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| Il giorno della mia morte sarà per me il più bello. |
La salute della giovane novizia cominciò, però, ben presto a declinare. L'infermità, manifestatasi in una grave forma di tubercolosi, rivelò la grandezza della sua fede e la ferma volontà di voler completare nel suo fragile corpo quanto ancora manca alla Passione di Cristo, a vantaggio del suo Corpo che è la Chiesa (cfr Col 1, 24). Scriveva nel suo diario a pochi giorni dalla preziosa morte: "Non gradisci olocausto né vittima: eccomi! Sono venuta per prendere la croce. Mi offro vittima come Gesù... fino a questo momento ho sacrificato tutto: affetti, pensieri... dovrò ora essere meno generosa? Oh, no! Eccomi: tagliate bruciate amputate fate di me ciò che gradite, purché il mio amore per voi aumenti sempre più e più! Solo questo chiedo!".
Il 30 maggio 1897, dopo 190 giorni dal suo ingresso nel noviziato, emessa la Professione religiosa "in articulo mortis", Suor Maria Celina faceva il suo ingresso trionfale nell'eternità dei Santi. Nell'ultimo biglietto scritto alla sorella suora aveva confidato: "Mia piccola cara sorella, son ben contenta che presto apprenderete la notizia della mia morte, ...state ben tranquilla, ...il giorno della mia morte sarà per me il più bello..."
