quanti celebrano così, mi ricevono così... vivono e muoiono così!...
Questo fu il dolore più terribile provato alla Cena, quando tra i Dodici vidi il primo apostolo infedele... e dopo di lui tanti e tanti altri che nel corso dei secoli lo avrebbero seguito!...
L'Eucaristia è l'invenzione dell'amore! E la vita e la forza delle anime, il rimedio a tutte le debolezze, il viatico per chi passa dal tempo all'eternità. I peccatori ritrovano in essa la vita dell'anima... le anime tiepide, il vero calore..., le fervorose, riposo e soddisfazione dei loro ardenti desideri... le perfette, le ali per librarsi e tendere a sempre maggiore perfezione... le pure, il dolcissimo miele che è il loro più delicato alimento.
Infine, le anime religiose trovano nell'Eucaristia la loro dimora, il loro amore, la loro vita. In essa trovano il simbolo dei voti religiosi, vincoli sacri e benedetti che le uniscono inseparabilmente allo Sposo divino. Sì, anime consacrate, troverete un perfetto simbolo del vostro voto di povertà in questa piccola ostia, rotonda e sottile, liscia e leggera.
Così deve essere l'anima che fa professione di povertà: senza angoli cioè senza piccoli affetti naturali, né alle cose di cui si serve, né all'ufficio che esercita, né alla famiglia, né alla patria... Sempre pronta a lasciare, a partire, a cambiare... sempre vuota di ogni cosa terrena, col cuore libero, senza segreti attacchi...
Ti dirò il resto un'altra volta, Josefa!»
«Ho persino perduto una Comunione!», scrive dolorosamente.