Santa Orsola Ledochowska

Santa Orsola Ledochowska

"Devo amare il prossimo come Gesù ha amato me. Mangiate le mie forze, le mie capacità, il mio talento, il mio cuore e il mio tempo: sono vostra come Gesù-Ostia è mio!"

Giulia Maria Ledochowska, Orsola in religione, nacque nel 1865 a Loosdorf, in Austria. A 21 anni entrò tra le Orsoline di Cracovia. Spese la sua vita a favore del prossimo peregrinando tra la Russia, la Svezia e la Finlandia come educatrice delle giovani, finché nel 1920 fonda la sua Congregazione, dedita alla cura di poveri, anziani e malati, le Orsoline del Sacro Cuore di Gesù agonizzante. Morì nel 1939. La canonizza Giovanni Paolo II nel 2003.

Trascorreva molte ore in adorazione davanti all'ostia consacrata, ma aveva anche grandi doti di educatrice: "Soltanto sulle ginocchia di una Santa madre si crescono i politici, i sacerdoti, gli uomini di domani" ripeteva sempre nelle conferenze che teneva a Cracovia. Alle mamme che le chiedevano consigli su come educare i propri figli, suor Orsola rispondeva: "Come i fiori hanno bisogno del sole, così i bambini hanno bisogno di serenità, di quella gioia che scaturisce dalla Fede e dall'amore di Dio". E ancora: "La famiglia è l'ambiente primo, il più importante e insostituibile, in cui l'uomo viene al mondo e si sviluppa. Il futuro dell'umanità, il futuro delle persone, sta tutto nell'educazione all'amore che hanno ricevuto dai loro genitori".

Quando nel 1903 in Polonia le donne acquisirono il diritto allo studio universitario, suor Orsola aprì, all'interno del convento di cui divenne madre superiora, il primo pensionato per studentesse, dove le ragazze potevano trovare non solo un posto sicuro per la vita e per lo studio, ma anche una solida formazione religiosa.

La sua intraprendenza si diffuse in tutta Europa: il parroco della chiesa di Santa Caterina, a San Pietroburgo, le affidò la direzione di un collegio femminile e lei, nonostante l'ambiente ostile al cattolicesimo, che la costringeva a vivere clandestinamente e a uscire in abiti borghesi per eludere la sorveglianza della polizia segreta, ne approfittò per fondare un istituto delle Orsoline. Lo stesso fece a Sortavale, in Finlandia, dove sperimentò un pensionato e una scuola all'aria aperta per ragazze cagionevoli di salute.

Alle soglie della prima guerra mondiale, Orsola, con cittadinanza polacca, di origine austriaca e di religione cattolica, divenne oggetto di persecuzione da parte della polizia russa, schierata nel conflitto sul fronte politico opposto. Orsola obbedì all'ordine giunto dal Vaticano di abbandonare la Russia, rifugiandosi prima in Svezia, a Stoccolma, dove fondò un'altra scuola, un pensionato e un giornale per i cattolici svedesi, che è pubblicato ancora, poi tre anni dopo in Danimarca, ad Aalborg, dove si occupò dei profughi polacchi finché, nel 1919, poté rientrare nel suo convento di origine.Nel 1920 suor Orsola scrisse una lettera a papa Benedetto XV, chiedendogli di potersi staccare dalla sua congregazione e fondarne un'altra. Ella scrisse :"Sua Santità, obbedendo al mio anelito interiore vi chiedo di trasformare il mio convento di cui sono superiora in un'autonoma congregazione. Pur mantenendo intatto lo spirito originario delle suore Orsoline, vorremmo che il nostro compito fosse soprattutto quello di assistere le giovani non abbienti e di prenderci cura dei poveri." Il papa approvò, scrivendole: "Vi chiamerete Suore Orsoline del Sacro Cuore di Gesù agonizzante". Nasceva così uno dei grandi rami dell'Ordine religioso fondato nel Sedicesimo secolo da sant'Angela Merici, al quale appartengono le monache chiamate Orsoline grigie in Polonia, e Suore Polacche in Italia.

Suor Orsola propose un nuovo tipo di apostolato alle consorelle, e cioè l'apostolato del sorriso. "Il sorriso dissipa le nuvole raccolte nell'animo, può infondere nuova speranza e dice che abbiamo un Padre che è sempre pronto a venire in nostro aiuto", spiegava.

La congregazione si allargò ben presto, fino a contare mille suore suddivise in cento istituti presenti ancora oggi in dodici paesi: Polonia, Italia, Francia, Finlandia, Germania, Ucraina, Bielorussia, Canada, Argentina, Brasile, Tanzania e Filippine. Nel 1928 aprì la casa madre di Roma e cominciò a girare per i poveri sobborghi della capitale, distribuendo sorrisi e aiuti materiali e spirituali, e infondendo la speranza per un futuro migliore.

Morì improvvisamente proprio a Roma, il 29 maggio 1939, a 74 anni. "Mi raccolgo in preghiera nella mia camera", aveva detto alle consorelle, con il fisico debilitato dai frequenti viaggi. Le suore, non vedendola scendere per i Vespri, bussarono alla sua porta e la trovarono morta, con la corona del Rosario in mano.